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DiGiancarlo Paganini

La “Pace del Buon Pastore”

È il nome che ho dato a una nuova copertina di Evangeliario che ho realizzato per il lezionario ambrosiano della mia parrocchia.

Una premessa doverosa

Cari lettori, qui di fila trovate la lunga descrizione cronologica dell’aspetto tecnico della realizzazione di quest’opera, condita da qualche considerazione teologica, qualche curiosità, pensiero e suggestione. In fondo al Post, invece, trovate la lettera di accompagnamento dell’opera con le motivazioni e la spiegazione di tutti i simboli e le figurazioni.
Buona lettura.

Partiamo dall’esistente

Come per l’Ambone di Mirasole, (realizzato a partire dalla mia considerazione dell’indeguatezza per una tale storica abbazia del misero manufatto di legno grezzo che fungeva da ambone), la vista reiterata dell’attuale volume del Vangelo esposto in processione, mi dava “del fastidio”. A pelle. Insopportabile. (Ai miei occhi emergeva solo la povertà – che non è per forza “evangelica” – o meglio, la “sciatteria” di una copertina di masonite marrone con un graffito di sapore etnico falso-primitivo inciso a pirografo).

La copertina esistente di masonite marrone

L’ossessione

Non posso farci niente se la memoria dei capolavori antichi torna prepotente alla mente e mi provoca un paragone impietoso coi manufatti moderni. D’altra parte antico è forse sinonimo di bello? Forse. Ma chi l’ha detto poi che moderno voglia dire brutto? Oltretutto non conosco (ancora) l’artista che ha realizzato l’attuale copertina venduta in dotazione base con l’Evangeliario edito da ITL Libri.

Ma chi ne è mai l’autore?

Magari l’artista in questione è un mito davvero bravo, con tutti i numeri e i titoli che io manco mi sogno, avrà vinto il concorso per realizzarla con una commissione di esperti giudicanti e io mi ergo a giudice dell’opera altrui, di cui non conosco nulla. Sono proprio una bestia ignorante e presuntuosa. Mea culpa. Scusatemi. Per curiosità vado allora a vedere se sul volume c’è scritto qualcosa al riguardo:

Ecco, confermo che sono un ignorante spocchioso e presuntuoso: l’autore della copertina è nientepopòdimenoche il grande Mimmo Paladino. Sorry, l’ho scoperto solo andando a sbirciare il colophon del lezionario. Tante scuse e tanto di cappello al maestro Mimmo. Non lo sapevo. Non me ne voglia.

De gustibus…

Con Mimmo Paladino parliamo di Arte con la A maiuscola. Con me… vabbé, lasciamo perdere… Allora mettiamola così: a me non piace particolarmente la sua masonite pirografata. Non mi induce alcun senso di meraviglia. Forse dovrei studiarla con tutte le sue motivazioni, (ed è quello che accadrà pochi giorni dopo la consegna della mia copertinavedi qui). Sono ignorante di arte moderna e contemporanea. E forse sono troppo ancorato ai modelli antichi.

La “Pace di Chiavenna” e altri capolavori medievali

Penso a meraviglie come l’Evangeliario di Ariberto o altri manufatti di oreficeria antica. In particolare, da quando la mia amica accademica storica dell’arte medievale Chiara Maggioni mi ha fatto scoprire lo splendore della “Pace di Chiavenna”, che non conoscevo e su cui ha fatto una tesi e diversi articoli, non mi davo “Pace”. (!) Altro che pace! Ho lo stomaco in subbuglio, diamine! Ma sono solo un maldestro artigianucolo amatoriale, perdiana! “Sei proprio un cretino: cosa pensi di fare? Chi credi di essere? Sgàsati!!! Non ti vergogni?” Questo mi sono detto fin da subito. Basta! Non c’è e non ci può essere storia. Stop! Ricaccio il pensiero lontano dalla mente. Almeno, …ci tento.

Una digressione musicale (potete anche evitarvela)

E’ come per la musica: non è vero che quella corale moderna, anzi contemporanea, sia brutta. (Non tocchiamo neppure quei moderni mostri sacri di Rachmaninov, Poulenc, Pärt o altri). Ci sono pezzi incantevoli, delle vere scoperte celestiali che fanno sfigurare i Palestrina, i Da Victoria o i Monteverdi, e oltretutto sono molto più affini alla nostra mentalità attuale. Certe dissonanze “stridenti” esprimono meglio di tutto il repertorio antico il nostro approccio di uomini del XXI° secolo alla religione o all’annuncio cristiano e sanno parlare al cuore e alla mente senza particolari mediazioni di erudizione o filologia.

Un invito musicale (potete anche evitarvelo)

Invito chi, per esempio, non avesse mai ascoltato l’Agnus Dei di Samuel Barber, alcuni pezzi di Ola Gjeilo o Eric Whitacre o l’O Magnum Mysterium di Lauridsen (ma se ne potrebbero elencare moltissimi altri) ad ascoltarne alcuni brani e lo sfido a dirmi il contrario. Quindi forse occorre solo educare l’orecchio o l’occhio, nel nostro caso?

Ma, andiamo avanti

Va bene, questa era una digressione che mi scuserete, vero? Torniamo alla nostra questione. Al cuor non si comanda, purtroppo: di fatto non è possibile evitare che, ogni volta che mi capita sott’occhio la masonite in oggetto, la mia mente inizi subito a vagare alla ricerca di una possibile alternativa. Quando vado a messa in parrocchia (Gesù Buon Pastore e san Matteo apostolo – Milano) non faccio che distrarmi! Uffa! Ne va della mia salute mentale residua, sicuramente. E forse anche della mia salvezza. E’ venuto quindi il momento di agire. Un bel “NO!” chiaro e tondo può mettere fine ai sogni, tagliare la testa al toro e riportarmi alla realtà.

La proposta

Ho appena esposto in parrocchia il mio presepe della Pseudo-Icona della Natività, posso quindi arrischiare (come sono subdolo!) col nuovo parroco don Matteo la proposta indecente della realizzazione della nuova sovra-copertina dell’Evangeliario (alle stesse condizioni dell’opera di Mirasole, cioè il recupero spese, se l’opera riesce), per cui una mattina gliela butto lì. “OK, vai avanti”, mi dice. Senza batter ciglio. Al buio. Cavoli.

Inizio del progetto

Mi perdoni anche Mimmo Paladino, se a questo punto proseguo col mio tentativo di alternativa (senza pretese, da scalchignato autodidatta amatoriale). Siccome prima di fare la proposta “sconcia” avevo già cercato di immaginare qualcosa in proposito, avevo ovviamente sfogliato l’archivio di immagini preparatorie di mio padre Ettore Paganini. Avevo trovato un bel tetramorfo degli Evangelisti e un bel Cristo maestro in trono in mandorla che facevano al caso mio. Ho fatto allora con Illustrator un primo progetto in misura che qui vi mostro.

Il primo progetto – tratto

Un’altra curiosa digressione (e potete saltare anche questa)

Una curiosità veramente particolare: eravamo poco prima di Natale e, in parrocchia, in vista delle celebrazioni della notte santa, prevedendo un grande afflusso di persone, per aderire alle raccomandazioni anti-covid si era pensato di poter usufruire di un ambiente di espansione nel caso di uno sforamento delle presenze, in un locale attiguo alla chiesa. Per far ciò occorreva implementare in quell’ambiente l’impianto voci tirando dei fili di collegamento. Per far ciò sono stato coinvolto in un sopralluogo in vari ambienti, tra cui lo spazio dietro il presbiterio, sopra la sacrestia, la cappellina e l’ufficio del parroco. Viene attualmente usato come deposito di cianfrusaglie e paccottiglie varie.

Sempre opzionale

Ebbene, frugando in un grande armadio salta fuori un vecchio tabernacolo, forse della primitiva chiesetta prefabbricata, di cui nessuno sapeva l’esistenza (e che ora verrà restaurato spero, anche se complessivamente in buono stato) con la porticina realizzata da mio papà a sbalzo e smalto su rame. Indovinate cosa rappresentava? Ecco:

Il tabernacolo ritrovato (ancora col cellophane di protezione) col Cristo maestro in trono, nella mandorla e coi 4 Evangelisti.

Non è la stessa identica immagine, ma molto somigliante. Qui Gesù ha nelle mani il volume con scritto “Lux Mundi”, là ha il rotolo di cui “è degno di aprire i sigilli”. Insomma, questo ritrovamento mi è parso personalmente il segno di un suggerimento a non indietreggiare di fronte a questa nuova sfida, e la conferma che la strada era quella giusta. Non è che dovete credere tutti per forza a questo fatto: a me però ha suggerito così.

Tranqui

Inoltre ho pensato che se un’opera a smalto e sbalzi a gran fuoco di mio papà è finita in soffitta, impolverata di dimenticanza, alla mia copertina potrà accadere la stessa sorte, prematuramente, senza rimpianti e senza alcun dolore. Questo mi tranquillizza.

Il secondo progetto

Verso Natale torna a Milano da Firenze mio fratello Francesco, al quale chiedo sempre consigli, essendo lui il vero “Artista sacro” di famiglia, il vero erede della professione di papà, e ne approfitto per uno scambio di opinioni sul progetto. La sua prima reazione è: “Bello, ma come mai quel rombo così rigido dietro la mandorla?” Già! Boh, non so, effettivamente mi è venuto così senza pensarci troppo… Eh, male! Questo mi induce a ripensare a fondo il progetto, cercando di arrivare più in profondità anche nella simbologia che è un po’ povera effettivamente.

Progetto rivisitato e approfondito

Certo, una soluzione così geometrica mi avrebbe semplificato la vita (lo dico a posteriori e a ragion veduta), ma noi se non ci complichiamo la vita non siamo contenti. Oltretutto trovo un sacco di altre magagne compositive che non mi convincono più di tanto, come per esempio i riquadri che contengono gli evangelisti tagliati nell’angolo che va contro la mandorla. Che senso ha? Ne approfitto per rivedere da cima a fondo tutto il progetto. Però, anche solo considerare il significato della Mandorla o “Vesica piscis” è davvero straordinario. Tra gli altri, i due cerchi che si intersecano nell’asse centrale, formando la figura della mandorla: Divinità e Umanità rese UNO in Cristo.

Quante cose ci perdiamo noi moderni a furia di semplificare ad appiattire la realtà a ciò che appare, consumando tutto, senza scavare nei significati: ci perdiamo il meglio!

Simboli eucaristici

All’interno della copertina che dovrà essere “Luce pura”, un bagliore unico, dai mille riflessi e multicolore, com’è la Parola di Dio, decido di aggiungere due simboli eucaristici fondamentali. Il perché deriva dalla considerazione che questo è sì un Evangeliario, ci viene incontro cioè la Parola di Dio in tutto il suo splendore del vero (da qui l’idea di una copertina splendente di luce d’oro (simbolo di divinità), piena di riflessi, di smalti lucidi, di strass e cabochon preziosi di agata, lapislazzuli, ametiste e giada). Gesù è la parola pronunciata eternamente da Dio Padre, il Logos. Tutto fu fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui e tutto in Lui sussiste. “Ego sum Via, Veritas et Vita” è riportato vicino agli evangelisti. Il Verbo si è fatto carne ed abita in mezzo a noi.

Il kèrigma

Questo è l’annuncio cristiano, pieno di stupore. Questa Parola non si è fatta ideologia o filosofia o regole, ma carne. Un uomo. Carne offerta in cibo per noi, per tutto il mondo: carne e sangue, pane e vino per rimanere ogni giorno in mezzo a noi sacramentalmente nel mistero eucaristico, nella Sua Chiesa. Per la nostra salvezza. Gesù Uomo e Dio, incontrabile ogni giorno nell’umanità, resa comunione, della sua Chiesa. Eucarestia, rendere grazie. E’ proprio ciò che desidero fare con quest’opera.

Il vino

Per rappresentare il vino penso, più che ad un calice, che mi rimanda alle immaginette di fine ottocento, alla pianta della vite con grandi grappoli e penso di metterla alla base della mandorla. Il tronco sale lungo la composizione a fianco della mandorla (a sua volta simbolo di vita e fertilità), con i suoi tralci, le sue volute e i viticci coi 4 grappoli turgidi. “Albero della vita” dal sapore antico (vedi per esempio quello di Otranto), un’immagine ricorrente nell’iconografia medievale a simboleggiare oltre all’Eden, la Croce di Cristo che non è più il legno della morte, ma la sorgente della Vita. Trovo una bella foglia di vite da riprodurre in varie misure e la piazzo lungo i tralci (ci pensate a cesellarle sull’ottone, che fatica?).

Il simbolo classico di Cristo

Poi trovo una soluzione per inquadrare i simboli di Cristo nelle parte bassa (Il pesce –Ichthyssimbolo di Cristo e l’ancora della fede, a sinistra e il cristogramma Chi-Rho a destra, nelle volute dei tralci. Il Chi-Rho è per antonomasia il monogramma di Cristo (nome abbreviato talora in chrismon o crismon). Esso è un monogramma costituito essenzialmente dalla sovrapposizione delle prime due lettere del nome greco di Cristo, X (equivalente a “ch” nell’alfabeto latino) e P (che indica il suono “r”).

Il pane

Per rappresentare il pane eucaristico, più che sull’ostia, mi oriento sulle spighe, con cui decoro i campi in alto ai lati della mandorla. Le ariste delle spighe sono una parte assai difficile da cesellare, almeno, io ho faticato molto: la punta andava dove voleva lei…

Sopra le spighe i due simboli Alfa e Omega in lettere greche: Gesù principio e fine della creazione, centro del cosmo e della storia. “IO SONO L’ALFA E L’OMEGA, DICE IL SIGNORE DIO, COLUI CHE E’, CHE ERA E CHE VIENE, IL PRINCIPIO E LA FINE, L’ONNIPOTENTE !”.
(APOCALISSE 1:8)

Ecco quindi la versione definitiva

Ed ecco il secondo progetto, colorato, quello definitivo. Mostrato a don Matteo: “Molto, molto bello, davvero! Grazie di cuore”.

La versione approvata. Ovviamente i colori sono indicativi.

Altri utili suggerimenti

Francesco mi suggerisce altre cose utilissime, non ultimo il link dove acquistare le pietre preziose o le pietre dure da utilizzare nell’opera. Mi fa cercare su un sito cinese “Pandahall” i cabochon e i castoni da acquistare. Un mare di scelta a prezzi incredibili, che arrivano a destinazione in un paio di settimane (Sotto Natale non si poteva pretendere di più).

Va bene, allora si parte davvero

Siamo ai primi di gennaio. Subito mi metto all’opera, memore anche della corsa finale che ho dovuto fare con la Pseudo-Icona della Natività. Mi ricordavo di aver avanzato una bella lastra sottile di ottone (1/10°) acquistata da Miorini metalli, dalla quale avevo ritagliato solo un pezzo per realizzare una icona della Vergine, che per imperizia avevo rovinato durante lo sbalzo del viso (e che avevo perciò dovuto accantonare. Peccato perché nel complesso non era male). L’esperienza mi è servita però per prendere familiarità con questo materiale, del tutto diverso dalle lastre di alluminio, molto più “nervose”. L’ottone è molto più plastico e morbido: è facile esagerare con la forza per poi non riuscire più a controllare gli spessori e a correggere gli errori. Controllo le misure: perfetto, sembra fatto apposta.

Un memo sulle misure

Tenete a mente questa faccenda delle misure, perché proprio questo particolare per un pelo non provoca un disastro colossale. Stiamo parlando di un riquadro poco più grande di un A3. Meno male che il secondo progetto, per prudenza, prevedeva un bordo di 4/5mm tra la cornice sbalzata e il bordo del supporto della misura della copertina esistente. ma vedremo più avanti perché…

Le misure, comunque mi han fatto disperare perché la copertina esistente ha il filo del bordo stondato e io ho preso una misura intermedia. Su questa ho tagliato il pannello di compensato che ha sulla facciata esterna le rientranze tonde (che poi sono diventati buchi toppati da un lato con carta incollata) in corrispondenza delle 7 borchie di ottone che “impreziosiscono” la masonite.

Il compensato coi 7 fori fresati in corrispondenza delle borchie di ottone.
Questo sarà il retro “nobile” dell’oggetto finale.

Questo compensato dovrà chiudere a sandwich sul retro la lastra incollata sul suo supporto. Alla prima verifica di appoggio sul lezionario mi risultava troppo grande e andrà andrà quindi piallata in altezza (ma aspetto alla fine a farlo e con il Lezionario in mano, a casa) e un buco ho dovuto allargarlo perché non andava a registro con la sua borchia. Uffa! Il problema è che per ora non posso portarmi a casa il volume del lezionario, (siamo durante le feste e viene usato in lungo e in largo) e quindi devo andare in sacrestia, chiedere al sacrestano di aprirmi l’ufficio, prendere le misure, scattare le foto…. ma non è la stessa cosa che averlo sul mio tavolo di lavoro.

Sbalzo e cesello

Stampo il progetto in misura, lo fisso alla lastra tagliata, tenendo conto delle abbondanze che verranno ripiegate sotto il supporto, sopra due fogli di carta carbone che coprano tutta la superficie e, fortunatamente, mi viene l’idea di incidere e sbalzare la lastra fissandola su un pannello di masonite poco più grande della lastra stesa e sul quale ho fissato un pannolenci che sia abbastanza cedevole per assecondare l’incisione, ma non abbastanza per sfondarsi. L’accorgimento consente altri due vantaggi non secondari: impedire di piegare gli angoli della lastra prendendoli dentro con le maniche e consentire di muovere lo sbalzo nella posizione che interessa, con facilità. Approfitto delle vacanze di Natale per iniziare il ricalco delle figure. Siamo al 5 gennaio 2021 quando termino la prima incisione frontale della lastra. Senza il Cristo al centro. Perché, direte voi?

La lastra incisa al 5-01-2021

Il Cristo al centro

Come mai, il Cristo al centro non compare? Perché nella mia idea primigenia la mandorla col Cristo in trono avrei dovuto realizzarla a parte su una lastra di alluminio e avrei dovuto inserirla sotto a quella di ottone, che l’avrebbe mascherata. Poi, però, vedendo come si dilata la lastra durante lo sbalzo ritorno sui miei passi e decido che realizzerò tutto sulla stessa lastra per evitare di dover fare una fatica del diavolo a tenere sullo stesso piano le due lastre in tutti i punti. In realtà, una certa fatica la faccio comunque a spianare tutto, ma mi immagino cosa sarebbe successo nella prima ipotesi. Lezione già appresa in passato: il progetto teorico va verificato continuamente strada facendo, ed eventualmente bisogna cambiare strada: è la realtà che comanda, non il nostro pensiero.

La lastra vista dal retro, col Cristo inciso dal fronte e alcuni particolari in basso già sbalzati (simboli ed evangelista Matteo più i tralci di vite). Si noti la patina bianca di tinta da muro diluita che ho steso per ridurre l’effetto riflesso, veramente fastidioso, durante il lavoro. 8-01-2021
La lastra vista di fronte alla fine del giorno 8 gennaio, col Cristo e il lato sinistro inferiore sbalzati.

E, se mi manca uno strumento?

Ovvio! O me lo compro, (come ho fatto coi palligrafi che mi mancavano, o come farò con il saldatore a gas per i castoni angolari con le viti di fissaggio al lezionario), o me lo creo. Per esempio, avrei avuto bisogno, oltre alla mia fedele biro scarica, ottima per incidere la lastra e al bastoncino medio di bambù con punta tonda (7), per sbalzare i particolari, di altri legni con punte larghe a spatola in varie misure o sagomate per determinati usi.

E allora, man mano me li creo. Grazie a mia figlia Lucia che mi regala una manciata di posate e bastoncini da Sushi in prezioso bambù (duro ed elastico al contempo) mi creo un set su misura, pronto ad integrarlo alla bisogna. Eccolo:

I nuovi bastoncini da sushi/sbalzo. La 1 a forma di prisma mi è servita per realizzare la doppia corona della mandorla, le piattone a taglio 2, 3, 4 e 6 per spianare le varie campiture (soprattutto della cornice), la 7 è la mia tonda base, la 5 e la 8 altre tonde.

Avanti a tutta birra

Nel giro di pochi giorni termino lo sbalzo. Siamo al pomeriggio del 14 gennaio. Ho davanti a me ancora un mucchio di lavoro. Ma inizio a contemplare ciò che sta immeritatamente uscendo dalle mie mani. Passo sulla superficie la paglietta e lucido lo sbalzo: Urca, che roba!!! (Potrei quasi lasciarlo così senza colori…. un dubbio mi assale).

Sembra una creazione d’oreficeria medievale, nonostante la figurazione moderna. Sarà l’ottone che sembra oro? Vabbé, sgàsati, testa bassa e pedala.

Lo sbalzo terminato e lucidato con la paglietta sottile.

Deformazioni professionali

Inizio poi a spianare il tutto e a rinforzare il retro per evitare sfondamenti. Temo un po’ questo momento perché so già che sarà fatidico e irto di difficoltà. La realtà non mi smentisce. La lastra è davvero molto deformata e va dove vuole lei. Un lavoro di pazienza perché a forzare troppo si rischia di creare delle pieghe di rimando in punti dove non dovrebbero esserci, che rischiano di rovinare il lavoro. Quindi poco per volta, sul fronte e sul retro, spiando cosa accade per reazione ad ogni azione, spiando il comportamento della lastra, arrivo ad un compromesso accettabile.

Il massimo dell’aggetto o spessore dello sbalzo.

I riempimenti dei “vuoti”, delle cavità posteriori

Prima di tutto maschero l’area di azione per il riempimento di colla da montaggio o mastice con nastro adesivo di carta, per evitare di rovinare la lastra nel tentativo di togliere gli eccessi di materiale che dovesse uscire dalle campiture: è roba veramente molto aderente, poi è difficile scrostarla dal metallo. Metto quindi dei punti fermi di riempimento delle cavità posteriori più grandi e decisive, quelle che dovranno per forza restare così come sono senza deformarsi.

Arrivano i rinforzi!

Riempio volto e il busto di Cristo, che sono le parti più sporgenti a rilievo, con ottimo mastice da marmisti bicomponente, che solidificando diventa, appunto, come il marmo. Ha il pregio che la reazione avviene molto velocemente così hai subito il risultato e puoi proseguire col resto del lavoro, strato su strato. Passo via via a riempire i bracci della croce, molto in rilievo, e le cavità sul retro dei riquadri degli evangelisti. Aiutandomi con listelli di gommapiuma e legno metto tutto sotto dei pesi che tengano la lastra spianata mentre il materiale (colla di montaggio e cartoncini per le altre parti oltre il Cristo) si asciuga.

Sotto i pietroni le parti da fissare in piano e riempire.
Anche il Cristo completamente riempito di mastice è messo sotto il peso enciclopedico. Gli Evangelisti sono già stati tutti riempiti e, via via, ricoperti di cartoncino spianato. E’ il giorno 17 gennaio.
Riempimenti posteriori terminati e lastra abbastanza spianata. Le coperture di carta e cartoncino mi servivano per non fare aderire ai pesi la colla di montaggio e pareggiare le superfici. Siamo al 19 gennaio.

Un’opera che cresce

Orpo, se è cresciuta! Troppo!!! Vi ricordate cosa dicevo delle misure all’inizio? La lastra si è espansa con lo sbalzo e non collima più con le misure prese. Le ero andate a riprendere in sacrestia ed effettivamente quelle erano più piccole. Tra l’altro più piccole anche del pannello di legno “nobile” già tagliato. Da rifilare comunque. Panico. E ora che faccio? Purtroppo avevo già segnato incidendolo il bordo inferiore, sul segno che doveva essere la piega frontale sul supporto. Cavoli che danno! Rischio di buttare via tutto il lavoro. Sudori freddi. Calma, stiamo calmi e troviamo una soluzione. Per fortuna, avevo pensato ad un margine tra pieghe bordo e inizio cornice a bassorilievo di 5 mm. Provvidenziali. Tolgo circa 2,5mm per parte e mi ritrovo quasi a posto, un po’ di gioco è inevitabile, ma ci si può arrangiare.

Sul filo del rasoio

La parte che mi preoccupa maggiormente è la sistemazione del bordo inferiore già segnato molto profondamente. Devo ri-spianare il solco, sperando che l’ottone non si indebolisca troppo e poi fare a pochissima distanza il nuovo segno e il secondo della piega sotto il supporto. Spero che regga e non si rompa. Regge. Miracolo.

Fissare la lastra al supporto piegando le alette

Fatte le pieghe, taglio in misura un bel supporto di masonite leggera (Un po’ di masonite in quest’opera non poteva mancare, no?) e lo infilo sul retro del pannello. Tutto ok, pronti per l’incollaggio in piano.

Lastra incollata e ali laterali piegate e incollate, in morsa.

Per fissare la lastra al suo supporto uso colla Poly Max della Bostik che mi garantisce presa duratura e una certa elasticità. Per stenderla, manco a dirlo, mi servirebbe una spatola rigata che non ho, e che mi creo quindi con una vecchia tessera telefonica occhiellata con l’occhiellatrice da calzolaio.

La simpatica spatola per la colla
Il retro sigillato con le alette incollate sul supporto di masonite
Lastra di fronte con lo sbalzo, ripiegata e fissata al supporto. 22-01-21
Lo spessore del manufatto al momento della smaltatura. Alla fine, dopo l’inserimento delle pietre dure verrà incollato al compensato (quello con le impronte delle 7 borchie).

Si smalta!!!

Benissimo, ora è venuto il momento di stendere gli smalti sintetici (colori epossidici per vetro) GLAS della MARABU. C’è timore e tremore, è sempre una fase che richiede una grande attenzione. Ho recentemente acquisitato alcune poche tinte in più, rispetto a quelle che avevo usato per Mirasole. Purtroppo la gamma Glas è limitatissima, ma l’apporto dei nuovi colori fa davvero la differenza. Ho un nuovo arancione, un giallo, un bianco/trasparente, un nero, un color cacao, un pink, miscelabili con le altre boccette da 25 ml. Da 50 cl, non miscelabile con nessun altro pigmento, ho in più un trasparente molto denso che userò moltissimo per proteggere l’ottone dove sarà a vista senza altri smalti.

Rischi e pericoli

La questione delle miscele è delicatissima: a mie spese ho imparato che solo poche tinte sono miscelabili tra di loro e che comunque è meglio sovrapporre le stesure di cui si è già sicuri per averle sperimentate in passato. Ogni errore rischia di compromettere tutto il risultato.

I primi smalti blu stesi: Evangelisti e simboli. Il mio amico Bruno, quando l’ha vista con whatsapp e con la citazione della “Pace di Chiavenna”, mi scrive: “Sei al passo coi tempi. Nell’anno mille avresti fatto fortuna”. Gli ho risposto: “Esatto, mi pagheranno in sesterzi”! 🙂 Era il 26-01-21

Pulisco e sgrasso bene la superficie. Lavoro coi guanti di lattice. Parto con i blu di fondo degli evangelisti, prima una sola mano e poi il “ribattino” della seconda mano che nasconde tutte le imperfezioni e dà corpo e intensità alla stesura. Alterno blu oltremare e color petrolio (il mio turchese preferito) sotto il tetramorfo e blu notte sotto i simboli.

Il lavoro di smaltatura

Arriviamo alle fasi finali

Procedo a spron battuto slalomando, col pennellino Windsor&Newton sottilissimo, tra incertezze sulle scelte cromatiche (nonostante il bozzetto sia chiaro), errori madornali (es. un pezzo del mantello di Cristo colorato come la tunica, che ho dovuto lavar via con precisione con straccetto e diluente pulitore – che panico!) e ripassi di mani ulteriori per nascondere magagne varie.

Alla fine, il 31 gennaio la smaltatura si può dire conclusa, salvo piccoli interventi e un’ulteriore protezione dell’ottone a vista col trasparente.

31-01-21. Smaltatura terminata. Qui a destra nella cornice ci sono già degli strass montati per prova.

Strass e Cabochon

Da Pandahall avevo acquistato pietre dure e strass di cristallo in varie misure. Ho dovuto fare due ordini di castoni porta cabochon (pietre dure semisferiche) perché per errore avevo ordinato dei castoni color zinco da 12″ di diametro invece di castoni ottone da 10″. Ne ho approfittato per aggiungere anche dei cabochon di laspislazzulo blu e di agata verde.

Posso far conto su una certa varietà di pietre dure; Agata, Giada, Ametista, Lapislazzolo e strass trasparenti e rossi, così come si vede dalla foto:

Alla fine, oltre agli strass trasparenti e rossi userò ametista lilla e agata rossa e verde con le loro fantastiche trasparenze luminose. 4 falsi cabochon andranno sui pommoli del trono.

Prima di incollare e fissare le pietre devo irruvidire gli alloggiamenti in modo che la colla aggrappi meglio e lo faccio sfrisandoli con un lama di cutter. Incollo per primi tutti gli strass trasparenti e poi quelli rosso rubino nei fiori ai vertici. Poi devo prepapare i castoni che non avranno anche funzione di fissaggio con i bulloni al lezionario.

Il mio trapano per micropunte, frese e lame, della Dexter, col suo alloggiamento di legno che lo ancora al tavolo (se no se ne va in giro ed è pericoloso). Ovviamente autocostruito.

Li foro centralmente e vi inserisco un chiodo microscopico (semenzine, marca storica Due Leoni-introvabili, ahimé). Semenzine che ho trovato da un gentilissimo e fornitissimo calzolaio d’altri tempi in via Solari ang. Montevideo. Lo ringrazio, non se ne trovano più. Né chiodini, né calzolai così. Dal ferramenta storico (Viganò Pietro) lì vicino, invece, trovo i microscopici bulloncini di ottone e altri micro vitine e componenti. Anche lui ha dato fondo alle riserve antiche degli antenati. Certi prodotti artigianali di minuteria di precisione italiana non esistono più, altro che Cina e Cina! Altro che Brico e Castorama! E questi negozi stanno tutti chiudendo, non solo per il Covid. Come faremo in futuro “noi artigiani”?

I castoni col chiodo per le ametiste lilla e le agate verdi

Poi arriva una fase che mi lasciava un po’ nell’incertezza per la mia incapacità e gli strumenti a disposizione poco professionali: la saldatura dei bulloni di ottone sotto i castoni portanti. Per sopperire a questa mancanza acquisto un microsaldatore a gas da 7,90 euro al Brico. Errore! Dovevo spenderne 35,90 e avrei avuto uno strumento buono. Invece al primo tentativo (a parte che la carica del gas butano è fallimentare, esce tutto… e quando inclini il saldatore la fiamma si spegne…) brucio un castone che quasi prende fuoco e il bullone non si attacca alla cenere… Ripiego sul mio vecchio saldatore elettrico che ci mette un sacco a scaldare la punta e dopo un paio di tentativi di saldatura impazzita riesco felicemente nell’operazione. Otto castoni saldamente saldati al loro bullone. Grande!

Gli otto bulloni saldati con lo stagno già limato
Gli otto cabochon inseriti e incollati nei castoni coi bulloni

Foro anche gli alloggiamenti dei castoni portanti e faccio la prova di inserimento. Perfetto. Ora manca solo di portare a casa il Lezionario, fare le ultime verifiche delle misure (mi preoccupa soprattutto il compensato che dovrà andare a registro con le borchie e il pannello realizzato.

Fase finale, con il lezionario nelle mie mani

Venerd’ 5 febbraio è il grande giorno. Il sacrestano sig Ever mi consegna il volume che imballo e porto a casa. Sono emozionato come uno scolaretto e ho il cuore che batte forte. Posiziono tutti gli strati sulla masonite di Mimmo e li fisso col nastro di carta e biadesivo. Dovrò solo rifilare di un millimetro l’altezza del compensato, ma lo farò a bocce ferme. Col trapano e la punta da 1,5 trapasso negli 8 punti l’opera etnica pirografata (senza rovinarla eccessivamente, peraltro) e lavoro sul retro. I bulloni fuoriescono con abbondanza solo di un paio di millimetri (che dovrò poi segare).

Il lavoro sul retro copertina

Prima però devo creare gli alloggiamenti dei dadini che dovranno scomparire nel cartone. Con una grossa punta da legno contro-buco di un millimetro e mezzo di profondità il cartone e lo “fisso” con colla acrilica perché non si slabbri in futuro. In 5 fori inserisco 5 micro ranelle che impediscano che il cartone ceda quando stringerò i bulloni. Poi, aiutandomi con una lastra di zinco forato per proteggere il cartone, sego i millimetri sporgenti dei bulloni e pareggio a livello tutti gli spuntoni.

Gli otto fori coi bulloni sul retro della copertina. I dadi sono stati stretti e tirati, in modo da assicurare la posizione delle parti, che sarà definitiva. Un particolare ingrandito di uno degli alloggiamenti.

Estraggo di nuovo i castoni e libero le parti numerando gli oggetti, in modo che ognuno torni poi nella sua posizione originale. Incollo i castoni agli alloggiamenti infilandoli di nuovo nei fori e ri-stringo i bulloni finché la colla non indurisce. Comunque, cari lettori, siamo alle battute finali: ecco il Lezionario con la nuova copertina terminata.

Mica male, no? 5-2-21
Vista frontale della “Pace del Buon Pastore” terminata

Una curiosità: la nuova sovra-copertina completa pesa poco più di un chilogrammo. Fosse stata d’oro massiccio sarebbe stato peggio portarla in processione a braccia alzate… Il lezionario pesa comunque un 5/6 chili di suo.

Primi commenti via whatsapp: Bruno: “Ciao Gianca, ma dove lo si potrà vedere questo capolavoro?”; Don Matteo: “Bravissimo! Complimenti!” E io: “La chiamerò Pace del Buon Pastore per richiamare la Pace di Chiavenna. Poi vengo a confessare il mio peccato di orgoglio…” Lui di rimando: “Ego te absolvo…”. Don Stefano C.: “Veramente splendido Giancarlo!!! Un capolavoro!!! (Applausi) … sono santamente “invidioso”. Eccetera…

Per concludere

Cari amici lettori che avete avuto la curiosità e la pazienza di arrivare fin qui, vi ringrazio. Con don Matteo siamo rimasti d’accordo che la “Pace del Buon Pastore” verrà utilizzata la prima volta nella Messa di Pasqua 2021 e verrà poi utilizzata in tutte le cerimonie delle festività. Molto probabilmente, pur essendo un sistema che può essere semplicemente rimosso svitando gli 8 bulloncini, resterà fisso sul lezionario. Ad ogni buon conto lo consegnerò in una scatola imbottita confezionata ad hoc, che fungerà da custodia ogni volta che verrà richiesto. Grazie a tutti (soprattutto a mia moglie Daniela, per la sua pazienza e il suo affetto e sostegno), e…. alla prossima!

Alcune curiosità della lavorazione in un breve video sul mio canale Youtube
Risulta un po’ cangiante a seconda dell’illuminazione e dei riflessi

Inaugurazione Pasqua 04-04-2021

La “notte” della veglia pasquale il 3-4-21, durante la s. Messa è stata inaugurata la nuova Copertina di Evangeliario Festivo. E’ rimasta esposta anche dopo la celebrazione. Il giorno di Pasqua a tutte le messe festive è avvenuta la stessa processione ed esposizione.

Veglia Pasquale. Qui esposto vicino all’ambone di mio papà
Messa pasquale ore 11. Qui esposto vicino all’ambone di mio papà

La lettera di accompagnamento

La copertina nella sua custodia

Caro don Matteo, caro mons, Marino, caro don Abramo, cara comunità parrocchiale,

è con gioia riconoscente che posso anche io, oggi, offrire il mio contributo artigianale (e, se possiamo dire, artistico), alla mia amata parrocchia di Gesù Buon Pastore e san Matteo Apostolo, parrocchia che fu di mio padre Ettore (ed è ancora di mia madre Caterina) che qui ebbe modo di realizzare una delle più alte espressioni della sua Arte a servizio della Chiesa. È quindi con senso di profonda inadeguatezza nei confronti della grande Arte, potendo vantare in merito solo degli ascendenti di valore assoluto ma non degli studi adeguati, che offro alla comunità di cui sono parte questa opera artigianale ad uso di sovracopertina dell’Evangeliario diocesano, realizzata a sbalzo, smalti sintetici su lastra di ottone e pietre dure.

Non mancandomi un certo senso dell’umorismo avevo pensato di chiamare questo manufatto originale “Pace del Buon Pastore” esplicitando così il motivo ispiratore e il modello dell’opera nel riferimento alla meravigliosa copertina di Evangeliario detta “Pace di Chiavenna”, opera di inestimabile valore e dal fascino immortale, frutto maturo dell’inarrivabile perizia e del gusto artistico delle maestranze orafe medievali della nostra terra lombarda.

Il riferimento e la continuità con l’opera di mio padre è invece molto più diretto. La figura del Cristo maestro in trono, al centro della mandorla gloriosa e il disegno del tetramorfo degli evangelisti sono tratti dall’archivio dei suoi bozzetti preparatori. (Archivio che ho avuto la ventura di poter raccogliere negli ultimi anni e rendere accessibile).

Un duplice motivo mi spinge sempre ad intraprendere questo genere di opere (questa è la mia terza prova di questo tipo): da una parte c’è la voglia di misurarsi con sempre nuove sfide tecnico-artistiche (a volte fin troppo alte per le mie capacità), per poter offrire alternative (spero valide) a situazioni, rappresentazioni, opere che non mi appagano e non soddisfano la mia sensibilità religiosa e artistica. Dall’altra c’è sempre un desiderio di utilità catechetica nei confronti del popolo di Dio. Non pensavo di avere una vocazione di questo genere, ma seguendo certe indicazioni e certi segni devo riconoscere che è così.

Secondo me ogni opera d’arte sacra oltre ad avere valore in sé deve avere una funzione contemplativa ed educativa. (Una sorta di Biblia pauperum, in senso largo, insomma). Educazione a cosa, oggi, in particolare? Io vedo una esigenza urgentissima di educazione del popolo cristiano al senso della Chiesa, al senso dell’essere popolo di Dio, al senso dell’appartenenza alla Chiesa come Mistero, Corpo mistico di Cristo, la carne concreta e oggettiva di Gesù oggi, secondo il metodo di Dio che è l’incarnazione. Che è la strada con la quale Cristo presente prende sempre più possesso di noi. “Caro cardo salutis”.
La gente non sa più che cosa sia il mistero della Chiesa, perché non fa più esperienza del mistero, ma se va bene, fa un’esperienza “sociologica” della comunità. Da qui tutte le derive riduttive che riducono, appunto, la Chiesa a distributrice di servizi religiosi, che devono risultare ineccepibili, con tutte le pretese, le rimostranze e i moralismi del caso. Lo dico in generale, come sensazione netta che mi deriva dai rapporti coi genitori, ecc.

La nostra comunità però, e lo dico con commozione e gratitudine ricordando certe figure luminose di parrocchiani di cui potrei stendere un lunghissimo elenco, è stata ed è tuttora piena di santi di tutti i giorni, santi della porta accanto, che questo senso del mistero della Chiesa lo hanno riconosciuto e incarnato e lo incarnano veramente. Magari non pienamente coscienti e quindi con difficoltà di comunicazione a livello culturale. Questo è secondario rispetto all’essere santi, no? Ma se la Fede non diventa cultura non riesce a trasmettersi come dovrebbe, diceva san Giovanni Paolo II. Cultura intesa nel senso di saper rendere ragione della fede, non di essere eruditi. Cultura, Carità e Missione sono i tre capisaldi, le tre dimensioni fondamentali dell’esperienza cristiana.


Questa sensibilità e questa esigenza di educazione mi vengono dalla mia storia familiare e dalla mia appartenenza al carisma di don Giussani, che sempre ha vissuto con noi questo desiderio comunicativo e ha perciò valorizzato ogni particolare dell’esperienza umana (dal canto all’espressione artistica, dalla cultura alla bellezza, alla tradizione) per educarci a riconoscere la presenza operante di Cristo nella vita.

Quindi, venendo alla presente modesta realizzazione, ne metto in evidenza i tratti simbolici fondamentali:

Innanzitutto, in generale, desideravo un impatto forte con la luce. Deve emergere “violentemente” lo splendore del vero, del bello, del giusto, che suscita in noi stupore e attrazione. Luce variegata e multiforme, che illumina i nostri cuori e le nostre menti, come solo lo Spirito sa generare.

1) Al centro vi è Cristo maestro in trono con in mano il rotolo di cui è degno di “aprire i sigilli”. I colori dominanti sono l’oro, il blu del mantello (si è rivestito di umana carne, di natura umana) e del fondo raggiato e il rosso porpora della tunica (colore regale e divino della sua natura). I tre cabochon di ametista lilla nella mandorla dorata rappresentano la Trinità. La mandorla che lo racchiude ha molteplici significati: porta tra cielo e terra, tra dentro e fuori, simbolo di fecondità, generazione e vita nuova. È anche simbolo di gloria e di luce soprannaturale. La “Vesica piscis” simboleggia anche la Divinità e l’Umanità rese UNO in Cristo. Il pesce, Ichthys, peraltro ripreso in uno dei tondi sottostanti è uno dei principali simboli di Cristo, insieme all’altro simbolo del cristogramma Chi-Rho. Il trono non è simbolo di potenza mondana, ma è il trono dell’agnello immolato per la nostra salvezza, per cui Cristo è rappresentato con le stimmate, segno della sua passione. Cristo è l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine della Creazione, centro del cosmo e della storia (simboli che compaiono anche nei tondi superiori).

2) Il tetramorfo degli evangelisti, secondo la sintesi iconografica elaborata da papà, sta ai lati della mandorla, in quattro riquadri con lo spigolo tangente alla curva della mandorla. Il fondo blu, con diverse tonalità, così come è la diversa sensibilità dei 4 sinottici, a rappresentare la profondità della narrazione dei Vangeli che sono dorati/arancio, cioè divini. Non è parola umana, è Parola di Dio, come a descrizione di quel Cristo Parola di Dio che si è fatta carne, al centro del nostro sguardo contemplante. Trattandosi di un Evangeliario, come da tradizione, i 4 evangelisti compaiono necessariamente.

3) Però ho desiderato introdurre anche altri simboli, eucaristici questa volta. Non sembri strana questa introduzione all’interno di un evangeliario: infatti, se la parola di Dio si è fatta carne, questa carne e questo sangue ci accompagnano e ci guidano nel nostro pellegrinare terreno, viatico alla patria eterna, o autostrada per il cielo come diceva il nostro beato Carlo Acutis. Pane e vino compaiono nei campi laterali accanto alla frase di Cristo “Ego sum Via, Veritas et Vita”. In alto stanno le spighe dorate e alla base della mandorla la vite (albero della vita dai diversi significati) con i grappoli maturi si arrampica coi suoi tralci in diverse volute verso il centro della copertina. Grano e Uva si traformano in Pane e Vino rappresentando così anche il nostro apporto, fatto di lavoro e fatica, all’opera della salvezza. L’oro si mescola a qualche tenue colore proprio per sottolineare questo contributo umano all’azione divina.

4) Al centro geometrico della copertina sta la Croce. Sotto la gloria della mandorla sta l’ignominia del patibolo. In rilievo, anche se non preponderante e impreziosita di gemme di preziosa e luminosa Agata verde e rosso/arancio emerge lo strumento della nostra salvezza che taglia in parti uguali il tempo e lo spazio, intersecando la storia in un punto preciso. La vite alla radice si appoggia alla croce.

Tutta la descrizione del percorso tecnico l’ho pubblicato in un lungopost sul mio sito, per chi volesse approfondire anche gli aspetti di quel tipo.

L’appuntamento per l’inaugurazione sarà a Pasqua 2021, quando la luce della Sua Resurrezione ri-illuminerà le nostre vite. Ciao e grazie per il supporto e la fiducia concessami.

Giancarlo Paganini
07-02-2021

DiGiancarlo Paganini

Referendum: un altro grande passo in avanti…

…verso il baratro. Sì! Verso l’assenza di democrazia. Sì! Verso una oligarchia incontrollata e incontrollabile (altro che democrazia diretta!). Sì! Verso l’irrilevanza totale della rappresentanza politica e democratica, popolare. Sì! Verso lo squilibrio dei poteri, col Governo pigliatutto e il Parlamento a far da spettatore inutile e inutilizzato. Sì! Al risparmio di una tazzina annua a testa e alla creazione di innumerevoli commissioni di esperti cooptati da chissàdove (e di cui nessuno rende conto quanto a risultati e costi).

Il tutto, (questo il vero capolavoro!!!), ottenuto (70% vs 30% circa) attraverso uno strumento democratico come il referendum. Magnifico risultato, bravi!. Però questo resta un cattivo referendum, anzi, un referendum cattivo. Non so se si era capito dalle battute precedenti, ma ero per il NO. Ma non per nostalgia o perché non ci sia nulla da cambiare in Italia, anzi! (Ma quelli per il NO sono tacciati di essere dei “Benaltristi”e quindi squalificati al dibattito. Lo rivendico: ci sarebbe voluto ben altro).

Non mi sono forse mai occupato direttamente di politica in questi post pseudo umoristici della categoria vignette di attualità. Era una falla da tappare, per cui eccovi accontentati con una modesta analisi politica e un po’ di considerazioni varie ed eventuali. Non me ne abbia chi la pensa diversamente.

Molti partiti di destra e di sinistra (quelli grossi, ovviamente, che devono far fuori quelli piccoli) erano illogicamente e incongruamente per un sì davvero incomprensibile. Primo tra tutti il PD di Zingaretti che ha svenduto i suoi numerosi precedenti NO ai tagli inconsulti dei parlamentari, NO per la tutela della Costituzione, in cambio di un sì a un po’ di poltroncine di governo, (che ora c’è e domani, chissà… ma speriamo di no). Poi gli altri miopi di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia: assurdi e autolesionisti. Forse per tatticismi oscuri speravano di guadagnare anche loro qualche votarello futuro seguendo la scia del “politicamente corretto” del momento? Si chiama conformismo. E porta inevitabilmente alla inincidenza politica. Prospettive? Niente.

Comunque, il primo che mi parla ancora della “Costituzione più bella del mondo”, lo mando a… quel tal paese. Adesso, coi tagli alla rappresentanza popolare (è un referendum cattivo), abbiamo delle belle frattaglie da cercar di rimettere insieme pena il totale malfunzionamento o il blocco delle istituzioni. C’era un equilibrio che i padri costituenti hanno ricercato e cercato pazientemente di immettere negli ordinamenti, col bilancino, memori delle sopraffazioni fasciste, per difendere proprio la rappresentanza politica del popolo.

Popolo che ha i suoi demeriti ovviamente: disimpegnandosi, arrendendosi, schifato dai cattivi esempi e impaurito a morte dall’impegno nella pericolosissima politica attiva ha lasciato la cosa in mano ad altri, delegando alla grande. (Come diceva Czeslaw Milosz: «…Pensi a bere il caffè e a dare la caccia alle farfalle. Chi ama la res publica avrà la mano mozzata»).

Popolo = gente comune, professionisti, lavoratori, operai, tecnici, volontari, ricercatori, pensionati, studenti, artigiani, casalinghe… ma chi ha più il tempo e la voglia di mettersi insieme e giocarsi in queste cose? Oggi siamo tutti più “da soli”, sospettosi e quindi indifesi e deboli di fronte ad un potere sempre più invadente.

Manipulite è stata un primo bel passo in avanti, nel senso che dicevo all’inizio. Era doveroso dare una ripulita alla prassi politica degenerata in affarismo, ma le rivoluzioni giacobine hanno sempre avuto il difetto che poi bisognava ripulire anche dal sangue.

Ci voleva, ci sarebbe voluta invece, una educazione lunga e paziente del popolo all’agire politico, (al dialogo, alla trattativa, al compromesso e alla decisione, alla progettualità concreta e a come ottenerne il consenso più largo); con tanti bei corpi intermedi da “allevare” e una bella gavetta nelle amministrazioni locali per maturare i candidati e selezionare i migliori. Qualcuno l’ha vista? Qualcuno si è preoccupato di educare le nuove generazioni a questo impegno in questi anni? No, roba troppo a lunga scadenza. Non ne vedremo mai i frutti. Poi si lamentano. Mandano Tweet. Comunicati spray recitati a memoria. Insopportabili. E intanto tagliano il ramo su cui sono seduti. Miopi e stolti.

Il vero tema è che la politica non è (innanzitutto) roba di partiti. I partiti sono solo uno strumento (effimero) di presenza organizzata, non sono mafie, enti personalistici o monarchie (per i capi o i segretari ci vorrebbero mandati a scadenza breve obbligatoria, non a vita e/o ereditari – dài il tuo apporto poi torni a lavorare), ma devono essere espressione di una società attiva e vivace, espressione di interessi chiari e trasparenti. Ecco, una riforma dei partiti ci vorrebbe! Ma chi la farebbe? I partiti? Ma mi faccia il piacere!…

I Partitoni autoreferenziali invece (sempre più unanimemente statalisti e accentratori) han fatto di tutto in questi decenni per incentivare questa assenza di partecipazione, (tanto comanda il Capo!) arrogandosi il diritto e il potere di imporre unilateralmente loro i candidati, sempre più asserviti alle segreterie, con vari metodi (Collegi, riforme elettorali porcine, spinta al maggioritario e abolizione delle preferenze, ecc).

Venuti meno i legami chiari e assidui con la società e i corpi intermedi di riferimento (in estinzione?), venuto meno persino il forte legante dell’ideologia di parte o della divisione del mondo in Blocchi, cosa li tiene insieme questi partiti? Quel poco (o tanto) di poteruccio che viene lasciato loro (vassalli, valvassori, valvassini e servi della gleba) dal Potere finanziario mondiale. Basta non rompere troppo, beninteso. Miopi e stolti.

Ma date alla gente la possibilità di scegliere un candidato e promuoverlo o bocciarlo, come si è notato in queste Elezioni Regionali, in entrambi gli schieramenti, con Zaia e Toti o con De Luca e Emiliano e vedete il risultato: alla faccia delle liste di sostegno, la gente vota la persona. Di uno ti fidi, per svariati motivi, di un altro, no. Come accade nella vita reale.
(Ma anche le Regioni hanno subito attentati e tentativi di riforme che le avrebbero svuotate).

Intanto, recitiamo una prece per la signora Costituzione. Sfigurata, azzoppata, sottoposta a parlamentarectomia preventiva e ferita a morte con arma da taglio;… speriamo in un buon RI-Costituente. Prima o poi.

DiGiancarlo Paganini

Studia!

(Se vuoi riuscire bene nel commercio…)

“Studia! Se vuoi riuscire bene nel commercio”. Questo simpatico motto familiare ha da sempre condizionato il mio modo di essere, anche se, quanto a titoli di studio, lo ammetto, ho un medagliere piuttosto scarno.

Però ho sempre cercato di imparare da tutti, ho studiato sempre gli argomenti che volevo approfondire, sono sempre stato curioso e sperimentatore. Stavolta però abbiamo fatto sul serio (Io e mia moglie Daniela Blandino): abbiamo frequentato con successo in giugno, ONLINE (adattandoci, ma anche approfittando dei problemi legati al Lockdown Covid), il primo livello del corso di modellazione solida con Rhinoceros.

Qui il mio certificato da neofita di primo livello (cioè, ehm…, siamo veramente ai rudimenti, alle basi raso terra…). Il mondo, anzi l’universo che ci si spalanca innanzi, però, è davvero infinito: ci si sente veramente inesperti navigatori su un guscio di noce.

Il certificato di Rhino, rilasciato dal docente, formatore abilitato Francesco Paganini

Un mondo davvero interessante quello della modellazione solida in 3D con la possibilità di ottenere prototipazione degli oggetti creati con Rhinoceros.

Un sogno nel cassetto, un desiderio

Il mio sogno nel cassetto, da realizzatore di icone a sbalzo e smalto, è la realizzazione di un calice istoriato con alcune riproduzioni di formelle di via crucis di mio padre Ettore. È un po’ la molla che ha fatto scattare questa iniziativa di conoscenza e formazione. Un calice che esprima la preziosità del sacro in chiave moderna. Con l’uso quindi di materiali preziosi oggi, tipo qualche lega o metallo raro (Rodio, Palladio, Iridio, Titanio, Platino, Osmio…), inserti di fibra di carbonio, ecc; e una lavorazione tipo la stampa 3D addizionale per i metalli.

Qualche idea già ce l’ho: chissà se riuscirò a realizzarla?

DiGiancarlo Paganini

ORRORE E RACCAPRICCIO

O “terrore e raccapriccio” come insegna Cattivik del grande Bonvi.
Ho un istintivo moto di raccapriccio quando vedo le scene di vandalismo dell’abbattimento, dell’imbrattamento delle statue di chicchessia. Così, a pelle. Anche se l’antirazzismo è un’ottima causa, intendiamoci.
Eppure si tratta solo di nomi, immagini, ritratti, “icone”, manufatti più o meno artistici. Come mai allora? Bisogna andarci a fondo. Penso sempre che la storia cambi continuamente e quindi quello che oggi è considerato storicamente, da una determinata comunità umana, un valore condiviso, domani non lo so, in altra epoca, in altra società, forse non lo sarà più e anzi magari sarà considerato come un disvalore. La storia, il tempo, non è Dio, non è tutto, non è l’assoluto, passa, evolve, si muove, cambia. Ma non è uguale a zero. E, come tale, in prospettiva, va guardata e rispettata.

Prendersela con gli abitanti del passato, con le loro vestigia, poi è da vigliacchi. Della serie: “Ti piace vincere facile”?

Un paradosso

È un paradosso: per gli immanentisti (una volta detti riduttivamente materialisti o nichilisti) – per i quali tutto finisce qui (sottoterra) e non c’è un Oltre, e soprattutto non c’è uno sguardo misericordioso sull’uomo, un “Tu” che ci fa e ci ama, un TU vincitore della morte con la Sua resurrezione – è insopportabile contemplare la morte, la finitezza, la fallacia, l’immoralità, l’idiozia, la cattiveria, la crudeltà umana. (Potrebbero anche rivelarsi difetti tuoi…, attenzione…).
Alzi la mano chi oggi non è almeno un po’ nichilista, …su, ammettiamolo. Anche io. Siamo tutti immersi nel nichilismo, lo respiriamo da mattina a sera, qualcosa del nulla resta attaccato.
Per cui,  moralisticamente, queste realtà vanno eliminate dalla vista. Siccome la speranza non va oltre la storia e il tempo, ogni emergere di elementi contraddittori con questo genere di aspettativa contingente e insieme assoluta va cancellato.

Un po’ di filosofia non guasta

(In questo caso delle statue e dei monumenti abbattuti c’è gente che probabilmente ha delle “granitiche incertezze” sulle questioni di fondo e su questa solida e indiscutibile base fonda la sua violenza distruttrice). Incertezze, non domande. Non è la stessa cosa.
Le domande, quando nascono e sono vere, occorre innanzitutto intercettarle, porsele, manifestarle e poi si espongono a qualcuno, che possa magari rispondere. Aprono prospettive e processi; creano ipotesi positive, esigono verifiche. Vanno messe sul tavolo. Diventano problema che esige lavoro. Personale e comune. Le domande sono cose per uomini certi. Non che credono di sapere già tutto, ma almeno che la realtà sia positiva e non assurda.

Invece l’incertezza che genera la violenza (quella che “sistema” le cose alla nostra misura e le porta ad una dimensione più limitata e tranquillizzante) ha più a che fare con l’isolamento, la solitudine, la chiusura, la sfiducia, la mala-educazione, la mancanza di cultura, la disperazione che qualcuno possa ascoltare le domande (che, pur faticosamente, abbiano già trovato, abbiano da qualche parte o trovino prima o poi almeno una risposta).
(Qui un testo profondissimo di J. Carrón su domanda e desiderio. Interessante anche questo articolo sul tema delle arti visive, per esempio)

Una Damnatio memoriae

È insopportabile l’evidenza della caducità, anche morale, dell’uomo. È uno specchio impietoso. Oltretutto nessun uomo è perfetto, per definizione. Neanche i santi, che pure sono venerati per il dono della loro umanità redenta. E a questa stregua bisognerebbe abbattere tutte le loro statue e, a maggior ragione, i monumenti dei personaggi storici famosi: prendiamo per esempio Giulio Cesare, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele, il generale Cadorna.
Di quali di questi personaggi possiamo non rilevare qualche aspetto, per così dire, negativo? Semplificando a spanne: un dittatore violento assetato di potere, un terrorista ideologo fanatico col suo amico generale massone guerrafondaio, un mediocre sovrano invasore e puttaniere, un generale incapace che ha mandato allo sbaraglio e alla morte certa la gioventù migliore dell’Italia di inizio secolo. Han fatto conquiste, guerre, stragi, il risorgimento (o la grande guerra) a modo loro. Dobbiamo confrontarci coi fatti. Il risorgimento forse sarebbe stato meglio farlo in altro modo, più federalista, per esempio.
Coi se, coi ma e coi però non si fa la storia.
E neanche a posteriori: …troppo comodo! Sarebbe una presa per i fondelli, appunto.

La nostra toponomastica è piena della memoria di questi personaggi cosi come le nostre piazze traboccano delle loro effigi. E allora? Da buoni iconoclasti copriamo con nuovi autoadesivi le targhe marmoree di tutte le vie che ci inquietano personalmente? Decapitiamo e abbattiamo tutte le statue che incrociamo? Con che criterio? Il solito politically correct? Correct per chi e fino a quando?
L’unica speranza è che il “Pensiero Unico”, per mancanza di partner, si estingua.

Storia fa rima con memoria

Non mi verrebbe mai in mente di eliminare la memoria dei nostri personaggi storici. Come fanno questi eterni adolescenti che hanno bisogno di uccidere il padre per affermarsi. Patria deriva da Padre: il luogo dove sono vissuti i nostri padri storici di cui noi siamo i figli storici. Devo farci i conti. Da adulto. Posso giudicarli, disapprovarli, essere criticamente in disaccordo con le loro azioni, la loro ideologia o tipo di cultura, ma non posso e non devo eliminare la storia, i fatti. (Non capirei più nemmeno me stesso e i miei luoghi, mi mancherebbero dati essenziali per farlo: sono anche io il frutto di questa storia). Inoltre non posso erigermi a giudice assoluto della storia, proprio perché sono immanente alla storia, soggetto anch’io alle sue leggi.
Chi lo fa, sta preparando un nuovo totalitarismo.
Fa niente se ci riesce o no. (Meglio di no, comunque).

Totalitarismo

Un déjà-vu, peraltro. Fosse una novità! Un mondo purificato unilateralmente, con la forza, dalle sue sozzure e dai suoi vecchi idoli, dove sarà inutile essere buoni, dove c’è spazio solo per “uomini nuovi”, perfetti, senza macchia originale, rivoluzionari non contaminati. Unici e diversi geneticamente. Puri. Extraterrestri. Una élite, una piccola cerchia di sedicenti illuminati. Peraltro liberi e onnipotenti finché comandati da “Lui”, il più puro e potente di tutti, il senzastoria, ilperfettissimochesicircondasolodigenteperfettasceltadaluipersonalmente.
(A proposito… anche Stalin faceva eliminare dalle foto i personaggi che di volta in volta gli erano diventati scomodi, critici o perfino-che protervia!- oppositori).

Neo-lingua, neo-storia, ecc.

Anche certi termini o espressioni vanno sbianchettati, contengono troppa memoria storica, troppa gravità semantica, un’etimologia pericolosa. Libri pericolosi, spettacoli non in linea, quadri controrivoluzionari opere dei lacché del nemico… La faccenda potrebbe anche risultare comica, a guardarla bene, ma di solito sfocia nel tragico. Lager o gulag è lo stesso.
Tutto quello che sta accadendo è comunque politicamente molto, molto corretto, OGGI.
Ma la Storia e la letteratura distopica e profetica (G. Orwell, R.H. Benson, A. Huxley, M. Bulgakov, V. S. Solov’ëv, D. Eggers, ecc) insegnano (purtroppo invano).

DiGiancarlo Paganini

Finalmente una buona notizia! E una cattiva.

Prima la buona. Funzionano il distanziamento sociale e l’attenzione alle regole igieniche. Stiamo finalmente raggiungendo l’obiettivo “Contagi Zero”. Di questo ringraziamo in primis il Virus Covid 19 che da noi sta perdendo forza, e, in seconda battuta il corretto contegno della maggioranza degli Italiani. Bravi!

Poi l’altra, cattiva. Chiodo scaccia chiodo: a un male ne subentra un altro più subdolo. Il morbo subentrante, (dal nome quasi impronunciabile: Thoughtlessness – TLN) è più endemico e conosciuto del Covid.
È un’eredità storica riaffiorante che ci portiamo dietro da un sacco di tempo e che attacca i centri decisonali, bloccandoli. La sindrome, non curata adeguatamente, ogni volta che ricompare, peggiora in generale lo stato dell’organismo (e l’organismo dello stato), fiaccandolo in tutti i suoi gangli vitali, paralizzandolo e conducendolo infine a morte certa.

Sintomi

I sintomi, molto gravi, sono: stato di incoscienza (il soggetto non risponde a nessuno), annebbiamento della vista e del gusto, immobilismo, bulimia, incapacità di inviare impulsi dal sistema centrale alla periferia, indecisione da stato confusionale, perdita della memoria, adesione prona e acritica al politically correct, gesti inconsulti e irresponsabili, irascibilità e peggioramento del carattere, varie fobie (sociofobia: per es. paura delle elezioni, sia pro che contro; agorafobia da parlamento, misofobia, nomofobia, ecc), delirio di onnipotenza, vaneggiamento, sproloquio, uso compulsivo di Twitter.

Soggetti a rischio

La fascia dei soggetti più colpiti dal TLN vede un grosso focolaio nel Lazio e nella zona di Roma, ma tutte le regioni hanno almeno un focolaio a livello regionale e/o comunale. Colpiti soprattutto i politici di ogni età e schieramento, ma anche altre categorie e professioni possono essere contagiate (giornalisti, intellettuali, ospiti televisivi, tuttologi, cantanti, professionisti, ecc).
Comunque tutti siamo a rischio TLN, ognuno lo può contrarre in una forma personalizzata e sviluppare sintomi più o meno gravi.

Terapia

La cura del TLN impone:
– bagni quotidiani di umiltà senza diluizione, che prevedono corsi basici di recupero scolastico (italiano, storia, geografia, matematica, educazione civica) in ambienti areati con posti distanziati e divisi da lastre di plexiglass (opaco per non copiare), o all’aperto nei giorni di pioggia (per temprare l’organismo);
– aggiornamento mediante videoconferenze Zoom, con esame finale obbligatorio, sulle principali materie di interesse amministrativo pubblico;
– training intensivi mensili con la presenza di esperti di opposta ideologia per apprendere l’arte del dialogo, del confronto e del compromesso;
– terapia rieducativa oculistica, con visite mirate a soggetti pubblici o privati che operano per il bene comune della società, per migliorare lo sguardo sulla realtà, riallargare il cono visivo e rivitalizzare coni e bastoncelli alla sensibilità ai colori;
– sedute di lavori forzati socialmente utili di tipo manuale e pratico (scavare, vangare, trasportare pesi, costruire muri, demolire muri, ecc), per la riabilitazione motoria periferica, in presenza di fisioterapista bergamasco;
– iniezioni sottocutanee di democrazia con dosaggio cavallino.

Alert

Attenzione!!! È purtroppo un virus molto contagioso, che si propaga proprio col lavaggio delle mani e nascondendosi dietro a maschere di ogni foggia.

DiGiancarlo Paganini

I can’t breathe!

Una tragedia, l’ennesima, causata dal razzismo e (quindi) dall’idiozia umana. Dalla cattiveria, dalla violenza, dal… diciamola tutta, dal male.
Il peso di un corpulento poliziotto che con un ginocchio sta allegramente per nove minuti sul collo del signor George Floyd immobilizzato e steso a terra gli provoca sì la morte, ma non per soffocamento. Effetti collaterali, non diretti. Avete letto bene. Così dice l’autopsia del coroner.

Ecco. Ucciso una seconda volta: stava già male prima, aveva l’unghia incarnita, aveva l’ernia iatale, le gengive infiammate o faceva uso di sostanze tossiche. Quindi proprio a posto non era. Insomma se l’è cercata, non si va in giro negri (pardòn, di colore) e malati come se nulla fosse! Se non sei in perfetta salute e preparato fisicamente a reggere per 9 minuti un poliziotto in ginocchio sul tuo collo, stai a casa; cosa vai in giro a far casino? E senza mascherina, anche!

Questo, unito alle vicende di sopraffazione cinese su Hong Kong, alla diffusione del Covid nel mondo (specialmente in America latina e nei paesi più poveri), alla terribile fatica della ripresa economica da parte di moltissimi italiani e alla pioggia di incredibili polemiche, gratuite idiozie e falsità ideologiche che si dicono sulla Lombardia*, con una campagna mediatica senza precedenti, mi lasciano senza fiato: I can’t breathe!

Tutti speravamo (ingenuamente?) che quasi magicamente la pandemia ci cambiasse in meglio, avendo fatto affiorare un mucchio di bene, di solidarietà, di generosità, di senso di unità. Come quando si diventa buoni sotto Natale. Vernice superficiale? Possiamo ridurre davvero così l’esperienza che abbiamo fatto? Sarebbe peggio che essere negazionisti del virus: ma le file di camion con le bare di Bergamo le ho viste solo io? Perché ci vuole così poco per rovinare sempre tutto? Io non ci sto a buttare via tutto, comprese sofferenze e morti e drammi terribili. Purtroppo era una speranza che esigeva anche buona volontà, fiducia, fede per avverarsi. (…da una crisi come questa non si esce uguali, come prima: si esce o migliori o peggiori – ha detto papa Francesco). C’è ancora speranza? Questa speranza umana? Forse, senza quell’altra Speranza che va a braccetto con Fede e Carità, no.

PS.*Lombardia: Oltre 10 milioni di abitanti, (la seconda regione per numero di residenti è il Lazio con 5.898.124 abitanti); Densità per kmq: 419,8, seconda solo alla Campania con 429,7; Prima per numero di comuni (1.527) e province (12). Tre aeroporti internazionali, di cui uno intercontinentale, nel raggio di 50 km; un tessuto economico primo in Italia, un flusso quotidiano di merci e persone che non ha pari, uno dei tre motori europei, ecc ecc. Questa complessità che è la sua forza si è rivelata anche la sua debolezza: una gestione difficilissima anche per le irrisolte questioni di competenze Stato-Regioni e di “autonomie” sempre più ristrette.
La Lombardia aveva nel 2010 un bel po’ di posti letto, poi varie Spending Rewiew sono andate giù dure coi tagli e nel 2013 ne aveva 2.337 in meno. E così via negli anni fino ad oggi. La disgregazione del resto della medicina e della prevenzione sul territorio ha fatto danni ancora peggiori. Il discorso comunque è molto complesso e delicato, non si può nemmeno ridurre il discorso alla noiosa polemica su “pubblico” e “privato” (Per prima cosa bisognerebbe spiegare bene i due termini. Sono tutte aziende e come tali sono tenute a far utili, non è che il “pubblico” non cerca di guadagnare). Più interessante sarebbe spiegare alla gente come sono i meccanismi che governano i fondi e i finanziamenti dei comparti salute e istruzione nel rapporto tra Stato e Regioni. Ma proprio per questo le polemiche pretestuose e partigiane sono fuoriluogo.

DiGiancarlo Paganini

Le nostre quarantene

Finalmente sta andando in stampa un volume realizzato a quattrocento mani da tantissimi italiani che raccontano creativamente cosa è stata ed è la loro esperienza di quarantena.

Così recita la spiegazione sul sito di IVVI, l’editore del libro: “Abbiamo fatto in modo che ognuno di voi scrivesse un testo, oppure una poesia, oppure inviasse un disegnoun fumetto o una foto. Per descrivere esattamente come ha vissuto i giorni della fase 1 della quarantena, l’avanzata del contagio e le allarmanti notizie, come si è mosso nella propria casa, come sono cambiate le interazioni con le persone con cui vivevamo quando siamo stati costretti a non uscire, come abbiamo cucinato, come siamo impazziti o meglio ancora come abbiamo trovato la calma interiore.

Pensate quanto sarà importante, tra anni a partire da oggi, avere un documento sociologico così preciso, scritto da centinaia di persone diverse per età, sesso, ubicazione geografica, professione. Una fotografia dell’Italia di questi giorni, di come vivemmo la quarantena in quei lontani marzo ed aprile 2020.

Tra migliaia di partecipanti, abbiamo selezionato oltre 200 opere. Non abbiamo scelto quelle “scritte o disegnate meglio”. Abbiamo badato più al contenuto umano, a quanto l’opera mostrava la realtà della quarantena e di queste settimane drammatiche”.

Anche io ho partecipato

Ho inviato la vignetta sull’Italia in quarantena. Un mio piccolo contributo al racconto di questo periodo “storico”, pubblicato a pagina 308 del volume.

La prima edizione del volume verrà stampata in mille copie, e sarà ordinabile in tutte le librerie italiane (e sui siti come IBS, Amazon, ecc) a partire dalla seconda metà di giugno!

DiGiancarlo Paganini

Come il maiale

Non si butta via niente. Quindi eccovi finalmente un post di risulta con il materiale vignettistico rimasto nel cassetto, fatto su richiesta diretta e personale, o realizzato per altri scopi, in questo periodo. Rischiava di andare a male, non c’era più posto nel frigo e già mandava cattivo odore. Secondamano gioirebbe nel sapere di avere allievi così ligi al dovere.

Quella di copertina è stata realizzata per la newsletter di Incontro e Presenza nelle bacheche ai piani del penitenziario di Opera (MI)

Un’altra vignetta realizzata per la newsletter di Incontro e Presenza
DiGiancarlo Paganini

Rispetto

Rispettare le regole, rispettare le leggi, rispettare la natura, rispettare le distanze, rispettare le feste, rispettare gli animali, rispettare le autorità e chi ci governa, rispettare i diritti, rispettare la segnaletica e i semafori … Uh, quante cose dobbiamo rispettare! Ah, …e soprattutto rispettare le persone. Rispettare la donna, i bambini, i giovani, rispettare i lavoratori, rispettare gli anziani, rispettare chi soffre. Tutte le persone. Ognuno.
Anche quelle che non la pensano come te? Sì.
Anche quelle che sono diverse da te? Sì.

Anche chi ti è nemico? Secondo il Vangelo questi è colui a cui volere di più il Bene. Va addirittura amato. (Se lui si perde tu non ci guadagni, non sei Beato). Ma cosa è il rispetto allora? Perché è dovuto a tutti, anche se a volte è una cosa così difficile da mettere in pratica? Bella domanda. Ma vuol dire che non fa niente se sei in disaccordo con l’altro o ti dà del fastidio? Vuol dire indifferenza?

No, vuol dire che l’altro non è “disponibile”, non ne puoi fare ciò che vuoi, non lo puoi manipolare a piacimento. Vuol dire che è un mistero assoluto, che tra te e l’altro c’è un Altro, RISPETTO al quale tu lo guardi. Guardi il tuo prossimo con un Altro nella coda dell’occhio. Ha un Destino personale verso cui cammina e di cui è responsabile, una vita nella quale puoi entrare, se ne hai il permesso, in punta di piedi, solo per amare e sacrificarti, con rispetto, appunto. (Consiglio la lettura di un libro “amico” che ho appena terminato: “Van Thuan. Libero tra le sbarre” – di Teresa Gutiérrez de Cabiedes, per capire questo genere di rispetto).

Quindi, non: “Almeno un po’ di rispetto!” Non è il minimo, è l’indispensabile, cioè è il massimo!

Veniamo dunque all’attualità

E qui, vista la complessità e la delicatezza dell’argomento spero di non far danni con queste considerazioni. La liberazione di Silvia Romano. Regola numero 1: rispettare le vittime di violenza (perché un rapimento, se è tale, è una violenza e la vittima è chi la subisce, la parte debole). Premetto che non sappiamo ancora troppe cose e comunque non sta a noi il giudizio finale. Gli inquirenti hanno aperto un’inchiesta, vedremo, spero senza veli… (islamici o nostrani che dir si voglia).

Da semplice cittadino milanese avrei poche cose da dirle con affetto:
Cara Silvia,
1)-Bentornata! Ciao! Sii grata di quanto è stato fatto per te.
2)-Goditi il ritorno a casa, riposati e prenditi del tempo per ripensare a tutta la tua vicenda.
3)-Non dar corda alle cattiverie e alle idiozie. Sii onesta e leale con la tua esperienza. Stai molto attenta a giornalisti e politici. Fidati solo dei tuoi familiari e degli amici provati. (E, anche loro, meno fanno dichiarazioni e meglio è. Son già partiti maluccio…). Sii riservata e accorta.
4)-Cerca di comprendere lo sconcerto che la tua decisione di aderire ad una religione, –appresa forse in una versione bastarda e politica insegnata dai tuoi sequestratori terroristi (quindi probabilmente poco misericordiosa e tantomeno incline al dialogo e alla pace), “estranea” (cioè non radicata nella nostra tradizione e neppure in quella della maggioranza dei fratelli credenti nell’Islam con i quali c’è già una lunga storia di dialogo e buona volontà tra credenti, da proseguire), che presenta perciò aspetti culturali e civici problematici o inaccettabili e condannabili, – ha potuto provocare in molti, perché il rispetto sia reciproco. Quindi, riservatezza e non ostentazione forzata.

Come metodo, non concordo con le domande brutalmente dirette alla ragazza, per estorcerle tutto e subito, per svelare finalmente cosa c’è dietro alla sua Sindrome di Mogadiscio (che ha colpito quasi tutti gli ostaggi liberati dalle “sgrinfie” dei terroristi in questi anni). Resto anche basito di fronte alle “fughe di notizie” dagli interrogatori. Ma è possibile? Intercettazioni? Cimici? Non esiste più il segreto istruttorio?
Se Silvia vorrà, in futuro, raccontare qualcosa delle sua esperienza, ben venga. Magari in un libro scritto con la maturità degli anni. Se no, che cosa? Uno scoop giornalistico che arricchisce solo qualcuno e la fa sbranare nell’arena dalla folla assetata di sangue? La ragazza va protetta. Pietas. Potrebbe essere mia figlia…

Veniamo alla politica…

1)- Non è che per apparire eroi occorra sempre essere in video; ok che siamo in campagna elettorale continua da anni, ma a volte un po’ di riservatezza e rispetto, appunto, non guasterebbe. I nonni la chiamavano prudenza. È una virtù. C’entrano anche l’intelligenza e la scaltrezza (ma forse è troppo pretenderle…). Se no, per la smania di apparire, ci si può trovare in situazioni nefaste, nelle quali il protagonista vero non sei tu. E lo vedono tutti chi sta gongolando… Chi ha orecchie per intendere… ( cfr. per esempio @LeoneGrotti su Tempi ). Le domande scomode al Governo quindi vanno fatte e non mi pare si possa ridurre tutto alla faida politica tra Guelfi e Ghibellini di cui siamo storicamente maestri. (cfr. per esempio Fausto Biloslavo per quanto riguarda le domande al Governo ).

2)- La riservatezza avrebbe potuto difendere meglio la ragazza invece di darla in pasto all’opinione pubblica, stampa, giornali, tv e soprattutto i social. Insomma ci sono cose che è meglio fare, diciamo, segretamente. (Se no, perché esistono i servizi segreti e l’Intelligence?). Con tempi lunghi. In luoghi nascosti. Con estrema discrezione. Per il bene di tutti. (Tanto, …dài, di robe che ci nascondete, di “omissis” ce ne sono un casino, e magari invece proprio quelle lì dovrebbero venire alla luce, dopo anni di deviazioni e insabbiamenti).

3)- Oltretutto, dopo, ci si deve faticosamente arrampicare sugli specchi per negare il pagamento del riscatto pro Jihad. Ok, se lo dice il Ministro sarà vero. Non abbiamo ancora prove contrarie, mi sembra… o no? …boh, magari una cifretta bassa? (cfr articoli citati in fondo).

Comunque su questo aspetto, secondo me, la vicenda di Aldo Moro di 42 anni fa esatti dovrebbe insegnare che la vita dell’ostaggio è la prima cosa da salvaguardare con ogni mezzo. Di questo penso non ci si debba vergognare mai. Dopodiché però non smettere di ricercare la Giustizia, e combattere la criminalità senza demordere mai, quello sì (…e i riscatti pagati -come, in bitcoin?- lasciano delle tracce, o no?).

…e al mondo dell’informazione:

1)- Cari giornalisti e pubblicisti. Ok, vi pagano (ora molto meno di una volta e solo chi ha anzianità di servizio) per essere sempre sulla notizia, dare subito giudizi, spesso per forza affrettati. A volte, se la notizia non fa il boom, un po’ di pepe dovete mettercelo voi. Ma non è che si può piegare tutto all’interesse di parte solleticando solo la pancia dei vostri fedeli e schierati lettori. Suvvia! Poi, la qualità dell’informazione scade al livello di un Tweettaccio qualsiasi e vi lamentate che i lettori vi abbandonano. Un po’ di rispetto per le persone di cui trattate! (Soprattutto valutate l’età, la condizione esistenziale -rapita, plagiata, isolata per mesi, -il tipo di resistenza e di protezione sociale. Facile prendersela coi deboli!).

2)- Capisco anche che dopo tre/quattro mesi in cui si parla solo di CORONAVIRUS, non vediate l’ora di cambiare rapidamente argomento passando al CORANOVIRUS, se no le vendite calano e si perdono posti di lavoro…

Appello agli insultatori seriali da “social”:
Avere rispetto è richiesto a tutti, anche a chi brandisce e si nasconde dietro un ID di un profilo Twitter o Facebook: esiste una deontologia, un bon-ton anche nell’uso di questi mezzi. Nel non farne uso si va dalla maleducazione terra-terra al Cyberbullismo. Che è perseguibile penalmente. (Chissà perché continuiamo a chiamare “social” un fenomeno che diventa spesso una palestra di anti-socializzazione…)

Fantastica e geniale questa descrizione della degenerazione dell’informazione nei social!

Fortunatamente ho potuto intercettare validi articoli (secondo me) come su Il Mattino e su Liberopensiero a firma di Simone Martuscelli , tanto per fare un esempio e interventi molto umani; uno su tutti quello su Facebook di Toni Capuozzo che condivido pienamente (e spero che mi perdoni la citazione in questa sede).

Chiedo ovviamente scusa se qualcuno si fosse sentito offeso per questo Post più tragico che comico. Capisco che è facile cascarci, ma, credetemi, non volevo mancare di rispetto a nessuno.

DiGiancarlo Paganini

Processi epocali

Su suggerimento di Marco F. ho realizzato questa vignettina sulla piega giudiziaria presa dalla vicenda Covid. È l’unica cosa che fa amaramente sorridere in questo post seriosissimo, vi avviso.

In Italia, (ma anche in Francia, per esempio) se non troviamo subito dei capri espiatori a cui farla pagare anche per ciò di cui non sono responsabili, non ci mettiamo il cuore in pace. In realtà con questo sistema affrettato siamo esentati dal dover cambiare qualcosa, resta tutto così com’è. Al massimo peggiora.

Ho parlato di “piega giudiziaria”; in realtà è una “piaga giudiziaria”. Anzi, secondo me il giustizialismo è proprio il modo più appropriato per non voler risolvere radicalmente i problemi. La mannaia (in Francia la ghigliottina) staccherà qualche testa di secondaria importanza, penultima nelle catene di comando e la sola vista del sangue ci inebrierà e ci appagherà momentaneamente.

Qualcuno, (basta che non sia io, eh?!), deve pagare, al più presto, poi vedremo! Salvo poi, col tempo, scoprire che il marcio era da ben altra parte, o comunque era condiviso. E la verità era solo parziale, non intera, Allora, pronti, un altro Pogrom e alla via così. Siccome non riusciamo a distinguere il “peccato” dal “peccatore” pensiamo in maniera rozza e primitiva che tarellando il secondo, automaticamente venga eliminato anche il primo fattore. La persona invece non è mai definita solo dal suo difetto, per grave che sia.

Il frutto di questo modo di fare è un incremento della dietrologia, una sfiducia generalizzata nella Politica e nel cambiamento (perché il marcio e l’opportunismo si annidano dappertutto), quindi il prevalere di un lagnoso lamentarsi di tutto e della pretesa individuale elevata a diritto. Il vero risultato finale è che, appunto, non cambia nulla. Non può migliorare nulla. Strutturalmente intendo.

Affrontare i problemi significa imparare a vivere nella complessità totale, ad accettare che non tutti i tasselli entrino di colpo nelle loro caselle, ad analizzare con metodo e con calma quanti più dati possibili, tutte le interconnessioni secondo tutti i loro fattori, almeno tendenzialmente. Poi verificando lealmente le ipotesi di lavoro che si considerano più adatte a risolvere meglio la complessità individuata. Ed è un lavoro che si può fare solo insieme a tutti gli attori in gioco e con l’apporto di gente che non parla solo perché si è trovata per caso la lingua in bocca.

Il “capro espiatorio” tendenzialmente semplifica troppo, è più comodo e veloce, ma acceca. E’ smart, ma è una pirlata. E’ una visione tendenzialmente miope. Al massimo è una questione di potere: a una parte si sostituisce quella opposta. Che si troverà poi con gli stessi problemi mai affrontati che saranno causa della successiva alternanza.

(Almeno la si buttasse in politica… forse ci sarebbe qualche occasione in più di parlarne. Qui la si butta subito in galera, non c’è più spazio per null’altro).

Però, cari italiani e care italiane (mi vedo Ciampi imitato da Fiorello), noi siamo un popolo di santi (? boh, …qualcuno c’è), navigatori (oramai solo in Internet), eroi (beh, a volte… ne abbiamo visti negli ospedali in questi giorni), allenatori di calcio (mala tempora currunt…) e soprattutto di autoeletti giudici togati. Ah, come ci piace a noi la toga… W la toga! (lo scranno più alto ci intrippa). Ok, però non deve far rima con Foga, Droga, Demagoga…