La richiesta di un’icona con lo stesso soggetto della prima Madonna di Gaza
Quando, il 17 maggio del 2025, Francesco e Fiorenza hanno acquisito la prima icona con questo stesso soggetto molto particolare (vedi il post: https://www.giancarlopaganini.it/2024/01/02/madonna-di-gaza-la-protettrice-degli-innocenti/ ), mi avevano anticipato che desideravano un’altra icona, con soggetto da definire, da regalare ad un sacerdote, don Gaetano, loro amico.
La prima originale “Madonna di Gaza”. (Quanto mi piaceva!!!)
Dopo qualche giorno mi hanno confermato che desideravano avere un’icona gemella, con lo stesso soggetto della loro. Io gli ho specificato che sarebbe stato impossibile farne una identica, tante sono le variabili che subentrano a determinare l’aspetto di una simile opera fatta a mano.
Copia originale 1b. Ok, si proceda!
Ok. Meglio, così: pur avendo lo stesso soggetto le due icone sarebbero comunque rimaste opere uniche ed originali. Al via, mi metto dunque all’opera, seguendo più o meno la stessa procedura di creazione della prima realizzazione. Mi fa un po’ disperare la fase di brunitura della lastra di ottone, tra macchie inspiegabili, segni e rifacimenti della stesura del miscuglio liquido nero.
Dopo un po’ di tentativi che non mi soddisfacevano e che peggioravano la situazione, ri-lavo finalmente tutto col diluente e ridistendo per l’ennesima volta la mistura alcoolica e all’ennesimo tentativo finalmente ottengo il risultato desiderato. Modifico di brutto l’aureola, smaltandola di giallo oro trasparente dopo averla sfrisata a raggiera, anche per differenziare ulteriormente il risultato finale. Per farla breve, il 26 maggio l’icona è pronta. Eccola:
Stesso soggetto, ma l’aspetto finale è assai diverso dalla numero 1, no?
La scelta di fondo e cornice
Segue una fase di proposta di fondo di velluto e abbinamento della cornice del quadretto. La scelta cade dapprima su un fondo blu scuro e una cornice tipo faggio chiaro. Poi opteremo per una cornice nera, più sobria e meno contrastante col fondo, col risultato di valorizzare ancora di più l’aspetto metallico splendente dell’icona.
Eccola terminata, con la nuova cornice nera, consegnata il 30 maggio.
Le altre copie in resina
La fase preliminare
Alla fine della fase di sbalzo della lastra di ottone di questa “copia originale 1b” decido, prima di terminare l’icona, di fare un calco in silicone per fare degli esperimenti di ulteriori copie in resina. Siamo intorno al 23 maggio del ’25. Costruisco un semplice cassaforma intorno allo sbalzo (già montato sul supporto di masonite all’interno) e vi colo il silicone liquido, che poi si rapprenderà riproducendo ogni minimo particolare del cesello.
Oltre al sottile strato di silicone dovrò poi colare uno strato di gesso per dare rigidità al tutto e poi inserire il sandwich ottenuto in un contenitore di cartone per tenere insieme le due parti staccabili, a registro. Ecco lo stampo che varrà per ogni ulteriore copia in resina:
Il calco in silicone nel contenitore di cartone. In origine era bianchissimo, qui lo vedete sporco di pigmento oro in seguito all’ultimo esperimento fatto.
Stesso soggetto – Copia 2
Una volta usabile, (devono passare almeno un paio di giorni per esserne sicuri), faccio una colata di resina trasparente “Liquidissima” di Resin Pro nella quale mescolo un bel po’ di pigmento oro per artisti (rispetto agli ultimi pigmenti acquistati è un po’ grossolano, ma va bene per un sacco di cose).
Evidentemente mescolo male gli ingredienti e soprattutto non riesco a debellare le maledettissime bolle d’aria che si creano in questa fase. Per la cronaca, un amico mi sta costruendo un pompa per il vuoto che dovrebbe essere risolutiva al riguardo. La mia soluzione di camera del vuoto ottenuta coi sacchetti del sottovuoto a cui applico il tubo dell’aspirapolvere non è evidentemente sufficiente. In questa occasione ne ho la prova più piena, ahimè! Cerco di ovviare all’effetto “buccia d’arancia” spruzzandola con una vernice acrilica color rame nel vano tentativo di turare i micro fori. Invano.
Col nero epossidico velo un po’ i contorni e alcuni particolari del volto e delle vesti. Neppure la successiva smaltatura con i colori epossidici risolve molto. L’unica cosa che succede è che i colori (vedi aureole) smuovono anche la sottostante vernice ramata… Vabbé… un tentativo ironico… Questa non la incornicio.
La copia 2 piena di difetti a buccia d’arancia. Peccato, perché di per sé non era affatto male.
Stesso soggetto – Copia 3
Sulla stessa base di partenza, cioè il calco di silicone, si basa il nuovo tentativo/sperimentazione della terza copia, la seconda in resina. Stavolta la colata non ha i difetti macroscopici della precedente. In questo caso decido di trattare il fondo dell’icona ottenuta a foglia d’oro, come si usa nelle icone bizantine. Quindi spalmo di “missione” adesiva il solo fondo e lo ricopro d’oro. Poi, a questo punto, sono costretto a dipingere le figure proprio al modo di quegli esempi, tenendo presenti i colori della foto della ragazza palestinese, con la differenza che le lumeggiature su incarnato e vesti non sono ottenute pittoricamente come nelle icone orientali, ma sono dovute unicamente al rilievo a sbalzo del modellato.
Insomma, è un po’ un ibrido, che non mi dispiace nonostante i toni molto scuri ottenuti. La incornicio, merita.
La copia 3 terminata a foglia d’oro.
Stesso soggetto – Copia 4
Stessa partenza della copia 3, ma questa volta, dopo aver visto un illuminante video su Youtube relativo alla creazione di “gioielli” in resina mediante l’utilizzo dei pigmenti metallizzati, voglio provare ad utilizzarli nel modo mostrato. Faccio prima delle piccolissime prove su oggettini minuscoli seguendo i suggerimenti del tutorial, poi mi lancio in quest’altra iniziativa.
Uno dei consigli era quello di utilizzare una resina nera o scura. Quella nera l’avevo finita sulle piccole prove, quindi mescolo pigmenti neri alla miscela, nella quale metto anche del pigmento oro per artisti. Ma prima, e qui sta il segreto, passo col pennello direttamente sulla forma di silicone, un nuovo fantastico pigmento dorato in polvere di Reschimica il “Dorado” della serie Chameleon. (Ne acquisto un bel po’ della incredibile serie!). Il risultato è davvero sorprendente! difficile dire che non sia una lastra di metallo, di ottone per l’esattezza.
Vista la delicatezza della superficie dorata (è veramente un velo impalpabile!) lo fisso con la beneamata vernice a spruzzo Makota 100 come fissativo e poi, sempre col nero epossidico vado a valorizzare contorni e particolari e quindi coloro le aureole. Lo incornicio poi con fondo di velluto grigio scuro e finitura legno simil faggio chiaro.
La copia 4, regalo di Natale per il caro Alberto S.Copia 4 incorniciata
In sintesi
Finora sono tre le copie in resina realizzate e conto, vista l’utilità di queste sperimentazioni tecniche, di cimentarmi anche in altre prove. Ecco quelle finora compiute:
Le prossime prove della serie meriteranno altri post ad hoc. Ciao!
Perché il titolo: “Madonna di Gaza”? È una provocazione? In un certo senso sì. Provocato dalle notizie che vengono dai fronti di guerra mondiale, dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin e dalla tragedia disumana della Guerra Israele-Hamas che, dopo l’assurdo attacco terroristico contro gli israeliani del 7 ottobre 2023, si è trasformata immediatamente nel genocidio indiscriminato del popolo palestinese, mi è stato chiaro che non c’è speranza di pace che possa procedere dalla sola volontà umana senza appellarsi con fede a Cristo, nostra pace. E quindi senza l’intervento materno di Maria, avvocata nostra, che ci porta a Lui. Da qui l’atteggiamento di preghiera e di intercessione. Ogni altra posizione tattica o strategica diventa schieramento di parte che porta solo nuova inimicizia, nuove divisioni, nuovo odio e nuovi conflitti. Sulla guerra mi sono già ampiamente espresso, peraltro.
L’ispirazione per una nuova icona della Madonna
L’ispirazione per questa nuova Icona della Madonna mi è venuta osservando una straordinaria foto di una madre palestinese col bambino in braccio, in atteggiamento protettivo, circolata sul web. L’ho chiamata “Madonna di Gaza” per una scelta Etica, non Etnica (“etnica” fa venire in mente la questione della razza, di hitleriana memoria… e le varie “pulizie” che vi si richiamano e che in realtà sono luride porcherie, ma la storia, ahimé, non insegna proprio nulla, evidentemente). Mi è sembrato, cioè, che rappresentasse tutte le madri e i figli innocenti che patiscono tutti gli orrori di tutte le guerre. Niente di più e niente di meno. Una madre e un bambino israeliani, ucraini, armeni, yemeniti, ecc… avrebbero potuto fare da modello per il medesimo scopo. Ma questa foto, con gli sguardi così intensi dei due e il fondo di case bombardate, mi ha colpito nel profondo. Ho pensato che Maria, Madre di Dio e nostra madre, abbia verso di noi, figli dell’umanità, gli stessi sentimenti, la stessa premura e lo stesso amore che ha avuto verso Suo Figlio. “Madre ecco tuo figlio; figlio, ecco tua Madre” le disse Cristo dalla croce indicandole il discepolo Giovanni.
La foto sul web che mi ha ispirato
Un’icona sbalzata in ottone
Nei giorni immediatamente dopo Natale capisco che è venuto il tempo di dar seguito a questa ispirazione. Si avvicinano i momenti degliauguri per il nuovo anno e intuisco che solo affidandosi a Maria come nostra protettrice, gli auspici di pace, che tutti abbiamo nel cuore come desiderio, possano non restare mere e ingenue illusioni sentimentali. Diciamo che l’eredità del 2023 e le premesse del 2024 non sono delle migliori… Il 30 dicembre ridisegno al tratto la foto, cercando una difficile sintesi, e prolungo la parte inferiore dell’immagine, aggiungendo la parte del braccio che era tagliata e il piede del bambino, così come me lo immagino. So già che un conto è il disegno, un altro il risultato sbalzato sul metallo.
Il disegno da trasferire sulla lastra di ottone
Stampo il disegno della Madonna di Gaza, lo fisso sulla lastra di ottone e, da buon toreuta, (così, come me, avete imparato una parola nuova) inizio la fase di sbalzo e cesello.
Il retro dello sbalzo, da poco iniziato
Una lavorazione rapida
La sera del 30 ho già terminato la fase di sbalzo. Decido, durante la lavorazione, di non fare il fondo con i caseggiati bombardati in rovina, ma di lasciare il fondo liscio neutro. Temo infatti che la resa non sarebbe venuta bene, per cui mi fermo lì. Certe decisioni le prendo strada facendo, non sono previste fin dall’inizio: dipende da come procede il lavoro e da cosa mi lascio ispirare. In questo caso la figura molto umana della “Madonna di Gaza”, con tutti quei particolari dei vestiti e del volto, mi è sembrata sufficiente per rendere la concretezza dell’aspetto materiale. Le aureole sottolineano invece l’aspetto soprannaturale (e divino nel Figlio), per cui dopo la brunitura deciderò di valorizzarle.
Lo sbalzo senza effetto brunitura risulta splendente ma senza profondità.Il retro della formella sbalzata col riempimento di colla da montaggio e carta (come antisfondamento dei volumi cesellati)Ci ho messo una pietra sopra, in fase di asciugatura della colla, in modo da tenere in piano la lastra.
La fase di piegatura delle alette e la brunitura
Il 31-12 smonto l’ambaradan, traccio i segni per la piegatura delle alette, le piego sul supporto in masonite che ho tagliato in misura e le incollo sul suo retro (fase sempre molto ansiogena per me, c’è sempre qualcosa che può andare storto). A questo punto mi dedico alla brunitura dell’ottone con la stesa del mio intruglio segreto alcoolico nero. Lo scopo dell’operazione è aiutare a dare più profondità all’aggetto e al disegno e dare una patina di “antico” al manufatto. Anche questa è una fase delicata: la resa su ottone o su alluminio è sempre diversa. L’ottone mi sembra un po’ più refrattario ad assorbire la colorazione, anche se la lastra viene sgrassata e “passata” a lungo con la paglietta sottile. In generale direi che alla fine il tono dell’ottone scurendosi si raffredda e viene ad assomigliare al bronzo patinato. Sull’alluminio invece avviene il contrario: si “scalda” fino ad assomigliare all’argento ossidato. Questo, comunque il risultato.
La lastra patinata con la brunitura. Le misure dell’icona sono 11×15 cm.
Le fasi finali. La doratura delle aureole
A questo punto dovrei dare una mano di vernice Macota spray trasparente, per fissare il risultato. Ma attendo. Poi dovrei decidere se e come dare eventuali colorazioni a smalto. Posticipo la scelta e, invece decido di ripulire subito con alcool isopropilico le aureole e poi sfrisarle a raggiera, in modo da far riemergere “l’oro” dell’ottone puro e pulito. La valorizzazione di questo particolare mi consente di evidenziare l’aspetto soprannaturale dell’immagine. Poi passo il Macota protettivo trasparente.
Le aureole dorate per “sottrazione” dalla brunitura.
Aggiunta di alcuni particolari
Devo dire che il risultato così come sta uscendo non mi dispiace affatto. Accantono perciò la scelta di colorare alcunché e, già che ci sono, anche l’eventualità di resinare tutta l’icona (qui un esempio di icona resinata), secondo i procedimenti già messi a punto con gli scorsi lavori. Per due motivi: 1-perché “il troppo stroppia” e anche il tema esige sobrietà; 2- perché stavolta preferisco che il modellato sia palpabile anche col tatto, vista la ricchezza e la preziosità ottenuta. Noto però che sarebbe d’uopo la sottolineatura di alcuni particolari, per dare il tocco finale. Pupille degli occhi, sopracciglia, alcune linee fondamentali che non sono state adeguatamente rimarcate dalla brunitura (e che invece nella foto erano importanti), andrebbero rinforzate con un sottile passaggio di smalto nero. Qui alcune foto dell’icona terminata con un’ulteriore passata di Macota protettiva, da cui si evince che la luce determina moltissimo l’impressione che se ne ricava. Ecco fatto, l’Icona della Madonna di Gaza è terminata:
Il tavolo di lavoro con l’icona finitaL’icona terminataFinita e incorniciata, pronta per chi la desidera acquistareMaria, Regina della pace, prega per noi!
A questo punto, Buon Anno nuovo a tutti! E che la Madonna di Gaza protegga tutti gli innocenti!
Aggiornamento del 17-05-25
Il 17 maggio del 2025 l’icona ha cambiato felicemente proprietari: l’hanno voluta i miei amici Francesco e Fiorenza, che mi hanno anche richiesto un’altra mia icona con lo stesso soggetto da donare ad un sacerdote loro amico. Di quest’ultima e delle successive e diversissime copie in resina che ho voluto sperimentare tratterò in un successivo post. Un grazie di tutto cuore!
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