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DiGiancarlo Paganini

Le altre copie della “Madonna di Gaza”

La richiesta di un’icona con lo stesso soggetto della prima Madonna di Gaza

Quando, il 17 maggio del 2025, Francesco e Fiorenza hanno acquisito la prima icona con questo stesso soggetto molto particolare (vedi il post: https://www.giancarlopaganini.it/2024/01/02/madonna-di-gaza-la-protettrice-degli-innocenti/ ), mi avevano anticipato che desideravano un’altra icona, con soggetto da definire, da regalare ad un sacerdote, don Gaetano, loro amico.

La prima originale “Madonna di Gaza”. (Quanto mi piaceva!!!)

Dopo qualche giorno mi hanno confermato che desideravano avere un’icona gemella, con lo stesso soggetto della loro. Io gli ho specificato che sarebbe stato impossibile farne una identica, tante sono le variabili che subentrano a determinare l’aspetto di una simile opera fatta a mano.

Copia originale 1b. Ok, si proceda!

Ok. Meglio, così: pur avendo lo stesso soggetto le due icone sarebbero comunque rimaste opere uniche ed originali. Al via, mi metto dunque all’opera, seguendo più o meno la stessa procedura di creazione della prima realizzazione. Mi fa un po’ disperare la fase di brunitura della lastra di ottone, tra macchie inspiegabili, segni e rifacimenti della stesura del miscuglio liquido nero.

Dopo un po’ di tentativi che non mi soddisfacevano e che peggioravano la situazione, ri-lavo finalmente tutto col diluente e ridistendo per l’ennesima volta la mistura alcoolica e all’ennesimo tentativo finalmente ottengo il risultato desiderato. Modifico di brutto l’aureola, smaltandola di giallo oro trasparente dopo averla sfrisata a raggiera, anche per differenziare ulteriormente il risultato finale. Per farla breve, il 26 maggio l’icona è pronta. Eccola:

Stesso soggetto, ma l’aspetto finale è assai diverso dalla numero 1, no?

La scelta di fondo e cornice

Segue una fase di proposta di fondo di velluto e abbinamento della cornice del quadretto. La scelta cade dapprima su un fondo blu scuro e una cornice tipo faggio chiaro. Poi opteremo per una cornice nera, più sobria e meno contrastante col fondo, col risultato di valorizzare ancora di più l’aspetto metallico splendente dell’icona.

Eccola terminata, con la nuova cornice nera, consegnata il 30 maggio.

Le altre copie in resina

La fase preliminare

Alla fine della fase di sbalzo della lastra di ottone di questa “copia originale 1b” decido, prima di terminare l’icona, di fare un calco in silicone per fare degli esperimenti di ulteriori copie in resina. Siamo intorno al 23 maggio del ’25. Costruisco un semplice cassaforma intorno allo sbalzo (già montato sul supporto di masonite all’interno) e vi colo il silicone liquido, che poi si rapprenderà riproducendo ogni minimo particolare del cesello.

Oltre al sottile strato di silicone dovrò poi colare uno strato di gesso per dare rigidità al tutto e poi inserire il sandwich ottenuto in un contenitore di cartone per tenere insieme le due parti staccabili, a registro. Ecco lo stampo che varrà per ogni ulteriore copia in resina:

Il calco in silicone nel contenitore di cartone. In origine era bianchissimo, qui lo vedete sporco di pigmento oro in seguito all’ultimo esperimento fatto.

Stesso soggetto – Copia 2

Una volta usabile, (devono passare almeno un paio di giorni per esserne sicuri), faccio una colata di resina trasparente “Liquidissima” di Resin Pro nella quale mescolo un bel po’ di pigmento oro per artisti (rispetto agli ultimi pigmenti acquistati è un po’ grossolano, ma va bene per un sacco di cose).

Evidentemente mescolo male gli ingredienti e soprattutto non riesco a debellare le maledettissime bolle d’aria che si creano in questa fase. Per la cronaca, un amico mi sta costruendo un pompa per il vuoto che dovrebbe essere risolutiva al riguardo. La mia soluzione di camera del vuoto ottenuta coi sacchetti del sottovuoto a cui applico il tubo dell’aspirapolvere non è evidentemente sufficiente. In questa occasione ne ho la prova più piena, ahimè! Cerco di ovviare all’effetto “buccia d’arancia” spruzzandola con una vernice acrilica color rame nel vano tentativo di turare i micro fori. Invano.

Col nero epossidico velo un po’ i contorni e alcuni particolari del volto e delle vesti. Neppure la successiva smaltatura con i colori epossidici risolve molto. L’unica cosa che succede è che i colori (vedi aureole) smuovono anche la sottostante vernice ramata… Vabbé… un tentativo ironico… Questa non la incornicio.

La copia 2 piena di difetti a buccia d’arancia. Peccato, perché di per sé non era affatto male.

Stesso soggetto – Copia 3

Sulla stessa base di partenza, cioè il calco di silicone, si basa il nuovo tentativo/sperimentazione della terza copia, la seconda in resina. Stavolta la colata non ha i difetti macroscopici della precedente. In questo caso decido di trattare il fondo dell’icona ottenuta a foglia d’oro, come si usa nelle icone bizantine. Quindi spalmo di “missione” adesiva il solo fondo e lo ricopro d’oro. Poi, a questo punto, sono costretto a dipingere le figure proprio al modo di quegli esempi, tenendo presenti i colori della foto della ragazza palestinese, con la differenza che le lumeggiature su incarnato e vesti non sono ottenute pittoricamente come nelle icone orientali, ma sono dovute unicamente al rilievo a sbalzo del modellato.

Insomma, è un po’ un ibrido, che non mi dispiace nonostante i toni molto scuri ottenuti. La incornicio, merita.

La copia 3 terminata a foglia d’oro.

Stesso soggetto – Copia 4

Stessa partenza della copia 3, ma questa volta, dopo aver visto un illuminante video su Youtube relativo alla creazione di “gioielli” in resina mediante l’utilizzo dei pigmenti metallizzati, voglio provare ad utilizzarli nel modo mostrato. Faccio prima delle piccolissime prove su oggettini minuscoli seguendo i suggerimenti del tutorial, poi mi lancio in quest’altra iniziativa.

Uno dei consigli era quello di utilizzare una resina nera o scura. Quella nera l’avevo finita sulle piccole prove, quindi mescolo pigmenti neri alla miscela, nella quale metto anche del pigmento oro per artisti. Ma prima, e qui sta il segreto, passo col pennello direttamente sulla forma di silicone, un nuovo fantastico pigmento dorato in polvere di Reschimica il “Dorado” della serie Chameleon. (Ne acquisto un bel po’ della incredibile serie!). Il risultato è davvero sorprendente! difficile dire che non sia una lastra di metallo, di ottone per l’esattezza.

Vista la delicatezza della superficie dorata (è veramente un velo impalpabile!) lo fisso con la beneamata vernice a spruzzo Makota 100 come fissativo e poi, sempre col nero epossidico vado a valorizzare contorni e particolari e quindi coloro le aureole. Lo incornicio poi con fondo di velluto grigio scuro e finitura legno simil faggio chiaro.

La copia 4, regalo di Natale per il caro Alberto S.
Copia 4 incorniciata

In sintesi

Finora sono tre le copie in resina realizzate e conto, vista l’utilità di queste sperimentazioni tecniche, di cimentarmi anche in altre prove. Ecco quelle finora compiute:

Le prossime prove della serie meriteranno altri post ad hoc. Ciao!

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DiGiancarlo Paganini

La Cena di Emmaus

Un “segno” per il Ministero straordinario della Comunione Eucaristica

Perché ho realizzato questo strano medaglione che raffigura “La Cena di Emmaus”? La storia parte da lontano, è lunga, ma forse val la pena di raccontare qualcosa.

“Ministro straordinario della Comunione Eucaristica”.

Questa è la denominazione esatta dal punto di vista canonico che identifica questo “nuovo” ministero all’interno della Chiesa. Un po’ di storia: in Diocesi di Milano questo ministero, (disciplinato dall’Istruzione “Immensae caritatis” della Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti del 29-01-1973, dal Motu proprio del 15-08-1972 “Ministeria quaedam” di Paolo VI e dal nuovo Diritto Canonico del 1983), è stato promosso con Decreto Arcivescovile nel 1981 dal Cardinale Carlo Maria Martini ed esteso anche ai fedeli laici.

E io che c’entro?

C’entro, c’entro… perché già da qualche anno i miei parroci mi hanno chiesto saltuariamente di aiutarli nella distribuzione della comunione durante alcune messe particolarmente frequentate, dopo la personale benedizione “Ad Actum”, in assenza di alcuni sacerdoti e del decano dei ministri straordinari della parrocchia (l’unico rimasto e ormai centenario). Devo dire che ogni volta è una cosa molto emozionante e responsabilizzante. E ogni volta, oltre a evidenziare in me un senso di profonda indegnità e gratitudine, mi domandavo se andava bene andare avanti così.

Ci sono delle regole

Infatti. No, non andava bene così, in realtà. Nel senso che in verità per esercitare il Ministero Istituito in modo continuativo e non “abusivo”, occorre un mandato ufficiale, occorre cioè essere nominati dall’Ordinario (il Vescovo diocesano) e/o dal Vicario Generale della diocesi con un mandato quinquennale rinnovabile e per far ciò occorre la segnalazione in curia del proprio parroco e quindi occorre seguire un corso obbligatorio di sei incontri di formazione teologico/pastorale, molto bello ed approfondito. Alla fine viene consegnato un tesserino ufficiale che certifica di poter esercitare questo ministero.

Inoltre quella che ho indicato non è e non può essere la motivazione principale per l’esistenza e lo scopo del ministero, che è invece quello di portare la comunione eucaristica alle persone anziane o malate che non possono normalmente frequentare personalmente la messa e ricevere la comunione sacramentale.

04bis-Libretto liturgia malati
Libretto della liturgia per la Comunione Eucaristica ai malati

Rispondere ad un bisogno oggettivo. Alcune considerazioni

Termino questo ampio cappello introduttivo dicendo perché ho sentito questa chiamata come una responsabilità personale di fronte ad una richiesta oggettiva cui bisognava “dare le gambe” perché non rimanesse inascoltata e non cadesse nel vuoto.

Per mia esperienza il “nuovo” non lo introduco io nella mia vita, non è mai successo. La novità che consente di cambiare la propria vita, che consente di “essere spostati”, rinnovati, di crescere, di approfondire l’esperienza, deriva sempre dal lasciare entrare da fuori un input oggettivo, una proposta che non mi immagino io, che non ho misurato io, che è una occasione a cui posso dire di sì o di no. A volte capita e basta, come una circostanza in cui ti vieni a trovare e devi accettarla anche se non l’hai mai propriamente scelta. Ma poi devi comunque scegliere se starci o ribellarti. Ogni occasione è vocazione. Ogni vocazione è ad una missione.

E, stavolta, come è andata?

In questo caso ciò (la richiesta oggettiva) è accaduto in uno degli ultimi Consigli Pastorali parrocchiali dove è emersa la necessità di sviluppare una attenzione particolare e più strutturata agli anziani che vivono sul territorio della parrocchia. Come? Anche andando incontro al loro bisogno di sentirsi sempre parte della comunità soprattutto quando le condizioni fisiche o sociali diventano difficili, magari si vive una solitudine opprimente e la persona fa più fatica a muoversi e a partecipare alla messa e all’Eucarestia. Questo porterà anche, ovviamente, ad instaurare una rete di nuovi rapporti di attenzione, accompagnamento e amicizia con loro e le loro famiglie. Insomma, dopo averci pensato, ho chiesto al parroco di accedere al corso e mi sono iscritto su sua richiesta in Curia.

Inutile dire che l’impegno un po’ mi spaventa: non mi sento per nulla in grado o “all’altezza” delle situazioni anche delicate che mi troverò probabilmente davanti, occorrerà avere attenzioni e sensibilità che non credo di avere, ma spero di imparare molte cose da questa esperienza che mi si prospetta (come il riporre la fiducia non in me, ma in Cristo e nel suo Spirito). Infatti se facciamo solo le cose che crediamo già di saper fare non impareremo mai a fare cose nuove. Si impara solo facendo. Osare un po’, non confidando solo in sé e nel già saputo. Lui, che ha suscitato in me questo desiderio darà la forza per sostenere il compito. Questo è avvenuto sempre, anche nella mia storia di lavoro.

Ok, ma che c’entra tutto questo col medaglione della Cena di Emmaus?

Non voglio annoiarvi oltre (ma era necessario spiegare da dove arriva l’ispirazione per questa icona della Cena di Emmaus) e vado alla parte pratica della vicenda.

In uno dei primi incontri il relatore del corso ha accennato al fatto che andando a portare l’Eucarestia il centro della vicenda non siamo noi ma è la Presenza di Cristo nel Sacramento. Questo ha bisogno anche di essere espresso con segni espliciti e tangibili: oltre alla teca preziosa con l’Ostia (commissionata a Firenze a mio fratello Francesco), un crocifisso, il Vangelo, un fiore o una candela, un segno, tipo un nastro rosso con una “medaglietta” sulla nostra persona, che attesti il nostro essere lì come semplici ministri, come espressione della comunità, mandati dalla essa perché il malato o l’anziano possa continuare a sentirsi parte di quel brano di Popolo di Dio che vive lì, a partecipare pienamente del dono della Comunione e si senta sostenuto nella sua fatica dal Sacramento e dalla comunità.

Ci sono dei precedenti in parrocchia. Sto all’esempio

Memore che effettivamente in parrocchia, quando il ministro straordinario distribuisce la comunione indossa un largo nastro rosso con applicato uno sbalzo di ottone raffigurante un simbolo eucaristico (che qui documento)

Medaglione  ministro in parrocchia
Medaglione del ministro in parrocchia: ostensorio con angeli

…penso che senza dover per forza attingere alle risorse parrocchiali, posso benissimo realizzare un “segno” nuovo (uno sbalzo su metallo alla mia maniera), così da averlo sempre a disposizione senza doverlo ogni volta chiedere in prestito. Terminato il mio ministero, chissà, lo lascerò alla parrocchia per chi verrà dopo di me, chiamato allo stesso compito.

Intanto lo farò benedire (fatto, in data 30-03-25) in modo che non sia un segno che rappresenti me, ma Colui che porterò fisicamente e spiritualmente. (Questa del possesso e del vanto personale delle proprie capacità è una bella tentazione, comunque…. Questo pungolo mi sarà utile a ricentrarmi e riconcentrarmi sull’essenziale).

Dunque, veniamo al dunque: idea, scelta, realizzazione dell’icona

L’idea inizia così a frullare nella mente: 1-Dovrà essere un medaglione come quello in parrocchia, con nastro rosso. 2-Non sarà un simbolo “astratto” ma una scena eucaristica (La Cena di Emmaus mi sembra la più adatta). 3-Nei disegni di mio padre Ettore Paganini so che ne troverò parecchi adattissimi. 4-Dovrà essere piccolo, prezioso, (poco) colorato e, visto l’uso intensivo dell’oggetto, protetto dalla resina.

La scelta tra quattro disegni individuati in archivio

Reperisco in archivio quattro belle scene della Cena di Emmaus, molto simili tra loro e tra di esse scelgo la “0515 – Cena Emmaus 24,4×21,5” che modificherò e ritaglierò per adattarla alle misure (7 x 7 cm) e all’architettura che penso sia più adatta. Penso, per stare sul modello parrocchiale, di inserirle in un quadrato messo a rombo, in diagonale.

4 disegni Cena Emmaus

Lavorazione a sbalzo, chiusura del fondo e smaltatura

L’11 marzo inizio il trasferimento su ottone del disegno scelto e in breve tempo lo sbalzo viene terminato. E’ davvero una miniatura e richiederà qualche soluzione inedita, soprattutto nella successiva fase di smaltatura.

Sbalzo terminato, alette aperte
Sbalzo terminato (fronte) secondo il disegno, alette aperte
04-sbalzo finito e colla con carta (retro)
Sbalzo finito e colla con carta (retro)
05- Retro con lastra di masonite inserita
Retro con lastra di masonite inserita con colla di montaggio

Successivamente richiudo e incollo con l’Attack sul retro le alette, come ormai ben sapete, e passo alla fase di smaltatura del fronte dello sbalzo.

La smaltatura

Prima di riempire le campiture delle tre aureole le sfriso con una punta per dare maggiore luminosità al giallo arancio del mio smalto epossidico Glas. Poi passo al cielo oltre la finestra, col bel blu turchese Porcelain & Glas della Marabu e infine ripasso i profili delle figure con lo smalto nero, in più mani e stendo una mano molto trasparente del nero sul muro di fondo. Per concludere coloro i particolari del calice, dei bicchieri e del pane spezzato in mano a Cristo. In questo modo, con pochi colori ottengo un certo contrasto e una certa profondità tra le figure e lo sfondo, mantenendo però la preziosità metallica dell’ottone. Metto tutto in forno a 160° per trenta minuti e infine sul retro applico l’adesivo dorato con l’etichetta, aggiungendo un fermaglio da quadri nell’angolo superiore, per poter poi fissarvi il nastro rosso.

06-Sbalzo smaltato
Lo sbalzo smaltato

La resinatura

Per una resinatura così piccola decido di fare una cassaforma molto leggera col nastro “distaccante” cinese. Inizio col fronte dello sbalzo, in modo da fissare il risultato con la resina I-Crystal di Resin Pro. Il 12/3 l’icona è pronta per passare alla resinatura retro.

Cassaforma leggera per la resinatura del fronte
Cassaforma leggera per la resinatura del fronte

Questa scelta mi costringerà però a rimediare ad alcuni difetti dovuti alla flessibilità del nastro adesivo (gobbe e rientranze sui lati, non volute) e ad applicare sul bordo di ottone che rimarrebbe scoperto uno strato di resina UV di Resin Pro che solidificherò con il fornetto da manicure a luce UV felicemente acquistato su Amazon.

La cassaforma per la resinatura sul retro
La cassaforma per la resinatura sul retro

Bene, dopo le ore di attesa necessarie per la definitiva reazione e stabilizzazione delle resine, maschero fronte e retro, levigo i bordi e applico la resina UV sui lati scoperti.

L’Icona della “Cena di Emmaus” è ormai pronta per essere fissata al nastro. Faccio due prove. La prima con un nastro più largo e più bello, ma, ahimé, molto corto. La seconda con un nastro più stretto ma lungo giusto. Per ora terrò quello.

Icona finita con nastro largo
Icona finita con nastro largo
Medaglione finito nastro sottile
Medaglione sbalzato e smaltato finito con nastro sottile

Un aggiornamento dell’11maggio 2025

Nel frattempo ha realizzato un’altra icona sempre su questo modello. Non posso dire uguale, perché ogni icona fatta così artigianalmente a mano riesce diversa, volenti o nolenti. L’occasione mi è sta data dall’amico Maurizio che voleva regalarla alla moglie, anche lei MISCE.

Detto fatto: dal 2 aprile (l’ordine) al 20 aprile (il lavoro terminato), la consegna è avvenuta felicemente domenica 11 maggio. Al nastro penserà lui. Qui di seguito un po’ di immagini della lavorazione e dell’aspetto finale dell’opera.

Il fronte dello sbalzo
Il retro dello sbalzo
Il taglio delle alette sul retro
Il tassello di masonite e il retro con la colla di montaggio
Il supporto di masonite incollato sul retro
Lo sbalzo terminato piegato e montato sul supporto di masonite
Il retro dell’icona
Il fronte smaltato
La fase di resinatura nella cassaforma
La resinatura sgusciata con residui di bave da eliminare e levigare
Il retro finito con i gancetti annegati nella resina
L’icona per Maurizio terminata
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DiGiancarlo Paganini

Santa Chiara d’Assisi

Dopo san Francesco, Santa Chiara d’Assisi. Una promessa mantenuta ( e… menomale!)

Nel precedente post sull’Icona di san Francesco d’Assisi avevo fatto la promessa che non mi sarei dimenticato di “scrivere” un’icona sbalzata e smaltata dell’amata “sorella” Santa Chiara d’Assisi. Sorella Chiara. (Che è anche, guardacaso, il nome della mia sorella minore).

Santa Chiara (Pittore Carlo Crivelli)

Oltretutto la santa mi piace molto perché è l’esempio di un cristiano che per seguire meglio Cristo si mette naturalmente a seguire l’amico (Francesco) che più l’aiuta a donarsi totalmente, semplicemente, senza riserve, “sine glossa”, a Dio. E, riconoscendo la comunione che la lega visceralmente all’amico, si trova ad essere iniziatrice di una nuova comunità composta da altre sorelle e compagne che si mettono a seguire lei, che segue lui. E lui chi segue? Segue Cristo affidando il suo carisma al papa, Innocenzo III che gli approva la Regola (nonostante avesse un caratteraccio ostile, pare).

https://sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/religione/storia-dei-papi-che-hanno-incontrato-san-francesco-52914

(Il successivo papa, Onorio III conferma definitivamente con la bolla “Solet Annuere” la regola del suo ordine. Solo due anni dopo la morte Francesco viene proclamato santo da papa Gregorio IX, quindi esempio da seguire con sicurezza per tutti). In questo modo Francesco “salva” il suo carisma dal decadimento a setta, cosa purtroppo comune a moltissimi movimenti pauperistici e riformisti del tempo. Ma nella storia della Chiesa è sempre stato così, vedi, secoli dopo, la vicenda di sant’Ignazio di Loyola per esempio.

In sintesi, una storia d’amore dell’altro mondo. In questo mondo. Ecco, un po’ per riconoscenza per questo esempio, qui in questo post descriverò tutta l’elaborazione materiale di questa Icona, volutamente gemella dell’altra. Quella dell’amico. Però mi aspettavo già una serie di difficoltà che mi sarebbero capitate nel tentativo di ottenere quella somiglianza nella resa finale. Perché? Perchè non avete idea di quante cose possono andare storte e rovinare il lavoro strada facendo. Già in partenza, guardacaso…

Una sorpresa sgradita

Come vi ricorderete l’ispirazione per queste icone mi era venuta osservando uno dei disegni di mio padre Ettore Paganini: era una bellissima bifora che rappresentava i due santi di Assisi. Ve la riporto ancora qui:

San Francesco e santa Chiara
San Francesco e santa Chiara d’Assisi – disegno di Ettore Paganini

Fatto San Francesco ora mi dispongo a realizzare anche l’icona della santa, per cui in Illustrator, dove avevo sistemato la prima icona, creo un’altra tavola di disegno e copio tutta l’architettura pari-pari e sostituisco il solo disegno della figura inserita. Faccio il mio bel pdf e lo stampo. Che strano! Mi sembra un po’ più piccolo rispetto al primo. Boh, verifico ed è proprio così. Cavoli, ma cosa può essere successo? Ma quando mai ho rimpicciolito -e mica di poco- nel frattempo il disegno? Boh, mi resta tuttora un mistero; fatto sta che devo ingrandire in proporzione il tutto in modo da avere una stampa delle stesse misure. A momenti… Vabbè, prima difficoltà superata. Fisso il foglio sulla lastra di ottone e inizio lo sbalzo incidendovi il disegno. Siamo al 25 febbraio.

Disegno adattato di Santa Chiara
Disegno adattato (come quello di san Francesco) di Santa Chiara d’Assisi

Lo sbalzo procede rapidamente

Ormai tutte le fasi della lavorazione le sapete tutti a memoria, per cui metto qui solo le foto che le documentano.

Retro sbalzo in fieri
Retro dello sbalzo, in fieri
lastra sbalzata in fieri-fronte
Fronte della lastra sbalzata dell’icona di Santa Chiara d’Assisi, in fieri
Fronte sbalzo alette aperte
Fronte dello sbalzo con le alette tagliate e aperte
Retro sbalzo alette aperte
Retro dello sbalzo con le alette aperte, pronto per accogliere la lastra di masonite incollata
Incollaggio retro sotto pressione
Incollaggio della masonite nel retro dello sbalzo, sotto pressione
Santa Chiara sbalzo finito alette piegate
Santa Chiara d’Assisi, lo sbalzo finito con le alette piegate e incollate sul retro

Si passa alla smaltatura coi colori Marabu da vetro/ceramica

Ora occorre smaltare usando i nuovi colori usati già per san Francesco (se volete andate a leggere il post). Ma, prima devo verificare se ho lunghezza sufficiente di cornicetta di ottone, quella trovata fortunosamente nel locale pattumiera del condominio. Al pelo (mi avanzano si e no 8 cm)… fiuuuttt!

Li taglio in misura (sono differenti di qualche decimo di millimetro rispetto alle precedenti, evidentemente l’ingrandimento era un filo diverso, ma me le faccio andar bene lo stesso) e provo ad appoggiarle sulla lastra per la verifica finale. A posto. Proseguo con la smaltatura e poi faccio la foto dell’icona smaltata con a fianco la cornicetta che dovrò incollare dopo la prossima fase.

Santa Chiara smalto finito e cornicetta
Santa Chiara d’Assisi, smalto finito e cornicetta

E ora, Santa Chiara al forno!

No, non è una ricetta nazista, non sono così blasfemo o irrispettoso: la cottura degli smalti della Marabu PORCELAIN&GLAS in forno (quello di cucina per 30 minuti a 160°) serve a fissarli al supporto e a renderli più resistenti, tanto che nelle istruzioni c’è scritto che possono andare poi anche in lavastoviglie. Quegli smalti epossidici infatti sono stati creati per decorare tazze e bicchieri più che icone sacre… ma, tant’è!

Santa Chiara al forno
Santa Chiara d’Assisi al forno

E ora la fase di resinatura

Non so se vi ho mai fatto vedere la costruzione della cassaforma. Di solito prendo 4 listelli di legno belli lisci e rivestiti di un adesivo distaccante, li incollo col silicone ad un piano rivestito a sua volta di adesivo distaccante, mettendo al loro interno l’icona da resinare (fissata al fondo con dei quadratini di biadesivo spesso e usando dei distanziatori di plastica che mi danno un paio di millimetri di aria sui bordi. Poi faccio asciugare il silicone tenendo tutto il castello sotto pressione per farlo aderire bene al fondo in modo che non ci siano fuoriuscite di resina liquida, silicono altre giunture dei listelli e poi…

Costruzione cassaforma coi distanziatori
Costruzione della cassaforma coi distanziatori. (Si nota il silicone sul listello da ribaltare e incollare)
Cassaforma incollaggio
Incollaggio della cassaforma sotto pressione.

Poi si cola, evidente! Calcolo la quantità di ICrystal della Resin Pro, mescolo i due componenti, cerco di eliminare le maledette bolle che si creano sempre (e mi sa che mi dovrò comprare una piccola pompa autoclave apposita per questo scopo, ma costa una sessantina di euro su Amazon, per roba di qualità cinese. L’esperimento fatto oggi con un barattolo di vetro col coperchio di plastica bucato in cui inserire il tubo dell’aspirapolvere per ottenere il vuoto, è andato malissimo, perché iniziava ad aspiarare in un vortice anche la resina liquida dal bicchierino inserito…NOOOOOO!!!!), e poi colo adagio sull’icona il prezioso e dispettoso miscuglio epossidico. Buco un po’ di bolle con uno spillo e quando mi sembra tutto a posto copro il “castello” in modo che non prenda polvere che potrebbe rovinare l’effetto lucido finale.

Colata resina nella cassaforma
Colata di resina sull’Icona nella cassaforma

Si impara ad attendere, l’impazienza è assolutamente vietata

E ora devi per forza metterti a fare altro, perché è la fase dell’attesa. Serve molto anche quella… è educativa. Sale sempre una preghierina perché tutto vada nel migliore dei modi (non fa piacere a nessuno perdere un lavoro in cui si è dedicato tempo (il lavoro è iniziato il 25 febbraio e siamo già al 5 marzo…), attenzione, arte (?) perizia tecnica e denari). Anche i fonditori di campane di Agnone so che, al momento della colata di bronzo fuso, fanno prima una cerimonia religiosa coi controfiocchi e fors’anche una santa Messa propiziatoria perché tutto fili liscio e il risultato non faccia buttare nel cesso mesi di lavoro. Nel mio piccolo, non arrivo a tanto, ma un pensierino lo faccio anch’io.

Un paio di giorni dopo

Il tempo consigliato è quello, per evitare di rovinare il lavoro. C’è chi attende anche di più. Io, quando vedo che la reazione è completata, (la resina è indurita e sul piccolo campione, che colo sempre a parte, vedo che non restano impronte digitali) inizio a staccare i listelli della cassaforma per sgusciare l’icona resinata. Sembra facile! Nonostante tutti gli accorgimenti qualcosa è colato fuori incollando tenacemente un paio di listelli al legno…

Difetto colata cassaforma
Difetto di colata dalla cassaforma

Oltretutto, per arginare la fuoriuscita avevo posizionato dei tassellini di legno vicino ai listelli, non pensando che poi mi sarebbero stati nemici tenacissimi da staccare. Vabbé, tra morti e feriti sguscio l’Icona e valuto come e cosa andare a limare sui bordi e come sistemare il retro.

Santa Chiara sgusciata dalla cassaforma
Santa Chiara sgusciata dalla cassaforma
Retro con buchi e difetti
Retro con buchi e difetti. Si notano gli alloggiamenti dei 4 tassellini di biadesivo spesso e una bolla che non era uscita dal retro… maledetta. Però, in fondo non male.

Penso ai supporti mentre sistemo il retro dell’icona

Si tratta di fare un’ulteriore piccola colata sul retro, per sistemare nei 4 alloggiamenti i fermagli “Stella” e per chiudere la bolla. Basterà qualche grammo di miscela, una cassaforma leggera di nastro adesivo per sicurezza sui bordi (che nulla coli sul fronte rovinandolo) e tanta, tanta pazienza. Per i supporti ho pensato, come per san Francesco di lasciare aperte ben tre possibilità di ostensione: 1) Buchino in alto per appendere l’icona così com’è ad un chiodino nel muro; 2) supporto di ferro ad angolo per ottenere un soprammobile da comodino; 3) possibilità di fissare l’icona in un quadro più grande con i 4 fermagli passanti nel fondo del quadro. Più di così!!!

Retro con supporti
Retro con i supporti e i fermagli

Icona terminata

Bene, dopo aver opportunamente spianato, levigato e lucidato i bordi della resina, l’icona è terminata felicemente. (Siamo al 7 marzo!) Eccola! Un grazie anche a santa Chiara d’Assisi, che evidentemente, come san Francesco, ci ha messo del suo… eccome!

Santa Chiara finita fronte
Santa Chiara finita, fronte

Ed eccoli insieme! L’icona ricomposta

Eccoli di nuovo insieme i due santi! Devo dire che sono molto soddisfatto del risultato. Anche questa è stata una sfida dalla quale ho imparato un mucchio di cose e ho consolidato alcune soluzioni a problemi difficili da risolvere (ad esempio il retro che si stacca dal fondo) e che in passato sono stati molto pesanti. Avevo paura a rimettermi ad usare le resine dopo qualche esperimento finito male, ma ora mi sono riconciliato con la tecnica della resina. La ICrystal di ResinPro è molto affidabile e oramai la conosco bene. Qualche prenotazione è già nell’aria, (anzi!: aggiornamento del 14-3: le due icone, la coppia Francesco e Chiara, sono già state acquistatate oggi, devo solo consegnarle). Intanto sto già finendo un’altra piccolissima icona, quasi una miniatura… ad uso personale stavolta, ma sarà oggetto del prossimo post. Alla prossima!

Santa Chiara in coppia con san Francesco
Santa Chiara in coppia con san Francesco

Stiamo sotto la loro protezione in questi tempi difficili con venti di guerra.

Logo Giancarlo Paganini
DiGiancarlo Paganini

San Francesco d’Assisi. Una nuova Icona sbalzata, smaltata e resinata

Una nuova scommessa con le resinature dei miei sbalzi

San Francesco d’Assisi. Perché questa scelta? Andiamo agli antefatti. Recentemente ho acquistato nuovi flaconi di resina iCrystal della ResinPro perché avevo il dubbio che le ultime incresciose performance nell’uso di questa tecnica fossero dipese in gran parte dall’età avanzata delle stesse (oltre che dalla mia età avanzata…). Anche nel terminare l’ultima icona della Madonna con Bambino, mi ero fermato prima della fase di resinatura, più che altro per paura di dover buttare via un’opera che mi piaceva molto, come già accaduto, o, nella migliore delle ipotesi, di dover sudare comunque sette camicie per salvarla.

Quindi sono partito con l’idea di creare stavolta un’icona espressamente da resinare, per vincere questa paura una volta per tutte, come si fa dopo un incidente d’auto, mettendosi al più presto di nuovo al volante.

Cercavo allora un soggetto che fosse adatto per dimensioni e per tipo di soluzioni estetiche a poter essere resinato a dovere. Perché allora non rappresentare San Francesco d‘Assisi, com-patrono dell’Italia (in questo momento del suo patrocinio particolare abbiamo bisogno eccome, per risollevarci da una crisi morale, religiosa, valoriale, economica, industriale, politica, sociale, educativa, ecc, senza precedenti. Ci manca solo la guerra a tutto tondo con la Russia e, per non farci mancare proprio nulla, con l’America di Trump (Quella commerciale con la Cina l’abbiamo già persa da mo’) e, perché no?, con l’infida e divisa Europa atea, razionalista e massonica. Che San Francesco d’Assisi ci guidi tutti quanti sulle vie della Pace che ci può donare solo se ci riconosciamo fratelli, figli di Dio e quindi dipendenti dal Padre nostro; sulla via della Giustizia e della Pace vera, non dell’irenismo banale e facilone). E’ anche un omaggio indiretto a Papa Francesco.

Un soggetto molto rappresentato nei bozzetti di mio padre

Bene, all’opra, allora! Siamo al 25 gennaio 2025. Trovo tanti bozzetti e disegni di mio padre (il pittore Ettore Paganini) che rappresentano san Francesco d’Assisi da solo o con altri santi. Scelgo il disegno d’archivio “0016-San Francesco e santa Chiara 22,2×38” e me lo rielaboro sia in photoshop che in Illustrator: tolgo santa Chiara (tranquilla, prima o poi verrà anche il tuo turno), sistemo le architetture e accorcio l’altezza delle gambe del santo che mi sembravano un po’ quelle di un giocatore di basket. Qui il bozzetto originale dal quale sono partito:

San Francesco e santa Chiara
San Francesco e santa Chiara – dis. di Ettore Paganini (1922-1986)

E qui ecco la mia elaborazione per farne l’icona resinata:

La mia elaborazione del disegno paterno

Passa qualche giorno per iniziare finalmente lo sbalzo, con sorpresa

Il 5 febbraio inizio lo sbalzo applicando e riportando, come sempre, il disegno stampato incidendolo sulla lastra. Decido subito che voglio ottenere una cosa preziosa e dorata, quindi la lastra scelta è di ottone. Fortunatamente lascio nella lastra molto margine esterno, non immaginando minimamente cosa accadrà di lì a breve. Infatti, andando a buttare la pattumiera, nel locale immondizie trovo abbandonato vicino ad un bidone un vecchio cerchio di alluminio su cui è saldato un bellissimo fregio di ottone (era forse il bordo di un vassoio o di uno specchio tondo) che mi sembra veramente fantastico e che subito fa scattare in me l’idea di usarlo in questa occasione, proprio per impreziosire l’icona appena iniziata. Lo pulisco a dovere, lo stacco dal rigido supporto di alluminio, lo spiano, lo lucido, ed ecco: un metro e mezzo di splendido ornamento metallico! Fantastico, che ne dite?

Calcolo lo spazio dove alloggiare la nuova bellissima cornice e in poche ore lo sbalzo è pronto, eccolo:

Lo sbalzo quasi terminato, con lo spazio predisposto per la grande cornice di ottone traforato.

Fasi preliminari prima della smaltatura

Prima di passare alla smaltatura devo piegare le alette sul retro della lastra di masonite che incollo con mastice da montaggio sul retro per irrobustire e irrigidire l’icona; cosa che faccio rapidamente. Dovrò poi lasciare asciugare la colla per un paio di giorni, perché mi si presenta già una difficoltà tecnica inedita per questo genere opere. Ma questo sarà oggetto del prossimo capitolo.

L’icona con la lastra piegata e incollata sul retro. In questa seconda immagine ho provato ad appoggiare il listello traforato della cornice per vedere come si adattava alla vista d’insieme. Direi bene, ma ci sarà bisogno, per avere un contrasto adeguato, di smaltare o il fondo della cornice o l’interno delle micro-campiture del listello.

La smaltatura. Ora sì che si balla!

Qui si aprono diverse fasi di questo capitolo. Innanzitutto, per non sapere né leggere né scrivere, decido che una leggerissima brunitura per dare volume allo sbalzo/cesello non posso esimermi dall’applicarla. Passo il mio intruglio alcolico segreto e… Bon, fatta!

In secondo luogo, e questa è la parte più problematica, mi rassegno al fatto che le mie vecchie amate boccette di smalti per vetro GLAS della Marabu sono quasi tutte cagliate e gelificate. In particolare mi mancano tutti i blu che sono inusabili. Anche i rossi non godono di buona salute: un patrimonio prezioso da “buttare nel cesso”. Mi interesso con mail e telefonate con la tedesca Marabu in persona di dove posso ritrovare le mie preziose boccette, ma mi rispondono che sono uscite di produzione (e quelle che si possono ancora trovare sono già vecchie…), visto che ora producono solo il prodotto PORCELAIN&GLAS o in versione pennarello o boccette (che però corrono sempre il rischio di rovinarsi).

Ah, dimenticavo: questa serie di colori per porcellana ha la caratteristica che per durare meglio vanno cotte nel forno di cucina per 30 minuti a 160°. Quindi dovrò pensare come e quando applicare i listelli della cornice, sperare che la lastra di masonite all’interno non bruci, che la colla sia sufficientemente seccata da non ribollire rigonfiando la lastra e che non potrò certo passare la vernice fissativa Macota 100 prima di smaltare, non sapendo che reazioni possa sviluppare nel forno. Bel casino, no?

Comunque…

Dopo lunghe ricerche e una visita a vuoto (per negozio chiuso di lunedì), approdo finalmente al Colorificio Pecchio vicino a Piazzale Loreto, molto professionale e ben fornito, dove acquisto 4 “pennarelli “di quella serie di smalti e due boccette di un altro prodotto liquido (DEKA, il migliore in commercio, sostengono in negozio. Vedremo) da testare prima con una prova, e poi, chissà, sulla prossima icona.

I nuovi smalti acquistati. Veramente il primo pennarello turchese a sinistra ce l’avevo già e l’avevo usato su un altro progetto molto impegnativo di cui vi scriverò quando sarà finito. A differenza degli altri 4 della Marabu è metallizzato coprente e non trasparente, ma ciò potrà dare varietà alle varie campiture del fondo.

La smaltatura inizia e procede bene

Sfriso l’aureola per dare lucentezza e inizio a colorare col giallo-arancio (mia mistura di GLAS), poi parto col saio e la chiesetta. Sul saio uso il nero molto trasparente della serie GLAS, uno dei pochi colori ancora usabili, perché sul giallo oro dell’ottone ottengo con alcune velature un bruno adattissimo, Poi col turchese già in mie mani inizio a riempire alcune campiture. Sono costretto a fermarmi un giorno per andare a comprare i restanti colori, che appena arrivano in casa, uso subito per integrare il fondo e la cornice dell’opera. Ficco tutto in forno e per mezz’ora spio che non avvenga nulla di irreparabile. Pare di no,… fiuuuut.

Aureola, saio e particolari dipinti e prime campiture del fondo riempite di turchese metallizzato.
La formella smaltata, passata in forno e con le cornicette di ottone incollate con punti di Attack Gel al fondo blu trasparente della cornice. Pronti per la fatidica fase di Resinatura.

La resinatura, fase sempre criticissima, ma orsù, ci vuole coraggio!

Le cornici così applicate non sono saldate a stagno ma solo incollate. Quindi se desidero che abbiano una durata lunga e certa dovrò per forza inglobarle nella resina. Mi faccio coraggio e stavolta però, per preparare bene la cassaforma di colata, uso due nuovi prodotti: un foglio di materiale plastico bianco sul fondo colata, adatto al distacco della resina e un nastro adesivo cinese (Cosa c’è ormai di non made in PRC?) verde, di un materiale analogo per qualità di distacco, da applicare alle barre di legno che creano l’alloggiamento della colata.

Stavolta decido di fare subito il fronte della colata con la resina iCrystal di ResinPro, senza preoccuparmi troppo del retro della formella, che, se venisse male, dovrò ritoccare. L’unico accorgimento per tenere la formella attaccata al fondo e staccata da esso di poco più di un millimetro per consentire alla plastica liquida di riempire anche lo spazio sul retro, è ritagliare 4 quadratini del fantastico nastro biadesivo trasparente e gommoso spesso 1,5mm, acquistato al Brico e applicarli al retro dell’icona. Et voilà!

La cassaforma con la colata. Dopo almeno 24 ore posso aprirla se si è solidificata. Quindi, pazienza!
Tolto il primo listello (li avevo fissati col silicone trasparente) posso sgusciare (a fatica!) il blocco con l’icona resinata. Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti.

La legge di Murphy non fallisce mai

Dicevamo: “Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti?” Ok vediamo:

Ta-daaaa! La grossa inevitabile bolla al centro e altri difetti sul retro. Sono visibili i 4 tasselli di biadesivo da togliere e riempire di resina. Me la sentivo, …vabbé… riempirò i difetti con altra colata a livello, ma almeno il fronte mi sembra ottimo e senza difetti.

Correzioni e finiture

Se riesco ad evitare di dover passare la levigatrice roto-orbitante su tutto il fronte, per abbassare e pareggiare i bordi di resina che si formano per risalita sulle barre della cassaforma, evito di rovinare la superficie che mi sembra già perfettamente lucida. Così applico una protezione di carta e scotch di carta sulla facciata lasciando scoperti solo i bordini, che ripasso con le carte e le tele abrasive (da grana 120 a grana 10.000 e poi finitura a Polish), a mano, con delicatezza e infinito olio di gomito, fino ad ottenerne un buon risultato di levigatura e lucidatura. E il fronte è a posto.

Poi applico sui bordi il nastro adesivo cinese, a mo’ di cassaforma leggera, per evitare che scendano nefaste colature sul fronte, e colo con una pipetta la quantità di resina che serve a riempire i difetti del retro, inserendo, già che ci sono, 4 fermagli pieghevoli nell’alloggiamento del biadesivo che ho rimosso, in modo da avere dei sostegni nel caso montassi in una cornice di un quadro l’opera. Ovviamente, per la legge di Murphy, la resina per capillarità risale tra i due peduncoli di ogni fermaglio, saldandoli… vabbé… me li terrò così.

Il retro sistemato. Si vedono ancora i tiri di scotch cinese x cassaforme sui bordi e i 4 fermagli

Ragazzi, sono veramente contento del risultato!

Siamo arrivati, tra fasi operative e fasi di attesa tecnica, al 16 febbraio 2025. Quasi un mesetto dall’inizio del lavoro. Devo dire che probabilmente san Francesco d’Assisi ci ha messo del suo per la buona riuscita di questa icona che lo rappresenta. Ora la predispongo anche per un uso “soprammobile” o per appenderlo ad una parete così com’è, in modo da lasciare aperta ogni possibilità di “ostensione”. Ovviamente l’Icona di san Francesco d’Assisi è (Aggiornamento del 15-3-25: Acquistata, insieme alla gemella santa Chiara). Alla prossima!

L’icona di san Francesco d’Assisi terminata. Misure: 11,4 x 23,4 cm
Logo Giancarlo Paganini

DiGiancarlo Paganini

Speranza di pace e tenerezza: La nuova Madonnina 0494 per festeggiare il Natale 2024

Natale 2024: Occorre affidarsi con fiducia alla nostra Madre del cielo, per ringraziare di ogni dono ricevuto e implorare per ottenere il dono della Pace, sperando contro ogni speranza.

Pace e tenerezza. Cioè il bisogno di sentirsi amati e liberi di potere ri-amare. Da tempo sentivo il bisogno di realizzare una nuova “Madonnina” (x noi milanesi è inevitabile chiamarla così!…) che esprimesse la pace e la tenerezza di cui il nostro mondo in guerra ha bisogno. Inoltre mi sarebbe piaciuto averne una pronta per ogni occasione (vendita o dono), visto che ho quasi finito le opere in “magazzino”. (Mi è rimasta solo la “Madonna di Gaza“).

Cercando tra le bozze e i progetti di papà ritrovo la Madonnina 0494, che avevo già realizzato in passato, nel 2021, proprio perché esprimeva quegli aspetti propri dello sguardo misericordioso: pace e tenerezza. Allora avevo usato colori a smalto molto squillanti e la tecnica dello sbalzo di pochi anni fa mi sembra un po’ grezza e un filo “volgare”. Cercherò stavolta di fare di meglio e di molto più sobrio. Innanzitutto modifico l’aureola e creo un fondo architettonico che non esisteva in quella prima versione.

Il disegno 0494 di Ettore Paganini, modificato per la nuova realizzazione a sbalzo
Il vecchio sbalzo della “Madonnina 0494” realizzato nel 2021.

Gli altri step della lavorazione

Questa volta scelgo di usare una lastra tipografica di alluminio. Approfitto qui per ringraziare la tipografia Cartotecnica Guglielmi di Buccinasco, (una delle poche che ho trovato ancora ad utilizzare le lastre in oggetto) che mi ha gentilmente regalato numerose lastre usate che altrimenti avrebbero preso la via della discarica. Se non è economia sostenibile e circolare questa!

Applico la stampata del disegno sulla lastra e inizio a “incidere”. Queste lastre sono un po’ più rigide di quelle che avevo in precedenza. Inoltre ho iniziato a trasferire il disegno su un piano di appoggio molto rigido e non sul “cuscinetto” di materiale spugnoso, quindi il tratto risulta molto più secco e faticoso da individuare una volta tolto il foglio col disegno.

Il disegno applicato alla lastra
Retro sbalzo in lavorazione
Retro dello sbalzo in lavorazione. Si noti il lato emulsionato della lastra di stampa
Fronte sbalzo in lavorazione
Fronte dello sbalzo in lavorazione. I primi volumi emergono.

Aumento dei volumi (aggetto) e piega delle alette ritagliate

Vista la durezza dell’alluminio di queste lastre devo proseguire il lavoro di sbalzo dal retro per aumentare i volumi delle figure, che mi piacciono per il disegno netto, ma necessitano di stagliarsi meglio rispetto al fondo. Lo faccio sul pannello dalla superficie spugnosa che non oppone troppa resistenza al passaggio dei legni che uso per calcare dal retro sui punti da far crescere.

Alla fine mi sembra che il risultato sia eccellente. Passo quindi alla segnatura e alla piegatura delle alette laterali che ingloberanno con la colla di montaggio la lastra di legno compensato che fa da supporto all’opera.

Sbalzo terminato con alette piegate
Sbalzo terminato con alette piegate. Fronte
Retro sbalzo terminato con alette piegate
Retro dello sbalzo terminato con alette piegate. All’interno verrà posizionata la formella di legno tagliata in misura sulla quale verranno ripiegate e incollate le alette.

Fasi finali, brunitura e doratura

A questo punto devo dire una cosa che non ho detto finora: la mia prima idea, che ho avuto mettendomi a creare questa icona sbalzata, per esprimere la pace e la tenerezza della Madonna, era di concludere la lavorazione resinando il tutto, dopo avere opportunamente colorato a smalto epossidico le campiture del fondo e le aureole. Però, man mano che il lavoro emergeva dalle mie mani, così bella precisa e con i toni caldi argentati ottenuti con una leggerissima brunitura fatta col mio solito intruglio alcoolico, mi convincevo sempre di più che sarebbe stato un peccato eccedere coi colori e rischiare di rovinare tutto con lo strato resina. (Qui potete leggere un articolo che racconta di un grosso problema con le resinature)

Purtroppo è un blocco, una paura, questa della resinatura, che prima o poi dovrò superare. Meglio poi. Inoltre sono rimasto senza alcun blu Glas Art della Marabu: la ditta non li fa più e i miei boccettini si sono tutti rovinati e rappresi. Ora la Marabu produce dei nuovi colori chiamati “Glas & Porcelain”, in flaconcini o pennarelli, che abbisognano però di una cottura in forno (30 min a 160°) da fare prima di montare l’anima di legno all’interno. (Li dovrò acquistare…) Un altro segno del cielo, un suggerimento, che mi conferma nel mio cambio di idea.

Madonnina 0494 sbalzo terminato e brunito
Madonnina 0494: lo sbalzo terminato e leggermente brunito.

Viste invece le buone prove ottenute ultimamente con la doratura a foglia d’oro (finto) decido che dorerò le aureole, non tutta la superficie, ma alcune zone per dare loro contrasto e ricchezza di toni. Stendo la missione ad olio DIVOLO e dopo tre ore applico la foglia d’oro. Operazione che non è mai proprio placida, c’è sempre qualche ritocco da fare, purtroppo. Su quella del Bambino stendo anche lo smalto giallo-arancio che mi è rimasto utilizzabile dei mei fidati Glas, e così pure all’interno dell’aureola della Madonna, in modo di avere diverse tonalità e lucentezze dorate. Beh, devo dire che fanno un figurone e contrastano bene col resto del tono dell’icona, no?

Madonnina 0494 aureola finita e fissata
Madonnina 0494 con le aureole finite e fissata col Macota 100

Verso la fine dell’opera

Finita la fase di doratura e smaltatura, dopo la verniciatura protettiva di Macota 100, è venuto il momento di confezionare e incorniciare l’icona della pace e tenerezza di Maria. Monto su un panno blu scuro l’icona e creo un passepartout di cartoncino bianco a più strati in modo che lo spessore eguagli quello dell’icona e monto il tutto in cornice sotto vetro (sintetico). Si può appendere alla parete o tenerla su un piano d’appoggio sorretta dal piedino sul retro. Pronta per prendere il volo.

Madonnina 0494 finita e incorniciata 2
Madonnina 0494 finita e incorniciata.
Il quadro col suo supporto.

Considerazioni finali

Carissimi, con questa icona sacra vorrei fare davvero gli auguri natalizi e di buon 2025 a tutti! Che la Madonna, la prima discepola di Gesù, suo figlio, ci doni pace e tenerezza, protegga il mondo, protegga i poveri e gli umili, gli innocenti, i bambini, i popoli che stanno soffrendo ingiustamente la guerra, la fame, le ingiustizie, la mancanza di libertà, la violenza che tanto facilmente ci procuriamo perché pensiamo di essere i padroni del mondo, della nostra e dell’altrui vita. Che il 2025, col Giubileo della Speranza, sia occasione di conversione. Per i potenti, certo, ma anche per ognuno di noi, ognuno nel suo piccolo. Buon Anno!

Aggiornamento del 24 gennaio 2026

Da oggi questo questo è il mio regalo di nozze per Antonella e Stefano.
Che la Madonna vi protegga sempre e vi aiuti con tenerezza materna nel cammino della vostra vita insieme e nei passi delle vostre libertà al Destino che è Misericordia: Gesù!

DiGiancarlo Paganini

Imprevisti e tanto filo da torcere: la “Madonna della tenda rossa”.

Il sottotitolo è: «Quando un lavoro parte “storto” è difficile raddrizzarlo». Ma poi ce la si fa. Tranquilli.

Questa volta racconto di un lavoro appena terminato: “La Madonna della tenda rossa“. (Nulla a che vedere con la tragica impresa di Umberto Nobile al Polo Nord). Si tratta del disegno 0206: una Madonna con Bambino e una tenda alle spalle che colorerò di rosso). Ma racconto soprattutto di come mi hanno messo duramente alla prova i molti imprevisti e il tanto filo da torcere nella fase di resinatura che ha richiesto una serie infinita di correzioni e tentativi falliti su tentativi quasi riusciti, ma sempre da migliorare. Sono stremato. È stata una vera odissea. Proprio non bisogna mai dare nulla per scontato, ogni intrapresa ha i suoi rischi e imprevisti, ma stavolta si è un po’ esagerato! (Si può dire …”Accidenti!”?)

Il disegno di partenza
Il disegno di partenza

Il perché e il percome. Tutti i retroscena

Questa icona nasce come idea regalo e ha già anche un tempo previsto per la consegna: Settembre 2024 (La data esatta del 20° anniversario del nostro rapporto “sanitario” sarebbe Novembre ’24, ma… anticipiamo la consegna). A tempo debito, cioè dopo la scadenza di fine Settembre, espliciterò meglio il come e il perché, …se lo scrivo ora mi sembra di spoilerare il finale col rischio di rovinare la sorpresa alla persona che casualmente dovesse leggere questo post. Quindi, cari curiosi, fidatevi e attendete l’aggiornamento di questa parte.

Decido il soggetto e realizzo il disegno

Pensavo tra me e me: “Mi ci metto subito, così, via il dente, via il dolore!” Pensando che oramai, con tutta l’esperienza acquisita con queste icone sarebbe stato un gioco da ragazzi terminare l’opera in 4 e quattr’otto. Tronfio sbruffone che non sono altro! Ma non anticipiamo nulla; al momento ero molto sicuro di me e basta. Sfoglio nell’archivio di papà e trovo la “Madonna con la tenda” alle spalle, la numero 0206 dell'”Archivio di disegni e schizzi preparatori” di Ettore Paganini, che con le opportune modifiche si adatterebbe benissimo alle dimensioni (interne) della cassaforma: 12,7×19 cm. Preparo quindi il disegno in Illustrator e, per la prima volta ne faccio anche una versione a specchio, in modo che, montato il foglio anche sul retro della lastra da sbalzo, sarò facilitato nel cesello dei particolari dal dietro.

Il disegno nelle due versioni fronte e retro

Lastra e disegni applicati per lo sbalzo

Prendo una lastra di alluminio (me ne restano poche, ohibò,… dovrò provvedere a procurarmene altre in qualche tipografia) e la pulisco con tutti i detersivi, la paglietta e gli abrasivi di cui dispongo per eliminare le timbrature e la vernicetta maledetta di cui è rivestita.

La lastra ripulita (sotto) a confronto con quella “cruda” e verniciata

Poi applico, fronte e retro i disegni della Madonnina 0206 e inizio lo sbalzo, suddividendo già i tratti da sbalzare dal dritto da quelli da fare dal rovescio.

Il disegno del fronte, fissato sulla lastra, pronta per lo sbalzo

Uno sbalzo veloce, e… va tutto per il meglio

Il lavoro inizia il 16 gennaio e, senza lavorarci con continuità, lo sbalzo è terminato il giorno 20. Mi ha rallentato un po’ la complessità della cornicetta a figure geometriche. Per il resto, fila tutto liscio. Durerà?

Lo sbalzo terminato, ancora da fissare sulla masonite e da patinare

Fine dello sbalzo, incollaggio e chiusura delle alette

Si procede rapidamente anche nelle consolidate (per esempio in opere come questa) fasi successive qui documentate

Il retro della lastra, riempito di colla di montaggio per fissare la lastra di masonite, con le alette già tagliate.
Retro della formella. Le alette incollate sulla masonite. Poi verrà applicato il foglio di plastica dorata autoadesiva per chiudere e nobilitare anche il retro.
Sbalzo terminato

Patinatura con riserva

Come sempre mi sembra che lo sbalzo abbia bisogno di una patinatura che accentui e dia volume al cesello trasformandolo con un aspetto finale di argento antico. (Qui un altro esempio di finta argentatura) Anche in questa icona riservo la zona delle aureole ripulendole con l’alcool isopropilico, in modo di sfruttare la lucentezza del metallo bianco che viene anche sfrisato con una punta per accentuarne i riflessi cangianti. E siamo arrivati rapidamente alle ore 18 del 21 gennaio. Tutto senza intoppi.

Sbalzo brunito con aureole pulite. Senza imprevisti
Sbalzo brunito con aureole pulite

Smaltatura in più fasi

Parto dunque a smaltare con i miei colori epossidici per vetro, iniziando dalla cornicetta geometrica che riempio di rosa trasparente e turchese opaco e quindi passo alle aureole che riempio di una miscela di giallo e arancio molto bella e luminosa. Poi do una prima stesura di rosso alla tenda e al blu del fondo. Prima mano.

Smalto da finire. Fin qui senza problemi
Smalto da finire

Ma mi sembrano poco intensi sia il fondo che il rosso della tenda. Non ho mai il coraggio di fermarmi per tempo. Non era male la prima mano, ma proseguo con la seconda e aggiungo i brillantini rossi. Ecco il risultato

Smalto finito senza imprevisti
Smalto finito

Poi però aggiungo un’altra mano e alcuni particolari (occhi, ecc)

Smalto finito foto 2, senza imprevisti fin qui
Smalto finito foto 2

Adesso viene il… brutto

Adesso viene il bello, si dice di solito, invece da qui partono i problemi grossi. E viene il BRUTTO. (Ma perché non mi fermo qui??? Asino che sono! Non andava già bene così? Bastava una passata di vernice protettiva ed era tutto finito in bellezza! Accidenti a me!). No, oramai quest’Icona doveva essere resinata e che faccio? Mi fermo? NO. Non sia mai!

Sperimentare è il mio mestiere

Uno normale potrebbe fare come ha sempre fatto, visto che finora gli è andata piuttosto bene. Ma. C’è un ma, anzi più di un semplice “ma”:
1)– La misura della formella l’ho calcolata più piccola di 3mm per lato rispetto a quella dell’interno della cassaforma siliconica in modo da poter ricoprire in un’unica colata fronte e lati dell’icona. Ma la cassaforma è mollissima, non ha alcun nerbo e sui lati lunghi si deforma, così viene contenuta da un castelletto esterno di legno compensato in dotazione. Però ho dovuto comunque fissarla con delle mollette al legno perché non si deformasse verso l’interno.
2)– Per preservare quindi il retro della formella appoggiata sul fondo della cassaforma dalle incursioni inopportune della resina liquida, decido di spalmarlo di gomma liquida. Nuovo fantastico acquisto da sperimentare. Così, penso, una volta rappresa sarà semplicissimo staccare le sbavature di resina non desiderate.

Lattice sul retro. Ora inizia il filo da torcere
Lattice sul retro

Aggio comprato ‘na cassaforma…

Descrizione: la cassaforma di silicone è una cosa straordinaria perché su di essa la resina non attacca. Anzi non attacca proprio nulla sul silicone. Neanche la gomma. Avrei dovuto pensarci quando ho posizionato la formella sul fondo con l’impressione fantastica che aderisse proprio bene e che quindi non c’era bisogno di tenerla ferma in posizione. Primo gravissimo errore che ha innescato a catena tutti i successivi.

Infatti mescolo (col nuovo splendido attrezzo a elica di silicone) la resina (bicomponente iCrystal di Resin Pro), la colo nello stampo e attendo qualche secondo mentre buco con uno spillo alcune maledette bollicine che emergono e che vanno eliminate. Poiché le bollicine aumentano, decido che col phon le farò salire tutte, quelle maledette. Forse salgono le bolle, ma contemporaneamente girano …le balle. Sì, perché se parliamo di imprevisti e tanto filo da torcere iniziamo qui il lungo elenco: il calore fa salire in superficie tutto il lavoro, che inizia a galleggiare bellamente e fluttuare nella resina che nel frattempo inizia a reagire e rassodare. AAAAARRRGGGGGHHHHH!!!!! Che fare?

A galla nella cassaforma. Imprevisti del lavoro
A galla nella cassaforma

Tento più volte di respingerla sul fondo, ma non c’è nulla da fare. Inoltre si sposta anche lateralmente e devo ricentrarla più volte con un bastoncino con lo spillo. Si sta rassodando!!! Un pasticcio!!! Alla fine demordo: cerco di posizionarla comunque in centro e poi la lascio galleggiare, anche se brillanti rossi e parti più sporgenti saltano fuori irrimediabilmente.

Resina insufficiente. Filo da torcere
Resina insufficiente

Decido che, una volta indurita, farò una seconda colata supplettiva e per il retro spero che si possa staccare o che, se impossibile, sia comunque meglio di uno schifo.

Seconda colata, seconda porcata

Ovviamente comincio ad innervosirmi. Dopo una giornata, quando mi pare tutto rassodato, parto con la seconda colata di iCrystal. A proposito di imprevisti e tanto filo da torcere, eccoci al secondo tragico errore. Errore madornale. Al corso dicevano che occorrevano due, o meglio tre, giorni di intervallo tra una colata e l’altra. Ma la fretta di rimediare l’errore ne provoca uno peggiore, come nella parabola della pezza di rattoppo nuovo sul vestito vecchio. All’inizio sembra andar tutto benissimo. Il giorno dopo (il 26 gennaio) ho la sgraditissima sorpresa di notare che gli “otri vecchi se ne sono andati col vino nuovo”. Uno schifo inenarrabile. Che fare ora?

Disastro seconda resinatura. Filo da torcere
Disastro seconda resinatura
Particolare disastro seconda resinatura. Filo da torcere
Particolare disastro seconda resinatura

La resina è un materiale vivo, difficile controllarla

Vabbé, bisogna rimediare. Allora decido che quando sarà tutto asciutto dopo un paio di giorni dovrò levigare tutta la superficie arrivando fin sotto i corrugamenti e sperare che basti lucidare. Se no… boh, vedrò al momento e deciderò che fare.

In realtà il 27 sera inizio a levigare. Scava scava, iniziando dalle grane più aggressive (340) arrivo fino alla satinatura della 1500. SOB! Dopo ore di levigatura il corrugamento non accenna a scomparire e, soprattutto, sembra che la resina nella parte centrale non abbia fatto una reazione completa e rimanga sempre diversa dal resto. Siamo ad un nuovo capitolo del volume “imprevisti e tanto filo da torcere”. Arrivato ad un certo punto della levigatura mi fermo per non arrivare alla colata sottostante e rimetto il tutto, avvolto in una micro-cassaforma aderente di nastro di carta nella cassaforma di silicone.

Filo da torcere per difetto resinatura
Si intravvede ancora il difetto sulla satinatura.
Filo da torcere nella cassaforma di nastro adesivo
Qui di nuovo, smerigliato, nella cassaforma di nastro adesivo.

Una sottile ricopertura, quasi una verniciatura di resina

In chat con Resin Pro mi dicono che è un problema di umidità. Boh. Allora decido di fare una ulteriore sottile colata di resina per coprire le magagne. Ma questa volta di “Liquidissima” di Resin Pro, perché il problema potrebbe anche essere di spessore e di tempi di reazione.

Speriamo non ci siano più imprevisti
Ecco la colata leggera appena versata. 27-01-24. Speriamo bene…

Quello che si dice: una ciofeca

Ecco, appunto, una tragedia, una schifezza, una ciofeca. Stavolta, sempre della serie ” imprevisti e tanto filo da torcere”, la resina si rapprende male in modo diverso e creativo: comunque anche cambiando l’ordine dei fattori la schifezza non cambia… comincio a disperarmi, …non posso più fidarmi delle resine?

Filo da torcere: resina  rappresa male con difetti
Filo da torcere: effetto ragnatela di screpolature
Qui, ahimé, si vede molto bene l’effetto ragnatela, screpolatura o terra riarsa dello straterello di resina.

Non ne esco vivo? Che fare?

Evidente che così non può andare. Siamo al terzo tentativo e il risultato peggiora. Stop alle resine e cerchiamo di salvare l’icona ri-levigando ancora intensamente e dando un mano di vernice protettiva Macota KZ100. Speriamo di ottenere un risultato accettabile, anche se la verniciatura non è uguale alla pura superficie levigata e lucidata di una resina venuta come Dio comanda.

Filo da torcere: provo col Macota
Il 30-01 passo il Macota spray. Sembra decente, ma…
Filo da torcere? Potrebbe anche andare bene, ma...
Potrei tenerla così, no? Sarebbe finita. Ma non mi convince un certo effetto a buccia d’arancia della verniciatura. Poi c’è un pelucco e la superficie non è tutta lustra uguale. Cosa mi aspetta dietro l’angolo? Forse qualcosa della sezione ” imprevisti e tanto filo da torcere”?
La formella vista di profilo col supporto da scrivania

Il troppo stroppia? Sì, ma se uno è un perfezionista che ci può fare?

Ce l’ho lì sulla scrivania e l’occhio mi cade sempre su quelle maledette piccole imperfezioni: basterebbe una piccola leggerissima levigatura con un abrasivo sottilissimo e avrei trovato la quadra. Niente da fare: mi lascio prendere la mano, rovino la vernice e alla fine devo ri-grattare tutto e abbastanza in profondità. E poi riverniciare. Ci risiamo; eccoci agli imprevisti e tanto filo da torcere di cui parlavamo prima.

Filo da torcere: ripasso la vernice trasparente
7-2-24. Levigo e ri-vernicio. Ma si ricrea un altro effetto a buccia d’arancia peggiore del primo, anzi la vernice si mette a fare una quantità di bollicine che mai in passato aveva fatto…

Di male in peggio, dalla padella alla brace

Sono proprio un cretino, mi mangio le mani e mi prenderei a sberle. Ma oramai il danno è rifatto e devo insistere fino a che non ottengo qualcosa di accettabile. Se no devo buttare via la peraltro pregevole icona. Oramai è una sfida all’O.K. Corral. Thick as a brick.

Non mi dò pace e trascorre così una settimana senza prendere il coraggio di intervenire. Poi il 14-2-24 mi decido a ri-levigare per l’ennesima volta la superficie ripartendo dalle carte da 600 in su, in modo da eliminare anche una serie di bollicine e sporchini (che, ahimé, mi sembrava di saperlo perché oramai siamo nel mood ” imprevisti e tanto filo da torcere”, resteranno però imperterrite nella resina).

Poi ripasso il Macota per la terza volta. Viene abbastanza bene anche se non uniformemente lucido.

Filo da torcere: effetto buccia d'arancia
Si vedono bene i difetti a leggera buccia d’arancia della penultima verniciatura del 14-2-24

Allora il 15-2 taglio la testa al toro (che ringrazia per la fine gloriosa di un’epopea che è stata un macello e un bagno di sangue, peggio di una corrida) e do un’ulteriore ri-passata di Macota a riempire i difetti. Poi basta “imprevisti e tanto filo da torcere”, però!

Finalmente! Regalo a Settembre, caro il mio…

Spiace aver dovuto attraversare tutte queste traversie, ma alla fine tutto è bene ciò che finisce bene. Sicuramente ho imparato un sacco di nuove cose sulla resina e le casseforme di silicone. La colata deve andar bene al primo colpo se no sono casini inenarrabili e la cassaforma in silicone va usata solo se strettamente necessario e con la sicurezza (possibile?) di aver fissato bene la formella al fondo: ci lavoreremo.

Forse sono finiti gli imprevisti?
Finita!!!!!!!

Aggiornamento

E consegnata felicemente il 18/9/24.
E, a questo punto posso anche svelare l’arcano: il destinatario è il mio dentista di fiducia: “Grazie caro dottor Bonetti!”

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DiGiancarlo Paganini

Il “fantomatico Dottor Cortese” e la Madonnina

Dal disegno preparatorio di un probabile regalo (uno smalto vero a gran fuoco su rame) di papà per un suo amico (il “fantomatico Dottor Cortese”) alla realizzazione di una nuova Madonnina con Bambino a sbalzo e smalti epossidici per mia nipote Tecla.

Stava lì, nell’archivio disegni e bozzetti di mio padre Ettore, e ogni tanto occhieggiava mettendosi in mostra per la sua bellezza. Numero d’archivio 0209. Mi piaceva molto quella Madonnina “per il Dottor Cortese” (il nome non mi era nuovo, in casa lo citavano qualche volta, ma per me è rimasto un personaggio poco definito, un Carneade, il “fantomatico Dottor Cortese”) e mi era venuta voglia di riprenderla facendone uno dei miei sbalzi, ma mi frenava la complessità della composizione e le dimensioni un po’ eccessive, eccedenti i miei piccoli standard. Poi un giorno di Novembre, il 20 per esattezza, decido di sfrondare la composizione eliminando gli angioletti (non me ne vogliano, niente di personale…) e ridurre le dimensioni, modificando il disegno paterno e inquadrando solo Madonna e Bambino.

Il disegno dell’archivio Ettore Paganini – 0209 originale
Il mio disegno modificato in Illustrator (aureole e fondo) e pronto per lo sbalzo

Orsù! All’opra, all’opra! Dàgli! Martella!

Il 2 dicembre stampo il disegno e inizio lo sbalzo su lastra di alluminio. Prima il solito processo di pulizia e preparazione, poi fisso il foglio alla lastra interponendo una carta carbone per facilitare l’individuazione dei tratti e con i miei sperimentati strumenti (penna e bastoncini di bambù forse per qualcuno risultano poco professionali per uno che vorrebbe fare il “toreuta”, ma niente martello e punte da cesellatore) e poco a poco la ex Madonnina per il “fantomatico Dottor Cortese” inizia a prender forma e volume.

La prima incisione sulla lastra. Già si intravede come potrebbe venire.

Il prosieguo dell’opera

Il 3 dicembre lo sbalzo è praticamente finito, ora rifinisco i particolari, taglio le alette e le segno per la piegatura.

Lo sbalzo, opportunamente lucidato con la paglietta sottile, è pronto per inserire la colla di montaggio sul retro ove sistemare la tavoletta di masonite che lo rende rigido.

Il retro dello sbalzo pronto a ricevere colla e tavoletta di masonite
La tavoletta di masonite inserita nel retro dello sbalzo.

Incollaggio e finitura

Inserita la masonite piego le alette e le sigillo con l’Attack, poi metto tutto sotto dei pesi per bloccare colla, alette e Attack al loro posto.

Il fronte dello sbalzo montato e lucidato con altra paglietta sottile, per tirar fuori tutto lo splendore del metallo. Però, come si vede l’effetto è poco contrastato, senza profondità.

La brunitura, un passaggio sempre molto delicato

Per dare profondità e nettezza al disegno occorre brunire la lastra. Il 4 dicembre sgrasso con alcool isopropilico la superficie, in modo da eliminare impronte o tracce grasse varie e poi con la mia spugnetta montata col manico stendo il mio intruglio alcoolico nero segreto e lo faccio essiccare. Ci vogliono due o tre passate perché la tintura strofinata penetri in tutti i luoghi che desidero e dia l’effetto brunito desiderato.

La lastra finalmente brunita a dovere

Però le aureole dovrebbero brillare molto di più, così mi risultano un po’ “spente”. Con cotton fiocc e straccetti di carta montati a punta su un bastoncino le ripulisco con alcool isopropilico stando attento a non sbordare. Faccio anche i due tondini superiori. Sembrano d’argento brillante. Per dare ancora più risalto e luce le sfriso radialmente con una punta. Ecco, così mi piace. Fisso il tutto con una buona passata di Macota KZ100 trasparente.

Le aureole ripulite e sfrisate

E ora ci vuole lo smalto

Nella stessa giornata, quando il Macota si è seccato, inizio la fase di smalto con i miei colori per vetro. Stavolta voglio cambiare il colore del fondo dietro la Madonna: basta col solito blu, voglio provare con un colore che non ho mai usato, un po’ coraggioso: il violetto 081 Amethyst. E’ sempre difficile e rischioso mescolare i colori per vetro, così lo uso puro. Un paio di mani danno saturazione adeguata alla stesura di colore.

Il violetto 081 Amethyst della GLAS Marabu
La smaltatura terminata, Amethyst e pochi colpi di giallo per le aureole mi sembrano sufficienti.
Smalto finito, con l’aggiunta di qualche dettaglio.

La resinatura

Siamo al solito dubbio: se resinare o no. Ma, a dare una svolta decisiva alla decisione, nella mente comincia ad affacciarsi l’idea che a quest’opera devo dare un fine preciso: Natale si avvicina e mi sovviene che Annamaria, mia sorella pianista, già da tempo mi aveva chiesto se potevo farle una Madonnina per sua figlia, mia nipote Tecla che ha da poco finito di ristrutturare la casa. E’ una casetta che affaccia con l’ingresso sul nostro cortile. Faccio 2+2=4. La Madonnina per il “fantomatico Dottor Cortese” sarà il mio regalo di Natale per Tecla e, se lo vorrà mettere all’ingresso, all’aperto, dovrà per forza essere resinata, per resistere alle intemperie. Quindi, avanti!, si resina. (Uso resine della Resin Pro: o la I-Crystal, o la Art Pro. Prossimamente proverò la “Liquidissima”).

Cassaforma e colatura

Il 6 dicembre preparo la cassaforma con i legni e il silicone, fissando nel mezzo la formella coi distanziatori (sul retro – già resinato – ho incollato un foglio di plastica adesiva su cui appoggiano le assi, in modo che la resinatura anteriore non lo rovini). Tutto è pronto per la colatura di resina, passaggio che riserva sempre sgradite sorprese, bolle, sporchini, imperfezioni nella reazione chimica, difformità nella mescola, ecc. (Non mi viene mai una colatura uguale all’altra). (Vedi in questo Articolo per maggiori dettagli)

La cassaforma coi distanziatori (che poi tolgo quando colo la resina)

Dopo la colatura occorre attendere almeno una giornata di 24 ore prima di sgusciare il manufatto, se no si rischia di segnare la resina ancora non pienamente solidificata. Basta un’impronta digitale per fare un patatrack. Ci vuol pazienza, ma alla fine, l‘8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione della Madonna, eccoci al dunque! Si sguscia!

La formella sgusciata. Il foglio rosso è l’adesivo messo sul retro, per proteggerlo dalla colata di resina sul fronte.

Fine? No, ora occorre rifilare e levigare le superfici

Pareggio i bordi e levigo e lucido tutta la superficie. Anche questo passaggio non è mai una passeggiata tranquilla, basta un nonnulla per rovinare tutto e costringere a ripassare le superfici ripartendo dalla grana di abrasivo che ha fatto il danno (le mie gradazioni vanno progressivamente da 40 a 10.000). Bene! alla fine, dopo un paio d’ore di levigatura, ecco qua il risultato! Finalmente davvero finito! Buon Natale cara Tecla!

Ecco pronta per il pacchetto natalizio per Tecla la Madonnina per il “fantomatico Dottor Cortese”, secondo la mia interpretazione, ovviamente.
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DiGiancarlo Paganini

Madonna con Bambino (Archivio n°0202)

Un’icona sbalzata e smaltata su alluminio effetto argento, completamente resinata

Evviva!!! Una buona notizia per i miei affezionati amici followers: ecco a voi una piccola icona della Madonna con Bambino (misure finita: 9,8 x 14,8 x 1,3 cm) smaltata e resinata fronte-retro che metto in vendita a soli 350 euro. (Per i milanesi non c’è problema, per gli altri vanno calcolate in più le spese di spedizione postale). Quindi, affrettatevi, amici, non fatevi sfuggire questa ghiotta occasione!
Ottobre, come Maggio, è il mese della Madonna, per cui un affettuoso omaggio alla nostra mamma celeste è più che doveroso, no?

Chi fosse interessato mi contatti privatamente e mi comunichi il suo interesse per l’acquisto di quest’opera adatta a essere regalata o a divenire ispirazione di devozione personale, comunitaria o familiare alla SS. Vergine Maria.

Troppo cara? NO.

La Madonna certamente sì, il prezzo no. Giudicate voi: oltre al valore artistico implicito nell’opera, il cui disegno della Madonna con Bambino, (opportunamente modificato secondo le mie esigenze), è tratto con la sigla n° 0202 dall’Archivio dei disegni di mio padre Ettore Paganini, in quest’opera unica c’è la lavorazione a sbalzo su lastra di metallo, la brunitura, la smaltatura e la ricopertura di resina epossidica che garantisce al prezioso manufatto una durata pressoché infinita nel tempo ma ha il difetto di costare un po’.

Il disegno d’archivio n°0202 della Madonna con Bambino tratta dall’archivio paterno

A proposito di tempo

Ecco, a proposito di tempo, va considerato anche il tempo richiesto per realizzare l’opera (10 giorni), di cui la parte dedicata alla resinatura e alla levigatura, (di cui parlerò più avanti), occupa una parte considerevole, fatta anche di necessari tempi di attesa perché le reazioni chimiche si compiano e stabilizzino.
Considerate che mi accingo a realizzare questo progetto il 20 di Ottobre, dopo che mi sono reso conto che non ho nulla di pronto che possa essere venduto nel caso qualcuno mi chiedesse un’icona da regalare o da avere in casa. Solo oggi, il 30 di Ottobre, posso dire di aver terminato l’opera.

Ma andiamo con ordine.

Il disegno applicato sulla lastra di alluminio (qui con le alette già tagliate)

Fase di sbalzo

Dopo le necessarie fasi di pulizia della lastra, nella giornata del 20 porto a termine la fase di sbalzo. Qui lo sbalzo dal fronte e dal retro.
Come sempre la difficoltà più grande la sperimento sbalzando e “cesellando” i volti: basta un nonnulla perché l’espressione cambi e sia difficile poi recuperare le fattezze desiderate. Il 20 sera monto la lastra sul supporto, tagliato in misura, di masonite. Metto tutto sotto pressione per tutta la notte.

Il fronte dello sbalzo, col cesello delle figure.
Il retro dello sbalzo sulla lastra tipografica. Sul fronte è ancora attaccato il disegno
La lastra pronta per essere montata sul supporto di masonite (piegando e incollando le alette, sul retro). L’operazione precede necessariamente la fase della brunitura.

La brunitura

Il 21 ottobre mi dedico alla brunitura chimica della lastra della Madonna con Bambino, ottenuta, dopo profonda pulizia e sgrassatura, stendendo il mio intruglio alcoolico nero (dalla composizione tanto segreta che non me la ricordo neppure io) e ripulendo poi la superficie massaggiandola vigorosamente con straccetti di carta da cucina e un po’ di alcool denaturato. La lastra deve essere già stata montata sul suo supporto rigido e irrobustita con colla di montaggio dietro le cavità principali, per evitare di sfondare i volumi rialzati in sbalzo.

L’icona in alluminio, montata sul supporto, patinata con la brunitura alcoolica ad effetto argento antico.

Se andate a leggere i precedenti post delle icone realizzate, ad esempio questa della Madonna ad hoc per Gianni, trovate il procedimento che uso ormai in modo “consolidato” sia sull’alluminio che sull’ottone, dando, evidentemente risultati diversi. Dopo la brunitura fisso il risultato con vernice trasparente MACOTA, per evitare gli errori commessi nell’icona della Presentazione al tempio

Fase di smaltatura

Con gli smalti per vetro riempio le campiture delle aureole e del riquadro alle spalle della Madonna con Bambino. Lascio asciugare, ed ecco il risultato. Ancora una volta devo decidere se resinare o no, visti i rischi (sempre dietro l’angolo) a cui si va incontro in quella fase. Ma oramai la strada è tracciata: anche saper eventualmente correggere errori ed imprevisti (che inevitabilmente si presentano) fa parte di una professionalità acquisita e consolidata.

Smaltatura terminata

Resinatura del retro

Come l’ultima volta decido che il sistema migliore per resinare è farlo in 2 parti: prima il retro. Dopo aver applicato un foglio di adesivo oro sopra le alette e su di esso la mia etichetta protetta da adesivo trasparente e segnato con un pennarello il numero 0202 sulla lastra, costruisco attorno al perimetro una micro-cassaforma leggera con scotch di carta che aderisce ai bordi, alla quale associo a filo nella parte libera rimasta adesiva un tiro di scotch trasparente normale spalmato di distaccante. In questo modo la resina (2 mm circa) proteggerà il retro, potrò staccare il bordo contenitivo senza problemi e procedere poi con la resinatura in cassaforma rigida del fronte.

2 errori pazzeschi

Primo errore: quando colo la resina (iCrystal della Resin Pro) mi sembra che il piano non sia in bolla perfettamente e allora infilo da una parte, sotto all’ambaradan, un piccolo spessore di un millimetro: troppo! Ma me ne accorgerò solo quando smonto la cassaforma. La colata non è in piano. Inoltre in una zona abbastanza ampia la resina risulta non perfettamente consolidata: forse, accidenti, non ho mescolato perfettamente i due componenti o la resina è un po’ vecchia. (E quindi, comunque, va fatta una ulteriore colata correttiva). Devo aspettare ancora una giornata almeno perché la resina si stabilizzi.

Secondo errore: Rifaccio l’operazione, dopo aver comunque levigato i bordi e riportato i margini al piano. Peccato che il complesso di oggetto e cassaforma, appoggiato un po’ rialzato su un piccolo cuscinetto di plastica spugnosa (per evitare che sporchi il davanti dell’icona nel caso dovesse colar fuori qualcosa dallo scotch/cassaforma) su un’asse che tengo come superficie contenitiva, non faccia bene il suo mestiere e da un microscopico pertugio in un angolo la resina cola dalla cassaforma, trova la spugnetta di plastica troppo larga e fa da colla tra quella e il fronte dell’icona. Il giorno dopo quando spacchetto la cassaforma: NOOOOO!!!! Un disastro, mani nei capelli e imprecazioni (…che, trattandosi di un’opera a carattere devozionale, non è proprio il massimo…).

Mai perdersi d’animo

Calma! Con un cutter affilato stacco delicatamente la maggior parte della spugnetta Bianco/trasparente aderita all’icona. Ma devo fare attenzione a non arrivare a grattare e rovinare la cornice brunita. Quando vedo che il rischio è troppo grande lascio perdere. La spugna è faticosamente eliminata e ciò che resta è solo resina raggrinzita. Però, penso, resina + resina, l’effetto potrebbe venir “riassorbito” dalla nuova colata sul fronte. Nell’esperienza ho visto che potrebbe essere una soluzione plausibile, anche se la tentazione di cercar di eliminare tutte le imperfezioni subito è grandissima. (Ma potrebbe avvenire come nella parabola del loglio e del buon grano, quindi meglio non aver la pretesa di sistemare tutto subito e sradicare con la zizzania anche il buon grano). Come recita il proverbio: “Il meglio è nemico del bene”.

L’errore della colatura nell’angolo in basso a sinistra. Bel danno, eh? Qui l’icona, col retro già resinato e piallato, è nella cassaforma in attesa della nuova colata di resina.

Resinatura del fronte

Insomma, si lavora sempre rischiando sul filo del rasoio: alcune cose si possono recuperare, altre no. Se la resinatura non dovesse correggere l’errore il danno sarebbe stavolta irrecuperabile. Allora si rischia. Fatta la nuova cassaforma (e qui bisognerebbe aprire una parentesi sugli accorgimenti che ho usato per proteggere il retro già finito, ma non la apro), mettendo i miei bravi distanziatori che consentono di avere resina anche nei bordi esterni all’icona, scelgo questa volta una resina nuova (La “Liquidissima” di Resin Pro) che, almeno dal nome, promette di arrivare a coprire facilmente tutte le superfici e creare poche bolle.

Mescolo al meglio che posso, a bagnomaria nell’acqua calda, dopo aver fatto il calcolo dei due componenti (questa resina è diversa dalle altre usate in precedenza), verso in un colino di tulle auto-costruito per evitare che si depositino grumi o cristallizzazioni non voluti (come accade spesso con la iCrystal) e spando uniformemente su tutta la superficie. Qualche bolla vien su e la elimino con lo spillo e il phon caldo.

La colata appena versata (il 26-10) nella cassaforma di legni e silicone

A volte il troppo stroppia

Recitava il testo di una vignetta del mio amico Livio:” Non dobbiamo ripetere gli errori del passato!” “Tranquillo, ne inventeremo di nuovi!”. Non ci facciamo mancare nulla: per togliere una bollicina o un pelucco capitato lì per caso sulla resina che ormai sta reagendo con lo spillo muovo un po’ la superficie nell’angolo in basso a destra. Al momento sembra che tutto si rimargini fantasticamente. In realtà a reazione avvenuta noto che si è creata una piccola imperfezione, come una specie di moto convettivo interno. Vediamo se lucidando si elimina. Ma il resto della superficie è perfettamente lucida, sarebbe un peccato rovinarla, comincio allora a levigare a dovere i bordi e spianare tutta la parte rialzata della “cornice”. Prima lucidatura.

Risultato dopo la prima lucidatura
Risultato dopo la prima lucidatura (27-10)

Non mi piace, stavolta devo levigare sul serio

Il difetto si vede troppo, devo scavare un po’ di più partendo da abrasivi almeno di 400° per arrivare salendo fino ai 10.000° e al polish con tampone di gommapiuma e feltro lucidante. Ci vuole ancora del tempo per essere sicuri della totalmente avvenuta solidificazione della resina. Mi piange il cuore al pensiero di dover passare gli abrasivi sulla lucidissima superficie naturale della resina, ma …”quanno ce vo’, ce vo'”!

Nuova lucidatura

Con la roto-orbitante ci dò dentro per oltre un’ora e alla fine mi ritengo abbastanza soddisfatto: solo a guardare “di sguincio” e controluce si intravvede ancora qualcosina, ma a questo punto, vista la profondità della leggerissima imperfezione, mi rifaccio al suddetto proverbio del meglio nemico del bene e considero finalmente terminata l’opera. 30-10-2023. Che sudata! Bella però, neh!?

Finita!!!!

Il supporto per comodino

Il 14-12-23 introduco una novità per facilitarne l’utilizzo. Praticando due forellini sul retro consento a chi acquisterà la preziosa Icona di poterla appendere alla parete con un chiodino che entri nel buco superiore. Contemporaneamente fornisco anche il semplice supporto metallico inserito nei due forellini per posizionare l’icona sul piano di un mobile. Spero che la soluzione risulti gradita a chi la acquisterà.

Penso anche che per le prossime icone resinate utilizzerò il medesimo sistema, semplice ma efficace.

Il supporto montato sul retro

Post Scriptum (che avrei voluto evitare…)

Luglio 2024: la bella icona è posizionata su un mobile all’ingresso di casa. Un giorno di fine giugno mi accorgo che nelle campiture blu del fondo sta cambiando qualcosa. Sotto la resina. Come se si fosse creata una piccola bolla o un distacco tra resina e smalto epossidico che modifica il blu in un turchese. Cavoli, che peccato, mi dico, una imperfezione che rovina un po’ l’effetto finale! Eh, perché non so ancora cosa accadrà di lì a qualche giorno. Sarà il caldo milanese di luglio, sarà un difetto nella colatura o nella reazione di indurimento della resina (ma viene fuori dopo 10 mesi?), sarà, sarà…. Che disastro! lo smalto si è come staccato da sotto la resina e si sta espandendo e allargando oltre tutte le previsioni!

Mai successa una roba del genere, e spero, ovviamente, che non succeda mai più: ma da ora in poi, chi può più fidarsi della resinatura? Mi toccherà provare a cambiare marca dei prodotti. Ovvio che conciata così non posso più venderla, mi spiace molto. Mi toccherà rifarla.

L’icona irrimediabilmente rovinata. Sigh!
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DiGiancarlo Paganini

UNA ICONA DI PROVA. SAN GIUSEPPE NEL PRESEPE

Un San Giuseppe dubbioso, alla maniera del “presepio” ortodosso nelle icone sacre orientali della Natività.

Prologo

Qualche tempo fa, appena dopo Natale, il mio parroco mi preannuncia la sua volontà di farmi realizzare la scena centrale del presepio del Natale 2020 in chiesa. In una cassetta di 41,5×26,2×27 cm dovrò creare la scena della natività. Tutt’intorno don Luigi ha pensato di far realizzare dai bambini del catechismo le molte altre cassettine con le seguenti scene – dal basso verso l’alto:
1) Annunciazione, 2) Il sogno di san Giuseppe, 3) Verso Betlemme; poi sopra a quella centrale: 4) I Magi, 5) Gesù tra i dottori del tempio, 6) Gli Apostoli.

In tutto il presepio misurerà circa 3 metri di lunghezza e 2 mt di altezza.

Lo schemino del presepio pensato da don Luigi

Una chiamata, una richiesta

Uno schema molto complesso e teologicamente affascinante. Una nuova sfida al pari di quella realizzata per Mirasole. Con la differenza che qui l’invito alla realizzazione non è partito dalla mia immaginazione o ispirazione, ma dalla chiamata diretta del Parroco a immaginare e mettere in opera il presepio.

L’ispirazione

Non so perché, ma sento ora il bisogno di cimentarmi con qualcosa di nuovo rispetto a quanto fatto per l’Abbazia alle porte di Opera, sia come stile di disegno che come tecnica. Cercando ispirazione – (sono cose lente che devono chiarirsi e approfondirsi col tempo) – mi sono rivolto alla tradizione iconografica orientale delle icone ortodosse che mi affascinano molto per il senso del sacro che emanano. In esse, ogni elemento delle sacra rappresentazione deve rispondere a canoni ben precisi. Tipologie o proto-tipi definiti da secoli. Sia le composizioni che i personaggi, le pose e i colori non sono lasciati al caso ma esprimono ognuno significati molto precisi e codificati.

Il pericolo è il mio mestiere…

Il pericolo di fare una cosa “poco ortodossa” volendo, al contrario, riprodurre una cosa Ortodossa, è davvero grande, soprattutto se non si appartiene e non si è fatta propria la tradizione di riferimento. La nostra tradizione “romana apostolica” del presepe è stata recentemente rispiegata da una lettera apostolica di Papa Francesco: la “Admirabile signum”. Anche questa andrà approfondita.

Libertà di espressione o rigidi canoni?

Vedo già nelle mie prime ricerche che la libertà espressiva degli scrittori di icone orientali è molto confinata nei canoni maturati in secoli di tradizione, anche se non mancano autori moderni che osano qualcosa in più o di difforme, a costo di essere tacciati dai puristi rigorosi di fare gli “illustratori di fiabe”. (Vedi nel web le critiche velenosissime -ho trovato post terribili- fatte alla grandissima artista Lyuba Yatskiv di Leopoli – https://www.iconecristiane.it/2017/12/10/lyuba-yatskiv/ )

Mi scuso già da ora se dovrò uscire giocoforza, in diversi punti della realizzazione come la sto immaginando, dai binari della tradizione bizantina, ortodossa rigorosa. L’idea, peraltro, di fare una sorta di “sincretismo” delle tradizioni orientale e occidentale, mi sollecita. Mi interessa far intravvedere anche ai miei concittadini gli aspetti per noi sconosciuti della visione teologica dell’“altro polmone” con cui respira la Chiesa universale (come si esprimeva san Giovanni Paolo II). Spero però di non combinare guai troppo grossi. Sono cosciente di essere un principiante e uno sperimentatore maldestro.

I buoni propositi

Per cercare di ovviare alle mie mancanze visionerò alcuni siti come quello di Russia Cristiana e della scuola di Seriate -BG ( http://scuolaseriate.eu/ ). So altresì che dovrò studiare il più possibile qualche trattato sull’argomento, per esempio questo, molto bello: “Il mistero e l’immagine” edito da La casa di Matriona.

Il libro che mi studierò. Ovvio che ogni possibile cavolata mi dovesse capitare di fare non sarà addebitabile all’autore del volume.

Difficoltà all’orizzonte

In buona sostanza, ho l’esigenza di usare comunque le tecniche sperimentate per Mirasole, ma avendo come modello iconografico le icone russe o bizantine.
Questo pone già sulla mia strada diverse difficoltà:

1) devo per forza fare una scena tridimensionale, avendo come base una cassetta che dispone di una profondità di 27 cm e quindi dovrò realizzare le figure scontornate dei personaggi, disposti su più piani. Nelle vere icone orientali non esiste prospettiva vera, come elaborata nei secoli dall’arte occidentale, ma le figure entrano nello spazio della composizione con proporzioni legate alla centralità e all’importanza dei personaggi e non alla distanza dai punti focali sull’orizzonte.
2) L’icona non sarà dipinta in 2D in piatto su tavola di legno con tempere o acrilici, ma sbalzata su metallo e smaltata coi miei colori per vetro. Il chiaroscuro sarà dato dai rilievi dello sbalzo. Non potrò aggiungere colpi di luce (o Assist dorati) come nella pittura/scrittura delle icone classiche. Le figure quindi dovranno essere ritagliate e posizionate in 3D nello spazio a disposizione.
3) Dovrò anche pensare ad una illuminazione con micro led, per accentuare il modellato.
4) La gamma di colori per vetro è molto limitata (cercherò altre tinte della serie) e le miscele che ho tentato di sperimentare spesso impazziscono e si raggrumano in modo strano. Adeguarsi alle tonalità proprie dell’iconografia ortodossa sarà pertanto durissima, potendomi avvalere di pochi colori base e dovendo privilegiare le velature sovrapposte (anch’esse rischiose), rispetto alle miscele.

La prima prova

Avevo già schizzato delle figure (Madonna – Theotókos (Θεοτόκος) – e san Giuseppe) e qualche giorno fa per soddisfare le domande di un amico che voleva sapere come lavoro, avevo iniziato davanti a lui una prova di sbalzo a partire dalla figura del san Giuseppe dubbioso. Piccola lastra di metallo, era solo una prova e pochi tratti del volto solo per spiegargli la tecnica. Poi però sono andato avanti e questo è il risultato.

Mi piace il risultato sulla parte di veste grigio scuro, il modellato mi sembra efficace. Devo decidere se lasciare metallico l’incarnato, visto che non trovo per ora un colore tenue trasparente. So benissimo che la stella cometa fatta così non c’entra nulla con le icone orientali, ma era solo per provare.

Gli sviluppi, se ci saranno

Mi concentrerò ora sulla proposta di composizione da proporre al parroco. Se avrò l’ok, farò una prova con una figura finita e ritagliata assieme al supporto ligneo, per scoprire i problemi e le difficoltà di questo assemblaggio. Se troverò le soluzioni, parto per la realizzazione definitiva.

Vi aggiornerò a dovere.

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