Per una recita natalizia

DiGiancarlo Paganini

Per una recita natalizia

Il dialogo tra Tirso (il pastore tentatore) e san Giuseppe, nell’Icona della Natività della tradizione ortodossa.

Per l’odierno incontro coi bambini del catechismo, avevo pensato a una drammatizzazione di un dialogo immaginario tra i due personaggi più curiosi e intriganti del presepio orientale, davanti all’immagine della Pseudo-Icona della Natività. Con Zoom già non è molto semplice condurre un incontro di catechismo, immaginiamoci una drammatizzazione, e così lunga poi… per cui alla fine abbiamo fatto una cosa più semplice.
E questo testo quindi è rimasto in canna.

Ma ve lo propongo, (magari a qualcuno può servire).


Tirso e San Giuseppe

Particolare della Pseudo-Icona della Natività

SCENA: San Giuseppe è seduto su una pietra, in disparte dalla grotta poco più sullo sfondo. E’ poco illuminato. Il buio fuori e dentro. Il mento appoggiato sulla mano, sembra pensoso e triste. Struscia i piedi nella sabbia, come disegnando qualcosa. Passa un pastore gobbo col bastone e una lanterna. Passa in fretta, poi si ferma, torna indietro, appoggia per terra il lume e chiede qualcosa a San Giuseppe.

TIRSO – Ehilà, buonuomo, come ti chiami?

GIUSEPPE – Eh? Giuseppe, della casa di Davide, buonasera.

T- Senti caro, scusa, è qui che è nato un re? Dicono che sia da queste parti. Non vedo indicazioni, né oro, né musica, né cavalli, né cortigiani, né palazzi, nè carrozze…non è che ho sbagliato strada?

G – Boh, che ne so? (Un po’ alterato)

T – Calma. Ti spiego: degli amici pastori, un po’ visionari a dire il vero, all’improvviso si sono alzati dai bivacchi, sono usciti dalle tende e con urla di gioia sono corsi in questa direzione e dicono che degli angeli (Sì, vabbè, sono un po’ strani… a fare i pastori, …sai a volte la solitudine gioca brutti scherzi…), insomma, qualcuno gli ha detto di correre da queste parti a vedere un bambino, un principe, pare figlio di re, che è appena nato. Boh, son saltati su pieni di gioia, han preso delle cose da portare, nei loro cartocci, e sono partiti con le pecore… Ed eccomi qua anch’io a vedere cosa è successo. Ma dov’è il palazzo? Vedo solo una notte buia, pecore e sassi, una grotta con delle bestie e una stracciona con un neonato che frigna… niente di regale mi sembra.  

G- Senti amico non so nulla di re, di principi, di cortigiani, di palazzi. Lasciami in pace, sto pensando alle cose mie. Non ti sembra di essere un po’ troppo curioso?
Se proprio vuoi andare a vedere, lì c’è una grotta, dentro ci sono gli animali che scaldano mio figlio appena nato e mia moglie che si sta riposando dopo il parto. I pastori sono già passati, han visto le stesse cose che puoi vedere anche tu, hanno lasciato qualcosa per noi e poi sono ripartiti tutti contenti. Stop. Comunque… lasciami in pace. Non so neanche come ti chiami.

T – Tirso, mi chiamo Tirso e sono un pastore che nella vita ne ha viste di tutti i colori, sapessi. E tu, a che cosa stai pensando di così importante? Invece di stare qui a pensare ci sarebbero tante cose da fare, mi sembra, …non so, con questo freddo, brr …accendi un fuoco per esempio, così li scaldi e fai bollire i panni e la cena. Che razza di padre sei? Mi sembri un po’ un sognatore, non stai bene?

G – Sto pensando a tutto quello che è accaduto e sta succedendo…

T – Oh, bella! E che cosa è successo?  Non sei mica il primo al mondo a diventare padre! Tu e tua moglie avete messo al mondo un figlio e basta. Cosa c’è di più? Niente! E’ sano, sta bene… cosa c’è che non va? Quando c’è la salute c’è tutto, no? Svegliati! Datti da fare! Accendi il fuoco, fa un freddo…

G-Cosa c’è di più? C’è molto di più, lascia stare, …ma mica posso raccontare tutto a uno sconosciuto ficcanaso, … e poi è una cosa lunga… non so se…

T – Uh, come la fai difficile! A me sembri solo stranamente triste per uno che è appena diventato papà, no?

G – Che ne sai tu? Lasciami stare.

T – Uhm… Qui gatta ci cova… non è che mi nascondi qualche cosa? Perché non sei lì a fare compagnia alla tua bella mogliettina? Non è che anche lei ti nasconde qualcosa? (almeno, di solito è così che funziona).

G – Ma cosa mi dici? Come ti permetti? Lei non mi ha nascosto mai niente,… niente, neanche questa cosa così misteriosa…

T – Misteri? Non esistono misteri. E’ che noi a volte non vediamo delle cose. Siamo limitati, sai. Invece, se siamo aiutati, se si scava per benino, a volte si scoprono cose che a prima vista ci sfuggivano. E poi, che cosa sarà mai questa cosa così misteriosa? Sentiamo, magari è solo che tu non vuoi vedere delle cose che possono darti dolore o fastidio.

G – Uffa, a me non dà fastidio proprio nulla.  A parte te,… in questo momento…
E poi, che cosa mi stai suggerendo così subdolamente? Perché mi vuoi mettere una pulce nell’orecchio e mi vuoi instillare dei dubbi che non ho o che non penso di avere?

T – Oh,  Ecco che salta fuori il rospo! Vedi? Basta aprirsi un po’, parlarne con un amico e, trac!, saltano fuori le magagne. Vedi che ho visto giusto? Lo sapevo, dài racconta, che cosa ti ha detto di così misterioso la tua cara mogliettina? Sono qui apposta per darti una mano, conosco il mondo, ho esperienza da vendere, ne ho sentite così tante nella mia vita… Se non me lo dici significa che un po’ ti dà noia: è una cosa grave? Te ne vergogni? Ti senti un po’ disonorato, che so? in imbarazzo?…

G –  Senti, non so se è grave, non so… però un po’ davvero mi pesa, come se ci fosse un ombra, una non chiarezza totale tra me e lei. (Sospiro profondo) Proprio a me doveva capitare? Io la amo da impazzire! Farei tutto per lei!

T – Sì sì, ma non stiamo parlando di te ma di lei. Che cosa ti ha detto di così misterioso? Su! Dài! Forza! Se non ci confidiamo tra noi uomini…

G – Vabbè, senti,  eravamo ancora fidanzati a Nazareth qualche mese fa e dovevamo sposarci, ma prima di quel momento un giorno è venuta da me; era un po’ sconvolta, mi sembrava, in un certo senso, più luminosa del solito. Ma anche più misteriosa: mi guardava ma sembrava che non vedesse proprio me, parlava in fretta, poi si fermava come a pesare e meditare le parole… era un po’ trasognata, ma presente e mi ha riferito le parole di uno che ha visto in visione.

T – Ecco ci siamo: pieno di visionari da queste parti! E come si chiamava quel tale e che lavoro faceva? Lo conosci?

G – Non lo conosco, mai visto, deve essere uno straniero. Lei mi ha detto un nome: Gabriele. (Breve pausa)
Ah! E ha detto però che era un… angelo…, mi dimenticavo.

T – Boom! Eccolo qua! Pieno di angeli questo posto; hanno aperto le gabbie degli angeli. Dov’è la disinfestazione? Quando non ci si spiega delle cose si tirano fuori gli angeli. Comodo. Vabbè dai, siamo seri: e, dimmi… cosa le avrebbe detto questo sedicente signor “Angelo” Gabriele (un doppio nome tipo Luigi Filippo, per intenderci)?

G – Prima l’ha salutata augurandole ogni felicità…

T – Educato, eh, per far colpo! Bravo! Complimenti!

G – E poi che Maria avrebbe generato un figlio e poi ha detto che era un figlio speciale. Ah, e ha detto anche che si sarebbe dovuto chiamare Gesù, che sarebbe stato grande e chiamato figlio dell’Altissimo…

T –  E…, appunto, cioè figlio di nessuno! Cioè, uno col padre incerto, …dunque…

G – Smettila. Fammi finire. Dunque, le ha detto che Dio stesso gli darà il trono di Davide suo padre…

T – …e siamo già a due o tre padri: tu, Dio, Davide, un po’ troppi per un figlio solo, no?

G – …E regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.

T –  Si va bene… ma ti sei visto? Che lavoro fai tu?

G –  Il carpentiere.

T – Lo vedi? Da un carpentiere, vecchio come te poi, può nascere un principe, un re?

G – Ma, … forse per il fatto che sono della casa di Davide…

T – Davide? Il Re Davide? Acqua passata, caro mio. Roba di secoli fa. Adesso la situazione mi sembra molto diversa. La verità è che questo disgraziato di Angelo Gabriele, un forestiero (il cognome non te l’ha detto?), le avrà promesso mari e monti, se lei ti avesse tradito con lui, facendo un figlio con lui e non con te. Questo è quello che succede, queste sono le cose come stanno.

G –  No, non è così, lei mi vuole bene, mi ha sempre voluto bene, è stata sempre sincera con me, anche lei non ha capito molto, era molto turbata, mi ha detto che continua a pensarci, anche per lei è una cosa misteriosa…

T – Sì ok.  Senti amico, per me le cose sono chiare: non c’è proprio nulla di misterioso. Lei ha fatto un confronto e ha scelto. Tu sei come questo bastone secco: cosa può germogliare da qui? nulla! Cosa potevi offrirle tu? Un figlio, un figlio principe? Regno, ricchezze, potenza e gloria? Niente di tutto questo: solo lavoro, fatica, sfinimento, abbruttimento fino alla morte e amen. Quell’altro, quel bellimbusto di Gabriele Angelo ha fatto il misterioso, lo sgargiante e l’ha imbrogliata ed è scappato facendo perdere le sue tracce e lei c’è cascata come una pera. Poi per giustificarsi con te ha inventato quella storia di angeli e misteri.

G – No, non è così! non può essere così! Maria la conosco! Non mi ha mai mentito, ci vogliamo bene, anche lei è sconvolta, non sa, non capisce, si è fidata di ciò che le diceva l’angelo. Ma si fida anche di me, se no non mi diceva niente. Effettivamente si è trovata incinta, non mentiva…

T – Basta! una cosa sola io so: da che mondo è mondo non è mai successo che una vergine generasse un figlio e perdipiù da sola senza il seme di un uomo. Dubbi su questo? Sei ancora così certo adesso che lei ti voglia bene? Sei proprio così tonto? Svegliati, prendi su le tue cose e lasciali lì: sei ancora in tempo. Qualcuno si prenderà cura di loro: tua moglie è molto belloccia e qualche merlo lo trova di sicuro, anche con un figlio sul groppone…

G – Basta! È troppo! Vattene! Io amo Maria e amo mio figlio!

T – Sì, … tuo figlio…

G – Sì mio figlio! insieme lo abbiamo voluto, amato e accolto. Lo so, è una cosa misteriosa per tutti. Enormemente inspiegabile e misteriosa. E’ vero, sono stato molto in dubbio anch’io all’inizio, se ripudiarla in segreto…

T – Eh, giusto! avresti dovuto farlo.

G – Ma da quando sono con lei sono felice; per lei e per il bambino, sono disposto a perdere tutto, anche la faccia! Mi fido di lei che mi ha detto, così come ha detto all’Angelo che “non conosce uomo” e che questo non è un figlio generato da un uomo, ma dall’Altissimo, dallo Spirito che su di lei ha steso la sua ombra…

T – Senti amico: di cucù è pieno il mondo. Basta! Io quello che dovevo dirti te l’ho detto. Certo che un tonto così non si era mai visto: uno che crede ancora agli angeli che parlano alla fidanzata. Ma come si fa al giorno d’oggi?

G – Certo, ci credo perché anche a me è apparso in sogno un angelo, era vero, era lì presente e mi ha detto di non temere di prendere con me Maria e sposarla perché ciò che è generato in lei è opera dello Spirito Santo ed è il figlio dell’Altissimo. Non so se era lo stesso suo angelo. Io so che il mio era convincente e soprattutto mi ha comunicato una grande pace, tutto era limpido come un disegno ben fatto, capivo che era giusto non temere, anche se non mi erano chiari tutti i particolari;

T – E con ciò?

G – E poi tutto questo mistero così denso mi fa amare ancora di più Maria. Anche se ora, veramente, la vedo con uno sguardo diverso da prima: ora siamo insieme, uniti più di prima, a servizio di Dio stesso che ci ha chiamato a partecipare al suo progetto di salvezza. E’ tutto così troppo grande per noi! A questo penso, ora che ci penso. A questa immensità e misteriosità della vita. Cosa potremmo fare se non seguire quello che ci rende più felici, più pieni, più uomini? Anche se ora non capiamo proprio tutto tutto.

T- Boh, tu fa come vuoi, caro il mio ingenuo, poi mi saprai dire.

G – Eh, no caro; noi facciamo come vuole Dio: la vita è comunque un rischio e noi la rischiamo insieme scommettendo su di Lui. Lei si è consacrata totalmente a Dio, mi sembra felice così, e io allora cerco di starle dietro, desidero solo la sua felicità. Se proprio bisogna decidere di chi fidarsi, non è certo di te, caro Tirso, che sei così distruttivo e non vedi al di là del tuo naso. Noi ci fidiamo di Dio, non ci ha mai abbandonati. Per questo ogni dubbio si scioglie: Dio è la nostra roccia e il nostro salvatore.

A proposito: Buon Natale!


Cala il sipario. Ma dietro le quinte si sentono ancora delle voci:

G – Oh, cavolo, se n’è andato. E’ sparito. Dov’è finito? Tirsooo! Tirsoooo!

T – Che c’è ancora da urlare caro il mio Giuseppe? Non ci siamo già detti tutto?

G – No, volevo solo scusarmi con lei se l’ho trattata un po’ duramente, e ringraziarla.

T – Come, ringraziarmi? Io ti ho detto la mia opinione, tu resti della tua, pace, cavoli tuoi.

G – No, volevo scusarmi per i miei modi. Solo ora capisco che è grazie al tuo veleno che ho potuto vedere le cose che prima non vedevo o mettevo in dubbio. Ero rude non perché avessi già una opinione o un pensiero, ma proprio perché non l’avevo e allora tutto mi pareva nemico. Grazie a te ho visto meglio tutto il disegno e ora sono più certo dell’amore che Dio ha per noi, dell’amore di Maria, dell’Amore che è entrato nel mondo con la nascita di Gesù. Per questo volevo ringraziarti e augurarti Buon Natale col cuore.

T – Beh, grazie, non so che dire. Io speravo che tu cambiassi idea… boh, non ci capisco più nulla. E’ proprio un altro mondo in questo mondo…

FINE

Info sull'autore

Giancarlo Paganini administrator

Giancarlo Paganini Illustratore e grafico. nato nel 1956 a Milano, dove vive e lavora.

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