Archivio per Categoria ICONE SACRE A SBALZO

DiGiancarlo Paganini

Documentazione sull’Evangeliario festivo diocesano

Il volume edito da SilvanaEditoriale

Il precisissimo e gentilissimo Mons. Marino, all’indomani della consegna della mia “Pace del Buon Pastore”, mi avvisa che ha, e me lo può prestare, il volume edito da SilvanaEditoriale di presentazione del nuovo Evangeliario Festivo Diocesano (con la descrizione delle motivazioni e delle scelte degli artisti contemporanei) e dell’esposizione fatta a palazzo Reale dei pezzi antichi e dei progetti in concorso per le copertine e le tavole illustrative interne.

Me lo fa avere e finalmente riesco ad accedere a tutte le informazioni che mi mancavano. Il progetto è stato voluto e portato avanti dall’arcivescovo Mons. Dionigi Tettamanzi e aveva come scopo principale il dialogo della Chiesa con l’Arte Contemporanea.

L’articolo sulla “Pace di Chiavenna”

Il raffronto con la storia e la tradizione degli evangeliari è una parte preponderante del volume. Trovo qui anche il bellissimo articolo sulla Pace di Chiavenna scritto dalla Professoressa Chiara Maggioni in occasione della stessa presentazione a Palazzo Reale.

Il volume gentilmente prestatomi da mons. Marino. All’interno il prezioso articolo di Chiara Maggioni sulla Pace di Chiavenna. Qui in miniatura.

Altre scoperte su Mimmo Paladino e gli altri autori contemporanei che hanno contribuito all’Evangeliario

Scopro che la Commissione preposta allo studio e alla realizzazione dell’opera individua nella corrente della Transavanguardia e in altri artisti contemporanei gli autori più adatti allo svolgimento del lavoro. Scopro che le copertine in realtà sono più d’una, e che quella che ho visto io (e disapprovato), in realtà non è quella ufficialmente approvata dalla commissione. Quella di Mimmo Paladino ufficiale nella versione per la distribuzione era Blu cobalto e probabilmente la Diocesi, che ha regalato le 2000 copie numerate alle parrocchie, ha ripiegato sulla masonite per problemi economici e di semplificazione nella riproducibilità. Qui la manchette originale:

Il bozzetto approvato di Paladino. (Sarebbe stato molto meglio, no?)

L’altra scoperta è che di copertine ne esistono più d’una. Quella realizzata per la chiesa cattedrale, il Duomo, è a firma di Nicola De Maria, altro illustre rappresentante della Transavanguardia. Trovo però solo le foto dei bozzetti, ma non la realizzazione finale e oggettiva, che pare essere metallica, dorata e con pietre dure a simboleggiare la luce. Questi dunque i bozzetti per fronte e retro:

Le copertine progettate per il Duomo da De Maria. Sono curioso di vedere la realizzazione finale, ma non la trovo da nessuna parte.

Trovata l’immagine della Copertina del Duomo di Milano

Aggiornamento del 21-02-2021. Ecco le uniche immagini che ho trovato della copertina realizzata in oro, argento, smalti e pietre dure da Nicola de Maria per il Duomo di Milano. Sembrerà incredibile ma non trovo altro.

Immagini tratte da Internet del fronte e del retro delle copertine dell’Evangeliario per il Duomo, di Nicola De Maria (da Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=3SeikRdE680 e https://www.Themaprogetto.it/design-behind-design-museo-diocesano-milano/ cui rimando necessariamente come citazione). Sono le uniche immagini che sono riuscito a reperire.

DiGiancarlo Paganini

La “Pace del Buon Pastore”

È il nome che ho dato a una nuova copertina di Evangeliario che ho realizzato per il lezionario ambrosiano della mia parrocchia.

Una premessa doverosa

Cari lettori, qui di fila trovate la lunga descrizione cronologica dell’aspetto tecnico della realizzazione di quest’opera, condita da qualche considerazione teologica, qualche curiosità, pensiero e suggestione. In fondo al Post, invece, trovate la lettera di accompagnamento dell’opera con le motivazioni e la spiegazione di tutti i simboli e le figurazioni.
Buona lettura.

Partiamo dall’esistente

Come per l’Ambone di Mirasole, (realizzato a partire dalla mia considerazione dell’indeguatezza per una tale storica abbazia del misero manufatto di legno grezzo che fungeva da ambone), la vista reiterata dell’attuale volume del Vangelo esposto in processione, mi dava “del fastidio”. A pelle. Insopportabile. (Ai miei occhi emergeva solo la povertà – che non è per forza “evangelica” – o meglio, la “sciatteria” di una copertina di masonite marrone con un graffito di sapore etnico falso-primitivo inciso a pirografo).

La copertina esistente di masonite marrone

L’ossessione

Non posso farci niente se la memoria dei capolavori antichi torna prepotente alla mente e mi provoca un paragone impietoso coi manufatti moderni. D’altra parte antico è forse sinonimo di bello? Forse. Ma chi l’ha detto poi che moderno voglia dire brutto? Oltretutto non conosco (ancora) l’artista che ha realizzato l’attuale copertina venduta in dotazione base con l’Evangeliario edito da ITL Libri.

Ma chi ne è mai l’autore?

Magari l’artista in questione è un mito davvero bravo, con tutti i numeri e i titoli che io manco mi sogno, avrà vinto il concorso per realizzarla con una commissione di esperti giudicanti e io mi ergo a giudice dell’opera altrui, di cui non conosco nulla. Sono proprio una bestia ignorante e presuntuosa. Mea culpa. Scusatemi. Per curiosità vado allora a vedere se sul volume c’è scritto qualcosa al riguardo:

Ecco, confermo che sono un ignorante spocchioso e presuntuoso: l’autore della copertina è nientepopòdimenoche il grande Mimmo Paladino. Sorry, l’ho scoperto solo andando a sbirciare il colophon del lezionario. Tante scuse e tanto di cappello al maestro Mimmo. Non lo sapevo. Non me ne voglia.

De gustibus…

Con Mimmo Paladino parliamo di Arte con la A maiuscola. Con me… vabbé, lasciamo perdere… Allora mettiamola così: a me non piace particolarmente la sua masonite pirografata. Non mi induce alcun senso di meraviglia. Forse dovrei studiarla con tutte le sue motivazioni, (ed è quello che accadrà pochi giorni dopo la consegna della mia copertinavedi qui). Sono ignorante di arte moderna e contemporanea. E forse sono troppo ancorato ai modelli antichi.

La “Pace di Chiavenna” e altri capolavori medievali

Penso a meraviglie come l’Evangeliario di Ariberto o altri manufatti di oreficeria antica. In particolare, da quando la mia amica accademica storica dell’arte medievale Chiara Maggioni mi ha fatto scoprire lo splendore della “Pace di Chiavenna”, che non conoscevo e su cui ha fatto una tesi e diversi articoli, non mi davo “Pace”. (!) Altro che pace! Ho lo stomaco in subbuglio, diamine! Ma sono solo un maldestro artigianucolo amatoriale, perdiana! “Sei proprio un cretino: cosa pensi di fare? Chi credi di essere? Sgàsati!!! Non ti vergogni?” Questo mi sono detto fin da subito. Basta! Non c’è e non ci può essere storia. Stop! Ricaccio il pensiero lontano dalla mente. Almeno, …ci tento.

Una digressione musicale (potete anche evitarvela)

E’ come per la musica: non è vero che quella corale moderna, anzi contemporanea, sia brutta. (Non tocchiamo neppure quei moderni mostri sacri di Rachmaninov, Poulenc, Pärt o altri). Ci sono pezzi incantevoli, delle vere scoperte celestiali che fanno sfigurare i Palestrina, i Da Victoria o i Monteverdi, e oltretutto sono molto più affini alla nostra mentalità attuale. Certe dissonanze “stridenti” esprimono meglio di tutto il repertorio antico il nostro approccio di uomini del XXI° secolo alla religione o all’annuncio cristiano e sanno parlare al cuore e alla mente senza particolari mediazioni di erudizione o filologia.

Un invito musicale (potete anche evitarvelo)

Invito chi, per esempio, non avesse mai ascoltato l’Agnus Dei di Samuel Barber, alcuni pezzi di Ola Gjeilo o Eric Whitacre o l’O Magnum Mysterium di Lauridsen (ma se ne potrebbero elencare moltissimi altri) ad ascoltarne alcuni brani e lo sfido a dirmi il contrario. Quindi forse occorre solo educare l’orecchio o l’occhio, nel nostro caso?

Ma, andiamo avanti

Va bene, questa era una digressione che mi scuserete, vero? Torniamo alla nostra questione. Al cuor non si comanda, purtroppo: di fatto non è possibile evitare che, ogni volta che mi capita sott’occhio la masonite in oggetto, la mia mente inizi subito a vagare alla ricerca di una possibile alternativa. Quando vado a messa in parrocchia (Gesù Buon Pastore e san Matteo apostolo – Milano) non faccio che distrarmi! Uffa! Ne va della mia salute mentale residua, sicuramente. E forse anche della mia salvezza. E’ venuto quindi il momento di agire. Un bel “NO!” chiaro e tondo può mettere fine ai sogni, tagliare la testa al toro e riportarmi alla realtà.

La proposta

Ho appena esposto in parrocchia il mio presepe della Pseudo-Icona della Natività, posso quindi arrischiare (come sono subdolo!) col nuovo parroco don Matteo la proposta indecente della realizzazione della nuova sovra-copertina dell’Evangeliario (alle stesse condizioni dell’opera di Mirasole, cioè il recupero spese, se l’opera riesce), per cui una mattina gliela butto lì. “OK, vai avanti”, mi dice. Senza batter ciglio. Al buio. Cavoli.

Inizio del progetto

Mi perdoni anche Mimmo Paladino, se a questo punto proseguo col mio tentativo di alternativa (senza pretese, da scalchignato autodidatta amatoriale). Siccome prima di fare la proposta “sconcia” avevo già cercato di immaginare qualcosa in proposito, avevo ovviamente sfogliato l’archivio di immagini preparatorie di mio padre Ettore Paganini. Avevo trovato un bel tetramorfo degli Evangelisti e un bel Cristo maestro in trono in mandorla che facevano al caso mio. Ho fatto allora con Illustrator un primo progetto in misura che qui vi mostro.

Il primo progetto – tratto

Un’altra curiosa digressione (e potete saltare anche questa)

Una curiosità veramente particolare: eravamo poco prima di Natale e, in parrocchia, in vista delle celebrazioni della notte santa, prevedendo un grande afflusso di persone, per aderire alle raccomandazioni anti-covid si era pensato di poter usufruire di un ambiente di espansione nel caso di uno sforamento delle presenze, in un locale attiguo alla chiesa. Per far ciò occorreva implementare in quell’ambiente l’impianto voci tirando dei fili di collegamento. Per far ciò sono stato coinvolto in un sopralluogo in vari ambienti, tra cui lo spazio dietro il presbiterio, sopra la sacrestia, la cappellina e l’ufficio del parroco. Viene attualmente usato come deposito di cianfrusaglie e paccottiglie varie.

Sempre opzionale

Ebbene, frugando in un grande armadio salta fuori un vecchio tabernacolo, forse della primitiva chiesetta prefabbricata, di cui nessuno sapeva l’esistenza (e che ora verrà restaurato spero, anche se complessivamente in buono stato) con la porticina realizzata da mio papà a sbalzo e smalto su rame. Indovinate cosa rappresentava? Ecco:

Il tabernacolo ritrovato (ancora col cellophane di protezione) col Cristo maestro in trono, nella mandorla e coi 4 Evangelisti.

Non è la stessa identica immagine, ma molto somigliante. Qui Gesù ha nelle mani il volume con scritto “Lux Mundi”, là ha il rotolo di cui “è degno di aprire i sigilli”. Insomma, questo ritrovamento mi è parso personalmente il segno di un suggerimento a non indietreggiare di fronte a questa nuova sfida, e la conferma che la strada era quella giusta. Non è che dovete credere tutti per forza a questo fatto: a me però ha suggerito così.

Tranqui

Inoltre ho pensato che se un’opera a smalto e sbalzi a gran fuoco di mio papà è finita in soffitta, impolverata di dimenticanza, alla mia copertina potrà accadere la stessa sorte, prematuramente, senza rimpianti e senza alcun dolore. Questo mi tranquillizza.

Il secondo progetto

Verso Natale torna a Milano da Firenze mio fratello Francesco, al quale chiedo sempre consigli, essendo lui il vero “Artista sacro” di famiglia, il vero erede della professione di papà, e ne approfitto per uno scambio di opinioni sul progetto. La sua prima reazione è: “Bello, ma come mai quel rombo così rigido dietro la mandorla?” Già! Boh, non so, effettivamente mi è venuto così senza pensarci troppo… Eh, male! Questo mi induce a ripensare a fondo il progetto, cercando di arrivare più in profondità anche nella simbologia che è un po’ povera effettivamente.

Progetto rivisitato e approfondito

Certo, una soluzione così geometrica mi avrebbe semplificato la vita (lo dico a posteriori e a ragion veduta), ma noi se non ci complichiamo la vita non siamo contenti. Oltretutto trovo un sacco di altre magagne compositive che non mi convincono più di tanto, come per esempio i riquadri che contengono gli evangelisti tagliati nell’angolo che va contro la mandorla. Che senso ha? Ne approfitto per rivedere da cima a fondo tutto il progetto. Però, anche solo considerare il significato della Mandorla o “Vesica piscis” è davvero straordinario. Tra gli altri, i due cerchi che si intersecano nell’asse centrale, formando la figura della mandorla: Divinità e Umanità rese UNO in Cristo.

Quante cose ci perdiamo noi moderni a furia di semplificare ad appiattire la realtà a ciò che appare, consumando tutto, senza scavare nei significati: ci perdiamo il meglio!

Simboli eucaristici

All’interno della copertina che dovrà essere “Luce pura”, un bagliore unico, dai mille riflessi e multicolore, com’è la Parola di Dio, decido di aggiungere due simboli eucaristici fondamentali. Il perché deriva dalla considerazione che questo è sì un Evangeliario, ci viene incontro cioè la Parola di Dio in tutto il suo splendore del vero (da qui l’idea di una copertina splendente di luce d’oro (simbolo di divinità), piena di riflessi, di smalti lucidi, di strass e cabochon preziosi di agata, lapislazzuli, ametiste e giada). Gesù è la parola pronunciata eternamente da Dio Padre, il Logos. Tutto fu fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui e tutto in Lui sussiste. “Ego sum Via, Veritas et Vita” è riportato vicino agli evangelisti. Il Verbo si è fatto carne ed abita in mezzo a noi.

Il kèrigma

Questo è l’annuncio cristiano, pieno di stupore. Questa Parola non si è fatta ideologia o filosofia o regole, ma carne. Un uomo. Carne offerta in cibo per noi, per tutto il mondo: carne e sangue, pane e vino per rimanere ogni giorno in mezzo a noi sacramentalmente nel mistero eucaristico, nella Sua Chiesa. Per la nostra salvezza. Gesù Uomo e Dio, incontrabile ogni giorno nell’umanità, resa comunione, della sua Chiesa. Eucarestia, rendere grazie. E’ proprio ciò che desidero fare con quest’opera.

Il vino

Per rappresentare il vino penso, più che ad un calice, che mi rimanda alle immaginette di fine ottocento, alla pianta della vite con grandi grappoli e penso di metterla alla base della mandorla. Il tronco sale lungo la composizione a fianco della mandorla (a sua volta simbolo di vita e fertilità), con i suoi tralci, le sue volute e i viticci coi 4 grappoli turgidi. “Albero della vita” dal sapore antico (vedi per esempio quello di Otranto), un’immagine ricorrente nell’iconografia medievale a simboleggiare oltre all’Eden, la Croce di Cristo che non è più il legno della morte, ma la sorgente della Vita. Trovo una bella foglia di vite da riprodurre in varie misure e la piazzo lungo i tralci (ci pensate a cesellarle sull’ottone, che fatica?).

Il simbolo classico di Cristo

Poi trovo una soluzione per inquadrare i simboli di Cristo nelle parte bassa (Il pesce –Ichthyssimbolo di Cristo e l’ancora della fede, a sinistra e il cristogramma Chi-Rho a destra, nelle volute dei tralci. Il Chi-Rho è per antonomasia il monogramma di Cristo (nome abbreviato talora in chrismon o crismon). Esso è un monogramma costituito essenzialmente dalla sovrapposizione delle prime due lettere del nome greco di Cristo, X (equivalente a “ch” nell’alfabeto latino) e P (che indica il suono “r”).

Il pane

Per rappresentare il pane eucaristico, più che sull’ostia, mi oriento sulle spighe, con cui decoro i campi in alto ai lati della mandorla. Le ariste delle spighe sono una parte assai difficile da cesellare, almeno, io ho faticato molto: la punta andava dove voleva lei…

Sopra le spighe i due simboli Alfa e Omega in lettere greche: Gesù principio e fine della creazione, centro del cosmo e della storia. “IO SONO L’ALFA E L’OMEGA, DICE IL SIGNORE DIO, COLUI CHE E’, CHE ERA E CHE VIENE, IL PRINCIPIO E LA FINE, L’ONNIPOTENTE !”.
(APOCALISSE 1:8)

Ecco quindi la versione definitiva

Ed ecco il secondo progetto, colorato, quello definitivo. Mostrato a don Matteo: “Molto, molto bello, davvero! Grazie di cuore”.

La versione approvata. Ovviamente i colori sono indicativi.

Altri utili suggerimenti

Francesco mi suggerisce altre cose utilissime, non ultimo il link dove acquistare le pietre preziose o le pietre dure da utilizzare nell’opera. Mi fa cercare su un sito cinese “Pandahall” i cabochon e i castoni da acquistare. Un mare di scelta a prezzi incredibili, che arrivano a destinazione in un paio di settimane (Sotto Natale non si poteva pretendere di più).

Va bene, allora si parte davvero

Siamo ai primi di gennaio. Subito mi metto all’opera, memore anche della corsa finale che ho dovuto fare con la Pseudo-Icona della Natività. Mi ricordavo di aver avanzato una bella lastra sottile di ottone (1/10°) acquistata da Miorini metalli, dalla quale avevo ritagliato solo un pezzo per realizzare una icona della Vergine, che per imperizia avevo rovinato durante lo sbalzo del viso (e che avevo perciò dovuto accantonare. Peccato perché nel complesso non era male). L’esperienza mi è servita però per prendere familiarità con questo materiale, del tutto diverso dalle lastre di alluminio, molto più “nervose”. L’ottone è molto più plastico e morbido: è facile esagerare con la forza per poi non riuscire più a controllare gli spessori e a correggere gli errori. Controllo le misure: perfetto, sembra fatto apposta.

Un memo sulle misure

Tenete a mente questa faccenda delle misure, perché proprio questo particolare per un pelo non provoca un disastro colossale. Stiamo parlando di un riquadro poco più grande di un A3. Meno male che il secondo progetto, per prudenza, prevedeva un bordo di 4/5mm tra la cornice sbalzata e il bordo del supporto della misura della copertina esistente. ma vedremo più avanti perché…

Le misure, comunque mi han fatto disperare perché la copertina esistente ha il filo del bordo stondato e io ho preso una misura intermedia. Su questa ho tagliato il pannello di compensato che ha sulla facciata esterna le rientranze tonde (che poi sono diventati buchi toppati da un lato con carta incollata) in corrispondenza delle 7 borchie di ottone che “impreziosiscono” la masonite.

Il compensato coi 7 fori fresati in corrispondenza delle borchie di ottone.
Questo sarà il retro “nobile” dell’oggetto finale.

Questo compensato dovrà chiudere a sandwich sul retro la lastra incollata sul suo supporto. Alla prima verifica di appoggio sul lezionario mi risultava troppo grande e andrà andrà quindi piallata in altezza (ma aspetto alla fine a farlo e con il Lezionario in mano, a casa) e un buco ho dovuto allargarlo perché non andava a registro con la sua borchia. Uffa! Il problema è che per ora non posso portarmi a casa il volume del lezionario, (siamo durante le feste e viene usato in lungo e in largo) e quindi devo andare in sacrestia, chiedere al sacrestano di aprirmi l’ufficio, prendere le misure, scattare le foto…. ma non è la stessa cosa che averlo sul mio tavolo di lavoro.

Sbalzo e cesello

Stampo il progetto in misura, lo fisso alla lastra tagliata, tenendo conto delle abbondanze che verranno ripiegate sotto il supporto, sopra due fogli di carta carbone che coprano tutta la superficie e, fortunatamente, mi viene l’idea di incidere e sbalzare la lastra fissandola su un pannello di masonite poco più grande della lastra stesa e sul quale ho fissato un pannolenci che sia abbastanza cedevole per assecondare l’incisione, ma non abbastanza per sfondarsi. L’accorgimento consente altri due vantaggi non secondari: impedire di piegare gli angoli della lastra prendendoli dentro con le maniche e consentire di muovere lo sbalzo nella posizione che interessa, con facilità. Approfitto delle vacanze di Natale per iniziare il ricalco delle figure. Siamo al 5 gennaio 2021 quando termino la prima incisione frontale della lastra. Senza il Cristo al centro. Perché, direte voi?

La lastra incisa al 5-01-2021

Il Cristo al centro

Come mai, il Cristo al centro non compare? Perché nella mia idea primigenia la mandorla col Cristo in trono avrei dovuto realizzarla a parte su una lastra di alluminio e avrei dovuto inserirla sotto a quella di ottone, che l’avrebbe mascherata. Poi, però, vedendo come si dilata la lastra durante lo sbalzo ritorno sui miei passi e decido che realizzerò tutto sulla stessa lastra per evitare di dover fare una fatica del diavolo a tenere sullo stesso piano le due lastre in tutti i punti. In realtà, una certa fatica la faccio comunque a spianare tutto, ma mi immagino cosa sarebbe successo nella prima ipotesi. Lezione già appresa in passato: il progetto teorico va verificato continuamente strada facendo, ed eventualmente bisogna cambiare strada: è la realtà che comanda, non il nostro pensiero.

La lastra vista dal retro, col Cristo inciso dal fronte e alcuni particolari in basso già sbalzati (simboli ed evangelista Matteo più i tralci di vite). Si noti la patina bianca di tinta da muro diluita che ho steso per ridurre l’effetto riflesso, veramente fastidioso, durante il lavoro. 8-01-2021
La lastra vista di fronte alla fine del giorno 8 gennaio, col Cristo e il lato sinistro inferiore sbalzati.

E, se mi manca uno strumento?

Ovvio! O me lo compro, (come ho fatto coi palligrafi che mi mancavano, o come farò con il saldatore a gas per i castoni angolari con le viti di fissaggio al lezionario), o me lo creo. Per esempio, avrei avuto bisogno, oltre alla mia fedele biro scarica, ottima per incidere la lastra e al bastoncino medio di bambù con punta tonda (7), per sbalzare i particolari, di altri legni con punte larghe a spatola in varie misure o sagomate per determinati usi.

E allora, man mano me li creo. Grazie a mia figlia Lucia che mi regala una manciata di posate e bastoncini da Sushi in prezioso bambù (duro ed elastico al contempo) mi creo un set su misura, pronto ad integrarlo alla bisogna. Eccolo:

I nuovi bastoncini da sushi/sbalzo. La 1 a forma di prisma mi è servita per realizzare la doppia corona della mandorla, le piattone a taglio 2, 3, 4 e 6 per spianare le varie campiture (soprattutto della cornice), la 7 è la mia tonda base, la 5 e la 8 altre tonde.

Avanti a tutta birra

Nel giro di pochi giorni termino lo sbalzo. Siamo al pomeriggio del 14 gennaio. Ho davanti a me ancora un mucchio di lavoro. Ma inizio a contemplare ciò che sta immeritatamente uscendo dalle mie mani. Passo sulla superficie la paglietta e lucido lo sbalzo: Urca, che roba!!! (Potrei quasi lasciarlo così senza colori…. un dubbio mi assale).

Sembra una creazione d’oreficeria medievale, nonostante la figurazione moderna. Sarà l’ottone che sembra oro? Vabbé, sgàsati, testa bassa e pedala.

Lo sbalzo terminato e lucidato con la paglietta sottile.

Deformazioni professionali

Inizio poi a spianare il tutto e a rinforzare il retro per evitare sfondamenti. Temo un po’ questo momento perché so già che sarà fatidico e irto di difficoltà. La realtà non mi smentisce. La lastra è davvero molto deformata e va dove vuole lei. Un lavoro di pazienza perché a forzare troppo si rischia di creare delle pieghe di rimando in punti dove non dovrebbero esserci, che rischiano di rovinare il lavoro. Quindi poco per volta, sul fronte e sul retro, spiando cosa accade per reazione ad ogni azione, spiando il comportamento della lastra, arrivo ad un compromesso accettabile.

Il massimo dell’aggetto o spessore dello sbalzo.

I riempimenti dei “vuoti”, delle cavità posteriori

Prima di tutto maschero l’area di azione per il riempimento di colla da montaggio o mastice con nastro adesivo di carta, per evitare di rovinare la lastra nel tentativo di togliere gli eccessi di materiale che dovesse uscire dalle campiture: è roba veramente molto aderente, poi è difficile scrostarla dal metallo. Metto quindi dei punti fermi di riempimento delle cavità posteriori più grandi e decisive, quelle che dovranno per forza restare così come sono senza deformarsi.

Arrivano i rinforzi!

Riempio volto e il busto di Cristo, che sono le parti più sporgenti a rilievo, con ottimo mastice da marmisti bicomponente, che solidificando diventa, appunto, come il marmo. Ha il pregio che la reazione avviene molto velocemente così hai subito il risultato e puoi proseguire col resto del lavoro, strato su strato. Passo via via a riempire i bracci della croce, molto in rilievo, e le cavità sul retro dei riquadri degli evangelisti. Aiutandomi con listelli di gommapiuma e legno metto tutto sotto dei pesi che tengano la lastra spianata mentre il materiale (colla di montaggio e cartoncini per le altre parti oltre il Cristo) si asciuga.

Sotto i pietroni le parti da fissare in piano e riempire.
Anche il Cristo completamente riempito di mastice è messo sotto il peso enciclopedico. Gli Evangelisti sono già stati tutti riempiti e, via via, ricoperti di cartoncino spianato. E’ il giorno 17 gennaio.
Riempimenti posteriori terminati e lastra abbastanza spianata. Le coperture di carta e cartoncino mi servivano per non fare aderire ai pesi la colla di montaggio e pareggiare le superfici. Siamo al 19 gennaio.

Un’opera che cresce

Orpo, se è cresciuta! Troppo!!! Vi ricordate cosa dicevo delle misure all’inizio? La lastra si è espansa con lo sbalzo e non collima più con le misure prese. Le ero andate a riprendere in sacrestia ed effettivamente quelle erano più piccole. Tra l’altro più piccole anche del pannello di legno “nobile” già tagliato. Da rifilare comunque. Panico. E ora che faccio? Purtroppo avevo già segnato incidendolo il bordo inferiore, sul segno che doveva essere la piega frontale sul supporto. Cavoli che danno! Rischio di buttare via tutto il lavoro. Sudori freddi. Calma, stiamo calmi e troviamo una soluzione. Per fortuna, avevo pensato ad un margine tra pieghe bordo e inizio cornice a bassorilievo di 5 mm. Provvidenziali. Tolgo circa 2,5mm per parte e mi ritrovo quasi a posto, un po’ di gioco è inevitabile, ma ci si può arrangiare.

Sul filo del rasoio

La parte che mi preoccupa maggiormente è la sistemazione del bordo inferiore già segnato molto profondamente. Devo ri-spianare il solco, sperando che l’ottone non si indebolisca troppo e poi fare a pochissima distanza il nuovo segno e il secondo della piega sotto il supporto. Spero che regga e non si rompa. Regge. Miracolo.

Fissare la lastra al supporto piegando le alette

Fatte le pieghe, taglio in misura un bel supporto di masonite leggera (Un po’ di masonite in quest’opera non poteva mancare, no?) e lo infilo sul retro del pannello. Tutto ok, pronti per l’incollaggio in piano.

Lastra incollata e ali laterali piegate e incollate, in morsa.

Per fissare la lastra al suo supporto uso colla Poly Max della Bostik che mi garantisce presa duratura e una certa elasticità. Per stenderla, manco a dirlo, mi servirebbe una spatola rigata che non ho, e che mi creo quindi con una vecchia tessera telefonica occhiellata con l’occhiellatrice da calzolaio.

La simpatica spatola per la colla
Il retro sigillato con le alette incollate sul supporto di masonite
Lastra di fronte con lo sbalzo, ripiegata e fissata al supporto. 22-01-21
Lo spessore del manufatto al momento della smaltatura. Alla fine, dopo l’inserimento delle pietre dure verrà incollato al compensato (quello con le impronte delle 7 borchie).

Si smalta!!!

Benissimo, ora è venuto il momento di stendere gli smalti sintetici (colori epossidici per vetro) GLAS della MARABU. C’è timore e tremore, è sempre una fase che richiede una grande attenzione. Ho recentemente acquisitato alcune poche tinte in più, rispetto a quelle che avevo usato per Mirasole. Purtroppo la gamma Glas è limitatissima, ma l’apporto dei nuovi colori fa davvero la differenza. Ho un nuovo arancione, un giallo, un bianco/trasparente, un nero, un color cacao, un pink, miscelabili con le altre boccette da 25 ml. Da 50 cl, non miscelabile con nessun altro pigmento, ho in più un trasparente molto denso che userò moltissimo per proteggere l’ottone dove sarà a vista senza altri smalti.

Rischi e pericoli

La questione delle miscele è delicatissima: a mie spese ho imparato che solo poche tinte sono miscelabili tra di loro e che comunque è meglio sovrapporre le stesure di cui si è già sicuri per averle sperimentate in passato. Ogni errore rischia di compromettere tutto il risultato.

I primi smalti blu stesi: Evangelisti e simboli. Il mio amico Bruno, quando l’ha vista con whatsapp e con la citazione della “Pace di Chiavenna”, mi scrive: “Sei al passo coi tempi. Nell’anno mille avresti fatto fortuna”. Gli ho risposto: “Esatto, mi pagheranno in sesterzi”! 🙂 Era il 26-01-21

Pulisco e sgrasso bene la superficie. Lavoro coi guanti di lattice. Parto con i blu di fondo degli evangelisti, prima una sola mano e poi il “ribattino” della seconda mano che nasconde tutte le imperfezioni e dà corpo e intensità alla stesura. Alterno blu oltremare e color petrolio (il mio turchese preferito) sotto il tetramorfo e blu notte sotto i simboli.

Il lavoro di smaltatura

Arriviamo alle fasi finali

Procedo a spron battuto slalomando, col pennellino Windsor&Newton sottilissimo, tra incertezze sulle scelte cromatiche (nonostante il bozzetto sia chiaro), errori madornali (es. un pezzo del mantello di Cristo colorato come la tunica, che ho dovuto lavar via con precisione con straccetto e diluente pulitore – che panico!) e ripassi di mani ulteriori per nascondere magagne varie.

Alla fine, il 31 gennaio la smaltatura si può dire conclusa, salvo piccoli interventi e un’ulteriore protezione dell’ottone a vista col trasparente.

31-01-21. Smaltatura terminata. Qui a destra nella cornice ci sono già degli strass montati per prova.

Strass e Cabochon

Da Pandahall avevo acquistato pietre dure e strass di cristallo in varie misure. Ho dovuto fare due ordini di castoni porta cabochon (pietre dure semisferiche) perché per errore avevo ordinato dei castoni color zinco da 12″ di diametro invece di castoni ottone da 10″. Ne ho approfittato per aggiungere anche dei cabochon di laspislazzulo blu e di agata verde.

Posso far conto su una certa varietà di pietre dure; Agata, Giada, Ametista, Lapislazzolo e strass trasparenti e rossi, così come si vede dalla foto:

Alla fine, oltre agli strass trasparenti e rossi userò ametista lilla e agata rossa e verde con le loro fantastiche trasparenze luminose. 4 falsi cabochon andranno sui pommoli del trono.

Prima di incollare e fissare le pietre devo irruvidire gli alloggiamenti in modo che la colla aggrappi meglio e lo faccio sfrisandoli con un lama di cutter. Incollo per primi tutti gli strass trasparenti e poi quelli rosso rubino nei fiori ai vertici. Poi devo prepapare i castoni che non avranno anche funzione di fissaggio con i bulloni al lezionario.

Il mio trapano per micropunte, frese e lame, della Dexter, col suo alloggiamento di legno che lo ancora al tavolo (se no se ne va in giro ed è pericoloso). Ovviamente autocostruito.

Li foro centralmente e vi inserisco un chiodo microscopico (semenzine, marca storica Due Leoni-introvabili, ahimé). Semenzine che ho trovato da un gentilissimo e fornitissimo calzolaio d’altri tempi in via Solari ang. Montevideo. Lo ringrazio, non se ne trovano più. Né chiodini, né calzolai così. Dal ferramenta storico (Viganò Pietro) lì vicino, invece, trovo i microscopici bulloncini di ottone e altri micro vitine e componenti. Anche lui ha dato fondo alle riserve antiche degli antenati. Certi prodotti artigianali di minuteria di precisione italiana non esistono più, altro che Cina e Cina! Altro che Brico e Castorama! E questi negozi stanno tutti chiudendo, non solo per il Covid. Come faremo in futuro “noi artigiani”?

I castoni col chiodo per le ametiste lilla e le agate verdi

Poi arriva una fase che mi lasciava un po’ nell’incertezza per la mia incapacità e gli strumenti a disposizione poco professionali: la saldatura dei bulloni di ottone sotto i castoni portanti. Per sopperire a questa mancanza acquisto un microsaldatore a gas da 7,90 euro al Brico. Errore! Dovevo spenderne 35,90 e avrei avuto uno strumento buono. Invece al primo tentativo (a parte che la carica del gas butano è fallimentare, esce tutto… e quando inclini il saldatore la fiamma si spegne…) brucio un castone che quasi prende fuoco e il bullone non si attacca alla cenere… Ripiego sul mio vecchio saldatore elettrico che ci mette un sacco a scaldare la punta e dopo un paio di tentativi di saldatura impazzita riesco felicemente nell’operazione. Otto castoni saldamente saldati al loro bullone. Grande!

Gli otto bulloni saldati con lo stagno già limato
Gli otto cabochon inseriti e incollati nei castoni coi bulloni

Foro anche gli alloggiamenti dei castoni portanti e faccio la prova di inserimento. Perfetto. Ora manca solo di portare a casa il Lezionario, fare le ultime verifiche delle misure (mi preoccupa soprattutto il compensato che dovrà andare a registro con le borchie e il pannello realizzato.

Fase finale, con il lezionario nelle mie mani

Venerd’ 5 febbraio è il grande giorno. Il sacrestano sig Ever mi consegna il volume che imballo e porto a casa. Sono emozionato come uno scolaretto e ho il cuore che batte forte. Posiziono tutti gli strati sulla masonite di Mimmo e li fisso col nastro di carta e biadesivo. Dovrò solo rifilare di un millimetro l’altezza del compensato, ma lo farò a bocce ferme. Col trapano e la punta da 1,5 trapasso negli 8 punti l’opera etnica pirografata (senza rovinarla eccessivamente, peraltro) e lavoro sul retro. I bulloni fuoriescono con abbondanza solo di un paio di millimetri (che dovrò poi segare).

Il lavoro sul retro copertina

Prima però devo creare gli alloggiamenti dei dadini che dovranno scomparire nel cartone. Con una grossa punta da legno contro-buco di un millimetro e mezzo di profondità il cartone e lo “fisso” con colla acrilica perché non si slabbri in futuro. In 5 fori inserisco 5 micro ranelle che impediscano che il cartone ceda quando stringerò i bulloni. Poi, aiutandomi con una lastra di zinco forato per proteggere il cartone, sego i millimetri sporgenti dei bulloni e pareggio a livello tutti gli spuntoni.

Gli otto fori coi bulloni sul retro della copertina. I dadi sono stati stretti e tirati, in modo da assicurare la posizione delle parti, che sarà definitiva. Un particolare ingrandito di uno degli alloggiamenti.

Estraggo di nuovo i castoni e libero le parti numerando gli oggetti, in modo che ognuno torni poi nella sua posizione originale. Incollo i castoni agli alloggiamenti infilandoli di nuovo nei fori e ri-stringo i bulloni finché la colla non indurisce. Comunque, cari lettori, siamo alle battute finali: ecco il Lezionario con la nuova copertina terminata.

Mica male, no? 5-2-21
Vista frontale della “Pace del Buon Pastore” terminata

Una curiosità: la nuova sovra-copertina completa pesa poco più di un chilogrammo. Fosse stata d’oro massiccio sarebbe stato peggio portarla in processione a braccia alzate… Il lezionario pesa comunque un 5/6 chili di suo.

Primi commenti via whatsapp: Bruno: “Ciao Gianca, ma dove lo si potrà vedere questo capolavoro?”; Don Matteo: “Bravissiomo! Complimenti!” E io: “La chiamerò Pace del Buon Pastore per richiamare la Pace di Chiavenna. Poi vengo a confessare il mio peccato di orgoglio…” Lui di rimando: “Ego te absolvo…”. Don Stefano C.: “Veramente splendido Giancarlo!!! Un capolavoro!!! (Applausi) … sono santamente “invidioso”. Eccetera…

Per concludere

Cari amici lettori che avete avuto la curiosità e la pazienza di arrivare fin qui, vi ringrazio. Con don Matteo siamo rimasti d’accordo che la “Pace del Buon Pastore” verrà utilizzata la prima volta nella Messa di Pasqua 2021 e verrà poi utilizzata in tutte le cerimonie delle festività. Molto probabilmente, pur essendo un sistema che può essere semplicemente rimosso svitando gli 8 bulloncini, resterà fisso sul lezionario. Ad ogni buon conto lo consegnerò in una scatola imbottita confezionata ad hoc, che fungerà da custodia ogni volta che verrà richiesto. Grazie a tutti (soprattutto a mia moglie Daniela, per la sua pazienza e il suo affetto e sostegno), e…. alla prossima!

Alcune curiosità della lavorazione in un breve video sul mio canale Youtube
Risulta un po’ cangiante a seconda dell’illuminazione e dei riflessi

La lettera di accompagnamento

La copertina nella sua custodia

Caro don Matteo, caro mons, Marino, caro don Abramo, cara comunità parrocchiale,

è con gioia riconoscente che posso anche io, oggi, offrire il mio contributo artigianale (e, se possiamo dire, artistico), alla mia amata parrocchia di Gesù Buon Pastore e san Matteo Apostolo, parrocchia che fu di mio padre Ettore (ed è ancora di mia madre Caterina) che qui ebbe modo di realizzare una delle più alte espressioni della sua Arte a servizio della Chiesa. È quindi con senso di profonda inadeguatezza nei confronti della grande Arte, potendo vantare in merito solo degli ascendenti di valore assoluto ma non degli studi adeguati, che offro alla comunità di cui sono parte questa opera artigianale ad uso di sovracopertina dell’Evangeliario diocesano, realizzata a sbalzo, smalti sintetici su lastra di ottone e pietre dure.

Non mancandomi un certo senso dell’umorismo avevo pensato di chiamare questo manufatto originale “Pace del Buon Pastore” esplicitando così il motivo ispiratore e il modello dell’opera nel riferimento alla meravigliosa copertina di Evangeliario detta “Pace di Chiavenna”, opera di inestimabile valore e dal fascino immortale, frutto maturo dell’inarrivabile perizia e del gusto artistico delle maestranze orafe medievali della nostra terra lombarda.

Il riferimento e la continuità con l’opera di mio padre è invece molto più diretto. La figura del Cristo maestro in trono, al centro della mandorla gloriosa e il disegno del tetramorfo degli evangelisti sono tratti dall’archivio dei suoi bozzetti preparatori. (Archivio che ho avuto la ventura di poter raccogliere negli ultimi anni e rendere accessibile).

Un duplice motivo mi spinge sempre ad intraprendere questo genere di opere (questa è la mia terza prova di questo tipo): da una parte c’è la voglia di misurarsi con sempre nuove sfide tecnico-artistiche (a volte fin troppo alte per le mie capacità), per poter offrire alternative (spero valide) a situazioni, rappresentazioni, opere che non mi appagano e non soddisfano la mia sensibilità religiosa e artistica. Dall’altra c’è sempre un desiderio di utilità catechetica nei confronti del popolo di Dio. Non pensavo di avere una vocazione di questo genere, ma seguendo certe indicazioni e certi segni devo riconoscere che è così.

Secondo me ogni opera d’arte sacra oltre ad avere valore in sé deve avere una funzione contemplativa ed educativa. (Una sorta di Biblia pauperum, in senso largo, insomma). Educazione a cosa, oggi, in particolare? Io vedo una esigenza urgentissima di educazione del popolo cristiano al senso della Chiesa, al senso dell’essere popolo di Dio, al senso dell’appartenenza alla Chiesa come Mistero, Corpo mistico di Cristo, la carne concreta e oggettiva di Gesù oggi, secondo il metodo di Dio che è l’incarnazione. Che è la strada con la quale Cristo presente prende sempre più possesso di noi. “Caro cardo salutis”.
La gente non sa più che cosa sia il mistero della Chiesa, perché non fa più esperienza del mistero, ma se va bene, fa un’esperienza “sociologica” della comunità. Da qui tutte le derive riduttive che riducono, appunto, la Chiesa a distributrice di servizi religiosi, che devono risultare ineccepibili, con tutte le pretese, le rimostranze e i moralismi del caso. Lo dico in generale, come sensazione netta che mi deriva dai rapporti coi genitori, ecc.

La nostra comunità però, e lo dico con commozione e gratitudine ricordando certe figure luminose di parrocchiani di cui potrei stendere un lunghissimo elenco, è stata ed è tuttora piena di santi di tutti i giorni, santi della porta accanto, che questo senso del mistero della Chiesa lo hanno riconosciuto e incarnato e lo incarnano veramente. Magari non pienamente coscienti e quindi con difficoltà di comunicazione a livello culturale. Questo è secondario rispetto all’essere santi, no? Ma se la Fede non diventa cultura non riesce a trasmettersi come dovrebbe, diceva san Giovanni Paolo II. Cultura intesa nel senso di saper rendere ragione della fede, non di essere eruditi. Cultura, Carità e Missione sono i tre capisaldi, le tre dimensioni fondamentali dell’esperienza cristiana.


Questa sensibilità e questa esigenza di educazione mi vengono dalla mia storia familiare e dalla mia appartenenza al carisma di don Giussani, che sempre ha vissuto con noi questo desiderio comunicativo e ha perciò valorizzato ogni particolare dell’esperienza umana (dal canto all’espressione artistica, dalla cultura alla bellezza, alla tradizione) per educarci a riconoscere la presenza operante di Cristo nella vita.

Quindi, venendo alla presente modesta realizzazione, ne metto in evidenza i tratti simbolici fondamentali:

Innanzitutto, in generale, desideravo un impatto forte con la luce. Deve emergere “violentemente” lo splendore del vero, del bello, del giusto, che suscita in noi stupore e attrazione. Luce variegata e multiforme, che illumina i nostri cuori e le nostre menti, come solo lo Spirito sa generare.

1) Al centro vi è Cristo maestro in trono con in mano il rotolo di cui è degno di “aprire i sigilli”. I colori dominanti sono l’oro, il blu del mantello (si è rivestito di umana carne, di natura umana) e del fondo raggiato e il rosso porpora della tunica (colore regale e divino della sua natura). I tre cabochon di ametista lilla nella mandorla dorata rappresentano la Trinità. La mandorla che lo racchiude ha molteplici significati: porta tra cielo e terra, tra dentro e fuori, simbolo di fecondità, generazione e vita nuova. È anche simbolo di gloria e di luce soprannaturale. La “Vesica piscis” simboleggia anche la Divinità e l’Umanità rese UNO in Cristo. Il pesce, Ichthys, peraltro ripreso in uno dei tondi sottostanti è uno dei principali simboli di Cristo, insieme all’altro simbolo del cristogramma Chi-Rho. Il trono non è simbolo di potenza mondana, ma è il trono dell’agnello immolato per la nostra salvezza, per cui Cristo è rappresentato con le stimmate, segno della sua passione. Cristo è l’Alfa e l’Omega, l’inizio e la fine della Creazione, centro del cosmo e della storia (simboli che compaiono anche nei tondi superiori).

2) Il tetramorfo degli evangelisti, secondo la sintesi iconografica elaborata da papà, sta ai lati della mandorla, in quattro riquadri con lo spigolo tangente alla curva della mandorla. Il fondo blu, con diverse tonalità, così come è la diversa sensibilità dei 4 sinottici, a rappresentare la profondità della narrazione dei Vangeli che sono dorati/arancio, cioè divini. Non è parola umana, è Parola di Dio, come a descrizione di quel Cristo Parola di Dio che si è fatta carne, al centro del nostro sguardo contemplante. Trattandosi di un Evangeliario, come da tradizione, i 4 evangelisti compaiono necessariamente.

3) Però ho desiderato introdurre anche altri simboli, eucaristici questa volta. Non sembri strana questa introduzione all’interno di un evangeliario: infatti, se la parola di Dio si è fatta carne, questa carne e questo sangue ci accompagnano e ci guidano nel nostro pellegrinare terreno, viatico alla patria eterna, o autostrada per il cielo come diceva il nostro beato Carlo Acutis. Pane e vino compaiono nei campi laterali accanto alla frase di Cristo “Ego sum Via, Veritas et Vita”. In alto stanno le spighe dorate e alla base della mandorla la vite (albero della vita dai diversi significati) con i grappoli maturi si arrampica coi suoi tralci in diverse volute verso il centro della copertina. Grano e Uva si traformano in Pane e Vino rappresentando così anche il nostro apporto, fatto di lavoro e fatica, all’opera della salvezza. L’oro si mescola a qualche tenue colore proprio per sottolineare questo contributo umano all’azione divina.

4) Al centro geometrico della copertina sta la Croce. Sotto la gloria della mandorla sta l’ignominia del patibolo. In rilievo, anche se non preponderante e impreziosita di gemme di preziosa e luminosa Agata verde e rosso/arancio emerge lo strumento della nostra salvezza che taglia in parti uguali il tempo e lo spazio, intersecando la storia in un punto preciso. La vite alla radice si appoggia alla croce.

Tutta la descrizione del percorso tecnico l’ho pubblicato in un lungopost sul mio sito, per chi volesse approfondire anche gli aspetti di quel tipo.

L’appuntamento per l’inaugurazione sarà a Pasqua 2021, quando la luce della Sua Resurrezione ri-illuminerà le nostre vite. Ciao e grazie per il supporto e la fiducia concessami.

Giancarlo Paganini
07-02-2021

DiGiancarlo Paganini

Pseudo – Icona della Natività

Un presepe 3D ispirato alla grande tradizione delle Icone cristiane orientali

Pseudo Icona della Natività, finita
La Pseudo – Icona della Natività, completata

Presento in questo articolo il Presepe 3D (tridimensionale), opera a sbalzo e smalti su alluminio che ho terminato oggi, 24-11-20. Ho già illustrato in un precedente articolo (UNA ICONA DI PROVA. SAN GIUSEPPE NEL PRESEPE – datato 3 febbraio, a cui vi rimando) la genesi di quest’opera che, avvicinandosi il Natale, ha avuto una notevole accelerazione negli ultimi due/tre mesi. Non mi ripeto circa genesi e progetto iniziale. Da quell’articolo si capisce anche perché alla parola “Icona” antepongo il prefisso “Pseudo”.

Qui invece cercherò di documentare lo sviluppo temporale e la conclusione del progetto. (Per problemi legati alla seconda ondata di Covid quasi certamente il progetto pensato da don Luigi Conti non potrà andare in porto secondo tutti i suoi desiderata; forse il presepe verrà solo esposto isolato singolarmente nella Parrocchia milanese di Gesù Buon Pastore, senza il contorno delle scene realizzate dai bambini del catechismo.

Il senso di un’opera

Ho concepito il presepe in funzione catechetica e mi piacerebbe che venisse usato sempre per far incontrare ai bambini, attraverso la loro naturale curiosità e le loro domande, un riflesso del fascino del mistero del Natale.

Il progetto di don Luigi, col contorno dei presepi dei bambini

Comunque, alla fine, il presepio lo regalerò al caro don Luigi, che ha terminato il suo compito di parroco nella nostra parrocchia, per andare a svolgere il suo ministero sacerdotale al quartiere Feltre).

Durante il Lockdown precedente, pensavo di avere molto tempo a mia disposizione per pensare e iniziare a realizzare il progetto. In realtà il tempo è volato (ho battuto un po’ la fiacca…) e ho anche dovuto far marcia indietro e cambiare idea su un po’ di cose. Ero partito ai primi di febbraio, immaginando una Teotokos in un modo che poi non mi avrebbe convinto. Eccolo:

La Madre di Dio, nel primo abbozzo. Su un letto ligneo e con grande materasso. Era un po’ lignea anche la figura. Soprattutto non si sarebbe integrata al resto della composizione che andava chiarendosi in me, grazie ai primi abbozzi complessivi.
Il san Giuseppe dubbioso. Lo approvo subito senza cambiamenti

Il disegno del San Giuseppe meditabondo, del quale avevo già fatto una prova di sbalzo parziale, invece mi soddisfa, per cui diventa la pietra angolare su cui proseguire con il resto

Lo stile dei disegni

Altro aspetto da sottolineare circa lo stile del disegno. Se fino ad ora mi ero molto appoggiato all’archivio di bozzetti di mio padre Ettore, in questo caso dovevo per forza cambiare stile, cercando di adeguarmi il più possibile ai “tipi” tradizionali approvati dalla tradizione ecclesiastica orientale. Né un’Icona della Natività, né alcuna altra Icona, si può inventare “a muzzo”. (Allegherò di seguito una sintesi delle regole del buon iconografo).

Quindi, per sopperire a questa difficoltà, ho cercato di avvicinarmi ad Icone già realizzate da altri autori, cercando utilizzarne i proto-tipi e poi di armonizzare il tutto. So che certamente, per i veri scrittori di Icone, ho fatto una schifezza sotto diversi punti di vista (Quasi tutti). Lo so anch’o, ma mi piace lo stesso.

Il progetto generale, a partire dal contenitore

Prima cosa: realizzare il contenitore che conterrà il presepe. Senza questo passaggio è difficile rendersi conto del lavoro da fare, delle misure vere. Siamo a fine Agosto, inizio già a sentire il fiato sul collo del Natale che incombe… mi conosco e so che di tempo perso ce ne sarà parecchio, meglio portarsi avanti. Fatta la lista della spesa per recarmi al Brico a farmi tagliare i pezzi di legno necessari. Poi inizio a verniciare e a montare lo scatolotto.

I pezzi necessari per l’assemblaggio. Alla fine le misure esterne, comprensive di profili di alluminio sono: 41,5×26,5×27,2 cm
il montaggio del contenitore. Alcune pareti sono già state dorate, come si conviene ad ogni Icona che si rispetti. Peccato che il procedimento che uso sia molto maccheronico: niente fondo preparato a gesso e colla di coniglio, niente foglia d’oro, niente olifa.
Vernice spray acrilica su fondo ligneo preparato con tinta bianca da pareti.

La composizione generale

Mancava, oltre alle prove fatte, un progetto della composizione generale, eseguito nelle misure esatte della commissione. Un fatto non da poco. Me ne sono reso conto a mie spese dovendo poi far fronte alle misure piccolissime delle immagini da realizzare a sbalzo e poi da ritagliare sulle lastre di alluminio col cutter: un’impresa veramente faticosa! Da calli alle dita!

Misure alla mano, inizio a impostare a computer, con Illustrator, la scena complessiva, facendo un po’ un puzzle dei vari elementi schizzati. Ecco il risultato finale. Ovviamente qui è in 2D. Lo dovrò adattare al 3D, quindi, per esempio la montagna di fondo dovrà essere allungata parecchio dovendo svilupparsi poi sia nel piano verticale che in profondità, cioè in diagonale nello spazio. (La stamperò deformata in verticale, calcolando più o meno la sua vera estensione).

La composizione finale

Ci metto un bel po’ a creare la composizione con la nuova Madonna (l’immagine più bella, che ho utilizzato l’ho tratta non da una icona orientale su legno, ma da un affresco di ignoto italiano della Basilica di san Francesco in Assisi, per dire che l’unità della Chiesa, anche come sensibilità artistica, non era ancora frantumata nel 1290…) e gli altri personaggi che animano la scena. Diciamo che, tra tutto, che arriviamo già a fine settembre.

Gli sbalzi. I primi personaggi

La prima ad essere sbalzata, 10 settembre, anche per l’importanza è la Teotokos, nella nuova versione. Seguirà il nuovo san Giuseppe dubbioso intero e seduto sulla pietra (13-9). Erano i personaggi che avevo già deciso per primi come avrei dovuto farli, non ho dovuto attendere la fine dell’intera composizione generale. Decido che seguirò più o meno la stessa tecnica messa a punto per l’ambone di Mirasole a Opera (con la differenza che qui smalterò anche le figure e non solo i fondi). Gli smalti che uso, visto che me lo chiedono in molti sono quelli per vetro GLAS Art della Marabu.

Gli smalti Glas e Glas Art della Marabu

Ma qui, inoltre, dovrò fare delle “statuine” che stiano in piedi da sole e che mantengano una certa consistenza anche dovendole scontornare. Quindi dietro lo sbalzo dovrò incollare uno spessore di cartone che non sia impossibile da ritagliare e mantenere un appoggio (a L) che possa venire fissato, con colla a caldo, al fondo.

La Teotokos appena sbalzata
Tagliata e incollata sulla base di cartone
… e smaltata. Mi accorgerò solo alla fine che le mancano le tre stelle sul mantello, segno della perenne verginità: prima, durante, dopo il parto. E quindi verranno aggiunte a Madonna già installata nel presepio.
Il san Giuseppe sbalzato e scontornato, incollato sul suo cartone posteriore.
Il san Giuseppe smaltato. Trovo notevoli le ombreggiature create dallo smalto. che rendono superflui i tocchi di luce tipici delle Icone. (Lumeggiature dorate = assist)

Il fondo montuoso

Passo poi alla realizzazione della montagna e della grotta. Elementi che mi pongono diverse difficoltà realizzative. Come ho già accennato stampo l’elemento deformato in altezza e lo sbalzo mettendo a frutto il mio background professionale di grafico cartografo sfumista-montagnista (non si butta via nulla… come il maiale). Poi ne accentuerò l’effetto rilievo ombreggiato anche con il colore di smalto. Taglio l’apertura della grotta col cutter. Devo pensare a come dare struttura portante alla lastra sottile e quindi uso abbondante colla di montaggio con l’associazione di un cartone molto spesso sul retro. Per tenere il tutto in posizione obliqua nello spazio e nel volume generale creo, sempre col cartone, uno scatolato che scorre, sia tra due sostegni fissati al rilievo di fondo, sia tra due binari fissati alla scatola di legno e viene fissato ad essi per mezzo di chiodi estraibili, in modo che se dovessi intervenire posso sempre farlo smontando tutto l’ambaradan senza problemi. Nello scatolato portante introduco e incollo un foglio di stagnola da cucina stropicciato e dipinto di nero che simuli l’effetto roccia di una grotta buia. Perfetto.

Le montagne appena sbalzate. Va ancora ritagliata la grotta e rifinito il bordo superiore che piegherò sul cartone incollato. Nella parte inferiore prevedo uno spazio di terreno, libero posteriormente e incurvato, che arrivi quasi al bordo dello scatolotto.
Le prove per mettere in posizione le montagne nello scatolotto.
Il tutto, quando sarà ritagliato e messo in posizione, andrà poi lucidato e smaltato.

Il Bambino, la mangiatoia e gli animali nella grotta

Bene, tocca ora al Bambino in fasce, alla mangiatoia/sepolcro e agli “animalia” (…ut animalia viderent Dominum natum…) da inserire poi all’interno della grotta.

Sbalzo prima il Bambino fasciato e poi la mangiatoia, che in realtà ha la forma di un sepolcro marmoreo, a simboleggiare il destino di crocefissione di Cristo, motivo della Sua venuta tra gli uomini. Il sepolcro è proprio tridimensionale, ma lo realizzo con una prospettiva forzata, innaturale, per dare più profondità e assomigliare di più a quelle prospettive “rovesciate delle icone. Bambino e sepolcro vanno montati su un supporto scatolato che andrà inserito all’interno della grotta, in modo da emergere alla giusta altezza.

Lo sbalzo di Gesù bambino e del suo sepolcro
Il bambino montato sulla mangiatoia e già smaltato. E’ veramente una miniatura microscopica, difficilissima da sbalzare!
Il supporto scatolato di cartone sul quale sono montati i due elementi e sul quale andranno applicati anche i due animali della stalla.

Ora tocca all’asino e al bue. Li sbalzo, li smalto e provvedo a creare dei supporti per fissarli tra la parete di fondo della grotta e il supporto del sepolcro.

Asino e bue sbalzati, scontornati e smaltati
Il supporto di cartone sul retro del bue, simile a quello dell’asino. Tutte le facciate posteriori dei personaggi vengono in seguito verniciati d’argento, anche per proteggere il cartone dagli influssi dell’umidità che potrebbe incurvarli

Il 26-10-20 siamo a questo punto. Ne manca ancora parecchio di lavoro!

Stato dell’arte al 26-10-20. Grotta finita con i suoi abitanti e le rocce di carta stagnola dipinta, montagne a posto, Maria e Giuseppe finiti e posizionati. Il tutto è ancora non fissato definitivamente, per consentire modifiche e migliorie dell’ultima ora.
Vista dall’alto del particolare della grotta della Natività. La Madonna Teotokos è solo appoggiata e fissata con nastro adesivo sul retro. Alla fine dovrò applicare un sostegno più alto e complesso per aumentare l’inclinazione in verticale

Gli altri personaggi

31-10-20. Viene la volta del pastore tentatore (Tirso) e del suo compare. Tirso viene anche identificato col demonio che inocula a san Giuseppe tutti i dubbi del mondo a riguardo di questa nascita mirabile. Ci sono varianti dove la figura è identificata con Isaia che indica il germoglio che nasce dal tronco di Iesse.

Il bastone secco e spezzato ha questo significato:
”Come questo bastone non può produrre fronde, così un vecchio non può generare e una vergine non può partorire”. La tradizione vuole che il bastone sia rifiorito, proprio per indicare che nulla è impossibile a Dio.

Tra l’8 e il 9 novembre tocca ai 4 angeli annunciatori. Sbalzare le ali e i volti ha richiesto molta perizia. Però alla fine, smaltati, mi sembrano luminosi, come il loro essere. Troverò poi alcune difficoltà durante l’assemblaggio al bordo superiore della montagna, specie per l’angelo col cartiglio, che mi vedrà costretto a piegargli un po’ un’ala, ma… vabbé…

I 4 angeli che si rivolgono ai magi e ai pastori. La linguetta inferiore sporgente è ciò che mi permetterà di fissarli alla montagna.
Ed ecco gli angeli montati sul monte. Appare da un lato la stampata dei magi nella loro posizione. Mi sono serviti per posizionare correttamente l’angelo in basso a sinistra. Siamo a sera del 9-11-20

Una parentesi “luminosa”

Il 10-11-20 apro una parentesi che si protrarrà per diversi giorni, perché il soffitto deve ospitare un piccolo impianto di illuminazione a led, nascosto da quinte nere, alimentato da pilette a pastiglia, con 20 microscopici led.
E qui i veri scrittori di icone inorridiranno, a ragione: la luce dovrebbe essere quella del Tabor, (la Trasfigurazione) provenire cioè dall’oro di fondo. Già, bravi, ma non essendo una tavola 2D, mi risulta difficoltoso far emergere dal buio gli elementi che più si posizionano sul fondo dello scatolotto. L’idea, comunque, sarebbe quella di valorizzare con degli spot di luce proiettata alcune figure, i cieli e il raggio di luce dello Spirito santo.

In realtà non sono del tutto soddisfatto del risultato, per diversi motivi: la pochezza e la debolezza dei punti luce, la luce sostanzialmente fredda che ho dovuto ritoccare con lo smalto giallo o arancio in alcune zone, le pilette che si scaricano troppo rapidamente, i troppi riflessi generati, san Giuseppe è troppo avanzato e irraggiungibile, ecc. Cercherò di migliorarlo, magari inserendo un alimentatore.

I mini led posizionati nei punti strategici. Le quinte sono ancora da dipingere di nero e fissate col nastro adesivo. Ma siamo ancora all’inizio, lo studio andrà avanti per un bel po’.
il 16-11 le luci sono a buon punto e viene posizionato anche il raggio dello Spirito e la stella
Qui si vede il coperchio rovesciato con l’impianto luci quasi definitivo. Sotto i led ho posizionato dei mini-riflettori di alluminio per concentrare le luci. E’ una foto in fase molto avanzata (23-11), quasi alla fine e lo si nota da quasi tutti i personaggi al loro posto. Si notino il semicerchio dei cieli, la stella e il raggio di luce. Di plastica e piegati in avanti.

Avanti coi personaggi

Nel frattempo proseguo con la realizzazione degli altri personaggi: pastore, pecore e levatrici che fanno il lavacro al bimbo appena nato, sono sbalzi del 19-11.

Le altre 2 pecore sbalzate non le ho fotografate, Queste figure sono del 19-11

A queste seguono i Re magi, che completano i protagonisti del presepio. Qui le vediamo tutte finite, smaltate e in posizione. La sezione levatrici che fanno il bagno a Gesù mi ha dato molto filo da torcere, per via di tutti gli intagli da apportare per scontornare le figure. Siamo ormai al 21-11.

Le ultime scene e figurette finite

Gli ultimi dettagli

Credete che sia finita così? No, mi sento in dovere di stendere un testo, (che incollerò qui in coda), dove spiego al nuovo pro-parroco don Matteo, a don Luigi e a chi lo desidera, lo studio che ho fatto e i significati di ogni figura e dell’Icona in generale. Facendo ciò mi accorgo (ohibò!) che ho tralasciato le tre stelle sul mantello della Madonna, simbolo della sua verginità prima, durante e dopo il parto e i due arbusti, testimoni vegetali del mondo naturale e parte della trasfigurazione di tutto il creato in cosmo, nuova creazione. Devo assolutamente porvi rimedio. In fretta e furia tiro fuori questi due gioiellini che sembrano spille di smeraldo.

Alberelli sbalzati e smaltati
Alberelli sbalzati e smaltati. 23-11-20

Verso la conclusione

Bene, ora è il momento di rimontare definitivamente tutto e predisporre l’alloggiamento per il vetro sintetico antiriflesso che ha la funzione di proteggere il fragile manufatto dalle mani di pazzi e malintenzionati che girano dalle nostre parti e che hanno fatto già gravi danni in parrocchia.

(L’anno scorso sono state rubate le statue grandi del presepe tradizionale e rovinato il coperchio smaltato del fonte battesimale…).

Fisso con due vitine con bullone passanti attraverso il compensato del pavimento il bordo anteriore della montagna e le figurette in primo piano al pavimento. Al Brico poi acquisto sia il vetro sintetico (da tagliare col cutter in misura) che un listellino angolare di alluminio che taglierò in misura e metterò sul fronte sui lati lunghi, come guide per la lastra. Non lo trovo anodizzato oro, quindi lo vernicio a spray con lo stesso oro acrilico del fondo. Acquisto anche delle piccolissime viti autofilettanti per l’assemblaggio dei pezzi allo scatolotto. Lateralmente metto due piccoli fermi angolari da avvitare sui fianchi di legno per fermare il vetro in posizione.

Prima di chiudere il fronte, ovviamente scatto un po’ di foto.

Post scriptum: Il 27 novembre il presepio viene esposto in parrocchia. Gesù Buon Pastore via Caboto, 2 Milano: eccolo.

A QUESTO PUNTO NON MI RIMANE CHE AUGURARVI BUON AVVENTO E BUON NATALE!

Presepio pseudo icona terminato
Con illuminazione esterna
Con illuminazione interna attiva

Il testo dello studio

PSEUDO-ICONA DELLA NATIVITÀ

PREMESSA

LE ICONE NELLA TRADIZIONE CRISTIANA ORIENTALE (Rif. *)

Le icone, per la Chiesa d’Oriente, sono molto di più di quello che sono per noi le immagini sacre: sono inscindibilmente legate alla proclamazione della retta fede (ortodossia). Ciò dipende dal legame, (stabilito dal VII° Concilio – Nicea, 787 d.C. – l’ultimo riconosciuto valido dalla Chiesa Orientale), tra l’espressione pittorica delle realtà spirituali e il dogma dell’Incarnazione, mediante il quale l’Invisibile si è degnato di assumere il visibile e di rivelarsi attraverso l’umanità di Cristo.

L’icona ha quindi un valore profondamente spirituale: non solo linguaggio figurato in aiuto della memoria, ma invito espresso in luci e colori a quella tensione spirituale, a quella TRASFIGURAZIONE del singolo e del creato, che i Padri orientali hanno espresso con il termine “Theosis”, ovvero deificazione o divinizzazione. (1)

Da Calcedonia

Il Concilio di Calcedonia (451 d.C.) elaborò il simbolo della retta fede della Chiesa sull’Incarnazione: “… Il Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo è uno e medesimo. Questi è perfetto nella Sua divinità e nella Sua umanità, vero Dio e vero uomo, composto di anima, un’anima razionale e un corpo. Egli, Uno e medesimo, è della stessa sostanza del Padre secondo la divinità ed è della nostra stessa sostanza secondo l’umanità, si è fatto in tutto simile a noi eccetto che nel peccato. Nato dal Padre prima di ogni tempo, rispetto alla divinità, per noi e per la nostra salvezza nacque da Maria Vergine e Madre di Dio, rispetto all’umanità. Noi crediamo uno solo e medesimo Cristo, Figlio e Signore, unigenito in due nature, senza confusione o cambiamento, senza divisione né separazione. Ma la differenza delle nature non è mai cancellata dalla loro unione, anzi ciascuna di esse conserva la sua proprietà concorrendo entrambe a costituire una sola persona o “ipostasi”. (2) Noi non lo crediamo uno in due nature separate e distinte, ma un solo e medesimo Figlio, il Verbo divino, Nostro Signore Gesù Cristo”.

Considerazioni storiche

Non sono affermazioni da poco, per noi sembrano scontate o superate, al nostro sguardo superficiale. Pro o contro questo credo si sono guerreggiate lotte sanguinose, per esempio tra iconoclasti (che non ammettevano una rappresentazione del Mistero eterno in forma sensibile e/o artistica, combattuta come idolatria) e coloro che invece, proprio in virtù dell’apparizione in terra dell’uomo-Dio Cristo, mistero incarnato fattosi nostro prossimo, non solo la ammettevano ma, anzi, la incoraggiavano.

San Giovanni Damasceno, intorno al 730 d.C., contro gli iconoclasti afferma: “ …Noi però possiamo rappresentare il Dio che si è incarnato, si è mostrato nella carne sulla terra, si è mescolato agli uomini nella Sua ineffabile bontà, ha assunto la natura della carne, la densità, la forma, i colori”.

Non si tratta quindi di idolatria, ma di “illustrare quando l’invisibile diventa visibile nella carne,… la rassomiglianza dell’invisibile”. “Come gli Apostoli hanno visto corporalmente Cristo, le sue sofferenze, i suoi miracoli e hanno inteso le Sue parole, anche noi desideriamo vedere e intendere per essere felici”. “…noi contempliamo le Sue fattezze corporali, i suoi miracoli, e i suoi patimenti, ne siamo santificati, resi pieni di ardore, di letizia e di beatitudine, a esse rendiamo onore, venerazione, adorazione e, per quanto ne siamo capaci, cogliamo nello spirito la gloria della Sua divinità. Noi siamo duplici, fatti di anima e di corpo, (…) ci è impossibile andare allo spirituale senza il corporeo”.

La natura umana ha bisogno di segni sensibili per poter giungere all’intelligibile, quindi necessita di segni quali la scrittura e la raffigurazione iconica. La Chiesa che porta con sé l’autocoscienza sicura della fedeltà alla tradizione può giustamente giudicare quando le immagini hanno diritto di portare il nome di proto-tipo. Così accolse e approvò i tipi che divennero canonici (…) non permettendo all’artista di progettare forme e composizioni non suffragate dalla tradizione stessa; l’artista cioè non è libero di rappresentare quello che vuole. Ma lo è nell’esecuzione artistica, nelle tecniche e nella padronanza degli strumenti.

I canoni

I precetti tecnici canonici per l’esecuzione di una icona sono: a) tavola di legno, b) colori a tempera, c) bidimensionalità, d) riduzione del paesaggio e dello sfondo ad un semplice accenno, e) fondo oro e assenza di ombre proiettate, f) uso della prospettiva inversa, g) conformità ai tipi canonici approvati, h) bordo della tavola come cornice dorata in rilievo, i) preghiera fedele dell’iconografo.

Note
1) Dalla presentazione di Mons. Enrico Galbiati al volume “Il mistero e l’immagine” di Pietro Galignani. 1981, La Casa di Matriona. (*) Questo libro è la mia fonte per questo testo.
2) Nel Cristianesimo il concetto neoplatonico di ipostasi svolse un ruolo fondamentale nella formulazione della dottrina trinitaria: i caratteri specifici di Padre, Figlio e Spirito Santo furono definiti come ipostasi (sostanza personale), ma posti a un livello paritario e non più gerarchico. Il termine “ipostasi” fu così consacrato dal concilio di Calcedonia (451) che affermò l’esistenza in Cristo di un’unica ipostasi-persona in due nature: umana e divina.

LA PSEUDO-ICONA QUI REALIZZATA

Per la genesi dell’opera, per la tecnica usata e per un mucchio di altri motivi, questa che vediamo qui non possiamo quindi chiamarla Icona della Natività. Commissionatami a febbraio 2020 da don Luigi come parte del suo progetto di presepio del Natale 2020 (molto più complesso e più articolato anche dal punto di vista teologico), che doveva essere tridimensionale, inserito in una scatola di legno centrale e poi accostata alle altre realizzate dei bambini del catechismo, mi ero ispirato come idea portante alle rappresentazioni della tradizione orientale, perché affascinato dalla profondità di tale teologia e dalla misteriosità di talune figure e atteggiamenti dei personaggi raffigurati che per noi, per la nostra tradizione occidentale, erano divenute un po’ estranee negli ultimi secoli. (Molte testimonianze artistiche del nostro passato ci ricordano invece l’unità di un tempo antico(3)). Mi ricordavo ciò che san Giovanni Paolo II una volta (13.10.1985) disse all’incirca: “La cristianità ha due polmoni, Oriente e Occidente, e deve ricominciare a respirare con tutti e due”. Quindi, nel desiderio di riscoprire una ricchezza complementare e necessaria ho iniziato a guardare diverse icone della Natività e ad immaginare come realizzare quest’opera. 

Non è su legno, non è dipinta a tempera, non è bidimensionale, ha una sua illuminazione e non solo l’oro del fondo… insomma per i puristi è una porcheria. Io spero che però, attraverso la mia personale ricerca, il mio lavoro (ce n’è dentro tanto) e la mia tecnica a sbalzo su alluminio e smalti sintetici da vetro, qualcosa di vero e prezioso passi comunque. L’ho pensato espressamente come presepio con finalità catechistiche, pensando ai bambini dei miei corsi di iniziazione cristiana, innanzitutto. E come tale desidererei che venisse sempre usato.

Affresco Natività Assisi
Nota 3) Ci sono rimasti numerosi esempi antichi nelle nostre terre che testimoniano di questa unità espressa anche nella figurazione iconografica: gli affreschi absidali in Sancta Maria foris portas a Castelseprio (VA), il portale della cattedrale di san Zeno a Verona e l’affresco di anonimo italiano nella Basilica di s. Francesco ad Assisi (nella foto) da cui ho preso gran parte dell’ispirazione, giusto per citarne tre.

Analizziamo forma e contenuti allora.

1- Resta l’uso, anche se imperfetto per via del 3D, della prospettiva inversa: la realtà cioè non è vista in modo naturalistico fisico-temporale, ma spirituale; la composizione (in questo caso della Natività), essendo una Teofania (manifestazione sensibile di Dio) nasce da un punto centrale e si sviluppa intorno ad esso. La grandezza delle figure non è data dalla lontananza o meno dall’osservatore, ma dalla loro importanza ed essenzialità. Così come per le loro fattezze e le proporzioni, non desunte dal loro essere fisico ma, allegoricamente dalla loro essenza spirituale, essendo l’uomo concepito come immagine di Dio.

2- Resta anche il trattamento non realistico del tempo, dello spazio e delle narrazioni: spesso in contemporanea avvengono più fatti. (Il bambino appare due volte nella stessa composizione, nella mangiatoia e lavato dalle levatrici). Così il fedele diventa “contemporaneo” al Mistero rappresentato: il tempo viene fatto “esplodere” nell’oggi di Dio e così pure lo spazio, che rappresenta un mondo trasfigurato: è il luogo di Colui che non ha luogo, che è incircoscrittibile e si lascia circoscrivere.

3- Purtroppo qui la concezione canonica, “Taborica”, della luce che promana dall’oro dell’icona non è stato possibile mantenerla. La tridimensionalità la impedisce e quindi ho dovuto supplire, per rendere visibili i particolari, con una illuminazione a soffito, nascosta da quinte, ma presente.

LE FIGURE

1)- La Madonna o Teotokos (Madre di Dio). La Deipara campeggia al centro della composizione tagliandola di sbieco. È la figura più grande di tutte. È Colei che accoglie il Verbo e questo fa di lei la “Piena di Grazia”, la massima realizzazione dell’umano. Col capo avvolto dall’aureola della luce divina riposa su un letto (ne ho trovati di diverse fogge e colori e ho scelto il bianco che mi sembrava più luminoso del purpureo e contrastava con le sue vesti: la tunica azzurro intenso e il mantello porpora, che simboleggiano rispettivamente la sua creazione a immagine di Dio e la sua deificazione nell’accettazione del suo coinvolgimento nel mistero della salvezza, cioè la sua trasformazione interiore, la sua piena somiglianza con Cristo, che dona a Lei per grazia quello che Egli possiede per natura). Per inciso, è l’inverso dei colori con cui è tradizionalmente raffigurato Cristo nelle Icone: Dio rivestito di carne umana. La Teotokos  porta sul capo e sulle spalle le tre stelle del mistero della sua maternità verginale: vergine prima, durante e dopo la natività.

2)- Al suo fianco Gesù appena nato, il Dio fatto uomo giace, avvolto in fasce molto strette come quelle di un defunto, in una mangiatoia di pietra, molto somigliante ad un sepolcro. Il bambino circondato dall’aureola dorata, l’asino e il bue che lo guardano stanno all’interno di una grotta, che rappresenta la terra dopo il peccato, molto buia: La luce è apparsa nelle tenebre. In questa voragine sono già prefigurati gli inferi raggiunti dalla potenza redentrice di Cristo nell’icona di Pasqua, della resurrezione. Cristo, assumendo la carne mortale illumina, trasfigura, deifica l’uomo e la natura; il mistero della nascita è vissuto all’interno della fede pasquale.

3)- Sopra il bambino sono rappresentati i cieli, oltre i quali vive il mondo spirituale sovraceleste, in forma simbolica dei tre cerchi colorati dai quali emerge un raggio di luce (spesso tripartito) nel quale è rappresentato lo Spirito santo (In alcune Natività è in forma di colomba, in altre compare la stella). Il legame che li unisce è quello della comunione ineffabile trinitaria. Lo Spirito vivificante, che fa degli uomini dispersi un popolo nuovo e del mondo un cosmo ordinato, testimonia, come nel Battesimo al Giordano, che Cristo è il Figlio di Dio. (Teofania)

4)- Attorno al nucleo centrale della natività sono disposte altre scene non contemporanee ma rappresentate contestualmente nelle quali, (con più libertà di disposizione e rappresentazione), sono raffigurati secondo i canoni e i proto-tipi approvati:

a- l’annuncio degli angeli ai pastori,
b- il bagno di Gesù Bambino con le levatrici,
c- la venuta dei Magi,
d- il dubbio di Giuseppe.

  1. Gli angeli (solleciti ministri attorno alla gloria di Dio e annunciatori/messaggeri della sua Parola) che si rivolgono ai pastori sono in duplice atteggiamento: uno ha lo sguardo rivolto verso l’alto, verso la sorgente di luce, l’altro si rivolge direttamente ai pastori e comunica loro il grande messaggio (su un cartiglio).
  2. Nel cosiddetto vangelo di san Giacomo (Pseudo Matteo) è citata Salomé che fa prendere il bagno al bambino divino, prefigurando il Battesimo del Giordano. La scena quindi compare in questa Natività e, “stranamente”, fa in modo che Gesù bambino compaia due volte nella stessa icona.
  3. I Magi, guidati dalla stella, e assistiti dagli angeli, compaiono tra i dirupi dei monti coi loro doni e vengono alla grotta per riconoscere nell’infante che “Colui che non ha carne si incarna, il Verbo si appesantisce di un corpo (…) l’invisibile si fa visibile, Colui che non può essere toccato si lascia toccare, Colui che non ha principio inizia e il Figlio di Dio diviene figlio dell’uomo”. (dalla liturgia). Nobili e di lontana provenienza sono vestiti con abiti sfarzosi (a volte sono rappresentati a cavallo). Nella tradizione bizantina l’adorazione dei Magi è legata al Natale e non all’Epifania come in Occidente. Sono anch’essi un elemento teofanico, prefigurando coi loro doni, oro, incenso e mirra,  la Sua resurrezione dopo tre giorni.
  4. Il dubbio di san Giuseppe. Le varianti di questa scena, nelle icone consultate, sono parecchie. In modo particolare il personaggio che sta di fronte a san Giuseppe viene identificato o con il profeta Isaia (ma, nel caso è rappresentato diversamente, con le vesti di pelle o di peli animali come Giovanni Battista, con la mano destra ad indicare il bambino che viene lavato e un tronco da cui spunta un germoglio (di Iesse) e la sinistra su una tavoletta scritta per ordine di Dio), o con il pastore tentatore Tirso, ovvero il diavolo sotto forma di pastore (a volte accompagnato da un altro pastore). Costui gli indica un bastone rotto o comunque secco e contorto come a dirgli: ” Come il bastone non può produrre fronde, così un vecchio non può generare e una vergine non può partorire”. La tradizione vuole che il bastone sia rifiorito, proprio per indicare che nulla è impossibile a Dio. Questo particolare giustifica allora le diverse varianti: si sono uniti il virgulto di Isaia che sorge dal tronco di Iesse col bastone di san Giuseppe, quindi il pastore sarebbe il realtà Isaia che scompare dalla scena del bagno. Quindi le tre varianti sono: 1-tentazione di Giuseppe, e testimonianza di Isaia; 2- tentazione di Giuseppe istigato dal demonio; 3-Giuseppe rassicurato nei sui dubbi da Isaia.

In ultimo un cenno sulla natura, raffigurata in modo molto scarno dalla montagna, dagli animali (pecore, asino e bue) e dalla scarna vegetazione: anch’essa è testimone di questa teofania e viene trasfigurata anch’essa: diviene un cosmo ordinato.

Concludendo, l’annuncio teologico dell’icona della Natività afferma innanzitutto la potenza di Dio, che inaccessibile nella Sua natura si manifesta, discende verso l’uomo, si accompagna con l’uomo condividendo la sua vita, risignificandola in modo salvifico. Proclama poi il miracolo della maternità virginale come luogo di applicazione, il punto di consistenza attraverso il quale la manifestazione divina entra nella storia dell’uomo. Infine  annuncia che la teofania divina non è solo un fatto miracoloso che si presenta all’uomo lasciandolo attonito spettatore; lo scopo di questa teofania, lo scopo della filantropia divina è la deificazione dell’uomo e della natura.

Non rinnego nulla della nostra tradizione cattolica e francescana del presepio, che molto deve del suo sviluppo anche artistico al confronto serrato nei secoli con la cultura e le scienze sviluppate nell’ambito della cristianità occidentale, ma proprio perché possiamo essere assuefatti alla nostra rappresentazione iconografica abituale, ritengo che l’approccio con questa spiritualità possa aiutarci a vivere con più attenzione questo Mistero.

DiGiancarlo Paganini

Studia!

(Se vuoi riuscire bene nel commercio…)

“Studia! Se vuoi riuscire bene nel commercio”. Questo simpatico motto familiare ha da sempre condizionato il mio modo di essere, anche se, quanto a titoli di studio, lo ammetto, ho un medagliere piuttosto scarno.

Però ho sempre cercato di imparare da tutti, ho studiato sempre gli argomenti che volevo approfondire, sono sempre stato curioso e sperimentatore. Stavolta però abbiamo fatto sul serio (Io e mia moglie Daniela Blandino): abbiamo frequentato con successo in giugno, ONLINE (adattandoci, ma anche approfittando dei problemi legati al Lockdown Covid), il primo livello del corso di modellazione solida con Rhinoceros.

Qui il mio certificato da neofita di primo livello (cioè, ehm…, siamo veramente ai rudimenti, alle basi raso terra…). Il mondo, anzi l’universo che ci si spalanca innanzi, però, è davvero infinito: ci si sente veramente inesperti navigatori su un guscio di noce.

Il certificato di Rhino, rilasciato dal docente, formatore abilitato Francesco Paganini

Un mondo davvero interessante quello della modellazione solida in 3D con la possibilità di ottenere prototipazione degli oggetti creati con Rhinoceros.

Un sogno nel cassetto, un desiderio

Il mio sogno nel cassetto, da realizzatore di icone a sbalzo e smalto, è la realizzazione di un calice istoriato con alcune riproduzioni di formelle di via crucis di mio padre Ettore. È un po’ la molla che ha fatto scattare questa iniziativa di conoscenza e formazione. Un calice che esprima la preziosità del sacro in chiave moderna. Con l’uso quindi di materiali preziosi oggi, tipo qualche lega o metallo raro (Rodio, Palladio, Iridio, Titanio, Platino, Osmio…), inserti di fibra di carbonio, ecc; e una lavorazione tipo la stampa 3D addizionale per i metalli.

Qualche idea già ce l’ho: chissà se riuscirò a realizzarla?

DiGiancarlo Paganini

UNA ICONA DI PROVA. SAN GIUSEPPE NEL PRESEPE

Un San Giuseppe dubbioso, alla maniera del “presepio” ortodosso nelle icone sacre orientali della Natività.

Prologo

Qualche tempo fa, appena dopo Natale, il mio parroco mi preannuncia la sua volontà di farmi realizzare la scena centrale del presepio del Natale 2020 in chiesa. In una cassetta di 41,5×26,2×27 cm dovrò creare la scena della natività. Tutt’intorno don Luigi ha pensato di far realizzare dai bambini del catechismo le molte altre cassettine con le seguenti scene – dal basso verso l’alto:
1) Annunciazione, 2) Il sogno di san Giuseppe, 3) Verso Betlemme; poi sopra a quella centrale: 4) I Magi, 5) Gesù tra i dottori del tempio, 6) Gli Apostoli.

In tutto il presepio misurerà circa 3 metri di lunghezza e 2 mt di altezza.

Lo schemino del presepio pensato da don Luigi

Una chiamata, una richiesta

Uno schema molto complesso e teologicamente affascinante. Una nuova sfida al pari di quella realizzata per Mirasole. Con la differenza che qui l’invito alla realizzazione non è partito dalla mia immaginazione o ispirazione, ma dalla chiamata diretta del Parroco a immaginare e mettere in opera il presepio.

L’ispirazione

Non so perché, ma sento ora il bisogno di cimentarmi con qualcosa di nuovo rispetto a quanto fatto per l’Abbazia alle porte di Opera, sia come stile di disegno che come tecnica. Cercando ispirazione – (sono cose lente che devono chiarirsi e approfondirsi col tempo) – mi sono rivolto alla tradizione iconografica orientale delle icone ortodosse che mi affascinano molto per il senso del sacro che emanano. In esse, ogni elemento delle sacra rappresentazione deve rispondere a canoni ben precisi. Tipologie o proto-tipi definiti da secoli. Sia le composizioni che i personaggi, le pose e i colori non sono lasciati al caso ma esprimono ognuno significati molto precisi e codificati.

Il pericolo è il mio mestiere…

Il pericolo di fare una cosa “poco ortodossa” volendo, al contrario, riprodurre una cosa Ortodossa, è davvero grande, soprattutto se non si appartiene e non si è fatta propria la tradizione di riferimento. La nostra tradizione “romana apostolica” del presepe è stata recentemente rispiegata da una lettera apostolica di Papa Francesco: la “Admirabile signum”. Anche questa andrà approfondita.

Libertà di espressione o rigidi canoni?

Vedo già nelle mie prime ricerche che la libertà espressiva degli scrittori di icone orientali è molto confinata nei canoni maturati in secoli di tradizione, anche se non mancano autori moderni che osano qualcosa in più o di difforme, a costo di essere tacciati dai puristi rigorosi di fare gli “illustratori di fiabe”. (Vedi nel web le critiche velenosissime -ho trovato post terribili- fatte alla grandissima artista Lyuba Yatskiv di Leopoli – https://www.iconecristiane.it/2017/12/10/lyuba-yatskiv/ )

Mi scuso già da ora se dovrò uscire giocoforza, in diversi punti della realizzazione come la sto immaginando, dai binari della tradizione bizantina, ortodossa rigorosa. L’idea, peraltro, di fare una sorta di “sincretismo” delle tradizioni orientale e occidentale, mi sollecita. Mi interessa far intravvedere anche ai miei concittadini gli aspetti per noi sconosciuti della visione teologica dell’“altro polmone” con cui respira la Chiesa universale (come si esprimeva san Giovanni Paolo II). Spero però di non combinare guai troppo grossi. Sono cosciente di essere un principiante e uno sperimentatore maldestro.

I buoni propositi

Per cercare di ovviare alle mie mancanze visionerò alcuni siti come quello di Russia Cristiana e della scuola di Seriate -BG ( http://scuolaseriate.eu/ ). So altresì che dovrò studiare il più possibile qualche trattato sull’argomento, per esempio questo, molto bello: “Il mistero e l’immagine” edito da La casa di Matriona.

Il libro che mi studierò. Ovvio che ogni possibile cavolata mi dovesse capitare di fare non sarà addebitabile all’autore del volume.

Difficoltà all’orizzonte

In buona sostanza, ho l’esigenza di usare comunque le tecniche sperimentate per Mirasole, ma avendo come modello iconografico le icone russe o bizantine.
Questo pone già sulla mia strada diverse difficoltà:

1) devo per forza fare una scena tridimensionale, avendo come base una cassetta che dispone di una profondità di 27 cm e quindi dovrò realizzare le figure scontornate dei personaggi, disposti su più piani. Nelle vere icone orientali non esiste prospettiva vera, come elaborata nei secoli dall’arte occidentale, ma le figure entrano nello spazio della composizione con proporzioni legate alla centralità e all’importanza dei personaggi e non alla distanza dai punti focali sull’orizzonte.
2) L’icona non sarà dipinta in 2D in piatto su tavola di legno con tempere o acrilici, ma sbalzata su metallo e smaltata coi miei colori per vetro. Il chiaroscuro sarà dato dai rilievi dello sbalzo. Non potrò aggiungere colpi di luce (o Assist dorati) come nella pittura/scrittura delle icone classiche. Le figure quindi dovranno essere ritagliate e posizionate in 3D nello spazio a disposizione.
3) Dovrò anche pensare ad una illuminazione con micro led, per accentuare il modellato.
4) La gamma di colori per vetro è molto limitata (cercherò altre tinte della serie) e le miscele che ho tentato di sperimentare spesso impazziscono e si raggrumano in modo strano. Adeguarsi alle tonalità proprie dell’iconografia ortodossa sarà pertanto durissima, potendomi avvalere di pochi colori base e dovendo privilegiare le velature sovrapposte (anch’esse rischiose), rispetto alle miscele.

La prima prova

Avevo già schizzato delle figure (Madonna – Theotókos (Θεοτόκος) – e san Giuseppe) e qualche giorno fa per soddisfare le domande di un amico che voleva sapere come lavoro, avevo iniziato davanti a lui una prova di sbalzo a partire dalla figura del san Giuseppe dubbioso. Piccola lastra di metallo, era solo una prova e pochi tratti del volto solo per spiegargli la tecnica. Poi però sono andato avanti e questo è il risultato.

Mi piace il risultato sulla parte di veste grigio scuro, il modellato mi sembra efficace. Devo decidere se lasciare metallico l’incarnato, visto che non trovo per ora un colore tenue trasparente. So benissimo che la stella cometa fatta così non c’entra nulla con le icone orientali, ma era solo per provare.

Gli sviluppi, se ci saranno

Mi concentrerò ora sulla proposta di composizione da proporre al parroco. Se avrò l’ok, farò una prova con una figura finita e ritagliata assieme al supporto ligneo, per scoprire i problemi e le difficoltà di questo assemblaggio. Se troverò le soluzioni, parto per la realizzazione definitiva.

Vi aggiornerò a dovere.

DiGiancarlo Paganini

Icona smaltata su ottone

Mi sono cimentato a sbalzare e smaltare una nuova icona tratta dal disegno d’archivio di Ettore Paganini 0190, raffigurante una Madonna con bambino, ma questa volta utilizzando la sottile lastra di ottone acquistata da Miorino metalli.

Un metallo veramente più duttile e morbido di quanto mi aspettassi, sicuramente più dello zinco al quale mi sono abituato. Il problema è che se sbagli, ed esempio calcando troppo la mano e ottenendo troppo volume, poi è difficile rimediare. Dovrò prenderci un po’ la mano. Anche la smaltatura, non so se per il caldo o la giornata ventosa che fa asciugare tutto in un attimo, mi ha dato non pochi grattacapi. Oltretutto il colore del metallo influisce moltissimo sulla resa colore degli smalti.

Comunque questa icona che regalerò ai miei nuovi consuoceri Lanosa, non mi dispiace.
E’ perfettibile, come ogni passo che si fa in una sperimentazione. Mi piacciono la luminosità dorata dell’ottone, che quando viene lucidato risplende come l’oro e, tutto sommato, anche il contrasto degli smalti. Spero che piaccia anche ai miei cari Fedele e Daniela.

Madonna con Bambino da archivio 0190. Sbalzo e smalto su ottone.
DiGiancarlo Paganini

L’AMBONE PER MIRASOLE: UN PROGETTO UN PO’ FOLLE

Un nuovo ambone per l’Abbazia di Mirasole a sbalzi e smalti con croce centrale, tetramorfo degli evangelisti e quattro quadri con la vita di Cristo (Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione).

Un itinerario di arte e fede raccontato passo-passo,
(40 passi, dal 9 maggio 2019 a fine ottobre 2019).

In questo post che ho iniziato a scrivere il 9 maggio 2019 racconto la storia di come un’ispirazione che cova dentro di me da tempo (almeno da qualche mese) inizia a prendere forma concreta. In questo articolo vi aggiornerò passo-passo sulle fasi di avanzamento di quest’opera “un po’ folle”. E di come si cambia dandole credito. Perché una sfida così, non può non cambiare chi la affronta. Lo spero.

La genesi dell’idea

Innanzitutto il progetto è nato osservando l’ambone presente nell’Abbazia di Mirasole, realizzata nella prima metà del XIII secolo alle porte sud di Milano, dalle parti di Opera, una delle Abbazie storiche dell’anello che circondava Milano e di cui fanno parte Chiaravalle, Viboldone, San Lorenzo in Monluè, Morimondo, Santa Maria in Calvenzano e, in città, san Pietro in Gessate.

Ambone? Leggìo? Va bene che la Chiesa ha come ideale la povertà, ma qui si rasenta proprio la miseria. Mi si stringe il cuore a pensare al misero pannello di legno grezzo rivestito del drappo col colore liturgico del giorno.

Ma come? Un’abbazia così, con questo valore storico, meta di così tanti visitatori, alla ricerca di un’oasi di pace e di fede, meriterebbe molto di più. Allora ho cercato tra i disegni d’archivio di mio padre Ettore l’ispirazione per progettare un Ambone degno di questo nome. E come vedremo più avanti troverò quello che si adatta meglio alla mia idea.

Dall’idea al progetto

Quindi, poco per volta, ho iniziato a pensare come avrebbe potuto essere realizzato, al progetto generale. (Un nota bene: Fino a Domenica 12 maggio (passo 10) non ne avevo ancora parlato col sacerdote responsabile dell’Abbazia di Mirasole: non mi piace vender fumo. So che ha poco senso. E’ un po’ folle, insomma: in genere prima si riceve un’incarico e poi si affronta il lavoro. Ma qui la cosa è nata diversamente: è una sfida e un’ispirazione di quelle che vanno seguite per vedere dove ci portano. Preparerò quindi il progetto generale, con le sue motivazioni teologiche e una parte del lavoro, da mostrare come esempio).

Tenete sempre presente il titolo di questo post: L’AMBONE PER MIRASOLE: UN PROGETTO UN PO’ FOLLE. Folle, cioè fuori dalle regole comuni, un po’ arrischiato per i materiali usati, che segue vie non convenzionali, pazzamente rischioso anche per come viene proposto, folle rispetto alla mentalità e all’agire comune, insomma.

La mia folle intenzione è la seguente: se il lavoro mi “riesce” – e piace – lo propongo sotto forma di donazione col solo recupero della “quota materiali”.

Se non lo vorranno lì, lo donerò, con la stessa formula alla mia parrocchia o ad altre chiese che lo richiedessero. Alla mala parata me lo terrò in casa a far bella mostra di sé. Non ho nulla da perdere.

IL PROGETTO GENERALE

L’ambone è il luogo del presbiterio preposto all’annuncio e alla proclamazione della Parola di Dio. (Simboleggia, secondo la tradizione, il sepolcro vuoto da cui l’angelo annuncia alle donne la Resurrezione di Cristo). Volevo quindi raccontare, sulle 4 formelle (di 16,3 x 22,0 cm), gli episodi fondamentali della Vita di Cristo, Verbo di Dio, ovvero la Parola di Dio che ascoltiamo nelle sacre scritture ed è presente e ci parla nella vita della Comunità cristiana, nella santa Chiesa:

Mirasole progetto nuovo ambone
Il progetto dell’ambone coi 4 quadri con la vita di Cristo. I disegni sono tratti dagli originali dell’archivio di Ettore Paganini e adattati alle misure e al progetto generale. La croce centrale l’ho pensata come un gioiello dal gusto medievale. Dovrà essere molto luminosa.

Prima formella

1)- Incarnazione, con la rappresentazione dell’Annunciazione, primo apparire del Dio con Noi nella carne di Maria. Disegno d’archivio n° 0422-Annunciazione x impiegata Bicchierai*.
* (Si tratta evidentemente del disegno preparatorio di uno smalto che fu donato, non so in quale anno, all’impiegata del mitico Mons. Bicchierai che fu segretario del cardinale di Milano Ildefonso Schuster e uno dei principali committenti delle opere di mio padre. Tra Istituto Auxologico, Charitas ambrosiana e cappelle di altre mille opere che il vulcanico, geniale e santo sacerdote gestiva e sviluppava c’era sempre spazio per la collaborazione con mio padre.
Mi piace che in qualche modo il suo nome ricompaia in questa piccola opera “ambrosiana”: la dedico un po’ anche a lui attraverso questa formella).

Seconda formella

2)- L’ultima Cena con l’istituzione dell’Eucarestia. Il gesto d’amore più grande di Gesù, che ci promette, attraverso questo sacramento, la Sua presenza per sempre. Ultima cena significa inizio della Sua Passione per noi, la sua consegna, il suo donarsi. Disegno d’archivio n° 0871-Ultima cena.
(Formella dedicata a mons Giussani che ci ha insegnato cos’è la comunione)

Terza formella

3)- La morte di Gesù in Croce. La passione giunge al suo termine: tutto è compiuto! La Santa Madre e il discepolo prediletto, Giovanni, assistono ai piedi del patibolo e vengono donati l’uno all’altro. Disegno d’archivio n° 0029-Crocefissione con Maria e Giovanni.
(Dedicata al caro Marco Deriu, del quale evidentemente nessuno ha capito la croce che viveva; e a tutti gli amici che portano una croce grande)

Quarta formella

4)- Gesù Risorto. Senza questo evento la nostra Fede sarebbe una favola e la Sua parola una menzogna. Vana sarebbe la nostra Speranza e impossibile la Carità. Egli resta personalmente presente nella Sua Chiesa, nella Sua parola, nei sacramenti che accompagnano il nostro pellegrinaggio terreno. Disegno d’archivio n°0036-Cristo risorto. (Dedicata a mio papà che spero e conto di incontrare di là, in attesa della resurrezione finale)

Le parti del progetto nel complesso

Le quattro formelle pensavo di montarle sopra un pannello di metallo sbalzato e smaltato delle misure dell’Ambone attualmente in uso (40×55), raffigurante una croce stilizzata e decorata a motivi geometrici, avente alle estremità il tertramorfo dei 4 Evangelisti e, al centro Gesù che spezza il pane, Alfa e Omega, Centro del cosmo e della storia.
(Anche questi tratti da disegni d’archivio)

Ho trovato, come scrivevo poco sopra, nell’archivio di Ettore Paganini i disegni che facevano al caso mio, e con opportune modifiche ho iniziato a lavorarli e in taluni casi a modificarne il fondo o alcuni particolari che li rendessero più funzionali all’opera.

SI PARTE!

Detto, fatto, mi metto all’opera: (Ci lavoro quando ho tempo durante la giornata o alla sera se non devo fare baccano…)

Una premessa indispensabile sui materiali che uso

Una breve panoramica dei materiali che mi servono per questo tipo di lavorazione e che oramai sono diventati il mio armamentario principale.

I miei materiali

Materiali

Lastre metalliche: quelle tipografiche usate, che io utilizzo dal retro rispetto alla parte con l’emulsione della stampa. Ne ho di due spessori diversi. Sono migliori le più sottili da circa 1 decimo di mm o 1,5. Più spesse sono, più il lavoro di sbalzo è faticoso e impreciso.


Legnami e supporti vari: ho delle buone riserve di recuperi da mobili, tavolati, ecc. Nel caso non avessi ciò che mi serve acquisto pannelli di legno o truciolare nuovi. Ma trovo più sostenibile e divertente la prima soluzione, se no cosa tengo a fare tutto quel materiale nel mio sgabuzzino dei lavori?

Strumenti

Strumenti per lo sbalzo e il cesello: stampate laser dei disegni, nastro adesivo di carta, una vecchia ottima penna biro sottile e scarica per le incisioni e uno strumento di legno di bambù per ottenere i volumi più grandi. Altri punzoni autocostruiti per ottenere effetti particolari e/o seriali. Paglietta di acciaio sottile per lucidare e togliere le imperfezioni della lastra. Sidol, diluenti nitro e solventi, Cif e sgrassatore per pulire la lastra prima della smaltatura. Un piano di “gommapiuma elastica” di 5mm di spessore. Colla di montaggio AXTON del Brico per il riempimento dei volumi tra lastra e supporto. Attack per i fissaggi rapidi.


Strumenti per la smaltatura a freddo: un set di colori per vetro “Glass” della Marabu, (presi al Brico) davvero ottimi e 2 boccette di colore metallizzato a solvente oro zecchino e argento marca Divolo Porporina acquistati da Belsito. Dalla mistura di questi 2 colori ho ricavato un “argento caldo” che ho usato per le campiture delle formelle. Guanti in lattice usa e getta, pennelli sottili e precisi, solventi per la pulitura degli stessi. Carta dei rotoloni da cucina. Vernice trasparente protettiva spray per metalli KZ100 Makota, sempre di Belsito.


Varie: viti, chiodini, minuteria varia, seghetti, forbici da elettricista, cutter grandi e piccoli, righe e righelli, pennarellini indelebili per segnarsi le cose sulla lastra, spatole, fogli di carta e cartoncini, plastica adesiva oro. Trapano, trapanino tipo Dremel autocostruito, Vibrarazer, avvitatore Bosch e punte di trapano e punte svasatrici, stoffe. Un supporto di plastica elastica “Cutting mat” per il taglio col cutter.

IL LAVORO, STEP BY STEP

Il pannello di fondo (1)

Passo 1: Ho iniziato cercando tra le mie lastre tipografiche metalliche quella meno rovinata da graffi per vedere se c’erano le misure adatte. Per fortuna, sì, quindi ho proceduto a pulirla da quella specie di vernicetta che ne ricopre la superficie, con paglietta, Sidol, diluenti, fino ad ottenerne un risultato omogeneo.

Le mie lastre tipografiche usate viste dal “retro. Nell’angolo in alto si intravede la facciata opposta “metallica”

Passo 2: Cerco tra le mie riserve di legname una tavola adatta e trovo un bel pressato da 1 cm di spessore, perfetto. Le misure sono un po’ più grandi ma il mio favoloso “Vibrarazer” fa tagli perfetti e perfettamente rettilinei.

Passo 3: Stampo e monto a registro il disegno in 4 A4 del progetto della croce centrale, dal quale potrò incidere e sbalzare la lastra metallica.

Passo 4: Fissato il cartamodello inizio la fase di sbalzo della lastra. Viste le dimensioni, non è facilissima da trattare e inizia a deformarsi. Ogni lavorazione sul fronte deve avere un corrispettivo sul verso, altrimenti la lastra si imbarca; quindi è tutto un gioco di pressioni ed equilibri da ricercare dovute anche al fatto che la grande lastra dovrà avere la croce centrale molto in rilievo rispetto al resto. Addirittura mi creo un punzone con l’estremità sferica per potere sbalzare le finte gemme tonde nei riquadri. È davvero un lavoro lungo e di pazienza, ma, alla fine la lastra è pronta.

Mirasole - progetto ambone, la lastra di fondo
La lastra quasi finita, da montare sulla base di legno. Mancano ancora i bugnati a sfera nei rombi a rilievo su tre braccia della croce.


Passo 5: Come intendo montare le 4 formelle sulla lastra centrale e la lastra centrale alla struttura esistente dell’ambone? Con delle viti passanti (la cui testa conica dovrà scomparire nel basamento di masonite o compensato) che facciano da bulloni oppure da spine da fissare col mastice (nel caso non si possano usare i dadi di fissaggio sul retro). In totale 4 viti lunghe sotto il centro degli alloggiamenti delle 4 formelle e 4 viti passanti più corte per fissare le 4 formelle alla lastra principale. (Quindi, in totale 16 viti x le formelle + 4 nel supporto di base = 20 viti con bullone).

Trapano, viti, colla di fissaggio; e le viti sono predisposte con i fori corrispondenti. Ovviamente, per proseguire il lavoro, sono costretto a montare dei blocchetti di polistirolo sotto la grande tavola, per evitare il fastidio delle viti sporgenti.

Le formelle

Passo 6: Le 4 formelle. Trovo dell’ottima masonite usata, nelle mie riserve. Spessore 4/5mm. Fantastico, le taglio in misura col Vibrarazer e pratico i 4 fori svasati in cui fissare le 4 viti.

Passo 7: Piego la lastra per fare una prova di assemblaggio e una rifilatura dei bordi sul supporto di legno e per verificare il registro dei vari fori per le varie viti. Questa prova, con montati i 4 pezzi di masonite è essenziale per il prosieguo del lavoro. (Solo il n° 1 ha qui già i fori svasati e le viti inserite e sigillate).

Mirasole - progetto ambone, la lastra di fondo e i 4 inserti di masonite
La lastra con la masonite montata per prova.

Passo 8: Fisso la lastra al fondo di legno, inserendo all’interno della croce uno spessore con colla di montaggio riempitiva, in modo che i rilievi non vengano facilmente schiacciati da urti e colpi maldestri. Colla, Attack, chiodini e nastro di stoffa ancorano la lastra al legno.

La prima formella di prova (1)

Passo 9: Stampo il disegno della prima formella, l’Annunciazione (con le modifiche apportate per adattarlo alle dimensioni della formella) e inizio a sbalzarla. Una giornata di lavoro. Decido che questa sarà la formella prototipo, anche per quanto riguarda la prova colori. (Follia! Non sai neanche se riuscirai a portare a termine il complesso del lavoro e “sprechi” una parte così importante già realizzata? Sì. Tenete sempre presente il titolo di questo post: L’AMBONE PER MIRASOLE: UN PROGETTO UN PO’ FOLLE). La regalerò a mia figlia Francesca e al suo Paolo, che si sposano l’8 giugno.

Il disegno originale d’archivio Ettore Paganini
La lastra appena sbalzata della prima annunciazione

La proposta in Abbazia

Passo 10: Finalmente Domenica 12 maggio 2019, approfittando della partecipazione alla S. Messa delle 10,30 in Abbazia col coro Milano in cui canto, parlo con don Stefano Croci e gli propongo il progetto.
Di fatto è una proposta abbastanza strana, (Anzi, una follia! Ma tenete presente il titolo di questo post: L’AMBONE PER MIRASOLE: UN PROGETTO UN PO’ FOLLE).
Strana eccome, lo ammetto, ma vedendo i disegni e le prime prove dal mio telefonino, la sua risposta mi sembra proprio entusiastica e l’invito è a proseguire nell’opera. (Un po’ di “sana” follia aleggia anche su di lui?).
Mi invita nel contempo a tener presente che dovrò cercare di risolvere il problema di mantenere attivo in qualche modo l’inserimento dei drappi colorati liturgici. Penso così a due anelloni di sostegno in ottone del nuovo ambone che lo distanzino dal vecchio e nel cui spazio inserire i panneggi. Gli invio il tutto via whatsapp. Ok.

Mirasole - progetto ambone, soluzione per mantenere i drappi liturgici
Il sistema pensato per ostendere i drappi liturgici sotto il nuovo pannello dell’ambone

La prima formella di prova (2)

Passo 11: Lunedì 13-5 termino l’Annunciazione per mia figlia, superando problemi non indifferenti di smaltatura e doratura. Essendo colori chimici per vetro, alcune sovrapposizioni di velature di colori diversi, tipo giallo con color petrolio sovrapposto, “impazziscono” e si raggrinziscono. Mi tocca togliere un paio di campiture già stese e, nel farlo, mi succede di grattare la superficie. L’effetto però resta piacevole e, anzi, interessante, cangiante alla luce. Lo utilizzerò volontariamente dove serve.

Il quadro finito con l’Annunciazione per mia figlia Francesca e Paolo

Il pannello di fondo (2)

Passo 12: Voglio dorare la parte di lastra che si vedrà sotto i 4 pannelli quando saranno montati, in modo da dare un certo contrasto, sia con la croce centrale (argentea) che con le 4 scene della vita di Cristo. Quindi maschero con nastro adesivo di carta la croce centrale e parte del riquadro, per poi dorare a spruzzo la lastra (Bomboletta di oro alla nitro). Il tipo di doratura ideale sarebbe quello fatto con missione per metallo e foglia d’oro, ma non l’ho ancora acquistata, non l’ho mai sperimentata e per ora quindi mi accontento dei materiali a mia disposizione. Poi si vedrà…. prima o poi dovrò cimentarmi anche con quel sistema.

Mirasole - progetto ambone, la lastra di fondo parzialmente dorata
La lastra principale mascherata e dorata
Mirasole - progetto ambone, la lastra di fondo sbalzata e parzialmente dorata
La lastra dorata e liberata dalla mascheratura

Passo 13: La doratura mi convince a metà. Appena dato, il colore sembra molto più brillante e metallico, poi asciugandosi sembra un po’ più spento, come fosse più una bronzatura che una doratura. Mi consolo pensando che alla fine si vedrà solo una piccola striscia di 5 mm. Comunque alla fine, quando avrò visto come verrà il risultato finale e dovrò spruzzare la vernice trasparente per metalli che preserverà l’opera dai vari agenti atmosferici e umani, da ossidazioni e graffi, dovrò ri-mascherare la parte dorata, che ho notato da un provino, si rovina un po’ (come se si rarefacesse il pigmento) se ne viene ricoperta.

Gli smalti sulla croce

Passo 14: Inizio a smaltare alcuni particolari della croce e i fondi delle 5 figure Evangelisti e Cristo Alfa e Omega. A lavoro quasi finito vedrò se dovrò smaltare qualche altro elemento prima di dare la vernice protettiva. Per ora mi fermo qui.

Mirasole - progetto ambone, la lastra di fondo finita - primo step
La lastra con alcuni particolari smaltati. Per ora vale come primo step. Poi magari ne aggiungerò altri

La prima formella definitiva: l’Ultima Cena

Passo 15: Decido di iniziare la prima formella definitiva. Preferisco iniziare dall’Ultima cena (n°2), scena molto complessa, piena di figure e particolari, anche per lasciar riposare la mente e lasciar decantare l’esperienza della formella dell’Annunciazione (n°1). Una giornata e mezza per sbalzare la lastra, (rispetto al disegno originale mi permetto una modifica notevole: decido che Giuda, -che già aveva optato per il tradimento-, è il primo in alto a sinistra e gli tolgo l’aureola, modificandogli anche la posizione delle mani…) un’altra giornata per le rifiniture e il montaggio sul supporto di masonite, con abbondante colla di montaggio per preservare i volumi dello sbalzo (L’aggetto) dallo schiacciamento.

La formella dell’Ultima cena appena sbalzata

Mi rendo conto, montandola, che la deformazione dovuta al cesello ingrandisce la lastra di un millimetro e mezzo sia in altezza che in larghezza. Poco male, confido che la stessa deformazione si avrà su tutt’e 4 le formelle e comunque è veramente un fenomeno irrisorio.

L’ultima cena montata sulla masonite, pronta per la lucidatura finale e la smaltatura

Passo 16: Si passa alla smaltatura e doratura dell’Ultima cena. Anche qui sfriso radialmente tutte le aureole, per dare un effetto cangiante. Quando tutto sarà asciugato, la spruzzerò con vernice trasparente protettiva per metalli, acquistata da Belsito. Sperando che non mi riservi brutte sorprese. Ecco il risultato.

L’ultima cena finita, prima della verniciatura protettiva finale.

La vernicetta protettiva, non riserva brutti scherzi. Anzi! Basta dare tre passate o “mani” leggere, soprattutto la prima che fa da fissatore e poi le altre due più pesanti protettive e lucidanti. Così si evita che i solventi che la compongono vadano a interferire troppo con i materiali da coprire e li danneggino. Perfetto.

La seconda Annunciazione

Passo 17: Riprendo in mano il disegno dell’Annunciazione che ho ristampato. La fase di sbalzatura è abbastanza laboriosa: in un paio di giorni, senza un lavoro continuo è pronta; ma all’inizio è dura accettare che questa seconda versione, per quanto uno cerchi di ripetere gli stessi gesti, non mi riesca identica alla prima. Però, con l’avanzare del lavoro capisco come ciò sia inevitabile, e in fondo ogni formella sia un pezzo unico. Quindi, meglio che stia affiorando dalle mie mani diversa dalla precedente. Per cui, a forza di ottenere particolari differenti (lo spessore di un volume, il taglio o la profondità di occhi e bocca, la precisione di un profilo architettonico, ecc), ci prendo gusto. Alla fine ne sono completamente soddisfatto.

Il retro della lastra sbalzata dell’Annunciazione: si notino i volumi in negativo e l’impronta ciano della lastra di stampa

Secondo incontro a Mirasole

Passo 18: il 31 maggio, festa della Visitazione di Maria a santa Elisabetta, ho praticamente finito l’Annunciazione. Mando comunque con whatsapp la foto a don Stefano, che incontro poi alle 17 a Mirasole in occasione di una messa cantata e celebrata dall’arcivescovo di Milano Delpini per l’anniversario della fondazione Arca che ha sede a Mirasole. Gli regalo il catalogo della mostra 2014 di mio padre e ricevo da lui ulteriore incoraggiamento a proseguire il lavoro.

Il parere degli architetti

(Mi accenna al parere degli architetti che seguono l’Abbazia, non del tutto convinti o perplessi dei colori delle formelle viste in foto, che secondo loro sono troppo squillanti relativamente ai toni pastello presenti in chiesa… boh… in realtà il colore più vivace è il blu, perché l’arancio dorato delle aureole è solo in alcuni particolari e per il resto ho usato perlopiù oro e argento). E… sù, un po’ di vita!!! A sbiadirsi fan sempre in tempo coi secoli… Comunque: ecco qua la nuova annunciazione.

La nuova formella dell’Annunciazione prima della verniciatura protettiva finale
Le prime due formelle terminate, accostate per vedere l’effetto e l’accostamento dei colori.

Una pausa meritata e alcune considerazioni

Passo 19: Ora, in vista del matrimonio di Francesca, do priorità ad altre attività e soprattutto alla preparazione mentale e spirituale dell’evento e mi prendo una settimana di pausa e meditazione. Mi fermo. (Follia!? No).

Certamente tutta l’opera ne avrà giovamento, perché mi è sempre più chiaro di essere solo uno strumento attraverso le cui mani e occhi e attraverso il cui cuore e sensibilità può passare una bellezza più grande di quella di cui sono capace. Penso che se, nel mio piccolo, non faccio in qualche modo l’esperienza contemplativa che fecero prima di me mio padre e, prima di lui, una moltitudine di realizzatori di Icone, monaci consacrati alla trasposizione su tavola della meraviglia per la salvezza dell’uomo portata da Cristo, alla fine mi succederà di “impadronirmi” del dono che mi viene fatto, e questo rovinerebbe tutto.

Se in qualche modo alla partenza del mio tentativo di riprodurre a sbalzo e smalto i disegni di mio padre c’era una motivazione giustissima, ma ancora parziale come quella espressa da Goethe nel suo Faust: “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”, con quest’opera, che andrà a servizio della santa Liturgia, capisco che quella misura, pur giustissima e condivisibile, chiede di essere superata. Si esige un “possesso virginale”.

Come dicono i miei amici: “Non una misura più grande, ma senza misura”. Quasi naturalmente, anzi, soprannaturalmente deve divenire preghiera, domanda, intercessione, unirsi umilmente all’opera della salvezza. Cosicché, chiunque guardando l’ambone, sia spostato con lo sguardo non alla curiosità circa l’autore umano, (che in questo senso si deve come annullare), ma alla contemplazione dell’Autore e Creatore della vita.

La domanda allora cambia da “Ne sarò capace?” a “Ne sarò degno?”
Capite bene che cambia tutto.

Mirasole - progetto ambone, la lastra di fondo con due pannelli montati
Comunque… Ecco come sta venendo. 2-6-19

La terza formella: Crocefissione

Passo 20: Domenica sera, 16 giugno: sto passando una brutta bronchite.
Il tempo invece non mi passa più. A letto mi annoio, sto anche un po’ meglio con antibiotici e aerosol. Decido di vedere se posso approfittarne per proseguire l’opera iniziata dando avvio alla terza formella, quella della crocefissione. Dal computer stampo l’immagine originale da riportare sulla lastra, ma al momento di verificare col foglio se va bene sulla lastra di masonite, mi sembra troppo grande. Ohibò, riadatto le misure secondo le misure riprese e ora mi sembra troppo piccola. Roba di un millimetro. Ritento con un’altra modifica, ma poi capisco che era meglio ancora la prima. Il piccolo difetto dipende dal fatto che il lato superiore della masonite non è perfettamente rettilineo, ma la colla di riempimento sistemerà tutto.

Passo 21: in un paio di giorni la lastra viene ripulita (che fatica questo step!) e lucidata con la paglietta sottile, sbalzata e cesellata. Non è che ci lavoro continuamente, in mezzo si infilano un sacco di incombenze. Prima di cena di lunedì 17 è terminato lo sbalzo. Allora mando in visione il risultato a don Stefano: ecco la lastra finita a sbalzo.
Risposta: ” Grandissimo Giancarlo! …Un salutone e una benedizione di cuore!”

La lastra finita, ancora da piegare e montare sulla masonite
Il crocefisso montato e lucidato, pronto per la smaltatura

Passo 22: Dopo cena la lastra è montata e pronta per la smaltatura. Alla fine le misure risultano perfette.

Passo 23: Martedì 18, tra una cosa e l’altra inizio la smaltatura. Però prima tratto le aureole sfrisandole radialmente e poi decido, lì per lì, di creare delle diverse campiture nella parte della croce dove ci sono Maria e san Giovanni, per non fare il fondo tutto dello stesso blu cielo, ma inserendo del turchese scuro e del verde smeraldo in basso. La raggiera intorno sarò oro e argento alternati con metallo in vista sulle linee di separazione. Incido anche la ferita del costato che riempirò di rosso.

La crocefissione smaltata, prima della vernice protettiva. Vanno sistemate e ripassate alcune campiture in oro del bordo, che mi appaiono un po’ strane a essicazione completa.

Un altro paio di considerazioni

Nuova considerazione a questo punto: capisco che non attaccare il cuore all’opera delle proprie mani è un esercizio ascetico non indifferente.
Altra considerazione che è un dubbio: ma si può parlare di arte riferendosi a questo oggetto? Non lo so, lascio a voi e ai posteri la sentenza. Forse è solo mediocre artigianato amatoriale. Riproduzione personalizzata di modelli ereditati. Non ho pretese di fare della grande arte, le mie motivazioni sono chiare, i mezzi umili, le fonti dichiarate così come i modelli dell’archivio di Ettore Paganini. Da un certo punto di vista: chissenefrega, è un “non problema”. Se si otterrà che qualcuno guardando l’ambone sia attratto dalla vita di Gesù presente che ci porta la salvezza, sarò felice, se no, pace.

Terminata la terza formella

Passo 24: Ritocco alcune zone oro, poi devo lasciar asciugare tutto, se no rischio che le vernici si lascino andare. A me piacerebbe finire tutto subito, ma a volte l’impazienza gioca brutti scherzi. Devo aspettare il 20/6 mattina per passare la vernice protettiva, ed ecco il risultato finale. Questa vernice MAKOTA ottiene una serie di effetti: attenua delle caratteristiche (la luminosità abbagliante e i difetti da sfrisature del metallo vivo sottostante o la trasparenza delle aureole, per esempio) e ne accentua altri (contrasti dei colori degli smalti, per esempio). Dà comunque una sensazione che l’oggetto sia avvolto in uno strato molto protettivo unificante.

La crocefissione finita e verniciata 20-6-19

Sul retro della formella scrivo la dedica al caro Marco Deriu che ci ha lasciato improvvisamente in modo così carico di mistero.

Mirasole - progetto ambone, la lastra di fondo con tre pannelli montati
Lo stato dell’Ambone al 21-6-19

Per i motivi tecnici citati poco prima, sto riconsiderando se lasciare il pannello principale con la croce e gli evangelisti, non trattato con la vernice: è un rischio, (Follia!) perché non so nel tempo se questo alluminio nudo ossiderà in qualche modo o si annerirà o si rovinerà e come reagiranno le parti smaltate. (O cosa combinerà la tipica vecchietta preposta alla pulizia, quali prodotti aggressivi spalmerà sull’oggetto, grattando con spugne abrasive impregnate di ammoniaca o altre diavolerie?) Però penso che sarebbe bello anche il contrasto tra la croce abbagliante di fondo e le 4 formelle più “sommesse”.

Quarta formella: la Resurrezione

Passo 25: Ho ancora un po’ di tempo il 19 sera, per dedicarmi all’ultimo pannello, quello della Resurrezione. Riaprendo il file per mandare in stampa il disegno, però decido che, così com’era nel progetto, non va bene. Troppo grande il soggetto, la mandorla viene tagliata senza un perché e alcuni particolari devono essere meglio definiti, come ad esempio la barba e i baffi di Cristo che nelle altre raffigurazioni erano presenti entrambi, mentre qui sembrerebbe esserci solo barba a corona.

Bozza colori

Poi mi serve fare una bozza con un progetto dei colori, perché la presenza della mandorla e dei raggi luminosi va studiata bene e per tempo. Cosa c’è di meglio per passare il tempo dell’areosol anti-bronchite? Trovarsi alla fine del lavoro con troppe cose non decise bene prima, potrebbe rivelarsi deleterio e mettermi seriamente nei pasticci.
Alla fine ne esce questa bozza, che decido poi di usare per l’incisione della lastra, che inizio dopo cena. Sarà, penso, un lavoro lungo.

La bozza della Resurrezione. Il turchese della mandorla esterna potrebbe proseguire in trasparenza anche sulle pietre incise del sepolcro, di cui potrei anche ridurre l’altezza a tre file, accorciando anche l’asta della bandiera.
La fascia della mandorla più interna chiara potrebbe essere metallica e con gli sfrisi radiali, in modo da apparire come un lampo di luce cangiante.

Passo 26: E’ il 26-6-19 e il passo è il n° 26. Cabala, probabilmente. Comunque è un passo importante quello di stasera: finisco il riquadro della Resurrezione a sbalzo. Poi ci sarà di sfrisare aureole e quant’altro andrà sfrisato e smaltare e proteggere con la vernice spray protettiva quest’ultimo pannello. Non è stato semplice, le figurette degli angeli, molto piccole mi hanno fatto un po’ impazzire nella rifinitura dei dettagli.

La Resurrezione sbalzata, da finire con smalti e rifiniture

Vacanzina in Liguria

Nel frattempo, oltre alla bronchite in via di smaltimento, ho fatto tre giorni di vacanza con famiglie di amici in quel di Bocca di Magra (Monastero di Santa Croce
( http://www.monasterosantacroce.it/ ) e dintorni. Ci voleva proprio per ritemprarsi: il posto è stupendo e accogliente, così come la compagnia, i bagni di mare, la gita in barca, l’ottimo ristorante frequentato e lo stupendo borgo di Montemarcello https://borghipiubelliditalia.it/borgo/montemarcello/ ). Poi, ritornato a casa ho messo mano al rifacimento del mobile di cucina che ospita il forno che si è suicidato in contemporanea con la lavatrice… Giusto per far capire che gli inghippi non finiscono mai e, a volte, i tempi diventano lunghi, … non solo a causa della pigrizia.

La ricerca di alcuni materiali

Passo 27: In realtà questo passo, benché successivo come importanza, andrebbe situato nella mattinata di oggi (26-06-19). Ho telefonato e sono poi andato nel “paradiso dei metalli” ad acquistare i profilati di ottone per fare la cornice dell’ambone e i supporti che lo sorreggeranno (vedi Passo 10): http://www.miorinimetalli.it/ Da Miorini, in via Ortles a Milano, c’è da stare una giornata intera a curiosare e comprare materiali e chiedere consigli… Hanno veramente di tutto, profilati di ogni genere e tipo, tubi, lastre, di ottone, zinco, alluminio, rame, ferro, ecc. Ho trovato ciò che cercavo e ve lo mostro.

Ho trovato anche una bella lastra di ottone da 1 decimo, per provare a fare sbalzi su supporti un po’ più “preziosi”. Ora si tratta di lucidare a specchio i profilati, piegarli e tagliarli in misura, forarli per predisporli ad essere avvitati sul grande pannello.

ottone
Le due barre di sostegno di ottone ancora grezzo, il profilato della cornice che ho già un po’ lucidato e la lastra di ottone per provare nuove sfide artistiche

Terminata la quarta formella

Passo 28: Una pietra miliare: termino il 30-06-19, con la stesura della vernice protettiva, anche la formella della Resurrezione. Mi soddisfa, anche se non del tutto. Dell’ipotesi fatta sulla bozza cartacea ho tenuto quasi tutto tranne il turchese della mandorla esterna che si estende sul sepolcro. Inoltre non mi convince del tutto il bruno-bourdeaux dell’interno del sepolcro e alcuni piccolissimi dettagli e sbavature e un piccolo intervento a grafite che ha sporcato un po’ la lucentezza di alcuni particolari. Ma, non essendo un disegno al computer, occorre accettare anche le imperfezioni che si evidenziano: tentare di sistemare fino alla perfezione rischia a volte di rovinare tutto.
Il meglio è nemico del bene, come dicono alcuni.

La formella della Resurrezione terminata, con la stesura di vernice protettiva.

Invio per whatsapp a don Stefano, per aggiornarlo sullo stato dell’opera. Risposta: ” Che meraviglia! Grande Giancarlo” e poi dopo una comunicazione sui tempi tecnici, (soprattutto per qto riguarda le staffe di sostegno che dovrò farmi assemblare dopo il sopralluogo e la prova con dima da mio fratello Francesco alla Sacred Art School di Firenze – https://sacredartschoolfirenze.com/chi-siamo/docenti/francesco-paganini/ ). “Ok, rimango in fervente attesa!”

Mirasole - L'ambone di Mirasole con le formelle sbalzate e smaltate, montate in posizione, nello stato in cui si trova al 1 Luglio 2019.
Lo stato dell’ambone al 1 Luglio 2019.

I profilati di ottone per la cornice

Passo 29: Il primo di Luglio, al pomeriggio inizio anche a tagliare e montare i profilati della cornice di ottone, operazione non semplicissima, che concludo felicemente il 2/7. Il profilato va tagliato in misura con le estremità a 45°: meno male che ho una guida per seghetto, fatta apposta per questi tagli. Poi va bucato e vanno svasati i fori, in modo da permettere alle vitine di scomparire all’interno del suo spessore. Infine va lucidato accuratamente e montato con le viti sul legno (che nel frattempo si è leggermente “imbarcato”, cioè deformato sul piano, a causa delle tensioni generate dalla colla di montaggio). Ma, fortunatamente “vincono” i profilati di metallo e il tutto si raddrizza.

Mirasole - particolare del profilo di ottone montato sul pannello
Vista della cornice di ottone avvitata sul pannello di legno

Una nuova doratura al fondo

Passo 30: Però, eseguendo il lavoro noto che la prima doratura a spruzzo sotto le formelle si è molto deteriorata. Una vera schifezza. Si è annerita, e, probabilmente con la continua manipolazione dovuta al lavoro della cornice, benché usassi i guanti per non lasciare impronte e ditate, si è molto rovinata soprattutto in alcune zone.

Pensando a come trovare una soluzione per sistemare la questione mi viene un’idea che non rivelerò neanche sotto tortura: userò la plastica adesiva dorata (non ditelo a nessuno, è un segreto!), che ha il vantaggio di non rovinarsi per niente, essere lucente come l’ottone o l’oro… molto meglio della verniciatura precedente, insomma. Il 2 dopo pranzo, il pannello centrale è praticamente terminato. Eccolo, con cornice di ottone e nuova “doratura” nell’alloggiamento dei riquadri.

Mirasole -  ambone, la lastra di fondo dorata definitivamente
Il pannello con la nuova doratura e la cornice di ottone. Ho ripreso un po’ la figuretta centrale di Cristo, dipingendo d’argento la tunica. Ho svasato un po’ di più i buchi per le viti passanti delle 4 scene in modo da consentire un po’ di gioco per un corretto allineamento. Probabilmente ritoccherò anche i vangeli degli evangelisti col nuovo bianco per vetri acquistato stamattina al Brico. 2/7/19

Il pannello dell’ambone è terminato

Passo 31: Abbiamo fatto 30, facciamo 31. L’ambone è sostanzialmente FINITO!, con gli ultimi interventi preannunciati. mancherebbe solo una verniciatura nera sul retro e poi il sopralluogo per la staffa di ancoraggio.

Vi terrò aggiornati sull’evoluzione finale del montaggio in opera. Buone Vacanze!

Mirasole - L'ambone terminato il 2-7-19
L’ambone terminato il 2/7/19 ore 18,30

La reazione di don Stefano e altre considerazioni

Whatsapp da Don Stefano: “Giancarlo non ho parole! Maestria e rapidità superlative! Il Signore ha fatto a te e tuo padre davvero grandi doni!!!🤩.
Risposta: “Sono il primo a restare stupito… sono doni, veramente, quindi vanno restituiti, possibilmente con gli interessi dei talenti”.


Che dire? Posso solo ringraziare il Padreterno per ciò che ho potuto fare. Non so ancora se ne sono degno, magari non è neanche questo il problema. Forse bisogna solo accettare lietamente il fatto così come avviene: un dono ricevuto che chiede di essere ridonato. E un ringraziamento anche a don Stefano che ha creduto anche lui in questa “scommessa un po’ folle”.

Adesso, come quando nascono i figli, (l’hai fatto tu, ma non è tuo) inizia il tempo fruttuoso del distacco.

Preparo il sopralluogo a Mirasole

Passo 32: il 6/7 termino la manchette – dima di plastica (Plastonda Tuttofare della Polimark) per poter fare il sopralluogo all’abbazia di Mirasole con un modello in scala 1:1 e vedere in anticipo eventuali problemi. Spero soprattutto che a don Stefano vada bene la misura della larghezza del drappo colorato: mi aveva parlato di misure oltre i 50/52 cm, ma qui, con queste sporgenze della zanca che mi sembrano già eccessive, siamo intorno ai 48 cm. Penso che, al limite, anche se il drappo non sarà teso ma “drappeggiato” non sarà un gran danno.

Allargare ulteriormente la zanca creerebbe alcuni problemi: 1- la misura standard del profilato era 1 metro, per misure maggiori devo andare a farmi ri-tagliare due profilati nuovi, con uno scarto inusabile, ma comunque da pagare. 2- la zanca risulterebbe troppo elastica (già ho dei dubbi per così com’è ora) e non vorrei ballonzolasse sotto il peso del pannello di 3,120 kg. Sicuramente dovrà essere fissata all’attuale pannello ligneo con più viti, sfasate in altezza, di quelle che avevo previsto inizialmente (almeno 4, con altrettanti fori anche sulla parte frontale, dove sarà avvitato il nuovo pannello dell’ambone), che consentano l’accesso dell’avvitatore).

Il progetto delle zanche di sostegno

Mio fratello Francesco dice che è meglio piegare i profilati con la curvetta laterale (1,2 cm di raggio, diametro interno 2,4 cm), mantenendo quindi un unico pezzo saldato solo al centro, piuttosto che tagliarli in 5 pezzetti e poi saldarli.

Fronte e retro della manchette, con la zanca superiore montata.
Particolare della curvatura della zanca

Questo lavoro lo potrà fare in laboratorio a Firenze quest’estate… mi sa che ne approfitterò per fare una bella gita, non appena il sopralluogo mi darà tutte le certezze che cerco. Decido anche di predisporre sulle due zanche i fori per 4 supporti atti a montare un vetro di protezione antiriflesso museale che preservi da danni irreparabili l’opera.

Ho mandato una mail ad un amico che lavora alla Saint Gobain per avere informazioni su quei tipi di vetri (Vision-Lite). Attendo una risposta. Nel caso costasse troppo o fosse troppo pesante proverò coi vetri sintetici antiriflesso che sono lavorabilissimi e leggeri.

14-07-19: Contrordine Compagni! Francesco mi dice in whatsapp che è meglio fare gli spigoli a 90° sulla zanca di ottone, (fresati a 90° internamente, saldati a Castolin). Il profilato della zanca, peraltro, è troppo sottile (2 mm) e rischia di essere troppo elastica e “ballerina” per il peso che dovrà sostenere. Quindi dopo il sopralluogo del 20/7 forse dovrò acquistare dei nuovi profilati di ottone più spessi. (Lui dice di no, ma cerco di capirla).

Finalmente a Firenze!

Passo 33: Finalmente è arrivato il fatidico momento di scendere a Firenze, per la lavorazione dei due sostegni in ottone del nuovo ambone, nel laboratorio di Francesco. Il 22 agosto ore 7,35 con Italo in 2 orette arrivo a Firenze. (Fortunatamente, dopo le sue ferie a Milano, si era già portato in laboratorio tutto il materiale e qualche giorno prima aveva iniziato con fresa e saldature a formare la parte frontale delle due zanche.

Un’idea geniale

Ah, già! …Perché non ho scritto che nel frattempo Francesco ha avuto una grandissima idea e, ragionandoci insieme, abbiamo deciso che la soluzione migliore sarebbe stata quella di dividere in due pezzi ogni sostegno: uno solidale col pannello e uno solidale con la cassa di legno del leggìo, – in modo da poter accedere con sbattimento zero ai bulloni di fissaggio – tenuti insieme con 4 viti laterali).

La fresa, il solco, la lastra piegata e saldata a 90° da Francesco

Alle 10,30, dopo i convenevoli con lui e i suoi 4 tra collaboratori e allievi della scuola, partiamo a fare il resto del lavoro. Il caldo umido, l’attenzione spasmodica all’attività artigianale e lo sforzo anche fisico richiesto dalle diverse lavorazioni, mi fanno giungere alle ore 17 stremato, con un dolore al piede sinistro molto forte (sospetto una spina calcaneare, ma poi si rivela una fascite plantare). Il mio programmino alternativo di visita a qualche bellezza artistica cittadina sfuma miseramente.

Pensavo che ci avremmo messo molto di meno, ma la perfezione al centesimo di millimetro è una fissa di Francesco: come dargli torto?

Francesco-alla-fresa alla Sacred Art School di Firenze
Francesco (dx) con un suo allievo, alla fresa nel laboratorio della Sacred Art School

Saldiamo i 4 angolarini sulle 2 zanche solidali al leggìo, tagliamo e limiamo la loro parte di abbondanza, pratichiamo i fori su tutte le zanche e i più vengono filettati con una punta maschio che consenta l’inserimento delle 8 vitine laterali e le 4 che sorreggeranno il vetro antiriflesso. Tagliamo i tubetti distanziatori di ottone e li rettifichiamo al tornio.
Chiusa la scuola ci rechiamo a cena a casa sua. Io sono stremato, ma assai soddisfatto del lavoro, che qui vi mostro.

I supporti di ottone: quelli sotto, più gialli, sono la parte solidale al Leggìo con gli angolari saldati a stagno, ma non ancora forati e filettati
I supporti di ottone: quelli sotto, più gialli, sono la parte solidale al Leggìo con gli angolari saldati a stagno, ma non ancora forati e filettati
La filettatura dei fori per le viti reggi vetro
La filettatura dei fori per le viti reggi vetro
Il lavoro in ottone finito...
Il lavoro in ottone finito… (si fa per dire, perché poi a casa dovrò satinare le parti visibili, pulire tutto e verniciare a Makota di protezione).

Senza l’idea geniale di Francesco, di fare in due parti assemblabili questi supporti, probabilmente mi sarei ritrovato in seri pasticci in fase di montaggio e installazione dell’opera. Così mi sembra tutto molto più semplice e le parti sono tutte accessibili.

Finitura dei supporti

Passo 34: 23-24-25 agosto. A casa devo pulire le 4 parti dei supporti, con il piccolo “Dremel-denoantri” autocostruito e carta smeriglio. Però, nonostante avessi preso le dime, e portate con me a Firenze, con la posizione dei fori corrispondenti alle viti sul retro del pannello, ovviamente devo andar di lima per allargarne alcuni, per fare in modo che fori e viti corrispondano e sia tutto perfettamente allineato. Dopodiché potrò sgrassare, pulire e verniciare.

Finita questa fase, con i supporti montati sul retro del pannello devo prendere bene le misure del vetro sintetico (che va tagliato, stondato negli angoli e molato) e dei fori in cui far passare le viti coi distanziatori.

Il vetro antiriflesso e il retro del pannello

Superata anche questa fase e montato per prova il vetro, fortunatamente risulta tutto ok.
Ma, c’è un ma: in fase di sopralluogo a Mirasole avevo visto che l’inserimento e l’estrazione dei drappi liturgici poteve avere dei problemi con le viti sporgenti sul retro del pannello, (si impigliava qua e là nel modellino), per cui devo tagliare, limare a filo e coprire con nastro adesivo ogni elemento sporgente, in modo da lasciar corsa libera al drappo. Esteticamente fa schifo, ma funzionerà, …credo.

Ora manca solo di tornare a Mirasole, riprendere le misure esatte del fermo passante con lucchetto sotto la balaustra di marmo e segnarmi sul legno le varie posizioni dei suoi elementi, portare a casa il leggìo, provare a montare il fermo, smontarlo, verniciare il leggìo che è di legno grezzo e nobilitarlo coi profili di ottone (da tagliare in misura e avvitare) sui bordi della tavola superiore. Se sarà tutto a posto potrò finalmente consegnarlo e metterlo in opera.

Comunque, il 25 sera, a parte il vetro che ho smontato per non rovinarlo, la situazione è questa:

Il retro, con gli orrendi scotch… e le bellissime zanche di ottone
Mirasole - L'ambone terminato con i sostegni montati
Ecco il pannello coi supporti montati, ma senza il vetro di protezione

Passo 35: 26-8. Poiché il retro del pannello fa veramente schifo, decido di risistemarlo togliendo lo scotch da pacco precedentemente apposto (la visione del suo degrado e scollamento futuro mi angosciava un po’) incollando col vinavil pezzetti di cartoncino nero sui bulloni sporgenti e graffettandoli con punti metallici per sicurezza e coprendo con plastica adesiva i bulloni all’interno selle staffe di ottone. Il tutto sempre per evitare che i drappi colorati liturgici si impiglino e si rovinino. Risistemo anche i cartellini identificativi. Ed ecco qui il risultato del nuovo retro pannello.

Ambone Mirasole - retro pannello
Retro ambone Mirasole – riformato

Ritorno a Mirasole: l’ultimo sopralluogo e il mobile

Passo 36: 27-8-19 Questa mattina dopo aver preso accordi con don Stefano, finalmente mi reco a Mirasole per l’ultimo sopralluogo e per portar via la “cassa” di legno grezzo del vecchio ambone, da verniciare, forare e montare con le zanche e per aggiungere la sicurezza-fermo in ottone, passante sotto la balaustra.

Operazione, quest’ultima, meno semplice di quanti avrei pensato, anche perché, come mi complico io la vita, non se la complica nessuno: infatti, dopo aver fatte tutte le prove e le misure con le viti autofilettanti mi viene la pensata che forse è più sicuro mettere dei bulloni passanti. Problemi a non finire e spero che non ne saltino fuori altri in fase di montaggio sulla balaustra. Temo infatti che i dadi dei bulloni diano dei problemi di spazio nel momento dell’appoggio e dell’aggancio.

Dovrò pensare a qualcosa di alternativo da sistemare sul posto nel caso accadesse questa evenienza. Alla fine il cassone è quasi finito, mancano solo le profilature in ottone della tavola superiore. Poi potrò finalmente consegnare il tutto.

Finissaggio del mobile

Passo 37: 29-8-19. Mattina. Con la fabbricazione e il montaggio dei profili di ottone sui bordi del ripiano del mobile del leggìo, (che faticata!!!, soprattutto il taglio e le limature mi hanno dato non pochi problemi. I tagli andavano storti e dovevo rettificarli a lima), alcuni ritocchi di vernice e il taglio delle viti che reggono il sistema di sicurezza col lucchetto, considero terminato anche quest’ultimo step (che andava oltre la realizzazione del pannello a sbalzo e smalto) di finitura dell’opera. Un paio di giorni di lavoro anche per questa fase e, a parte una piccola imperfezione sul raccordo di due listelli, sono finalmente molto contento e soddisfatto.

Don Stefano via Whatsapp: “Bravissimo Giancarlo! È perfetto, dalle foto sembra appena uscito dal mobiliere … e pronto per accogliere l’opera d’arte a Gloria di Dio!…”
Bene, ora mi resta solo di andare a metterlo in opera a Opera 🙂 (Mirasole)
Sul retro del pannello scrivo: Consegnato il 29-8-19 San Giovanni (martirio).

Preghiera e ringraziamenti

Ultima considerazione che diventa preghiera: “Che Dio accolga questa umile opera frutto della mia storia, del mio lavoro e dei talenti che mi ha donato e che Gli rioffro (spero un po’ “fruttificati”), perché la possa usare per raggiungere molti con la Sua Grazia e, soprattutto, misericordioso, accolga me, così indegno, in paradiso”.

Il mobile terminato con profili di ottone e sistema di sicurezza

La consegna dell’opera

Passo 38: 29-8-19 ore 16: si va a Mirasole a montare l’opera nella stupenda Abbazia: l’appuntamento è fissato dalla tarda mattinata.
Devo preparare tutto ciò che mi può servire per gli interventi dell’ultima ora, dal cacciavite, al seghetto, alle viti, al trapano e tutti gli elementi imballati perché non si rovinino durante il trasporto in auto. Don Stefano, benché io sia arrivato un po’ in anticipo è già lì ad aspettarmi (si capisce che non sta nella pelle neanche lui…). Mi dà una preziosissima mano a trasportare tutto e a montare gli elementi in loco.

Subito un attimo di suspense per via delle viti e dei bulloni del sistema di sicurezza, ma sforzando un po’ il mobile si adatta al marmo della balaustra. Altro momento di paura: il lucchetto non entra nel buco predisposto, ma punta sul secondo buco che però è troppo stretto. Trapano e punta adatti risolvono a tempo zero… ma si comincia a sudare.

Apriamo poi la confezione di millebolle e polistirolo del pannello sbalzato e qui gli “OH!” si sprecano. Don Stefano, emozionato, regge il pannello coi guanti in lattice e io lo avvito sui supporti; una vite si ribella per un po’, ma poi cede e si avvita docile. Il sudore aumenta!
(Provato a casa era tutto perfetto. Ma il legno è una sostanza viva che si deforma a seconda della temperatura e dell’umidità. Probabilmente la verniciatura del mobile leggìo ha fatto dilatare di qualche decimo le distanze tra i fori).

L’effetto finale

Già però si intuisce l’effetto generale. Nonostante la straordinaria luminosità l’ambone sembra piccolissimo all’interno dell’Abbazia! Però che meraviglia quando don Stefano introduce il drappo rosso liturgico: l’ambone viene valorizzato al 300% e risalta luminoso sul fondo del panno con lo sfondo dell’abside.


L’ultima sorpresa avviene nel momento in cui montiamo il vetro sintetico antiriflesso togliendogli la doppia pellicola adesiva di protezione. Sull’etichetta c’era scritto “Trasparente”: col cavolo!; è satinato… sì, …è trasparente se viene appoggiato direttamente all’opera, ma appena i distanziatori fanno il loro lavoro si nota come una sfocatura fastidiosa, soprattutto guardando da vicino. Da lontano non si nota nulla.

(Ipotizziamo due soluzioni: A- acquistare in futuro un vetro Saint Gobain per musei, con l’incognita del costo della materia prima e della manodopera della lavorazione. B- portargli 4 nuovi tubetti distanziatori più corti dei precedenti, in modo da avvicinare il vetro all’opera). Per il resto il vetro sintetico fa un ottimo lavoro, pesa poco ed è veramente antiriflesso. Siamo gongolanti e soddisfatti entrambi e, sistemati gli attrezzi passiamo alle foto ricordo che qui condivido con voi.

Il futuro prossimo

Il prossimo passo sarà l’inaugurazione ufficiale e, speriamo, il concerto del Coro Milano con l’esposizione dei pannelli della mostra di mio padre.

Mirasole - don Stefano Croci con l'Ambone
Don Stefano col nuovo ambone
Mirasole - Giancarlo Paganini con l'Ambone
Io sul pulpito…
Mirasole - don Stefano Croci con l'Ambone
Don Stefano col nuovo ambone
Mirasole - Giancarlo Paganini con l'Ambone
Io sul pulpito…
Mirasole - don Stefano Croci con l'Ambone
Don Stefano col nuovo ambone
Mirasole - Giancarlo Paganini con l'Ambone
Io con il mio ambone terminato
Mirasole - l'Ambone all'INTERNO DELL'ABBAZIA
L’ambone in Opera a Mirasole
Mirasole - Giancarlo Paganini con l'Ambone
Io con il mio ambone terminato
Mirasole - INTERNO DELL'aBBAZIA
L’ambone (che luminosità!!!) e l’abisde col presbiterio
Io col mio ambone. In attesa dell’inaugurazione ufficiale!

Passo 39 – Venerdì 13-9-19 mi sono accordato col mio ex collega Ugo per andare a visitare Mirasole e vedere l’ambone, e, approfittando della visita alle ore 11 posso portare i nuovi distanziatori per il vetro, che ho realizzato molto più corti in modo da avvicinare e quasi far toccare il vetro alle formelle, così da eliminare il difetto di sdoppiamento e sfuocatura causato dal vetro artificiale.

I nuovi distanziatori più corti dei precedenti. (I quadratini trasparenti sono di vetro sintetico, qui ancora con la pellicolina protettiva, ottenuti da ritagli di quello installato, e mi sono serviti per misurare correttamente il taglio delle viti).

E’ stato un bell’incontro e una bella occasione di dialogo tra noi tre amici. Con Ugo abbiamo poi visitato il chiostro e il museo dell’abbazia, prima di far rientro. Attendiamo tutti l’inaugurazione ufficiale.

Il nuovo ambone coi nuovi distanziatori e il drappo liturgico bianco.
Il nuovo ambone coi nuovi distanziatori
Con Ugo 13-9-19
Con don Stefano 13-9-19

I passi finali e definitivi

26-9-19 – Don Stefano, con il direttore del Coro Milano m° Giancarlo Baia, ha deciso la data dell’inaugurazione dell’ambone.
Sarà “consacrato” ufficialmente Domenica 20 ottobre 2019. (Festa della dedicazione del Duomo… che coincidenze!).
Questo il programma della giornata:

  • ore 10,30: s. Messa solenne celebrata da don Stefano, sostenuta nel canto dal nostro “Coro Milano”.
  • Probabile breve prosecuzione canora con canti inerenti ai temi dell’ambone, (durata circa 10/15 min, penso)
  • Mia breve esposizione sul tema dell’ambone realizzato. (5/10 min)
  • Possibile visita alla mostra sull’opera artistica di mio padre Ettore, (pannelli esposti nel chiostro attiguo e catalogo in vendita) e possibilità di rinfresco/aperitivo per chi desiderasse, nei locali gestiti dall’associazione Arca, nel cortile.

In questo frattempo ho contattato la VETRERIA STUCCHI S.r.l. -Viale delle Industrie, 43/45 – 20881 BERNAREGGIO (BG), -su indicazione del mio contatto della Saint Gobain. Non hanno disponibile una fornitura di Vision Lite, ma possono donarci un altro tipo di vetro temperato extratrasparente (che viene usato anche per vetrine e musei) che potremo provare sperando che non rimandi riflessi molesti all’osservatore. Cerco di avere un appuntamento con loro per portargli l’attuale vetro sintetico come dima per poter tagliare, molare e forare quello nuovo.

Ci vado effettivamente il 3-10. Ma io che pensavo di andare e fare tutto nel giro di un’oretta, mi vedo opporre dalla signorina in reception, dopo il recupero del giro di mail, un malinconico: “Non è possibile oggi, siamo indietro con la produzione, ci lasci tutto e la contatteremo quando sarà pronto”. Giocoforza, lascio lì tutto e me ne torno mestamente a casa.

Passo 40: Ultimo prima dell’inaugurazione del 20 ottobre. Sabato mattina 12-10, avvisato giovedì via mail che era ritirabile, mi sono recato a Bernareggio a ritirare il nuovo e definitivo vetro temperato di protezione. Panico iniziale perché non era ancora pronto, ma in una mezz’ora mi viene consegnato. Bellissimo. Molato, stondato e forato. Offerto gratuitamente dalla Vetreria Stucchi. Un grazie sentito anche a loro, che in qualche modo hanno creduto in questo progetto.

Attimi di panico anche in fase di montaggio a Mirasole, perché un foro del vetro (quello in basso a sinistra) era un po’ spostato rispetto a quello della dima originale. Fortunatamente, con l’aiuto di don Stefano, giocando un po’ sulle misure dei fori abbastanza generose lo fissiamo ai supporti. Bello, fa davvero un figurone, e anche non essendo antiriflesso non si notano disturbi di luce particolari. Ad ogni buon conto lascio a don Stefano anche il vetro sintetico antiriflesso e un kit di viti e distanziatori (non si sa mai…).

A questo punto attendiamo solo l’inaugurazione del 20, che cercheremo di documentare in queste pagine.

INAUGURAZIONE 20-10-2019

Qui il video

Domenica 20-10-2019, Abbazia di Mirasole

Il mio discorsetto:

MIRASOLE 20-10-19   Inaugurazione nuovo ambone

“Buongiorno a tutti voi che avete voluto partecipare alla santa messa e alla gioia di questa inaugurazione di questo ambone. Grazie. Perché la gratitudine e lo stupore per questa presenza di popolo sono per me oggi la nota dominante. Sono onorato sia di essere presente qui a Mirasole, che del fatto che questa opera sia sempre meno mia e sempre più di questo popolo, di voi, cui appartengo.

Sono debitore a tantissime persone attraverso cui la voce del Padreterno si è fatta sentire sensibimente e i Suoi segnali sono apparsi sempre più chiari. In primis sono debitore per questo dono che mi è stato fatto di poter realizzare questo ambone, al Coro Milano: come giustamente ci ha detto Luigi Filippo alle ultime prove, quest’opera non si sarebbe neppure potuta immaginare senza tutta la storia del nostro coro e la fedeltà ai suoi impegni.

Cosa c’entravo infatti io con Mirasole? Nulla; fino a quando abbiamo cominciato a essere chiamati qui da don Stefano* ad animare ogni tanto la messa delle 10,30. Qui dentro, osservando il manufatto di legno grezzo presente fino a poco tempo fa, mi è gradualmente nata questa idea di immaginare qualcosa di alternativo e significativo. A questa ispirazione ho solo dato corda (forse in modo un po’ incosciente, essendo un’opera prima di questo genere per me). Il problema è stato che qui ho trovato don Stefano che a sua volta ha dato corda a questo progetto.

Potremmo intitolare questa breve presentazione con un titolo cosiffatto:
“Nani sulle spalle di giganti” dove io, ovviamente, interpreto il nano e mio padre e tutti quelli che l’hanno preceduto sulla strada dell’arte sacra, interpretano i giganti.

L’opera di cui stiamo parlando e che inauguriamo ufficialmente oggi, se non avesse avuto questi autori antecedenti, questi predecessori così cristianamente artisti e così artisticamente cristiani, non avrebbe potuto vedere la luce e prendere vita. Infatti, per me, una simile ardua e un po’ folle scommessa poteva essere vinta solo a 2 condizioni:

1)- farsi ispirare e basarsi quindi su ciò che mio padre mi ha tramandato (nella fattispecie i suoi disegni di archivio che ho ritrovato e catalogato, insieme al suo gusto artistico, la sua esperienza e le opere da lui compiute in quarant’anni di lavoro).
Cercare di esserne interprete oggi cercando di eseguire la sua musica, eseguendo i suoi spartiti. Così come un’orchestra che esegue e interpreta una Sinfonia di Beethoven o un coro che canta l’Ave Maria di Da Victoria o il Regina Coeli di Aichinger.

2)- Trovare un altro, un po’ folle a sua volta, qui a Mirasole, che desse credito a questa possibilità di realizzazione. Fortunatamente ho trovato qui don Stefano Croci che ha visto oltre l’apparenza immediata della mia scalcagnata proposta e ha scommesso anche lui sull’impresa”. 

“La realizzazione di questo ambone, nelle mie intenzioni ha i seguenti intendimenti:

1) dar gloria a Dio, nella rappresentazione figurativa – (e oggi ci vuole del coraggio o dell’incoscienza a riproporla perché l’arte contemporanea segue altre vie e il gusto figurativo e decorativo non è apprezzato, anzi criticato come linguaggio oramai inefficace) – dei 4 misteri (che abbiamo cantato durante la Messa) fondamentali della vita di Gesù Cristo (annunciazione/incarnazione, passione/dono eucaristico, morte in croce e resurrezione), proposti allo sguardo e alla meditazione dei fedeli o anche solo di chi passa “turisticamente” da Mirasole.

2) cogliere una occasione per rinnovare indirettamente la memoria di mio padre Ettore, scomparso nel 1986, pittore e artista del sacro, smaltatore e artigiano sopraffino, padre e uomo cristiano, testimone nel suo lavoro della insperabile salvezza portataci da Cristo, generatrice di luce, (luce che lui traduceva negli smalti, di cui era maestro) bellezza e gioia. La mostra allestita qui a fianco nel chiostro ha proprio questo significato di mostrare le radici da cui questo ambone è originato: per chi desidera, dopo posso presentarvela.

Potrei fermarmi qui. Potrei forse aggiungere solo dei dettagli tecnici, ma non mi dilungo qui poiché li trovate comodamente e con dovizia di particolari sul mio sito personale di internet: https://www.giancarlopaganini.it/2019/05/09/ambone-a-sbalzo-e-smalti-per-mirasole/ , nella sezione icone sacre (infatti mi sembrava interessante documentare anche i problemi e il tipo di lavoro –interiore ed esteriore- necessario per realizzare l’opera), nel diario che ho tenuto al riguardo.

Posso solo dare un minimo di rilievo al fatto che, realizzando un’opera di arte sacra, (molto diversa dall’arte tout court) e che oltretutto va a servizio diretto della liturgia, si compie in qualche modo un certo cammino di distacco dall’opera delle proprie mani, (tanto più se debitrice fin dall’origine di un input ereditato).
Infatti, così come la liturgia esprime in gesti umani sensibili, (assumendo perfino la materia come tramite efficace), un mistero divino incommensurabilmente più grande delle capacità dell’uomo, – perché lì è Dio stesso che agisce e rinnova ogni volta nella Passione, Morte e Resurrezione del Figlio il mistero della nostra salvezza, – così in qualche modo anche la povera materia di un oggetto sacro, (e in questo caso è proprio povera; non c’è né oro né argento…)- perché al servizio di questa sacralità, – si trasfigura ed esige un rispetto e un distacco anche da parte di chi ha avuto la ventura di plasmarlo per questo scopo.

Così come sono divenuto cosciente che l’ispirazione per questo ambone è stato un dono e una chiamata, così anche la messa in opera esige di avere in sé almeno un po’ di quella gratuità e stupore. Un po’ come per i figli: li avete messi al mondo voi, ma non sono vostri.

(A braccio: In questo caso mi rendo conto che sono sempre di più espressione di questo popolo – non solo quindi un dono che io faccio a voi, ma è come se foste voi che me lo restituite più pieno: è un dono che voi fate a me, perché è espressione di questo popolo)

Possibilmente, quindi, d’ora in poi ciò che deve emergere è solo la storia di salvezza rappresentata, e la Parola che da qui, da questo ambone, verrà proclamata.

E così sia”.

Giancarlo Paganini

  • Don Stefano ha poi puntualizzato che in realtà qualcuno del coro si era fatto presente e lui ha solo detto sì, e che è ben contento di averci lì!

Le foto delle presentazioni di ambone e mostra

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Intro mostra Ettore Paganini
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DiGiancarlo Paganini

ICONE SACRE A SBALZO, PREZIOSE E UNICHE

ICONE SACRE A SBALZO SU ALLUMINIO O SU ZINCO

Queste piccole icone d’arte sacra a sbalzo realizzate a mano su alluminio (alluminio o zinco delle lastre tipografiche da 0,15″ riciclate) rappresentano un tentativo nato quasi per scommessa, a titolo di passatempo di riprodurre alcuni disegni tra i mille e più reperiti nell’archivio di disegni d’arte sacra di mio padre, il pittore Ettore.

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COSA NON SONO

Non sono quindi dei falsi. Tanto per cominciare ognuna è caratterizzata da un numero di serie corrispondente al numero d’archivio dei bozzetti.

Oltretutto, alcuni disegni di bozzetti, erano stati poi realizzati originalmente da mio padre a smalto e non a sbalzo, quindi non vi è neppure un tentativo di imitazione.

Peraltro la mia mano, così come la sensibilità e le capacità artistiche sono diverse dalle sue.

Inoltre, i materiali a mia disposizione sono molto limitati. In alcune icone ho usato smalti a freddo nelle campiture che ho ritenuto potessero essere decorate in quel modo.
(I colori per vetro sono ottimi per trasparenza e lavorabilità e la finitura con vernice protettiva spray vetrificante le protegge dall’usura).

Di conseguenza il risultato finale è comunque completamente diverso da quello che avrebbe ottenuto lui.

In fin dei conti queste icone a sbalzo rappresentano solo l’ennesimo tributo d’affetto per mio papà.

UN DONO PREZIOSO

Un regalo prezioso per gli amici e/o una piccola fonte di reddito per me, se qualcuno li volesse acquistare.

Le occasioni per regalare un’icona, a ben pensarci, non mancano: Battesimi, Prime comunioni, Cresime, Matrimoni, Ordinazioni sacerdotali, compleanni, ricorrenze e occorrenze varie.

La garanzia è quella di un’opera realizzata interamente a mano, “cesellata” sul disegno di un grande artista: Ettore Paganini.

Posso fornirla incorniciata a richiesta (da appendere o appoggiare) oppure “sciolta”.

Il costo va dai 50 ai 100 euro (a seconda delle dimensioni e della difficoltà/complessità della lavorazione; +10 euro per il costo della cornicetta basic -tipo brico- e del montaggio).

Nel caso qualcuno sia interessato, mi contatti e vediamo come fare, visto che questo non è (e non vuole essere) un sito di e-commerce.