Un “segno” per il Ministero straordinario della Comunione Eucaristica
Perché ho realizzato questo strano medaglione che raffigura “La Cena di Emmaus”? La storia parte da lontano, è lunga, ma forse val la pena di raccontare qualcosa.
Questa è la denominazione esatta dal punto di vista canonico che identifica questo “nuovo” ministero all’interno della Chiesa. Un po’ di storia: in Diocesi di Milano questo ministero, (disciplinato dall’Istruzione “Immensae caritatis” della Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti del 29-01-1973, dal Motu proprio del 15-08-1972 “Ministeria quaedam” di Paolo VI e dal nuovo Diritto Canonico del 1983), è stato promosso con Decreto Arcivescovile nel 1981 dal Cardinale Carlo Maria Martini ed esteso anche ai fedeli laici.
E io che c’entro?
C’entro, c’entro… perché già da qualche anno i miei parroci mi hanno chiesto saltuariamente di aiutarli nella distribuzione della comunione durante alcune messe particolarmente frequentate, dopo la personale benedizione “Ad Actum”, in assenza di alcuni sacerdoti e del decano dei ministri straordinari della parrocchia (l’unico rimasto e ormai centenario). Devo dire che ogni volta è una cosa molto emozionante e responsabilizzante. E ogni volta, oltre a evidenziare in me un senso di profonda indegnità e gratitudine, mi domandavo se andava bene andare avanti così.
Ci sono delle regole
Infatti. No, non andava bene così, in realtà. Nel senso che in verità per esercitare il Ministero Istituito in modo continuativo e non “abusivo”, occorre un mandato ufficiale, occorre cioè essere nominati dall’Ordinario (il Vescovo diocesano) e/o dal Vicario Generale della diocesi con un mandato quinquennale rinnovabile e per far ciò occorre la segnalazione in curia del proprio parroco e quindi occorre seguire un corso obbligatorio di sei incontri di formazione teologico/pastorale, molto bello ed approfondito. Alla fine viene consegnato un tesserino ufficiale che certifica di poter esercitare questo ministero.
Inoltre quella che ho indicato non è e non può essere la motivazione principale per l’esistenza e lo scopo del ministero, che è invece quello di portare la comunione eucaristica alle persone anziane o malate che non possono normalmente frequentare personalmente la messa e ricevere la comunione sacramentale.
Libretto della liturgia per la Comunione Eucaristica ai malati
Rispondere ad un bisogno oggettivo. Alcune considerazioni
Termino questo ampio cappello introduttivo dicendo perché ho sentito questa chiamata come una responsabilità personale di fronte ad una richiesta oggettiva cui bisognava “dare le gambe” perché non rimanesse inascoltata e non cadesse nel vuoto.
Per mia esperienza il “nuovo” non lo introduco io nella mia vita, non è mai successo. La novità che consente di cambiare la propria vita, che consente di “essere spostati”, rinnovati, di crescere, di approfondire l’esperienza, deriva sempre dal lasciare entrare da fuori un input oggettivo, una proposta che non mi immagino io, che non ho misurato io, che è una occasione a cui posso dire di sì o di no. A volte capita e basta, come una circostanza in cui ti vieni a trovare e devi accettarla anche se non l’hai mai propriamente scelta. Ma poi devi comunque scegliere se starci o ribellarti. Ogni occasione è vocazione.Ogni vocazione è ad una missione.
E, stavolta, come è andata?
In questo caso ciò (la richiesta oggettiva) è accaduto in uno degli ultimi Consigli Pastorali parrocchiali dove è emersa la necessità di sviluppare una attenzione particolare e più strutturata agli anziani che vivono sul territorio della parrocchia. Come? Anche andando incontro al loro bisogno di sentirsi sempre parte della comunità soprattutto quando le condizioni fisiche o sociali diventano difficili, magari si vive una solitudine opprimente e la persona fa più fatica a muoversi e a partecipare alla messa e all’Eucarestia. Questo porterà anche, ovviamente, ad instaurare una rete di nuovi rapporti di attenzione, accompagnamento e amicizia con loro e le loro famiglie. Insomma, dopo averci pensato, ho chiesto al parroco di accedere al corso e mi sono iscritto su sua richiesta in Curia.
Inutile dire che l’impegno un po’ mi spaventa: non mi sento per nulla in grado o “all’altezza” delle situazioni anche delicate che mi troverò probabilmente davanti, occorrerà avere attenzioni e sensibilità che non credo di avere, ma spero di imparare molte cose da questa esperienza che mi si prospetta (come il riporre la fiducia non in me, ma in Cristo e nel suo Spirito). Infatti se facciamo solo le cose che crediamo già di saper fare non impareremo mai a fare cose nuove. Si impara solo facendo. Osare un po’, non confidando solo in sé e nel già saputo. Lui, che ha suscitato in me questo desiderio darà la forza per sostenere il compito. Questo è avvenuto sempre, anche nella mia storia di lavoro.
Ok, ma che c’entra tutto questo col medaglione della Cena di Emmaus?
Non voglio annoiarvi oltre (ma era necessario spiegare da dove arriva l’ispirazione per questa icona della Cena di Emmaus) e vado alla parte pratica della vicenda.
In uno dei primi incontri il relatore del corso ha accennato al fatto che andando a portare l’Eucarestia il centro della vicenda non siamo noi ma è la Presenza di Cristo nel Sacramento. Questo ha bisogno anche di essere espresso con segni espliciti e tangibili: oltre alla teca preziosa con l’Ostia (commissionata a Firenze a mio fratello Francesco), un crocifisso, il Vangelo, un fiore o una candela, un segno, tipo un nastro rosso con una “medaglietta” sulla nostra persona, che attesti il nostro essere lì come semplici ministri, come espressione della comunità, mandati dalla essa perché il malato o l’anziano possa continuare a sentirsi parte di quel brano di Popolo di Dio che vive lì, a partecipare pienamente del dono della Comunione e si senta sostenuto nella sua fatica dal Sacramento e dalla comunità.
Ci sono dei precedenti in parrocchia. Sto all’esempio
Memore che effettivamente in parrocchia, quando il ministro straordinario distribuisce la comunione indossa un largo nastro rosso con applicato uno sbalzo di ottone raffigurante un simbolo eucaristico (che qui documento)
Medaglione del ministro in parrocchia: ostensorio con angeli
…penso che senza dover per forza attingere alle risorse parrocchiali, posso benissimo realizzare un “segno” nuovo (uno sbalzo su metallo alla mia maniera), così da averlo sempre a disposizione senza doverlo ogni volta chiedere in prestito. Terminato il mio ministero, chissà, lo lascerò alla parrocchia per chi verrà dopo di me, chiamato allo stesso compito.
Intanto lo farò benedire (fatto, in data 30-03-25) in modo che non sia un segno che rappresenti me, ma Colui che porterò fisicamente e spiritualmente. (Questa del possesso e del vanto personale delle proprie capacità è una bella tentazione, comunque…. Questo pungolo mi sarà utile a ricentrarmi e riconcentrarmi sull’essenziale).
Dunque, veniamo al dunque: idea, scelta, realizzazione dell’icona
L’idea inizia così a frullare nella mente: 1-Dovrà essere un medaglione come quello in parrocchia, con nastro rosso. 2-Non sarà un simbolo “astratto” ma una scena eucaristica (La Cena di Emmaus mi sembra la più adatta). 3-Nei disegni di mio padre Ettore Paganini so che ne troverò parecchi adattissimi. 4-Dovrà essere piccolo, prezioso, (poco) colorato e, visto l’uso intensivo dell’oggetto, protetto dalla resina.
La scelta tra quattro disegni individuati in archivio
Reperisco in archivio quattro belle scene della Cena di Emmaus, molto simili tra loro e tra di esse scelgo la “0515 – Cena Emmaus 24,4×21,5” che modificherò e ritaglierò per adattarla alle misure (7 x 7 cm) e all’architettura che penso sia più adatta. Penso, per stare sul modello parrocchiale, di inserirle in un quadrato messo a rombo, in diagonale.
Lavorazione a sbalzo, chiusura del fondo e smaltatura
L’11 marzo inizio il trasferimento su ottone del disegno scelto e in breve tempo lo sbalzo viene terminato. E’ davvero una miniatura e richiederà qualche soluzione inedita, soprattutto nella successiva fase di smaltatura.
Sbalzo terminato (fronte) secondo il disegno, alette aperteSbalzo finito e colla con carta (retro)Retro con lastra di masonite inserita con colla di montaggio
Successivamente richiudo e incollo con l’Attack sul retro le alette, come ormai ben sapete, e passo alla fase di smaltatura del fronte dello sbalzo.
La smaltatura
Prima di riempire le campiture delle tre aureole le sfriso con una punta per dare maggiore luminosità al giallo arancio del mio smalto epossidico Glas. Poi passo al cielo oltre la finestra, col bel blu turchese Porcelain & Glas della Marabu e infine ripasso i profili delle figure con lo smalto nero, in più mani e stendo una mano molto trasparente del nero sul muro di fondo. Per concludere coloro i particolari del calice, dei bicchieri e del pane spezzato in mano a Cristo. In questo modo, con pochi colori ottengo un certo contrasto e una certa profondità tra le figure e lo sfondo, mantenendo però la preziosità metallica dell’ottone. Metto tutto in forno a 160° per trenta minuti e infine sul retro applico l’adesivo dorato con l’etichetta, aggiungendo un fermaglio da quadri nell’angolo superiore, per poter poi fissarvi il nastro rosso.
Lo sbalzo smaltato
La resinatura
Per una resinatura così piccola decido di fare una cassaforma molto leggera col nastro “distaccante” cinese. Inizio col fronte dello sbalzo, in modo da fissare il risultato con la resina I-Crystal di Resin Pro. Il 12/3 l’icona è pronta per passare alla resinatura retro.
Cassaforma leggera per la resinatura del fronte
Questa scelta mi costringerà però a rimediare ad alcuni difetti dovuti alla flessibilità del nastro adesivo (gobbe e rientranze sui lati, non volute) e ad applicare sul bordo di ottone che rimarrebbe scoperto uno strato di resina UV di Resin Pro che solidificherò con il fornetto da manicure a luce UV felicemente acquistato su Amazon.
La cassaforma per la resinatura sul retro
Bene, dopo le ore di attesa necessarie per la definitiva reazione e stabilizzazione delle resine, maschero fronte e retro, levigo i bordi e applico la resina UV sui lati scoperti.
L’Icona della “Cena di Emmaus” è ormai pronta per essere fissata al nastro. Faccio due prove. La prima con un nastro più largo e più bello, ma, ahimé, molto corto. La seconda con un nastro più stretto ma lungo giusto. Per ora terrò quello.
Icona finita con nastro largoMedaglione sbalzato e smaltato finito con nastro sottile
Un aggiornamento dell’11maggio 2025
Nel frattempo ha realizzato un’altra icona sempre su questo modello. Non posso dire uguale, perché ogni icona fatta così artigianalmente a mano riesce diversa, volenti o nolenti. L’occasione mi è sta data dall’amico Maurizio che voleva regalarla alla moglie, anche lei MISCE.
Detto fatto: dal 2 aprile (l’ordine) al 20 aprile (il lavoro terminato), la consegna è avvenuta felicemente domenica 11 maggio. Al nastro penserà lui. Qui di seguito un po’ di immagini della lavorazione e dell’aspetto finale dell’opera.
Il fronte dello sbalzoIl retro dello sbalzoIl taglio delle alette sul retroIl tassello di masonite e il retro con la colla di montaggioIl supporto di masonite incollato sul retroLo sbalzo terminato piegato e montato sul supporto di masoniteIl retro dell’iconaIl fronte smaltatoLa fase di resinatura nella cassaformaLa resinatura sgusciata con residui di bave da eliminare e levigareIl retro finito con i gancetti annegati nella resinaL’icona per Maurizio terminata
Un’icona sbalzata e smaltata su alluminio effetto argento, completamente resinata
Evviva!!! Una buona notizia per i miei affezionati amici followers: ecco a voi una piccola icona della Madonna con Bambino (misure finita: 9,8 x 14,8 x 1,3 cm) smaltata e resinata fronte-retro che metto in vendita a soli 350 euro. (Per i milanesi non c’è problema, per gli altri vanno calcolate in più le spese di spedizione postale). Quindi, affrettatevi, amici, non fatevi sfuggire questa ghiotta occasione! Ottobre, come Maggio, è il mese della Madonna, per cui un affettuoso omaggio alla nostra mamma celeste è più che doveroso, no?
Chi fosse interessato mi contatti privatamente e mi comunichi il suo interesse per l’acquisto di quest’opera adatta a essere regalata o a divenire ispirazione di devozione personale, comunitaria o familiare alla SS. Vergine Maria.
Troppo cara? NO.
La Madonna certamente sì, il prezzo no. Giudicate voi: oltre al valore artistico implicito nell’opera, il cui disegno della Madonna con Bambino, (opportunamente modificato secondo le mie esigenze), è tratto con la sigla n° 0202 dall’Archivio dei disegni di mio padre Ettore Paganini, in quest’opera unica c’è la lavorazione a sbalzo su lastra di metallo, la brunitura, la smaltatura e la ricopertura di resina epossidica che garantisce al prezioso manufatto una durata pressoché infinita nel tempo ma ha il difetto di costare un po’.
Il disegno d’archivio n°0202 della Madonna con Bambino tratta dall’archivio paterno
A proposito di tempo
Ecco, a proposito di tempo, va considerato anche il tempo richiesto per realizzare l’opera (10 giorni), di cui la parte dedicata alla resinatura e alla levigatura, (di cui parlerò più avanti), occupa una parte considerevole, fatta anche di necessari tempi di attesa perché le reazioni chimiche si compiano e stabilizzino. Considerate che mi accingo a realizzare questo progetto il 20 di Ottobre, dopo che mi sono reso conto che non ho nulla di pronto che possa essere venduto nel caso qualcuno mi chiedesse un’icona da regalare o da avere in casa. Solo oggi, il 30 di Ottobre, posso dire di aver terminato l’opera.
Ma andiamo con ordine.
Il disegno applicato sulla lastra di alluminio (qui con le alette già tagliate)
Fase di sbalzo
Dopo le necessarie fasi di pulizia della lastra, nella giornata del 20 porto a termine la fase di sbalzo. Qui lo sbalzo dal fronte e dal retro. Come sempre la difficoltà più grande la sperimento sbalzando e “cesellando” i volti: basta un nonnulla perché l’espressione cambi e sia difficile poi recuperare le fattezze desiderate. Il 20 sera monto la lastra sul supporto, tagliato in misura, di masonite. Metto tutto sotto pressione per tutta la notte.
Il fronte dello sbalzo, col cesello delle figure.Il retro dello sbalzo sulla lastra tipografica. Sul fronte è ancora attaccato il disegnoLa lastra pronta per essere montata sul supporto di masonite (piegando e incollando le alette, sul retro). L’operazione precede necessariamente la fase della brunitura.
La brunitura
Il 21 ottobre mi dedico alla brunitura chimica della lastra della Madonna con Bambino, ottenuta, dopo profonda pulizia e sgrassatura, stendendo il mio intruglio alcoolico nero (dalla composizione tanto segreta che non me la ricordo neppure io) e ripulendo poi la superficie massaggiandola vigorosamente con straccetti di carta da cucina e un po’ di alcool denaturato. La lastra deve essere già stata montata sul suo supporto rigido e irrobustita con colla di montaggio dietro le cavità principali, per evitare di sfondare i volumi rialzati in sbalzo.
L’icona in alluminio, montata sul supporto, patinata con la brunitura alcoolica ad effetto argento antico.
Se andate a leggere i precedenti post delle icone realizzate, ad esempio questa della Madonna ad hoc per Gianni, trovate il procedimento che uso ormai in modo “consolidato” sia sull’alluminio che sull’ottone, dando, evidentemente risultati diversi. Dopo la brunitura fisso il risultato con vernice trasparente MACOTA, per evitare gli errori commessi nell’icona della Presentazione al tempio
Fase di smaltatura
Con gli smalti per vetro riempio le campiture delle aureole e del riquadro alle spalle della Madonna con Bambino. Lascio asciugare, ed ecco il risultato. Ancora una volta devo decidere se resinare o no, visti i rischi (sempre dietro l’angolo) a cui si va incontro in quella fase. Ma oramai la strada è tracciata: anche saper eventualmente correggere errori ed imprevisti (che inevitabilmente si presentano) fa parte di una professionalità acquisita e consolidata.
Smaltatura terminata
Resinatura del retro
Come l’ultima volta decido che il sistema migliore per resinare è farlo in 2 parti: prima il retro. Dopo aver applicato un foglio di adesivo oro sopra le alette e su di esso la mia etichetta protetta da adesivo trasparente e segnato con un pennarello il numero 0202 sulla lastra, costruisco attorno al perimetro una micro-cassaforma leggera con scotch di carta che aderisce ai bordi, alla quale associo a filo nella parte libera rimasta adesiva un tiro di scotch trasparente normale spalmato di distaccante. In questo modo la resina (2 mm circa) proteggerà il retro, potrò staccare il bordo contenitivo senza problemi e procedere poi con la resinatura in cassaforma rigida del fronte.
2 errori pazzeschi
Primo errore: quando colo la resina (iCrystal della Resin Pro) mi sembra che il piano non sia in bolla perfettamente e allora infilo da una parte, sotto all’ambaradan, un piccolo spessore di un millimetro: troppo! Ma me ne accorgerò solo quando smonto la cassaforma. La colata non è in piano. Inoltre in una zona abbastanza ampia la resina risulta non perfettamente consolidata: forse, accidenti, non ho mescolato perfettamente i due componenti o la resina è un po’ vecchia. (E quindi, comunque, va fatta una ulteriore colata correttiva). Devo aspettare ancora una giornata almeno perché la resina si stabilizzi.
Secondo errore: Rifaccio l’operazione, dopo aver comunque levigato i bordi e riportato i margini al piano. Peccato che il complesso di oggetto e cassaforma, appoggiato un po’ rialzato su un piccolo cuscinetto di plastica spugnosa (per evitare che sporchi il davanti dell’icona nel caso dovesse colar fuori qualcosa dallo scotch/cassaforma) su un’asse che tengo come superficie contenitiva, non faccia bene il suo mestiere e da un microscopico pertugio in un angolo la resina cola dalla cassaforma, trova la spugnetta di plastica troppo larga e fa da colla tra quella e il fronte dell’icona. Il giorno dopo quando spacchetto la cassaforma: NOOOOO!!!! Un disastro, mani nei capelli e imprecazioni (…che, trattandosi di un’opera a carattere devozionale, non è proprio il massimo…).
Mai perdersi d’animo
Calma! Con un cutter affilato stacco delicatamente la maggior parte della spugnetta Bianco/trasparente aderita all’icona. Ma devo fare attenzione a non arrivare a grattare e rovinare la cornice brunita. Quando vedo che il rischio è troppo grande lascio perdere. La spugna è faticosamente eliminata e ciò che resta è solo resina raggrinzita. Però, penso, resina + resina, l’effetto potrebbe venir “riassorbito” dalla nuova colata sul fronte. Nell’esperienza ho visto che potrebbe essere una soluzione plausibile, anche se la tentazione di cercar di eliminare tutte le imperfezioni subito è grandissima. (Ma potrebbe avvenire come nella parabola del loglio e del buon grano, quindi meglio non aver la pretesa di sistemare tutto subito e sradicare con la zizzania anche il buon grano). Come recita il proverbio: “Il meglio è nemico del bene”.
L’errore della colatura nell’angolo in basso a sinistra. Bel danno, eh? Qui l’icona, col retro già resinato e piallato, è nella cassaforma in attesa della nuova colata di resina.
Resinatura del fronte
Insomma, si lavora sempre rischiando sul filo del rasoio: alcune cose si possono recuperare, altre no. Se la resinatura non dovesse correggere l’errore il danno sarebbe stavolta irrecuperabile. Allora si rischia. Fatta la nuova cassaforma (e qui bisognerebbe aprire una parentesi sugli accorgimenti che ho usato per proteggere il retro già finito, ma non la apro), mettendo i miei bravi distanziatori che consentono di avere resina anche nei bordi esterni all’icona, scelgo questa volta una resina nuova (La “Liquidissima” di Resin Pro) che, almeno dal nome, promette di arrivare a coprire facilmente tutte le superfici e creare poche bolle.
Mescolo al meglio che posso, a bagnomaria nell’acqua calda, dopo aver fatto il calcolo dei due componenti (questa resina è diversa dalle altre usate in precedenza), verso in un colino di tulle auto-costruito per evitare che si depositino grumi o cristallizzazioni non voluti (come accade spesso con la iCrystal) e spando uniformemente su tutta la superficie. Qualche bolla vien su e la elimino con lo spillo e il phon caldo.
La colata appena versata (il 26-10) nella cassaforma di legni e silicone
A volte il troppo stroppia
Recitava il testo di una vignetta del mio amico Livio:” Non dobbiamo ripetere gli errori del passato!” “Tranquillo, ne inventeremo di nuovi!”. Non ci facciamo mancare nulla: per togliere una bollicina o un pelucco capitato lì per caso sulla resina che ormai sta reagendo con lo spillo muovo un po’ la superficie nell’angolo in basso a destra. Al momento sembra che tutto si rimargini fantasticamente. In realtà a reazione avvenuta noto che si è creata una piccola imperfezione, come una specie di moto convettivo interno. Vediamo se lucidando si elimina. Ma il resto della superficie è perfettamente lucida, sarebbe un peccato rovinarla, comincio allora a levigare a dovere i bordi e spianare tutta la parte rialzata della “cornice”. Prima lucidatura.
Risultato dopo la prima lucidaturaRisultato dopo la prima lucidatura (27-10)
Non mi piace, stavolta devo levigare sul serio
Il difetto si vede troppo, devo scavare un po’ di più partendo da abrasivi almeno di 400° per arrivare salendo fino ai 10.000° e al polish con tampone di gommapiuma e feltro lucidante. Ci vuole ancora del tempo per essere sicuri della totalmente avvenuta solidificazione della resina. Mi piange il cuore al pensiero di dover passare gli abrasivi sulla lucidissima superficie naturale della resina, ma …”quanno ce vo’, ce vo'”!
Nuova lucidatura
Con la roto-orbitante ci dò dentro per oltre un’ora e alla fine mi ritengo abbastanza soddisfatto: solo a guardare “di sguincio” e controluce si intravvede ancora qualcosina, ma a questo punto, vista la profondità della leggerissima imperfezione, mi rifaccio al suddetto proverbio del meglio nemico del bene e considero finalmente terminata l’opera. 30-10-2023. Che sudata! Bella però, neh!?
Finita!!!!
Il supporto per comodino
Il 14-12-23 introduco una novità per facilitarne l’utilizzo. Praticando due forellini sul retro consento a chi acquisterà la preziosa Icona di poterla appendere alla parete con un chiodino che entri nel buco superiore. Contemporaneamente fornisco anche il semplice supporto metallico inserito nei due forellini per posizionare l’icona sul piano di un mobile. Spero che la soluzione risulti gradita a chi la acquisterà.
Penso anche che per le prossime icone resinate utilizzerò il medesimo sistema, semplice ma efficace.
Il supporto montato sul retro
Post Scriptum (che avrei voluto evitare…)
Luglio 2024: la bella icona è posizionata su un mobile all’ingresso di casa. Un giorno di fine giugno mi accorgo che nelle campiture blu del fondo sta cambiando qualcosa. Sotto la resina. Come se si fosse creata una piccola bolla o un distacco tra resina e smalto epossidico che modifica il blu in un turchese. Cavoli, che peccato, mi dico, una imperfezione che rovina un po’ l’effetto finale! Eh, perché non so ancora cosa accadrà di lì a qualche giorno. Sarà il caldo milanese di luglio, sarà un difetto nella colatura o nella reazione di indurimento della resina (ma viene fuori dopo 10 mesi?), sarà, sarà…. Che disastro! lo smalto si è come staccato da sotto la resina e si sta espandendo e allargando oltre tutte le previsioni!
Mai successa una roba del genere, e spero, ovviamente, che non succeda mai più: ma da ora in poi, chi può più fidarsi della resinatura? Mi toccherà provare a cambiare marca dei prodotti. Ovvio che conciata così non posso più venderla, mi spiace molto. Mi toccherà rifarla.
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