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DiGiancarlo Paganini

Per una recita natalizia

Il dialogo tra Tirso (il pastore tentatore) e san Giuseppe, nell’Icona della Natività della tradizione ortodossa.

Per l’odierno incontro coi bambini del catechismo, avevo pensato a una drammatizzazione di un dialogo immaginario tra i due personaggi più curiosi e intriganti del presepio orientale, davanti all’immagine della Pseudo-Icona della Natività. Con Zoom già non è molto semplice condurre un incontro di catechismo, immaginiamoci una drammatizzazione, e così lunga poi… per cui alla fine abbiamo fatto una cosa più semplice.
E questo testo quindi è rimasto in canna.

Ma ve lo propongo, (magari a qualcuno può servire).


Tirso e San Giuseppe

Particolare della Pseudo-Icona della Natività

SCENA: San Giuseppe è seduto su una pietra, in disparte dalla grotta poco più sullo sfondo. E’ poco illuminato. Il buio fuori e dentro. Il mento appoggiato sulla mano, sembra pensoso e triste. Struscia i piedi nella sabbia, come disegnando qualcosa. Passa un pastore gobbo col bastone e una lanterna. Passa in fretta, poi si ferma, torna indietro, appoggia per terra il lume e chiede qualcosa a San Giuseppe.

TIRSO – Ehilà, buonuomo, come ti chiami?

GIUSEPPE – Eh? Giuseppe, della casa di Davide, buonasera.

T- Senti caro, scusa, è qui che è nato un re? Dicono che sia da queste parti. Non vedo indicazioni, né oro, né musica, né cavalli, né cortigiani, né palazzi, nè carrozze…non è che ho sbagliato strada?

G – Boh, che ne so? (Un po’ alterato)

T – Calma. Ti spiego: degli amici pastori, un po’ visionari a dire il vero, all’improvviso si sono alzati dai bivacchi, sono usciti dalle tende e con urla di gioia sono corsi in questa direzione e dicono che degli angeli (Sì, vabbè, sono un po’ strani… a fare i pastori, …sai a volte la solitudine gioca brutti scherzi…), insomma, qualcuno gli ha detto di correre da queste parti a vedere un bambino, un principe, pare figlio di re, che è appena nato. Boh, son saltati su pieni di gioia, han preso delle cose da portare, nei loro cartocci, e sono partiti con le pecore… Ed eccomi qua anch’io a vedere cosa è successo. Ma dov’è il palazzo? Vedo solo una notte buia, pecore e sassi, una grotta con delle bestie… niente di regale mi sembra.  

G- Senti amico non so nulla di re, di principi, di cortigiani, di palazzi. Lasciami in pace, sto pensando alle cose mie. Sei curioso?
Se proprio vuoi andare a vedere, lì c’è una grotta, dentro ci sono gli animali che scaldano mio figlio appena nato e mia moglie che si sta riposando dopo il parto. I pastori sono già passati, han visto le stesse cose che puoi vedere anche tu, hanno lasciato qualcosa per noi e poi sono ripartiti tutti contenti. Stop. Comunque… lasciami in pace. Non so neanche come ti chiami.

T – Tirso, mi chiamo Tirso e sono un pastore che nella vita ne ha viste di tutti i colori, sapessi. E tu, a che cosa stai pensando di così importante? Invece di stare qui a pensare ci sarebbero tante cose da fare, mi sembra, …non so, con questo freddo, brr …accendi un fuoco per esempio, così li scaldi e fai bollire i panni e la cena. Che razza di padre sei? Mi sembri un po’ un sognatore, non stai bene?

G – Sto pensando a tutto quello che è accaduto e sta succedendo…

T – Oh, bella! E che cosa è successo?  Non sei mica il primo al mondo a diventare padre! Tu e tua moglie avete messo al mondo un figlio e basta. Cosa c’è di più? Niente! E’ sano, sta bene… cosa c’è che non va? Quando c’è la salute c’è tutto, no? Svegliati! Datti da fare! Accendi il fuoco, fa un freddo…

G-Cosa c’è di più? C’è molto di più, lascia stare, …ma mica posso raccontare tutto a uno sconosciuto rompiscatole, … e poi è una cosa lunga… non so se…

T – Uh, come la fai difficile! A me sembri solo stranamente triste per uno che è appena diventato papà, no?

G – Che ne sai tu? Lasciami stare.

T – Uhm… Qui gatta ci cova… non è che mi nascondi qualche cosa? Perché non sei lì a fare compagnia alla tua bella mogliettina? Non è che anche lei ti nasconde qualcosa? (almeno, di solito è così che funziona).

G – Ma cosa mi dici? Come ti permetti? Lei non mi ha nascosto mai niente,… neanche questa cosa così misteriosa…

T – Misteri? Non esistono misteri. E’ che noi a volte non vediamo delle cose. Siamo limitati, sai. Invece, se siamo aiutati, se si scava per benino, a volte si scoprono cose che a prima vista ci sfuggivano. E poi, che cosa sarà mai questa cosa così misteriosa? Sentiamo, magari è solo che tu non vuoi vedere delle cose che possono darti dolore o fastidio.

G – Uffa, a me non dà fastidio proprio nulla.  A dire il vero sei tu che mi stai dando fastidio adesso…
E poi, che cosa mi stai suggerendo così subdolamente? Perché mi vuoi mettere la pulce nell’orecchio e mi vuoi instillare dei dubbi che non ho o che non penso di avere?

T – Oh,  Ecco che salta fuori il rospo! Vedi? Basta aprirsi un po’, parlarne con un amico e, trac!, saltano fuori le magagne. Vedi che ho visto giusto? Lo sapevo, dài racconta, che cosa ti ha detto di così misterioso la tua cara mogliettina? Sono qui apposta per darti una mano, ne ho sentite così tante nella mia vita…. Se non me lo dici significa che un po’ ti dà noia: è una cosa grave? Te ne vergogni? Ti senti un po’ disonorato, che so? in imbarazzo?…

G –  Senti, non so se è grave, non so… però un po’ davvero mi pesa, come se ci fosse un ombra, una non chiarezza totale tra me e lei. (Sospiro profondo) Proprio a me doveva capitare? Io la amo da impazzire! Farei tutto per lei!

T – Sì sì, ma non stiamo parlando di te ma di lei. Che cosa ti ha detto di così misterioso? Su! Dài! Forza! Se non ci confidiamo tra noi uomini…

G – Vabbè, senti,  eravamo ancora fidanzati a Nazareth qualche mese fa e dovevamo sposarci, ma prima di quel momento un giorno è venuta da me; era un po’ sconvolta,  mi sembrava, in un certo senso, più luminosa del solito. Ma anche più misteriosa: mi guardava ma sembrava che non vedesse proprio me, parlava in fretta, poi si fermava come a pesare e meditare le parole… era un po’ trasognata, ma presente e mi ha riferito le parole di uno che ha visto in visione.

T – Ecco ci siamo: pieno di visionari da queste parti! E come si chiamava quel tale e che lavoro faceva? Lo conosci?

G – Non lo conosco, mai visto, deve essere uno straniero. Lei mi ha detto un nome: Gabriele.
E ha detto però che era un angelo… mi dimenticavo.

T – Boom! Eccolo qua! Pieno di angeli questo posto; hanno aperto le gabbie degli angeli. Dov’è la disinfestazione? Quando non ci si spiega delle cose si tirano fuori gli angeli. Comodo. Vabbè dai, siamo seri: e… cosa le avrebbe detto questo sedicente signor “Angelo” Gabriele (un doppio nome tipo Luigi Filippo, per intenderci)?

G – Prima l’ha salutata augurandole ogni felicità…

T – Educato, eh, per far colpo! Bravo!

G – E poi che Maria avrebbe generato un figlio e poi ha detto che era un figlio speciale. Ah, e ha detto anche che si sarebbe dovuto chiamare Gesù, che sarebbe stato grande e chiamato figlio dell’Altissimo…

T –  E…, appunto, cioè figlio di nessuno! Cioè, uno col padre incerto, …dunque…

G – Smettila. fammi finire. Dunque, le ha detto che Dio stesso gli darà il trono di Davide suo padre…

T – …e siamo già a due o tre padri: tu, Dio, Davide, un po’ troppi per un figlio solo, no?

G – …E regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.

T –  Si va bene… ma ti sei visto? Che lavoro fai tu?

G –  Il carpentiere.

T – Lo vedi? Da un carpentiere, vecchio come te poi, può nascere un principe, un re?

G – Ma, … forse per il fatto che sono della casa di Davide…

T – Davide? Acqua passata, caro mio. Roba di secoli fa. Adesso la situazione mi sembra molto diversa. La verità è che questo disgraziato di Angelo Gabriele, un forestiero (il cognome non te l’ha detto?), le avrà promesso mari e monti, se lei ti avesse tradito con lui, facendo un figlio con lui e non con te. Questo è quello che succede, queste sono le cose come stanno.

G –  No, non è così, lei mi vuole bene, mi ha sempre voluto bene, è stata sempre sincera con me, anche lei non ha capito molto, era molto turbata, mi ha detto che continua a pensarci, anche per lei è una cosa misteriosa…

T – Sì ok.  Senti amico, per me le cose sono chiare: non c’è proprio nulla di misterioso. Lei ha fatto un confronto e ha scelto. Tu sei come questo bastone secco: cosa può germogliare da qui? nulla! Cosa potevi offrirle tu? Un figlio, un figlio principe? Regno, ricchezze, potenza e gloria? Niente di tutto questo: solo lavoro, fatica, sfinimento, abbruttimento fino alla morte e amen. Quell’altro, quel bellimbusto di Gabriele Angelo ha fatto il misterioso, lo sgargiante e l’ha imbrogliata ed è scappato facendo perdere le sue tracce e lei c’è cascata come una pera. Poi per giustificarsi con te ha inventato quella storia di angeli e misteri.

G – No, non è così! non può essere così! Maria non mi ha mai mentito, ci vogliamo bene, anche lei è sconvolta, non sa, non capisce, si è fidata di ciò che le diceva l’angelo. Ma si fida anche di me, se no non mi diceva niente. Effettivamente si è trovata incinta, non mentiva…

T – Basta! una cosa sola io so: da che mondo è mondo non è mai successo che una vergine generasse un figlio e perdipiù da sola senza il seme di un uomo. Dubbi su questo? Sei ancora così certo adesso che lei ti voglia bene? Sei proprio così tonto? Svegliati, prendi su le tue cose e lasciali lì: sei ancora in tempo. Qualcuno si prenderà cura di loro: tua moglie è molto belloccia e qualche merlo lo trova di sicuro, anche con un figlio sul groppone…

G – Basta! È troppo! vattene! Io amo Maria e amo mio figlio!

T – Sì, tuo figlio…

G – Sì mio figlio! insieme lo abbiamo voluto, amato e accolto. Lo so, è una cosa misteriosa per tutti. E’ vero, sono stato molto in dubbio all’inizio, se ripudiarla in segreto…

T – Eh, giusto! avresti dovuto farlo.

G – Ma da quando sono con lei sono felice; per lei e per il bambino, sono disposto a perdere tutto anche la faccia! Mi fido di lei che mi ha detto, così come ha detto all’Angelo che “non conosce uomo” e che questo non è un figlio generato da un uomo, ma dall’Altissimo, dallo Spirito che su di lei ha steso la sua ombra…

T – Senti amico: di cucù è pieno il mondo. Io quello che dovevo dirti te l’ho detto. Certo che un tonto così non si era mai visto: uno che crede ancora agli angeli che parlano alla fidanzata. Ma come si fa al giorno d’oggi?

G – Certo, ci credo perché anche a me è apparso in sogno un angelo, era vero, era lì presente e mi ha detto di non temere di prendere con me Maria e sposarla perché ciò che è generato in lei è opera dello Spirito Santo ed è il figlio dell’Altissimo. Non so se era lo stesso suo angelo. Io so che il mio era convincente e soprattutto mi ha comunicato una grande pace, tutto era limpido come un disegno ben fatto, capivo che era giusto non temere, anche se non mi erano chiari tutti i particolari;

T – E con ciò?

G – E poi tutto questo mistero così denso mi fa amare ancora di più Maria. Anche se ora, veramente, la vedo con uno sguardo diverso da prima: ora siamo insieme, uniti più di prima, a servizio di Dio stesso che ci ha chiamato a partecipare al suo progetto di salvezza. E’ tutto così troppo grande per noi! A questo penso, ora che ci penso. A questa immensità e misteriosità della vita. Cosa potremmo fare se non seguire quello che ci rende più felici, più pieni, più uomini? Anche se ora non capiamo proprio tutto tutto.

T- Boh, tu fa come vuoi, caro il mio ingenuo, poi mi saprai dire.

G – Eh, no caro; noi facciamo come vuole Dio: la vita è comunque un rischio e noi la rischiamo insieme scommettendo su di Lui. Lei si è consacrata totalmente a Dio, mi sembra felice così, e io allora cerco di starle dietro, desidero solo la sua felicità. Se proprio bisogna decidere di chi fidarsi, non è certo di te, caro Tirso, che sei così distruttivo e non vedi al di là del tuo naso. Noi ci fidiamo di Dio, non ci ha mai abbandonati. Per questo ogni dubbio si scioglie: Dio è la nostra roccia e il nostro salvatore.

A proposito: Buon Natale!


Cala il sipario. Ma dietro le quinte si sentono ancora delle voci:

G – Oh, cavolo, se n’è andato. E’ sparito. Dov’è finito? Tirsooo! Tirsoooo!

T – Che c’è ancora da urlare caro il mio Giuseppe? Non ci siamo già detti tutto?

G – No, volevo solo scusarmi con lei se l’ho trattata un po’ duramente, e ringraziarla.

T – Come, ringraziarmi? Io ti ho detto la mia opinione, tu resti della tua, pace, cavoli tuoi.

G – No, volevo scusarmi per i miei modi. Solo ora capisco che è grazie al tuo veleno che ho potuto vedere le cose che prima non vedevo o mettevo in dubbio. Ero rude non perché avessi già una opinione o un pensiero, ma proprio perché non l’avevo e allora tutto mi pareva nemico. Grazie a te ho visto meglio tutto il disegno e ora sono più certo dell’amore che Dio ha per noi, dell’amore di Maria, dell’Amore che è entrato nel mondo con la nascita di Gesù. Per questo volevo ringraziarti e augurarti Buon Natale col cuore.

T – Beh, grazie, non so che dire. Io speravo che tu cambiassi idea… boh, non ci capisco più nulla. E’ proprio un altro mondo in questo mondo…

FINE

DiGiancarlo Paganini

CONSIDERAZIONI A MARGINE

In quarantena c’è più tempo per pensare. A volte lo spunto arriva da cose banali. Ma poiché in sottofondo oggi siamo tutti più sensibili e aperti alle dimensioni profonde della vita, grazie alla paura del coronavirus, perché non approfittarne per scavare nel senso di ciò che capita?

Un amico, durante una chat di gruppo con Zoom (grandissimo software, lo consiglio a tutti!) ha fatto una affermazione un po’ smozzicata, perché in chiusura meeting, che però mi ha molto interpellato e mi ha fatto pensare: “Sì, speriamo che finisca presto, ma per che cosa? Per tornare alla banalità di prima, alla situazione di prima?” Era una cosa più o meno così, riferita a spanne.

# Hashtag

Gira un hashtag che mi infastidisce ogni volta che lo vedo:
#celafaremo
E chi non ce la fa? Cosa gli dici? E soprattutto: a far cosa? A ritornare a come eravamo prima? È possibile? È auspicabile? Sarà tutto passato, come se nulla fosse accaduto? A chi muore (o a chi resta senza l’amico o il congiunto) puoi dirgli, come direbbero gli inglesi: “Vabbe’, è la dinamica di gregge, abituiamoci a perdere un po’ dei nostri cari”, “Qualcuno tra i deboli soccombe, gli altri no, i più forti e attrezzati. Selezione naturale”.

Tutto 0k! (zero killed)

Normale. Tutto bene. Tutto bene? L’ideale sarebbe dimenticare? Forse per chi questa tragedia l’ha solo sfiorato da lontano. Chi l’avrà vissuta impegnato pienamente, non potrà e soprattutto non vorrà dimenticare.
A.B. potrà dimenticare la sua esperienza di medico in ospedale e l’angoscia di chi si sente abbandonato e in balia del virus, senza amici e parenti, di fronte alla fine? B.N. potrà dimenticare tutte le carrettate (come nella peste di manzoniana memoria) di defunti da accompagnare al transito definitivo, impotenti, senza poter fare più nulla, e doverli poi metterli nudi nella bara perché non c’è più né tempo, né voglia, né possibilità di vestirli? M. M, se ne uscirà vivo, potrà e vorrà dimenticare? E D.M.M. e P.C. come si sentiranno ora, come potranno dimenticare la loro esperienza di malati col respiro che manca?

Memoria

Perché non vorranno dimenticare e non sarà più possibile tornare al “tran-tran” di prima, come se niente fosse accaduto?
Questa estate mi sono finalmente letto “Il cavallo rosso”  di Corti. L’epopea reale di un gruppo di giovani amici brianzoli spediti in guerra, chi in Africa, chi in Russia. Mille peripezie per tornare, ma solo alcuni di loro, (gli altri cadono in battaglia) però tornano a casa. La cosa più sconvolgente è la testimonianza che nella loro patria il rientro non sarà come se l’erano immaginato. Pochissimi capiranno, pochissimi comprenderanno cosa è loro veramente successo. Verranno quasi emarginati come corpo estraneo con quella loro vicenda “esagerata” e insopportabile ai più, che vogliono solo mettersi alle spalle la guerra, dimenticare i drammi e tornare a svagarsi. Anche Guareschi fa esattamente la stessa esperienza di estraniamento al rientro dalla prigionia. Quindi, non mi faccio soverchie illusioni al riguardo.

Invece ci sarà proprio bisogno di memoria. Perché l’Italia in primis e tutto il mondo non dovranno dimenticare tutto ciò che questa esperienza sta insegnando. Per ripartire e ricostruire. Una memoria attiva e fattiva, responsabilità di chi questa esperienza vorrà mettere a frutto. Di cosa si fa esperienza con questa circostanza? Perché è preziosa? Cosa io sto scoprendo?

Prima scoperta

La prima evidenza solare è la debolezza mortale, la paura, il terrore della morte, nostra e dei nostri cari, che ci accomuna tutti, a volte in modo irrazionale ma irrefrenabile. In cosa è eccezionale? Non è evidente? La morte è evidente, anche se facciamo di tutto, appunto, per nascondercela.
Ma la Paura, non è così evidente, normalmente è una cosa che condanniamo solo negli altri, quando la dimostrano: “sono dei cacasotto”. Pensiamo di farcela, noi. Invece. (Se avessimo lo stesso terrore verso la “trascuratezza dell’io”!) Ma…

Questa paura è una crepa salutare nella nostra corazza di distrazioni e superficialità. Ci mette a fuoco improvvisamente il problema: e ora? Cosa faccio? Sono un debole! Come uscirne? Cosa mi serve innanzitutto per vivere? (Ringrazio per le volte che mi è capitato di fare questa esperienza nella vita) È una sensazione e una domanda scomoda, ma una volta provata ha il suo fascino e si desidera andarci fino in fondo senza ricoprirla di “soluzioni concrete”, buonsensi, direttive, ottimismi a buon mercato, surrogati, palliativi, hashtag, parole d’ordine, canzoni dal balcone, croste che non tengono alla prova della ragione e dell’esperienza.

Un tesoro, allora? Calma, non accomodiamoci subito in definizioni pacificanti senza la ciccia dentro. Coprirebbero solo come un pannicello caldo e umido l’apertura, soffocandola nella muffa.

Sicuramente è una crepa, una ferita senza croste che tengano. Che non si rimargina, ma che, anzi, va tenuta aperta e pulita perché non si infetti. Non guarirà mai però. Come dice il Gius, citato nella lettera di Carron alla Fraternità: Questa è una vertigine, una posizione vertiginosa e anche dolorosa. Che però ci apre alla gratitudine per esserci miracolosamente, per poter godere della presenza del mondo e degli altri, una gratitudine al Creatore.

Seconda ri-scoperta

Ma se scopro che dipendo in tutto e che in ogni momento sono fatto: Io sono Tu che mi fai, allora, cosa c’entri Tu con me? Cosa vuoi da me, dalla mia esistenza? Perché mi fai? Cosa vuoi da me? Vuoi me? Perché? È soprattutto ricercare nella circostanza presente, nella quale Lui mi risponde e mi interpella, la mia vocazione, cioè quello che Dio vuole da me, il mio destino compiuto secondo la mia immagine più vera (arrivare a Lui, al Destino). E dire il mio a Lui che mi chiama. Aderendo alla circostanza reale.

Dio! Lui ci prende sul serio: il nostro sì, per Lui non è tanto per dire, è eterno. Non ci dimentica, mai. Ha un valore eterno. Per Lui vale solo il nostro “santo desiderio”. Basta quello, aperto e non infettato. Il no, invece, è disposto a dimenticarlo, era uno scherzo, dài! era uno sbaglio, era così tanto per dire, (tanto è incredibile ai suoi occhi). E’ disposto a farlo sparire, eliminare, come se non fosse mai stato detto e affermato.

Che gratitudine per la nostra compagnia guidata al Destino, che con misericordia, segno tangibile della Sua, ci richiama continuamente all’essenziale!

DiGiancarlo Paganini

Bravi, bravi.

Da una preoccupazione all’altra

Prima ero molto preoccupato per alcune tendenze e segnali che mi sembravano di segno antidemocratico. Sembrava che in Italia comandassero solo i Mercati e le agenzie di Rating (non sono cose belle da dire…) e il voto non contasse nulla. Alla luce degli sviluppi della difficilissima situazione di stallo politico in cui ci si era venuti a trovare devo dire che ho ritrovato pienamente la stima per il nostro presidente della Repubblica. Mi ricredo dalla mia sospettosità partigiana. Bravo Mattarella!, ha giocato a scacchi in modo intelligente, prudente, paziente e pacato, disinnescando possibili derive di piazza e riportando tutto all’ordine costituzionale. Governo fatto, tutti all’opera. Tutto a posto dunque?

Attesa speranzosa, perché senza speranza si muore

Beh, come tutti gli italiani, oggi siamo in fremente attesa dei primi passi del governo gialloverde o giallo blu che dir si voglia. Le preoccupazioni che prevalgono ora riguardano le politiche economico-fiscali, quelle del lavoro (Per chi non ce l’ha, per chi non lo trova, per chi ce l’ha, per chi l’ha perso, per chi ha dovuto aprirsi una partita iva sanguisuga, per chi dovrebbe andare in pensione, per chi la pensione non può neppure sperarla e per quelli che in pensione ci sono già ma non ce la fanno, oppure che ne hanno troppa e immeritata) e quelle dei diritti fondamentali della persona e delle famiglie bicromatiche. (Quelle cosiddette “arcobaleno” sono perlopiù unioni monocromatiche a dispetto del nome…). Poi tutte le altre, lo sviluppo, ecc

Segnali per ora positivi

Il fatto che in un mondo politico come il nostro l’altro partito sia sempre solo feccia da eliminare perché geneticamente e antropologicamente inferiore è stato superato dalla circostanza, incredibile, di due partiti contrapposti che riescono a fare una trattativa politica e a trovare dei punti comuni di accordo pur partendo da posizioni molto differenti. Per mero interesse di potere? Forse, non è da escludere (sono un’anima candida…). Chiaro che la politica gestisce il potere conferito dai cittadini, mica si trovano a giocare a briscola. Però preferisco un accordo a una guerra continua che non ci porta da nessuna parte se non all’estinzione. E non mi è dispiaciuto l’atteggiamento di persone, forse ancora inesperte, ma che si giocano seriamente e sono aperte alla collaborazione. Sanno anche che il giudizio sul loro operato sarà implacabile, quindi…

Bestiario

Renzi paventava i gufi che criticavano il suo governo prima che affrontasse le prove, questi invece hanno a che fare con avvoltoi e iene. I massmedia non mi sembrano particolarmente filogovernativi in questo caso. Noi cittadini siamo sempre comunque le cavie…

Un link utile

Ho trovato interessante questo articolo sulla casa comune degli italiani che vi linko: https://agensir.it/italia/2018/06/01/governo-conte-il-paese-ha-bisogno-di-recuperare-il-senso-di-una-casa-comune/

DiGiancarlo Paganini

BUONA PASQUA!

La notizia è proprio la Resurrezione di Cristo.

E’ Pasqua. Da allora, da 2000 anni, è possibile la Speranza, fondata su questa certezza testimoniataci da i suoi primi amici. E’ possibile ricominciare e rivivere.

Allora, a tutti, ma proprio a tutti. Buona Pasqua!

 

Questa minuscola formella di alluminio sbalzato (8 x 12,5) l’ho realizzata sul disegno (molto rimpicciolito) n° 0043 dell’archivio dei disegni di mio padre Ettore.

E’ il mio secondo tentativo di riprodurre a sbalzo i suoi disegni.

Qui vedi gli altri sbalzi su alluminio.