Archivio annuale 2025

DiGiancarlo Paganini

Le altre copie della “Madonna di Gaza”

La richiesta di un’icona con lo stesso soggetto della prima Madonna di Gaza

Quando, il 17 maggio del 2025, Francesco e Fiorenza hanno acquisito la prima icona con questo stesso soggetto molto particolare (vedi il post: https://www.giancarlopaganini.it/2024/01/02/madonna-di-gaza-la-protettrice-degli-innocenti/ ), mi avevano anticipato che desideravano un’altra icona, con soggetto da definire, da regalare ad un sacerdote, don Gaetano, loro amico.

La prima originale “Madonna di Gaza”. (Quanto mi piaceva!!!)

Dopo qualche giorno mi hanno confermato che desideravano avere un’icona gemella, con lo stesso soggetto della loro. Io gli ho specificato che sarebbe stato impossibile farne una identica, tante sono le variabili che subentrano a determinare l’aspetto di una simile opera fatta a mano.

Copia originale 1b. Ok, si proceda!

Ok. Meglio, così: pur avendo lo stesso soggetto le due icone sarebbero comunque rimaste opere uniche ed originali. Al via, mi metto dunque all’opera, seguendo più o meno la stessa procedura di creazione della prima realizzazione. Mi fa un po’ disperare la fase di brunitura della lastra di ottone, tra macchie inspiegabili, segni e rifacimenti della stesura del miscuglio liquido nero.

Dopo un po’ di tentativi che non mi soddisfacevano e che peggioravano la situazione, ri-lavo finalmente tutto col diluente e ridistendo per l’ennesima volta la mistura alcoolica e all’ennesimo tentativo finalmente ottengo il risultato desiderato. Modifico di brutto l’aureola, smaltandola di giallo oro trasparente dopo averla sfrisata a raggiera, anche per differenziare ulteriormente il risultato finale. Per farla breve, il 26 maggio l’icona è pronta. Eccola:

Stesso soggetto, ma l’aspetto finale è assai diverso dalla numero 1, no?

La scelta di fondo e cornice

Segue una fase di proposta di fondo di velluto e abbinamento della cornice del quadretto. La scelta cade dapprima su un fondo blu scuro e una cornice tipo faggio chiaro. Poi opteremo per una cornice nera, più sobria e meno contrastante col fondo, col risultato di valorizzare ancora di più l’aspetto metallico splendente dell’icona.

Eccola terminata, con la nuova cornice nera, consegnata il 30 maggio.

Le altre copie in resina

La fase preliminare

Alla fine della fase di sbalzo della lastra di ottone di questa “copia originale 1b” decido, prima di terminare l’icona, di fare un calco in silicone per fare degli esperimenti di ulteriori copie in resina. Siamo intorno al 23 maggio del ’25. Costruisco un semplice cassaforma intorno allo sbalzo (già montato sul supporto di masonite all’interno) e vi colo il silicone liquido, che poi si rapprenderà riproducendo ogni minimo particolare del cesello.

Oltre al sottile strato di silicone dovrò poi colare uno strato di gesso per dare rigidità al tutto e poi inserire il sandwich ottenuto in un contenitore di cartone per tenere insieme le due parti staccabili, a registro. Ecco lo stampo che varrà per ogni ulteriore copia in resina:

Il calco in silicone nel contenitore di cartone. In origine era bianchissimo, qui lo vedete sporco di pigmento oro in seguito all’ultimo esperimento fatto.

Stesso soggetto – Copia 2

Una volta usabile, (devono passare almeno un paio di giorni per esserne sicuri), faccio una colata di resina trasparente “Liquidissima” di Resin Pro nella quale mescolo un bel po’ di pigmento oro per artisti (rispetto agli ultimi pigmenti acquistati è un po’ grossolano, ma va bene per un sacco di cose).

Evidentemente mescolo male gli ingredienti e soprattutto non riesco a debellare le maledettissime bolle d’aria che si creano in questa fase. Per la cronaca, un amico mi sta costruendo un pompa per il vuoto che dovrebbe essere risolutiva al riguardo. La mia soluzione di camera del vuoto ottenuta coi sacchetti del sottovuoto a cui applico il tubo dell’aspirapolvere non è evidentemente sufficiente. In questa occasione ne ho la prova più piena, ahimè! Cerco di ovviare all’effetto “buccia d’arancia” spruzzandola con una vernice acrilica color rame nel vano tentativo di turare i micro fori. Invano.

Col nero epossidico velo un po’ i contorni e alcuni particolari del volto e delle vesti. Neppure la successiva smaltatura con i colori epossidici risolve molto. L’unica cosa che succede è che i colori (vedi aureole) smuovono anche la sottostante vernice ramata… Vabbé… un tentativo ironico… Questa non la incornicio.

La copia 2 piena di difetti a buccia d’arancia. Peccato, perché di per sé non era affatto male.

Stesso soggetto – Copia 3

Sulla stessa base di partenza, cioè il calco di silicone, si basa il nuovo tentativo/sperimentazione della terza copia, la seconda in resina. Stavolta la colata non ha i difetti macroscopici della precedente. In questo caso decido di trattare il fondo dell’icona ottenuta a foglia d’oro, come si usa nelle icone bizantine. Quindi spalmo di “missione” adesiva il solo fondo e lo ricopro d’oro. Poi, a questo punto, sono costretto a dipingere le figure proprio al modo di quegli esempi, tenendo presenti i colori della foto della ragazza palestinese, con la differenza che le lumeggiature su incarnato e vesti non sono ottenute pittoricamente come nelle icone orientali, ma sono dovute unicamente al rilievo a sbalzo del modellato.

Insomma, è un po’ un ibrido, che non mi dispiace nonostante i toni molto scuri ottenuti. La incornicio, merita.

La copia 3 terminata a foglia d’oro.

Stesso soggetto – Copia 4

Stessa partenza della copia 3, ma questa volta, dopo aver visto un illuminante video su Youtube relativo alla creazione di “gioielli” in resina mediante l’utilizzo dei pigmenti metallizzati, voglio provare ad utilizzarli nel modo mostrato. Faccio prima delle piccolissime prove su oggettini minuscoli seguendo i suggerimenti del tutorial, poi mi lancio in quest’altra iniziativa.

Uno dei consigli era quello di utilizzare una resina nera o scura. Quella nera l’avevo finita sulle piccole prove, quindi mescolo pigmenti neri alla miscela, nella quale metto anche del pigmento oro per artisti. Ma prima, e qui sta il segreto, passo col pennello direttamente sulla forma di silicone, un nuovo fantastico pigmento dorato in polvere di Reschimica il “Dorado” della serie Chameleon. (Ne acquisto un bel po’ della incredibile serie!). Il risultato è davvero sorprendente! difficile dire che non sia una lastra di metallo, di ottone per l’esattezza.

Vista la delicatezza della superficie dorata (è veramente un velo impalpabile!) lo fisso con la beneamata vernice a spruzzo Makota 100 come fissativo e poi, sempre col nero epossidico vado a valorizzare contorni e particolari e quindi coloro le aureole. Lo incornicio poi con fondo di velluto grigio scuro e finitura legno simil faggio chiaro.

La copia 4, regalo di Natale per il caro Alberto S.
Copia 4 incorniciata

In sintesi

Finora sono tre le copie in resina realizzate e conto, vista l’utilità di queste sperimentazioni tecniche, di cimentarmi anche in altre prove. Ecco quelle finora compiute:

Le prossime prove della serie meriteranno altri post ad hoc. Ciao!

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DiGiancarlo Paganini

Un calice sognato da molto tempo: passione, morte e resurrezione di Cristo

Quasi dieci anni di gestazione. Dal sogno alla realtà, così un progetto di “arte sacra” molto desiderato finalmente vede la luce. Ma andiamo con calma, partendo dagli inizi.

Sì, si tratta di un calice sognato da molto tempo. Passione, morte e resurrezione di Cristo, questo il tema prescelto. I primi abbozzi di progetto che ho ritrovato nel mio archivio datano 2017, ma a questa cosa stavo già pensando da molto tempo. Immaginavo un calice interamente realizzato da me avvalendomi dei disegni tratti dalle Vie Crucis realizzate da mio papà, fatte però a sbalzo col mio stile, su una struttura portante che all’inizio mi era ancora sconosciuta quanto a forme e materiali.

Scorciatoia

(Premetto che se qualche lettore impaziente non ha proprio voglia di sorbirsi tutto il dannato testo di questo post per godere della vista del calice finito, può vederlo QUI a 360°).

Calice della Passione terminato
Calice della Passione terminato – Incontro con la Madre

La genesi e le motivazioni dell’idea

Adesso che ve l’ho spoilerato andiamo avanti. Spero siate curiosi, come sempre.

L’idea è cresciuta nel tempo nella mia mente, da quando ho iniziato a documentare fotograficamente il lavoro di mio papà (2014) e a sistemare una prima stesura del suo archivio di disegni e progetti. A ciò si aggiunse, come motivazione personale, una cosa particolare detta da mia mamma Caterina durante una video-intervista realizzata per parlarci del lavoro di papà, argomento i suoi calici. “Il valore di questi suoi lavori era così alto che poteva solo offrirli a Gesù. Ed era un onore per lui pensare che lì dentro sarebbe stato contenuto il sangue di Cristo!”
Però mio padre (che smaltava a gran fuoco la sovra-coppa di rame) si avvaleva normalmente per le strutture dei suoi calici dell’opera di valenti argentieri milanesi (Politi e Creperio in primis). Io, che non ne ho nessuno a portata di mano, mi bloccavo subito e l’idea, valutata da me immediatamente irrealizzabile, restava appesa alle nuvole eteree delle mie immaginazioni

Qualche progettino però, col tempo, l’ho messo giù

Già nel 2017, avevo cercato di mettere a fuoco un po’ di idee per realizzare il mio calice. Non intendevo peraltro ripetere le consuete (irripetibili e splendide) scene policrome di “Ultima cena” dei calici di mio papà. (Qui sotto un esempio bellissimo presente in Sant’Ambrogio a Milano e qui sul mio canale di Youtube una sequenza animata del suo calice di Viserba).

Calice smalto Ettore Paganini-Sant'Ambrogio Milano
Calice a smalto di Ettore Paganini-(Sant’Ambrogio, Milano)

Anch’io, come la realtà, sono testardo…

Partendo dalla primitiva funzione 3D di Illustrator che avevo allora, ho buttato giù qualche ideuzza utilizzando, per il rendering della parte a sbalzo, qualche foto delle sue formelle di via crucis. (Infatti ho pensato che sarebbe stato molto interessante, teologicamente, mostrare sul calice qualche scena della passione, morte e resurrezione di Cristo. Più avanti nel post approfondirò e motiverò il tema.

Poi, nel 2020, frequentato online un corso elementare di Rhino, ho sviluppato ulteriormente l’idea. Pensavo di potermi stampare un modello 3D in plastica da decorare… ma forse la plastica sarebbe stata un po’ volgare e indecorosa, …ci sarebbe voluto sicuramente qualcosa di più prezioso. Ma comunque, da questi livelli primordiali, per giungere alla realizzazione finale, occorreva fare ancora tantissima strada e precisare misure, definire materiali, metodi, e quant’altro!

Progetti iniziali in Illustrator e Rhino
Progetti iniziali in Illustrator (2017) e Rhino (nel 2020)

2021: la rivoluzione della resina

Sembra già passato un secolo. Invece è solo del 2021 la mia scoperta delle resine. La mia prima colata importante è quella delle due copie della Copertina di Evangeliario fatta per la mia parrocchia di Gesù Buon Pastore (con la resina Art Pro della Resin Pro nel febbraio 2021): la 001 e successivamente la 002 della “Pace del Buon Pastore”. A marzo 2023 invece mi cimento per la prima volta nella realizzazione della mia prima opera a sbalzo con uso finale della resina come strato protettivo e consolidante: è la famosa “Madonna della Resina”.

La "Madonna della resina" nella cassaforma
La “Madonna della resina” nella cassaforma di colata

La resina epossidica è la soluzione ideale!

Col tempo e l’esperienza che mi sono fatto sulle resine, mi sono man mano convinto che fossero la soluzione ideale anche per il problema strutturale del mio calice così a lungo sognato. Perché le resine possono essere modellate a piacimento, tornite, modificate, colorate, arricchite a piacimento di pigmenti metallici e micacei, lucidate. Insomma non stiamo più parlando di volgare plastica stampata in pressofusione o con le stampanti 3D. Ma di un prodotto artistico e artigianale (e la quantità di lavoro che richiedono- l’ho imparato a mie spese- ne nobilita la qualità): era quello che desideravo perché il materiale, alla fine, ha più a che spartire con le pietre dure che con il Moplen® dei catini.

Sì, ma dove sta il divertimento?

Uno, nel lavoro (specie quello creativo), deve anche divertirsi, se no, che diavolo di lavoro è? Vi svelo un piccolo segreto: una delle cose che mi divertono di più è partire da forme preesistenti, perlopiù “industriali”, che sono perfette, cioè studiate bene, per adattarle poi a quello che ho in mente. È un po’ l’idea del riciclo o, meglio, della trasformazione d’uso delle cose. Oramai è diventata quasi una fissa: vedo un oggetto e mi immagino cosa potrebbe venir fuori da quella forma. Dalla forma individuata e scelta creo uno stampo o un modello nel quale colare la resina e da lì parto per ottenere, per affinamento progressivo, ciò che desidero. (Più facile a dirsi che a farsi, non crediate che tutto fili sempre liscio.
E questo racconto ne è la conferma).

Un pezzo grosso, tanto per cominciare

Per esempio, quando ho deciso di iniziare (senza saper bene dove sarei andato a finire), il pezzo del calice più importante da realizzare era chiaro che sarebbe stato necessariamente quello su cui avrei montato la striscia di ottone istoriato, giusto? Cioè la coppa. Che avrebbe dovuto essere così:
1) di forma perlopiù cilindrica (per evitare di dover seguire con la formella di ottone da sbalzare, curve tipo arco catenario, che mi avrebbero dato dei grattacapi).
2) di una certa dimensione: intorno a diametro 12 cm e altezza sufficiente ad accogliere la striscia (che non sapevo ancora di preciso cosa avrebbe rappresentato, quindi vado a spanne per ora). Di un certo spessore variabile, più sottile nella zona superiore e più spesso in quella inferiore, vicino al gambo.
3) Inoltre si poneva il problema di realizzare uno stampo cavo, con intercapedine (per contenere la coppa dorata che mi immaginavo dovesse essere realizzata in metallo dorato).
4) avrebbe dovuto essere il risultato di uno stampo sufficientemente rigido per non deformarsi durante la colata, ma anche sufficientemente elastico per poter sgusciare comodamente l’oggetto finale.

Ecco cosa ho appena descritto

Formatura-coppa-resina-e-flacone-Lysoform e bottiglia pet
Formatura della coppa in resina con stampo ottenuto da un flacone del Lysoform e una bottiglia in Pet dell’acqua minerale frizzante

Sì, avete letto bene: un flacone di detergente Lysoform tagliato ad una certa altezza, bucato in centro sul fondo in modo da poter allineare e centrare la parte sezionata di bottiglia in Pet dell’acqua minerale. Bottiglia riempita di gesso e capovolta (accorgimento essenziale per evitare deformazioni pazzesche dovute al calore della reazione dei componenti delle resine) tenute coassiali con dei distanziatori. Parti rivestite di distaccante liquido ceroso e poi… via! con la colata. (Se non mi ricordo male con la resina “Liquidissima” di ResinPro arricchita di fantastici additivi metallici e micacei “Sahara” e Oro ricco per Artisti).

Ovviamente prima ho fatto delle prove… e, meno male!

Ma almeno un prova l’hai fatta prima, o sei partito così,… o la va o la spacca? Quasi la seconda che hai detto. In realtà una timida provettina l’ho fatta sia per la colorazione che per testare i materiali. Ho preso un bellissimo bicchiere “flute” di plastica trasparente (quelli da rinfresco col gambo che si stacca) che mi sembrava ottimo per fare un pezzo del gambo del calice, l’ho spalmato di cera distaccante e gli ho colato dentro della resina (prima solo un po’ di trasparente per tenere in posizione una cannuccia di carta in verticale per avere la certezza della centratura del foro della vite passante che dovrà tenere insieme tutto il calice) poi, visto che mi sembrava ok, quando il trasparente ha finito la reazione, gli ho colato dentro la resina con gli additivi colorati. Passate 12 ore, avvenuta la reazione delle resine, vado a vedere… et voilà!, Che m… ehm, che orrore! Evidentemente il calore sviluppato dalla reazione del bicomponente ha sciolto il Pet.

Prova gambo sciolto
Prova del gambo: flute sciolto e deformato

Ne deduco che occorre agire diversamente: passo allora ai calchi col silicone

Abbiamo appurato infatti che non tutti i materiali van bene per fare gli stampi. Anzi, praticamente nessuno all’infuori delle gomme siliconiche, che reggono le temperature delle resine, sono elastiche e facili da sgusciare. Che però costano assai e non sono poi così semplici da usare tra dosaggi di basi e catalizzatori, tra liquide (bianche) e in pasta (gialle) tra shore, ovvero rigidità diverse crescenti, da 5, (più elastiche), a 60 (rigidissime). Me ne procuro comunque una certa quantità e faccio uno stampo a partire dal tappo interessante di un flacone di Meritene che avevo conservato dai tempi dell’assistenza domiciliare a mia mamma.

Il calice sognato allora si sta già concretizzando, passo dopo passo?

Calma e gesso. Qui a seguire ecco un po’ dei calchi realizzati col silicone strada facendo. Alcuni andavano bene, altri sfornavano cose che invece, alla fine, non corrispondevano del tutto alle mie esigenze.

Calco tappo di Meritene x nodi
Calco dal tappo di Meritene per il nodo. Idea poi accantonata perché i nodi sarebbero risultati troppo grossi. Anche il colore era troppo simile al resto delle parti.
Calco dal calamaio x primo piede
Calco dal calamaio per il primo piede immaginato. Idea poi accantonata.

Questa del calamaio era una bellissima idea che mi ha portato via un’infinità di tempo per la realizzazione. Ma aveva molti difetti; uno su tutti: questo piede era troppo alto e lo stile troppo “barocco”. Per cui non mi convinceva del tutto e, alla fine, l’ho scartata.

Altri esempi di calchi in silicone e oggetti ottenuti

Partendo da un bicchiere, da una lampada led, da un tappo cilindrico, con un po’ di fantasia si possono vedere già altri oggetti contenuti nei primi, che si possono partorire in modo da adattarli alla composizione che man mano si va formando. Riporto qui tre esempi di queste metamorfosi.

Tre calchi silicone e oggetti ottenuti
Tre calchi in silicone e relativi oggetti ottenuti. I primi due sono stati accantonati

NB. Ogni oggetto di resina non esce dal calco già perfettamente formato, spesso anche nel silicone si formano bolle o imperfezioni, quindi l’oggetto ottenuto va tornito, modellato, messo in piano e lucidato (ma sono senza tornio, quindi mi devo arrangiare col trapano in morsa o con l’avvitatore). Quanto tempo esigono questi passaggi!!!

Ok, allora ripartiamo dalla coppa

Passo ora brevemente alle varie fasi di creazione delle parti del “Calice della Passione”, sognato da molto tempo.

La coppa (insieme con il “nodo Meritene” poi scartato) è stato il primo modulo che ho colato in resina. Mi ha subito colpito e affascinato la texture che i pigmenti metallici e micacei hanno creato nella mescola, come una specie di radica ottenuta dai moti convettivi delle particelle nella sospensione.

Particolarmente duro e poco affascinante, al contrario, il lavoro per liberare dallo stampo il manufatto. Infatti la bottiglia di Pet col gesso, nonostante il distaccante applicato, non ne voleva sapere di distaccarsi e ho dovuto eliminarla distruggendola molto faticosamente a colpi di sgorbia, martello e scalpello. (Detto tra noi il Pet è un materiale del Put).

Coppa sgusciata e nodo A
Coppa sgusciata e nodo A

Comunque questo è veramente solo un semilavorato: sia la sagoma che la finitura esterna lucidata (ora in foto è ancora leggermente satinata) hanno richiesto ulteriore lavoro, ma almeno il primo passo era stato fatto!

Allora, su questa base, progetto e realizzo lo sbalzo

Ora, infatti, ho le misure della circonferenza e dell’altezza utile. Parto da opere di mio papà, tutte formelle di “Vie Crucis” di varia provenienza, intervallate da simbologie inerenti alla passione di Cristo.

PROGETTO SBALZO CALICE
PROGETTO SBALZO CALICE

Le prime due immagini sono smalti che provengono dalla cappellina della Scuola Cantori del Duomo di Milano (stazioni 01 e 04), la terza è un disegno di archivio (0522 – Crocifissione da Via Crucis 25,5×29,5.JPG). La quarta è la quattordicesima stazione della Via Crucis di san Martino a Greco (MI).

Perché proprio queste quattro immagini?

Innanzitutto perché su 14/15 stazioni della tradizione dovevo sceglierne per ragione di spazio solo 4 e allora ho dovuto chiedermi quali fossero le 4 più “significative” per me, quelle che secondo me sono i cardini della Via Crucis, che dovevano assolutamente comparire sul calice.

1) Gesù condotto in giudizio di fronte a Pilato. Il giudice dell’universo portato di fronte a un vile funzionario burocrate pagano per essere giudicato a causa del tradimento del suo popolo (e dei suoi amici e seguaci). Che umiliazione e che spogliazione! E noi, col nostro peccato, ogni giorno lo riconsegniamo al potere ostile (anche il nostro…) per essere condannato a morte, all’eliminazione. Quanti livelli di lettura ha questo episodio! Non basterebbero volumi interi per toccarne solo qualcuno…

Poi due stazioni molto tradizionali

2) Gesù incontra la Madre lungo la via dolorosa: Quale dolore, per obbedienza alla missione di salvezza affidatagli dal Padre, ha dovuto infliggere al cuore di Sua mamma! Si avvera la profezia del vecchio Simeone: “Una spada ti trafiggerà l’anima!” Come sembra contraddittoria questa salvezza che per attuarsi pare condannare all’annientamento l’affetto più caro.

3) Gesù muore in croce per i nostri peccati: Il patibolo più ignominioso dei romani, degno solo della feccia dell’umanità, vilmente inflitto al Re dei re, al Signore dell’universo. E i carnefici siamo sempre noi, che ci facciamo signori di noi stessi e del mondo. Schiacciando gli altri. Pretesa autonomia luciferina la nostra: Lui porta sulle sue spalle anche questa nostra libertà che lo rinnega e perfino l’apparente abbandono del Padre. Ma nel dono sovrabbondante della Sua vita per noi, offerta al Padre per amore della nostra felicità eterna, riannoda il rapporto col Padre e i fili e i legami con la Madre, con l’amico (la Chiesa), e con tutta l’umanità. Ciò che sembrava il principio della dissoluzione è in realtà l’inizio dell’unità. Grande mistero insondabile!

L’ultima (vera) stazione. Non è la fine ma il nuovo inizio!

4) Gesù risorge e vince la morte e il peccato: La vita e la speranza vengono ridonate al mondo. Ma non è un volgare film americano, la favola col lieto fine buonista. Il sacrificio necessario alla giustizia e alla giustificazione è reale. L’agnello è stato veramente immolato, il sangue tragicamente versato. La passione, avvenuta una volta per sempre in Cristo, continua nella storia nella passione delle membra del Suo corpo mistico. Ma la vittoria è già stata conseguita e il nemico è già stato vinto. “Dov’è, o morte il tuo pungiglione?” Il nulla, il male, non è più l’ultima parola. Di questo siamo testimoni. Per questo la Resurrezione non poteva mancare su questo calice (anche se questa scena non compare quasi mai nelle Vie Crucis tradizionali, che terminano con la sepoltura di Cristo).

Sbalzo e smalto della fascia in ottone

Il 3 ottobre 2024, dopo aver verificato lo sviluppo del disegno sulla coppa di resina, trasferisco il disegno stampato sulla lastra, iniziando la fase di sbalzo. Sono scene davvero minuscole, delle vere miniature!

Sviluppo e inizio sbalzo fregio
Sviluppo del disegno sulla coppa e inizio del fregio sbalzato. In alto, il calice con elementi del gambo non definitivi.

Qui potete notare le dimensioni dello sbalzo e potete capire la difficoltà nel definire i particolari delle scene rappresentate.

Particolari dello sbalzo
Particolari e misure dello sbalzo

Smaltatura con simbologie a contrasto di blu e velature scure sulle scene

Terminata la fase di sbalzo passo a quella di smaltatura. L’idea è quella di stendere fondi blu scuri nelle fasce delle simbologie (Strumenti di tortura, corona di spine, chiodi, lancia). Poi riempire di rosso le gocce di sangue che separano le scene dalle fasce. Quindi fare leggere velature col nero trasparente, (che ancora non si è raggrumato come gli altri smalti per vetro Glas della Marabu), nella parte di fondo inferiore delle scene, in modo da far emergere al massimo le figure per contrasto.

Dovrà risultare una cosa preziosa, pacata e non pacchiana. Siamo al 22 ottobre e questa è la documentazione del risultato.

Sbalzo smaltato
Sbalzo smaltato e passato successivamente in forno per fissarlo

Un nota bene

N.B. Prima di smaltare, in vero, avevo fissato la lastra sbalzata alla coppa e fatto i forellini passanti per i chiodi di fissaggio, sia nella lastra che nella coppa. L’idea, infatti è che la lastra col fregio andrà sia incollata alla coppa con Attack gel, che fissata con chiodini di ottone a testa tonda. Alla fine della smaltatura spalmo il retro con colla da montaggio per riempire di materiale sufficientemente resistente alla compressione le cavità createsi con lo sbalzo.

Poi, una volta asciugata, ficco il tutto in forno per consolidare la smaltatura. Infatti non so ancora come reagirà la superficie smaltata al rivestimento protettivo di resina UV ed è meglio prevenire che curare (eh, sì, dovrò adottare per forza questa soluzione, perché dovrò stendere la resina sulla superficie curva di ogni scena della lastra già fissata alla coppa e ho bisogno che solidifichi in brevissimo tempo per evitare colature laterali…).

Ferma nel cassetto

Una volta terminata la lastra smaltata la ripongo in un cassetto, al sicuro. La tirerò fuori solo quando la monterò sulla coppa, a struttura del calice terminata, per poterla resinare, cosa che avverrà solo l’8 agosto del 2025.

Proseguo con le forme della struttura

Dal 22 ottobre 2024 ad agosto 2025, quando ho del tempo e buone idee e qualche forma valida a disposizione, porto avanti la formatura dei vari pezzi del calice (non mi corre dietro nessuno, non ho la commissione da nessuno): il nodo coi lapislazzuli che ho mostrato precedentemente, i piattelli del piede (in totale ne definisco 3), le parti del gambo (alla fine risulteranno vincenti i due semiconi stondati che prendono origine da una lampadina led smontata da cui ho fatto un calco siliconico).

Nel frattempo però modifico la sagoma della coppa stondando meglio la parte inferiore che mi sembrava troppo squadrata e rigida.

Modifica del profilo coppa
Modifica del profilo coppa (16-11-24) e poi ritocco con lucidatura del 28-11-24. N.B.: Nella foto tutte le parti del gambo e del nodo verranno eliminate a favore di altre più consone e proporzionate.

Ma, l’interno in argento o altro metallo dorato della coppa chi lo farà?

Solo una persona può venirmi incontro, come ha già fatto altre volte, per risolvere questo che non è un problema da poco: tornitura e formatura dell’interno coppa in metallo e successiva doratura: mio fratello Francesco naturalizzato fiorentino.

Approfitto della sua rimpatriata milanese per Pasqua per affibbiargli il gravoso compito, che mi mostrerà, in whatsapp, tornito il 1 luglio, dorato il 23 luglio e mi consegnerà finito quando risalirà a Milano per le vacanze il 31 luglio. (A quel punto, per poterlo montare definitivamente dovrò prima sostituire la vite metallica troppo corta che tiene legati tutti i pezzi, che nel frattempo avrò finito di creare).

Versione-struttura-semidefinitiva
Versione della struttura semidefinitiva. Nuovo piattello e nuovo anello tipo lapislazzulo blu con venature dorate. Il pezzo tra anello e coppa ora è troppo corto. Ne farò uno più alto e limerò invece una fetta del cono inferiore, in modo da ottenere una proporzione migliore tra le parti.
Prove proporzioni elementi nuovo gambo
Prove per proporzioni elementi nuovo gambo
Proporzioni definitive calice
Proporzioni definitive del calice, con anello tipo lapislazzulo

La resinatura UV dello sbalzo montato

Bene! Ora che c’è tutto l’occorrente devo crearmi una struttura che mi consenta di tenere sollevata la coppa in modo da poterla far rivoluzionare su se stessa mentre la resino, scena per scena, facendola rapprendere esponendo ogni settore spalmato di resina liquida alla luce del fornelletto di luce UV.

Et voilà!

Attrezzo per resinare in tondo
Attrezzo per resinare in tondo a 360°. All’interno della coppa ho dovuto riposizionare una nuova bottiglia in pet riempita di gesso (fermata con scotch di carta alla parte in resina) che potesse far passare il perno di rotazione negli alloggiamenti di legno.
Fornelletto UV per resinatura
Fornelletto UV per resinatura

Calice felicemente terminato

Il 12 agosto 2025 posso dire di aver felicemente terminato il “Calice della Passione” tanto sognato che QUI potete ammirare a 360° in un video realizzato per Youtube. Il calice sognato da molto tempo è divenuto realtà. La prossima puntata sarà relativa alla creazione della Pisside nello stesso stile.

Calice Passione lato Resurrezione

Cosa me ne farò?

Postscriptum: Questo calice non mi è stato commissionato da nessuno, come ho spiegato. Però se posso venderlo per ricavarci qualcosa e per far contenti un sacerdote o una comunità, sarò contento anche io. Quindi contattatemi. Se ci sarà insieme anche la pisside che sto portando a termine, meglio.

P.S. So che in internet si trovano calici e pissidi a prezzi stracciatissimi: sono fatti in serie, stampati e spesso sono realizzati con materiali di scarsa qualità. Il mio è un pezzo unico, fatto artigianalmente completamente a mano e i costi quindi ci sono tutti, compresi quelli della tornitura e doratura della coppa. Quindi chi fosse interessato mi contatti e troveremo certamente un accordo sul prezzo giusto (che sarà più alto dei soliti 500 euro di cui sopra). Se invece vi van bene quei prodotti, prego, non mi scandalizza la cosa.

Dimenticavo la custodia!

Un oggetto del genere merita la sua custodia, no? Fatta anche questa. Indovinate con cosa? Mia figlia stava buttando due belle scatole delle cuffie Apple che le erano state rubate. Ferma lì! so già come usarle. Misure perfette. Velluto rosso e gomma piuma. Et voilà!

Custodia Calice della Passione
Custodia del Calice della Passione
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DiGiancarlo Paganini

La Cena di Emmaus

Un “segno” per il Ministero straordinario della Comunione Eucaristica

Perché ho realizzato questo strano medaglione che raffigura “La Cena di Emmaus”? La storia parte da lontano, è lunga, ma forse val la pena di raccontare qualcosa.

“Ministro straordinario della Comunione Eucaristica”.

Questa è la denominazione esatta dal punto di vista canonico che identifica questo “nuovo” ministero all’interno della Chiesa. Un po’ di storia: in Diocesi di Milano questo ministero, (disciplinato dall’Istruzione “Immensae caritatis” della Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti del 29-01-1973, dal Motu proprio del 15-08-1972 “Ministeria quaedam” di Paolo VI e dal nuovo Diritto Canonico del 1983), è stato promosso con Decreto Arcivescovile nel 1981 dal Cardinale Carlo Maria Martini ed esteso anche ai fedeli laici.

E io che c’entro?

C’entro, c’entro… perché già da qualche anno i miei parroci mi hanno chiesto saltuariamente di aiutarli nella distribuzione della comunione durante alcune messe particolarmente frequentate, dopo la personale benedizione “Ad Actum”, in assenza di alcuni sacerdoti e del decano dei ministri straordinari della parrocchia (l’unico rimasto e ormai centenario). Devo dire che ogni volta è una cosa molto emozionante e responsabilizzante. E ogni volta, oltre a evidenziare in me un senso di profonda indegnità e gratitudine, mi domandavo se andava bene andare avanti così.

Ci sono delle regole

Infatti. No, non andava bene così, in realtà. Nel senso che in verità per esercitare il Ministero Istituito in modo continuativo e non “abusivo”, occorre un mandato ufficiale, occorre cioè essere nominati dall’Ordinario (il Vescovo diocesano) e/o dal Vicario Generale della diocesi con un mandato quinquennale rinnovabile e per far ciò occorre la segnalazione in curia del proprio parroco e quindi occorre seguire un corso obbligatorio di sei incontri di formazione teologico/pastorale, molto bello ed approfondito. Alla fine viene consegnato un tesserino ufficiale che certifica di poter esercitare questo ministero.

Inoltre quella che ho indicato non è e non può essere la motivazione principale per l’esistenza e lo scopo del ministero, che è invece quello di portare la comunione eucaristica alle persone anziane o malate che non possono normalmente frequentare personalmente la messa e ricevere la comunione sacramentale.

04bis-Libretto liturgia malati
Libretto della liturgia per la Comunione Eucaristica ai malati

Rispondere ad un bisogno oggettivo. Alcune considerazioni

Termino questo ampio cappello introduttivo dicendo perché ho sentito questa chiamata come una responsabilità personale di fronte ad una richiesta oggettiva cui bisognava “dare le gambe” perché non rimanesse inascoltata e non cadesse nel vuoto.

Per mia esperienza il “nuovo” non lo introduco io nella mia vita, non è mai successo. La novità che consente di cambiare la propria vita, che consente di “essere spostati”, rinnovati, di crescere, di approfondire l’esperienza, deriva sempre dal lasciare entrare da fuori un input oggettivo, una proposta che non mi immagino io, che non ho misurato io, che è una occasione a cui posso dire di sì o di no. A volte capita e basta, come una circostanza in cui ti vieni a trovare e devi accettarla anche se non l’hai mai propriamente scelta. Ma poi devi comunque scegliere se starci o ribellarti. Ogni occasione è vocazione. Ogni vocazione è ad una missione.

E, stavolta, come è andata?

In questo caso ciò (la richiesta oggettiva) è accaduto in uno degli ultimi Consigli Pastorali parrocchiali dove è emersa la necessità di sviluppare una attenzione particolare e più strutturata agli anziani che vivono sul territorio della parrocchia. Come? Anche andando incontro al loro bisogno di sentirsi sempre parte della comunità soprattutto quando le condizioni fisiche o sociali diventano difficili, magari si vive una solitudine opprimente e la persona fa più fatica a muoversi e a partecipare alla messa e all’Eucarestia. Questo porterà anche, ovviamente, ad instaurare una rete di nuovi rapporti di attenzione, accompagnamento e amicizia con loro e le loro famiglie. Insomma, dopo averci pensato, ho chiesto al parroco di accedere al corso e mi sono iscritto su sua richiesta in Curia.

Inutile dire che l’impegno un po’ mi spaventa: non mi sento per nulla in grado o “all’altezza” delle situazioni anche delicate che mi troverò probabilmente davanti, occorrerà avere attenzioni e sensibilità che non credo di avere, ma spero di imparare molte cose da questa esperienza che mi si prospetta (come il riporre la fiducia non in me, ma in Cristo e nel suo Spirito). Infatti se facciamo solo le cose che crediamo già di saper fare non impareremo mai a fare cose nuove. Si impara solo facendo. Osare un po’, non confidando solo in sé e nel già saputo. Lui, che ha suscitato in me questo desiderio darà la forza per sostenere il compito. Questo è avvenuto sempre, anche nella mia storia di lavoro.

Ok, ma che c’entra tutto questo col medaglione della Cena di Emmaus?

Non voglio annoiarvi oltre (ma era necessario spiegare da dove arriva l’ispirazione per questa icona della Cena di Emmaus) e vado alla parte pratica della vicenda.

In uno dei primi incontri il relatore del corso ha accennato al fatto che andando a portare l’Eucarestia il centro della vicenda non siamo noi ma è la Presenza di Cristo nel Sacramento. Questo ha bisogno anche di essere espresso con segni espliciti e tangibili: oltre alla teca preziosa con l’Ostia (commissionata a Firenze a mio fratello Francesco), un crocifisso, il Vangelo, un fiore o una candela, un segno, tipo un nastro rosso con una “medaglietta” sulla nostra persona, che attesti il nostro essere lì come semplici ministri, come espressione della comunità, mandati dalla essa perché il malato o l’anziano possa continuare a sentirsi parte di quel brano di Popolo di Dio che vive lì, a partecipare pienamente del dono della Comunione e si senta sostenuto nella sua fatica dal Sacramento e dalla comunità.

Ci sono dei precedenti in parrocchia. Sto all’esempio

Memore che effettivamente in parrocchia, quando il ministro straordinario distribuisce la comunione indossa un largo nastro rosso con applicato uno sbalzo di ottone raffigurante un simbolo eucaristico (che qui documento)

Medaglione  ministro in parrocchia
Medaglione del ministro in parrocchia: ostensorio con angeli

…penso che senza dover per forza attingere alle risorse parrocchiali, posso benissimo realizzare un “segno” nuovo (uno sbalzo su metallo alla mia maniera), così da averlo sempre a disposizione senza doverlo ogni volta chiedere in prestito. Terminato il mio ministero, chissà, lo lascerò alla parrocchia per chi verrà dopo di me, chiamato allo stesso compito.

Intanto lo farò benedire (fatto, in data 30-03-25) in modo che non sia un segno che rappresenti me, ma Colui che porterò fisicamente e spiritualmente. (Questa del possesso e del vanto personale delle proprie capacità è una bella tentazione, comunque…. Questo pungolo mi sarà utile a ricentrarmi e riconcentrarmi sull’essenziale).

Dunque, veniamo al dunque: idea, scelta, realizzazione dell’icona

L’idea inizia così a frullare nella mente: 1-Dovrà essere un medaglione come quello in parrocchia, con nastro rosso. 2-Non sarà un simbolo “astratto” ma una scena eucaristica (La Cena di Emmaus mi sembra la più adatta). 3-Nei disegni di mio padre Ettore Paganini so che ne troverò parecchi adattissimi. 4-Dovrà essere piccolo, prezioso, (poco) colorato e, visto l’uso intensivo dell’oggetto, protetto dalla resina.

La scelta tra quattro disegni individuati in archivio

Reperisco in archivio quattro belle scene della Cena di Emmaus, molto simili tra loro e tra di esse scelgo la “0515 – Cena Emmaus 24,4×21,5” che modificherò e ritaglierò per adattarla alle misure (7 x 7 cm) e all’architettura che penso sia più adatta. Penso, per stare sul modello parrocchiale, di inserirle in un quadrato messo a rombo, in diagonale.

4 disegni Cena Emmaus

Lavorazione a sbalzo, chiusura del fondo e smaltatura

L’11 marzo inizio il trasferimento su ottone del disegno scelto e in breve tempo lo sbalzo viene terminato. E’ davvero una miniatura e richiederà qualche soluzione inedita, soprattutto nella successiva fase di smaltatura.

Sbalzo terminato, alette aperte
Sbalzo terminato (fronte) secondo il disegno, alette aperte
04-sbalzo finito e colla con carta (retro)
Sbalzo finito e colla con carta (retro)
05- Retro con lastra di masonite inserita
Retro con lastra di masonite inserita con colla di montaggio

Successivamente richiudo e incollo con l’Attack sul retro le alette, come ormai ben sapete, e passo alla fase di smaltatura del fronte dello sbalzo.

La smaltatura

Prima di riempire le campiture delle tre aureole le sfriso con una punta per dare maggiore luminosità al giallo arancio del mio smalto epossidico Glas. Poi passo al cielo oltre la finestra, col bel blu turchese Porcelain & Glas della Marabu e infine ripasso i profili delle figure con lo smalto nero, in più mani e stendo una mano molto trasparente del nero sul muro di fondo. Per concludere coloro i particolari del calice, dei bicchieri e del pane spezzato in mano a Cristo. In questo modo, con pochi colori ottengo un certo contrasto e una certa profondità tra le figure e lo sfondo, mantenendo però la preziosità metallica dell’ottone. Metto tutto in forno a 160° per trenta minuti e infine sul retro applico l’adesivo dorato con l’etichetta, aggiungendo un fermaglio da quadri nell’angolo superiore, per poter poi fissarvi il nastro rosso.

06-Sbalzo smaltato
Lo sbalzo smaltato

La resinatura

Per una resinatura così piccola decido di fare una cassaforma molto leggera col nastro “distaccante” cinese. Inizio col fronte dello sbalzo, in modo da fissare il risultato con la resina I-Crystal di Resin Pro. Il 12/3 l’icona è pronta per passare alla resinatura retro.

Cassaforma leggera per la resinatura del fronte
Cassaforma leggera per la resinatura del fronte

Questa scelta mi costringerà però a rimediare ad alcuni difetti dovuti alla flessibilità del nastro adesivo (gobbe e rientranze sui lati, non volute) e ad applicare sul bordo di ottone che rimarrebbe scoperto uno strato di resina UV di Resin Pro che solidificherò con il fornetto da manicure a luce UV felicemente acquistato su Amazon.

La cassaforma per la resinatura sul retro
La cassaforma per la resinatura sul retro

Bene, dopo le ore di attesa necessarie per la definitiva reazione e stabilizzazione delle resine, maschero fronte e retro, levigo i bordi e applico la resina UV sui lati scoperti.

L’Icona della “Cena di Emmaus” è ormai pronta per essere fissata al nastro. Faccio due prove. La prima con un nastro più largo e più bello, ma, ahimé, molto corto. La seconda con un nastro più stretto ma lungo giusto. Per ora terrò quello.

Icona finita con nastro largo
Icona finita con nastro largo
Medaglione finito nastro sottile
Medaglione sbalzato e smaltato finito con nastro sottile

Un aggiornamento dell’11maggio 2025

Nel frattempo ha realizzato un’altra icona sempre su questo modello. Non posso dire uguale, perché ogni icona fatta così artigianalmente a mano riesce diversa, volenti o nolenti. L’occasione mi è sta data dall’amico Maurizio che voleva regalarla alla moglie, anche lei MISCE.

Detto fatto: dal 2 aprile (l’ordine) al 20 aprile (il lavoro terminato), la consegna è avvenuta felicemente domenica 11 maggio. Al nastro penserà lui. Qui di seguito un po’ di immagini della lavorazione e dell’aspetto finale dell’opera.

Il fronte dello sbalzo
Il retro dello sbalzo
Il taglio delle alette sul retro
Il tassello di masonite e il retro con la colla di montaggio
Il supporto di masonite incollato sul retro
Lo sbalzo terminato piegato e montato sul supporto di masonite
Il retro dell’icona
Il fronte smaltato
La fase di resinatura nella cassaforma
La resinatura sgusciata con residui di bave da eliminare e levigare
Il retro finito con i gancetti annegati nella resina
L’icona per Maurizio terminata
Firma logo

DiGiancarlo Paganini

Santa Chiara d’Assisi

Dopo san Francesco, Santa Chiara d’Assisi. Una promessa mantenuta ( e… menomale!)

Nel precedente post sull’Icona di san Francesco d’Assisi avevo fatto la promessa che non mi sarei dimenticato di “scrivere” un’icona sbalzata e smaltata dell’amata “sorella” Santa Chiara d’Assisi. Sorella Chiara. (Che è anche, guardacaso, il nome della mia sorella minore).

Santa Chiara (Pittore Carlo Crivelli)

Oltretutto la santa mi piace molto perché è l’esempio di un cristiano che per seguire meglio Cristo si mette naturalmente a seguire l’amico (Francesco) che più l’aiuta a donarsi totalmente, semplicemente, senza riserve, “sine glossa”, a Dio. E, riconoscendo la comunione che la lega visceralmente all’amico, si trova ad essere iniziatrice di una nuova comunità composta da altre sorelle e compagne che si mettono a seguire lei, che segue lui. E lui chi segue? Segue Cristo affidando il suo carisma al papa, Innocenzo III che gli approva la Regola (nonostante avesse un caratteraccio ostile, pare).

https://sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/religione/storia-dei-papi-che-hanno-incontrato-san-francesco-52914

(Il successivo papa, Onorio III conferma definitivamente con la bolla “Solet Annuere” la regola del suo ordine. Solo due anni dopo la morte Francesco viene proclamato santo da papa Gregorio IX, quindi esempio da seguire con sicurezza per tutti). In questo modo Francesco “salva” il suo carisma dal decadimento a setta, cosa purtroppo comune a moltissimi movimenti pauperistici e riformisti del tempo. Ma nella storia della Chiesa è sempre stato così, vedi, secoli dopo, la vicenda di sant’Ignazio di Loyola per esempio.

In sintesi, una storia d’amore dell’altro mondo. In questo mondo. Ecco, un po’ per riconoscenza per questo esempio, qui in questo post descriverò tutta l’elaborazione materiale di questa Icona, volutamente gemella dell’altra. Quella dell’amico. Però mi aspettavo già una serie di difficoltà che mi sarebbero capitate nel tentativo di ottenere quella somiglianza nella resa finale. Perché? Perchè non avete idea di quante cose possono andare storte e rovinare il lavoro strada facendo. Già in partenza, guardacaso…

Una sorpresa sgradita

Come vi ricorderete l’ispirazione per queste icone mi era venuta osservando uno dei disegni di mio padre Ettore Paganini: era una bellissima bifora che rappresentava i due santi di Assisi. Ve la riporto ancora qui:

San Francesco e santa Chiara
San Francesco e santa Chiara d’Assisi – disegno di Ettore Paganini

Fatto San Francesco ora mi dispongo a realizzare anche l’icona della santa, per cui in Illustrator, dove avevo sistemato la prima icona, creo un’altra tavola di disegno e copio tutta l’architettura pari-pari e sostituisco il solo disegno della figura inserita. Faccio il mio bel pdf e lo stampo. Che strano! Mi sembra un po’ più piccolo rispetto al primo. Boh, verifico ed è proprio così. Cavoli, ma cosa può essere successo? Ma quando mai ho rimpicciolito -e mica di poco- nel frattempo il disegno? Boh, mi resta tuttora un mistero; fatto sta che devo ingrandire in proporzione il tutto in modo da avere una stampa delle stesse misure. A momenti… Vabbè, prima difficoltà superata. Fisso il foglio sulla lastra di ottone e inizio lo sbalzo incidendovi il disegno. Siamo al 25 febbraio.

Disegno adattato di Santa Chiara
Disegno adattato (come quello di san Francesco) di Santa Chiara d’Assisi

Lo sbalzo procede rapidamente

Ormai tutte le fasi della lavorazione le sapete tutti a memoria, per cui metto qui solo le foto che le documentano.

Retro sbalzo in fieri
Retro dello sbalzo, in fieri
lastra sbalzata in fieri-fronte
Fronte della lastra sbalzata dell’icona di Santa Chiara d’Assisi, in fieri
Fronte sbalzo alette aperte
Fronte dello sbalzo con le alette tagliate e aperte
Retro sbalzo alette aperte
Retro dello sbalzo con le alette aperte, pronto per accogliere la lastra di masonite incollata
Incollaggio retro sotto pressione
Incollaggio della masonite nel retro dello sbalzo, sotto pressione
Santa Chiara sbalzo finito alette piegate
Santa Chiara d’Assisi, lo sbalzo finito con le alette piegate e incollate sul retro

Si passa alla smaltatura coi colori Marabu da vetro/ceramica

Ora occorre smaltare usando i nuovi colori usati già per san Francesco (se volete andate a leggere il post). Ma, prima devo verificare se ho lunghezza sufficiente di cornicetta di ottone, quella trovata fortunosamente nel locale pattumiera del condominio. Al pelo (mi avanzano si e no 8 cm)… fiuuuttt!

Li taglio in misura (sono differenti di qualche decimo di millimetro rispetto alle precedenti, evidentemente l’ingrandimento era un filo diverso, ma me le faccio andar bene lo stesso) e provo ad appoggiarle sulla lastra per la verifica finale. A posto. Proseguo con la smaltatura e poi faccio la foto dell’icona smaltata con a fianco la cornicetta che dovrò incollare dopo la prossima fase.

Santa Chiara smalto finito e cornicetta
Santa Chiara d’Assisi, smalto finito e cornicetta

E ora, Santa Chiara al forno!

No, non è una ricetta nazista, non sono così blasfemo o irrispettoso: la cottura degli smalti della Marabu PORCELAIN&GLAS in forno (quello di cucina per 30 minuti a 160°) serve a fissarli al supporto e a renderli più resistenti, tanto che nelle istruzioni c’è scritto che possono andare poi anche in lavastoviglie. Quegli smalti epossidici infatti sono stati creati per decorare tazze e bicchieri più che icone sacre… ma, tant’è!

Santa Chiara al forno
Santa Chiara d’Assisi al forno

E ora la fase di resinatura

Non so se vi ho mai fatto vedere la costruzione della cassaforma. Di solito prendo 4 listelli di legno belli lisci e rivestiti di un adesivo distaccante, li incollo col silicone ad un piano rivestito a sua volta di adesivo distaccante, mettendo al loro interno l’icona da resinare (fissata al fondo con dei quadratini di biadesivo spesso e usando dei distanziatori di plastica che mi danno un paio di millimetri di aria sui bordi. Poi faccio asciugare il silicone tenendo tutto il castello sotto pressione per farlo aderire bene al fondo in modo che non ci siano fuoriuscite di resina liquida, silicono altre giunture dei listelli e poi…

Costruzione cassaforma coi distanziatori
Costruzione della cassaforma coi distanziatori. (Si nota il silicone sul listello da ribaltare e incollare)
Cassaforma incollaggio
Incollaggio della cassaforma sotto pressione.

Poi si cola, evidente! Calcolo la quantità di ICrystal della Resin Pro, mescolo i due componenti, cerco di eliminare le maledette bolle che si creano sempre (e mi sa che mi dovrò comprare una piccola pompa autoclave apposita per questo scopo, ma costa una sessantina di euro su Amazon, per roba di qualità cinese. L’esperimento fatto oggi con un barattolo di vetro col coperchio di plastica bucato in cui inserire il tubo dell’aspirapolvere per ottenere il vuoto, è andato malissimo, perché iniziava ad aspiarare in un vortice anche la resina liquida dal bicchierino inserito…NOOOOOO!!!!), e poi colo adagio sull’icona il prezioso e dispettoso miscuglio epossidico. Buco un po’ di bolle con uno spillo e quando mi sembra tutto a posto copro il “castello” in modo che non prenda polvere che potrebbe rovinare l’effetto lucido finale.

Colata resina nella cassaforma
Colata di resina sull’Icona nella cassaforma

Si impara ad attendere, l’impazienza è assolutamente vietata

E ora devi per forza metterti a fare altro, perché è la fase dell’attesa. Serve molto anche quella… è educativa. Sale sempre una preghierina perché tutto vada nel migliore dei modi (non fa piacere a nessuno perdere un lavoro in cui si è dedicato tempo (il lavoro è iniziato il 25 febbraio e siamo già al 5 marzo…), attenzione, arte (?) perizia tecnica e denari). Anche i fonditori di campane di Agnone so che, al momento della colata di bronzo fuso, fanno prima una cerimonia religiosa coi controfiocchi e fors’anche una santa Messa propiziatoria perché tutto fili liscio e il risultato non faccia buttare nel cesso mesi di lavoro. Nel mio piccolo, non arrivo a tanto, ma un pensierino lo faccio anch’io.

Un paio di giorni dopo

Il tempo consigliato è quello, per evitare di rovinare il lavoro. C’è chi attende anche di più. Io, quando vedo che la reazione è completata, (la resina è indurita e sul piccolo campione, che colo sempre a parte, vedo che non restano impronte digitali) inizio a staccare i listelli della cassaforma per sgusciare l’icona resinata. Sembra facile! Nonostante tutti gli accorgimenti qualcosa è colato fuori incollando tenacemente un paio di listelli al legno…

Difetto colata cassaforma
Difetto di colata dalla cassaforma

Oltretutto, per arginare la fuoriuscita avevo posizionato dei tassellini di legno vicino ai listelli, non pensando che poi mi sarebbero stati nemici tenacissimi da staccare. Vabbé, tra morti e feriti sguscio l’Icona e valuto come e cosa andare a limare sui bordi e come sistemare il retro.

Santa Chiara sgusciata dalla cassaforma
Santa Chiara sgusciata dalla cassaforma
Retro con buchi e difetti
Retro con buchi e difetti. Si notano gli alloggiamenti dei 4 tassellini di biadesivo spesso e una bolla che non era uscita dal retro… maledetta. Però, in fondo non male.

Penso ai supporti mentre sistemo il retro dell’icona

Si tratta di fare un’ulteriore piccola colata sul retro, per sistemare nei 4 alloggiamenti i fermagli “Stella” e per chiudere la bolla. Basterà qualche grammo di miscela, una cassaforma leggera di nastro adesivo per sicurezza sui bordi (che nulla coli sul fronte rovinandolo) e tanta, tanta pazienza. Per i supporti ho pensato, come per san Francesco di lasciare aperte ben tre possibilità di ostensione: 1) Buchino in alto per appendere l’icona così com’è ad un chiodino nel muro; 2) supporto di ferro ad angolo per ottenere un soprammobile da comodino; 3) possibilità di fissare l’icona in un quadro più grande con i 4 fermagli passanti nel fondo del quadro. Più di così!!!

Retro con supporti
Retro con i supporti e i fermagli

Icona terminata

Bene, dopo aver opportunamente spianato, levigato e lucidato i bordi della resina, l’icona è terminata felicemente. (Siamo al 7 marzo!) Eccola! Un grazie anche a santa Chiara d’Assisi, che evidentemente, come san Francesco, ci ha messo del suo… eccome!

Santa Chiara finita fronte
Santa Chiara finita, fronte

Ed eccoli insieme! L’icona ricomposta

Eccoli di nuovo insieme i due santi! Devo dire che sono molto soddisfatto del risultato. Anche questa è stata una sfida dalla quale ho imparato un mucchio di cose e ho consolidato alcune soluzioni a problemi difficili da risolvere (ad esempio il retro che si stacca dal fondo) e che in passato sono stati molto pesanti. Avevo paura a rimettermi ad usare le resine dopo qualche esperimento finito male, ma ora mi sono riconciliato con la tecnica della resina. La ICrystal di ResinPro è molto affidabile e oramai la conosco bene. Qualche prenotazione è già nell’aria, (anzi!: aggiornamento del 14-3: le due icone, la coppia Francesco e Chiara, sono già state acquistatate oggi, devo solo consegnarle). Intanto sto già finendo un’altra piccolissima icona, quasi una miniatura… ad uso personale stavolta, ma sarà oggetto del prossimo post. Alla prossima!

Santa Chiara in coppia con san Francesco
Santa Chiara in coppia con san Francesco

Stiamo sotto la loro protezione in questi tempi difficili con venti di guerra.

Logo Giancarlo Paganini
DiGiancarlo Paganini

San Francesco d’Assisi. Una nuova Icona sbalzata, smaltata e resinata

Una nuova scommessa con le resinature dei miei sbalzi

San Francesco d’Assisi. Perché questa scelta? Andiamo agli antefatti. Recentemente ho acquistato nuovi flaconi di resina iCrystal della ResinPro perché avevo il dubbio che le ultime incresciose performance nell’uso di questa tecnica fossero dipese in gran parte dall’età avanzata delle stesse (oltre che dalla mia età avanzata…). Anche nel terminare l’ultima icona della Madonna con Bambino, mi ero fermato prima della fase di resinatura, più che altro per paura di dover buttare via un’opera che mi piaceva molto, come già accaduto, o, nella migliore delle ipotesi, di dover sudare comunque sette camicie per salvarla.

Quindi sono partito con l’idea di creare stavolta un’icona espressamente da resinare, per vincere questa paura una volta per tutte, come si fa dopo un incidente d’auto, mettendosi al più presto di nuovo al volante.

Cercavo allora un soggetto che fosse adatto per dimensioni e per tipo di soluzioni estetiche a poter essere resinato a dovere. Perché allora non rappresentare San Francesco d‘Assisi, com-patrono dell’Italia (in questo momento del suo patrocinio particolare abbiamo bisogno eccome, per risollevarci da una crisi morale, religiosa, valoriale, economica, industriale, politica, sociale, educativa, ecc, senza precedenti. Ci manca solo la guerra a tutto tondo con la Russia e, per non farci mancare proprio nulla, con l’America di Trump (Quella commerciale con la Cina l’abbiamo già persa da mo’) e, perché no?, con l’infida e divisa Europa atea, razionalista e massonica. Che San Francesco d’Assisi ci guidi tutti quanti sulle vie della Pace che ci può donare solo se ci riconosciamo fratelli, figli di Dio e quindi dipendenti dal Padre nostro; sulla via della Giustizia e della Pace vera, non dell’irenismo banale e facilone). E’ anche un omaggio indiretto a Papa Francesco.

Un soggetto molto rappresentato nei bozzetti di mio padre

Bene, all’opra, allora! Siamo al 25 gennaio 2025. Trovo tanti bozzetti e disegni di mio padre (il pittore Ettore Paganini) che rappresentano san Francesco d’Assisi da solo o con altri santi. Scelgo il disegno d’archivio “0016-San Francesco e santa Chiara 22,2×38” e me lo rielaboro sia in photoshop che in Illustrator: tolgo santa Chiara (tranquilla, prima o poi verrà anche il tuo turno), sistemo le architetture e accorcio l’altezza delle gambe del santo che mi sembravano un po’ quelle di un giocatore di basket. Qui il bozzetto originale dal quale sono partito:

San Francesco e santa Chiara
San Francesco e santa Chiara – dis. di Ettore Paganini (1922-1986)

E qui ecco la mia elaborazione per farne l’icona resinata:

La mia elaborazione del disegno paterno

Passa qualche giorno per iniziare finalmente lo sbalzo, con sorpresa

Il 5 febbraio inizio lo sbalzo applicando e riportando, come sempre, il disegno stampato incidendolo sulla lastra. Decido subito che voglio ottenere una cosa preziosa e dorata, quindi la lastra scelta è di ottone. Fortunatamente lascio nella lastra molto margine esterno, non immaginando minimamente cosa accadrà di lì a breve. Infatti, andando a buttare la pattumiera, nel locale immondizie trovo abbandonato vicino ad un bidone un vecchio cerchio di alluminio su cui è saldato un bellissimo fregio di ottone (era forse il bordo di un vassoio o di uno specchio tondo) che mi sembra veramente fantastico e che subito fa scattare in me l’idea di usarlo in questa occasione, proprio per impreziosire l’icona appena iniziata. Lo pulisco a dovere, lo stacco dal rigido supporto di alluminio, lo spiano, lo lucido, ed ecco: un metro e mezzo di splendido ornamento metallico! Fantastico, che ne dite?

Calcolo lo spazio dove alloggiare la nuova bellissima cornice e in poche ore lo sbalzo è pronto, eccolo:

Lo sbalzo quasi terminato, con lo spazio predisposto per la grande cornice di ottone traforato.

Fasi preliminari prima della smaltatura

Prima di passare alla smaltatura devo piegare le alette sul retro della lastra di masonite che incollo con mastice da montaggio sul retro per irrobustire e irrigidire l’icona; cosa che faccio rapidamente. Dovrò poi lasciare asciugare la colla per un paio di giorni, perché mi si presenta già una difficoltà tecnica inedita per questo genere opere. Ma questo sarà oggetto del prossimo capitolo.

L’icona con la lastra piegata e incollata sul retro. In questa seconda immagine ho provato ad appoggiare il listello traforato della cornice per vedere come si adattava alla vista d’insieme. Direi bene, ma ci sarà bisogno, per avere un contrasto adeguato, di smaltare o il fondo della cornice o l’interno delle micro-campiture del listello.

La smaltatura. Ora sì che si balla!

Qui si aprono diverse fasi di questo capitolo. Innanzitutto, per non sapere né leggere né scrivere, decido che una leggerissima brunitura per dare volume allo sbalzo/cesello non posso esimermi dall’applicarla. Passo il mio intruglio alcolico segreto e… Bon, fatta!

In secondo luogo, e questa è la parte più problematica, mi rassegno al fatto che le mie vecchie amate boccette di smalti per vetro GLAS della Marabu sono quasi tutte cagliate e gelificate. In particolare mi mancano tutti i blu che sono inusabili. Anche i rossi non godono di buona salute: un patrimonio prezioso da “buttare nel cesso”. Mi interesso con mail e telefonate con la tedesca Marabu in persona di dove posso ritrovare le mie preziose boccette, ma mi rispondono che sono uscite di produzione (e quelle che si possono ancora trovare sono già vecchie…), visto che ora producono solo il prodotto PORCELAIN&GLAS o in versione pennarello o boccette (che però corrono sempre il rischio di rovinarsi).

Ah, dimenticavo: questa serie di colori per porcellana ha la caratteristica che per durare meglio vanno cotte nel forno di cucina per 30 minuti a 160°. Quindi dovrò pensare come e quando applicare i listelli della cornice, sperare che la lastra di masonite all’interno non bruci, che la colla sia sufficientemente seccata da non ribollire rigonfiando la lastra e che non potrò certo passare la vernice fissativa Macota 100 prima di smaltare, non sapendo che reazioni possa sviluppare nel forno. Bel casino, no?

Comunque…

Dopo lunghe ricerche e una visita a vuoto (per negozio chiuso di lunedì), approdo finalmente al Colorificio Pecchio vicino a Piazzale Loreto, molto professionale e ben fornito, dove acquisto 4 “pennarelli “di quella serie di smalti e due boccette di un altro prodotto liquido (DEKA, il migliore in commercio, sostengono in negozio. Vedremo) da testare prima con una prova, e poi, chissà, sulla prossima icona.

I nuovi smalti acquistati. Veramente il primo pennarello turchese a sinistra ce l’avevo già e l’avevo usato su un altro progetto molto impegnativo di cui vi scriverò quando sarà finito. A differenza degli altri 4 della Marabu è metallizzato coprente e non trasparente, ma ciò potrà dare varietà alle varie campiture del fondo.

La smaltatura inizia e procede bene

Sfriso l’aureola per dare lucentezza e inizio a colorare col giallo-arancio (mia mistura di GLAS), poi parto col saio e la chiesetta. Sul saio uso il nero molto trasparente della serie GLAS, uno dei pochi colori ancora usabili, perché sul giallo oro dell’ottone ottengo con alcune velature un bruno adattissimo, Poi col turchese già in mie mani inizio a riempire alcune campiture. Sono costretto a fermarmi un giorno per andare a comprare i restanti colori, che appena arrivano in casa, uso subito per integrare il fondo e la cornice dell’opera. Ficco tutto in forno e per mezz’ora spio che non avvenga nulla di irreparabile. Pare di no,… fiuuuut.

Aureola, saio e particolari dipinti e prime campiture del fondo riempite di turchese metallizzato.
La formella smaltata, passata in forno e con le cornicette di ottone incollate con punti di Attack Gel al fondo blu trasparente della cornice. Pronti per la fatidica fase di Resinatura.

La resinatura, fase sempre criticissima, ma orsù, ci vuole coraggio!

Le cornici così applicate non sono saldate a stagno ma solo incollate. Quindi se desidero che abbiano una durata lunga e certa dovrò per forza inglobarle nella resina. Mi faccio coraggio e stavolta però, per preparare bene la cassaforma di colata, uso due nuovi prodotti: un foglio di materiale plastico bianco sul fondo colata, adatto al distacco della resina e un nastro adesivo cinese (Cosa c’è ormai di non made in PRC?) verde, di un materiale analogo per qualità di distacco, da applicare alle barre di legno che creano l’alloggiamento della colata.

Stavolta decido di fare subito il fronte della colata con la resina iCrystal di ResinPro, senza preoccuparmi troppo del retro della formella, che, se venisse male, dovrò ritoccare. L’unico accorgimento per tenere la formella attaccata al fondo e staccata da esso di poco più di un millimetro per consentire alla plastica liquida di riempire anche lo spazio sul retro, è ritagliare 4 quadratini del fantastico nastro biadesivo trasparente e gommoso spesso 1,5mm, acquistato al Brico e applicarli al retro dell’icona. Et voilà!

La cassaforma con la colata. Dopo almeno 24 ore posso aprirla se si è solidificata. Quindi, pazienza!
Tolto il primo listello (li avevo fissati col silicone trasparente) posso sgusciare (a fatica!) il blocco con l’icona resinata. Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti.

La legge di Murphy non fallisce mai

Dicevamo: “Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti?” Ok vediamo:

Ta-daaaa! La grossa inevitabile bolla al centro e altri difetti sul retro. Sono visibili i 4 tasselli di biadesivo da togliere e riempire di resina. Me la sentivo, …vabbé… riempirò i difetti con altra colata a livello, ma almeno il fronte mi sembra ottimo e senza difetti.

Correzioni e finiture

Se riesco ad evitare di dover passare la levigatrice roto-orbitante su tutto il fronte, per abbassare e pareggiare i bordi di resina che si formano per risalita sulle barre della cassaforma, evito di rovinare la superficie che mi sembra già perfettamente lucida. Così applico una protezione di carta e scotch di carta sulla facciata lasciando scoperti solo i bordini, che ripasso con le carte e le tele abrasive (da grana 120 a grana 10.000 e poi finitura a Polish), a mano, con delicatezza e infinito olio di gomito, fino ad ottenerne un buon risultato di levigatura e lucidatura. E il fronte è a posto.

Poi applico sui bordi il nastro adesivo cinese, a mo’ di cassaforma leggera, per evitare che scendano nefaste colature sul fronte, e colo con una pipetta la quantità di resina che serve a riempire i difetti del retro, inserendo, già che ci sono, 4 fermagli pieghevoli nell’alloggiamento del biadesivo che ho rimosso, in modo da avere dei sostegni nel caso montassi in una cornice di un quadro l’opera. Ovviamente, per la legge di Murphy, la resina per capillarità risale tra i due peduncoli di ogni fermaglio, saldandoli… vabbé… me li terrò così.

Il retro sistemato. Si vedono ancora i tiri di scotch cinese x cassaforme sui bordi e i 4 fermagli

Ragazzi, sono veramente contento del risultato!

Siamo arrivati, tra fasi operative e fasi di attesa tecnica, al 16 febbraio 2025. Quasi un mesetto dall’inizio del lavoro. Devo dire che probabilmente san Francesco d’Assisi ci ha messo del suo per la buona riuscita di questa icona che lo rappresenta. Ora la predispongo anche per un uso “soprammobile” o per appenderlo ad una parete così com’è, in modo da lasciare aperta ogni possibilità di “ostensione”. Ovviamente l’Icona di san Francesco d’Assisi è (Aggiornamento del 15-3-25: Acquistata, insieme alla gemella santa Chiara). Alla prossima!

L’icona di san Francesco d’Assisi terminata. Misure: 11,4 x 23,4 cm
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