Archivio per Categoria UMORISMO

DiGiancarlo Paganini

Auguri di Buon Natale

…E di un sereno 2024

Cari amici, innanzitutto Auguri di tutto cuore per un buon Natale e un Sereno anno nuovo!
Com’è possibile quest’anno proseguire a fare gli auguri in questa situazione, quando il mondo intero è vittima di guerre, violenze, ingiustizie, odio, rancori, vendette, egoismo, indifferenza, cinismo… quando, insomma, tutto il male che si può pensare provoca solo morte e distruzione?

https://youtu.be/Ymx8ilDMMK8
Giancarlo e Daniela vi augurano Buon Natale e sereno anno nuovo (animazione dal canale Youtube di Daniela https://youtu.be/Ymx8ilDMMK8)

Il RISIKO MONDIALE

Quando i potenti (qui una incompleta rappresentanza: mancano per esempio Yahya Sinwar di Hamas, Ali Khamenei dell’Iran, un Talebano, uno Houthi dello Yemen, i vari “dittatori eletti” latinoamericani e africani, ecc, ma non ci stava più nulla…) giocano al RISIKO sulla pelle dei popoli e i mercanti d’armi si fregano le mani allegramente. Quando ci scopriamo impotenti a cambiare in meglio le sorti della Storia (e spesso anche della piccola storia personale e familiare).
È ancora possibile sperare senza apparire o sentirsi ebeti sognatori o ingenui? O, peggio ancora, cinici? Il nostro desiderio, come quello di tutti popoli è la pace. Pace dei cuori e prosperità, come dicono gli orientali: allora come si spiega il mistero del Male che uccide tutto, persone, cose e natura? Che senso ha gridare ancora “Pace!”? Che senso ha fare gli Auguri di Buon Natale, oggi?

Un patrimonio dell’umanità

C’è purtroppo un patrimonio dell’umanità, (non riconosciuto dall’Unesco), consegnatoci in eredità dai nostri progenitori, frutto di una ribellione e di una sfiducia illogica nei confronti di Chi ci ha amato e creato per la gioia. Per invidia del diavolo (il divisore, il primo dei ribelli, puro spirito invidioso di un essere così spregevole e “materiale” come l’uomo, eppure così libero e amico di Dio) il peccato è entrato nel mondo e il germe velenoso della ribellione e dell’inimicizia ha corrotto e rovinato tutto. L’uomo si è fatto dio e da allora cerca di sacrificare tutto e tutti a sé. E’ originale il peccato in questione, cioè è vecchissimo fin dalle origini, non è affatto sinonimo di nuovo (come tutti i peccati che ne derivano d’altronde). Purtroppo segna la nostra natura alla radice e produce nella storia omicidi, tradimenti, ingiustizie e violenza: Caino e Abele sono solo il primo esempio del disastro che ci arriva dal profondo della vicenda umana.

E quindi, siamo condannati?

Mi rendo conto che dire queste cose e rifarmi alla dottrina cattolica sul male e la redenzione mi posiziona automaticamente nella schiera degli stupidi che danno retta alle favole della religione. (D’altra parte sono catechista coi bambini dell’iniziazione cristiana, che volete farci, perdonatemi). Ma, “La mia banca è differente!” recitava una vecchia pubblicità molto arguta. I “liberi pensatori” pensino piuttosto da chi derivano le loro opinioni, a chi seguono acriticamente e senza accorgersi di essere plagiati. Io, ogni giorno verifico la bontà e la sensatezza di questo racconto biblico e soprattutto che l’umanità, da sola, non ce la fa ad uscirne, pur con tutta la buona volontà espressa da qualche genio (cosa che nasce dal fatto che non siamo fatti per il male ma per il bene, cioè per l’Essere e non per il nulla. Per questo non ci si rassegna al male).

Il punto di svolta

Il presepio con la sacra famiglia, che si vede nel biglietto animato

Ma Dio misericordioso, il creatore, Amore trinitario, ha dovuto mandare il suo Figlio, Gesù, detto il Cristo, nel mondo, a Betlemme, nascendo come un bambino povero e indifeso, in un momento preciso e documentato della storia, per offrirsi in sacrificio salvifico per noi uomini. Da sempre tutti i popoli della storia hanno avuto l’intuizione corretta di dover fare sacrifici agli dei per la remissione dei peccati, per ottenersi il loro favore, cioè il bene in tutte le sue forme immaginabili. Ma non erano sufficienti, (forse pii e apprezzabili umanamente), ma sicuramente non debellavano alla radice quel peccato di ribellione. Gesù, l’agnello di Dio, innocente, si è sacrificato in obbedienza alla volontà del Padre, ripristinando per sempre e per tutti quel rapporto di unione e fiducia che si era rotto col primo peccato. Dio stesso ha accettato di annullarsi per noi sulla croce. Risorgendo però ha vinto la morte che non poteva tenere prigioniero l’autore della vita. Dalla somma ingiustizia si è ricreata la somma Giustizia. Per essa siamo stati giustificati senza nostro merito. Da allora Cristo è la nostra Pace: è possibile la pace e il perdono. Cose impossibili agli uomini.

Un fatto nuovo

Mors tua, vita mea. Gli uomini continuano ancora e sempre a giocare al Risiko e a sacrificare le vite degli altri per salvare se stessi. Che è il contrario di quello che ha fatto Gesù e fanno ancora oggi moltitudini di persone che il Risorto raggiunge mediante il suo Spirito e il suo Corpo che è la Chiesa. Mors mea, vita tua.

L’affresco della Pietà all’esterno della chiesina di san Rocco a Tesero, Val di Fiemme. Mors mea, Vita tua (Non lo conoscevo; mi ha inviato la foto l’amica Flavia L.)

Allora la speranza dov’è? Dio ha messo sul tavolo della Storia (grande e piccola) un fatto nuovo: Lui che si incarna “per noi uomini e per la nostra salvezza”. E questo fatto che scardina tutti i piani, le tattiche, i progetti umani, non potrà mai più essere eliminato dalla storia.
(Rimando qui alla lettera del Card. Pizzaballa Patriarca di Gerusalemme dei latini alla sua Diocesi, che testimonia meglio di quanto possa fare io la potenza di questa vittoria di Cristo che si manifesta nella sconfitta della Croce).
Lasciandoci raggiungere e accogliere da Lui; lasciando che prenda possesso di noi mediante il Battesimo, abbracciandolo, seguendolo e dandogli fiducia anche noi veniamo cambiati e poco per volta siamo assimilati a Lui, il Suo sguardo diventa anche il nostro. E anche se la conseguenza inevitabile del peccato originale ci farà dolorosamente passare attraverso “sorella nostra morte corporale”, questa non sarà più il nostro orizzonte ultimo e definitivo perché avremo accesso alla vita eterna per i meriti di Cristo. Di questo ho la grazia di essere continuamente testimone: anche oggi, al funerale del carissimo Mario B. ha vinto già la resurrezione.

Ecco, allora, il motivo

Ecco spiegato un po’ “teologicamente” il biglietto di quest’anno, … mah, …forse carine le caricature, mah… forse un po’ criptico il senso che per alcuni, a prima vista, risulta addirittura indecifrabile o inaccettabile.
Non ingenuo, però.

Comunque, a Natale, si festeggia questo Avvenimento, non altro.
Per cui, ancora, AUGURI DI BUON NATALE!!!!!

DiGiancarlo Paganini

Una guerra iniqua, una sconfitta per l’umanità.

Ma è ancora Natale, anche se una volta ci si scambiava i doni, e invece, oggi in Ucraina, i Droni.

Violenti e prepotenti, stupidi e crudeli, criminali sadici e guerrafondai, assassini senza scrupoli, pazzi, cinici delinquenti e disgraziati; non ci sono aggettivi adeguati per definire chi innesca e conduce guerre. Mi sembra che la storia abbia insegnato che non esistono guerre sante o giuste. Ma non si impara mai niente e la storia peggiore si ripropone sempre.

(La religione non deve prestarsi ad alimentare conflitti. Il Vangelo è sempre Vangelo di pace, e in nome di nessun Dio si può dichiarare “santa” una guerra)* Papa Francesco

Tanto peggio se sono guerre di conquista e di invasione. Comunque sono sempre una porcheria, un’ingiustizia peggiore delle ingiustizie da cui prendono spunto e cercano giustificazione. E sono sempre una sconfitta per gli uomini, anche se ci fosse un temporaneo vincitore. In realtà vince solo la morte.

Così è per la Russia che invade l’Ucraina, così è per l’Iran e l’Afghanistan che distruggono nei loro giovani condannati a morte o all’ignoranza il loro stesso futuro. E così è per una infinità di paesi e situazioni di cui nessuno più parla perché ci disturberebbe troppo prenderli in considerazione nel nostro piccolo mondo occidentale foderato di bambagia rosa. E la terza guerra mondiale a pezzi avanza allegramente.

Ma, insomma, Babbo Natale e l’ONU, cosa diavolo fanno? (Nulla, anche se Babbo Natale è sicuramente più reale e incisivo dell’ONU).

Natale, Capodanno o Pasqua, per qualcuno la festa è sempre crocifiggere i propri simili. Ma la luce della verità risplende sempre anche se le tenebre cercano di nasconderla. Sta a noi lasciarla vincere nei nostri cuori e nelle nostre menti perché cambi il mondo. (Quante piccole/grandi guerre provoca ognuno di noi quotidianamente non dando mai credito al dialogo, fomentando maldicenze e chiacchere, rifiutando benevolenza e misericordia, scansando il perdono!)

Ma… Dio s’è fatto carne e compagno degli uomini proprio per redimerci dal nostro male da cui non riusciamo a liberarci e consentirci la pace, la vita vera ed eterna. Gesù Cristo Signore della Pace!

Non rassegniamoci alla guerra!

#con Papa Francesco

*Vedi: Punti 6 e 7 del discorso di Papa Francesco alla Curia Romana (sul tema della pace, della giustizia e del perdono).

Un seguito interessante

C’è stato un seguito interessante a questo post, che merita un nuovo post di solo testo, in cui, provocato dalle interessantissime domande di un amico cerco di argomentare e dare le ragioni che stanno sotto a questa presa di posizione. E’ molto lungo, sia nella parte delle domande che in quella delle mie risposte. Lo trovate qui: Domande e Risposte su Guerra e Pace. Buona lettura!

DiGiancarlo Paganini

Italia: il paese del nuovo che avanza

News:

Ha vinto Mattarella. Le camere riunte hanno espresso il loro veto. (Maledetto T9!)
Anzi, i loro 759 voti su 1009 descrivono una maggioranza relativamente assoluta e superano d’un balzo il quorum dei 505 voti richiesti. Sergio si piazza però secondo, dietro solo a Pertini.

Bene! Bravo! Bis!

Quindi…, plaudono tutti e allora plaudo anch’io, perbacco! “Tagliamo il traguardo a braccia aperte, ce l’abbiamo fatta!” dice perfino Giorgetti. «Viva il Parlamento! Viva la Costituzione! Viva l’Italia!» dice Casini. Dopo il Napolitano bis è la volta della novità assoluta: il Mattarella bis. E’ la prima volta nella storia repubblicana che c’è un Mattarella bis. Espressione del coraggio delle scelte, dell’ottimismo della volontà, del desiderio del cambiamento, della vision del futuro fatta di innovazione e tecnologia. Finalmente: al largo i giovani!

Le cinque giornate di Roma

Dopo 5 giornate al cardiopalma si rischiava l’infarto; vista l’età media si è dovuti procedere coraggiosamente e rapidamente all’ottava votazione con l’elezione più condivisa tra quelle meno condivise della storia repubblicana. Su oltre 60 milioni di italiani, l’unico in grado di traghettare l’Italia verso il futuro è stato individuato nell’unica figura di spicco e all’altezza del compito: il nostro beneamato presidente uscente e rientrante Sergio Mattarella (solo 80 anni!).

Candido, non candidato

Ha vinto l’unico non candidato, mai candidato in questa tornata elettorale (se qualche partito l’avesse candidato sarebbe stato automaticamente uomo di parte e quindi bruciato). Ma alla fine è tornato disponibile, con il plus di una pregressa e positiva esperienza nel ruolo. L’unico proboviro super partes, immacolato, candido, garante di tutti, dal profilo alto, l’unico/a che non fa rimpiangere la scelta mai avvenuta prima e mai neanche dopo, di un primo presidente donna: la differenziazione dei sessi è divisiva e ogni discriminazione di genere va superata, quindi ben venga un presidente algido, neutro e neutrale che integra e annulla in sé ogni differenza sessuale e sessista. Il Re è nudo e il Presidente è senza veti.

Beata gioventù!

E’ stato anche bypassato il rischio di eleggere un esordiente anziano come Giuliano Amato (83 anni, troppi per poter ragionevolmente fare il presidente delle Repubblica per 7 anni) contemporaneamente nominato, per sgombrare il campo, a capo della Consulta. Anche qui, uno svecchiamento nelle figure dirigenziali che era già una esigenza nei primi anni ’50 del secolo scorso e che finalmente ha trovato attuazione. Promoveatur ut amoveatur, d’improvviso Amato non era più candidato di nessuno, ma presidente di tutta la giustizia italiana.

Puzza di novità

Plaudono tutti al garrulo vento di rinnovamento, persino l’inno di Mameli ci viene presentato al TG1 della RAI in moderna versione Hard Rock elettrico. Persino chi, fino ad un attimo prima avrebbe sperato in un’altra scelta, si accoda allo sventolar di banderuole e al clima di festa che pervade il Bel Paese. Un Parlamento finalmente unito e deciso, dopo le notturne, diuturne e sfiancanti sedute nei ristoranti della capitale, ha trovato la quadra: pagare alla romana e indicare un nome condiviso. Per il bene del Paese e il galleggiamento del Transatlantico. Ha vinto Mattarella. Non ha vinto nessuno, speriamo non abbiano perso tutti.

Se cambiano le carte in tavola

Dicevamo, un presidente di svolta a U e disposizione al cambiamento: Lui per primo ci dà un luminoso esempio di elasticità e di adattamento alle nuove condizioni storiche. Fino a ieri c’era la sua totale indisponibilità a tornare a fare il Presidente (aveva già fatto il trasloco a Palermo, perbacco!), poi zac! in una notte il coraggio di cambiare e di non restare attaccato a decisioni vecchie e ormai superate. Perbacco! Di questo ha bisogno l’Italia. Fermezza ma non immobilismo! Certezze, stabilità e senso di responsabilità per le emergenze. Sull’emergenza di assumersi la responsabilità del senso di tutto ciò si apriranno quanto prima delle consultazioni.
(E, comunque, …chi glielo ripaga adesso il trasloco?)

Spiace dirlo, ma il merito della felice soluzione finale, però, non è tutto suo. In quanti lo hanno tirato per la giacchetta? In molti. In troppi. (Che maleducati, se uno dice no è no! no?).

Ma mi, ma mi, ma mi…

Uno sopra tutti, però: Enrico Letta che, benché a dieta a pane e acqua, da solo, chiuso a chiave in una cella a pensare, fare dialogo e porre solitari veti incrociati, non ha mai fatto nomi, non ha mai tradito nessuno neanche sotto tortura, ma ha trovato evidentemente l’energia e il colpo di reni necessari per aggrapparsi in extremis all’indumento gessato del Presidente uscente (il suo Presidente in pectore) convincendolo allo storico “contrordine, compagni!”

Un calcio nei denti

L’altro capitano coraggioso è stato, va riconosciuto, Antonio Conte, pardòn, Giuseppe Conte. Cinque stelle cucite sulla gloriosa maglia del Vaffaday, l’uomo della lungimiranza, dell’audacia delle scelte inedite, senza mai un Grillo per la testa, l’uomo della temerarietà spericolata, stavolta non è andato all’attacco come uno stolto centravanti di sfondamento, ma ha giocato a lungo in difesa, ha fatto movimento, ha fatto girare le palle al centrocampo, ha mosso le sue pedine lungo i fasci con accortezza, fintando e intrecciando tattica sopraffina e agonismo da nazionale olandese, piazzando poi, con un passaggio smarcante all’ala tornante, il colpo del Knock out decisivo nello stomaco di Salvini, Tajani, Lupi e Meloni. Questi 4 brocchi, tutti registi in campo, si sono fatti sorprendere sguarniti in contropiede: hanno allungato troppo la squadra, hanno spedito in avanti senza uno schema decente le loro teste di c…uoio, così non sono mai neanche arrivati a uno straccio di conclusione nello specchio del catafalco. Disuniti, si sono fatti infilzare senza difesa come polli a porta vuota. In assenza di un arbitro istituzionale il Var ha confermato che sono dei polli.

Un torneo disastroso. Ma la Lega dov’è?

Troppi comunque gli svarioni in attacco del capitano Salvini: non sfrutta un’assist che sia uno e le sue giocate sono troppo prevedibili e imprecise. Poca fantasia, assenza di estro, schemi superati, preparazione atletica zero. Insomma il gioco troppo propositivo sulla fascia destra non ha portato i risultati sperati, ma, ahimé, questa armata Brancaleone sembra non imparare mai nulla. Nemmeno che era una partita a scacchi e non di calcio. (In molti rimpiangono il precedente capitano Silvio, uomo di esperienza, ma squalificato per somma di ammonizioni e quindi espulso già nelle precedenti competizioni. Giudicato impresentabile, alla fine ha rinunciato a scendere in campo, appendendo forse gli scarpini al chiodo).
Come si è visto, invece, vince l’attendismo e il gioco all’italiana ovvero il catenaccio.

Morale della favola

Comunque, bando ai paralleli calcistici, “l’insalatiera” è andata al giocatore migliore, ai poteri più forti e alla squadra che vince non si cambia: tutti restano abbastanza al loro posto e avanti così: “nonpotevamocertopermetterciscossonitroppofortisiamoinunmomentodiemergenzacimancavaancheilcovid”, “chissàcomesisarebberocomportatipoiimercatiinternazionaliseandavasuunadonnaperdipiù”, “conlacrisichec’èmegliochedraghirestialgovernosonodaccordoancheiocimancherebbeunacrisidigovernoora”, “cisonoventidiguerraepoicomecazzolispendavamoisoldidell’Europa”, “almenocosìpossiamotirareavantiperunpo’senzanuoveelezioniemenomalechec’èsanremoemammarai”.

Un luminoso futuro alle spalle

W l’Unità, d’Italia e in TV. Domanisera in TV a canali riunificati in HD, inedita fantasmagorica serata speciale del festival per festeggiare l’evento (speriamo irripetibile). Presenta l’esordiente Pippo Baudo. Ospiti speciali le nuove proposte: Ornella Vanoni, I Ricchi e Poveri, Al Bano, I Gatti di Vicolo Miracoli, Iva Zanicchi, Nilla Pizzi (riesumata per l’occasione), Loredana Berté, Patty Pravo, Ranieri, Morandi, Orietta Berti, Baglioni, Gino Paoli, Memo Remigi. Gino Bramieri ha fatto ritrovare postuma una sua famosa barzelletta registrata da Nunzio Filogamo. Mina è purtroppo indisposta. Ospiti normali per la serata giovani: Teddy Reno e Rita Pavone. Sponsor tecnici: l’INPS, la Fondazione Pio Albergo Trivulzio e Onoranze San Siro.

E’ il nuovo che avanza. Ma se è avanzato, non è il caso di buttarlo? Basta polpettoni ricicciati.

DiGiancarlo Paganini

Referendum: un altro grande passo in avanti…

…verso il baratro. Sì! Verso l’assenza di democrazia. Sì! Verso una oligarchia incontrollata e incontrollabile (altro che democrazia diretta!). Sì! Verso l’irrilevanza totale della rappresentanza politica e democratica, popolare. Sì! Verso lo squilibrio dei poteri, col Governo pigliatutto e il Parlamento a far da spettatore inutile e inutilizzato. Sì! Al risparmio di una tazzina annua a testa e alla creazione di innumerevoli commissioni di esperti cooptati da chissàdove (e di cui nessuno rende conto quanto a risultati e costi).

Il tutto, (questo il vero capolavoro!!!), ottenuto (70% vs 30% circa) attraverso uno strumento democratico come il referendum. Magnifico risultato, bravi!. Però questo resta un cattivo referendum, anzi, un referendum cattivo. Non so se si era capito dalle battute precedenti, ma ero per il NO. Ma non per nostalgia o perché non ci sia nulla da cambiare in Italia, anzi! (Ma quelli per il NO sono tacciati di essere dei “Benaltristi”e quindi squalificati al dibattito. Lo rivendico: ci sarebbe voluto ben altro).

Non mi sono forse mai occupato direttamente di politica in questi post pseudo umoristici della categoria vignette di attualità. Era una falla da tappare, per cui eccovi accontentati con una modesta analisi politica e un po’ di considerazioni varie ed eventuali. Non me ne abbia chi la pensa diversamente.

Molti partiti di destra e di sinistra (quelli grossi, ovviamente, che devono far fuori quelli piccoli) erano illogicamente e incongruamente per un sì davvero incomprensibile. Primo tra tutti il PD di Zingaretti che ha svenduto i suoi numerosi precedenti NO ai tagli inconsulti dei parlamentari, NO per la tutela della Costituzione, in cambio di un sì a un po’ di poltroncine di governo, (che ora c’è e domani, chissà… ma speriamo di no). Poi gli altri miopi di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia: assurdi e autolesionisti. Forse per tatticismi oscuri speravano di guadagnare anche loro qualche votarello futuro seguendo la scia del “politicamente corretto” del momento? Si chiama conformismo. E porta inevitabilmente alla inincidenza politica. Prospettive? Niente.

Comunque, il primo che mi parla ancora della “Costituzione più bella del mondo”, lo mando a… quel tal paese. Adesso, coi tagli alla rappresentanza popolare (è un referendum cattivo), abbiamo delle belle frattaglie da cercar di rimettere insieme pena il totale malfunzionamento o il blocco delle istituzioni. C’era un equilibrio che i padri costituenti hanno ricercato e cercato pazientemente di immettere negli ordinamenti, col bilancino, memori delle sopraffazioni fasciste, per difendere proprio la rappresentanza politica del popolo.

Popolo che ha i suoi demeriti ovviamente: disimpegnandosi, arrendendosi, schifato dai cattivi esempi e impaurito a morte dall’impegno nella pericolosissima politica attiva ha lasciato la cosa in mano ad altri, delegando alla grande. (Come diceva Czeslaw Milosz: «…Pensi a bere il caffè e a dare la caccia alle farfalle. Chi ama la res publica avrà la mano mozzata»).

Popolo = gente comune, professionisti, lavoratori, operai, tecnici, volontari, ricercatori, pensionati, studenti, artigiani, casalinghe… ma chi ha più il tempo e la voglia di mettersi insieme e giocarsi in queste cose? Oggi siamo tutti più “da soli”, sospettosi e quindi indifesi e deboli di fronte ad un potere sempre più invadente.

Manipulite è stata un primo bel passo in avanti, nel senso che dicevo all’inizio. Era doveroso dare una ripulita alla prassi politica degenerata in affarismo, ma le rivoluzioni giacobine hanno sempre avuto il difetto che poi bisognava ripulire anche dal sangue.

Ci voleva, ci sarebbe voluta invece, una educazione lunga e paziente del popolo all’agire politico, (al dialogo, alla trattativa, al compromesso e alla decisione, alla progettualità concreta e a come ottenerne il consenso più largo); con tanti bei corpi intermedi da “allevare” e una bella gavetta nelle amministrazioni locali per maturare i candidati e selezionare i migliori. Qualcuno l’ha vista? Qualcuno si è preoccupato di educare le nuove generazioni a questo impegno in questi anni? No, roba troppo a lunga scadenza. Non ne vedremo mai i frutti. Poi si lamentano. Mandano Tweet. Comunicati spray recitati a memoria. Insopportabili. E intanto tagliano il ramo su cui sono seduti. Miopi e stolti.

Il vero tema è che la politica non è (innanzitutto) roba di partiti. I partiti sono solo uno strumento (effimero) di presenza organizzata, non sono mafie, enti personalistici o monarchie (per i capi o i segretari ci vorrebbero mandati a scadenza breve obbligatoria, non a vita e/o ereditari – dài il tuo apporto poi torni a lavorare), ma devono essere espressione di una società attiva e vivace, espressione di interessi chiari e trasparenti. Ecco, una riforma dei partiti ci vorrebbe! Ma chi la farebbe? I partiti? Ma mi faccia il piacere!…

I Partitoni autoreferenziali invece (sempre più unanimemente statalisti e accentratori) han fatto di tutto in questi decenni per incentivare questa assenza di partecipazione, (tanto comanda il Capo!) arrogandosi il diritto e il potere di imporre unilateralmente loro i candidati, sempre più asserviti alle segreterie, con vari metodi (Collegi, riforme elettorali porcine, spinta al maggioritario e abolizione delle preferenze, ecc).

Venuti meno i legami chiari e assidui con la società e i corpi intermedi di riferimento (in estinzione?), venuto meno persino il forte legante dell’ideologia di parte o della divisione del mondo in Blocchi, cosa li tiene insieme questi partiti? Quel poco (o tanto) di poteruccio che viene lasciato loro (vassalli, valvassori, valvassini e servi della gleba) dal Potere finanziario mondiale. Basta non rompere troppo, beninteso. Miopi e stolti.

Ma date alla gente la possibilità di scegliere un candidato e promuoverlo o bocciarlo, come si è notato in queste Elezioni Regionali, in entrambi gli schieramenti, con Zaia e Toti o con De Luca e Emiliano e vedete il risultato: alla faccia delle liste di sostegno, la gente vota la persona. Di uno ti fidi, per svariati motivi, di un altro, no. Come accade nella vita reale.
(Ma anche le Regioni hanno subito attentati e tentativi di riforme che le avrebbero svuotate).

Intanto, recitiamo una prece per la signora Costituzione. Sfigurata, azzoppata, sottoposta a parlamentarectomia preventiva e ferita a morte con arma da taglio;… speriamo in un buon RI-Costituente. Prima o poi.

DiGiancarlo Paganini

ORRORE E RACCAPRICCIO

O “terrore e raccapriccio” come insegna Cattivik del grande Bonvi.
Ho un istintivo moto di raccapriccio quando vedo le scene di vandalismo dell’abbattimento, dell’imbrattamento delle statue di chicchessia. Così, a pelle. Anche se l’antirazzismo è un’ottima causa, intendiamoci.
Eppure si tratta solo di nomi, immagini, ritratti, “icone”, manufatti più o meno artistici. Come mai allora? Bisogna andarci a fondo. Penso sempre che la storia cambi continuamente e quindi quello che oggi è considerato storicamente, da una determinata comunità umana, un valore condiviso, domani non lo so, in altra epoca, in altra società, forse non lo sarà più e anzi magari sarà considerato come un disvalore. La storia, il tempo, non è Dio, non è tutto, non è l’assoluto, passa, evolve, si muove, cambia. Ma non è uguale a zero. E, come tale, in prospettiva, va guardata e rispettata.

Prendersela con gli abitanti del passato, con le loro vestigia, poi è da vigliacchi. Della serie: “Ti piace vincere facile”?

Un paradosso

È un paradosso: per gli immanentisti (una volta detti riduttivamente materialisti o nichilisti) – per i quali tutto finisce qui (sottoterra) e non c’è un Oltre, e soprattutto non c’è uno sguardo misericordioso sull’uomo, un “Tu” che ci fa e ci ama, un TU vincitore della morte con la Sua resurrezione – è insopportabile contemplare la morte, la finitezza, la fallacia, l’immoralità, l’idiozia, la cattiveria, la crudeltà umana. (Potrebbero anche rivelarsi difetti tuoi…, attenzione…).
Alzi la mano chi oggi non è almeno un po’ nichilista, …su, ammettiamolo. Anche io. Siamo tutti immersi nel nichilismo, lo respiriamo da mattina a sera, qualcosa del nulla resta attaccato.
Per cui,  moralisticamente, queste realtà vanno eliminate dalla vista. Siccome la speranza non va oltre la storia e il tempo, ogni emergere di elementi contraddittori con questo genere di aspettativa contingente e insieme assoluta va cancellato.

Un po’ di filosofia non guasta

(In questo caso delle statue e dei monumenti abbattuti c’è gente che probabilmente ha delle “granitiche incertezze” sulle questioni di fondo e su questa solida e indiscutibile base fonda la sua violenza distruttrice). Incertezze, non domande. Non è la stessa cosa.
Le domande, quando nascono e sono vere, occorre innanzitutto intercettarle, porsele, manifestarle e poi si espongono a qualcuno, che possa magari rispondere. Aprono prospettive e processi; creano ipotesi positive, esigono verifiche. Vanno messe sul tavolo. Diventano problema che esige lavoro. Personale e comune. Le domande sono cose per uomini certi. Non che credono di sapere già tutto, ma almeno che la realtà sia positiva e non assurda.

Invece l’incertezza che genera la violenza (quella che “sistema” le cose alla nostra misura e le porta ad una dimensione più limitata e tranquillizzante) ha più a che fare con l’isolamento, la solitudine, la chiusura, la sfiducia, la mala-educazione, la mancanza di cultura, la disperazione che qualcuno possa ascoltare le domande (che, pur faticosamente, abbiano già trovato, abbiano da qualche parte o trovino prima o poi almeno una risposta).
(Qui un testo profondissimo di J. Carrón su domanda e desiderio. Interessante anche questo articolo sul tema delle arti visive, per esempio)

Una Damnatio memoriae

È insopportabile l’evidenza della caducità, anche morale, dell’uomo. È uno specchio impietoso. Oltretutto nessun uomo è perfetto, per definizione. Neanche i santi, che pure sono venerati per il dono della loro umanità redenta. E a questa stregua bisognerebbe abbattere tutte le loro statue e, a maggior ragione, i monumenti dei personaggi storici famosi: prendiamo per esempio Giulio Cesare, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele, il generale Cadorna.
Di quali di questi personaggi possiamo non rilevare qualche aspetto, per così dire, negativo? Semplificando a spanne: un dittatore violento assetato di potere, un terrorista ideologo fanatico col suo amico generale massone guerrafondaio, un mediocre sovrano invasore e puttaniere, un generale incapace che ha mandato allo sbaraglio e alla morte certa la gioventù migliore dell’Italia di inizio secolo. Han fatto conquiste, guerre, stragi, il risorgimento (o la grande guerra) a modo loro. Dobbiamo confrontarci coi fatti. Il risorgimento forse sarebbe stato meglio farlo in altro modo, più federalista, per esempio.
Coi se, coi ma e coi però non si fa la storia.
E neanche a posteriori: …troppo comodo! Sarebbe una presa per i fondelli, appunto.

La nostra toponomastica è piena della memoria di questi personaggi cosi come le nostre piazze traboccano delle loro effigi. E allora? Da buoni iconoclasti copriamo con nuovi autoadesivi le targhe marmoree di tutte le vie che ci inquietano personalmente? Decapitiamo e abbattiamo tutte le statue che incrociamo? Con che criterio? Il solito politically correct? Correct per chi e fino a quando?
L’unica speranza è che il “Pensiero Unico”, per mancanza di partner, si estingua.

Storia fa rima con memoria

Non mi verrebbe mai in mente di eliminare la memoria dei nostri personaggi storici. Come fanno questi eterni adolescenti che hanno bisogno di uccidere il padre per affermarsi. Patria deriva da Padre: il luogo dove sono vissuti i nostri padri storici di cui noi siamo i figli storici. Devo farci i conti. Da adulto. Posso giudicarli, disapprovarli, essere criticamente in disaccordo con le loro azioni, la loro ideologia o tipo di cultura, ma non posso e non devo eliminare la storia, i fatti. (Non capirei più nemmeno me stesso e i miei luoghi, mi mancherebbero dati essenziali per farlo: sono anche io il frutto di questa storia). Inoltre non posso erigermi a giudice assoluto della storia, proprio perché sono immanente alla storia, soggetto anch’io alle sue leggi.
Chi lo fa, sta preparando un nuovo totalitarismo.
Fa niente se ci riesce o no. (Meglio di no, comunque).

Totalitarismo

Un déjà-vu, peraltro. Fosse una novità! Un mondo purificato unilateralmente, con la forza, dalle sue sozzure e dai suoi vecchi idoli, dove sarà inutile essere buoni, dove c’è spazio solo per “uomini nuovi”, perfetti, senza macchia originale, rivoluzionari non contaminati. Unici e diversi geneticamente. Puri. Extraterrestri. Una élite, una piccola cerchia di sedicenti illuminati. Peraltro liberi e onnipotenti finché comandati da “Lui”, il più puro e potente di tutti, il senzastoria, ilperfettissimochesicircondasolodigenteperfettasceltadaluipersonalmente.
(A proposito… anche Stalin faceva eliminare dalle foto i personaggi che di volta in volta gli erano diventati scomodi, critici o perfino-che protervia!- oppositori).

Neo-lingua, neo-storia, ecc.

Anche certi termini o espressioni vanno sbianchettati, contengono troppa memoria storica, troppa gravità semantica, un’etimologia pericolosa. Libri pericolosi, spettacoli non in linea, quadri controrivoluzionari opere dei lacché del nemico… La faccenda potrebbe anche risultare comica, a guardarla bene, ma di solito sfocia nel tragico. Lager o gulag è lo stesso.
Tutto quello che sta accadendo è comunque politicamente molto, molto corretto, OGGI.
Ma la Storia e la letteratura distopica e profetica (G. Orwell, R.H. Benson, A. Huxley, M. Bulgakov, V. S. Solov’ëv, D. Eggers, ecc) insegnano (purtroppo invano).

DiGiancarlo Paganini

Morale?

Siamo ormai alla resa dei conti, (per quella di Conte dobbiamo ancora aspettare) come nei mitici film western, col duello finale e la sfida all’OK Corral. Sull’onda delle numerose denunce per la mala-gestione del COVID trepidiamo per la gioia di poter vedere anche noi saltare qualche testa criminale.

Ammettiamolo, siamo diventati tutti un po’ dei pistoleri forcaioli, altro che più buoni! Sangue, terrore e ghigliottina.
Quanno ce vo’, ce vo’! Ma come? In tutto il mondo saltano non solo le teste, ma intere statue di personaggi storici accusati di varie nefandezze non politically correct. (Tra cui quel criminale schiavista di Cristoforo Colombo che nel 1492 (!) ha scoperto l’America, mica noccioline…). Monumenti storici che vengono abbattuti sulle pubbliche piazze tra la folla plaudente, e da noi niente? Neanche una misera caccia alle streghe? Un micro pogrom? Vogliamo giustizia!
Morale? Giustiziamo.

In sommario: bisogna che chi ha sbagliato paghi duramente, senza attenuanti, senza se e senza ma. La notte dei lunghi coltelli si sta avvicinando, le lame si stanno affilando: tremate, o voi tutti che non siete stati in linea o all’altezza! Di cosa? Della linea e dell’altezza stabilite. Da chi? Boh. (D’altra parte non ci sono all’orizzonte in autunno delle elezioncine?)
Morale? Giustizia sommaria.

In situazione di carenza di potere politico effettivo sarà probabilmente quello giudiziario a condurre e dirigere la partita delle vendette trasversali. Per migliorare il Paese, chiaro, ripulirlo e redimerlo dal male. Almeno, così è sempre stato in Italia da Mani Pulite in poi. Si parte da casi veri e concreti di poveri pazienti anziani deceduti perché curati male o lasciati morire nel bailamme della pandemia (d’altra parte anche gli avvocati tengono famiglia e devono lavorare, se no l’Italia come si risolleva?), qualche medico che l’ha fatta grossa (e alzi mano chi era preparato ad affrontare il COVID a gennaio, febbraio, primi di marzo) rimane impigliato nelle maglie della giustizia. (Ma, per inciso, ci rendiamo conto in quale tsunami devastante si sono trovati ad operare i sanitari o ci siamo già dimenticati tutto?)
E poi (oh, eccoci finalmente) si risale ai “pupari” della sanità e della politica ai piani alti. Quelli che non potevano non sapere, per intenderci. E lì, zac!
Morale? Zac!

Morale della favola

Morale? Beh, allora, tutta ‘sta moralità e ‘sta giustizia allo stato puro e cristallino non è che ce la veda proprio in questa situazione così inquinata da troppi interessi. C’è qualche nota stonata, come ho già espresso in altri post. Battere sempre il pugno sul petto altrui non mi sembra un buon esempio di meaculpa e neanche un buon sistema che possa costruire una società più giusta e unita.

Posto che chi fa, chi lavora e si piglia dei rischi può sempre sbagliare e sempre correggersi, (al contrario di chi pontifica dallo scranno alto del suo dolce far niente), sarà facile identificare colpevoli e distribuire colpe. Ma c’è di più: la ricerca spasmodica dei capri espiatori, della piazzapulita e della tabularasa mi sa tanto di stalinismo, o di fascismo, che poi è lo stesso. Con tanto di “Damnatio memoriae” del capro di turno. Ma su questo torneremo un’altra volta.
C’è un detto popolare che recita: “Somma giustizia, somma ingiustizia”. Converrete che almeno quella umana corre questo rischio.

DiGiancarlo Paganini

Finalmente una buona notizia! E una cattiva.

Prima la buona. Funzionano il distanziamento sociale e l’attenzione alle regole igieniche. Stiamo finalmente raggiungendo l’obiettivo “Contagi Zero”. Di questo ringraziamo in primis il Virus Covid 19 che da noi sta perdendo forza, e, in seconda battuta il corretto contegno della maggioranza degli Italiani. Bravi!

Poi l’altra, cattiva. Chiodo scaccia chiodo: a un male ne subentra un altro più subdolo. Il morbo subentrante, (dal nome quasi impronunciabile: Thoughtlessness – TLN) è più endemico e conosciuto del Covid.
È un’eredità storica riaffiorante che ci portiamo dietro da un sacco di tempo e che attacca i centri decisonali, bloccandoli. La sindrome, non curata adeguatamente, ogni volta che ricompare, peggiora in generale lo stato dell’organismo (e l’organismo dello stato), fiaccandolo in tutti i suoi gangli vitali, paralizzandolo e conducendolo infine a morte certa.

Sintomi

I sintomi, molto gravi, sono: stato di incoscienza (il soggetto non risponde a nessuno), annebbiamento della vista e del gusto, immobilismo, bulimia, incapacità di inviare impulsi dal sistema centrale alla periferia, indecisione da stato confusionale, perdita della memoria, adesione prona e acritica al politically correct, gesti inconsulti e irresponsabili, irascibilità e peggioramento del carattere, varie fobie (sociofobia: per es. paura delle elezioni, sia pro che contro; agorafobia da parlamento, misofobia, nomofobia, ecc), delirio di onnipotenza, vaneggiamento, sproloquio, uso compulsivo di Twitter.

Soggetti a rischio

La fascia dei soggetti più colpiti dal TLN vede un grosso focolaio nel Lazio e nella zona di Roma, ma tutte le regioni hanno almeno un focolaio a livello regionale e/o comunale. Colpiti soprattutto i politici di ogni età e schieramento, ma anche altre categorie e professioni possono essere contagiate (giornalisti, intellettuali, ospiti televisivi, tuttologi, cantanti, professionisti, ecc).
Comunque tutti siamo a rischio TLN, ognuno lo può contrarre in una forma personalizzata e sviluppare sintomi più o meno gravi.

Terapia

La cura del TLN impone:
– bagni quotidiani di umiltà senza diluizione, che prevedono corsi basici di recupero scolastico (italiano, storia, geografia, matematica, educazione civica) in ambienti areati con posti distanziati e divisi da lastre di plexiglass (opaco per non copiare), o all’aperto nei giorni di pioggia (per temprare l’organismo);
– aggiornamento mediante videoconferenze Zoom, con esame finale obbligatorio, sulle principali materie di interesse amministrativo pubblico;
– training intensivi mensili con la presenza di esperti di opposta ideologia per apprendere l’arte del dialogo, del confronto e del compromesso;
– terapia rieducativa oculistica, con visite mirate a soggetti pubblici o privati che operano per il bene comune della società, per migliorare lo sguardo sulla realtà, riallargare il cono visivo e rivitalizzare coni e bastoncelli alla sensibilità ai colori;
– sedute di lavori forzati socialmente utili di tipo manuale e pratico (scavare, vangare, trasportare pesi, costruire muri, demolire muri, ecc), per la riabilitazione motoria periferica, in presenza di fisioterapista bergamasco;
– iniezioni sottocutanee di democrazia con dosaggio cavallino.

Alert

Attenzione!!! È purtroppo un virus molto contagioso, che si propaga proprio col lavaggio delle mani e nascondendosi dietro a maschere di ogni foggia.

DiGiancarlo Paganini

I can’t breathe!

Una tragedia, l’ennesima, causata dal razzismo e (quindi) dall’idiozia umana. Dalla cattiveria, dalla violenza, dal… diciamola tutta, dal male.
Il peso di un corpulento poliziotto che con un ginocchio sta allegramente per nove minuti sul collo del signor George Floyd immobilizzato e steso a terra gli provoca sì la morte, ma non per soffocamento. Effetti collaterali, non diretti. Avete letto bene. Così dice l’autopsia del coroner.

Ecco. Ucciso una seconda volta: stava già male prima, aveva l’unghia incarnita, aveva l’ernia iatale, le gengive infiammate o faceva uso di sostanze tossiche. Quindi proprio a posto non era. Insomma se l’è cercata, non si va in giro negri (pardòn, di colore) e malati come se nulla fosse! Se non sei in perfetta salute e preparato fisicamente a reggere per 9 minuti un poliziotto in ginocchio sul tuo collo, stai a casa; cosa vai in giro a far casino? E senza mascherina, anche!

Questo, unito alle vicende di sopraffazione cinese su Hong Kong, alla diffusione del Covid nel mondo (specialmente in America latina e nei paesi più poveri), alla terribile fatica della ripresa economica da parte di moltissimi italiani e alla pioggia di incredibili polemiche, gratuite idiozie e falsità ideologiche che si dicono sulla Lombardia*, con una campagna mediatica senza precedenti, mi lasciano senza fiato: I can’t breathe!

Tutti speravamo (ingenuamente?) che quasi magicamente la pandemia ci cambiasse in meglio, avendo fatto affiorare un mucchio di bene, di solidarietà, di generosità, di senso di unità. Come quando si diventa buoni sotto Natale. Vernice superficiale? Possiamo ridurre davvero così l’esperienza che abbiamo fatto? Sarebbe peggio che essere negazionisti del virus: ma le file di camion con le bare di Bergamo le ho viste solo io? Perché ci vuole così poco per rovinare sempre tutto? Io non ci sto a buttare via tutto, comprese sofferenze e morti e drammi terribili. Purtroppo era una speranza che esigeva anche buona volontà, fiducia, fede per avverarsi. (…da una crisi come questa non si esce uguali, come prima: si esce o migliori o peggiori – ha detto papa Francesco). C’è ancora speranza? Questa speranza umana? Forse, senza quell’altra Speranza che va a braccetto con Fede e Carità, no.

PS.*Lombardia: Oltre 10 milioni di abitanti, (la seconda regione per numero di residenti è il Lazio con 5.898.124 abitanti); Densità per kmq: 419,8, seconda solo alla Campania con 429,7; Prima per numero di comuni (1.527) e province (12). Tre aeroporti internazionali, di cui uno intercontinentale, nel raggio di 50 km; un tessuto economico primo in Italia, un flusso quotidiano di merci e persone che non ha pari, uno dei tre motori europei, ecc ecc. Questa complessità che è la sua forza si è rivelata anche la sua debolezza: una gestione difficilissima anche per le irrisolte questioni di competenze Stato-Regioni e di “autonomie” sempre più ristrette.
La Lombardia aveva nel 2010 un bel po’ di posti letto, poi varie Spending Rewiew sono andate giù dure coi tagli e nel 2013 ne aveva 2.337 in meno. E così via negli anni fino ad oggi. La disgregazione del resto della medicina e della prevenzione sul territorio ha fatto danni ancora peggiori. Il discorso comunque è molto complesso e delicato, non si può nemmeno ridurre il discorso alla noiosa polemica su “pubblico” e “privato” (Per prima cosa bisognerebbe spiegare bene i due termini. Sono tutte aziende e come tali sono tenute a far utili, non è che il “pubblico” non cerca di guadagnare). Più interessante sarebbe spiegare alla gente come sono i meccanismi che governano i fondi e i finanziamenti dei comparti salute e istruzione nel rapporto tra Stato e Regioni. Ma proprio per questo le polemiche pretestuose e partigiane sono fuoriluogo.

DiGiancarlo Paganini

Le nostre quarantene

Finalmente sta andando in stampa un volume realizzato a quattrocento mani da tantissimi italiani che raccontano creativamente cosa è stata ed è la loro esperienza di quarantena.

Così recita la spiegazione sul sito di IVVI, l’editore del libro: “Abbiamo fatto in modo che ognuno di voi scrivesse un testo, oppure una poesia, oppure inviasse un disegnoun fumetto o una foto. Per descrivere esattamente come ha vissuto i giorni della fase 1 della quarantena, l’avanzata del contagio e le allarmanti notizie, come si è mosso nella propria casa, come sono cambiate le interazioni con le persone con cui vivevamo quando siamo stati costretti a non uscire, come abbiamo cucinato, come siamo impazziti o meglio ancora come abbiamo trovato la calma interiore.

Pensate quanto sarà importante, tra anni a partire da oggi, avere un documento sociologico così preciso, scritto da centinaia di persone diverse per età, sesso, ubicazione geografica, professione. Una fotografia dell’Italia di questi giorni, di come vivemmo la quarantena in quei lontani marzo ed aprile 2020.

Tra migliaia di partecipanti, abbiamo selezionato oltre 200 opere. Non abbiamo scelto quelle “scritte o disegnate meglio”. Abbiamo badato più al contenuto umano, a quanto l’opera mostrava la realtà della quarantena e di queste settimane drammatiche”.

Anche io ho partecipato

Ho inviato la vignetta sull’Italia in quarantena. Un mio piccolo contributo al racconto di questo periodo “storico”, pubblicato a pagina 308 del volume.

La prima edizione del volume verrà stampata in mille copie, e sarà ordinabile in tutte le librerie italiane (e sui siti come IBS, Amazon, ecc) a partire dalla seconda metà di giugno!

DiGiancarlo Paganini

Come il maiale

Non si butta via niente. Quindi eccovi finalmente un post di risulta con il materiale vignettistico rimasto nel cassetto, fatto su richiesta diretta e personale, o realizzato per altri scopi, in questo periodo. Rischiava di andare a male, non c’era più posto nel frigo e già mandava cattivo odore. Secondamano gioirebbe nel sapere di avere allievi così ligi al dovere.

Quella di copertina è stata realizzata per la newsletter di Incontro e Presenza nelle bacheche ai piani del penitenziario di Opera (MI)

Un’altra vignetta realizzata per la newsletter di Incontro e Presenza
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