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DiGiancarlo Paganini

Buona Pasqua!

Mi porto avanti, siamo solo all’inizio della Settimana Santa. Anticipo a tutti i miei migliori auguri di Buona Pasqua. Quindi oggi tema pasquale.

In tempi di Coronavirus mi sono immaginato, (in seguito alla richiesta di un amico*), il momento in cui santa Maria Maddalena si reca a piangere, di primo mattino del terzo giorno, al sepolcro di Cristo.

Ella Lo incontra e sulle prime non Lo riconosce scambiandolo, attraverso le lacrime, per il giardiniere (anche perché è abbastanza incredibile che un morto sia risorto, no?); solo quando Egli pronuncia il suo nome :”Maria!” Lo riconosce e le viene istintivo l’impulso di abbracciarlo e trattenerlo.

Ma Lui: “Non mi toccare! Non trattenermi, non sono ancora salito al Padre, ma va’ dai miei amici e annuncia loro quello che hai visto! Io li aspetto in Galilea”. È il famoso “Noli me tangere” rappresentato dai più grandi pittori della nostra storia dell’arte. (Qui cito quello di Giotto).

Me lo sono immaginato ai tempi di oggi con la mascherina e la fobia di mantenere le distanze di sicurezza anticontagio. Spero che Lui mi perdoni tanto ardire…

*Giorgio P. aveva bisogno di una vignetta pasquale, da pubblicare su una newsletter di un sito parrocchiale. Le altre gli sembravano poco adeguate all’annuncio della Resurrezione.

DiGiancarlo Paganini

Ce la faremo

Sì, così ce la faremo. Con le nostre sole forze no.

Dài Madunina, intercedi per noi, schiaccia la testa di quel demonio di virus maledetto! Non abbandonarci Madre pietosa e protettrice di noi milanesi!

Aiuta e sostieni i medici, gli infermieri, illumina gli scienziati, gli inventori e i ricercatori di questa nostra terra lombarda e del mondo nella cura dei troppi malati di Coronavirus! Noi alziamo gli occhi sopra la guglia più alta del nostro Duomo e ti imploriamo per tutte le vittime di questa pandemia, per chi ha perso una persona cara, per chi trepida per la sorte di un amico.

Cambia i nostri cuori e rendici più sensibili al dolore di tutte le vittime di questa battaglia (e di tutti quelli che nel mondo non possono neppure sognarsi l’assistenza e le cure che abbiamo noi): aumenta le nostre forze, sana le nostre divisioni, unisci i nostri cuori e volgili alla contemplazione di Tuo figlio in Croce, così che possa salvarci! Amen.

DiGiancarlo Paganini

Maschere e mascherine

Anche per questa vignetta devo ringraziare MACC.

Ma dove diavolo finiscono le tonnellate di mascherine, tute, protezioni personali che arrivano su carghi aerei speciali da tutto il mondo e che miriadi di aziende stanno producendo sul nostro territorio?

Anche togliendo dal novero quelle ricavate dalle mutandine di pizzo, dai pannolini recuperati, o quelle sequestrate dalla GdF perché frodi commerciali e fuori norma, perché quelle “sane” non arrivano come dovrebbero negli ospedali? Perdiana! Se qualcuno, (non solo il Governo), sta barando deve gettare la maschera; è ora che venga smascherato!

Se no, … ci manca l’aria… abbiamo bisogno di Respiratori e ossigeno! Non solo per sopravvivere in caso di ricovero. Ma anche per vivere quando la vita riprenderà coi suoi ritmi (si spera non proprio tutti quelli del passato!). Infatti, se si incrinasse la fiducia così a fatica conquistata agli Italiani, come gliela si renderà? Quello è il vero ossigeno della società civile: che non vada disperso tra i fumi neri ai quali ci siamo abituati.

Anche perché noi cittadini stiamo nel frattempo perdendo tutte le altre “protezioni personali”: diritti di mobilità, di privacy, di reddito, ecc. Ci stiamo aggrappando ancora alla FIDUCIA. Non ultimo nel fatto che tutto ciò sia solo temporaneo.

Stop, quindi, alle polemiche inutili, (ancora uno spettacolo penoso), chi deve indagare, indaghi al più presto, c’è gente che rischia la vita per queste mancanze e lungaggini!

P.S. E poi, comunque, polemica per polemica: davvero, c’è ancora qualcuno che si appella alla centralizzazione statale della sanità pubblica???!!! Incredibile… non si impara mai niente in questo Paese!

DiGiancarlo Paganini

SORPRESA!!!

Quest’anno per Pasqua nelle uova c’è una sorpresa molto amara. Non è cinica questa vignetta… Però, altro che giochini e pupazzetti da montare, stop ai personaggini dei cartoni animati, basta falsi gioielli e finte corone! Quest’anno c’è IL Corona! Il Killer, wanted n°1.

Ma non per questo la Pasqua è meno Pasqua. Una Quaresima e una Settimana Santa coi fiocchi ci faranno assaporare di più la Pasqua nel suo senso più vero: Uno, Gesù Cristo, ha vinto la morte, che è la cosa che ci terrorizza sopra ogni altra cosa e ci ha così rivelato che “Se uno vive e crede in Me, anche se muore vivrà”. Cioè non morirà in eterno. Quindi solo per un po’. Come Lui ci ha mostrato: il “Primogenito di coloro che risuscitano dai morti”.

Solo questa buona notizia ci può ridare speranza in questi tempi che ci hanno messo davanti tutta la fragilità, la finitudine che incombe mostruosa e che si è fatta così vicina col suo alito puzzolente. Solo per questo san Francesco ha potuto chiamarla “Sorella nostra morte corporale”. Auguri a tutti.

DiGiancarlo Paganini

Abbiamo un grande futuro…

…alle spalle. Frase umoristica e vera. Non è una affermazione pessimistica e negativa. Non è: “Non abbiamo futuro”. Anzi, proseguendo il ragionamento di ieri, poiché senza memoria non c’è futuro, per immaginare il futuro, per averne una visione il più possibile vera e realistica occorre non dimenticare il presente che diventa subito il passato.

L’esperienza, per essere tale, deve insegnare al presente: cosa ho imparato da questa situazione? Una cosa che si può imparare, per esempio è che non c’è nulla di automatico e che anche per imparare ci vuole pazienza e dedizione, lavoro, studio e fatica ed è poi facilissimo dimenticare. Almeno così accade a me.

Apprezzo quindi gli interventi che sono disincantati senza cadere nella negatività, come quello dell’Arcivescovo di Milano su “Il Giorno” online.

Cito la parte finale: “L’emergenza non è il momento adatto per trarre insegnamenti. Per di più non si sa né quando né come finirà. Se poi la città riprenderà la sua corsa, credo che non avrà tempo per pensare. Non avrà imparato niente. Ma credo che esistano i saggi, gli uomini e le donne che prendono il tempo per pensare, gente che non ama parlare molto, gente che non pronuncia giudizi affrettati, gente capace di ascoltare, gente umile, gente convinta che principio della sapienza è il timore del Signore (Prv 9,10). Esistono i saggi. Loro ci aiuteranno”.

Ecco, speriamo che non manchino i saggi (e ognuno di noi può esserlo) e che ci aiutino a vedere la realtà tutta intera. Sono certo che non mancano perché già ci sono.

DiGiancarlo Paganini

Imparare dagli errori

Un grazie di cuore al mio amico Macc, ovvero Livio, antico sodale di vignette di Wildpen, del quale mi ricordavo la battuta (dei tempi di Berlusconi, Fini e Bossi).

L’ho riadattata alla situazione odierna, mutatis mutandis.

La vignetta con la battuta di Macc
del 28-6-2003

Infatti, se è vero che il passato, la storia, ci dovrà essere maestra, la fiducia che noi Italiani possiamo imparare anche le cose buone, a volta lascia il posto allo scoramento. Certe notizie abbatterebbero un baobab secolare. Ma come diavolo si fa ad andare a rapinare un supermercato palermitano, in perfetto stile mafioso, per fomentare la rivolta sociale, in un simile momento? Vabbé essere delinquenti, ma uno spera sempre in un briciolo di intelligenza, no?

Ok, forza, abbiamo così tanta fantasia e capacità di problem solving che non riusciranno ad abbatterci. Sempre che sia usata per il meglio, ovviamente.

DiGiancarlo Paganini

I Tempi del Coronavirus

O i tempi adatti alla meditazione. Tempi aperti al passato e al futuro, ma soprattutto al Presente. Finalmente. Se non vediamo bene il presente come interpreteremo il passato e quindi immagineremo il futuro?

Un impegno collettivo nel quale ognuno è chiamato dalla situazione, per il bene suo e degli altri, con tutta l’esperienza, le competenze, la fantasia, l’imprenditorialità, la capacità di lavoro, di altruismo, di donazione, di fede, speranza e carità, a immaginare e provare un futuro diverso e possibilmente migliore.

Quanti esempi luminosi!!! Mettiamo a frutto tutto questo presente che già c’è, osservando innanzitutto bene il Bene presente: ciò che regge, che funziona, che è capace di cambiamento, che porta innovazione, che è pieno di umanità, che introduce ad una speranza concreta, non velleitaria, non ideologica, ma condivisibile e umana.

L’imprevisto ci ha sorpreso: paradossalmente, facciamoci sorprendere (e cambiare) dall’Imprevisto!

DiGiancarlo Paganini

Dov’è il colpevole?

Complottisti e dietrologi riavanzano i loro dubbi circa la natura e l’origine del maledetto Coronavirus: secondo loro è stato creato in laboratorio da una (o più) “potenza” cattiva e senza scrupoli. Confutati ovviamente da dati scientifici inoppugnabili circa la struttura del DNA del virus. E poi manca il movente, visto che tutto il mondo la sta pagando e la pagherà molto cara, quindi “Cui prodest?” A chi giova?

Al di là della boutade ricorrente trovo che l’ipotesi complottista sia molto affascinante. Mesi fa avevo anche io prestato orecchio a quella sirena. In realtà, il fascino ammaliante di questo genere di posizione è dovuto al moralismo perverso e pericoloso che la sottende: Dov’è il colpevole e chi è? Basta. Individuato il colpevole, noi-tutti-gli-altri-che-non-lo-siamo, siamo a posto e dalla parte giusta, non dobbiamo pagare nulla, dobbiamo chiedere giustizia e rimborsi e soprattutto non dobbiamo cambiare nulla. Comodo. E immorale.

Proprio il contrario di ciò che questa situazione richiede. O no? Il vero nemico, il vero colpevole pericoloso per la ricostruzione sarà proprio questo immobilismo moralista e giustizialista: al diavolo!!!

DiGiancarlo Paganini

Sensazione Bowling

“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. Brutta sensazione. Come i Soldati di Ungaretti, spiamo trepidanti dal TG il nemico che si avvicina facendo strage. Un nemico invisibile ha sfondato il fronte e imperversa con le armi biologiche all’interno delle nostre linee: falcidia i veterani, gli eroici combattenti della prima linea e ora anche delle retroguardie. Persino la popolazione civile innocente. Un nemico cieco ma letale.

Per essere meno drammatici, anche se pur sempre di guerra si tratta, mi è venuta in mente l’immagine del Bowling: …e noi siamo i birilli.

La natura sa essere malvagia e senza scrupoli. Si spera sempre che il tiratore sia un brocco e sbagli mira. Ma che magra consolazione sapere che se anche non beccasse te, becca qualcun altro! Non è che riesci proprio a gioire. Anzi. Che strazio!

E comunque la partita è lunga, logorantemente troppo lunga…
Che Dio ci conservi la fede, la speranza e la carità!

DiGiancarlo Paganini

CONSIDERAZIONI A MARGINE

In quarantena c’è più tempo per pensare. A volte lo spunto arriva da cose banali. Ma poiché in sottofondo oggi siamo tutti più sensibili e aperti alle dimensioni profonde della vita, grazie alla paura del coronavirus, perché non approfittarne per scavare nel senso di ciò che capita?

Un amico, durante una chat di gruppo con Zoom (grandissimo software, lo consiglio a tutti!) ha fatto una affermazione un po’ smozzicata, perché in chiusura meeting, che però mi ha molto interpellato e mi ha fatto pensare: “Sì, speriamo che finisca presto, ma per che cosa? Per tornare alla banalità di prima, alla situazione di prima?” Era una cosa più o meno così, riferita a spanne.

# Hashtag

Gira un hashtag che mi infastidisce ogni volta che lo vedo:
#celafaremo
E chi non ce la fa? Cosa gli dici? E soprattutto: a far cosa? A ritornare a come eravamo prima? È possibile? È auspicabile? Sarà tutto passato, come se nulla fosse accaduto? A chi muore (o a chi resta senza l’amico o il congiunto) puoi dirgli, come direbbero gli inglesi: “Vabbe’, è la dinamica di gregge, abituiamoci a perdere un po’ dei nostri cari”, “Qualcuno tra i deboli soccombe, gli altri no, i più forti e attrezzati. Selezione naturale”.

Tutto 0k! (zero killed)

Normale. Tutto bene. Tutto bene? L’ideale sarebbe dimenticare? Forse per chi questa tragedia l’ha solo sfiorato da lontano. Chi l’avrà vissuta impegnato pienamente, non potrà e soprattutto non vorrà dimenticare.
A.B. potrà dimenticare la sua esperienza di medico in ospedale e l’angoscia di chi si sente abbandonato e in balia del virus, senza amici e parenti, di fronte alla fine? B.N. potrà dimenticare tutte le carrettate (come nella peste di manzoniana memoria) di defunti da accompagnare al transito definitivo, impotenti, senza poter fare più nulla, e doverli poi metterli nudi nella bara perché non c’è più né tempo, né voglia, né possibilità di vestirli? M. M, se ne uscirà vivo, potrà e vorrà dimenticare? E D.M.M. e P.C. come si sentiranno ora, come potranno dimenticare la loro esperienza di malati col respiro che manca?

Memoria

Perché non vorranno dimenticare e non sarà più possibile tornare al “tran-tran” di prima, come se niente fosse accaduto?
Questa estate mi sono finalmente letto “Il cavallo rosso”  di Corti. L’epopea reale di un gruppo di giovani amici brianzoli spediti in guerra, chi in Africa, chi in Russia. Mille peripezie per tornare, ma solo alcuni di loro, (gli altri cadono in battaglia) però tornano a casa. La cosa più sconvolgente è la testimonianza che nella loro patria il rientro non sarà come se l’erano immaginato. Pochissimi capiranno, pochissimi comprenderanno cosa è loro veramente successo. Verranno quasi emarginati come corpo estraneo con quella loro vicenda “esagerata” e insopportabile ai più, che vogliono solo mettersi alle spalle la guerra, dimenticare i drammi e tornare a svagarsi. Anche Guareschi fa esattamente la stessa esperienza di estraniamento al rientro dalla prigionia. Quindi, non mi faccio soverchie illusioni al riguardo.

Invece ci sarà proprio bisogno di memoria. Perché l’Italia in primis e tutto il mondo non dovranno dimenticare tutto ciò che questa esperienza sta insegnando. Per ripartire e ricostruire. Una memoria attiva e fattiva, responsabilità di chi questa esperienza vorrà mettere a frutto. Di cosa si fa esperienza con questa circostanza? Perché è preziosa? Cosa io sto scoprendo?

Prima scoperta

La prima evidenza solare è la debolezza mortale, la paura, il terrore della morte, nostra e dei nostri cari, che ci accomuna tutti, a volte in modo irrazionale ma irrefrenabile. In cosa è eccezionale? Non è evidente? La morte è evidente, anche se facciamo di tutto, appunto, per nascondercela.
Ma la Paura, non è così evidente, normalmente è una cosa che condanniamo solo negli altri, quando la dimostrano: “sono dei cacasotto”. Pensiamo di farcela, noi. Invece. (Se avessimo lo stesso terrore verso la “trascuratezza dell’io”!) Ma…

Questa paura è una crepa salutare nella nostra corazza di distrazioni e superficialità. Ci mette a fuoco improvvisamente il problema: e ora? Cosa faccio? Sono un debole! Come uscirne? Cosa mi serve innanzitutto per vivere? (Ringrazio per le volte che mi è capitato di fare questa esperienza nella vita) È una sensazione e una domanda scomoda, ma una volta provata ha il suo fascino e si desidera andarci fino in fondo senza ricoprirla di “soluzioni concrete”, buonsensi, direttive, ottimismi a buon mercato, surrogati, palliativi, hashtag, parole d’ordine, canzoni dal balcone, croste che non tengono alla prova della ragione e dell’esperienza.

Un tesoro, allora? Calma, non accomodiamoci subito in definizioni pacificanti senza la ciccia dentro. Coprirebbero solo come un pannicello caldo e umido l’apertura, soffocandola nella muffa.

Sicuramente è una crepa, una ferita senza croste che tengano. Che non si rimargina, ma che, anzi, va tenuta aperta e pulita perché non si infetti. Non guarirà mai però. Come dice il Gius, citato nella lettera di Carron alla Fraternità: Questa è una vertigine, una posizione vertiginosa e anche dolorosa. Che però ci apre alla gratitudine per esserci miracolosamente, per poter godere della presenza del mondo e degli altri, una gratitudine al Creatore.

Seconda ri-scoperta

Ma se scopro che dipendo in tutto e che in ogni momento sono fatto: Io sono Tu che mi fai, allora, cosa c’entri Tu con me? Cosa vuoi da me, dalla mia esistenza? Perché mi fai? Cosa vuoi da me? Vuoi me? Perché? È soprattutto ricercare nella circostanza presente, nella quale Lui mi risponde e mi interpella, la mia vocazione, cioè quello che Dio vuole da me, il mio destino compiuto secondo la mia immagine più vera (arrivare a Lui, al Destino). E dire il mio a Lui che mi chiama. Aderendo alla circostanza reale.

Dio! Lui ci prende sul serio: il nostro sì, per Lui non è tanto per dire, è eterno. Non ci dimentica, mai. Ha un valore eterno. Per Lui vale solo il nostro “santo desiderio”. Basta quello, aperto e non infettato. Il no, invece, è disposto a dimenticarlo, era uno scherzo, dài! era uno sbaglio, era così tanto per dire, (tanto è incredibile ai suoi occhi). E’ disposto a farlo sparire, eliminare, come se non fosse mai stato detto e affermato.

Che gratitudine per la nostra compagnia guidata al Destino, che con misericordia, segno tangibile della Sua, ci richiama continuamente all’essenziale!