Archivio dei tag Smalti epossidici

DiGiancarlo Paganini

La Cena di Emmaus

Un “segno” per il Ministero straordinario della Comunione Eucaristica

Perché ho realizzato questo strano medaglione che raffigura “La Cena di Emmaus”? La storia parte da lontano, è lunga, ma forse val la pena di raccontare qualcosa.

“Ministro straordinario della Comunione Eucaristica”.

Questa è la denominazione esatta dal punto di vista canonico che identifica questo “nuovo” ministero all’interno della Chiesa. Un po’ di storia: in Diocesi di Milano questo ministero, (disciplinato dall’Istruzione “Immensae caritatis” della Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti del 29-01-1973, dal Motu proprio del 15-08-1972 “Ministeria quaedam” di Paolo VI e dal nuovo Diritto Canonico del 1983), è stato promosso con Decreto Arcivescovile nel 1981 dal Cardinale Carlo Maria Martini ed esteso anche ai fedeli laici.

E io che c’entro?

C’entro, c’entro… perché già da qualche anno i miei parroci mi hanno chiesto saltuariamente di aiutarli nella distribuzione della comunione durante alcune messe particolarmente frequentate, dopo la personale benedizione “Ad Actum”, in assenza di alcuni sacerdoti e del decano dei ministri straordinari della parrocchia (l’unico rimasto e ormai centenario). Devo dire che ogni volta è una cosa molto emozionante e responsabilizzante. E ogni volta, oltre a evidenziare in me un senso di profonda indegnità e gratitudine, mi domandavo se andava bene andare avanti così.

Ci sono delle regole

Infatti. No, non andava bene così, in realtà. Nel senso che in verità per esercitare il Ministero Istituito in modo continuativo e non “abusivo”, occorre un mandato ufficiale, occorre cioè essere nominati dall’Ordinario (il Vescovo diocesano) e/o dal Vicario Generale della diocesi con un mandato quinquennale rinnovabile e per far ciò occorre la segnalazione in curia del proprio parroco e quindi occorre seguire un corso obbligatorio di sei incontri di formazione teologico/pastorale, molto bello ed approfondito. Alla fine viene consegnato un tesserino ufficiale che certifica di poter esercitare questo ministero.

Inoltre quella che ho indicato non è e non può essere la motivazione principale per l’esistenza e lo scopo del ministero, che è invece quello di portare la comunione eucaristica alle persone anziane o malate che non possono normalmente frequentare personalmente la messa e ricevere la comunione sacramentale.

04bis-Libretto liturgia malati
Libretto della liturgia per la Comunione Eucaristica ai malati

Rispondere ad un bisogno oggettivo. Alcune considerazioni

Termino questo ampio cappello introduttivo dicendo perché ho sentito questa chiamata come una responsabilità personale di fronte ad una richiesta oggettiva cui bisognava “dare le gambe” perché non rimanesse inascoltata e non cadesse nel vuoto.

Per mia esperienza il “nuovo” non lo introduco io nella mia vita, non è mai successo. La novità che consente di cambiare la propria vita, che consente di “essere spostati”, rinnovati, di crescere, di approfondire l’esperienza, deriva sempre dal lasciare entrare da fuori un input oggettivo, una proposta che non mi immagino io, che non ho misurato io, che è una occasione a cui posso dire di sì o di no. A volte capita e basta, come una circostanza in cui ti vieni a trovare e devi accettarla anche se non l’hai mai propriamente scelta. Ma poi devi comunque scegliere se starci o ribellarti. Ogni occasione è vocazione. Ogni vocazione è ad una missione.

E, stavolta, come è andata?

In questo caso ciò (la richiesta oggettiva) è accaduto in uno degli ultimi Consigli Pastorali parrocchiali dove è emersa la necessità di sviluppare una attenzione particolare e più strutturata agli anziani che vivono sul territorio della parrocchia. Come? Anche andando incontro al loro bisogno di sentirsi sempre parte della comunità soprattutto quando le condizioni fisiche o sociali diventano difficili, magari si vive una solitudine opprimente e la persona fa più fatica a muoversi e a partecipare alla messa e all’Eucarestia. Questo porterà anche, ovviamente, ad instaurare una rete di nuovi rapporti di attenzione, accompagnamento e amicizia con loro e le loro famiglie. Insomma, dopo averci pensato, ho chiesto al parroco di accedere al corso e mi sono iscritto su sua richiesta in Curia.

Inutile dire che l’impegno un po’ mi spaventa: non mi sento per nulla in grado o “all’altezza” delle situazioni anche delicate che mi troverò probabilmente davanti, occorrerà avere attenzioni e sensibilità che non credo di avere, ma spero di imparare molte cose da questa esperienza che mi si prospetta (come il riporre la fiducia non in me, ma in Cristo e nel suo Spirito). Infatti se facciamo solo le cose che crediamo già di saper fare non impareremo mai a fare cose nuove. Si impara solo facendo. Osare un po’, non confidando solo in sé e nel già saputo. Lui, che ha suscitato in me questo desiderio darà la forza per sostenere il compito. Questo è avvenuto sempre, anche nella mia storia di lavoro.

Ok, ma che c’entra tutto questo col medaglione della Cena di Emmaus?

Non voglio annoiarvi oltre (ma era necessario spiegare da dove arriva l’ispirazione per questa icona della Cena di Emmaus) e vado alla parte pratica della vicenda.

In uno dei primi incontri il relatore del corso ha accennato al fatto che andando a portare l’Eucarestia il centro della vicenda non siamo noi ma è la Presenza di Cristo nel Sacramento. Questo ha bisogno anche di essere espresso con segni espliciti e tangibili: oltre alla teca preziosa con l’Ostia (commissionata a Firenze a mio fratello Francesco), un crocifisso, il Vangelo, un fiore o una candela, un segno, tipo un nastro rosso con una “medaglietta” sulla nostra persona, che attesti il nostro essere lì come semplici ministri, come espressione della comunità, mandati dalla essa perché il malato o l’anziano possa continuare a sentirsi parte di quel brano di Popolo di Dio che vive lì, a partecipare pienamente del dono della Comunione e si senta sostenuto nella sua fatica dal Sacramento e dalla comunità.

Ci sono dei precedenti in parrocchia. Sto all’esempio

Memore che effettivamente in parrocchia, quando il ministro straordinario distribuisce la comunione indossa un largo nastro rosso con applicato uno sbalzo di ottone raffigurante un simbolo eucaristico (che qui documento)

Medaglione  ministro in parrocchia
Medaglione del ministro in parrocchia: ostensorio con angeli

…penso che senza dover per forza attingere alle risorse parrocchiali, posso benissimo realizzare un “segno” nuovo (uno sbalzo su metallo alla mia maniera), così da averlo sempre a disposizione senza doverlo ogni volta chiedere in prestito. Terminato il mio ministero, chissà, lo lascerò alla parrocchia per chi verrà dopo di me, chiamato allo stesso compito.

Intanto lo farò benedire (fatto, in data 30-03-25) in modo che non sia un segno che rappresenti me, ma Colui che porterò fisicamente e spiritualmente. (Questa del possesso e del vanto personale delle proprie capacità è una bella tentazione, comunque…. Questo pungolo mi sarà utile a ricentrarmi e riconcentrarmi sull’essenziale).

Dunque, veniamo al dunque: idea, scelta, realizzazione dell’icona

L’idea inizia così a frullare nella mente: 1-Dovrà essere un medaglione come quello in parrocchia, con nastro rosso. 2-Non sarà un simbolo “astratto” ma una scena eucaristica (La Cena di Emmaus mi sembra la più adatta). 3-Nei disegni di mio padre Ettore Paganini so che ne troverò parecchi adattissimi. 4-Dovrà essere piccolo, prezioso, (poco) colorato e, visto l’uso intensivo dell’oggetto, protetto dalla resina.

La scelta tra quattro disegni individuati in archivio

Reperisco in archivio quattro belle scene della Cena di Emmaus, molto simili tra loro e tra di esse scelgo la “0515 – Cena Emmaus 24,4×21,5” che modificherò e ritaglierò per adattarla alle misure (7 x 7 cm) e all’architettura che penso sia più adatta. Penso, per stare sul modello parrocchiale, di inserirle in un quadrato messo a rombo, in diagonale.

4 disegni Cena Emmaus

Lavorazione a sbalzo, chiusura del fondo e smaltatura

L’11 marzo inizio il trasferimento su ottone del disegno scelto e in breve tempo lo sbalzo viene terminato. E’ davvero una miniatura e richiederà qualche soluzione inedita, soprattutto nella successiva fase di smaltatura.

Sbalzo terminato, alette aperte
Sbalzo terminato (fronte) secondo il disegno, alette aperte
04-sbalzo finito e colla con carta (retro)
Sbalzo finito e colla con carta (retro)
05- Retro con lastra di masonite inserita
Retro con lastra di masonite inserita con colla di montaggio

Successivamente richiudo e incollo con l’Attack sul retro le alette, come ormai ben sapete, e passo alla fase di smaltatura del fronte dello sbalzo.

La smaltatura

Prima di riempire le campiture delle tre aureole le sfriso con una punta per dare maggiore luminosità al giallo arancio del mio smalto epossidico Glas. Poi passo al cielo oltre la finestra, col bel blu turchese Porcelain & Glas della Marabu e infine ripasso i profili delle figure con lo smalto nero, in più mani e stendo una mano molto trasparente del nero sul muro di fondo. Per concludere coloro i particolari del calice, dei bicchieri e del pane spezzato in mano a Cristo. In questo modo, con pochi colori ottengo un certo contrasto e una certa profondità tra le figure e lo sfondo, mantenendo però la preziosità metallica dell’ottone. Metto tutto in forno a 160° per trenta minuti e infine sul retro applico l’adesivo dorato con l’etichetta, aggiungendo un fermaglio da quadri nell’angolo superiore, per poter poi fissarvi il nastro rosso.

06-Sbalzo smaltato
Lo sbalzo smaltato

La resinatura

Per una resinatura così piccola decido di fare una cassaforma molto leggera col nastro “distaccante” cinese. Inizio col fronte dello sbalzo, in modo da fissare il risultato con la resina I-Crystal di Resin Pro. Il 12/3 l’icona è pronta per passare alla resinatura retro.

Cassaforma leggera per la resinatura del fronte
Cassaforma leggera per la resinatura del fronte

Questa scelta mi costringerà però a rimediare ad alcuni difetti dovuti alla flessibilità del nastro adesivo (gobbe e rientranze sui lati, non volute) e ad applicare sul bordo di ottone che rimarrebbe scoperto uno strato di resina UV di Resin Pro che solidificherò con il fornetto da manicure a luce UV felicemente acquistato su Amazon.

La cassaforma per la resinatura sul retro
La cassaforma per la resinatura sul retro

Bene, dopo le ore di attesa necessarie per la definitiva reazione e stabilizzazione delle resine, maschero fronte e retro, levigo i bordi e applico la resina UV sui lati scoperti.

L’Icona della “Cena di Emmaus” è ormai pronta per essere fissata al nastro. Faccio due prove. La prima con un nastro più largo e più bello, ma, ahimé, molto corto. La seconda con un nastro più stretto ma lungo giusto. Per ora terrò quello.

Icona finita con nastro largo
Icona finita con nastro largo
Medaglione finito nastro sottile
Medaglione sbalzato e smaltato finito con nastro sottile

Un aggiornamento dell’11maggio 2025

Nel frattempo ha realizzato un’altra icona sempre su questo modello. Non posso dire uguale, perché ogni icona fatta così artigianalmente a mano riesce diversa, volenti o nolenti. L’occasione mi è sta data dall’amico Maurizio che voleva regalarla alla moglie, anche lei MISCE.

Detto fatto: dal 2 aprile (l’ordine) al 20 aprile (il lavoro terminato), la consegna è avvenuta felicemente domenica 11 maggio. Al nastro penserà lui. Qui di seguito un po’ di immagini della lavorazione e dell’aspetto finale dell’opera.

Il fronte dello sbalzo
Il retro dello sbalzo
Il taglio delle alette sul retro
Il tassello di masonite e il retro con la colla di montaggio
Il supporto di masonite incollato sul retro
Lo sbalzo terminato piegato e montato sul supporto di masonite
Il retro dell’icona
Il fronte smaltato
La fase di resinatura nella cassaforma
La resinatura sgusciata con residui di bave da eliminare e levigare
Il retro finito con i gancetti annegati nella resina
L’icona per Maurizio terminata
Firma logo

DiGiancarlo Paganini

Santa Chiara d’Assisi

Dopo san Francesco, Santa Chiara d’Assisi. Una promessa mantenuta ( e… menomale!)

Nel precedente post sull’Icona di san Francesco d’Assisi avevo fatto la promessa che non mi sarei dimenticato di “scrivere” un’icona sbalzata e smaltata dell’amata “sorella” Santa Chiara d’Assisi. Sorella Chiara. (Che è anche, guardacaso, il nome della mia sorella minore).

Santa Chiara (Pittore Carlo Crivelli)

Oltretutto la santa mi piace molto perché è l’esempio di un cristiano che per seguire meglio Cristo si mette naturalmente a seguire l’amico (Francesco) che più l’aiuta a donarsi totalmente, semplicemente, senza riserve, “sine glossa”, a Dio. E, riconoscendo la comunione che la lega visceralmente all’amico, si trova ad essere iniziatrice di una nuova comunità composta da altre sorelle e compagne che si mettono a seguire lei, che segue lui. E lui chi segue? Segue Cristo affidando il suo carisma al papa, Innocenzo III che gli approva la Regola (nonostante avesse un caratteraccio ostile, pare).

https://sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/religione/storia-dei-papi-che-hanno-incontrato-san-francesco-52914

(Il successivo papa, Onorio III conferma definitivamente con la bolla “Solet Annuere” la regola del suo ordine. Solo due anni dopo la morte Francesco viene proclamato santo da papa Gregorio IX, quindi esempio da seguire con sicurezza per tutti). In questo modo Francesco “salva” il suo carisma dal decadimento a setta, cosa purtroppo comune a moltissimi movimenti pauperistici e riformisti del tempo. Ma nella storia della Chiesa è sempre stato così, vedi, secoli dopo, la vicenda di sant’Ignazio di Loyola per esempio.

In sintesi, una storia d’amore dell’altro mondo. In questo mondo. Ecco, un po’ per riconoscenza per questo esempio, qui in questo post descriverò tutta l’elaborazione materiale di questa Icona, volutamente gemella dell’altra. Quella dell’amico. Però mi aspettavo già una serie di difficoltà che mi sarebbero capitate nel tentativo di ottenere quella somiglianza nella resa finale. Perché? Perchè non avete idea di quante cose possono andare storte e rovinare il lavoro strada facendo. Già in partenza, guardacaso…

Una sorpresa sgradita

Come vi ricorderete l’ispirazione per queste icone mi era venuta osservando uno dei disegni di mio padre Ettore Paganini: era una bellissima bifora che rappresentava i due santi di Assisi. Ve la riporto ancora qui:

San Francesco e santa Chiara
San Francesco e santa Chiara d’Assisi – disegno di Ettore Paganini

Fatto San Francesco ora mi dispongo a realizzare anche l’icona della santa, per cui in Illustrator, dove avevo sistemato la prima icona, creo un’altra tavola di disegno e copio tutta l’architettura pari-pari e sostituisco il solo disegno della figura inserita. Faccio il mio bel pdf e lo stampo. Che strano! Mi sembra un po’ più piccolo rispetto al primo. Boh, verifico ed è proprio così. Cavoli, ma cosa può essere successo? Ma quando mai ho rimpicciolito -e mica di poco- nel frattempo il disegno? Boh, mi resta tuttora un mistero; fatto sta che devo ingrandire in proporzione il tutto in modo da avere una stampa delle stesse misure. A momenti… Vabbè, prima difficoltà superata. Fisso il foglio sulla lastra di ottone e inizio lo sbalzo incidendovi il disegno. Siamo al 25 febbraio.

Disegno adattato di Santa Chiara
Disegno adattato (come quello di san Francesco) di Santa Chiara d’Assisi

Lo sbalzo procede rapidamente

Ormai tutte le fasi della lavorazione le sapete tutti a memoria, per cui metto qui solo le foto che le documentano.

Retro sbalzo in fieri
Retro dello sbalzo, in fieri
lastra sbalzata in fieri-fronte
Fronte della lastra sbalzata dell’icona di Santa Chiara d’Assisi, in fieri
Fronte sbalzo alette aperte
Fronte dello sbalzo con le alette tagliate e aperte
Retro sbalzo alette aperte
Retro dello sbalzo con le alette aperte, pronto per accogliere la lastra di masonite incollata
Incollaggio retro sotto pressione
Incollaggio della masonite nel retro dello sbalzo, sotto pressione
Santa Chiara sbalzo finito alette piegate
Santa Chiara d’Assisi, lo sbalzo finito con le alette piegate e incollate sul retro

Si passa alla smaltatura coi colori Marabu da vetro/ceramica

Ora occorre smaltare usando i nuovi colori usati già per san Francesco (se volete andate a leggere il post). Ma, prima devo verificare se ho lunghezza sufficiente di cornicetta di ottone, quella trovata fortunosamente nel locale pattumiera del condominio. Al pelo (mi avanzano si e no 8 cm)… fiuuuttt!

Li taglio in misura (sono differenti di qualche decimo di millimetro rispetto alle precedenti, evidentemente l’ingrandimento era un filo diverso, ma me le faccio andar bene lo stesso) e provo ad appoggiarle sulla lastra per la verifica finale. A posto. Proseguo con la smaltatura e poi faccio la foto dell’icona smaltata con a fianco la cornicetta che dovrò incollare dopo la prossima fase.

Santa Chiara smalto finito e cornicetta
Santa Chiara d’Assisi, smalto finito e cornicetta

E ora, Santa Chiara al forno!

No, non è una ricetta nazista, non sono così blasfemo o irrispettoso: la cottura degli smalti della Marabu PORCELAIN&GLAS in forno (quello di cucina per 30 minuti a 160°) serve a fissarli al supporto e a renderli più resistenti, tanto che nelle istruzioni c’è scritto che possono andare poi anche in lavastoviglie. Quegli smalti epossidici infatti sono stati creati per decorare tazze e bicchieri più che icone sacre… ma, tant’è!

Santa Chiara al forno
Santa Chiara d’Assisi al forno

E ora la fase di resinatura

Non so se vi ho mai fatto vedere la costruzione della cassaforma. Di solito prendo 4 listelli di legno belli lisci e rivestiti di un adesivo distaccante, li incollo col silicone ad un piano rivestito a sua volta di adesivo distaccante, mettendo al loro interno l’icona da resinare (fissata al fondo con dei quadratini di biadesivo spesso e usando dei distanziatori di plastica che mi danno un paio di millimetri di aria sui bordi. Poi faccio asciugare il silicone tenendo tutto il castello sotto pressione per farlo aderire bene al fondo in modo che non ci siano fuoriuscite di resina liquida, silicono altre giunture dei listelli e poi…

Costruzione cassaforma coi distanziatori
Costruzione della cassaforma coi distanziatori. (Si nota il silicone sul listello da ribaltare e incollare)
Cassaforma incollaggio
Incollaggio della cassaforma sotto pressione.

Poi si cola, evidente! Calcolo la quantità di ICrystal della Resin Pro, mescolo i due componenti, cerco di eliminare le maledette bolle che si creano sempre (e mi sa che mi dovrò comprare una piccola pompa autoclave apposita per questo scopo, ma costa una sessantina di euro su Amazon, per roba di qualità cinese. L’esperimento fatto oggi con un barattolo di vetro col coperchio di plastica bucato in cui inserire il tubo dell’aspirapolvere per ottenere il vuoto, è andato malissimo, perché iniziava ad aspiarare in un vortice anche la resina liquida dal bicchierino inserito…NOOOOOO!!!!), e poi colo adagio sull’icona il prezioso e dispettoso miscuglio epossidico. Buco un po’ di bolle con uno spillo e quando mi sembra tutto a posto copro il “castello” in modo che non prenda polvere che potrebbe rovinare l’effetto lucido finale.

Colata resina nella cassaforma
Colata di resina sull’Icona nella cassaforma

Si impara ad attendere, l’impazienza è assolutamente vietata

E ora devi per forza metterti a fare altro, perché è la fase dell’attesa. Serve molto anche quella… è educativa. Sale sempre una preghierina perché tutto vada nel migliore dei modi (non fa piacere a nessuno perdere un lavoro in cui si è dedicato tempo (il lavoro è iniziato il 25 febbraio e siamo già al 5 marzo…), attenzione, arte (?) perizia tecnica e denari). Anche i fonditori di campane di Agnone so che, al momento della colata di bronzo fuso, fanno prima una cerimonia religiosa coi controfiocchi e fors’anche una santa Messa propiziatoria perché tutto fili liscio e il risultato non faccia buttare nel cesso mesi di lavoro. Nel mio piccolo, non arrivo a tanto, ma un pensierino lo faccio anch’io.

Un paio di giorni dopo

Il tempo consigliato è quello, per evitare di rovinare il lavoro. C’è chi attende anche di più. Io, quando vedo che la reazione è completata, (la resina è indurita e sul piccolo campione, che colo sempre a parte, vedo che non restano impronte digitali) inizio a staccare i listelli della cassaforma per sgusciare l’icona resinata. Sembra facile! Nonostante tutti gli accorgimenti qualcosa è colato fuori incollando tenacemente un paio di listelli al legno…

Difetto colata cassaforma
Difetto di colata dalla cassaforma

Oltretutto, per arginare la fuoriuscita avevo posizionato dei tassellini di legno vicino ai listelli, non pensando che poi mi sarebbero stati nemici tenacissimi da staccare. Vabbé, tra morti e feriti sguscio l’Icona e valuto come e cosa andare a limare sui bordi e come sistemare il retro.

Santa Chiara sgusciata dalla cassaforma
Santa Chiara sgusciata dalla cassaforma
Retro con buchi e difetti
Retro con buchi e difetti. Si notano gli alloggiamenti dei 4 tassellini di biadesivo spesso e una bolla che non era uscita dal retro… maledetta. Però, in fondo non male.

Penso ai supporti mentre sistemo il retro dell’icona

Si tratta di fare un’ulteriore piccola colata sul retro, per sistemare nei 4 alloggiamenti i fermagli “Stella” e per chiudere la bolla. Basterà qualche grammo di miscela, una cassaforma leggera di nastro adesivo per sicurezza sui bordi (che nulla coli sul fronte rovinandolo) e tanta, tanta pazienza. Per i supporti ho pensato, come per san Francesco di lasciare aperte ben tre possibilità di ostensione: 1) Buchino in alto per appendere l’icona così com’è ad un chiodino nel muro; 2) supporto di ferro ad angolo per ottenere un soprammobile da comodino; 3) possibilità di fissare l’icona in un quadro più grande con i 4 fermagli passanti nel fondo del quadro. Più di così!!!

Retro con supporti
Retro con i supporti e i fermagli

Icona terminata

Bene, dopo aver opportunamente spianato, levigato e lucidato i bordi della resina, l’icona è terminata felicemente. (Siamo al 7 marzo!) Eccola! Un grazie anche a santa Chiara d’Assisi, che evidentemente, come san Francesco, ci ha messo del suo… eccome!

Santa Chiara finita fronte
Santa Chiara finita, fronte

Ed eccoli insieme! L’icona ricomposta

Eccoli di nuovo insieme i due santi! Devo dire che sono molto soddisfatto del risultato. Anche questa è stata una sfida dalla quale ho imparato un mucchio di cose e ho consolidato alcune soluzioni a problemi difficili da risolvere (ad esempio il retro che si stacca dal fondo) e che in passato sono stati molto pesanti. Avevo paura a rimettermi ad usare le resine dopo qualche esperimento finito male, ma ora mi sono riconciliato con la tecnica della resina. La ICrystal di ResinPro è molto affidabile e oramai la conosco bene. Qualche prenotazione è già nell’aria, (anzi!: aggiornamento del 14-3: le due icone, la coppia Francesco e Chiara, sono già state acquistatate oggi, devo solo consegnarle). Intanto sto già finendo un’altra piccolissima icona, quasi una miniatura… ad uso personale stavolta, ma sarà oggetto del prossimo post. Alla prossima!

Santa Chiara in coppia con san Francesco
Santa Chiara in coppia con san Francesco

Stiamo sotto la loro protezione in questi tempi difficili con venti di guerra.

Logo Giancarlo Paganini
DiGiancarlo Paganini

San Francesco d’Assisi. Una nuova Icona sbalzata, smaltata e resinata

Una nuova scommessa con le resinature dei miei sbalzi

San Francesco d’Assisi. Perché questa scelta? Andiamo agli antefatti. Recentemente ho acquistato nuovi flaconi di resina iCrystal della ResinPro perché avevo il dubbio che le ultime incresciose performance nell’uso di questa tecnica fossero dipese in gran parte dall’età avanzata delle stesse (oltre che dalla mia età avanzata…). Anche nel terminare l’ultima icona della Madonna con Bambino, mi ero fermato prima della fase di resinatura, più che altro per paura di dover buttare via un’opera che mi piaceva molto, come già accaduto, o, nella migliore delle ipotesi, di dover sudare comunque sette camicie per salvarla.

Quindi sono partito con l’idea di creare stavolta un’icona espressamente da resinare, per vincere questa paura una volta per tutte, come si fa dopo un incidente d’auto, mettendosi al più presto di nuovo al volante.

Cercavo allora un soggetto che fosse adatto per dimensioni e per tipo di soluzioni estetiche a poter essere resinato a dovere. Perché allora non rappresentare San Francesco d‘Assisi, com-patrono dell’Italia (in questo momento del suo patrocinio particolare abbiamo bisogno eccome, per risollevarci da una crisi morale, religiosa, valoriale, economica, industriale, politica, sociale, educativa, ecc, senza precedenti. Ci manca solo la guerra a tutto tondo con la Russia e, per non farci mancare proprio nulla, con l’America di Trump (Quella commerciale con la Cina l’abbiamo già persa da mo’) e, perché no?, con l’infida e divisa Europa atea, razionalista e massonica. Che San Francesco d’Assisi ci guidi tutti quanti sulle vie della Pace che ci può donare solo se ci riconosciamo fratelli, figli di Dio e quindi dipendenti dal Padre nostro; sulla via della Giustizia e della Pace vera, non dell’irenismo banale e facilone). E’ anche un omaggio indiretto a Papa Francesco.

Un soggetto molto rappresentato nei bozzetti di mio padre

Bene, all’opra, allora! Siamo al 25 gennaio 2025. Trovo tanti bozzetti e disegni di mio padre (il pittore Ettore Paganini) che rappresentano san Francesco d’Assisi da solo o con altri santi. Scelgo il disegno d’archivio “0016-San Francesco e santa Chiara 22,2×38” e me lo rielaboro sia in photoshop che in Illustrator: tolgo santa Chiara (tranquilla, prima o poi verrà anche il tuo turno), sistemo le architetture e accorcio l’altezza delle gambe del santo che mi sembravano un po’ quelle di un giocatore di basket. Qui il bozzetto originale dal quale sono partito:

San Francesco e santa Chiara
San Francesco e santa Chiara – dis. di Ettore Paganini (1922-1986)

E qui ecco la mia elaborazione per farne l’icona resinata:

La mia elaborazione del disegno paterno

Passa qualche giorno per iniziare finalmente lo sbalzo, con sorpresa

Il 5 febbraio inizio lo sbalzo applicando e riportando, come sempre, il disegno stampato incidendolo sulla lastra. Decido subito che voglio ottenere una cosa preziosa e dorata, quindi la lastra scelta è di ottone. Fortunatamente lascio nella lastra molto margine esterno, non immaginando minimamente cosa accadrà di lì a breve. Infatti, andando a buttare la pattumiera, nel locale immondizie trovo abbandonato vicino ad un bidone un vecchio cerchio di alluminio su cui è saldato un bellissimo fregio di ottone (era forse il bordo di un vassoio o di uno specchio tondo) che mi sembra veramente fantastico e che subito fa scattare in me l’idea di usarlo in questa occasione, proprio per impreziosire l’icona appena iniziata. Lo pulisco a dovere, lo stacco dal rigido supporto di alluminio, lo spiano, lo lucido, ed ecco: un metro e mezzo di splendido ornamento metallico! Fantastico, che ne dite?

Calcolo lo spazio dove alloggiare la nuova bellissima cornice e in poche ore lo sbalzo è pronto, eccolo:

Lo sbalzo quasi terminato, con lo spazio predisposto per la grande cornice di ottone traforato.

Fasi preliminari prima della smaltatura

Prima di passare alla smaltatura devo piegare le alette sul retro della lastra di masonite che incollo con mastice da montaggio sul retro per irrobustire e irrigidire l’icona; cosa che faccio rapidamente. Dovrò poi lasciare asciugare la colla per un paio di giorni, perché mi si presenta già una difficoltà tecnica inedita per questo genere opere. Ma questo sarà oggetto del prossimo capitolo.

L’icona con la lastra piegata e incollata sul retro. In questa seconda immagine ho provato ad appoggiare il listello traforato della cornice per vedere come si adattava alla vista d’insieme. Direi bene, ma ci sarà bisogno, per avere un contrasto adeguato, di smaltare o il fondo della cornice o l’interno delle micro-campiture del listello.

La smaltatura. Ora sì che si balla!

Qui si aprono diverse fasi di questo capitolo. Innanzitutto, per non sapere né leggere né scrivere, decido che una leggerissima brunitura per dare volume allo sbalzo/cesello non posso esimermi dall’applicarla. Passo il mio intruglio alcolico segreto e… Bon, fatta!

In secondo luogo, e questa è la parte più problematica, mi rassegno al fatto che le mie vecchie amate boccette di smalti per vetro GLAS della Marabu sono quasi tutte cagliate e gelificate. In particolare mi mancano tutti i blu che sono inusabili. Anche i rossi non godono di buona salute: un patrimonio prezioso da “buttare nel cesso”. Mi interesso con mail e telefonate con la tedesca Marabu in persona di dove posso ritrovare le mie preziose boccette, ma mi rispondono che sono uscite di produzione (e quelle che si possono ancora trovare sono già vecchie…), visto che ora producono solo il prodotto PORCELAIN&GLAS o in versione pennarello o boccette (che però corrono sempre il rischio di rovinarsi).

Ah, dimenticavo: questa serie di colori per porcellana ha la caratteristica che per durare meglio vanno cotte nel forno di cucina per 30 minuti a 160°. Quindi dovrò pensare come e quando applicare i listelli della cornice, sperare che la lastra di masonite all’interno non bruci, che la colla sia sufficientemente seccata da non ribollire rigonfiando la lastra e che non potrò certo passare la vernice fissativa Macota 100 prima di smaltare, non sapendo che reazioni possa sviluppare nel forno. Bel casino, no?

Comunque…

Dopo lunghe ricerche e una visita a vuoto (per negozio chiuso di lunedì), approdo finalmente al Colorificio Pecchio vicino a Piazzale Loreto, molto professionale e ben fornito, dove acquisto 4 “pennarelli “di quella serie di smalti e due boccette di un altro prodotto liquido (DEKA, il migliore in commercio, sostengono in negozio. Vedremo) da testare prima con una prova, e poi, chissà, sulla prossima icona.

I nuovi smalti acquistati. Veramente il primo pennarello turchese a sinistra ce l’avevo già e l’avevo usato su un altro progetto molto impegnativo di cui vi scriverò quando sarà finito. A differenza degli altri 4 della Marabu è metallizzato coprente e non trasparente, ma ciò potrà dare varietà alle varie campiture del fondo.

La smaltatura inizia e procede bene

Sfriso l’aureola per dare lucentezza e inizio a colorare col giallo-arancio (mia mistura di GLAS), poi parto col saio e la chiesetta. Sul saio uso il nero molto trasparente della serie GLAS, uno dei pochi colori ancora usabili, perché sul giallo oro dell’ottone ottengo con alcune velature un bruno adattissimo, Poi col turchese già in mie mani inizio a riempire alcune campiture. Sono costretto a fermarmi un giorno per andare a comprare i restanti colori, che appena arrivano in casa, uso subito per integrare il fondo e la cornice dell’opera. Ficco tutto in forno e per mezz’ora spio che non avvenga nulla di irreparabile. Pare di no,… fiuuuut.

Aureola, saio e particolari dipinti e prime campiture del fondo riempite di turchese metallizzato.
La formella smaltata, passata in forno e con le cornicette di ottone incollate con punti di Attack Gel al fondo blu trasparente della cornice. Pronti per la fatidica fase di Resinatura.

La resinatura, fase sempre criticissima, ma orsù, ci vuole coraggio!

Le cornici così applicate non sono saldate a stagno ma solo incollate. Quindi se desidero che abbiano una durata lunga e certa dovrò per forza inglobarle nella resina. Mi faccio coraggio e stavolta però, per preparare bene la cassaforma di colata, uso due nuovi prodotti: un foglio di materiale plastico bianco sul fondo colata, adatto al distacco della resina e un nastro adesivo cinese (Cosa c’è ormai di non made in PRC?) verde, di un materiale analogo per qualità di distacco, da applicare alle barre di legno che creano l’alloggiamento della colata.

Stavolta decido di fare subito il fronte della colata con la resina iCrystal di ResinPro, senza preoccuparmi troppo del retro della formella, che, se venisse male, dovrò ritoccare. L’unico accorgimento per tenere la formella attaccata al fondo e staccata da esso di poco più di un millimetro per consentire alla plastica liquida di riempire anche lo spazio sul retro, è ritagliare 4 quadratini del fantastico nastro biadesivo trasparente e gommoso spesso 1,5mm, acquistato al Brico e applicarli al retro dell’icona. Et voilà!

La cassaforma con la colata. Dopo almeno 24 ore posso aprirla se si è solidificata. Quindi, pazienza!
Tolto il primo listello (li avevo fissati col silicone trasparente) posso sgusciare (a fatica!) il blocco con l’icona resinata. Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti.

La legge di Murphy non fallisce mai

Dicevamo: “Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti?” Ok vediamo:

Ta-daaaa! La grossa inevitabile bolla al centro e altri difetti sul retro. Sono visibili i 4 tasselli di biadesivo da togliere e riempire di resina. Me la sentivo, …vabbé… riempirò i difetti con altra colata a livello, ma almeno il fronte mi sembra ottimo e senza difetti.

Correzioni e finiture

Se riesco ad evitare di dover passare la levigatrice roto-orbitante su tutto il fronte, per abbassare e pareggiare i bordi di resina che si formano per risalita sulle barre della cassaforma, evito di rovinare la superficie che mi sembra già perfettamente lucida. Così applico una protezione di carta e scotch di carta sulla facciata lasciando scoperti solo i bordini, che ripasso con le carte e le tele abrasive (da grana 120 a grana 10.000 e poi finitura a Polish), a mano, con delicatezza e infinito olio di gomito, fino ad ottenerne un buon risultato di levigatura e lucidatura. E il fronte è a posto.

Poi applico sui bordi il nastro adesivo cinese, a mo’ di cassaforma leggera, per evitare che scendano nefaste colature sul fronte, e colo con una pipetta la quantità di resina che serve a riempire i difetti del retro, inserendo, già che ci sono, 4 fermagli pieghevoli nell’alloggiamento del biadesivo che ho rimosso, in modo da avere dei sostegni nel caso montassi in una cornice di un quadro l’opera. Ovviamente, per la legge di Murphy, la resina per capillarità risale tra i due peduncoli di ogni fermaglio, saldandoli… vabbé… me li terrò così.

Il retro sistemato. Si vedono ancora i tiri di scotch cinese x cassaforme sui bordi e i 4 fermagli

Ragazzi, sono veramente contento del risultato!

Siamo arrivati, tra fasi operative e fasi di attesa tecnica, al 16 febbraio 2025. Quasi un mesetto dall’inizio del lavoro. Devo dire che probabilmente san Francesco d’Assisi ci ha messo del suo per la buona riuscita di questa icona che lo rappresenta. Ora la predispongo anche per un uso “soprammobile” o per appenderlo ad una parete così com’è, in modo da lasciare aperta ogni possibilità di “ostensione”. Ovviamente l’Icona di san Francesco d’Assisi è (Aggiornamento del 15-3-25: Acquistata, insieme alla gemella santa Chiara). Alla prossima!

L’icona di san Francesco d’Assisi terminata. Misure: 11,4 x 23,4 cm
Logo Giancarlo Paganini

DiGiancarlo Paganini

San Benedetto da Norcia

Il santo protettore della Fraternità di Comunione e Liberazione

La nascita di un’idea

Stiamo attraversando un cambiamento d’epoca, come accadde a San Benedetto da Norcia, con tutte le difficoltà, le angosce e le nuove prospettive che questo comporta. Agli inizi di Giugno, dopo gli Esercizi di Rimini e il memorabile intervento di Davide Prosperi all’Assemblea dei Centri Culturali ho pensato che non potevo più attendere ad esprimere il mio ringraziamento a lui e alla Fraternità per i passi che stiamo facendo con la sua guida.

Quale modo migliore per esprimere questo desiderio in modo personale e, se non artistico, almeno artigianale, con uno dei miei sbalzi? Magari raffigurante proprio San Benedetto da Norcia, il santo protettore della Fraternità di Comunione e Liberazione.

L’anno scorso c’era già stato il precedente del regalo dell’Icona con la scena della “Presentazione al tempio” fatto a Padre Lepori per ringraziarlo degli Esercizi del 2022-2023.

Una figura poco raffigurata

Mi metto a cercare in Internet qualche immagine di dipinti o affreschi che rappresentassero il santo. Strano!. Non ci crederete, ma non ho trovato molto e poche immagini mi sembravano belle e convincenti. Un paio di affreschi medievali soprattutto e due tavole: una di Mantegna e una di Daddi. Nell’archivio di bozzetti di mio papà Ettore, nulla… e inoltre volevo fare qualcosa di più originale. Farò dunque una sintesi di quelli più convincenti. Quindi parto innanzitutto dall’affresco e lo ridisegno apportando alcune modifiche (la mano destra, per esempio da dove sbuca? E il libro della Regola che diavolo di prospettiva ha?).

L’affresco prescelto come modello

Scoperte en passant

Cercando qua e là trovo sul sito www.acistampa.com anche un’interessante medaglia simbolica di san Benedetto, con degli acronimi che non conoscevo, e che metto qui: fanno pensare, no? Non lo sapevate? Sapevatelo!

La medaglia di San Benedetto, con tutti i suoi acronimi

Allora si inizia

Ridisegno al tratto il mio san Benedetto, lo scannerizzo e lo inquadro in Illustrator in una architettura dal sapore medievale. Lo stampo nella misura desiderata e lo applico su una lastra tipografica di alluminio (di recupero, contro lo spreco come al solito e opportunamente ripulita).

Il disegno applicato alla lastra

Con i miei attrezzi da toreuta (Punte di biro e bastoncini di bambù opportunamente modellati) inizio a sbalzare e cesellare sul fronte e sul retro la figura.

Prima “incisione” dello sbalzo da cesellare fronte e retro
A metà dell’opra

Sbalzo terminato in una giornata

Ed ecco allora lo sbalzo terminato, ancora da piegare e sagomare sul supporto di legno compensato dopo aver tagliato le parti di lastra in sovrappiù negli angoli.

Sbalzo terminato, da rifinire

Fatta questa operazione di taglio, riempimento con colla di montaggio e Attack per fissare sul retro le alette, lo sbalzo mi si presenta, come al solito bello lucido ma dall’effetto un po’ “piatto”.

Sbalzo montato sul supporto ligneo

Lo renderò più “anticato” e definito con la stesura della mia mistura nera da brunitura. Poi ripulisco l’aureola dalla tintura.

Lo sbalzo terminato e brunito, con l’aureola ripulita, pronto da dorare

Dorare, please!

Questa volta faccio un’operazione mai fatta da me in precedenza su questo genere di Icone: dorerò l’aureola con la foglia d’oro: stendo una mano di “missione” Divolo per fare aderire la foglia. L’attesa è di tre ore prima di poter dorare. (La parola “missione” mi colpisce ogni volta, …ok, è una vernice che serve per mettere la foglia d’oro, ma quanti altri significati molto più pregnanti ha, visto che qui si parla di un’Icona?)

La missione a vernice Divolo e le foglie d’oro da applicare all’aureola

Dopo, passo sopra tutto una mano di vernice Macota per fissare il risultato. (Purtroppo gli imprevisti con la doratura sono sempre dietro l’angolo, così dovrò riprendere, con lo stesso metodo, alla fine un segno che salta fuori sulla destra dell’aureola. Però, dài, l’effetto non è male. Potrei anche fermarmi qui. No?

L’icona brunita e con la doratura dell’aureola eseguita

Invece vado avanti

Decido di smaltare. Ma anche qui incontro dei problemi legati all’età degli smalti (un anno, mica secoli…), che evidentemente si asciugano un po’ nelle boccette. E non è che costino pochissimo… La cosa richiede quindi attenzione particolare. Faccio una prima stesura poi casomai andrò avanti. Col nero valorizzo alcuni dettagli della figura per dare ulteriore profondità.

Prima mano di smalti

Non mi basta e quindi passo la seconda mano

Seconda mano di smalti

Poi faccio una cosa di cui mi pento: passo una seconda mano di Macota per proteggere l’icona. Peccato che sul turchese faccia una reazione strana, raggrinzendo un po’ lo smalto. Mai fatto in vita sua. Sono gli imprevisti del mestiere. Non si può tornare indietro. Non c’è control Z o Undo. Le cose fatte a mano non perdonano…

Incorniciato

Incornicio l’Icona di san Benedetto da Norcia e lo accompagno poi con un biglietto per Davide e la Fraternità. Grazie, Davide!

L’icona finita, montata nella sua cornice e il fondo di velluto scuro

Un Post Scriptum

Ho consegnato l’Icona a Davide alla fine dell’ultima Diaconia diocesana del 18-6-24. Lui mi ha ringraziato ricordando che “Questo è il secondo regalo che mi fai quest’anno!”, alludendo alla registrazione di don Giussani che gli avevo spedito un paio di mesi prima (audio del 1979, col racconto vivacissimo agli studenti di GS del suo primo incontro ufficiale a Roma con Papa Giovanni Paolo II), dai quali aveva tratto spunto, facendolo anche ascoltare, per alcuni interventi epocali, come quello all’Assemblea dell’Associazione Italiana Centri Culturali del 18-5-24, pubblicato poi col titolo: “Cultura: essere per Cristo”.

Allora gli ho detto: “Sì, ma quello era un regalo “usato”, di seconda mano”. Perché già lo avevo inviato nel 2015, appena ritrovato sistemando degli armadi di casa, a don Julian Carròn e all’archivio del Movimento, (come gli avevo fatto presente quando gliel’ho fatto pervenire via mail per ispirazione “soprannaturale”). “Questo invece è inedito, solo per te, e attraverso te a tutta la Fraternità, per gratitudine al cammino che stiamo facendo insieme, con la tua guida”.

Considerazioni finali

Ho riincontrato Davide pochi giorni dopo, alla convivenza della Diaconia a La Thuile e mi aspettavo che mi dicesse se gli era piaciuto il regalo, come aveva reagito, insomma. Ero molto in dubbio se chiedergli qualcosa o no. Incrociatolo finalmente in fila a colazione gliel’ho chiesto e lui mi ha detto di sì, che gli era piaciuto tantissimo e, anzi, l’aveva appeso in ufficio in sede, e poi mi ha fatto i complimenti, volendo sapere come l’avevo fatto, ecc.

Leggendo l’altro giorno un passaggio degli Esercizi spirituali della Fraternità 2024 ho trovato questo testo a pagina 56: “… non è questione di misura, ma di compagnia e, ultimissimamente, di amore, cioè di abbandono di sé, di dono di sé. È meglio dire abbandono di sé perché chiarisce l’idea di dono; nel dono uno riserva sempre il diritto ad essere stimato perché ha dato, il diritto alla gratitudine, e questo fa perdere tutto; mentre nell’abbandono di sé, no, è puro. L’abbandono di sé: quanto più si ama tanto più uno abbandona sé stesso, afferma soltanto l’altro».109 Nel distacco della povertà si conosce e si ama. Nella povertà, dunque, non sei più attaccato alle cose, alle persone, per una tua sicurezza, ma solo in vista del loro destino, perciò del loro bene e della loro verità: «Quanto più si vuol bene, tanto più diventa lieve, leggero, libero il rapporto»,110 senza pretesa”. (109 e 110 da L. Giussani, Si può vivere così? p. 269 e 277).

Che dire? Touché! Quanta strada ho ancora da fare, no? Ma ogni passo, anche quello che dà la misura di un limite e di una meschinità, fa maturare un’esperienza e questo io desidero sopra tutto imparare: L’abbandono di sé, puro.

Avanti!

Firma logo
DiGiancarlo Paganini

MADONNA “DELLA RESINA”

Icona a sbalzo “Madonna della Resina”.
Una icona della Vergine col Bambino
per prendere dimestichezza con la tecnica
delle resine epossidiche

Una premessa essenziale

Non stupitevi se questo post non inizia subito parlando dell’ Icona a sbalzo “Madonna della Resina”. Devo fare una premessa essenziale. Dopo il tempo di Natale riprendo in carico la copertina di Evangeliario “La Pace del Buon Pastore” la cui protezione risulta ancora un po’ ammalorata per l’uso intensivo fattone durante le feste. Il tentativo di rifare la cornice di ottone (ho acquistato per lo scopo da Miorini Metalli una nuova lastra più spessa della prima per rifare i profili e poterli saldare negli angoli) fallisce miseramente. Sbaglio platealmente le misure del profilo che è troppo stretto e non si rimonta sul manufatto. Accantono per ora l’ambizioso progetto di restauro e trovo una soluzione ancora provvisoria visto che la Pasqua si avvicina a passi da gigante.

Ci si arrangia alla bell’e meglio, ma siamo ancora nella provvisorietà

Stacco la cornice esistente, la ripiano e la ripulisco; poi saldo gli angoli a stagno in modo da darle un po’ di consistenza. Pulisco il vetro sintetico (molto sfrisato e incrinato sopra un cabochon) e rimonto il tutto. Per ora la faccio andar bene così, ma non sono per nulla soddisfatto.

Mi balena nella mente una alternativa che però mi trova molto impreparato tecnicamente e come dotazione di attrezzi professionali: la resinatura completa del manufatto. Ma, prima di affrontare la sfida ho bisogno di fare delle prove su altri oggetti meno impegnativi.

La prima prova, tanto per iniziare…

Parto con una prova su ottone sbalzato e smaltato di nessun valore. Acquisto da Resin Pro la resina I-Cristal bicomponente facile perché il componente B va al 50% del componente A. Dalle descrizioni pare che dia ottimi risultati. Ordino anche un flacone di cera distaccante. Mi seguo un po’ di tutorial su Youtube, Quando mi sento pronto costruisco una piccola cassaforma, posiziono il piccolo sbalzo sul fondo e colo la miscela nella quantità calcolata. Meno male che ho fatto questa prova: se non si fissa al fondo l’oggetto, basta una bolla d’aria sul retro a creare un buco nella resina e la roba galleggia in modo incontrollabile, infatti poi risulta storta sul piano. Inoltre si formano un sacco di bollicine maledette che il phon non basta a debellare. Inoltre la resina tende al giallino. Mi interessava anche scoprire se gli smalti epossidici reagiscono in qualche modo con la resina epossidica. Buona notizia: NO!

Primissima colata piena di bolle

Allora poi, quando è indurito, per rimediare metto il tutto in uno scatolino di plastica delle viti (a mo’ di cassaforma) e rifaccio una seconda colata. Prima però chiedo consiglio al Tutor di Resin Pro su come poter eliminare le fastidiose bolle d’aria che si formano mescolando i due componenti: Elementare! La risposta è di mescolare le resine in un contenitore a bagnomaria nell’acqua molto calda. Fuziona. Estraggo. Limo poi solo i bordi, non avendo ancora una levigatrice rotoorbitante, e lascio la superficie lucida della colata.

La prima buffa prova finita

Morale di questo primo step

Ho imparato già diverse cosette da questa primissima prova. Ora occorre passare ad una prova più impegnativa e con una superficie più estesa, alla quale siano applicati anche brillantini e cabochon. Per vedere come reagisce il tutto.

Nasce l’idea di una Madonnina ad hoc

L’opera sarà a rischio di fallimento; è una prova e quindi so che non dovrò attaccarci troppo il cuore e incazzarmi se qualcosa dovesse andare storto. Se invece andrà tutto bene, tanto di guadagnato. Come sempre scartabello nell’archivio di mio papà per individuare uno schizzo che faccia al caso mio. Trovata: è la n° 0359. La realizzerò, con alcune varianti, in misura 16×28 cm. Si chiamerà: Icona a sbalzo “Madonna della Resina”.

Il disegno d’archivio n° 0359
Ed ecco il mio disegno (qui nella versione colorata del progetto) con le varianti, la cornice, le sedi dei brillantini, ecc

Bene! Si parte!

Incollo come sempre la stampata sulla lastra di ottone e il 26 febbraio parto a sbalzare.

Il disegno applicato alla lastra di ottone
Lo sbalzo, retro e fronte, in lavorazione

In breve tempo lo sbalzo è terminato, quindi andrà come sempre rinforzato sul retro riempiendolo di colla di montaggio e applicandolo su una sottile tavoletta di legno. Le alette andranno ripiegate sulla tavoletta e il tutto verrà sigillato.

Retro e fronte dello sbalzo terminato e pronto da montare sul legno
Sbalzo finito pronto da smaltare

La smaltatura e le rifiniture decorative

Il 2 marzo 2023 inizio a smaltare, secondo il progetto cromatico, la formella d’ottone della Icona a sbalzo “Madonna della Resina”. Non vedo l’ora di terminarla per poter dar corda allo sviluppo del progetto con la colata della resina. Qualche particolare lo modifico strada facendo, come sempre mi accade, ma è inevitabile farsi influenzare da come si sta sviluppando l’opera.

Le prime fasi della smaltatura. La formella appoggia su una lastra di polistirolo perché sul retro ho montato 4 viti (che perforano il polistirolo) per un futuro eventuale fissaggio murale o su altro supporto.

Per farla breve

Il 7 marzo concludo la smaltatura e l’applicazione di cabochon e brillantini. Rispetto alle prime opere, in cui smaltavo solo il fondo lasciando libere le figure, mi lancio a smaltare anche i volti e altri aspetti delle figure. Ecco il risultato. Mi piace, mi spiacerebbe rovinarla se qualcosa andasse storta. Ma ormai sono in ballo e devo ballare.

Lo smalto finito pronto per la resinatura con I-Crystal di Resin Pro

E’ venuta l’ora della cassaforma

Il 13 marzo concludo la cassaforma costituita dal coperchio in compensato di una cassetta di vini, ricoperta di plastica adesiva, che mi consente di far passare le viti presenti sul retro della formella e farla aderire al fondo tenendola fissata. Questo mi consente di evitare il primo errore fatto con la prova. Intorno all’ingombro della formella silicono 4 assi di legno plastificate. Una volta asciugato il silicone do una mano di cera distaccante a tutto l’interno della cassaforma. Fisso al suo interno la Madonnina e la fermo saldamente sul retro del coperchio con 4 bulloni passanti.

La cassaforma con la formella immersa nella resina

Le fasi finali

Occorre attendere circa 48 ore prima di poter estrarre il manufatto dalla cassaforma, per essere certi che la reazione epossidica sia terminata e la resina sia perfettamente indurita e pronta per le lavorazioni di finitura. I listelli si staccano senza difficoltà (sbaglio solo a forzare il distacco dal fondo perché mi ero dimenticato di aver imbullonato la formella e quindi spacco il compensato, ma vabbé…).

Si possono notare i bordi ancora da levigare e rettificare, oltre allo spessore totale della colata di resina

Sorprese!

Ma, poffarbacco! C’è una cosa che non mi aspettavo e che invece devo registrare come effetto un po’ negativo: i brillantini che ho posizionato lungo la cornice dell’arco sembrano essere spariti lasciando in evidenza solo lo “specchietto” che hanno alla base. Guardando di profilo si intuiscono ancora, di fronte la sfaccettatura del brillante scompare. Questo è dovuto al fatto che la resina ingloba perfettamente tutta la loro superficie e quindi la luce non subisce più l’effetto di rifrazione delle facce. Anche il cabochon turchese sopra l’aureola della Madonna ha perso un po’ l’effetto volume. E’ una controindicazione da tener presente per i prossimi lavori.

L’altra controindicazione è data dal peso: oltre il Kg… un po’ eccessivo per pensare che sia una soluzione valida anche per il restauro della copertina di evangeliario originale: dovrò pensare ad una soluzione diversa (facendo le proporzioni dovrebbe venire a pesare oltre i 2Kg).

Il particolare dei brillantini

Concludendo

Comunque in complesso il risultato mi soddisfa. L’ Icona a sbalzo “Madonna della Resina” fa proprio un bell’effetto. Solo un filo paglierino il colore della resina. Limo i bordi e li levigo eliminando una serie di bave di colatura. Non mi arrischio per ora ad abbassarli sullo stesso piano della superficie che è venuta praticamente perfettamente trasparente e lucidissima. Non vorrei rovinarla con attrezzi che non sono quelli adeguati e professionali (Ci vorrebbero: Levigatrice rotoorbitante, carte abrasive diametro 150mm per la levigatrice scalari da 80 a 4000 di grana, platorelli da 150mm col velcro che montano piattelli di varia durezza di gommapiuma e altri di vello di lana e/o microfibra per il finissaggio di lucidatura a specchio con crema Polish per resina di Resin Pro).


Per la cronaca: Ho poi acquistato tutto il suddetto materiale (eccezionale il rapporto qualità-prezzo della levigatrice VALEX LR150 presa su Mano-Mano a circa 60 euro, incredibile!!!) e l’ho usato sulla Copia 001 della Pace del Buon Pastore con ottimi risultati.

16-03-2023. Ecco allora l’opera terminata, così come l’ho appesa all’ingresso di casa mia, così che la Madonna (che ho chiamato “della resina” per evidenti motivi) vegli sulla nostra casa e protegga tutti noi.

La formella finita. Si notano i brillantini “impoveriti” confrontando la foto con quella dello smalto finito.
seers cmp badge