Archivio degli autori Giancarlo Paganini

DiGiancarlo Paganini

Pseudo – Icona della Natività

Un presepe 3D ispirato alla grande tradizione delle Icone cristiane orientali

Pseudo Icona della Natività, finita
La Pseudo – Icona della Natività, completata

Presento in questo articolo il Presepe 3D (tridimensionale), opera a sbalzo e smalti su alluminio che ho terminato oggi, 24-11-20. Ho già illustrato in un precedente articolo (UNA ICONA DI PROVA. SAN GIUSEPPE NEL PRESEPE – datato 3 febbraio, a cui vi rimando) la genesi di quest’opera che, avvicinandosi il Natale, ha avuto una notevole accelerazione negli ultimi due/tre mesi. Non mi ripeto circa genesi e progetto iniziale. Da quell’articolo si capisce anche perché alla parola “Icona” antepongo il prefisso “Pseudo”.

Qui invece cercherò di documentare lo sviluppo temporale e la conclusione del progetto. (Per problemi legati alla seconda ondata di Covid quasi certamente il progetto pensato da don Luigi Conti non potrà andare in porto secondo tutti i suoi desiderata; forse il presepe verrà solo esposto isolato singolarmente nella Parrocchia milanese di Gesù Buon Pastore, senza il contorno delle scene realizzate dai bambini del catechismo.

Il senso di un’opera

Ho concepito il presepe in funzione catechetica e mi piacerebbe che venisse usato sempre per far incontrare ai bambini, attraverso la loro naturale curiosità e le loro domande, un riflesso del fascino del mistero del Natale.

Il progetto di don Luigi, col contorno dei presepi dei bambini

Comunque, alla fine, il presepio lo regalerò al caro don Luigi, che ha terminato il suo compito di parroco nella nostra parrocchia, per andare a svolgere il suo ministero sacerdotale al quartiere Feltre).

Durante il Lockdown precedente, pensavo di avere molto tempo a mia disposizione per pensare e iniziare a realizzare il progetto. In realtà il tempo è volato (ho battuto un po’ la fiacca…) e ho anche dovuto far marcia indietro e cambiare idea su un po’ di cose. Ero partito ai primi di febbraio, immaginando una Teotokos in un modo che poi non mi avrebbe convinto. Eccolo:

La Madre di Dio, nel primo abbozzo. Su un letto ligneo e con grande materasso. Era un po’ lignea anche la figura. Soprattutto non si sarebbe integrata al resto della composizione che andava chiarendosi in me, grazie ai primi abbozzi complessivi.
Il san Giuseppe dubbioso. Lo approvo subito senza cambiamenti

Il disegno del San Giuseppe meditabondo, del quale avevo già fatto una prova di sbalzo parziale, invece mi soddisfa, per cui diventa la pietra angolare su cui proseguire con il resto

Lo stile dei disegni

Altro aspetto da sottolineare circa lo stile del disegno. Se fino ad ora mi ero molto appoggiato all’archivio di bozzetti di mio padre Ettore, in questo caso dovevo per forza cambiare stile, cercando di adeguarmi il più possibile ai “tipi” tradizionali approvati dalla tradizione ecclesiastica orientale. Né un’Icona della Natività, né alcuna altra Icona, si può inventare “a muzzo”. (Allegherò di seguito una sintesi delle regole del buon iconografo).

Quindi, per sopperire a questa difficoltà, ho cercato di avvicinarmi ad Icone già realizzate da altri autori, cercando utilizzarne i proto-tipi e poi di armonizzare il tutto. So che certamente, per i veri scrittori di Icone, ho fatto una schifezza sotto diversi punti di vista (Quasi tutti). Lo so anch’o, ma mi piace lo stesso.

Il progetto generale, a partire dal contenitore

Prima cosa: realizzare il contenitore che conterrà il presepe. Senza questo passaggio è difficile rendersi conto del lavoro da fare, delle misure vere. Siamo a fine Agosto, inizio già a sentire il fiato sul collo del Natale che incombe… mi conosco e so che di tempo perso ce ne sarà parecchio, meglio portarsi avanti. Fatta la lista della spesa per recarmi al Brico a farmi tagliare i pezzi di legno necessari. Poi inizio a verniciare e a montare lo scatolotto.

I pezzi necessari per l’assemblaggio. Alla fine le misure esterne, comprensive di profili di alluminio sono: 41,5×26,5×27,2 cm
il montaggio del contenitore. Alcune pareti sono già state dorate, come si conviene ad ogni Icona che si rispetti. Peccato che il procedimento che uso sia molto maccheronico: niente fondo preparato a gesso e colla di coniglio, niente foglia d’oro, niente olifa.
Vernice spray acrilica su fondo ligneo preparato con tinta bianca da pareti.

La composizione generale

Mancava, oltre alle prove fatte, un progetto della composizione generale, eseguito nelle misure esatte della commissione. Un fatto non da poco. Me ne sono reso conto a mie spese dovendo poi far fronte alle misure piccolissime delle immagini da realizzare a sbalzo e poi da ritagliare sulle lastre di alluminio col cutter: un’impresa veramente faticosa! Da calli alle dita!

Misure alla mano, inizio a impostare a computer, con Illustrator, la scena complessiva, facendo un po’ un puzzle dei vari elementi schizzati. Ecco il risultato finale. Ovviamente qui è in 2D. Lo dovrò adattare al 3D, quindi, per esempio la montagna di fondo dovrà essere allungata parecchio dovendo svilupparsi poi sia nel piano verticale che in profondità, cioè in diagonale nello spazio. (La stamperò deformata in verticale, calcolando più o meno la sua vera estensione).

La composizione finale

Ci metto un bel po’ a creare la composizione con la nuova Madonna (l’immagine più bella, che ho utilizzato l’ho tratta non da una icona orientale su legno, ma da un affresco di ignoto italiano della Basilica di san Francesco in Assisi, per dire che l’unità della Chiesa, anche come sensibilità artistica, non era ancora frantumata nel 1290…) e gli altri personaggi che animano la scena. Diciamo che, tra tutto, che arriviamo già a fine settembre.

Gli sbalzi. I primi personaggi

La prima ad essere sbalzata, 10 settembre, anche per l’importanza è la Teotokos, nella nuova versione. Seguirà il nuovo san Giuseppe dubbioso intero e seduto sulla pietra (13-9). Erano i personaggi che avevo già deciso per primi come avrei dovuto farli, non ho dovuto attendere la fine dell’intera composizione generale. Decido che seguirò più o meno la stessa tecnica messa a punto per l’ambone di Mirasole a Opera (con la differenza che qui smalterò anche le figure e non solo i fondi). Gli smalti che uso, visto che me lo chiedono in molti sono quelli per vetro GLAS Art della Marabu.

Gli smalti Glas e Glas Art della Marabu

Ma qui, inoltre, dovrò fare delle “statuine” che stiano in piedi da sole e che mantengano una certa consistenza anche dovendole scontornare. Quindi dietro lo sbalzo dovrò incollare uno spessore di cartone che non sia impossibile da ritagliare e mantenere un appoggio (a L) che possa venire fissato, con colla a caldo, al fondo.

La Teotokos appena sbalzata
Tagliata e incollata sulla base di cartone
… e smaltata. Mi accorgerò solo alla fine che le mancano le tre stelle sul mantello, segno della perenne verginità: prima, durante, dopo il parto. E quindi verranno aggiunte a Madonna già installata nel presepio.
Il san Giuseppe sbalzato e scontornato, incollato sul suo cartone posteriore.
Il san Giuseppe smaltato. Trovo notevoli le ombreggiature create dallo smalto. che rendono superflui i tocchi di luce tipici delle Icone. (Lumeggiature dorate = assist)

Il fondo montuoso

Passo poi alla realizzazione della montagna e della grotta. Elementi che mi pongono diverse difficoltà realizzative. Come ho già accennato stampo l’elemento deformato in altezza e lo sbalzo mettendo a frutto il mio background professionale di grafico cartografo sfumista-montagnista (non si butta via nulla… come il maiale). Poi ne accentuerò l’effetto rilievo ombreggiato anche con il colore di smalto. Taglio l’apertura della grotta col cutter. Devo pensare a come dare struttura portante alla lastra sottile e quindi uso abbondante colla di montaggio con l’associazione di un cartone molto spesso sul retro. Per tenere il tutto in posizione obliqua nello spazio e nel volume generale creo, sempre col cartone, uno scatolato che scorre, sia tra due sostegni fissati al rilievo di fondo, sia tra due binari fissati alla scatola di legno e viene fissato ad essi per mezzo di chiodi estraibili, in modo che se dovessi intervenire posso sempre farlo smontando tutto l’ambaradan senza problemi. Nello scatolato portante introduco e incollo un foglio di stagnola da cucina stropicciato e dipinto di nero che simuli l’effetto roccia di una grotta buia. Perfetto.

Le montagne appena sbalzate. Va ancora ritagliata la grotta e rifinito il bordo superiore che piegherò sul cartone incollato. Nella parte inferiore prevedo uno spazio di terreno, libero posteriormente e incurvato, che arrivi quasi al bordo dello scatolotto.
Le prove per mettere in posizione le montagne nello scatolotto.
Il tutto, quando sarà ritagliato e messo in posizione, andrà poi lucidato e smaltato.

Il Bambino, la mangiatoia e gli animali nella grotta

Bene, tocca ora al Bambino in fasce, alla mangiatoia/sepolcro e agli “animalia” (…ut animalia viderent Dominum natum…) da inserire poi all’interno della grotta.

Sbalzo prima il Bambino fasciato e poi la mangiatoia, che in realtà ha la forma di un sepolcro marmoreo, a simboleggiare il destino di crocefissione di Cristo, motivo della Sua venuta tra gli uomini. Il sepolcro è proprio tridimensionale, ma lo realizzo con una prospettiva forzata, innaturale, per dare più profondità e assomigliare di più a quelle prospettive “rovesciate delle icone. Bambino e sepolcro vanno montati su un supporto scatolato che andrà inserito all’interno della grotta, in modo da emergere alla giusta altezza.

Lo sbalzo di Gesù bambino e del suo sepolcro
Il bambino montato sulla mangiatoia e già smaltato. E’ veramente una miniatura microscopica, difficilissima da sbalzare!
Il supporto scatolato di cartone sul quale sono montati i due elementi e sul quale andranno applicati anche i due animali della stalla.

Ora tocca all’asino e al bue. Li sbalzo, li smalto e provvedo a creare dei supporti per fissarli tra la parete di fondo della grotta e il supporto del sepolcro.

Asino e bue sbalzati, scontornati e smaltati
Il supporto di cartone sul retro del bue, simile a quello dell’asino. Tutte le facciate posteriori dei personaggi vengono in seguito verniciati d’argento, anche per proteggere il cartone dagli influssi dell’umidità che potrebbe incurvarli

Il 26-10-20 siamo a questo punto. Ne manca ancora parecchio di lavoro!

Stato dell’arte al 26-10-20. Grotta finita con i suoi abitanti e le rocce di carta stagnola dipinta, montagne a posto, Maria e Giuseppe finiti e posizionati. Il tutto è ancora non fissato definitivamente, per consentire modifiche e migliorie dell’ultima ora.
Vista dall’alto del particolare della grotta della Natività. La Madonna Teotokos è solo appoggiata e fissata con nastro adesivo sul retro. Alla fine dovrò applicare un sostegno più alto e complesso per aumentare l’inclinazione in verticale

Gli altri personaggi

31-10-20. Viene la volta del pastore tentatore (Tirso) e del suo compare. Tirso viene anche identificato col demonio che inocula a san Giuseppe tutti i dubbi del mondo a riguardo di questa nascita mirabile. Ci sono varianti dove la figura è identificata con Isaia che indica il germoglio che nasce dal tronco di Iesse.

Il bastone secco e spezzato ha questo significato:
”Come questo bastone non può produrre fronde, così un vecchio non può generare e una vergine non può partorire”. La tradizione vuole che il bastone sia rifiorito, proprio per indicare che nulla è impossibile a Dio.

Tra l’8 e il 9 novembre tocca ai 4 angeli annunciatori. Sbalzare le ali e i volti ha richiesto molta perizia. Però alla fine, smaltati, mi sembrano luminosi, come il loro essere. Troverò poi alcune difficoltà durante l’assemblaggio al bordo superiore della montagna, specie per l’angelo col cartiglio, che mi vedrà costretto a piegargli un po’ un’ala, ma… vabbé…

I 4 angeli che si rivolgono ai magi e ai pastori. La linguetta inferiore sporgente è ciò che mi permetterà di fissarli alla montagna.
Ed ecco gli angeli montati sul monte. Appare da un lato la stampata dei magi nella loro posizione. Mi sono serviti per posizionare correttamente l’angelo in basso a sinistra. Siamo a sera del 9-11-20

Una parentesi “luminosa”

Il 10-11-20 apro una parentesi che si protrarrà per diversi giorni, perché il soffitto deve ospitare un piccolo impianto di illuminazione a led, nascosto da quinte nere, alimentato da pilette a pastiglia, con 20 microscopici led.
E qui i veri scrittori di icone inorridiranno, a ragione: la luce dovrebbe essere quella del Tabor, (la Trasfigurazione) provenire cioè dall’oro di fondo. Già, bravi, ma non essendo una tavola 2D, mi risulta difficoltoso far emergere dal buio gli elementi che più si posizionano sul fondo dello scatolotto. L’idea, comunque, sarebbe quella di valorizzare con degli spot di luce proiettata alcune figure, i cieli e il raggio di luce dello Spirito santo.

In realtà non sono del tutto soddisfatto del risultato, per diversi motivi: la pochezza e la debolezza dei punti luce, la luce sostanzialmente fredda che ho dovuto ritoccare con lo smalto giallo o arancio in alcune zone, le pilette che si scaricano troppo rapidamente, i troppi riflessi generati, san Giuseppe è troppo avanzato e irraggiungibile, ecc. Cercherò di migliorarlo, magari inserendo un alimentatore.

I mini led posizionati nei punti strategici. Le quinte sono ancora da dipingere di nero e fissate col nastro adesivo. Ma siamo ancora all’inizio, lo studio andrà avanti per un bel po’.
il 16-11 le luci sono a buon punto e viene posizionato anche il raggio dello Spirito e la stella
Qui si vede il coperchio rovesciato con l’impianto luci quasi definitivo. Sotto i led ho posizionato dei mini-riflettori di alluminio per concentrare le luci. E’ una foto in fase molto avanzata (23-11), quasi alla fine e lo si nota da quasi tutti i personaggi al loro posto. Si notino il semicerchio dei cieli, la stella e il raggio di luce. Di plastica e piegati in avanti.

Avanti coi personaggi

Nel frattempo proseguo con la realizzazione degli altri personaggi: pastore, pecore e levatrici che fanno il lavacro al bimbo appena nato, sono sbalzi del 19-11.

Le altre 2 pecore sbalzate non le ho fotografate, Queste figure sono del 19-11

A queste seguono i Re magi, che completano i protagonisti del presepio. Qui le vediamo tutte finite, smaltate e in posizione. La sezione levatrici che fanno il bagno a Gesù mi ha dato molto filo da torcere, per via di tutti gli intagli da apportare per scontornare le figure. Siamo ormai al 21-11.

Le ultime scene e figurette finite

Gli ultimi dettagli

Credete che sia finita così? No, mi sento in dovere di stendere un testo, (che incollerò qui in coda), dove spiego al nuovo pro-parroco don Matteo, a don Luigi e a chi lo desidera, lo studio che ho fatto e i significati di ogni figura e dell’Icona in generale. Facendo ciò mi accorgo (ohibò!) che ho tralasciato le tre stelle sul mantello della Madonna, simbolo della sua verginità prima, durante e dopo il parto e i due arbusti, testimoni vegetali del mondo naturale e parte della trasfigurazione di tutto il creato in cosmo, nuova creazione. Devo assolutamente porvi rimedio. In fretta e furia tiro fuori questi due gioiellini che sembrano spille di smeraldo.

Alberelli sbalzati e smaltati
Alberelli sbalzati e smaltati. 23-11-20

Verso la conclusione

Bene, ora è il momento di rimontare definitivamente tutto e predisporre l’alloggiamento per il vetro sintetico antiriflesso che ha la funzione di proteggere il fragile manufatto dalle mani di pazzi e malintenzionati che girano dalle nostre parti e che hanno fatto già gravi danni in parrocchia.

(L’anno scorso sono state rubate le statue grandi del presepe tradizionale e rovinato il coperchio smaltato del fonte battesimale…).

Fisso con due vitine con bullone passanti attraverso il compensato del pavimento il bordo anteriore della montagna e le figurette in primo piano al pavimento. Al Brico poi acquisto sia il vetro sintetico (da tagliare col cutter in misura) che un listellino angolare di alluminio che taglierò in misura e metterò sul fronte sui lati lunghi, come guide per la lastra. Non lo trovo anodizzato oro, quindi lo vernicio a spray con lo stesso oro acrilico del fondo. Acquisto anche delle piccolissime viti autofilettanti per l’assemblaggio dei pezzi allo scatolotto. Lateralmente metto due piccoli fermi angolari da avvitare sui fianchi di legno per fermare il vetro in posizione.

Prima di chiudere il fronte, ovviamente scatto un po’ di foto.

Post scriptum: Il 27 novembre il presepio viene esposto in parrocchia. Gesù Buon Pastore via Caboto, 2 Milano: eccolo.

A QUESTO PUNTO NON MI RIMANE CHE AUGURARVI BUON AVVENTO E BUON NATALE!

Presepio pseudo icona terminato
Con illuminazione esterna
Con illuminazione interna attiva

Il testo dello studio

PSEUDO-ICONA DELLA NATIVITÀ

PREMESSA

LE ICONE NELLA TRADIZIONE CRISTIANA ORIENTALE (Rif. *)

Le icone, per la Chiesa d’Oriente, sono molto di più di quello che sono per noi le immagini sacre: sono inscindibilmente legate alla proclamazione della retta fede (ortodossia). Ciò dipende dal legame, (stabilito dal VII° Concilio – Nicea, 787 d.C. – l’ultimo riconosciuto valido dalla Chiesa Orientale), tra l’espressione pittorica delle realtà spirituali e il dogma dell’Incarnazione, mediante il quale l’Invisibile si è degnato di assumere il visibile e di rivelarsi attraverso l’umanità di Cristo.

L’icona ha quindi un valore profondamente spirituale: non solo linguaggio figurato in aiuto della memoria, ma invito espresso in luci e colori a quella tensione spirituale, a quella TRASFIGURAZIONE del singolo e del creato, che i Padri orientali hanno espresso con il termine “Theosis”, ovvero deificazione o divinizzazione. (1)

Da Calcedonia

Il Concilio di Calcedonia (451 d.C.) elaborò il simbolo della retta fede della Chiesa sull’Incarnazione: “… Il Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo è uno e medesimo. Questi è perfetto nella Sua divinità e nella Sua umanità, vero Dio e vero uomo, composto di anima, un’anima razionale e un corpo. Egli, Uno e medesimo, è della stessa sostanza del Padre secondo la divinità ed è della nostra stessa sostanza secondo l’umanità, si è fatto in tutto simile a noi eccetto che nel peccato. Nato dal Padre prima di ogni tempo, rispetto alla divinità, per noi e per la nostra salvezza nacque da Maria Vergine e Madre di Dio, rispetto all’umanità. Noi crediamo uno solo e medesimo Cristo, Figlio e Signore, unigenito in due nature, senza confusione o cambiamento, senza divisione né separazione. Ma la differenza delle nature non è mai cancellata dalla loro unione, anzi ciascuna di esse conserva la sua proprietà concorrendo entrambe a costituire una sola persona o “ipostasi”. (2) Noi non lo crediamo uno in due nature separate e distinte, ma un solo e medesimo Figlio, il Verbo divino, Nostro Signore Gesù Cristo”.

Considerazioni storiche

Non sono affermazioni da poco, per noi sembrano scontate o superate, al nostro sguardo superficiale. Pro o contro questo credo si sono guerreggiate lotte sanguinose, per esempio tra iconoclasti (che non ammettevano una rappresentazione del Mistero eterno in forma sensibile e/o artistica, combattuta come idolatria) e coloro che invece, proprio in virtù dell’apparizione in terra dell’uomo-Dio Cristo, mistero incarnato fattosi nostro prossimo, non solo la ammettevano ma, anzi, la incoraggiavano.

San Giovanni Damasceno, intorno al 730 d.C., contro gli iconoclasti afferma: “ …Noi però possiamo rappresentare il Dio che si è incarnato, si è mostrato nella carne sulla terra, si è mescolato agli uomini nella Sua ineffabile bontà, ha assunto la natura della carne, la densità, la forma, i colori”.

Non si tratta quindi di idolatria, ma di “illustrare quando l’invisibile diventa visibile nella carne,… la rassomiglianza dell’invisibile”. “Come gli Apostoli hanno visto corporalmente Cristo, le sue sofferenze, i suoi miracoli e hanno inteso le Sue parole, anche noi desideriamo vedere e intendere per essere felici”. “…noi contempliamo le Sue fattezze corporali, i suoi miracoli, e i suoi patimenti, ne siamo santificati, resi pieni di ardore, di letizia e di beatitudine, a esse rendiamo onore, venerazione, adorazione e, per quanto ne siamo capaci, cogliamo nello spirito la gloria della Sua divinità. Noi siamo duplici, fatti di anima e di corpo, (…) ci è impossibile andare allo spirituale senza il corporeo”.

La natura umana ha bisogno di segni sensibili per poter giungere all’intelligibile, quindi necessita di segni quali la scrittura e la raffigurazione iconica. La Chiesa che porta con sé l’autocoscienza sicura della fedeltà alla tradizione può giustamente giudicare quando le immagini hanno diritto di portare il nome di proto-tipo. Così accolse e approvò i tipi che divennero canonici (…) non permettendo all’artista di progettare forme e composizioni non suffragate dalla tradizione stessa; l’artista cioè non è libero di rappresentare quello che vuole. Ma lo è nell’esecuzione artistica, nelle tecniche e nella padronanza degli strumenti.

I canoni

I precetti tecnici canonici per l’esecuzione di una icona sono: a) tavola di legno, b) colori a tempera, c) bidimensionalità, d) riduzione del paesaggio e dello sfondo ad un semplice accenno, e) fondo oro e assenza di ombre proiettate, f) uso della prospettiva inversa, g) conformità ai tipi canonici approvati, h) bordo della tavola come cornice dorata in rilievo, i) preghiera fedele dell’iconografo.

Note
1) Dalla presentazione di Mons. Enrico Galbiati al volume “Il mistero e l’immagine” di Pietro Galignani. 1981, La Casa di Matriona. (*) Questo libro è la mia fonte per questo testo.
2) Nel Cristianesimo il concetto neoplatonico di ipostasi svolse un ruolo fondamentale nella formulazione della dottrina trinitaria: i caratteri specifici di Padre, Figlio e Spirito Santo furono definiti come ipostasi (sostanza personale), ma posti a un livello paritario e non più gerarchico. Il termine “ipostasi” fu così consacrato dal concilio di Calcedonia (451) che affermò l’esistenza in Cristo di un’unica ipostasi-persona in due nature: umana e divina.

LA PSEUDO-ICONA QUI REALIZZATA

Per la genesi dell’opera, per la tecnica usata e per un mucchio di altri motivi, questa che vediamo qui non possiamo quindi chiamarla Icona della Natività. Commissionatami a febbraio 2020 da don Luigi come parte del suo progetto di presepio del Natale 2020 (molto più complesso e più articolato anche dal punto di vista teologico), che doveva essere tridimensionale, inserito in una scatola di legno centrale e poi accostata alle altre realizzate dei bambini del catechismo, mi ero ispirato come idea portante alle rappresentazioni della tradizione orientale, perché affascinato dalla profondità di tale teologia e dalla misteriosità di talune figure e atteggiamenti dei personaggi raffigurati che per noi, per la nostra tradizione occidentale, erano divenute un po’ estranee negli ultimi secoli. (Molte testimonianze artistiche del nostro passato ci ricordano invece l’unità di un tempo antico(3)). Mi ricordavo ciò che san Giovanni Paolo II una volta (13.10.1985) disse all’incirca: “La cristianità ha due polmoni, Oriente e Occidente, e deve ricominciare a respirare con tutti e due”. Quindi, nel desiderio di riscoprire una ricchezza complementare e necessaria ho iniziato a guardare diverse icone della Natività e ad immaginare come realizzare quest’opera. 

Non è su legno, non è dipinta a tempera, non è bidimensionale, ha una sua illuminazione e non solo l’oro del fondo… insomma per i puristi è una porcheria. Io spero che però, attraverso la mia personale ricerca, il mio lavoro (ce n’è dentro tanto) e la mia tecnica a sbalzo su alluminio e smalti sintetici da vetro, qualcosa di vero e prezioso passi comunque. L’ho pensato espressamente come presepio con finalità catechistiche, pensando ai bambini dei miei corsi di iniziazione cristiana, innanzitutto. E come tale desidererei che venisse sempre usato.

Affresco Natività Assisi
Nota 3) Ci sono rimasti numerosi esempi antichi nelle nostre terre che testimoniano di questa unità espressa anche nella figurazione iconografica: gli affreschi absidali in Sancta Maria foris portas a Castelseprio (VA), il portale della cattedrale di san Zeno a Verona e l’affresco di anonimo italiano nella Basilica di s. Francesco ad Assisi (nella foto) da cui ho preso gran parte dell’ispirazione, giusto per citarne tre.

Analizziamo forma e contenuti allora.

1- Resta l’uso, anche se imperfetto per via del 3D, della prospettiva inversa: la realtà cioè non è vista in modo naturalistico fisico-temporale, ma spirituale; la composizione (in questo caso della Natività), essendo una Teofania (manifestazione sensibile di Dio) nasce da un punto centrale e si sviluppa intorno ad esso. La grandezza delle figure non è data dalla lontananza o meno dall’osservatore, ma dalla loro importanza ed essenzialità. Così come per le loro fattezze e le proporzioni, non desunte dal loro essere fisico ma, allegoricamente dalla loro essenza spirituale, essendo l’uomo concepito come immagine di Dio.

2- Resta anche il trattamento non realistico del tempo, dello spazio e delle narrazioni: spesso in contemporanea avvengono più fatti. (Il bambino appare due volte nella stessa composizione, nella mangiatoia e lavato dalle levatrici). Così il fedele diventa “contemporaneo” al Mistero rappresentato: il tempo viene fatto “esplodere” nell’oggi di Dio e così pure lo spazio, che rappresenta un mondo trasfigurato: è il luogo di Colui che non ha luogo, che è incircoscrittibile e si lascia circoscrivere.

3- Purtroppo qui la concezione canonica, “Taborica”, della luce che promana dall’oro dell’icona non è stato possibile mantenerla. La tridimensionalità la impedisce e quindi ho dovuto supplire, per rendere visibili i particolari, con una illuminazione a soffito, nascosta da quinte, ma presente.

LE FIGURE

1)- La Madonna o Teotokos (Madre di Dio). La Deipara campeggia al centro della composizione tagliandola di sbieco. È la figura più grande di tutte. È Colei che accoglie il Verbo e questo fa di lei la “Piena di Grazia”, la massima realizzazione dell’umano. Col capo avvolto dall’aureola della luce divina riposa su un letto (ne ho trovati di diverse fogge e colori e ho scelto il bianco che mi sembrava più luminoso del purpureo e contrastava con le sue vesti: la tunica azzurro intenso e il mantello porpora, che simboleggiano rispettivamente la sua creazione a immagine di Dio e la sua deificazione nell’accettazione del suo coinvolgimento nel mistero della salvezza, cioè la sua trasformazione interiore, la sua piena somiglianza con Cristo, che dona a Lei per grazia quello che Egli possiede per natura). Per inciso, è l’inverso dei colori con cui è tradizionalmente raffigurato Cristo nelle Icone: Dio rivestito di carne umana. La Teotokos  porta sul capo e sulle spalle le tre stelle del mistero della sua maternità verginale: vergine prima, durante e dopo la natività.

2)- Al suo fianco Gesù appena nato, il Dio fatto uomo giace, avvolto in fasce molto strette come quelle di un defunto, in una mangiatoia di pietra, molto somigliante ad un sepolcro. Il bambino circondato dall’aureola dorata, l’asino e il bue che lo guardano stanno all’interno di una grotta, che rappresenta la terra dopo il peccato, molto buia: La luce è apparsa nelle tenebre. In questa voragine sono già prefigurati gli inferi raggiunti dalla potenza redentrice di Cristo nell’icona di Pasqua, della resurrezione. Cristo, assumendo la carne mortale illumina, trasfigura, deifica l’uomo e la natura; il mistero della nascita è vissuto all’interno della fede pasquale.

3)- Sopra il bambino sono rappresentati i cieli, oltre i quali vive il mondo spirituale sovraceleste, in forma simbolica dei tre cerchi colorati dai quali emerge un raggio di luce (spesso tripartito) nel quale è rappresentato lo Spirito santo (In alcune Natività è in forma di colomba, in altre compare la stella). Il legame che li unisce è quello della comunione ineffabile trinitaria. Lo Spirito vivificante, che fa degli uomini dispersi un popolo nuovo e del mondo un cosmo ordinato, testimonia, come nel Battesimo al Giordano, che Cristo è il Figlio di Dio. (Teofania)

4)- Attorno al nucleo centrale della natività sono disposte altre scene non contemporanee ma rappresentate contestualmente nelle quali, (con più libertà di disposizione e rappresentazione), sono raffigurati secondo i canoni e i proto-tipi approvati:

a- l’annuncio degli angeli ai pastori,
b- il bagno di Gesù Bambino con le levatrici,
c- la venuta dei Magi,
d- il dubbio di Giuseppe.

  1. Gli angeli (solleciti ministri attorno alla gloria di Dio e annunciatori/messaggeri della sua Parola) che si rivolgono ai pastori sono in duplice atteggiamento: uno ha lo sguardo rivolto verso l’alto, verso la sorgente di luce, l’altro si rivolge direttamente ai pastori e comunica loro il grande messaggio (su un cartiglio).
  2. Nel cosiddetto vangelo di san Giacomo (Pseudo Matteo) è citata Salomé che fa prendere il bagno al bambino divino, prefigurando il Battesimo del Giordano. La scena quindi compare in questa Natività e, “stranamente”, fa in modo che Gesù bambino compaia due volte nella stessa icona.
  3. I Magi, guidati dalla stella, e assistiti dagli angeli, compaiono tra i dirupi dei monti coi loro doni e vengono alla grotta per riconoscere nell’infante che “Colui che non ha carne si incarna, il Verbo si appesantisce di un corpo (…) l’invisibile si fa visibile, Colui che non può essere toccato si lascia toccare, Colui che non ha principio inizia e il Figlio di Dio diviene figlio dell’uomo”. (dalla liturgia). Nobili e di lontana provenienza sono vestiti con abiti sfarzosi (a volte sono rappresentati a cavallo). Nella tradizione bizantina l’adorazione dei Magi è legata al Natale e non all’Epifania come in Occidente. Sono anch’essi un elemento teofanico, prefigurando coi loro doni, oro, incenso e mirra,  la Sua resurrezione dopo tre giorni.
  4. Il dubbio di san Giuseppe. Le varianti di questa scena, nelle icone consultate, sono parecchie. In modo particolare il personaggio che sta di fronte a san Giuseppe viene identificato o con il profeta Isaia (ma, nel caso è rappresentato diversamente, con le vesti di pelle o di peli animali come Giovanni Battista, con la mano destra ad indicare il bambino che viene lavato e un tronco da cui spunta un germoglio (di Iesse) e la sinistra su una tavoletta scritta per ordine di Dio), o con il pastore tentatore Tirso, ovvero il diavolo sotto forma di pastore (a volte accompagnato da un altro pastore). Costui gli indica un bastone rotto o comunque secco e contorto come a dirgli: ” Come il bastone non può produrre fronde, così un vecchio non può generare e una vergine non può partorire”. La tradizione vuole che il bastone sia rifiorito, proprio per indicare che nulla è impossibile a Dio. Questo particolare giustifica allora le diverse varianti: si sono uniti il virgulto di Isaia che sorge dal tronco di Iesse col bastone di san Giuseppe, quindi il pastore sarebbe il realtà Isaia che scompare dalla scena del bagno. Quindi le tre varianti sono: 1-tentazione di Giuseppe, e testimonianza di Isaia; 2- tentazione di Giuseppe istigato dal demonio; 3-Giuseppe rassicurato nei sui dubbi da Isaia.

In ultimo un cenno sulla natura, raffigurata in modo molto scarno dalla montagna, dagli animali (pecore, asino e bue) e dalla scarna vegetazione: anch’essa è testimone di questa teofania e viene trasfigurata anch’essa: diviene un cosmo ordinato.

Concludendo, l’annuncio teologico dell’icona della Natività afferma innanzitutto la potenza di Dio, che inaccessibile nella Sua natura si manifesta, discende verso l’uomo, si accompagna con l’uomo condividendo la sua vita, risignificandola in modo salvifico. Proclama poi il miracolo della maternità virginale come luogo di applicazione, il punto di consistenza attraverso il quale la manifestazione divina entra nella storia dell’uomo. Infine  annuncia che la teofania divina non è solo un fatto miracoloso che si presenta all’uomo lasciandolo attonito spettatore; lo scopo di questa teofania, lo scopo della filantropia divina è la deificazione dell’uomo e della natura.

Non rinnego nulla della nostra tradizione cattolica e francescana del presepio, che molto deve del suo sviluppo anche artistico al confronto serrato nei secoli con la cultura e le scienze sviluppate nell’ambito della cristianità occidentale, ma proprio perché possiamo essere assuefatti alla nostra rappresentazione iconografica abituale, ritengo che l’approccio con questa spiritualità possa aiutarci a vivere con più attenzione questo Mistero.

DiGiancarlo Paganini

Referendum: un altro grande passo in avanti…

…verso il baratro. Sì! Verso l’assenza di democrazia. Sì! Verso una oligarchia incontrollata e incontrollabile (altro che democrazia diretta!). Sì! Verso l’irrilevanza totale della rappresentanza politica e democratica, popolare. Sì! Verso lo squilibrio dei poteri, col Governo pigliatutto e il Parlamento a far da spettatore inutile e inutilizzato. Sì! Al risparmio di una tazzina annua a testa e alla creazione di innumerevoli commissioni di esperti cooptati da chissàdove (e di cui nessuno rende conto quanto a risultati e costi).

Il tutto, (questo il vero capolavoro!!!), ottenuto (70% vs 30% circa) attraverso uno strumento democratico come il referendum. Magnifico risultato, bravi!. Però questo resta un cattivo referendum, anzi, un referendum cattivo. Non so se si era capito dalle battute precedenti, ma ero per il NO. Ma non per nostalgia o perché non ci sia nulla da cambiare in Italia, anzi! (Ma quelli per il NO sono tacciati di essere dei “Benaltristi”e quindi squalificati al dibattito. Lo rivendico: ci sarebbe voluto ben altro).

Non mi sono forse mai occupato direttamente di politica in questi post pseudo umoristici della categoria vignette di attualità. Era una falla da tappare, per cui eccovi accontentati con una modesta analisi politica e un po’ di considerazioni varie ed eventuali. Non me ne abbia chi la pensa diversamente.

Molti partiti di destra e di sinistra (quelli grossi, ovviamente, che devono far fuori quelli piccoli) erano illogicamente e incongruamente per un sì davvero incomprensibile. Primo tra tutti il PD di Zingaretti che ha svenduto i suoi numerosi precedenti NO ai tagli inconsulti dei parlamentari, NO per la tutela della Costituzione, in cambio di un sì a un po’ di poltroncine di governo, (che ora c’è e domani, chissà… ma speriamo di no). Poi gli altri miopi di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia: assurdi e autolesionisti. Forse per tatticismi oscuri speravano di guadagnare anche loro qualche votarello futuro seguendo la scia del “politicamente corretto” del momento? Si chiama conformismo. E porta inevitabilmente alla inincidenza politica. Prospettive? Niente.

Comunque, il primo che mi parla ancora della “Costituzione più bella del mondo”, lo mando a… quel tal paese. Adesso, coi tagli alla rappresentanza popolare (è un referendum cattivo), abbiamo delle belle frattaglie da cercar di rimettere insieme pena il totale malfunzionamento o il blocco delle istituzioni. C’era un equilibrio che i padri costituenti hanno ricercato e cercato pazientemente di immettere negli ordinamenti, col bilancino, memori delle sopraffazioni fasciste, per difendere proprio la rappresentanza politica del popolo.

Popolo che ha i suoi demeriti ovviamente: disimpegnandosi, arrendendosi, schifato dai cattivi esempi e impaurito a morte dall’impegno nella pericolosissima politica attiva ha lasciato la cosa in mano ad altri, delegando alla grande. (Come diceva Czeslaw Milosz: «…Pensi a bere il caffè e a dare la caccia alle farfalle. Chi ama la res publica avrà la mano mozzata»).

Popolo = gente comune, professionisti, lavoratori, operai, tecnici, volontari, ricercatori, pensionati, studenti, artigiani, casalinghe… ma chi ha più il tempo e la voglia di mettersi insieme e giocarsi in queste cose? Oggi siamo tutti più “da soli”, sospettosi e quindi indifesi e deboli di fronte ad un potere sempre più invadente.

Manipulite è stata un primo bel passo in avanti, nel senso che dicevo all’inizio. Era doveroso dare una ripulita alla prassi politica degenerata in affarismo, ma le rivoluzioni giacobine hanno sempre avuto il difetto che poi bisognava ripulire anche dal sangue.

Ci voleva, ci sarebbe voluta invece, una educazione lunga e paziente del popolo all’agire politico, (al dialogo, alla trattativa, al compromesso e alla decisione, alla progettualità concreta e a come ottenerne il consenso più largo); con tanti bei corpi intermedi da “allevare” e una bella gavetta nelle amministrazioni locali per maturare i candidati e selezionare i migliori. Qualcuno l’ha vista? Qualcuno si è preoccupato di educare le nuove generazioni a questo impegno in questi anni? No, roba troppo a lunga scadenza. Non ne vedremo mai i frutti. Poi si lamentano. Mandano Tweet. Comunicati spray recitati a memoria. Insopportabili. E intanto tagliano il ramo su cui sono seduti. Miopi e stolti.

Il vero tema è che la politica non è (innanzitutto) roba di partiti. I partiti sono solo uno strumento (effimero) di presenza organizzata, non sono mafie, enti personalistici o monarchie (per i capi o i segretari ci vorrebbero mandati a scadenza breve obbligatoria, non a vita e/o ereditari – dài il tuo apporto poi torni a lavorare), ma devono essere espressione di una società attiva e vivace, espressione di interessi chiari e trasparenti. Ecco, una riforma dei partiti ci vorrebbe! Ma chi la farebbe? I partiti? Ma mi faccia il piacere!…

I Partitoni autoreferenziali invece (sempre più unanimemente statalisti e accentratori) han fatto di tutto in questi decenni per incentivare questa assenza di partecipazione, (tanto comanda il Capo!) arrogandosi il diritto e il potere di imporre unilateralmente loro i candidati, sempre più asserviti alle segreterie, con vari metodi (Collegi, riforme elettorali porcine, spinta al maggioritario e abolizione delle preferenze, ecc).

Venuti meno i legami chiari e assidui con la società e i corpi intermedi di riferimento (in estinzione?), venuto meno persino il forte legante dell’ideologia di parte o della divisione del mondo in Blocchi, cosa li tiene insieme questi partiti? Quel poco (o tanto) di poteruccio che viene lasciato loro (vassalli, valvassori, valvassini e servi della gleba) dal Potere finanziario mondiale. Basta non rompere troppo, beninteso. Miopi e stolti.

Ma date alla gente la possibilità di scegliere un candidato e promuoverlo o bocciarlo, come si è notato in queste Elezioni Regionali, in entrambi gli schieramenti, con Zaia e Toti o con De Luca e Emiliano e vedete il risultato: alla faccia delle liste di sostegno, la gente vota la persona. Di uno ti fidi, per svariati motivi, di un altro, no. Come accade nella vita reale.
(Ma anche le Regioni hanno subito attentati e tentativi di riforme che le avrebbero svuotate).

Intanto, recitiamo una prece per la signora Costituzione. Sfigurata, azzoppata, sottoposta a parlamentarectomia preventiva e ferita a morte con arma da taglio;… speriamo in un buon RI-Costituente. Prima o poi.

DiGiancarlo Paganini

Studia!

(Se vuoi riuscire bene nel commercio…)

“Studia! Se vuoi riuscire bene nel commercio”. Questo simpatico motto familiare ha da sempre condizionato il mio modo di essere, anche se, quanto a titoli di studio, lo ammetto, ho un medagliere piuttosto scarno.

Però ho sempre cercato di imparare da tutti, ho studiato sempre gli argomenti che volevo approfondire, sono sempre stato curioso e sperimentatore. Stavolta però abbiamo fatto sul serio (Io e mia moglie Daniela Blandino): abbiamo frequentato con successo in giugno, ONLINE (adattandoci, ma anche approfittando dei problemi legati al Lockdown Covid), il primo livello del corso di modellazione solida con Rhinoceros.

Qui il mio certificato da neofita di primo livello (cioè, ehm…, siamo veramente ai rudimenti, alle basi raso terra…). Il mondo, anzi l’universo che ci si spalanca innanzi, però, è davvero infinito: ci si sente veramente inesperti navigatori su un guscio di noce.

Il certificato di Rhino, rilasciato dal docente, formatore abilitato Francesco Paganini

Un mondo davvero interessante quello della modellazione solida in 3D con la possibilità di ottenere prototipazione degli oggetti creati con Rhinoceros.

Un sogno nel cassetto, un desiderio

Il mio sogno nel cassetto, da realizzatore di icone a sbalzo e smalto, è la realizzazione di un calice istoriato con alcune riproduzioni di formelle di via crucis di mio padre Ettore. È un po’ la molla che ha fatto scattare questa iniziativa di conoscenza e formazione. Un calice che esprima la preziosità del sacro in chiave moderna. Con l’uso quindi di materiali preziosi oggi, tipo qualche lega o metallo raro (Rodio, Palladio, Iridio, Titanio, Platino, Osmio…), inserti di fibra di carbonio, ecc; e una lavorazione tipo la stampa 3D addizionale per i metalli.

Qualche idea già ce l’ho: chissà se riuscirò a realizzarla?

DiGiancarlo Paganini

ORRORE E RACCAPRICCIO

O “terrore e raccapriccio” come insegna Cattivik del grande Bonvi.
Ho un istintivo moto di raccapriccio quando vedo le scene di vandalismo dell’abbattimento, dell’imbrattamento delle statue di chicchessia. Così, a pelle. Anche se l’antirazzismo è un’ottima causa, intendiamoci.
Eppure si tratta solo di nomi, immagini, ritratti, “icone”, manufatti più o meno artistici. Come mai allora? Bisogna andarci a fondo. Penso sempre che la storia cambi continuamente e quindi quello che oggi è considerato storicamente, da una determinata comunità umana, un valore condiviso, domani non lo so, in altra epoca, in altra società, forse non lo sarà più e anzi magari sarà considerato come un disvalore. La storia, il tempo, non è Dio, non è tutto, non è l’assoluto, passa, evolve, si muove, cambia. Ma non è uguale a zero. E, come tale, in prospettiva, va guardata e rispettata.

Prendersela con gli abitanti del passato, con le loro vestigia, poi è da vigliacchi. Della serie: “Ti piace vincere facile”?

Un paradosso

È un paradosso: per gli immanentisti (una volta detti riduttivamente materialisti o nichilisti) – per i quali tutto finisce qui (sottoterra) e non c’è un Oltre, e soprattutto non c’è uno sguardo misericordioso sull’uomo, un “Tu” che ci fa e ci ama, un TU vincitore della morte con la Sua resurrezione – è insopportabile contemplare la morte, la finitezza, la fallacia, l’immoralità, l’idiozia, la cattiveria, la crudeltà umana. (Potrebbero anche rivelarsi difetti tuoi…, attenzione…).
Alzi la mano chi oggi non è almeno un po’ nichilista, …su, ammettiamolo. Anche io. Siamo tutti immersi nel nichilismo, lo respiriamo da mattina a sera, qualcosa del nulla resta attaccato.
Per cui,  moralisticamente, queste realtà vanno eliminate dalla vista. Siccome la speranza non va oltre la storia e il tempo, ogni emergere di elementi contraddittori con questo genere di aspettativa contingente e insieme assoluta va cancellato.

Un po’ di filosofia non guasta

(In questo caso delle statue e dei monumenti abbattuti c’è gente che probabilmente ha delle “granitiche incertezze” sulle questioni di fondo e su questa solida e indiscutibile base fonda la sua violenza distruttrice). Incertezze, non domande. Non è la stessa cosa.
Le domande, quando nascono e sono vere, occorre innanzitutto intercettarle, porsele, manifestarle e poi si espongono a qualcuno, che possa magari rispondere. Aprono prospettive e processi; creano ipotesi positive, esigono verifiche. Vanno messe sul tavolo. Diventano problema che esige lavoro. Personale e comune. Le domande sono cose per uomini certi. Non che credono di sapere già tutto, ma almeno che la realtà sia positiva e non assurda.

Invece l’incertezza che genera la violenza (quella che “sistema” le cose alla nostra misura e le porta ad una dimensione più limitata e tranquillizzante) ha più a che fare con l’isolamento, la solitudine, la chiusura, la sfiducia, la mala-educazione, la mancanza di cultura, la disperazione che qualcuno possa ascoltare le domande (che, pur faticosamente, abbiano già trovato, abbiano da qualche parte o trovino prima o poi almeno una risposta).
(Qui un testo profondissimo di J. Carrón su domanda e desiderio. Interessante anche questo articolo sul tema delle arti visive, per esempio)

Una Damnatio memoriae

È insopportabile l’evidenza della caducità, anche morale, dell’uomo. È uno specchio impietoso. Oltretutto nessun uomo è perfetto, per definizione. Neanche i santi, che pure sono venerati per il dono della loro umanità redenta. E a questa stregua bisognerebbe abbattere tutte le loro statue e, a maggior ragione, i monumenti dei personaggi storici famosi: prendiamo per esempio Giulio Cesare, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele, il generale Cadorna.
Di quali di questi personaggi possiamo non rilevare qualche aspetto, per così dire, negativo? Semplificando a spanne: un dittatore violento assetato di potere, un terrorista ideologo fanatico col suo amico generale massone guerrafondaio, un mediocre sovrano invasore e puttaniere, un generale incapace che ha mandato allo sbaraglio e alla morte certa la gioventù migliore dell’Italia di inizio secolo. Han fatto conquiste, guerre, stragi, il risorgimento (o la grande guerra) a modo loro. Dobbiamo confrontarci coi fatti. Il risorgimento forse sarebbe stato meglio farlo in altro modo, più federalista, per esempio.
Coi se, coi ma e coi però non si fa la storia.
E neanche a posteriori: …troppo comodo! Sarebbe una presa per i fondelli, appunto.

La nostra toponomastica è piena della memoria di questi personaggi cosi come le nostre piazze traboccano delle loro effigi. E allora? Da buoni iconoclasti copriamo con nuovi autoadesivi le targhe marmoree di tutte le vie che ci inquietano personalmente? Decapitiamo e abbattiamo tutte le statue che incrociamo? Con che criterio? Il solito politically correct? Correct per chi e fino a quando?
L’unica speranza è che il “Pensiero Unico”, per mancanza di partner, si estingua.

Storia fa rima con memoria

Non mi verrebbe mai in mente di eliminare la memoria dei nostri personaggi storici. Come fanno questi eterni adolescenti che hanno bisogno di uccidere il padre per affermarsi. Patria deriva da Padre: il luogo dove sono vissuti i nostri padri storici di cui noi siamo i figli storici. Devo farci i conti. Da adulto. Posso giudicarli, disapprovarli, essere criticamente in disaccordo con le loro azioni, la loro ideologia o tipo di cultura, ma non posso e non devo eliminare la storia, i fatti. (Non capirei più nemmeno me stesso e i miei luoghi, mi mancherebbero dati essenziali per farlo: sono anche io il frutto di questa storia). Inoltre non posso erigermi a giudice assoluto della storia, proprio perché sono immanente alla storia, soggetto anch’io alle sue leggi.
Chi lo fa, sta preparando un nuovo totalitarismo.
Fa niente se ci riesce o no. (Meglio di no, comunque).

Totalitarismo

Un déjà-vu, peraltro. Fosse una novità! Un mondo purificato unilateralmente, con la forza, dalle sue sozzure e dai suoi vecchi idoli, dove sarà inutile essere buoni, dove c’è spazio solo per “uomini nuovi”, perfetti, senza macchia originale, rivoluzionari non contaminati. Unici e diversi geneticamente. Puri. Extraterrestri. Una élite, una piccola cerchia di sedicenti illuminati. Peraltro liberi e onnipotenti finché comandati da “Lui”, il più puro e potente di tutti, il senzastoria, ilperfettissimochesicircondasolodigenteperfettasceltadaluipersonalmente.
(A proposito… anche Stalin faceva eliminare dalle foto i personaggi che di volta in volta gli erano diventati scomodi, critici o perfino-che protervia!- oppositori).

Neo-lingua, neo-storia, ecc.

Anche certi termini o espressioni vanno sbianchettati, contengono troppa memoria storica, troppa gravità semantica, un’etimologia pericolosa. Libri pericolosi, spettacoli non in linea, quadri controrivoluzionari opere dei lacché del nemico… La faccenda potrebbe anche risultare comica, a guardarla bene, ma di solito sfocia nel tragico. Lager o gulag è lo stesso.
Tutto quello che sta accadendo è comunque politicamente molto, molto corretto, OGGI.
Ma la Storia e la letteratura distopica e profetica (G. Orwell, R.H. Benson, A. Huxley, M. Bulgakov, V. S. Solov’ëv, D. Eggers, ecc) insegnano (purtroppo invano).

DiGiancarlo Paganini

Morale?

Siamo ormai alla resa dei conti, (per quella di Conte dobbiamo ancora aspettare) come nei mitici film western, col duello finale e la sfida all’OK Corral. Sull’onda delle numerose denunce per la mala-gestione del COVID trepidiamo per la gioia di poter vedere anche noi saltare qualche testa criminale.

Ammettiamolo, siamo diventati tutti un po’ dei pistoleri forcaioli, altro che più buoni! Sangue, terrore e ghigliottina.
Quanno ce vo’, ce vo’! Ma come? In tutto il mondo saltano non solo le teste, ma intere statue di personaggi storici accusati di varie nefandezze non politically correct. (Tra cui quel criminale schiavista di Cristoforo Colombo che nel 1492 (!) ha scoperto l’America, mica noccioline…). Monumenti storici che vengono abbattuti sulle pubbliche piazze tra la folla plaudente, e da noi niente? Neanche una misera caccia alle streghe? Un micro pogrom? Vogliamo giustizia!
Morale? Giustiziamo.

In sommario: bisogna che chi ha sbagliato paghi duramente, senza attenuanti, senza se e senza ma. La notte dei lunghi coltelli si sta avvicinando, le lame si stanno affilando: tremate, o voi tutti che non siete stati in linea o all’altezza! Di cosa? Della linea e dell’altezza stabilite. Da chi? Boh. (D’altra parte non ci sono all’orizzonte in autunno delle elezioncine?)
Morale? Giustizia sommaria.

In situazione di carenza di potere politico effettivo sarà probabilmente quello giudiziario a condurre e dirigere la partita delle vendette trasversali. Per migliorare il Paese, chiaro, ripulirlo e redimerlo dal male. Almeno, così è sempre stato in Italia da Mani Pulite in poi. Si parte da casi veri e concreti di poveri pazienti anziani deceduti perché curati male o lasciati morire nel bailamme della pandemia (d’altra parte anche gli avvocati tengono famiglia e devono lavorare, se no l’Italia come si risolleva?), qualche medico che l’ha fatta grossa (e alzi mano chi era preparato ad affrontare il COVID a gennaio, febbraio, primi di marzo) rimane impigliato nelle maglie della giustizia. (Ma, per inciso, ci rendiamo conto in quale tsunami devastante si sono trovati ad operare i sanitari o ci siamo già dimenticati tutto?)
E poi (oh, eccoci finalmente) si risale ai “pupari” della sanità e della politica ai piani alti. Quelli che non potevano non sapere, per intenderci. E lì, zac!
Morale? Zac!

Morale della favola

Morale? Beh, allora, tutta ‘sta moralità e ‘sta giustizia allo stato puro e cristallino non è che ce la veda proprio in questa situazione così inquinata da troppi interessi. C’è qualche nota stonata, come ho già espresso in altri post. Battere sempre il pugno sul petto altrui non mi sembra un buon esempio di meaculpa e neanche un buon sistema che possa costruire una società più giusta e unita.

Posto che chi fa, chi lavora e si piglia dei rischi può sempre sbagliare e sempre correggersi, (al contrario di chi pontifica dallo scranno alto del suo dolce far niente), sarà facile identificare colpevoli e distribuire colpe. Ma c’è di più: la ricerca spasmodica dei capri espiatori, della piazzapulita e della tabularasa mi sa tanto di stalinismo, o di fascismo, che poi è lo stesso. Con tanto di “Damnatio memoriae” del capro di turno. Ma su questo torneremo un’altra volta.
C’è un detto popolare che recita: “Somma giustizia, somma ingiustizia”. Converrete che almeno quella umana corre questo rischio.

DiGiancarlo Paganini

Finalmente una buona notizia! E una cattiva.

Prima la buona. Funzionano il distanziamento sociale e l’attenzione alle regole igieniche. Stiamo finalmente raggiungendo l’obiettivo “Contagi Zero”. Di questo ringraziamo in primis il Virus Covid 19 che da noi sta perdendo forza, e, in seconda battuta il corretto contegno della maggioranza degli Italiani. Bravi!

Poi l’altra, cattiva. Chiodo scaccia chiodo: a un male ne subentra un altro più subdolo. Il morbo subentrante, (dal nome quasi impronunciabile: Thoughtlessness – TLN) è più endemico e conosciuto del Covid.
È un’eredità storica riaffiorante che ci portiamo dietro da un sacco di tempo e che attacca i centri decisonali, bloccandoli. La sindrome, non curata adeguatamente, ogni volta che ricompare, peggiora in generale lo stato dell’organismo (e l’organismo dello stato), fiaccandolo in tutti i suoi gangli vitali, paralizzandolo e conducendolo infine a morte certa.

Sintomi

I sintomi, molto gravi, sono: stato di incoscienza (il soggetto non risponde a nessuno), annebbiamento della vista e del gusto, immobilismo, bulimia, incapacità di inviare impulsi dal sistema centrale alla periferia, indecisione da stato confusionale, perdita della memoria, adesione prona e acritica al politically correct, gesti inconsulti e irresponsabili, irascibilità e peggioramento del carattere, varie fobie (sociofobia: per es. paura delle elezioni, sia pro che contro; agorafobia da parlamento, misofobia, nomofobia, ecc), delirio di onnipotenza, vaneggiamento, sproloquio, uso compulsivo di Twitter.

Soggetti a rischio

La fascia dei soggetti più colpiti dal TLN vede un grosso focolaio nel Lazio e nella zona di Roma, ma tutte le regioni hanno almeno un focolaio a livello regionale e/o comunale. Colpiti soprattutto i politici di ogni età e schieramento, ma anche altre categorie e professioni possono essere contagiate (giornalisti, intellettuali, ospiti televisivi, tuttologi, cantanti, professionisti, ecc).
Comunque tutti siamo a rischio TLN, ognuno lo può contrarre in una forma personalizzata e sviluppare sintomi più o meno gravi.

Terapia

La cura del TLN impone:
– bagni quotidiani di umiltà senza diluizione, che prevedono corsi basici di recupero scolastico (italiano, storia, geografia, matematica, educazione civica) in ambienti areati con posti distanziati e divisi da lastre di plexiglass (opaco per non copiare), o all’aperto nei giorni di pioggia (per temprare l’organismo);
– aggiornamento mediante videoconferenze Zoom, con esame finale obbligatorio, sulle principali materie di interesse amministrativo pubblico;
– training intensivi mensili con la presenza di esperti di opposta ideologia per apprendere l’arte del dialogo, del confronto e del compromesso;
– terapia rieducativa oculistica, con visite mirate a soggetti pubblici o privati che operano per il bene comune della società, per migliorare lo sguardo sulla realtà, riallargare il cono visivo e rivitalizzare coni e bastoncelli alla sensibilità ai colori;
– sedute di lavori forzati socialmente utili di tipo manuale e pratico (scavare, vangare, trasportare pesi, costruire muri, demolire muri, ecc), per la riabilitazione motoria periferica, in presenza di fisioterapista bergamasco;
– iniezioni sottocutanee di democrazia con dosaggio cavallino.

Alert

Attenzione!!! È purtroppo un virus molto contagioso, che si propaga proprio col lavaggio delle mani e nascondendosi dietro a maschere di ogni foggia.

DiGiancarlo Paganini

I can’t breathe!

Una tragedia, l’ennesima, causata dal razzismo e (quindi) dall’idiozia umana. Dalla cattiveria, dalla violenza, dal… diciamola tutta, dal male.
Il peso di un corpulento poliziotto che con un ginocchio sta allegramente per nove minuti sul collo del signor George Floyd immobilizzato e steso a terra gli provoca sì la morte, ma non per soffocamento. Effetti collaterali, non diretti. Avete letto bene. Così dice l’autopsia del coroner.

Ecco. Ucciso una seconda volta: stava già male prima, aveva l’unghia incarnita, aveva l’ernia iatale, le gengive infiammate o faceva uso di sostanze tossiche. Quindi proprio a posto non era. Insomma se l’è cercata, non si va in giro negri (pardòn, di colore) e malati come se nulla fosse! Se non sei in perfetta salute e preparato fisicamente a reggere per 9 minuti un poliziotto in ginocchio sul tuo collo, stai a casa; cosa vai in giro a far casino? E senza mascherina, anche!

Questo, unito alle vicende di sopraffazione cinese su Hong Kong, alla diffusione del Covid nel mondo (specialmente in America latina e nei paesi più poveri), alla terribile fatica della ripresa economica da parte di moltissimi italiani e alla pioggia di incredibili polemiche, gratuite idiozie e falsità ideologiche che si dicono sulla Lombardia*, con una campagna mediatica senza precedenti, mi lasciano senza fiato: I can’t breathe!

Tutti speravamo (ingenuamente?) che quasi magicamente la pandemia ci cambiasse in meglio, avendo fatto affiorare un mucchio di bene, di solidarietà, di generosità, di senso di unità. Come quando si diventa buoni sotto Natale. Vernice superficiale? Possiamo ridurre davvero così l’esperienza che abbiamo fatto? Sarebbe peggio che essere negazionisti del virus: ma le file di camion con le bare di Bergamo le ho viste solo io? Perché ci vuole così poco per rovinare sempre tutto? Io non ci sto a buttare via tutto, comprese sofferenze e morti e drammi terribili. Purtroppo era una speranza che esigeva anche buona volontà, fiducia, fede per avverarsi. (…da una crisi come questa non si esce uguali, come prima: si esce o migliori o peggiori – ha detto papa Francesco). C’è ancora speranza? Questa speranza umana? Forse, senza quell’altra Speranza che va a braccetto con Fede e Carità, no.

PS.*Lombardia: Oltre 10 milioni di abitanti, (la seconda regione per numero di residenti è il Lazio con 5.898.124 abitanti); Densità per kmq: 419,8, seconda solo alla Campania con 429,7; Prima per numero di comuni (1.527) e province (12). Tre aeroporti internazionali, di cui uno intercontinentale, nel raggio di 50 km; un tessuto economico primo in Italia, un flusso quotidiano di merci e persone che non ha pari, uno dei tre motori europei, ecc ecc. Questa complessità che è la sua forza si è rivelata anche la sua debolezza: una gestione difficilissima anche per le irrisolte questioni di competenze Stato-Regioni e di “autonomie” sempre più ristrette.
La Lombardia aveva nel 2010 un bel po’ di posti letto, poi varie Spending Rewiew sono andate giù dure coi tagli e nel 2013 ne aveva 2.337 in meno. E così via negli anni fino ad oggi. La disgregazione del resto della medicina e della prevenzione sul territorio ha fatto danni ancora peggiori. Il discorso comunque è molto complesso e delicato, non si può nemmeno ridurre il discorso alla noiosa polemica su “pubblico” e “privato” (Per prima cosa bisognerebbe spiegare bene i due termini. Sono tutte aziende e come tali sono tenute a far utili, non è che il “pubblico” non cerca di guadagnare). Più interessante sarebbe spiegare alla gente come sono i meccanismi che governano i fondi e i finanziamenti dei comparti salute e istruzione nel rapporto tra Stato e Regioni. Ma proprio per questo le polemiche pretestuose e partigiane sono fuoriluogo.

DiGiancarlo Paganini

Le nostre quarantene

Finalmente sta andando in stampa un volume realizzato a quattrocento mani da tantissimi italiani che raccontano creativamente cosa è stata ed è la loro esperienza di quarantena.

Così recita la spiegazione sul sito di IVVI, l’editore del libro: “Abbiamo fatto in modo che ognuno di voi scrivesse un testo, oppure una poesia, oppure inviasse un disegnoun fumetto o una foto. Per descrivere esattamente come ha vissuto i giorni della fase 1 della quarantena, l’avanzata del contagio e le allarmanti notizie, come si è mosso nella propria casa, come sono cambiate le interazioni con le persone con cui vivevamo quando siamo stati costretti a non uscire, come abbiamo cucinato, come siamo impazziti o meglio ancora come abbiamo trovato la calma interiore.

Pensate quanto sarà importante, tra anni a partire da oggi, avere un documento sociologico così preciso, scritto da centinaia di persone diverse per età, sesso, ubicazione geografica, professione. Una fotografia dell’Italia di questi giorni, di come vivemmo la quarantena in quei lontani marzo ed aprile 2020.

Tra migliaia di partecipanti, abbiamo selezionato oltre 200 opere. Non abbiamo scelto quelle “scritte o disegnate meglio”. Abbiamo badato più al contenuto umano, a quanto l’opera mostrava la realtà della quarantena e di queste settimane drammatiche”.

Anche io ho partecipato

Ho inviato la vignetta sull’Italia in quarantena. Un mio piccolo contributo al racconto di questo periodo “storico”, pubblicato a pagina 308 del volume.

La prima edizione del volume verrà stampata in mille copie, e sarà ordinabile in tutte le librerie italiane (e sui siti come IBS, Amazon, ecc) a partire dalla seconda metà di giugno!

DiGiancarlo Paganini

Come il maiale

Non si butta via niente. Quindi eccovi finalmente un post di risulta con il materiale vignettistico rimasto nel cassetto, fatto su richiesta diretta e personale, o realizzato per altri scopi, in questo periodo. Rischiava di andare a male, non c’era più posto nel frigo e già mandava cattivo odore. Secondamano gioirebbe nel sapere di avere allievi così ligi al dovere.

Quella di copertina è stata realizzata per la newsletter di Incontro e Presenza nelle bacheche ai piani del penitenziario di Opera (MI)

Un’altra vignetta realizzata per la newsletter di Incontro e Presenza
DiGiancarlo Paganini

Rispetto

Rispettare le regole, rispettare le leggi, rispettare la natura, rispettare le distanze, rispettare le feste, rispettare gli animali, rispettare le autorità e chi ci governa, rispettare i diritti, rispettare la segnaletica e i semafori … Uh, quante cose dobbiamo rispettare! Ah, …e soprattutto rispettare le persone. Rispettare la donna, i bambini, i giovani, rispettare i lavoratori, rispettare gli anziani, rispettare chi soffre. Tutte le persone. Ognuno.
Anche quelle che non la pensano come te? Sì.
Anche quelle che sono diverse da te? Sì.

Anche chi ti è nemico? Secondo il Vangelo questi è colui a cui volere di più il Bene. Va addirittura amato. (Se lui si perde tu non ci guadagni, non sei Beato). Ma cosa è il rispetto allora? Perché è dovuto a tutti, anche se a volte è una cosa così difficile da mettere in pratica? Bella domanda. Ma vuol dire che non fa niente se sei in disaccordo con l’altro o ti dà del fastidio? Vuol dire indifferenza?

No, vuol dire che l’altro non è “disponibile”, non ne puoi fare ciò che vuoi, non lo puoi manipolare a piacimento. Vuol dire che è un mistero assoluto, che tra te e l’altro c’è un Altro, RISPETTO al quale tu lo guardi. Guardi il tuo prossimo con un Altro nella coda dell’occhio. Ha un Destino personale verso cui cammina e di cui è responsabile, una vita nella quale puoi entrare, se ne hai il permesso, in punta di piedi, solo per amare e sacrificarti, con rispetto, appunto. (Consiglio la lettura di un libro “amico” che ho appena terminato: “Van Thuan. Libero tra le sbarre” – di Teresa Gutiérrez de Cabiedes, per capire questo genere di rispetto).

Quindi, non: “Almeno un po’ di rispetto!” Non è il minimo, è l’indispensabile, cioè è il massimo!

Veniamo dunque all’attualità

E qui, vista la complessità e la delicatezza dell’argomento spero di non far danni con queste considerazioni. La liberazione di Silvia Romano. Regola numero 1: rispettare le vittime di violenza (perché un rapimento, se è tale, è una violenza e la vittima è chi la subisce, la parte debole). Premetto che non sappiamo ancora troppe cose e comunque non sta a noi il giudizio finale. Gli inquirenti hanno aperto un’inchiesta, vedremo, spero senza veli… (islamici o nostrani che dir si voglia).

Da semplice cittadino milanese avrei poche cose da dirle con affetto:
Cara Silvia,
1)-Bentornata! Ciao! Sii grata di quanto è stato fatto per te.
2)-Goditi il ritorno a casa, riposati e prenditi del tempo per ripensare a tutta la tua vicenda.
3)-Non dar corda alle cattiverie e alle idiozie. Sii onesta e leale con la tua esperienza. Stai molto attenta a giornalisti e politici. Fidati solo dei tuoi familiari e degli amici provati. (E, anche loro, meno fanno dichiarazioni e meglio è. Son già partiti maluccio…). Sii riservata e accorta.
4)-Cerca di comprendere lo sconcerto che la tua decisione di aderire ad una religione, –appresa forse in una versione bastarda e politica insegnata dai tuoi sequestratori terroristi (quindi probabilmente poco misericordiosa e tantomeno incline al dialogo e alla pace), “estranea” (cioè non radicata nella nostra tradizione e neppure in quella della maggioranza dei fratelli credenti nell’Islam con i quali c’è già una lunga storia di dialogo e buona volontà tra credenti, da proseguire), che presenta perciò aspetti culturali e civici problematici o inaccettabili e condannabili, – ha potuto provocare in molti, perché il rispetto sia reciproco. Quindi, riservatezza e non ostentazione forzata.

Come metodo, non concordo con le domande brutalmente dirette alla ragazza, per estorcerle tutto e subito, per svelare finalmente cosa c’è dietro alla sua Sindrome di Mogadiscio (che ha colpito quasi tutti gli ostaggi liberati dalle “sgrinfie” dei terroristi in questi anni). Resto anche basito di fronte alle “fughe di notizie” dagli interrogatori. Ma è possibile? Intercettazioni? Cimici? Non esiste più il segreto istruttorio?
Se Silvia vorrà, in futuro, raccontare qualcosa delle sua esperienza, ben venga. Magari in un libro scritto con la maturità degli anni. Se no, che cosa? Uno scoop giornalistico che arricchisce solo qualcuno e la fa sbranare nell’arena dalla folla assetata di sangue? La ragazza va protetta. Pietas. Potrebbe essere mia figlia…

Veniamo alla politica…

1)- Non è che per apparire eroi occorra sempre essere in video; ok che siamo in campagna elettorale continua da anni, ma a volte un po’ di riservatezza e rispetto, appunto, non guasterebbe. I nonni la chiamavano prudenza. È una virtù. C’entrano anche l’intelligenza e la scaltrezza (ma forse è troppo pretenderle…). Se no, per la smania di apparire, ci si può trovare in situazioni nefaste, nelle quali il protagonista vero non sei tu. E lo vedono tutti chi sta gongolando… Chi ha orecchie per intendere… ( cfr. per esempio @LeoneGrotti su Tempi ). Le domande scomode al Governo quindi vanno fatte e non mi pare si possa ridurre tutto alla faida politica tra Guelfi e Ghibellini di cui siamo storicamente maestri. (cfr. per esempio Fausto Biloslavo per quanto riguarda le domande al Governo ).

2)- La riservatezza avrebbe potuto difendere meglio la ragazza invece di darla in pasto all’opinione pubblica, stampa, giornali, tv e soprattutto i social. Insomma ci sono cose che è meglio fare, diciamo, segretamente. (Se no, perché esistono i servizi segreti e l’Intelligence?). Con tempi lunghi. In luoghi nascosti. Con estrema discrezione. Per il bene di tutti. (Tanto, …dài, di robe che ci nascondete, di “omissis” ce ne sono un casino, e magari invece proprio quelle lì dovrebbero venire alla luce, dopo anni di deviazioni e insabbiamenti).

3)- Oltretutto, dopo, ci si deve faticosamente arrampicare sugli specchi per negare il pagamento del riscatto pro Jihad. Ok, se lo dice il Ministro sarà vero. Non abbiamo ancora prove contrarie, mi sembra… o no? …boh, magari una cifretta bassa? (cfr articoli citati in fondo).

Comunque su questo aspetto, secondo me, la vicenda di Aldo Moro di 42 anni fa esatti dovrebbe insegnare che la vita dell’ostaggio è la prima cosa da salvaguardare con ogni mezzo. Di questo penso non ci si debba vergognare mai. Dopodiché però non smettere di ricercare la Giustizia, e combattere la criminalità senza demordere mai, quello sì (…e i riscatti pagati -come, in bitcoin?- lasciano delle tracce, o no?).

…e al mondo dell’informazione:

1)- Cari giornalisti e pubblicisti. Ok, vi pagano (ora molto meno di una volta e solo chi ha anzianità di servizio) per essere sempre sulla notizia, dare subito giudizi, spesso per forza affrettati. A volte, se la notizia non fa il boom, un po’ di pepe dovete mettercelo voi. Ma non è che si può piegare tutto all’interesse di parte solleticando solo la pancia dei vostri fedeli e schierati lettori. Suvvia! Poi, la qualità dell’informazione scade al livello di un Tweettaccio qualsiasi e vi lamentate che i lettori vi abbandonano. Un po’ di rispetto per le persone di cui trattate! (Soprattutto valutate l’età, la condizione esistenziale -rapita, plagiata, isolata per mesi, -il tipo di resistenza e di protezione sociale. Facile prendersela coi deboli!).

2)- Capisco anche che dopo tre/quattro mesi in cui si parla solo di CORONAVIRUS, non vediate l’ora di cambiare rapidamente argomento passando al CORANOVIRUS, se no le vendite calano e si perdono posti di lavoro…

Appello agli insultatori seriali da “social”:
Avere rispetto è richiesto a tutti, anche a chi brandisce e si nasconde dietro un ID di un profilo Twitter o Facebook: esiste una deontologia, un bon-ton anche nell’uso di questi mezzi. Nel non farne uso si va dalla maleducazione terra-terra al Cyberbullismo. Che è perseguibile penalmente. (Chissà perché continuiamo a chiamare “social” un fenomeno che diventa spesso una palestra di anti-socializzazione…)

Fantastica e geniale questa descrizione della degenerazione dell’informazione nei social!

Fortunatamente ho potuto intercettare validi articoli (secondo me) come su Il Mattino e su Liberopensiero a firma di Simone Martuscelli , tanto per fare un esempio e interventi molto umani; uno su tutti quello su Facebook di Toni Capuozzo che condivido pienamente (e spero che mi perdoni la citazione in questa sede).

Chiedo ovviamente scusa se qualcuno si fosse sentito offeso per questo Post più tragico che comico. Capisco che è facile cascarci, ma, credetemi, non volevo mancare di rispetto a nessuno.