Un “segno” per il Ministero straordinario della Comunione Eucaristica
Perché ho realizzato questo strano medaglione che raffigura “La Cena di Emmaus”? La storia parte da lontano, è lunga, ma forse val la pena di raccontare qualcosa.
Questa è la denominazione esatta dal punto di vista canonico che identifica questo “nuovo” ministero all’interno della Chiesa. Un po’ di storia: in Diocesi di Milano questo ministero, (disciplinato dall’Istruzione “Immensae caritatis” della Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti del 29-01-1973, dal Motu proprio del 15-08-1972 “Ministeria quaedam” di Paolo VI e dal nuovo Diritto Canonico del 1983), è stato promosso con Decreto Arcivescovile nel 1981 dal Cardinale Carlo Maria Martini ed esteso anche ai fedeli laici.
E io che c’entro?
C’entro, c’entro… perché già da qualche anno i miei parroci mi hanno chiesto saltuariamente di aiutarli nella distribuzione della comunione durante alcune messe particolarmente frequentate, dopo la personale benedizione “Ad Actum”, in assenza di alcuni sacerdoti e del decano dei ministri straordinari della parrocchia (l’unico rimasto e ormai centenario). Devo dire che ogni volta è una cosa molto emozionante e responsabilizzante. E ogni volta, oltre a evidenziare in me un senso di profonda indegnità e gratitudine, mi domandavo se andava bene andare avanti così.
Ci sono delle regole
Infatti. No, non andava bene così, in realtà. Nel senso che in verità per esercitare il Ministero Istituito in modo continuativo e non “abusivo”, occorre un mandato ufficiale, occorre cioè essere nominati dall’Ordinario (il Vescovo diocesano) e/o dal Vicario Generale della diocesi con un mandato quinquennale rinnovabile e per far ciò occorre la segnalazione in curia del proprio parroco e quindi occorre seguire un corso obbligatorio di sei incontri di formazione teologico/pastorale, molto bello ed approfondito. Alla fine viene consegnato un tesserino ufficiale che certifica di poter esercitare questo ministero.
Inoltre quella che ho indicato non è e non può essere la motivazione principale per l’esistenza e lo scopo del ministero, che è invece quello di portare la comunione eucaristica alle persone anziane o malate che non possono normalmente frequentare personalmente la messa e ricevere la comunione sacramentale.
Libretto della liturgia per la Comunione Eucaristica ai malati
Rispondere ad un bisogno oggettivo. Alcune considerazioni
Termino questo ampio cappello introduttivo dicendo perché ho sentito questa chiamata come una responsabilità personale di fronte ad una richiesta oggettiva cui bisognava “dare le gambe” perché non rimanesse inascoltata e non cadesse nel vuoto.
Per mia esperienza il “nuovo” non lo introduco io nella mia vita, non è mai successo. La novità che consente di cambiare la propria vita, che consente di “essere spostati”, rinnovati, di crescere, di approfondire l’esperienza, deriva sempre dal lasciare entrare da fuori un input oggettivo, una proposta che non mi immagino io, che non ho misurato io, che è una occasione a cui posso dire di sì o di no. A volte capita e basta, come una circostanza in cui ti vieni a trovare e devi accettarla anche se non l’hai mai propriamente scelta. Ma poi devi comunque scegliere se starci o ribellarti. Ogni occasione è vocazione.Ogni vocazione è ad una missione.
E, stavolta, come è andata?
In questo caso ciò (la richiesta oggettiva) è accaduto in uno degli ultimi Consigli Pastorali parrocchiali dove è emersa la necessità di sviluppare una attenzione particolare e più strutturata agli anziani che vivono sul territorio della parrocchia. Come? Anche andando incontro al loro bisogno di sentirsi sempre parte della comunità soprattutto quando le condizioni fisiche o sociali diventano difficili, magari si vive una solitudine opprimente e la persona fa più fatica a muoversi e a partecipare alla messa e all’Eucarestia. Questo porterà anche, ovviamente, ad instaurare una rete di nuovi rapporti di attenzione, accompagnamento e amicizia con loro e le loro famiglie. Insomma, dopo averci pensato, ho chiesto al parroco di accedere al corso e mi sono iscritto su sua richiesta in Curia.
Inutile dire che l’impegno un po’ mi spaventa: non mi sento per nulla in grado o “all’altezza” delle situazioni anche delicate che mi troverò probabilmente davanti, occorrerà avere attenzioni e sensibilità che non credo di avere, ma spero di imparare molte cose da questa esperienza che mi si prospetta (come il riporre la fiducia non in me, ma in Cristo e nel suo Spirito). Infatti se facciamo solo le cose che crediamo già di saper fare non impareremo mai a fare cose nuove. Si impara solo facendo. Osare un po’, non confidando solo in sé e nel già saputo. Lui, che ha suscitato in me questo desiderio darà la forza per sostenere il compito. Questo è avvenuto sempre, anche nella mia storia di lavoro.
Ok, ma che c’entra tutto questo col medaglione della Cena di Emmaus?
Non voglio annoiarvi oltre (ma era necessario spiegare da dove arriva l’ispirazione per questa icona della Cena di Emmaus) e vado alla parte pratica della vicenda.
In uno dei primi incontri il relatore del corso ha accennato al fatto che andando a portare l’Eucarestia il centro della vicenda non siamo noi ma è la Presenza di Cristo nel Sacramento. Questo ha bisogno anche di essere espresso con segni espliciti e tangibili: oltre alla teca preziosa con l’Ostia (commissionata a Firenze a mio fratello Francesco), un crocifisso, il Vangelo, un fiore o una candela, un segno, tipo un nastro rosso con una “medaglietta” sulla nostra persona, che attesti il nostro essere lì come semplici ministri, come espressione della comunità, mandati dalla essa perché il malato o l’anziano possa continuare a sentirsi parte di quel brano di Popolo di Dio che vive lì, a partecipare pienamente del dono della Comunione e si senta sostenuto nella sua fatica dal Sacramento e dalla comunità.
Ci sono dei precedenti in parrocchia. Sto all’esempio
Memore che effettivamente in parrocchia, quando il ministro straordinario distribuisce la comunione indossa un largo nastro rosso con applicato uno sbalzo di ottone raffigurante un simbolo eucaristico (che qui documento)
Medaglione del ministro in parrocchia: ostensorio con angeli
…penso che senza dover per forza attingere alle risorse parrocchiali, posso benissimo realizzare un “segno” nuovo (uno sbalzo su metallo alla mia maniera), così da averlo sempre a disposizione senza doverlo ogni volta chiedere in prestito. Terminato il mio ministero, chissà, lo lascerò alla parrocchia per chi verrà dopo di me, chiamato allo stesso compito.
Intanto lo farò benedire (fatto, in data 30-03-25) in modo che non sia un segno che rappresenti me, ma Colui che porterò fisicamente e spiritualmente. (Questa del possesso e del vanto personale delle proprie capacità è una bella tentazione, comunque…. Questo pungolo mi sarà utile a ricentrarmi e riconcentrarmi sull’essenziale).
Dunque, veniamo al dunque: idea, scelta, realizzazione dell’icona
L’idea inizia così a frullare nella mente: 1-Dovrà essere un medaglione come quello in parrocchia, con nastro rosso. 2-Non sarà un simbolo “astratto” ma una scena eucaristica (La Cena di Emmaus mi sembra la più adatta). 3-Nei disegni di mio padre Ettore Paganini so che ne troverò parecchi adattissimi. 4-Dovrà essere piccolo, prezioso, (poco) colorato e, visto l’uso intensivo dell’oggetto, protetto dalla resina.
La scelta tra quattro disegni individuati in archivio
Reperisco in archivio quattro belle scene della Cena di Emmaus, molto simili tra loro e tra di esse scelgo la “0515 – Cena Emmaus 24,4×21,5” che modificherò e ritaglierò per adattarla alle misure (7 x 7 cm) e all’architettura che penso sia più adatta. Penso, per stare sul modello parrocchiale, di inserirle in un quadrato messo a rombo, in diagonale.
Lavorazione a sbalzo, chiusura del fondo e smaltatura
L’11 marzo inizio il trasferimento su ottone del disegno scelto e in breve tempo lo sbalzo viene terminato. E’ davvero una miniatura e richiederà qualche soluzione inedita, soprattutto nella successiva fase di smaltatura.
Sbalzo terminato (fronte) secondo il disegno, alette aperteSbalzo finito e colla con carta (retro)Retro con lastra di masonite inserita con colla di montaggio
Successivamente richiudo e incollo con l’Attack sul retro le alette, come ormai ben sapete, e passo alla fase di smaltatura del fronte dello sbalzo.
La smaltatura
Prima di riempire le campiture delle tre aureole le sfriso con una punta per dare maggiore luminosità al giallo arancio del mio smalto epossidico Glas. Poi passo al cielo oltre la finestra, col bel blu turchese Porcelain & Glas della Marabu e infine ripasso i profili delle figure con lo smalto nero, in più mani e stendo una mano molto trasparente del nero sul muro di fondo. Per concludere coloro i particolari del calice, dei bicchieri e del pane spezzato in mano a Cristo. In questo modo, con pochi colori ottengo un certo contrasto e una certa profondità tra le figure e lo sfondo, mantenendo però la preziosità metallica dell’ottone. Metto tutto in forno a 160° per trenta minuti e infine sul retro applico l’adesivo dorato con l’etichetta, aggiungendo un fermaglio da quadri nell’angolo superiore, per poter poi fissarvi il nastro rosso.
Lo sbalzo smaltato
La resinatura
Per una resinatura così piccola decido di fare una cassaforma molto leggera col nastro “distaccante” cinese. Inizio col fronte dello sbalzo, in modo da fissare il risultato con la resina I-Crystal di Resin Pro. Il 12/3 l’icona è pronta per passare alla resinatura retro.
Cassaforma leggera per la resinatura del fronte
Questa scelta mi costringerà però a rimediare ad alcuni difetti dovuti alla flessibilità del nastro adesivo (gobbe e rientranze sui lati, non volute) e ad applicare sul bordo di ottone che rimarrebbe scoperto uno strato di resina UV di Resin Pro che solidificherò con il fornetto da manicure a luce UV felicemente acquistato su Amazon.
La cassaforma per la resinatura sul retro
Bene, dopo le ore di attesa necessarie per la definitiva reazione e stabilizzazione delle resine, maschero fronte e retro, levigo i bordi e applico la resina UV sui lati scoperti.
L’Icona della “Cena di Emmaus” è ormai pronta per essere fissata al nastro. Faccio due prove. La prima con un nastro più largo e più bello, ma, ahimé, molto corto. La seconda con un nastro più stretto ma lungo giusto. Per ora terrò quello.
Icona finita con nastro largoMedaglione sbalzato e smaltato finito con nastro sottile
Un aggiornamento dell’11maggio 2025
Nel frattempo ha realizzato un’altra icona sempre su questo modello. Non posso dire uguale, perché ogni icona fatta così artigianalmente a mano riesce diversa, volenti o nolenti. L’occasione mi è sta data dall’amico Maurizio che voleva regalarla alla moglie, anche lei MISCE.
Detto fatto: dal 2 aprile (l’ordine) al 20 aprile (il lavoro terminato), la consegna è avvenuta felicemente domenica 11 maggio. Al nastro penserà lui. Qui di seguito un po’ di immagini della lavorazione e dell’aspetto finale dell’opera.
Il fronte dello sbalzoIl retro dello sbalzoIl taglio delle alette sul retroIl tassello di masonite e il retro con la colla di montaggioIl supporto di masonite incollato sul retroLo sbalzo terminato piegato e montato sul supporto di masoniteIl retro dell’iconaIl fronte smaltatoLa fase di resinatura nella cassaformaLa resinatura sgusciata con residui di bave da eliminare e levigareIl retro finito con i gancetti annegati nella resinaL’icona per Maurizio terminata
Dopo san Francesco, Santa Chiara d’Assisi. Una promessa mantenuta ( e… menomale!)
Nel precedente post sull’Icona di san Francesco d’Assisi avevo fatto la promessa che non mi sarei dimenticato di “scrivere” un’icona sbalzata e smaltata dell’amata “sorella” Santa Chiara d’Assisi. Sorella Chiara. (Che è anche, guardacaso, il nome della mia sorella minore).
Santa Chiara (Pittore Carlo Crivelli)
Oltretutto la santa mi piace molto perché è l’esempio di un cristiano che per seguire meglio Cristo si mette naturalmente a seguire l’amico (Francesco) che più l’aiuta a donarsi totalmente, semplicemente, senza riserve, “sine glossa”, a Dio. E, riconoscendo la comunione che la lega visceralmente all’amico, si trova ad essere iniziatrice di una nuova comunità composta da altre sorelle e compagne che si mettono a seguire lei, che segue lui. E lui chi segue? Segue Cristo affidando il suo carisma al papa, Innocenzo III che gli approva la Regola (nonostante avesse un caratteraccio ostile, pare).
(Il successivo papa, Onorio III conferma definitivamente con la bolla “Solet Annuere” la regola del suo ordine. Solo due anni dopo la morte Francesco viene proclamato santo da papa Gregorio IX, quindi esempio da seguire con sicurezza per tutti). In questo modo Francesco “salva” il suo carisma dal decadimento a setta, cosa purtroppo comune a moltissimi movimenti pauperistici e riformisti del tempo. Ma nella storia della Chiesa è sempre stato così, vedi, secoli dopo, la vicenda di sant’Ignazio di Loyola per esempio.
In sintesi, una storia d’amore dell’altro mondo. In questo mondo. Ecco, un po’ per riconoscenza per questo esempio, qui in questo post descriverò tutta l’elaborazione materiale di questa Icona, volutamente gemella dell’altra. Quella dell’amico. Però mi aspettavo già una serie di difficoltà che mi sarebbero capitate nel tentativo di ottenere quella somiglianza nella resa finale. Perché? Perchè non avete idea di quante cose possono andare storte e rovinare il lavoro strada facendo. Già in partenza, guardacaso…
Una sorpresa sgradita
Come vi ricorderete l’ispirazione per queste icone mi era venuta osservando uno dei disegni di mio padre Ettore Paganini: era una bellissima bifora che rappresentava i due santi di Assisi. Ve la riporto ancora qui:
San Francesco e santa Chiara d’Assisi – disegno di Ettore Paganini
Fatto San Francesco ora mi dispongo a realizzare anche l’icona della santa, per cui in Illustrator, dove avevo sistemato la prima icona, creo un’altra tavola di disegno e copio tutta l’architettura pari-pari e sostituisco il solo disegno della figura inserita. Faccio il mio bel pdf e lo stampo. Che strano! Mi sembra un po’ più piccolo rispetto al primo. Boh, verifico ed è proprio così. Cavoli, ma cosa può essere successo? Ma quando mai ho rimpicciolito -e mica di poco- nel frattempo il disegno? Boh, mi resta tuttora un mistero; fatto sta che devo ingrandire in proporzione il tutto in modo da avere una stampa delle stesse misure. A momenti… Vabbè, prima difficoltà superata. Fisso il foglio sulla lastra di ottone e inizio lo sbalzo incidendovi il disegno. Siamo al 25 febbraio.
Disegno adattato (come quello di san Francesco) di Santa Chiara d’Assisi
Lo sbalzo procede rapidamente
Ormai tutte le fasi della lavorazione le sapete tutti a memoria, per cui metto qui solo le foto che le documentano.
Retro dello sbalzo, in fieriFronte della lastra sbalzata dell’icona di Santa Chiara d’Assisi, in fieriFronte dello sbalzo con le alette tagliate e aperteRetro dello sbalzo con le alette aperte, pronto per accogliere la lastra di masonite incollataIncollaggio della masonite nel retro dello sbalzo, sotto pressioneSanta Chiara d’Assisi, lo sbalzo finito con le alette piegate e incollate sul retro
Si passa alla smaltatura coi colori Marabu da vetro/ceramica
Ora occorre smaltare usando i nuovi colori usati già per san Francesco (se volete andate a leggere il post). Ma, prima devo verificare se ho lunghezza sufficiente di cornicetta di ottone, quella trovata fortunosamente nel locale pattumiera del condominio. Al pelo (mi avanzano si e no 8 cm)… fiuuuttt!
Li taglio in misura (sono differenti di qualche decimo di millimetro rispetto alle precedenti, evidentemente l’ingrandimento era un filo diverso, ma me le faccio andar bene lo stesso) e provo ad appoggiarle sulla lastra per la verifica finale. A posto. Proseguo con la smaltatura e poi faccio la foto dell’icona smaltata con a fianco la cornicetta che dovrò incollare dopo la prossima fase.
Santa Chiara d’Assisi, smalto finito e cornicetta
E ora, Santa Chiara al forno!
No, non è una ricetta nazista, non sono così blasfemo o irrispettoso: la cottura degli smalti della Marabu PORCELAIN&GLAS in forno (quello di cucina per 30 minuti a 160°) serve a fissarli al supporto e a renderli più resistenti, tanto che nelle istruzioni c’è scritto che possono andare poi anche in lavastoviglie. Quegli smalti epossidici infatti sono stati creati per decorare tazze e bicchieri più che icone sacre… ma, tant’è!
Santa Chiara d’Assisi al forno
E ora la fase di resinatura
Non so se vi ho mai fatto vedere la costruzione della cassaforma. Di solito prendo 4 listelli di legno belli lisci e rivestiti di un adesivo distaccante, li incollo col silicone ad un piano rivestito a sua volta di adesivo distaccante, mettendo al loro interno l’icona da resinare (fissata al fondo con dei quadratini di biadesivo spesso e usando dei distanziatori di plastica che mi danno un paio di millimetri di aria sui bordi. Poi faccio asciugare il silicone tenendo tutto il castello sotto pressione per farlo aderire bene al fondo in modo che non ci siano fuoriuscite di resina liquida, silicono altre giunture dei listelli e poi…
Costruzione della cassaforma coi distanziatori. (Si nota il silicone sul listello da ribaltare e incollare)Incollaggio della cassaforma sotto pressione.
Poi si cola, evidente! Calcolo la quantità di ICrystal della Resin Pro, mescolo i due componenti, cerco di eliminare le maledette bolle che si creano sempre (e mi sa che mi dovrò comprare una piccola pompa autoclave apposita per questo scopo, ma costa una sessantina di euro su Amazon, per roba di qualità cinese. L’esperimento fatto oggi con un barattolo di vetro col coperchio di plastica bucato in cui inserire il tubo dell’aspirapolvere per ottenere il vuoto, è andato malissimo, perché iniziava ad aspiarare in un vortice anche la resina liquida dal bicchierino inserito…NOOOOOO!!!!), e poi colo adagio sull’icona il prezioso e dispettoso miscuglio epossidico. Buco un po’ di bolle con uno spillo e quando mi sembra tutto a posto copro il “castello” in modo che non prenda polvere che potrebbe rovinare l’effetto lucido finale.
Colata di resina sull’Icona nella cassaforma
Si impara ad attendere, l’impazienza è assolutamente vietata
E ora devi per forza metterti a fare altro, perché è la fase dell’attesa. Serve molto anche quella… è educativa. Sale sempre una preghierina perché tutto vada nel migliore dei modi (non fa piacere a nessuno perdere un lavoro in cui si è dedicato tempo (il lavoro è iniziato il 25 febbraio e siamo già al 5 marzo…), attenzione, arte (?) perizia tecnica e denari). Anche i fonditori di campane di Agnone so che, al momento della colata di bronzo fuso, fanno prima una cerimonia religiosa coi controfiocchi e fors’anche una santa Messa propiziatoria perché tutto fili liscio e il risultato non faccia buttare nel cesso mesi di lavoro. Nel mio piccolo, non arrivo a tanto, ma un pensierino lo faccio anch’io.
Un paio di giorni dopo
Il tempo consigliato è quello, per evitare di rovinare il lavoro. C’è chi attende anche di più. Io, quando vedo che la reazione è completata, (la resina è indurita e sul piccolo campione, che colo sempre a parte, vedo che non restano impronte digitali) inizio a staccare i listelli della cassaforma per sgusciare l’icona resinata. Sembra facile! Nonostante tutti gli accorgimenti qualcosa è colato fuori incollando tenacemente un paio di listelli al legno…
Difetto di colata dalla cassaforma
Oltretutto, per arginare la fuoriuscita avevo posizionato dei tassellini di legno vicino ai listelli, non pensando che poi mi sarebbero stati nemici tenacissimi da staccare. Vabbé, tra morti e feriti sguscio l’Icona e valuto come e cosa andare a limare sui bordi e come sistemare il retro.
Santa Chiara sgusciata dalla cassaformaRetro con buchi e difetti. Si notano gli alloggiamenti dei 4 tassellini di biadesivo spesso e una bolla che non era uscita dal retro… maledetta. Però, in fondo non male.
Penso ai supporti mentre sistemo il retro dell’icona
Si tratta di fare un’ulteriore piccola colata sul retro, per sistemare nei 4 alloggiamenti i fermagli “Stella” e per chiudere la bolla. Basterà qualche grammo di miscela, una cassaforma leggera di nastro adesivo per sicurezza sui bordi (che nulla coli sul fronte rovinandolo) e tanta, tanta pazienza. Per i supporti ho pensato, come per san Francesco di lasciare aperte ben tre possibilità di ostensione: 1) Buchino in alto per appendere l’icona così com’è ad un chiodino nel muro; 2) supporto di ferro ad angolo per ottenere un soprammobile da comodino; 3) possibilità di fissare l’icona in un quadro più grande con i 4 fermagli passanti nel fondo del quadro. Più di così!!!
Retro con i supporti e i fermagli
Icona terminata
Bene, dopo aver opportunamente spianato, levigato e lucidato i bordi della resina, l’icona è terminata felicemente. (Siamo al 7 marzo!) Eccola! Un grazie anche a santa Chiara d’Assisi, che evidentemente, come san Francesco, ci ha messo del suo… eccome!
Santa Chiara finita, fronte
Ed eccoli insieme! L’icona ricomposta
Eccoli di nuovo insieme i due santi! Devo dire che sono molto soddisfatto del risultato. Anche questa è stata una sfida dalla quale ho imparato un mucchio di cose e ho consolidato alcune soluzioni a problemi difficili da risolvere (ad esempio il retro che si stacca dal fondo) e che in passato sono stati molto pesanti. Avevo paura a rimettermi ad usare le resine dopo qualche esperimento finito male, ma ora mi sono riconciliato con la tecnica della resina. LaICrystal di ResinProè molto affidabile e oramai la conosco bene. Qualche prenotazione è già nell’aria, (anzi!: aggiornamento del 14-3: le due icone, la coppia Francesco e Chiara, sono già state acquistatate oggi, devo solo consegnarle). Intanto sto già finendo un’altra piccolissima icona, quasi una miniatura… ad uso personale stavolta, ma sarà oggetto del prossimo post. Alla prossima!
Santa Chiara in coppia con san Francesco
Stiamo sotto la loro protezione in questi tempi difficili con venti di guerra.
Una nuova scommessa con le resinature dei miei sbalzi
San Francesco d’Assisi. Perché questa scelta? Andiamo agli antefatti. Recentemente ho acquistato nuovi flaconi di resina iCrystal della ResinPro perché avevo il dubbio che le ultime incresciose performance nell’uso di questa tecnica fossero dipese in gran parte dall’età avanzata delle stesse (oltre che dalla mia età avanzata…). Anche nel terminare l’ultima icona della Madonna con Bambino, mi ero fermato prima della fase di resinatura, più che altro per paura di dover buttare via un’opera che mi piaceva molto, come già accaduto, o, nella migliore delle ipotesi, di dover sudare comunque sette camicie per salvarla.
Quindi sono partito con l’idea di creare stavolta un’icona espressamente da resinare, per vincere questa paura una volta per tutte, come si fa dopo un incidente d’auto, mettendosi al più presto di nuovo al volante.
Cercavo allora un soggetto che fosse adatto per dimensioni e per tipo di soluzioni estetiche a poter essere resinato a dovere. Perché allora non rappresentare San Francesco d‘Assisi, com-patrono dell’Italia (in questo momento del suo patrocinio particolare abbiamo bisogno eccome, per risollevarci da una crisi morale, religiosa, valoriale, economica, industriale, politica, sociale, educativa, ecc, senza precedenti. Ci manca solo la guerra a tutto tondo con la Russia e, per non farci mancare proprio nulla, con l’America di Trump (Quella commerciale con la Cina l’abbiamo già persa da mo’) e, perché no?, con l’infida e divisa Europa atea, razionalista e massonica. Che San Francesco d’Assisi ci guidi tutti quanti sulle vie della Pace che ci può donare solo se ci riconosciamo fratelli, figli di Dio e quindi dipendenti dal Padre nostro; sulla via della Giustizia e della Pace vera, non dell’irenismo banale e facilone). E’ anche un omaggio indiretto a Papa Francesco.
Un soggetto molto rappresentato nei bozzetti di mio padre
Bene, all’opra, allora! Siamo al 25 gennaio 2025. Trovo tanti bozzetti e disegni di mio padre (il pittore Ettore Paganini) che rappresentano san Francesco d’Assisi da solo o con altri santi. Scelgo il disegno d’archivio “0016-San Francesco e santa Chiara 22,2×38” e me lo rielaboro sia in photoshop che in Illustrator: tolgo santa Chiara (tranquilla, prima o poi verrà anche il tuo turno), sistemo le architetture e accorcio l’altezza delle gambe del santo che mi sembravano un po’ quelle di un giocatore di basket. Qui il bozzetto originale dal quale sono partito:
San Francesco e santa Chiara – dis. di Ettore Paganini (1922-1986)
E qui ecco la mia elaborazione per farne l’icona resinata:
La mia elaborazione del disegno paterno
Passa qualche giorno per iniziare finalmente lo sbalzo, con sorpresa
Il 5 febbraio inizio lo sbalzo applicando e riportando, come sempre, il disegno stampato incidendolo sulla lastra. Decido subito che voglio ottenere una cosa preziosa e dorata, quindi la lastra scelta è di ottone. Fortunatamente lascio nella lastra molto margine esterno, non immaginando minimamente cosa accadrà di lì a breve. Infatti, andando a buttare la pattumiera, nel locale immondizie trovo abbandonato vicino ad un bidone un vecchio cerchio di alluminio su cui è saldato un bellissimo fregio di ottone (era forse il bordo di un vassoio o di uno specchio tondo) che mi sembra veramente fantastico e che subito fa scattare in me l’idea di usarlo in questa occasione, proprio per impreziosire l’icona appena iniziata. Lo pulisco a dovere, lo stacco dal rigido supporto di alluminio, lo spiano, lo lucido, ed ecco: un metro e mezzo di splendido ornamento metallico! Fantastico, che ne dite?
Calcolo lo spazio dove alloggiare la nuova bellissima cornice e in poche ore lo sbalzo è pronto, eccolo:
Lo sbalzo quasi terminato, con lo spazio predisposto per la grande cornice di ottone traforato.
Fasi preliminari prima della smaltatura
Prima di passare alla smaltatura devo piegare le alette sul retro della lastra di masonite che incollo con mastice da montaggio sul retro per irrobustire e irrigidire l’icona; cosa che faccio rapidamente. Dovrò poi lasciare asciugare la colla per un paio di giorni, perché mi si presenta già una difficoltà tecnica inedita per questo genere opere. Ma questo sarà oggetto del prossimo capitolo.
L’icona con la lastra piegata e incollata sul retro. In questa seconda immagine ho provato ad appoggiare il listello traforato della cornice per vedere come si adattava alla vista d’insieme. Direi bene, ma ci sarà bisogno, per avere un contrasto adeguato, di smaltare o il fondo della cornice o l’interno delle micro-campiture del listello.
La smaltatura. Ora sì che si balla!
Qui si aprono diverse fasi di questo capitolo. Innanzitutto, per non sapere né leggere né scrivere, decido che una leggerissima brunitura per dare volume allo sbalzo/cesello non posso esimermi dall’applicarla. Passo il mio intruglio alcolico segreto e… Bon, fatta!
In secondo luogo, e questa è la parte più problematica, mi rassegno al fatto che le mie vecchie amate boccette di smalti per vetro GLAS della Marabu sono quasi tutte cagliate e gelificate. In particolare mi mancano tutti i blu che sono inusabili. Anche i rossi non godono di buona salute: un patrimonio prezioso da “buttare nel cesso”. Mi interesso con mail e telefonate con la tedesca Marabu in persona di dove posso ritrovare le mie preziose boccette, ma mi rispondono che sono uscite di produzione (e quelle che si possono ancora trovare sono già vecchie…), visto che ora producono solo il prodotto PORCELAIN&GLAS o in versione pennarello o boccette (che però corrono sempre il rischio di rovinarsi).
Ah, dimenticavo: questa serie di colori per porcellana ha la caratteristica che per durare meglio vanno cotte nel forno di cucina per 30 minuti a 160°. Quindi dovrò pensare come e quando applicare i listelli della cornice, sperare che la lastra di masonite all’interno non bruci, che la colla sia sufficientemente seccata da non ribollire rigonfiando la lastra e che non potrò certo passare la vernice fissativa Macota 100 prima di smaltare, non sapendo che reazioni possa sviluppare nel forno. Bel casino, no?
Comunque…
Dopo lunghe ricerche e una visita a vuoto (per negozio chiuso di lunedì), approdo finalmente al Colorificio Pecchio vicino a Piazzale Loreto, molto professionale e ben fornito, dove acquisto 4 “pennarelli “di quella serie di smalti e due boccette di un altro prodotto liquido (DEKA, il migliore in commercio, sostengono in negozio. Vedremo) da testare prima con una prova, e poi, chissà, sulla prossima icona.
I nuovi smalti acquistati. Veramente il primo pennarello turchese a sinistra ce l’avevo già e l’avevo usato su un altro progetto molto impegnativo di cui vi scriverò quando sarà finito. A differenza degli altri 4 della Marabu è metallizzato coprente e non trasparente, ma ciò potrà dare varietà alle varie campiture del fondo.
La smaltatura inizia e procede bene
Sfriso l’aureola per dare lucentezza e inizio a colorare col giallo-arancio (mia mistura di GLAS), poi parto col saio e la chiesetta. Sul saio uso il nero molto trasparente della serie GLAS, uno dei pochi colori ancora usabili, perché sul giallo oro dell’ottone ottengo con alcune velature un bruno adattissimo, Poi col turchese già in mie mani inizio a riempire alcune campiture. Sono costretto a fermarmi un giorno per andare a comprare i restanti colori, che appena arrivano in casa, uso subito per integrare il fondo e la cornice dell’opera. Ficco tutto in forno e per mezz’ora spio che non avvenga nulla di irreparabile. Pare di no,… fiuuuut.
Aureola, saio e particolari dipinti e prime campiture del fondo riempite di turchese metallizzato.La formella smaltata, passata in forno e con le cornicette di ottone incollate con punti di Attack Gel al fondo blu trasparente della cornice. Pronti per la fatidica fase di Resinatura.
La resinatura, fase sempre criticissima, ma orsù, ci vuole coraggio!
Le cornici così applicate non sono saldate a stagno ma solo incollate. Quindi se desidero che abbiano una durata lunga e certa dovrò per forza inglobarle nella resina. Mi faccio coraggio e stavolta però, per preparare bene la cassaforma di colata, uso due nuovi prodotti: un foglio di materiale plastico bianco sul fondo colata, adatto al distacco della resina e un nastro adesivo cinese (Cosa c’è ormai di non made in PRC?) verde, di un materiale analogo per qualità di distacco, da applicare alle barre di legno che creano l’alloggiamento della colata.
Stavolta decido di fare subito il fronte della colata con la resina iCrystal di ResinPro, senza preoccuparmi troppo del retro della formella, che, se venisse male, dovrò ritoccare. L’unico accorgimento per tenere la formella attaccata al fondo e staccata da esso di poco più di un millimetro per consentire alla plastica liquida di riempire anche lo spazio sul retro, è ritagliare 4 quadratini del fantastico nastro biadesivo trasparente e gommoso spesso 1,5mm, acquistato al Brico e applicarli al retro dell’icona. Et voilà!
La cassaforma con la colata. Dopo almeno 24 ore posso aprirla se si è solidificata. Quindi, pazienza!Tolto il primo listello (li avevo fissati col silicone trasparente) posso sgusciare (a fatica!) il blocco con l’icona resinata. Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti.
La legge di Murphy non fallisce mai
Dicevamo: “Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti?” Ok vediamo:
Ta-daaaa! La grossa inevitabile bolla al centro e altri difetti sul retro. Sono visibili i 4 tasselli di biadesivo da togliere e riempire di resina. Me la sentivo, …vabbé… riempirò i difetti con altra colata a livello, ma almeno il fronte mi sembra ottimo e senza difetti.
Correzioni e finiture
Se riesco ad evitare di dover passare la levigatrice roto-orbitante su tutto il fronte, per abbassare e pareggiare i bordi di resina che si formano per risalita sulle barre della cassaforma, evito di rovinare la superficie che mi sembra già perfettamente lucida. Così applico una protezione di carta e scotch di carta sulla facciata lasciando scoperti solo i bordini, che ripasso con le carte e le tele abrasive (da grana 120 a grana 10.000 e poi finitura a Polish), a mano, con delicatezza e infinito olio di gomito, fino ad ottenerne un buon risultato di levigatura e lucidatura. E il fronte è a posto.
Poi applico sui bordi il nastro adesivo cinese, a mo’ di cassaforma leggera, per evitare che scendano nefaste colature sul fronte, e colo con una pipetta la quantità di resina che serve a riempire i difetti del retro, inserendo, già che ci sono, 4 fermagli pieghevoli nell’alloggiamento del biadesivo che ho rimosso, in modo da avere dei sostegni nel caso montassi in una cornice di un quadro l’opera. Ovviamente, per la legge di Murphy, la resina per capillarità risale tra i due peduncoli di ogni fermaglio, saldandoli… vabbé… me li terrò così.
Il retro sistemato. Si vedono ancora i tiri di scotch cinese x cassaforme sui bordi e i 4 fermagli
Ragazzi, sono veramente contento del risultato!
Siamo arrivati, tra fasi operative e fasi di attesa tecnica, al 16 febbraio 2025. Quasi un mesetto dall’inizio del lavoro. Devo dire che probabilmente san Francesco d’Assisi ci ha messo del suo per la buona riuscita di questa icona che lo rappresenta. Ora la predispongo anche per un uso “soprammobile” o per appenderlo ad una parete così com’è, in modo da lasciare aperta ogni possibilità di “ostensione”. Ovviamente l’Icona di san Francesco d’Assisi è (Aggiornamento del 15-3-25: Acquistata, insieme alla gemella santa Chiara). Alla prossima!
L’icona di san Francesco d’Assisi terminata. Misure: 11,4 x 23,4 cm
Un’icona sbalzata e smaltata su alluminio effetto argento, completamente resinata
Evviva!!! Una buona notizia per i miei affezionati amici followers: ecco a voi una piccola icona della Madonna con Bambino (misure finita: 9,8 x 14,8 x 1,3 cm) smaltata e resinata fronte-retro che metto in vendita a soli 350 euro. (Per i milanesi non c’è problema, per gli altri vanno calcolate in più le spese di spedizione postale). Quindi, affrettatevi, amici, non fatevi sfuggire questa ghiotta occasione! Ottobre, come Maggio, è il mese della Madonna, per cui un affettuoso omaggio alla nostra mamma celeste è più che doveroso, no?
Chi fosse interessato mi contatti privatamente e mi comunichi il suo interesse per l’acquisto di quest’opera adatta a essere regalata o a divenire ispirazione di devozione personale, comunitaria o familiare alla SS. Vergine Maria.
Troppo cara? NO.
La Madonna certamente sì, il prezzo no. Giudicate voi: oltre al valore artistico implicito nell’opera, il cui disegno della Madonna con Bambino, (opportunamente modificato secondo le mie esigenze), è tratto con la sigla n° 0202 dall’Archivio dei disegni di mio padre Ettore Paganini, in quest’opera unica c’è la lavorazione a sbalzo su lastra di metallo, la brunitura, la smaltatura e la ricopertura di resina epossidica che garantisce al prezioso manufatto una durata pressoché infinita nel tempo ma ha il difetto di costare un po’.
Il disegno d’archivio n°0202 della Madonna con Bambino tratta dall’archivio paterno
A proposito di tempo
Ecco, a proposito di tempo, va considerato anche il tempo richiesto per realizzare l’opera (10 giorni), di cui la parte dedicata alla resinatura e alla levigatura, (di cui parlerò più avanti), occupa una parte considerevole, fatta anche di necessari tempi di attesa perché le reazioni chimiche si compiano e stabilizzino. Considerate che mi accingo a realizzare questo progetto il 20 di Ottobre, dopo che mi sono reso conto che non ho nulla di pronto che possa essere venduto nel caso qualcuno mi chiedesse un’icona da regalare o da avere in casa. Solo oggi, il 30 di Ottobre, posso dire di aver terminato l’opera.
Ma andiamo con ordine.
Il disegno applicato sulla lastra di alluminio (qui con le alette già tagliate)
Fase di sbalzo
Dopo le necessarie fasi di pulizia della lastra, nella giornata del 20 porto a termine la fase di sbalzo. Qui lo sbalzo dal fronte e dal retro. Come sempre la difficoltà più grande la sperimento sbalzando e “cesellando” i volti: basta un nonnulla perché l’espressione cambi e sia difficile poi recuperare le fattezze desiderate. Il 20 sera monto la lastra sul supporto, tagliato in misura, di masonite. Metto tutto sotto pressione per tutta la notte.
Il fronte dello sbalzo, col cesello delle figure.Il retro dello sbalzo sulla lastra tipografica. Sul fronte è ancora attaccato il disegnoLa lastra pronta per essere montata sul supporto di masonite (piegando e incollando le alette, sul retro). L’operazione precede necessariamente la fase della brunitura.
La brunitura
Il 21 ottobre mi dedico alla brunitura chimica della lastra della Madonna con Bambino, ottenuta, dopo profonda pulizia e sgrassatura, stendendo il mio intruglio alcoolico nero (dalla composizione tanto segreta che non me la ricordo neppure io) e ripulendo poi la superficie massaggiandola vigorosamente con straccetti di carta da cucina e un po’ di alcool denaturato. La lastra deve essere già stata montata sul suo supporto rigido e irrobustita con colla di montaggio dietro le cavità principali, per evitare di sfondare i volumi rialzati in sbalzo.
L’icona in alluminio, montata sul supporto, patinata con la brunitura alcoolica ad effetto argento antico.
Se andate a leggere i precedenti post delle icone realizzate, ad esempio questa della Madonna ad hoc per Gianni, trovate il procedimento che uso ormai in modo “consolidato” sia sull’alluminio che sull’ottone, dando, evidentemente risultati diversi. Dopo la brunitura fisso il risultato con vernice trasparente MACOTA, per evitare gli errori commessi nell’icona della Presentazione al tempio
Fase di smaltatura
Con gli smalti per vetro riempio le campiture delle aureole e del riquadro alle spalle della Madonna con Bambino. Lascio asciugare, ed ecco il risultato. Ancora una volta devo decidere se resinare o no, visti i rischi (sempre dietro l’angolo) a cui si va incontro in quella fase. Ma oramai la strada è tracciata: anche saper eventualmente correggere errori ed imprevisti (che inevitabilmente si presentano) fa parte di una professionalità acquisita e consolidata.
Smaltatura terminata
Resinatura del retro
Come l’ultima volta decido che il sistema migliore per resinare è farlo in 2 parti: prima il retro. Dopo aver applicato un foglio di adesivo oro sopra le alette e su di esso la mia etichetta protetta da adesivo trasparente e segnato con un pennarello il numero 0202 sulla lastra, costruisco attorno al perimetro una micro-cassaforma leggera con scotch di carta che aderisce ai bordi, alla quale associo a filo nella parte libera rimasta adesiva un tiro di scotch trasparente normale spalmato di distaccante. In questo modo la resina (2 mm circa) proteggerà il retro, potrò staccare il bordo contenitivo senza problemi e procedere poi con la resinatura in cassaforma rigida del fronte.
2 errori pazzeschi
Primo errore: quando colo la resina (iCrystal della Resin Pro) mi sembra che il piano non sia in bolla perfettamente e allora infilo da una parte, sotto all’ambaradan, un piccolo spessore di un millimetro: troppo! Ma me ne accorgerò solo quando smonto la cassaforma. La colata non è in piano. Inoltre in una zona abbastanza ampia la resina risulta non perfettamente consolidata: forse, accidenti, non ho mescolato perfettamente i due componenti o la resina è un po’ vecchia. (E quindi, comunque, va fatta una ulteriore colata correttiva). Devo aspettare ancora una giornata almeno perché la resina si stabilizzi.
Secondo errore: Rifaccio l’operazione, dopo aver comunque levigato i bordi e riportato i margini al piano. Peccato che il complesso di oggetto e cassaforma, appoggiato un po’ rialzato su un piccolo cuscinetto di plastica spugnosa (per evitare che sporchi il davanti dell’icona nel caso dovesse colar fuori qualcosa dallo scotch/cassaforma) su un’asse che tengo come superficie contenitiva, non faccia bene il suo mestiere e da un microscopico pertugio in un angolo la resina cola dalla cassaforma, trova la spugnetta di plastica troppo larga e fa da colla tra quella e il fronte dell’icona. Il giorno dopo quando spacchetto la cassaforma: NOOOOO!!!! Un disastro, mani nei capelli e imprecazioni (…che, trattandosi di un’opera a carattere devozionale, non è proprio il massimo…).
Mai perdersi d’animo
Calma! Con un cutter affilato stacco delicatamente la maggior parte della spugnetta Bianco/trasparente aderita all’icona. Ma devo fare attenzione a non arrivare a grattare e rovinare la cornice brunita. Quando vedo che il rischio è troppo grande lascio perdere. La spugna è faticosamente eliminata e ciò che resta è solo resina raggrinzita. Però, penso, resina + resina, l’effetto potrebbe venir “riassorbito” dalla nuova colata sul fronte. Nell’esperienza ho visto che potrebbe essere una soluzione plausibile, anche se la tentazione di cercar di eliminare tutte le imperfezioni subito è grandissima. (Ma potrebbe avvenire come nella parabola del loglio e del buon grano, quindi meglio non aver la pretesa di sistemare tutto subito e sradicare con la zizzania anche il buon grano). Come recita il proverbio: “Il meglio è nemico del bene”.
L’errore della colatura nell’angolo in basso a sinistra. Bel danno, eh? Qui l’icona, col retro già resinato e piallato, è nella cassaforma in attesa della nuova colata di resina.
Resinatura del fronte
Insomma, si lavora sempre rischiando sul filo del rasoio: alcune cose si possono recuperare, altre no. Se la resinatura non dovesse correggere l’errore il danno sarebbe stavolta irrecuperabile. Allora si rischia. Fatta la nuova cassaforma (e qui bisognerebbe aprire una parentesi sugli accorgimenti che ho usato per proteggere il retro già finito, ma non la apro), mettendo i miei bravi distanziatori che consentono di avere resina anche nei bordi esterni all’icona, scelgo questa volta una resina nuova (La “Liquidissima” di Resin Pro) che, almeno dal nome, promette di arrivare a coprire facilmente tutte le superfici e creare poche bolle.
Mescolo al meglio che posso, a bagnomaria nell’acqua calda, dopo aver fatto il calcolo dei due componenti (questa resina è diversa dalle altre usate in precedenza), verso in un colino di tulle auto-costruito per evitare che si depositino grumi o cristallizzazioni non voluti (come accade spesso con la iCrystal) e spando uniformemente su tutta la superficie. Qualche bolla vien su e la elimino con lo spillo e il phon caldo.
La colata appena versata (il 26-10) nella cassaforma di legni e silicone
A volte il troppo stroppia
Recitava il testo di una vignetta del mio amico Livio:” Non dobbiamo ripetere gli errori del passato!” “Tranquillo, ne inventeremo di nuovi!”. Non ci facciamo mancare nulla: per togliere una bollicina o un pelucco capitato lì per caso sulla resina che ormai sta reagendo con lo spillo muovo un po’ la superficie nell’angolo in basso a destra. Al momento sembra che tutto si rimargini fantasticamente. In realtà a reazione avvenuta noto che si è creata una piccola imperfezione, come una specie di moto convettivo interno. Vediamo se lucidando si elimina. Ma il resto della superficie è perfettamente lucida, sarebbe un peccato rovinarla, comincio allora a levigare a dovere i bordi e spianare tutta la parte rialzata della “cornice”. Prima lucidatura.
Risultato dopo la prima lucidaturaRisultato dopo la prima lucidatura (27-10)
Non mi piace, stavolta devo levigare sul serio
Il difetto si vede troppo, devo scavare un po’ di più partendo da abrasivi almeno di 400° per arrivare salendo fino ai 10.000° e al polish con tampone di gommapiuma e feltro lucidante. Ci vuole ancora del tempo per essere sicuri della totalmente avvenuta solidificazione della resina. Mi piange il cuore al pensiero di dover passare gli abrasivi sulla lucidissima superficie naturale della resina, ma …”quanno ce vo’, ce vo'”!
Nuova lucidatura
Con la roto-orbitante ci dò dentro per oltre un’ora e alla fine mi ritengo abbastanza soddisfatto: solo a guardare “di sguincio” e controluce si intravvede ancora qualcosina, ma a questo punto, vista la profondità della leggerissima imperfezione, mi rifaccio al suddetto proverbio del meglio nemico del bene e considero finalmente terminata l’opera. 30-10-2023. Che sudata! Bella però, neh!?
Finita!!!!
Il supporto per comodino
Il 14-12-23 introduco una novità per facilitarne l’utilizzo. Praticando due forellini sul retro consento a chi acquisterà la preziosa Icona di poterla appendere alla parete con un chiodino che entri nel buco superiore. Contemporaneamente fornisco anche il semplice supporto metallico inserito nei due forellini per posizionare l’icona sul piano di un mobile. Spero che la soluzione risulti gradita a chi la acquisterà.
Penso anche che per le prossime icone resinate utilizzerò il medesimo sistema, semplice ma efficace.
Il supporto montato sul retro
Post Scriptum (che avrei voluto evitare…)
Luglio 2024: la bella icona è posizionata su un mobile all’ingresso di casa. Un giorno di fine giugno mi accorgo che nelle campiture blu del fondo sta cambiando qualcosa. Sotto la resina. Come se si fosse creata una piccola bolla o un distacco tra resina e smalto epossidico che modifica il blu in un turchese. Cavoli, che peccato, mi dico, una imperfezione che rovina un po’ l’effetto finale! Eh, perché non so ancora cosa accadrà di lì a qualche giorno. Sarà il caldo milanese di luglio, sarà un difetto nella colatura o nella reazione di indurimento della resina (ma viene fuori dopo 10 mesi?), sarà, sarà…. Che disastro! lo smalto si è come staccato da sotto la resina e si sta espandendo e allargando oltre tutte le previsioni!
Mai successa una roba del genere, e spero, ovviamente, che non succeda mai più: ma da ora in poi, chi può più fidarsi della resinatura? Mi toccherà provare a cambiare marca dei prodotti. Ovvio che conciata così non posso più venderla, mi spiace molto. Mi toccherà rifarla.
Quando è deceduta la cara zia Ilde nel 2021, tra le diverse cose trovate e salvate dalla sua stanza di preghiera, saltata fuori dal cassettino dell’inginocchiatoio, mi era rimasta in una scatola una immaginetta reliquia, con un brandello di stoffa cardinalizia appartenuta alle vesti dell’Arcivescovo di Milano card. Alfredo Ildefonso Schuster, del 1935; la paura di perderla o rovinarla mi aveva indotto a pensare a come proteggerla e valorizzarla utilizzandola in una nuova icona/reliquiario dedicata al Beato Schuster.
L’immaginetta reliquia del 1935
L’idea mi frullava nella testa da tempo, ma poi ho deciso di realizzare l’opera in vista di un paio di occasioni che si profilavano all’orizzonte.
Come anticipavo in un precedente Post, ecco venuto il momento di parlare di quest’opera. Oramai la passione per la resinatura è difficile da contenere. Tanto più se l’oggetto che si sta formando nella mente è proprio un contenitore di reliquia, che abbia da un lato uno dei miei sbalzi su ottone smaltato e dall’altro la preziosa immaginetta con la reliquia.
Il progetto prende forma
10 Maggio. Prima cosa, come sempre cercare una immagine di Alfredo Ildefonso Schuster che possa essere rappresentata a sbalzo. Non ho immagini dell’archivio paterno, (Ettore Paganini – non mi ha lasciato alcun bozzetto del Beato) quindi cerco in internet, e fra le poche che trovo ne individuo una che può fare al caso mio. Sembra più un ritratto ufficiale che lo rappresenta un po’ anziano, ma mi sembra ottima da riprodurre. Eccola:
Il disegno secondo la solita procedura
Parto allora a disegnare a video, su carta da lucido, la bozza da applicare sulla lastra di ottone e in breve questa fase è realizzata.
Porto in misura (112,5×166,5 circa) e definisco meglio il progetto in Illustrator, poi stampo il tutto e applico alla lastra. Decido poi che eviterò il reticolo di linee del fondo, che incasinano e basta. (In realtà lascerò poi qualcosa, ma ad hoc, per nascondere puntualmente dei difetti della lastra che si era un po’ segnata).
Penso anche al cartiglio da inglobare nella resina (stampato e incollato sullo sbalzo)
Si sbalza!
Al solito procedo col trasferimento della figura e inizio a sbalzare fronte e retro, e, come al solito le difficoltà più grosse sono nei particolari del viso. Mi fa godere un casino il panneggio del mantello, che immagino già smaltato di rosso cardinalizio. Quanto alla resa della cotta bianca (si dice rocchetto?) che dovrò smaltare di smalto bianco, la cosa inizia ad intimorirmi, però sono tutte cose che passano per la mente mentre sbalzo, man mano che il lavoro avanza. Non si ripetono mai allo stesso modo i gesti artigianali. Ogni gesto apre mondi di immaginazione su come procedere: ogni opera, da questo punto di vista è nuova e ogni volta c’è da imparare qualcosa e da affrontare e risolvere problemi nuovi.
12 maggio. La prima traccia trasferitaLo sbalzo quasi terminato. E’ qui che mi rendo conto che il cartiglio è un casino da sbalzare e decido di applicarlo stampato sulla lastra. Mezzucci, ma…13 maggio. Sbalzo terminato, piegato e incollato sul suo supporto di masonite
Resinatura posteriore
14 Maggio: prima di smaltare, (non si sa mai cosa potrebbe succedere se le resinature non dovessero essere perfette, colare dove non devono e rovinare lo smalto irrimediabilmente) decido di fare una prima sottile resinatura sul retro, dove c’è la reliquia. Immaginetta che però devo proteggere perché la resina che è una brutta bestia molto aggressiva potrebbe rovinarla. La metto sotto un foglietto di acetato trasparente ricoperto da un foglio adesivo trasparente che la attacchi in modo impermeabile al fondo adesivo dorato che chiude le alette posteriori dello sbalzo. Poi attacco la mia etichetta e anche su di essa applico l’adesivo trasparente. Alla fine costruisco col nastro adesivo di carta e alcuni cartoncini che diano rigidità, una semplice cassaforma nella quale colare lo strato di resina. Metto il tutto su un supporto che alzi il pannello “da terra” in modo che se qualcosa colasse, andando sul fronte, non rovini la superficie sbalzata.
La piccola rudimentale cassaforma per la protezione in resina del retro
La rifinitura del retro resinato
Sembrerebbe fatta, no? No. Stacco la cassaforma e levigo grossolanamente i bordi che erano a rilievo. Questo perché l’intenzione sarebbe quella di fare prima questa resinatura per bene, poi fare quella anteriore tenendo sollevato l’oggetto nella cassaforma definitiva con dei brillantini applicati e incollati anche nella cassaforma, in modo da inglobare tutto in un’unica resinatura finale e, se ci fossero dei difetti, lo spessore totale si potrà levigare con buon margine di sicurezza ripareggiando le superfici.
15-5-23. Ecco il risultato parziale: si vede già un problema. La resina (che si infila dove vuole lei!) ha intaccato un po’ l’etichetta, nonostante l’adesivo che la ricopriva. Poco male, in fondo si è rovinato solo il mio nome: ma questo mi fa pensare che dovrò trovare una soluzione valida per evitare lo stesso problema sul cartiglio anteriore: lo spruzzerò fino allo spasimo con la vernice Macota, in modo che sia intriso di vernice uniformemente e non assorba resina dove vuole lui. Immaginetta invece, OK!
Si smalta!
Smalto con molto gusto la figura, cimentandomi coi bianchi (che sono smalti un po’ traditori, devi stare attento alle stesure che devono essere delle velature) e il 16-5-23 applico anche il famoso cartiglio stampato. Peccato che il colore dell’aureola risulti un po’ troppo scuro: i nuovi smalti hanno bisogno di essere tutti stesi con una buona dose di medium trasparente che li alleggerisca. ma oramai non c’è CTRL Z da poter fare.
Qui ho aggiunto anche le righe del fondo, per coprire dei difetti della lastra
Adesso viene il difficile, più difficile di quanto potessi immaginare
In giornata costruisco la cassaforma col metodo ormai consolidato, con fondo di plastica adesiva rossa, mettendo anche dei distanziatori tra la formella e le pareti di legno, in modi di avere uno spessore costante di resina sui bordi
In seguito incollo sul retro 4 brillantini in modo da dare uno spessore sul retro. (A posteriori capisco di aver fatto un errore, perché il risultato del retro sarà orrendo con una enorme bolla vuota da rimediare in seguito. In futuro dovrò escogitare un altro sistema, probabilmente resinando separatamente fronte e retro). Poi, dato alla cassaforma la mano di distaccante, fisso l’oggetto e faccio la colata.
Disastro: scaldo troppo la resina in fase di mescola e inizia a raggrumarsi anzitempo. Questo provoca grinze sul fronte (come si vede in alto a destra) e poca fluidità anche sul retro. Dovrò intervenire pesantemente con la levigatrice.
Le bolle più grosse comparse sul retro (qui in parte già un po’ levigate a grana 800 e con cassaforma di nastro adesivo per nuova colata correttiva.
Gran restauro con la levigatrice
Siamo ormai al 19 maggio. La colata riempitiva si è solidificata piena di difetti. Vado di levigatrice rotoorbitale come se non ci fosse un domani, dalla grana più grossa, 120, alla più fine che ho (4000). produco polvere a tonnellate (menomale che si può inserire l’aspirapolvere sul retro dell’attrezzo), in cantina, bardato come un tecnico dell’Icmesa… Poi passo i tamponi col polish e miracolosamente tutto torna lustro e trasparente.
Bardato a levigare
Finalmente la luce in fondo al tunnel
Al 22 maggio, tra un ritocco e l’altro posso dire di aver terminato l’opera. Sei proprio sicuro? Il retro non mi convince comunque perché la trasparenza non è perfetta, è pieno di bollicine e allora lo ricopro di adesivo dorato con la finestra aperta sulla reliquia. Così applico una nuova etichetta.
Il reliquiario praticamente finito, fronte e retro.
E come lo userai il reliquiario? Appeso o su un supporto da scrivania? Appeso mi sembra banale. Perché non complicarsi la vita? Certo un supporto su misura non esiste. Provvidenzialmente mio fratello Marco la sera del 21 mi ha regalato una vecchia scatola di plexiglass col coperchio trasparente. E’ proprio ciò che fa al caso mio. Urge progettino ad hoc. Fatto. Tagliare il plexiglass non è cosa semplice: se lo tagli col seghetto alternativo ti crea del plexiglass bianco/nero fuso per il calore che rovina la lama con un bel “carpogno”; col traforo a mano rischi di non andar dritto: l’unica è inciderlo profondamente col cutter su entrambe le facce e poi con un colpo netto su uno spessore rialzato lo spezzi preciso. Se ti va bene si rompe come desideravi, se no fa il cavolo che gli pare. E si spezza. Male. Dove vuole lui…
Van bene tutti i tagli eccetto quello del triangolo posteriore che sorregge in verticale. E si vede. Ma vabbé ha una forma inusuale, ma molto originale.
Conclusione
Assemblo i pezzi di plexiglass (levigati e con i bordi opportunamente stondati) del supporto con l’Attack (è fatto apposta!) et Voilà, l’oggetto è pronto per essere regalato.
Reliquiario terminato del beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster
Il reliquiario terminato, sul suo supporto di plexiglass.
Pronto per essere regalato dicevamo. A chi? Beh oramai la ricorrenza del ventesimo di ordinazione di don Matteo è alle porte. Decidiamo, io e Daniela, di regalarlo proprio a lui. Mi sembra un oggetto più adatto ad un regalo personale, come oggetto devozionale. Poi è una reliquia di un Beato ambrosiano, cosa può esserci di meglio per sostenere un ministero svolto in terra ambrosiana? Nella dedica affidiamo il don alla cura celeste del nostro beato arcivescovo. Al 60° della parrocchia… ci penseremo più avanti!
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