Archivio degli autori Giancarlo Paganini

DiGiancarlo Paganini

Italia: il paese del nuovo che avanza

News:

Ha vinto Mattarella. Le camere riunte hanno espresso il loro veto. (Maledetto T9!)
Anzi, i loro 759 voti su 1009 descrivono una maggioranza relativamente assoluta e superano d’un balzo il quorum dei 505 voti richiesti. Sergio si piazza però secondo, dietro solo a Pertini.

Bene! Bravo! Bis!

Quindi…, plaudono tutti e allora plaudo anch’io, perbacco! “Tagliamo il traguardo a braccia aperte, ce l’abbiamo fatta!” dice perfino Giorgetti. «Viva il Parlamento! Viva la Costituzione! Viva l’Italia!» dice Casini. Dopo il Napolitano bis è la volta della novità assoluta: il Mattarella bis. E’ la prima volta nella storia repubblicana che c’è un Mattarella bis. Espressione del coraggio delle scelte, dell’ottimismo della volontà, del desiderio del cambiamento, della vision del futuro fatta di innovazione e tecnologia. Finalmente: al largo i giovani!

Le cinque giornate di Roma

Dopo 5 giornate al cardiopalma si rischiava l’infarto; vista l’età media si è dovuti procedere coraggiosamente e rapidamente all’ottava votazione con l’elezione più condivisa tra quelle meno condivise della storia repubblicana. Su oltre 60 milioni di italiani, l’unico in grado di traghettare l’Italia verso il futuro è stato individuato nell’unica figura di spicco e all’altezza del compito: il nostro beneamato presidente uscente e rientrante Sergio Mattarella (solo 80 anni!).

Candido, non candidato

Ha vinto l’unico non candidato, mai candidato in questa tornata elettorale (se qualche partito l’avesse candidato sarebbe stato automaticamente uomo di parte e quindi bruciato). Ma alla fine è tornato disponibile, con il plus di una pregressa e positiva esperienza nel ruolo. L’unico proboviro super partes, immacolato, candido, garante di tutti, dal profilo alto, l’unico/a che non fa rimpiangere la scelta mai avvenuta prima e mai neanche dopo, di un primo presidente donna: la differenziazione dei sessi è divisiva e ogni discriminazione di genere va superata, quindi ben venga un presidente algido, neutro e neutrale che integra e annulla in sé ogni differenza sessuale e sessista. Il Re è nudo e il Presidente è senza veti.

Beata gioventù!

E’ stato anche bypassato il rischio di eleggere un esordiente anziano come Giuliano Amato (83 anni, troppi per poter ragionevolmente fare il presidente delle Repubblica per 7 anni) contemporaneamente nominato, per sgombrare il campo, a capo della Consulta. Anche qui, uno svecchiamento nelle figure dirigenziali che era già una esigenza nei primi anni ’50 del secolo scorso e che finalmente ha trovato attuazione. Promoveatur ut amoveatur, d’improvviso Amato non era più candidato di nessuno, ma presidente di tutta la giustizia italiana.

Puzza di novità

Plaudono tutti al garrulo vento di rinnovamento, persino l’inno di Mameli ci viene presentato al TG1 della RAI in moderna versione Hard Rock elettrico. Persino chi, fino ad un attimo prima avrebbe sperato in un’altra scelta, si accoda allo sventolar di banderuole e al clima di festa che pervade il Bel Paese. Un Parlamento finalmente unito e deciso, dopo le notturne, diuturne e sfiancanti sedute nei ristoranti della capitale, ha trovato la quadra: pagare alla romana e indicare un nome condiviso. Per il bene del Paese e il galleggiamento del Transatlantico. Ha vinto Mattarella. Non ha vinto nessuno, speriamo non abbiano perso tutti.

Se cambiano le carte in tavola

Dicevamo, un presidente di svolta a U e disposizione al cambiamento: Lui per primo ci dà un luminoso esempio di elasticità e di adattamento alle nuove condizioni storiche. Fino a ieri c’era la sua totale indisponibilità a tornare a fare il Presidente (aveva già fatto il trasloco a Palermo, perbacco!), poi zac! in una notte il coraggio di cambiare e di non restare attaccato a decisioni vecchie e ormai superate. Perbacco! Di questo ha bisogno l’Italia. Fermezza ma non immobilismo! Certezze, stabilità e senso di responsabilità per le emergenze. Sull’emergenza di assumersi la responsabilità del senso di tutto ciò si apriranno quanto prima delle consultazioni.
(E, comunque, …chi glielo ripaga adesso il trasloco?)

Spiace dirlo, ma il merito della felice soluzione finale, però, non è tutto suo. In quanti lo hanno tirato per la giacchetta? In molti. In troppi. (Che maleducati, se uno dice no è no! no?).

Ma mi, ma mi, ma mi…

Uno sopra tutti, però: Enrico Letta che, benché a dieta a pane e acqua, da solo, chiuso a chiave in una cella a pensare, fare dialogo e porre solitari veti incrociati, non ha mai fatto nomi, non ha mai tradito nessuno neanche sotto tortura, ma ha trovato evidentemente l’energia e il colpo di reni necessari per aggrapparsi in extremis all’indumento gessato del Presidente uscente (il suo Presidente in pectore) convincendolo allo storico “contrordine, compagni!”

Un calcio nei denti

L’altro capitano coraggioso è stato, va riconosciuto, Antonio Conte, pardòn, Giuseppe Conte. Cinque stelle cucite sulla gloriosa maglia del Vaffaday, l’uomo della lungimiranza, dell’audacia delle scelte inedite, senza mai un Grillo per la testa, l’uomo della temerarietà spericolata, stavolta non è andato all’attacco come uno stolto centravanti di sfondamento, ma ha giocato a lungo in difesa, ha fatto movimento, ha fatto girare le palle al centrocampo, ha mosso le sue pedine lungo i fasci con accortezza, fintando e intrecciando tattica sopraffina e agonismo da nazionale olandese, piazzando poi, con un passaggio smarcante all’ala tornante, il colpo del Knock out decisivo nello stomaco di Salvini, Tajani, Lupi e Meloni. Questi 4 brocchi, tutti registi in campo, si sono fatti sorprendere sguarniti in contropiede: hanno allungato troppo la squadra, hanno spedito in avanti senza uno schema decente le loro teste di c…uoio, così non sono mai neanche arrivati a uno straccio di conclusione nello specchio del catafalco. Disuniti, si sono fatti infilzare senza difesa come polli a porta vuota. In assenza di un arbitro istituzionale il Var ha confermato che sono dei polli.

Un torneo disastroso. Ma la Lega dov’è?

Troppi comunque gli svarioni in attacco del capitano Salvini: non sfrutta un’assist che sia uno e le sue giocate sono troppo prevedibili e imprecise. Poca fantasia, assenza di estro, schemi superati, preparazione atletica zero. Insomma il gioco troppo propositivo sulla fascia destra non ha portato i risultati sperati, ma, ahimé, questa armata Brancaleone sembra non imparare mai nulla. Nemmeno che era una partita a scacchi e non di calcio. (In molti rimpiangono il precedente capitano Silvio, uomo di esperienza, ma squalificato per somma di ammonizioni e quindi espulso già nelle precedenti competizioni. Giudicato impresentabile, alla fine ha rinunciato a scendere in campo, appendendo forse gli scarpini al chiodo).
Come si è visto, invece, vince l’attendismo e il gioco all’italiana ovvero il catenaccio.

Morale della favola

Comunque, bando ai paralleli calcistici, “l’insalatiera” è andata al giocatore migliore, ai poteri più forti e alla squadra che vince non si cambia: tutti restano abbastanza al loro posto e avanti così: “nonpotevamocertopermetterciscossonitroppofortisiamoinunmomentodiemergenzacimancavaancheilcovid”, “chissàcomesisarebberocomportatipoiimercatiinternazionaliseandavasuunadonnaperdipiù”, “conlacrisichec’èmegliochedraghirestialgovernosonodaccordoancheiocimancherebbeunacrisidigovernoora”, “cisonoventidiguerraepoicomecazzolispendavamoisoldidell’Europa”, “almenocosìpossiamotirareavantiperunpo’senzanuoveelezioniemenomalechec’èsanremoemammarai”.

Un luminoso futuro alle spalle

W l’Unità, d’Italia e in TV. Domanisera in TV a canali riunificati in HD, inedita fantasmagorica serata speciale del festival per festeggiare l’evento (speriamo irripetibile). Presenta l’esordiente Pippo Baudo. Ospiti speciali le nuove proposte: Ornella Vanoni, I Ricchi e Poveri, Al Bano, I Gatti di Vicolo Miracoli, Iva Zanicchi, Nilla Pizzi (riesumata per l’occasione), Loredana Berté, Patty Pravo, Ranieri, Morandi, Orietta Berti, Baglioni, Gino Paoli, Memo Remigi. Gino Bramieri ha fatto ritrovare postuma una sua famosa barzelletta registrata da Nunzio Filogamo. Mina è purtroppo indisposta. Ospiti normali per la serata giovani: Teddy Reno e Rita Pavone. Sponsor tecnici: l’INPS, la Fondazione Pio Albergo Trivulzio e Onoranze San Siro.

E’ il nuovo che avanza. Ma se è avanzato, non è il caso di buttarlo? Basta polpettoni ricicciati.

DiGiancarlo Paganini

Una protezione per la “Pace del Buon Pastore”

Un intervento indispensabile. Protezione necessaria

Dopo circa un anno dalla acquisizione della mia sovracopertina di Evangeliario “La Pace del Buon Pastore” da parte della mia parrocchia (Gesù Buon Pastore e san Matteo Apostolo) è venuto il momento di porre rimedio ad una serie di fragilità manifestate dall’opera. La causa è l’uso intensivo (e per alcuni mesi continuo) della preziosa sovracopertina. Numerosi brillantini, che erano solo incollati, si sono staccati, alcuni sono andati persi, la smaltatura mostrava segni di deterioramento in corrispondenza dei punti di contatto con le mani dei celebranti.

Una operazione di peso

Teniamo conto che l’intero complesso di Evangeliario e copertina attualmente pesa circa 7 chilogrammi, quindi le forze che intervengono nell’operazione di sollevamento e apertura sono molto rilevanti. Per questo sono già dovuto intervenire un paio di volte a ripristinare l’integrità dell’opera. Alla terza ho pensato di correre ai ripari, con un intervento più radicale: una protezione che isoli la copertina da ingiurie esterne, sia chimiche che meccaniche.

Problemi complessi

I problemi da considerare erano: garantire una protezione duratura, solida ma non pesante; la possibilità di poter procedere ad un eventuale smontaggio e rimontaggio della protezione; mantenere il sistema attuale di aggancio al volume mediante i bulloncini passanti; pensare ad un metodo di pulizia non invadente e “leggero”.

La resina

Una prima idea, dopo aver visitato la mostra vicentina di Koiné e aver contemplato i manufatti meravigliosi realizzati in resina, è proprio quella di annegare tutta la copertina in una colata di resina trasparente. Alcune considerazioni mi fanno però desistere: 1) come potrà reagire la smaltatura di resine epossidiche per vetro alla sovrapposizione della resina epossidica ad alto spessore trasparente? Chiaro che se si sciogliesse o se si muovesse sarebbe un vero disastro. 2) la fase di lucidatura a specchio esige l’uso di macchinari specifici e di un’esperienza (e pazienza) che attualmente non ho. E anche qui le incognite sono numerose e gli eventuali danni, irreversibili. 3) di quanto aumenterà il peso totale del manufatto.

Il problema della leggerezza e della trasparenza

Leggerezza e trasparenza, unite a solidità: come ottenere tutto ciò? Prima penso di cercare un profilato di ottone di uno spessore elevato (0,5 mm) ad hoc da Miorini Metalli, ma poi capisco che non troverò mai un profilato esattamente come quello che desidero. Rinuncio all’esplorazione. Faccio allora una prova con un ritaglio di lamierino leggero di ottone (lo stesso usato per lo sbalzo della copertina) piegato a spigoli a C, cercando di capire che dimensioni medie potrebbe avere in costa. Devo tenere conto dello spessore di un vetro sintetico appoggiato sopra i cabochon (per non appesantire troppo e garantire comunque una certa elasticità).

Lamierino di ottone
Lamierino di ottone

Trovo la quadra e individuo l’altezza media della costa di ottone, nonostante il differente spessore dei vari cabochons. Il vantaggio di uno scatolato è in genere proprio la leggerezza e una certa elasticità torsionale, che, se non è eccessiva potrebbe giovare. Certo, con lo spessore siamo al limite dell’usabilità, ma è anche vero che più aumenta lo spessore della lastra, più è difficile la lavorazione.

Il lamierino leggero di prova tagliato e profilato a C

Irregolarità

Il vetro sintetico di polistirolo appoggia sui cabochon, ma una volta tagliato in misura, è fin troppo elastico sui margini, dove la forza applicata per sollevare il volume è più grande. Quindi devo trovare una soluzione per irrigidirlo creando un supporto sui lati. Ovviamente c’è il problema che i bordi della copertina di ottone non sono a spessore esattamente regolare. Quindi taglio col cutter, dalla parte avanzata dello stesso vetro, delle strisce di circa 6 mm con un bordo superiore retto che aderirà in incollaggio Attack al vetro. Quello inferiore invece dovrà seguire al meglio il profilo sbalzato dell’ottone sottostante. Alla fine le irregolarità della copertina vengono compensate dai bordini irregolari e la superficie del vetro appoggiato non traballa più.

Il vetro sintetico di polistirolo/polystyrene con la pellicola protettiva antigraffio

Approssimazioni

Da questo momento è tutto un fissare con scotch provvisorio, togliere le parti, ri-misurare, ri-calibrare ogni elemento, ri-fissare, verificare, modificare, tagliare le strisce di lamiera, piegarle, sagomarle, applicarle fino a che non soddisfino sia l’estetica che la funzionalità. Va via un bel po’ di tempo, diciamo almeno un paio di giorni pieni.

Inchiodare o avvitare?

Sorge anche un altro problema: devo dare più solidità allo scatolato fissandolo sia alle parti in vetro sintetico che al supporto ligneo (un compensato da 4,5mm della copertina). Le viti mi sembrano la soluzione teoricamente e tecnicamente migliore. Le viti più piccole che ho trovato sono comunque enormi, sia per il vetro che per il legno. Ripiego allora sui chiodi… non è il massimo, ma… Per quanto riguarda i chiodi, arrivo a scegliere delle “semenzine” da calzolaio per il fissaggio al vetro, che però dovrò mozzare a metà perché comunque troppo lunghe perché arriverebbero a sporgere ed essere troppo visibili.

I chiodini “semenzine” interi e accorciati

Devo praticare dei microfori allineati nella lastra e nelle strisce laterali di vetro, in cui inserire i chiodini e fissarli con l’Attack. Stessa cosa per il fissaggio al pannello di legno. Lì addirittura le semenzine risulterebbero troppo spesse e corte, per cui prendo degli spilli, li taglio a lunghezza di circa 1,5 cm e li inchiodo nello spessore del compensato.

Lo scatolato di ottone inchiodato sia al bordo di vetro (sopra) che al pannello di legno (sotto)
Vista dello spessore dello scatolato montato sulla copertina

Montaggio finale

Ma questa seconda operazione avverrà solo alla fine del montaggio finale. Una volta ripulito tutto dai micro trucioli di vetro e di legno, spolverate tutte le parti, prima di richiudere definitivamente la protezione tolgo finalmente la pellicola protettiva del vetro dalla faccia inferiore, e, come ultimissima operazione, anche da quella superiore. Per la pulizia allego panno in microfibra e suggerisco l’uso del liquido per la pulizia occhiali. Sperém…
Finito. Bello, no? Speriamo che duri…

La protezione della sovracopertina, terminata
DiGiancarlo Paganini

Una Sacra Famiglia

50 anni di matrimonio non possono essere che sacri.

Il 30 Agosto 2021 gli amici Renzo e Graziella celebrano il loro 50° anniversario di matrimonio: una sacra famiglia, per natura, come Dio l’ha immaginata e creata, checché se ne dica, a dispetto di tutti i limiti della nostra condizione, giacché non si arriva ad un simile traguardo senza l’intervento della Provvidenza che dialoga con la debole libertà di noi esseri umani e porta a compimento la Sua promessa di pienezza, attendendo solo i nostri sì.
La nostra storia, (e il dramma della nostra libertà), è storia sacra, diceva il grande Aldo Baldini.
E allora, Sacra Famiglia sia, anche il nostro regalo e il nostro pensiero per questa felice ricorrenza. Contempliamo stupefatti in loro “le grandi cose che fa in noi l’Onnipotente, e Santo è il Suo nome”, parafrasando il Magnificat.

L’input e l’idea luminosa mi vengono suggeriti da Cristina e quindi prontamente allargata a Guido e Patrizia, Alberto e Manuela, che parteciperanno al regalo.

Ricerca d’archivio

Cerco nell’archivio di disegni di mio padre Ettore una immagine che faccia al caso nostro e trovo una Natività che sembra fatta apposta. Dovrò modificare qualche particolare, come si nota, ma la 0053 è ottima per il nostro scopo.

Il disegno d’archivio 0053, modificato

Lo sbalzo

Mi metto all’opera tra il 31 luglio e il 2 agosto e in breve ottengo dalla lastra di alluminio uno sbalzo ben fatto, che qui vi mostro. Le difficoltà sono, come sempre, generate dai volti, vere miniature in rilievo, dove basta un nonnulla per rovinare tutto.

Lo sbalzo su alluminio prima del montaggio sulla lastra di masonite

All’imbrunire…

Una volta montato lo sbalzo sulla sua masonite mi faccio prendere dalla smania dell’alchimista in erba e immagino di brunire il luminoso e argenteo alluminio in modo da farlo apparire come un bronzo. Facile a dirsi, meno a farsi. Avevo, invero, già sperimentato una soluzione alcolica con estratto di pennarello indelebile e altre sostanze segrete, che però non mi sembrava desse i risultati sperati. Erano cioè risultati molto effimeri e delicati e andavano fissati con la vernice finale; avevo bisogno invece di qualcosa di più “sostanziale” e duraturo. Per caso trovo in cantina una vecchia bustina di polvere di anilina nera (probabilmente un po’ tossica…) dei materiali avanzati di mio padre e ne mescolo un po’ nel mio intruglio filosofale. Avventatamente provo a strofinare a forza la soluzione con un tampone sulla superficie (lucidata a paglietta sottile), che man mano diviene proprio brunita. Una prova di lavaggio con alcool mi conferma che il tono è stato assorbito dal metallo a livello molecolare. Ottimo, no?

Smalti

Bene! Allora finisco l’opera con qualche tocco di smalto arancio solo sulle aureole. Ho deciso infatti di dare un carattere sobrio all’opera. Il calore della brunitura mi sembra sufficiente come colorazione. Alla fine una spruzzata di vernice Macota che fissa il tutto non si nega a nessuno. Monto poi l’opera su un blocchetto di truciolare rivestito di pannolenci rosso cupo che mi sembra valorizzi assai bene la luminosità della sacra scena familiare. Impacchetto poi il tutto per la ricorrenza del 30 agosto.

Il risultato finale.
Auguri, cari Renzo e Graziella!
DiGiancarlo Paganini

Il Cristo degli abissi di san Fruttuoso

Un nuovo sbalzo che è davvero una sfida: il soggetto devo svilupparlo dalle foto della statua del “Cristo degli abissi”, posizionato sul fondo della baia di san Fruttuoso (GE), senza poter far riferimento a nessuna delle opere di mio padre Ettore. La richiesta mi giunge, un po’ di sorpresa, il 9 febbraio 2021 da una cara amica, Daniela, che ne vuol fare dono in agosto per il 70° compleanno del marito Paolo, appassionato di immersioni in quel mare ligure. Come dire di no?

Questo post quindi resta sotto embargo fino ad agosto e lo pubblicherò solo a compleanno compiuto, per non rovinare in alcun modo la sorpresa.

(Oggi, 31 agosto 2021 viene sbloccato. Auguri, Paolo!)

Foto subacquea del Cristo degli Abissi di san Fruttuoso. Da: https://hotelhelvetia.it/wp-content/uploads/2021/04/03-5-1000x1130.jpg
La foto che mi ispira maggiormente per l’ambientazione, ma che non va bene per i dettagli.

Come sempre mi tremano le gambe

Tutta la mia esperienza elaborata finora nel campo delle icone a sbalzo, non la valuto sufficiente per affrontare questa sfida. Soprattutto mi preoccupano l’immagine di partenza (ne trovo molte in internet, ma nessuna mi soddisfa; molte sono incrostate di alghe e bestie marine o sono tagliate a mezzobusto o mostrano solo il volto, mentre l’input è di avere la figura intera) e la colorazione che dovrò sperimentare. La stesura ad aerografo degli smalti per vetro, calcolando la loro rapidità di essicazione, mi getta nell’angoscia. (Ovviamente dovrò fare una prova, prima).

Misure e fonte

Siamo ai primi di aprile 2021 quando finalmente prendo in carico la “commessa” di febbraio. Decidiamo via whatsapp le misure: 20×27,6. Decidiamo il metallo per lo sbalzo: visti i colori prevalentemente freddi la scelta cade sicuramente sull’alluminio. Poi frugando nei meandri di Internet trovo finalmente la foto della statua appena uscita dalla fucina dell’artista: lo scultore Guido Galletti che la realizzò nel 1952 su idea di Duilio Marcante. L’opera venne poi piazzata sul fondo della baia il 29-08-1954, in ricordo della morte in quelle acque di Dario Gonzatti, inventore e subacqueo. La foto ha il pregio di essere a figura intera e perfettamente pulita da incrostazioni, quindi decifrabile anche nei lineamenti del volto. (Cosa essenziale, viste anche le dimensioni del volto che dovrò sbalzare)

Le bozze e quella approvata

7 Aprile. Inizio a ricalcare a matita la foto su carta da lucido, dal monitor del mio PC, molto in grande, in modo da conservare tutti i dettagli possibili. Scansiono e monto in un unico grande pdf l’immagine che poi in Illustrator monto nel progetto finale da sottoporre a Daniela. Qui un particolare della parte superiore col volto:

Il particolare del volto e del busto del Cristo ricalcato.

Cerco di spingere la scelta dell’inquadratura su una versione che mantenga il volto più grande possibile, tagliando la parte bassa della statua che oltretutto mi complicherebbe la vita. Sono un pigro pensionato, che ci dovete fare? La ferma opposizione di Daniela mi stoppa e alla fine questa sottostante è la bozza scelta. Sarà durissima.

Si parte con lo sbalzo e il cesello

Inizio con la solita procedura, fissando la stampata della bozza scelta sulla lastra di alluminio pulita e sgrassata, interponendo un foglio di antica carta carbone e incidendo il tratto con la punta della fedele penna a sfera scarica. Ovviamente la concentrazione sale alle stelle quando affronto l’incisione del volto: lì davvero ogni decimo di millimetro ha un valore enorme, basta un nonnulla per rovinare tutto. Spero che lo sbalzo sul retro mi consenta di ottenere quello che desidero. Un conto è il disegno piano al tratto trasferito sulla lastra, un altro è la resa a sbalzo sulla lastra, coi volumi e i rilievi.

Il 24 Aprile mando in visione su whatsapp il primo risultato della lastra sbalzata

Finalmente ci siamo: dalle mie mani esce uno sbalzo, molto sofferto, ma di cui sono soddisfatto. Un lavoro proprio tosto. Ma, come ormai da prassi consolidata, il dubbio se lasciare l’opera solo a sbalzo (e solo protetta dalla vernice Macota) senza smaltatura mi sale spontaneo. No, meglio colorato, suggerisce Daniela. OK, capito!

La lastra sbalzata

La smaltatura con l’areografo

Per colorare lo sbalzo come ipotizzo (rendere l’idea della luce che piove dall’alto della superficie marina), devo rimettere in funzione il mio antico areografo. Sono anni che non lo utilizzo. Da un primo esame sia il compressore che la pistola funzionano. E’ il 27 Aprile mattina. Il 26-4 ho montato la lastra sulla masonite, prima di procedere alla fase di colorazione; sgrasso e passo la paglietta fine per lucidare la lastra. Dopo una prova su un pezzo di lamiera, che mi sembra positiva, devo mascherare la cornice e riempire poi di “mare” l’immagine.

Una prima stesura di smalti ad areografo. Mi preoccupa un po’ la ruvidità dello smalto quando, polverizzato, si essica sulla lastra. Ma penso che la vernice Macota sistemerà e liscerà tutto. Per differenziare le varie parti: basamento, statua, raggi di luce, fondo marino devo fare altre mascherature. Poi alcuni particolari li faccio a pennello (pesci, ombreggiature scure, ecc).

Colorazione finita

La fase di colorazione dura un po’ di tempo. Alla fine, dati gli ultimi ritocchi e microscopici colpi di luce (lasciando il metallo nudo in vista) mi sento molto soddisfatto. Sudatissimo però. Nel pomeriggio mi dedicherò alla verniciatura a spruzzo con il protettivo Macota e il lavoro sarà terminato.

A seconda dell’illuminazione i colori risultano cangianti
Misure finali: 20×27,6 cm
Il particolare del busto e del volto del Cristo degli abissi. Calcolate che la testa è circa di un centimetro.

Finitura sul retro e dedica

Con il solito adesivo d’oro finisco il retro e lo firmo con la mia etichettina. Una dedica e via, lo consegno, con grande soddisfazione di Daniela che potrà fare un bellissimo regalo a Paolo. Per me, un’altra sfida affrontata con coraggio e portata termine con altrettanta soddisfazione della mia committente.

La dedica e la firma
DiGiancarlo Paganini

Una crocefissione per Fabio

Dopo la santa Teresina un nuovo sbalzo smaltato del trittico per il mio amico Fabio: una crocefissione a sbalzo su alluminio e smalti

La richiesta di Fabio di inizio 2021 comprendeva 3 icone a sbalzo su alluminio e smalti: oltre alla santa Teresina del Bambin Gesù, una crocefissione e una resurrezione. Dopo aver sottoposto alla sua attenzione diversi originali di crocefissioni dei disegni di mio padre Ettore, la scelta è caduta su quella classificata come “0006-Crocifissione”, ma con alcune modifiche importanti come la cancellazione di Maria e san Giovanni dai lati della croce. (Io avrei preferito che rimanessero nella composizione, ma, si sa: il cliente ha sempre ragione, anche se ha torto).

Il disegno d’archivio di Ettore Paganini “0006-Crocifissione”, con la Madonna e san Giovanni ai piedi della croce

La bozza approvata

Parto dalla cornice della santa Teresina per reimpostare la bozza del nuovo lavoro e riconfermo quindi le misure di 150x197mm, isolo il crocifisso e lo “ingabbio” con un fondo astratto, scontornando le estremità della croce. Poi in Illustrator ipotizzo dei colori per gli smalti. Ecco la bozza approvata:

La bozza (in Illustrator) approvata. E’ il 14-6-21

Si parte con lo sbalzo!

Approfitto di una settimana di vacanza con mia figlia e la nipotina in Valsassina ai primi di Luglio, per portarmi dietro l’occorrente per procedere allo sbalzo nei momenti di tempo libero. Lo rifinisco poi al mio ritorno a Milano. Eccolo:

La lastra sbalzata, con i risvolti ancora aperti, pronta per essere montata e incollata alla sua masonite.
La lastra sbalzata e lucidata, montata sul suo supporto di masonite, pronta a ricevere la colorazione a smalto.
Il retro della lastra piegata e incollata sulla masonite, prima della nobilitazione del retro con l’adesivo oro e la personalizzazione.

Smalti impazziti

Con la stesura dei miei smalti liquidi per vetro della MARABU iniziano ovviamente i problemi. Come il latte quando inacidisce, ben sei colori fondamentali sono “cagliati”, addensati, viscosi e per nulla stendibili a pennello. Forse il caldo dei primi di luglio ha creato reazioni indesiderate, o forse le boccette hanno una data di scadenza? boh. Panico… uffa, mai una volta che vada tutto liscio? Provo con un colore (il blu genziana) a fare una diluizione col prodotto liquido apposito che dovrebbe fare da pulitore e diluente: avevo dei dubbi in proposito, purtroppo confermati dall’esperienza. Stesa una campitura col suddetto blu diluito, sembrerebbe a prima vista funzionare, ma appena si asciuga… disastro! Le crepe nel fango rinsecchito del deserto sono una pallida immagine di ciò che avviene. Devo ri-lavare tutto col cleaner e limitare la mia scelta cromatica o crearla con sovrapposizioni di velature dei colori ancora integri. Ordino poi i colori sostitutivi nuovi alla Hobbyland, che mi giungono in un paio di giorni (hanno ottimi articoli per hobby e belle arti, e i prezzi degli articoli sono più bassi rispetto a quelli del Brico sottocasa e hanno anche una gamma cromatica più ampia, quindi ne approfitto!). Alla fine, dopo la stesura di vernice protettiva MACOTA, come sempre, tra morti e feriti, portiamo a casa il risultato che qui vi mostro:

Il risultato finale
Il risultato finale con una luce più viva e radente
Il particolare del volto e del busto di Cristo crocefisso

Come sempre il “cliente” è soddisfatto e io lo sono ancor di più. Un’altra sfida superata. Ora mi attende il terzo soggetto del trittico per Fabio: la Resurrezione. È già pronta per lo sbalzo… ma di questo tratterò nel prossimo post! Ciao a tutti.

DiGiancarlo Paganini

La copia n° 2 de “La Pace del Buon Pastore”

Finalmente terminata e a vostra disposizione la Copia n°2 della Copertina di Evangeliario detta “Pace del Buon Pastore”.

Il giorno 30 maggio 2021 ho concluso, realizzandola in resina epossidica e smalti, la Copia n°2 della Copertina di Evangeliario per i volumi festivi in uso nella Diocesi di Milano, in formato A3. Una lavorazione che è durata parecchio: iniziata a marzo a ridosso della copia n° 1 (realizzata in resina, doratura in foglia d’oro, smalti da vetro Art Glas della Marabu, strass e cabochon in pietre dure), ha avuto un lento avanzamento, anche perché intervallata da altre realizzazioni di icone per amici.

Una diversità sostanziale mantenendo l’impronta originale

Come promesso nell’articolo di descrizione della prima copia, ogni ulteriore copia della copertina è eseguita con la volontà di differenziare i risultati, in modo che non esista una riproduzione identica all’altra. In questo caso cambia la doratura, cambiano i colori, le pietre inserite e l’effetto generale. Così un eventuale acquirente può scegliere e ogni scelta sarà comunque originale, pur rifacendosi sempre al medesimo modello di partenza per la realizzazione.

Cambiare si può

Non ero rimasto soddisfatto del risultato della colata della resina della prima copia della Copertina di Evangeliario: aveva l’effetto del “Plasticone”, per cui avevo dovuto poi dorarla a foglia d’oro. In questo caso, per cercare subito un effetto doratura più brillante, ho fatto la colata di resina trasparente in due step. Per il primo, ho colato metà dello spessore di resina; non appena iniziava a rassodare ma era ancora un po’ adesiva ho ricoperto la superficie col pigmento oro mediante un piccolo setaccino di tulle (ovviamente autocostruito col tulle e un tappo di plastica del latte). Ho lasciato indurire la superficie poi ho spolverato via l’eccesso di pigmento con un pennello morbido. In seguito, secondo step, ho fatto la seconda colata di resina in modo da ottenere lo spessore totale deciso (4/5 mm),

Sorpresa!

Ovviamente non avevo idea di come sarebbe stato il risultato. Sorpresa! Diciamo,,, molto originale, anche se non era ancora quello che avevo in mente di ottenere, Mostro qui una foto, (a smaltatura già avviata, ma non ho fatto una foto alla copia appena sgusciata dal calco di silicone) per farvi rendere conto dell’effetto cristallo “dorato dentro”, che aveva un suo fascino che ho deciso di mantenere e, anzi, di valorizzare, lasciandomene ispirare.

Le trasparenze vetrose, bene evidenti qui. La veste di Cristo sembra un cristallo a rilievo.

Una difficoltà che non avevo considerato

Carino l’effetto, no? Ok, provate adesso a stendere lo smalto velocemente dovendo lottare contro il doppio riflesso della superficie e dell’ombra riportata sulla sottostante doratura. Non sapete più dove diavolo appoggiare il pennello intinto con lo smalto da stendere. Dopo un po’ gli occhi impazziscono e voi con loro. Anche per questo ci ho messo tantissimo tempo a smaltare e finire il tutto. Ho cercato di ovviare alla difficoltà con diversi escamotage, dal dipingere appoggiando la lastra sul tavolo luminoso al fine di lavorare in trasparenza (peggio che peggio), finché alla fine la soluzione risolutiva è stata mettermi sulla fronte una torcia cinese a led da speleologo e illuminare direttamente con quella sola illuminazione la lastra di resina.

In questa vista si notano bene sia la trasparenza che, in basso, la confusione di linee creata dai riflessi e dalle ombre riportate e sdoppiate.

Dicevamo delle diversità…

Prima diversità di questa Copia n°2 della Copertina di Evangeliario è la scelta dei colori nelle varie campiture. Per forza i colori del Cristo, codificati come spiego nel post dell’originale, (la “Pace del Buon Pastore” nella Parrocchia di Gesù Buon Pastore a Milano, via Caboto 2) restano gli stessi. Gli altri subiscono modifiche considerevoli e sono anche costretto a fare uso di colori opachi sul viso e gli altri incarnati e sul rotolo. Sono costretto a opacizzare il volto, anche a costo di abbassarne la luminosità, perché la trasparenza e le ombre riportate sulla doratura avrebbero reso illeggibili i lineamenti. Cambiano i fondi del tetramorfo, dei simboli Alfa e Omega, delle greche della cornice, delle scritte, ecc

La croce dorata

Anche per risolvere il problema appena accennato, decido che la croce centrale della Copia n° 2 della Copertina di Evangeliario deve essere più luminosa e brillante e quindi va dorata a foglia d’oro, come tutto il precedente pannello della copia n° 1. Maschero tutto il resto, metto il mordente solo sulla croce e, atteso il tempo necessario, applico la foglia d’oro, che una volta essiccata ricopro di diversi strati di vernice protettiva Macota. Ecco il risultato:

Per farla breve

Lavoro, come dicevo con molte lunghe interruzioni e arrivo al 18 maggio avendo quasi terminato la smaltatura di quasi tutti i particolari. Inizio a incollare gli strass della mandorla e i piccoli cabochon sintetici del trono.

Smalti stesi Copia n°2 della Copertina di Evangeliario
Smalti stesi sulla Copia n°2 della Copertina di Evangeliario

Fine smaltatura e applicazione di strass e cabochon

Porto a termine la smaltatura di tutti i particolari, tronco e tralci della vite, scritte e ritocchi vari e poi applico i cabochon che non hanno funzione ancorante alla sottocopertina esistente dell’Evangeliario, (i tre di ametista lilla nella mandorla e i 4 vicini alla mandorla, che sono di agata rosso-bruna). Saldo ai castoni forati, (col micro saldatore a gas butano col quale inizio a prendere la mano), dei chiodini semenzine e incollo i cabochon incastonati e ancorati alla resina, ripulendo prima le superfici da vernici o altri elementi che si potrebbero staccare.

Fasi finali

Poi saldo col saldatore elettrico le viti di ancoraggio ai castoni dei bordi e inserisco, incollo e serro le pietre nei loro castoni.

Gli 8 castoni portanti del bordo
Gli 8 castoni portanti del bordo coi loro bulloncini

Alla fine monto il tutto, ed ecco il risultato finale. Sono molto soddisfatto anche di questa Copia n°2 della Copertina di Evangeliario “La Pace del Buon Pastore”. Carina, no?

Copia n°2 della Copertina di Evangeliario terminata.
Copia n°2 della Copertina di Evangeliario terminata. In vendita.
Copia n° 2 della Copertina di Evangeliario
Altra immagine della Copia n°2 della Copertina di Evangeliario terminata. In vendita.

Contattatemi per le condizioni di vendita: gianca56paga@gmail.com Oggetto: Copia n°2 Evangeliario

DiGiancarlo Paganini

La Madonna con Bambino per zia Ilde

Una piccola Madonna con Bambino, a sbalzo e smalto per il colombaro della zia Ilde che ci ha lasciato domenica 28 febbraio 2021. Si tratta della copia di un’opera di mio papà Ettore, realizzata all’incirca con la stessa tecnica.

Chi era zia Ilde

La carissima zia Ilde, a quasi 97 anni (mancava giusto un mese al compleanno), è volata serenamente tra le braccia di Gesù e di Maria. A loro aveva dedicato, assieme al suo amatissimo zio Michele tutta la vita. Una vita fatta di attenzioni verso i più fragili, soprattutto i giovani; di evangelizzazione e di carità. Ma anche di dedizione per le case in cui abitiamo, che ha amministrato con passione fino a pochissimi anni fa. Insomma una grandissima zia, cui mi ha legato grandissimo affetto, fino agli ultimi suoi istanti di vita. Tutti noi parenti, in particolare noi cinque fratelli Paganini e i tre cugini Venturini le siamo grati per tutto il suo amore.

Gli zii Ilde e Michele
Zia Ilde Venturini e zio Michele Sessa

Un monumento

Dicevamo all’inizio che stavolta, pensando a uno sbalzo da realizzare per il monumento funebre degli zii, finalmente riuniti ancora insieme in un colombaro del cimitero di Musocco, mi sono lasciato ispirare non da uno dei disegni preparatori di papà, ma da un suo sbalzo finito. Mi piaceva molto per la delicatezza e la dolcezza dei tratti. Nonché per la sobrietà dei colori e degli effetti di chiaroscuro. Qui ve lo mostro:

Madonna con Bambino di casa Venturini. Opera di Ettore Paganini
La Madonna con Bambino di casa Venturini Giuliano, opera di Ettore Paganini

La lavorazione

Ho stampato e riportato su lastra di alluminio la figura della foto e ho iniziato lo sbalzo. Era una figura molto semplice e lineare, dovevo solo stare attento nelle parti dei visi e soprattutto del naso e delle bocca di entrambi. Ormai lo so che le difficoltà si annidano lì e nell’assenza di Ctrl Z delle cose fatte a mano.

Il supporto per il montaggio sul marmo

Quando monto il supporto di masonite, lo predispongo con 4 chiodi passanti che fuoriescono dal retro, per consentire al marmista di montare lo sbalzo ancorandolo alla lastra marmorea forata, con mastice da marmista

Patinaggio su lastra: manca la ricetta giusta

Sto cercando di risalire, in questo caso, alla soluzione che mio papà adottava per “patinare” i suoi sbalzi prima di smaltarli. Mi ricordavo un composto alcolico o comunque non grasso, che non lasciava aloni e garantiva buona presa ai suoi smalti sintetici fatti forse di vernice “Zapon” e aniline colorate molto tossiche. Mi ricordavo che maneggiava bottigline di “Nero d’Inferno”, un colorante nero per il cuoio, in uso ai calzolai. Ma come e quanto lo diluisse e con che diavolo di diluente, resta uno dei misteri che neppure mia mamma si ricorda. Io comunque non ho Nero d’Inferno, al massimo una bottiglia di Nero d’Avola. Devo comunque fare una prova su una lastra apposta con la soluzione che troverò

Alchimie

Faccio il “giovane alchimista” mettendo in un barattolino pieno d’alcool gli interni fluff di tre pennarelli neri Pentel quasi scarichi e stendo poi la soluzione alcoolica sul un piccolissimo sbalzo di prova. Lascio asciugare e poi passo uno scottex di carta cercando di rilucidare lo sbalzo. Il risultato non è come me lo ricordavo uscire dalle mani paterne e oltretutto temo che la soluzione sia ancora troppo grassa. Comunque, arrivato ad un livello accettabile e non troppo maculato decido che è venuta l’ora di dare gli smalti e così faccio (In questo caso, notate bene, uso solo gli smalti dei bottiglini piccoli Glas Marabu). Il risultato non mi sembra affatto male anche dopo la verniciatura protettiva a Macota.

Figuretta di prova
La piccola lastra di prova per la patinatura nera

Ora si fa sul serio

Poi allora passo allo sbalzo vero, quello della Madonna con Bambino: faccio lo stesso trattamento di patinatura col nero alcolico e poi smalto il fondo in colore 223 rosso cupo “Brombeere blackberry mure” e l’aureola in arancio (Ma qui uso l’arancio molto denso 422 Glas Art delle bottigline grandi Marabu: Grande errore! Ma me ne accorgerò più avanti). Ecco la Madonna con Bambino a smaltatura terminata, pronta per la verniciatura protettiva.

Madonna con Bambino, prima smaltatura
La prima smaltatura della mia copia a sbalzo. Notate gli aloni di patinatura nera nell’aureola colorata di arancio Glas Art. Non meravigliosi, ma accettabili.

Protezione dalle intemperie

Fantastico, no? Ora, dovendo andare l’opera all’aria aperta, anche se al coperto delle gallerie laterali di Musocco, la protezione a Macota KZ100 è essenziale per la conservazione negli anni del bassorilievo, Ci dò dentro. Male, malissimo. L’aureola si gonfia e si mette a “busciare” sollevandosi e facendo reazione con la vernice protettiva: Disastro!!! E ora, che faccio?

Madonna con Bambino smalto rovinato
Aureole da rifare e fondo da ritoccare: un vero disastro!

Una soluzione già sperimentata a Opera nell’Ambone dell’Abbazia di Mirasole, consiste nel rimuovere lo smalto ammalorato con la lama di un cutter. Con precisione chirurgica e con molta calma. Così facendo si sfrisa il metallo sottostante. Se lo si sfrisa con una logica, ad esempio a raggiera, è possibile creare effetti interessanti e cangianti. Comunque non ho molta scelta. Lo faccio e rismalto tutto il fondo nella parte rovinata e tutta l’aureola con l’arancione Glas 013 affidabile. Perfetto. Poi passo la vernice protettiva e questa volta è tutto ok. Fiut! anche stavolta ce l’ho fatta!

Madonnina con Bambino terminata
La mia Madonnina con Bambino terminata con la nuova aureola raggiata.

Ora è pronta per andare dal marmista e vegliare sugli zii.

La lapide per zia Ilde e zio Michele, terminata dal marmista, con il mio smalto fissato alla lastra di marmo
La lapide in opera al cimitero Maggiore di Milano-Musocco
DiGiancarlo Paganini

Santa Teresina del Bambin Gesù

Sbalzo smaltato per Fabio G. (anzi, per sua figlia)

Questa è la volta di Santa Teresina del Bambin Gesù. Anche il mese di marzo 2021 non poteva infatti vedermi con le mani in mano, dal punto di vista delle Icone a sbalzo. Terminata l’epopea della “Pace del Buon Pastore”, terminata la sua copia n° 1 e portata a metà la copia n° 2, mi sono giunte, forse sull’onda lunga dell’entusiasmo per la Copertina di Evangeliario, una serie di commesse abbastanza particolari.

Ci sono delle novità

Per la prima volta mi devo cimentare con opere non derivate dall’archivio di bozzetti di mio papà, ma sviluppate con disegni e sbalzi del tutto originali e anche difficili da punto di vista tecnico realizzativo, Il mio carissimo Fabio chiede ben tre opere: la prima, da regalare a sua figlia, ha come soggetto santa Teresina del Bambin Gesù. Santa che, essendo abbastanza moderna, può vantare diversi ritratti fotografici. Se non ricordo male una consorella carmelitana era appassionata di fotografia e l’ha raffigurata in diversi momenti della loro vita di monastero. Le altre opere da fare saranno una Crocifissione e una Resurrezione, (che eseguirò invece a partire dall’archivio paterno) e di cui vi darò conto al loro momento, cioè presto, spero.

Apro una parentesi

Le altre opere su disegni originali richieste da altri amici sono un Cristo degli abissi di san Fruttuoso, richiestomi da Daniela L., una mia cara amica ex compagna di liceo, dopo aver visto il mio evangeliario. e un ritratto di genitori, richiestomi da un altro amico, che ho messo in coda alle richieste.

La mia Santa Teresina del Bambin Gesù

Veniamo alla santa Teresina: dopo una ricerca di immagini in internet, decido di riprodurre la famosa foto in cui la santa posa col suo abito carmelitano, con un giglio fra le mani, vicino ad una grande croce, sullo sfondo di un muro con rampicante e altre piante. Mi sembra, tra tutte, l’immagine che più si presta alla realizzazione dello sbalzo.

Santa Teresina del Bambin Gesù.
Foto di santa Teresina
In questa foto presa da internet si vede bene il suo volto dolce e deciso ad un tempo.
Il fondo dovrà essere semplificato, ma l’impianto complessivo mi sembra il migliore

La bozza per l’approvazione

Stabilite le misure con Fabio, faccio il disegno e gli mando la bozza per approvazione. La scelta tra tre tipi di inquadrature cade su questa che vi mostro. Il problema della realizzazione della bozza è creare una sintesi che con un semplice tratto renda l’idea della figura così com’è, con la sua tridimensionalità. Il viso di Teresina presenta un certo prognatismo della mandibola che influisce sulla posizione delle labbra, che andrà reso, senza farne però un mostro.

Santa Teresina del Bambin Gesù.
Bozza sbalzo santa Teresina
La bozza scelta

E’ l’ora dello sbalzo su alluminio

Si parte allora con la fase di sbalzo. Il viso è ovviamente la parte più difficile: basta un nonnulla per rovinare tutto e togliere somiglianza del volto. Sulla lastra non esiste il ctrl Z. Ahimé. Alla fine mi sembra che il risultato sia abbastanza somigliante. Il fondo lo astrattizzo, lascio la croce e aggiungo la cornicetta e l’aureola.

Santa Teresina del Bambin Gesù.
Sbalzo terminato
Lo sbalzo finito, ancora con le alette da ripiegare sul supporto di masonite

Prima il montaggio sul supporto, poi vai di smalti!

Eccoci allora alla fase di ripiegatura per preparare lo sbalzo alla fase di smaltatura. Questa volta, per la tipologia di opera dovrò smaltare la figura, invece del fondo, come sempre ho fatto (ad eccezione della Pseudo-icona della Natività, che però aveva le figurette scontornate) fino ad ora: la cosa mi mette un po’ di apprensione. Tra l’altro i colori della foto sono visibilmente artefatti colorizzando con qualche software una foto dell’800 in bianco e nero. Qui vi mostro lo sbalzo ripiegato e fissato al supporto, pronto per la smaltatura:

Santa Teresina del Bambin Gesù.
Sbalzo ripiegato e fissato al supporto
Sbalzo ripiegato e fissato al supporto

Un disastro che rischia di mandare tutto a rotoli

Parto con la smaltatura. Come prevedevo è la fase più a rischio errori. Stendo subito la vernice di sottofondo trasparente, (cosa che non avevo mai fatto in precedenza), pensando che sia una buona soluzione proprio per dare più trasparenza ai colori, ma questo mi causa subito enormi grattacapi. Mi propongo di limitare al minimo la stesura dei colori. Alla seconda campitura, tracK!: una goccia maledetta macchia l’aureola e devo rilavare col diluente tutto, aureola e vernice di sottofondo di tutta l’opera, che si è irrimediabilmente rovinata. Uffa! Fortunatamente il lavaggio totale riesce. Ma che sudata!

Santa Teresina del Bambin Gesù.
Il disastro sull'aureola
Il disastro sull’aureola: Mi tocca ri-lavare tutto col diluente.

L’icona terminata

Tra “morti e feriti” porto a casa comunque il risultato; davvero uno dei più “sudati” da quando ho iniziato questa avventura delle icone a sbalzo. Sullo smalto applico poi la vernice Macota protettiva. Eccola finita:

Santa Teresina del Bambin Gesù.
L'icona terminata.
La santa Teresina terminata.

Me la canto e me la suono

Sono abbastanza soddisfatto: nel complesso mi sembra un’opera ben riuscita, la resa dei panneggi mi esalta e l’icona col fondo argentato è molto luminosa. Il viso, alla fine, coi colori, mi sembra che abbia perso un filo di somiglianza rispetto allo sbalzo nudo e soprattutto rispetto alla bozza al tratto. Ma siccome sono sì ipercritico, ma anche molto misericordioso con me stesso :-), mi perdono per questo peccato veniale: penso sia comunque il massimo che potevo raggiungere, anche per le dimensioni ridottissime del viso.

PS. Fabio e Cristina sono contentissimi.

DiGiancarlo Paganini

Le copie numerate de “La Pace del Buon Pastore”

Si tratta di copie in resina e in vendita al pubblico

Poco prima della consegna dell’originale de “La pace del Buon Pastore” ho realizzato (a fine fase sbalzo e montaggio) un calco in silicone da cui poter ricavare un numero limitato di copie in resina.

N.B.- Non è un imbroglio al mio parroco, anzi gliel’ho comunicata per tempo questa mia volontà, e da lui ho avuto l’OK. La parrocchia di Gesù Buon Pastore a Milano ha l’originale (Opera unica originale) in ottone sbalzato e smaltato, chi fosse interessato ad una delle (50) copie in resina che realizzerò, saprà di averne acquistata una numerata e firmata.

Diversità

Le copie non saranno né identiche all’originale, né l’una all’altra. Perché? Dall’originale, per un mucchio di motivi: per la composizione in resina innanzitutto, per i colori degli smalti, per la scelta delle pietre dei cabochon e dei brillanti, per l’uso della foglia d’oro o del pigmento oro. A parte il primo motivo, tutti gli altri faranno la differenza tra le diverse copie. Insomma non se ne troverà una identica ad un’altra, ognuna a suo modo sarà un originale, pur mantenendo un’impronta familiare che le accomuna.

Questo post in fieri

Questo post verrà aggiornato ogni volta al termine della realizzazione di ogni copia numerata (che si aggiungerà in fondo) con le sue specificità. Qui all’inizio trovate la descrizione della prima lavorazione con le fasi comuni inserite una volta per tutte.


Il calco

Per realizzare l’impronta di silicone (tutti gli ingredienti dell’operazione “copie” sono della Resin Pro) ho dovuto imparare un po’ di cosette, non è che si nasce “imparati”. E non bastano neppure le decine di tutorial che mi sorbisco da youtube. L’ideale sarebbe avere un maestro al fianco che ti fa vedere e provare. Si impara solo sbagliando, mettendo le “mani in pasta”; Per l’appunto… ed ecco quindi il primo errore madornale: acquisto una fantastica pasta gialla di silicone bicomponente a indurimento rapido e impasto con goduria il “misciotto”; lo stendo sopra la lastra metallica, cercando di premerla bene e di tirarla fino ai bordi come se fosse l’impasto di una pizza o della plastilina. Ma il risultato, ahimé, non è quello sperato.

Sotto: le confezioni vuote della gomma siliconica bicomponente in pasta (gialla) I-GUM usata per il primo tentativo. Sopra, quelle del liquido siliconico bianco bicomponente LIQUID MOLD usato per l’impronta definitiva.

Primo tentativo: un fallimento

Dopo il tempo di indurimento, lo stacco dell’impronta (che vien via benissimo senza opporre resistenza) ed ecco l’amara sorpresa: L’aria esiste e non è uguale al nulla. Bolle dappertutto. Vasetti di silicone finiti. Bisogna ricominciare tutto daccapo.

Steso su un foglio di carta da forno l’originale rivestito dalla gomma siliconica gialla.
Copia 001. Impronta di pasta siliconica
Il risultato fallimentare del primo tentativo di impronta. Un sacco di tempo e denaro perso… sigh: un sacco di bolle perfide e maligne rompono le uova nel paniere.

Secondo tentativo, ok

Ordino a questo punto i barattoli di liquido siliconico bianco bicomponente, che stavolta non mi deludono. Solo che qui devo preparare prima della colata una cassaforma di contenimento perché il liquido non coli fuori e non si disperda. Ma, alla fine, il risultato è ok. Anche qui l’insidia è rappresentata dalle bolle d’aria, ma con un po’ di attenzione e aria calda del phon vengono a galla e spariscono prima che la reazione di coagulazione avvenga.

Mi stupisce la perfetta aderenza ai particolari dell’originale: gli sfrisi sull’aureola (lo spessore sarà solo di qualche micron) sono perfettamente evidenti! E il tutto si stacca poi come l’exuvie di una cicala.

Copia 001. Impronta di silicone
L’impronta di liquido siliconico ormai indurito. Si noti la cornice in rilievo che consentirà alle colate di resina di non strabordare.

Ma non è finita… Calma e gesso

Bene, direte voi. Benino, dico io. Mi si presenta un problema da risolvere: il morbido ed elastico spessore gommoso è di un paio di millimetri al massimo e occorrerà preparare un ulteriore supporto posteriore rigido che mantenga all’impronta gli stessi dislivelli dell’originale e gli ridia quella rigidità complessiva che ora manca. Così è mollissimo e si adagia come uno straccio bagnato su qualsiasi superficie. Quindi preparo un’ulteriore cassaforma intorno al silicone appoggiato sull’originale, dentro cui colare uno spessore di scagliola di gesso che vada ad irrobustire il retro del calco. Detto fatto.

La colata di gesso (ancora liquido) sul retro dell’impronta. Ovviamente è stata armata a metà spessore della colata con delle ottime retine di plastica dei sacchetti delle arance.

Le resine per lo stampo positivo

Ora va bene davvero. La fase della colatura della resina invece mi intimorisce per un mucchio di motivi, come avviene per tutte le cose che non si conoscono. Bisognerà prendere dimestichezza e farci l’occhio (su qualità, tempi e quantità dei componenti). Già mi rendo conto, a partire da uno scambio di mail e telefonate con Resin Pro, che i flaconcini di resina acquistati insieme al silicone non saranno minimamente sufficienti per ottenere lo spessore desiderato che dovrà essere mediamente di 4/5 mm. Poi, siccome la fantasia vola alta specie se non ha la zavorra dell’esperienza, immagino che miscelando alla resina una quantità definita di pigmento oro otterrò uno splendido manufatto risplendente d’oro a specchio. Ordino quindi due nuovi flaconi di resina bicomponente trasparente e una boccetta di pigmento oro per artisti.

La resina. Mi basterà per un paio di colate. La difficoltà della miscelazione sta nelle proporzioni dei due componenti 100:66 e nel calcolo quantità/superficie/spessori. Inoltre per la copia 001 devo calcolare il peso in grammi anche del pigmento oro. Chiedo a Resin Pro e mi affido al loro consiglio.

Il primo stampo non si scorda mai

Mammamia! Che tensione la prima miscelazione dei componenti. Dal calcolo fatto metto 370 grammi di A, 10 gr di pigmento e miscelo, poi su questi 380 grammi aggiungo, mescolando lentamente per alcuni minuti, 244 grammi di preparato B per un totale da versare nello stampo di 624 grammi di miscela, che va a riempire perfettamente l’impronta siliconica col sottostante supporto di gesso. Per l’emozione mi dimentico di azionare il phon e qualche micro bollicina si presenterà alla fine, ma sono tutte “carie” vicine ai bordi e ben mascherabili.

Noto che il composto sviluppa un certo calore in fase di reazione e, soprattutto, che il tempo di solidificazione è assai più lungo di quello preventivato. Sembra duro, ma se premo con un dito sul dorso noto che restano le impronte digitali per un po’ e poi vengono riassorbite dall’impasto. Noto anche che il pigmento si dispone secondo delle specie di moti convettivi interni alla soluzione, accalcandosi verso il centro. L’effetto, sul retro non è quello sperato: non mi sembra per nulla un effetto metallo a specchio. Ma la speranza che invece sul fronte il metallo precipiterà a formare una superficie splendente resta intatta fino al momento di sgusciare il manufatto.

Copia 001. retro del calco
La prima colata vista dal dorso col pigmento oro addensato al centro
Copia 001. Risultato del calco
Il fronte della prima colata “sgusciata”. Non è un effetto metallico a specchio, ne converrete. Molto dettagliato ma con un deludente effetto “plasticone”.

E, quindi, che si fa?

Beh, si temporeggia per un po’ non sapendo che pesci pigliare. Intravedo tre strade per la soluzione del problema: quella della doratura a galvanoplastica, quella della verniciatura metallizzata spray e quella della foglia d’oro con missione all’olio.

Galvanoplastica

Un bel casino. Inizio a cercare in Internet chi fa galvanoplastica e dopo un po’ di tempo capisco che è una strada molto difficile da battere. Volendo ci sono anche dei kit per il “fai da te” molto interessanti (Vedi TIFOO, per esempio, che dora anche frutta e ortaggi), ma dimensioni dell’oggetto e problematicità sulla parte elettrica (dimensioni e capacità dei generatori, dimensioni vasche e distanze anodi e catodi) mi fanno orientare su chi la galvanica la fa di professione. Solo una azienda del Bresciano mi dà alla fine qualche speranza di fattibilità, con tanto di preventivo di massima e costi ragionevoli. Ma in tempo di Covid, andare nel bresciano, dove c’è l’epicentro della pandemia, è come mettere la testa nel cappio. Ringrazio e posticipo a data da destinarsi l’approccio fisico alla cortese azienda. Mi intrippa assai, ma… Sarà per qualche altra copia del futuro.

Verniciatura spray metallica

Questa soluzione mi appare subito come la più a portata di mano, anche se qualche esperienza fatta con la lavorazione dell’Ambone di Mirasole mi insinua qualche dubbio: forse non erano spray di qualità. Mi sguinzaglio su internet e in alcuni pochi negozi dell’hinterland milanese e recupero le vernici professionali migliori. Provo sul retro della mia copia di resina a spruzzare in diverse campiture varie vernici con pigmento d’oro. Scientificamente. Con sottofondo e senza, con prova di smaltatura e rivestimenti protettivi di diverso tipo. Una delusione. Comunque la si rigiri l’ossidazione che fa diventare opaca e marrone la verniciatura è sempre in agguato. Per evitarla in futuro (col maneggiare l’oggetto) occorre passare una stesa di spray protettivo trasparente Makota KZ100 o uno di acrilico trasparente che comunque rende opaco e marrone il tutto nell’immediato. Una gran spesa inutile. Ci sarebbero altre vernici da provare (TIXE), ma vedremo più avanti se buttare altri soldi dalla finestra. L’effetto metallo a specchio me lo sogno.

Doratura a foglia d’oro

Se c’è una lavorazione che mi ha sempre intimorito è proprio questa perché richiede una manualità e una pratica da vero professionista. Faccio una bella indigestione di tutorial che spiegano come si fa (ma vi assicuro che la fanno tutti facile…). Missione all’acqua che sembra facilissima (sembra); missione all’olio e sottofondo acrilico. Poi, una mattina, passando davanti a un colorificio di belle arti in viale Gorizia, entro a curiosare e chiedo consiglio. Esco con un libretto di fogli di un simil oro 14×14 (solo 5 euro!), un pennello morbido per la posa e un flacone di missione all’olio (o alla vernice) e qualche consiglio del negoziante nella testa. Il resto del mio Kit, cuscino in similpelle scamosciata e coltello, me lo faccio io. Quelli veri costano un centinaio di euro. E’ una prova per ora, non me la sento di spendere eccessivamente.

Il mio kit per doratura in foglia d’oro. (Non è oro vero, beninteso)

Scelgo la foglia d’oro

Ok, adesso occorre rischiare la lavorazione. Leggo bene le istruzioni e mi degusto un altro bel tutorial con una pittrice inglese che invece di usare il pennellone per trasportare la foglia dal libretto alla superficie da durare, usa della carta che sembra oleata e traslucida, che si elettrizza e fa da trasporto molto efficace evitando alla foglia stropicciamenti eccessivi. Penso che farò anch’io così. Ho un bel rotolo di cellophane che potrebbe funzionare: è trasparente e si elettrizza (forse troppo…)

La missione ad olio o vernice: dopo tre ore dalla stesa si può incollare la foglia. Poi c’è da attendere il tempo di asciugatura finale (altro che mezz’ora!).

Qualche batticuore

Come dicevo sopra, bisogna provare, provare, provare… se no non si impara. Stendo la colla, attendo le tre ore, e inizio a prelevare la prima foglia dal libretto alla superficie da dorare. Benino, si può migliorare con la successiva. Così è: quasi perfetta. La terza è accettabile. Poi iniziano i pasticci. Dove? Sul volto di Cristo, ovviamente! Partono un po’ di Cristi e Madonne… ops! pardòn! Lì si accartoccia un po’ tutto. Insomma, tra pose accettabili e pezzetti che si attaccano dove vogliono loro, lasciando buchi e lacune che devo correggere a brandelli, arrivo alla conclusione. Che sudata! Sono stremato. Ho imparato che devo ancora imparare bene la tecnica della posa, che è la parte più delicata. E la carta di trasporto devo cambiarla più spesso, se no l’oro si attacca alla carta invece che alla tavola.

Una volta seccato tutto per bene, tolgo col pennello le parti in eccesso e, anche per fissare bene la doratura, passo una bella mano di Makota su tutto e lascio asciugare. Non è esattamente come me lo aspettavo, ma per essere la prima volta non c’è male.

Copia 001. Pannello dorato a foglia d'oro
Il pannello dorato e “makotato”, in fase di asciugatura.

La smaltatura

Bene. Ora si passa alla smaltatura con i miei colori da vetro. Mi sembra che aderiscano bene sul Makota e quindi, abbastanza rapidamente porto a casa il risultato. Diverso dall’originale, sia per la differenza di luminosità tra l’ottone lucidato e la resina dorata a foglia. Alla fine della smaltatura maschero tutta la parte della mandorla e di Cristo, che suppongo avranno meno bisogno di protezione dalle ditate e “makoto” e successivamente ripasso con vernice spray cristallizzante “VerniDeco” con più mani, prima in totale e poi “evangelista per evangelista” (ho notato infatti che la sospensione non diretta sulla parte opacizza le parti lucide quando si deposita). Alla fine questo è il risultato:

Copia 001. Smaltatura
La smaltatura. Anche questa differisce in molti particolari dall’originale. Una cosa che non sono riuscito ad ottenere è un turchese chiaro chiaro sulla cornice, E’ venuto un po’ scuro, vabbé…

Cabochon e brillantini a gogo

Viene ora il momento di fissare con chiodini semenzine i castoni che non hanno funzione portante e saldare le viti sul retro dei castoni dei cabochon che andranno sul lato lungo, scegliere le pietre e i brillantini da fissare incollandoli con gel Attack, previa smerigliatura e pulizia dalle vernici nei loro alloggiamenti. (Vedi articolo sull’originale de “La pace del Buon Pastore). A differenza dell’originale scelgo le agate verdi sulla croce e i lapislazzuli blu negli angoli, dove piazzo a corona solo brillanti rubino, così come lungo le cornici. I brillanti o strass trasparenti, che iniziano a scarseggiare (dovrò per forza fare altri ordini cinesi) li riservo alla mandorla. Quattro falsi cabochon vanno sui pommoli del trono. Nobilito il retro, pasticciato dalle prove di verniciatura con un bellissimo foglio di plastica oro adesiva e lo etichetto e firmo. Terminato tutto questo lavoro, ecco finalmente il risultato finale.

Copia 001. Copertina terminata e finita
La copia numero 001 de “La pace del Buon Pastore”. Datata 31-3-2021.

Se siete interessati all’acquisto inviate mail a: gianca56paga@gmail.com per quotazione e accordi. (I prezzi, assicuro che sono molto interessanti, anche per parrocchie che non hanno grandi disponibilità). Oggetto: Copia 001 Pace del Buon Pastore.