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DiGiancarlo Paganini

Un calice sognato da molto tempo: passione, morte e resurrezione di Cristo

Quasi dieci anni di gestazione. Dal sogno alla realtà, così un progetto di “arte sacra” molto desiderato finalmente vede la luce. Ma andiamo con calma, partendo dagli inizi.

Sì, si tratta di un calice sognato da molto tempo. Passione, morte e resurrezione di Cristo, questo il tema prescelto. I primi abbozzi di progetto che ho ritrovato nel mio archivio datano 2017, ma a questa cosa stavo già pensando da molto tempo. Immaginavo un calice interamente realizzato da me avvalendomi dei disegni tratti dalle Vie Crucis realizzate da mio papà, fatte però a sbalzo col mio stile, su una struttura portante che all’inizio mi era ancora sconosciuta quanto a forme e materiali.

Scorciatoia

(Premetto che se qualche lettore impaziente non ha proprio voglia di sorbirsi tutto il dannato testo di questo post per godere della vista del calice finito, può vederlo QUI a 360°).

Calice della Passione terminato
Calice della Passione terminato – Incontro con la Madre

La genesi e le motivazioni dell’idea

Adesso che ve l’ho spoilerato andiamo avanti. Spero siate curiosi, come sempre.

L’idea è cresciuta nel tempo nella mia mente, da quando ho iniziato a documentare fotograficamente il lavoro di mio papà (2014) e a sistemare una prima stesura del suo archivio di disegni e progetti. A ciò si aggiunse, come motivazione personale, una cosa particolare detta da mia mamma Caterina durante una video-intervista realizzata per parlarci del lavoro di papà, argomento i suoi calici. “Il valore di questi suoi lavori era così alto che poteva solo offrirli a Gesù. Ed era un onore per lui pensare che lì dentro sarebbe stato contenuto il sangue di Cristo!”
Però mio padre (che smaltava a gran fuoco la sovra-coppa di rame) si avvaleva normalmente per le strutture dei suoi calici dell’opera di valenti argentieri milanesi (Politi e Creperio in primis). Io, che non ne ho nessuno a portata di mano, mi bloccavo subito e l’idea, valutata da me immediatamente irrealizzabile, restava appesa alle nuvole eteree delle mie immaginazioni

Qualche progettino però, col tempo, l’ho messo giù

Già nel 2017, avevo cercato di mettere a fuoco un po’ di idee per realizzare il mio calice. Non intendevo peraltro ripetere le consuete (irripetibili e splendide) scene policrome di “Ultima cena” dei calici di mio papà. (Qui sotto un esempio bellissimo presente in Sant’Ambrogio a Milano e qui sul mio canale di Youtube una sequenza animata del suo calice di Viserba).

Calice smalto Ettore Paganini-Sant'Ambrogio Milano
Calice a smalto di Ettore Paganini-(Sant’Ambrogio, Milano)

Anch’io, come la realtà, sono testardo…

Partendo dalla primitiva funzione 3D di Illustrator che avevo allora, ho buttato giù qualche ideuzza utilizzando, per il rendering della parte a sbalzo, qualche foto delle sue formelle di via crucis. (Infatti ho pensato che sarebbe stato molto interessante, teologicamente, mostrare sul calice qualche scena della passione, morte e resurrezione di Cristo. Più avanti nel post approfondirò e motiverò il tema.

Poi, nel 2020, frequentato online un corso elementare di Rhino, ho sviluppato ulteriormente l’idea. Pensavo di potermi stampare un modello 3D in plastica da decorare… ma forse la plastica sarebbe stata un po’ volgare e indecorosa, …ci sarebbe voluto sicuramente qualcosa di più prezioso. Ma comunque, da questi livelli primordiali, per giungere alla realizzazione finale, occorreva fare ancora tantissima strada e precisare misure, definire materiali, metodi, e quant’altro!

Progetti iniziali in Illustrator e Rhino
Progetti iniziali in Illustrator (2017) e Rhino (nel 2020)

2021: la rivoluzione della resina

Sembra già passato un secolo. Invece è solo del 2021 la mia scoperta delle resine. La mia prima colata importante è quella delle due copie della Copertina di Evangeliario fatta per la mia parrocchia di Gesù Buon Pastore (con la resina Art Pro della Resin Pro nel febbraio 2021): la 001 e successivamente la 002 della “Pace del Buon Pastore”. A marzo 2023 invece mi cimento per la prima volta nella realizzazione della mia prima opera a sbalzo con uso finale della resina come strato protettivo e consolidante: è la famosa “Madonna della Resina”.

La "Madonna della resina" nella cassaforma
La “Madonna della resina” nella cassaforma di colata

La resina epossidica è la soluzione ideale!

Col tempo e l’esperienza che mi sono fatto sulle resine, mi sono man mano convinto che fossero la soluzione ideale anche per il problema strutturale del mio calice così a lungo sognato. Perché le resine possono essere modellate a piacimento, tornite, modificate, colorate, arricchite a piacimento di pigmenti metallici e micacei, lucidate. Insomma non stiamo più parlando di volgare plastica stampata in pressofusione o con le stampanti 3D. Ma di un prodotto artistico e artigianale (e la quantità di lavoro che richiedono- l’ho imparato a mie spese- ne nobilita la qualità): era quello che desideravo perché il materiale, alla fine, ha più a che spartire con le pietre dure che con il Moplen® dei catini.

Sì, ma dove sta il divertimento?

Uno, nel lavoro (specie quello creativo), deve anche divertirsi, se no, che diavolo di lavoro è? Vi svelo un piccolo segreto: una delle cose che mi divertono di più è partire da forme preesistenti, perlopiù “industriali”, che sono perfette, cioè studiate bene, per adattarle poi a quello che ho in mente. È un po’ l’idea del riciclo o, meglio, della trasformazione d’uso delle cose. Oramai è diventata quasi una fissa: vedo un oggetto e mi immagino cosa potrebbe venir fuori da quella forma. Dalla forma individuata e scelta creo uno stampo o un modello nel quale colare la resina e da lì parto per ottenere, per affinamento progressivo, ciò che desidero. (Più facile a dirsi che a farsi, non crediate che tutto fili sempre liscio.
E questo racconto ne è la conferma).

Un pezzo grosso, tanto per cominciare

Per esempio, quando ho deciso di iniziare (senza saper bene dove sarei andato a finire), il pezzo del calice più importante da realizzare era chiaro che sarebbe stato necessariamente quello su cui avrei montato la striscia di ottone istoriato, giusto? Cioè la coppa. Che avrebbe dovuto essere così:
1) di forma perlopiù cilindrica (per evitare di dover seguire con la formella di ottone da sbalzare, curve tipo arco catenario, che mi avrebbero dato dei grattacapi).
2) di una certa dimensione: intorno a diametro 12 cm e altezza sufficiente ad accogliere la striscia (che non sapevo ancora di preciso cosa avrebbe rappresentato, quindi vado a spanne per ora). Di un certo spessore variabile, più sottile nella zona superiore e più spesso in quella inferiore, vicino al gambo.
3) Inoltre si poneva il problema di realizzare uno stampo cavo, con intercapedine (per contenere la coppa dorata che mi immaginavo dovesse essere realizzata in metallo dorato).
4) avrebbe dovuto essere il risultato di uno stampo sufficientemente rigido per non deformarsi durante la colata, ma anche sufficientemente elastico per poter sgusciare comodamente l’oggetto finale.

Ecco cosa ho appena descritto

Formatura-coppa-resina-e-flacone-Lysoform e bottiglia pet
Formatura della coppa in resina con stampo ottenuto da un flacone del Lysoform e una bottiglia in Pet dell’acqua minerale frizzante

Sì, avete letto bene: un flacone di detergente Lysoform tagliato ad una certa altezza, bucato in centro sul fondo in modo da poter allineare e centrare la parte sezionata di bottiglia in Pet dell’acqua minerale. Bottiglia riempita di gesso e capovolta (accorgimento essenziale per evitare deformazioni pazzesche dovute al calore della reazione dei componenti delle resine) tenute coassiali con dei distanziatori. Parti rivestite di distaccante liquido ceroso e poi… via! con la colata. (Se non mi ricordo male con la resina “Liquidissima” di ResinPro arricchita di fantastici additivi metallici e micacei “Sahara” e Oro ricco per Artisti).

Ovviamente prima ho fatto delle prove… e, meno male!

Ma almeno un prova l’hai fatta prima, o sei partito così,… o la va o la spacca? Quasi la seconda che hai detto. In realtà una timida provettina l’ho fatta sia per la colorazione che per testare i materiali. Ho preso un bellissimo bicchiere “flute” di plastica trasparente (quelli da rinfresco col gambo che si stacca) che mi sembrava ottimo per fare un pezzo del gambo del calice, l’ho spalmato di cera distaccante e gli ho colato dentro della resina (prima solo un po’ di trasparente per tenere in posizione una cannuccia di carta in verticale per avere la certezza della centratura del foro della vite passante che dovrà tenere insieme tutto il calice) poi, visto che mi sembrava ok, quando il trasparente ha finito la reazione, gli ho colato dentro la resina con gli additivi colorati. Passate 12 ore, avvenuta la reazione delle resine, vado a vedere… et voilà!, Che m… ehm, che orrore! Evidentemente il calore sviluppato dalla reazione del bicomponente ha sciolto il Pet.

Prova gambo sciolto
Prova del gambo: flute sciolto e deformato

Ne deduco che occorre agire diversamente: passo allora ai calchi col silicone

Abbiamo appurato infatti che non tutti i materiali van bene per fare gli stampi. Anzi, praticamente nessuno all’infuori delle gomme siliconiche, che reggono le temperature delle resine, sono elastiche e facili da sgusciare. Che però costano assai e non sono poi così semplici da usare tra dosaggi di basi e catalizzatori, tra liquide (bianche) e in pasta (gialle) tra shore, ovvero rigidità diverse crescenti, da 5, (più elastiche), a 60 (rigidissime). Me ne procuro comunque una certa quantità e faccio uno stampo a partire dal tappo interessante di un flacone di Meritene che avevo conservato dai tempi dell’assistenza domiciliare a mia mamma.

Il calice sognato allora si sta già concretizzando, passo dopo passo?

Calma e gesso. Qui a seguire ecco un po’ dei calchi realizzati col silicone strada facendo. Alcuni andavano bene, altri sfornavano cose che invece, alla fine, non corrispondevano del tutto alle mie esigenze.

Calco tappo di Meritene x nodi
Calco dal tappo di Meritene per il nodo. Idea poi accantonata perché i nodi sarebbero risultati troppo grossi. Anche il colore era troppo simile al resto delle parti.
Calco dal calamaio x primo piede
Calco dal calamaio per il primo piede immaginato. Idea poi accantonata.

Questa del calamaio era una bellissima idea che mi ha portato via un’infinità di tempo per la realizzazione. Ma aveva molti difetti; uno su tutti: questo piede era troppo alto e lo stile troppo “barocco”. Per cui non mi convinceva del tutto e, alla fine, l’ho scartata.

Altri esempi di calchi in silicone e oggetti ottenuti

Partendo da un bicchiere, da una lampada led, da un tappo cilindrico, con un po’ di fantasia si possono vedere già altri oggetti contenuti nei primi, che si possono partorire in modo da adattarli alla composizione che man mano si va formando. Riporto qui tre esempi di queste metamorfosi.

Tre calchi silicone e oggetti ottenuti
Tre calchi in silicone e relativi oggetti ottenuti. I primi due sono stati accantonati

NB. Ogni oggetto di resina non esce dal calco già perfettamente formato, spesso anche nel silicone si formano bolle o imperfezioni, quindi l’oggetto ottenuto va tornito, modellato, messo in piano e lucidato (ma sono senza tornio, quindi mi devo arrangiare col trapano in morsa o con l’avvitatore). Quanto tempo esigono questi passaggi!!!

Ok, allora ripartiamo dalla coppa

Passo ora brevemente alle varie fasi di creazione delle parti del “Calice della Passione”, sognato da molto tempo.

La coppa (insieme con il “nodo Meritene” poi scartato) è stato il primo modulo che ho colato in resina. Mi ha subito colpito e affascinato la texture che i pigmenti metallici e micacei hanno creato nella mescola, come una specie di radica ottenuta dai moti convettivi delle particelle nella sospensione.

Particolarmente duro e poco affascinante, al contrario, il lavoro per liberare dallo stampo il manufatto. Infatti la bottiglia di Pet col gesso, nonostante il distaccante applicato, non ne voleva sapere di distaccarsi e ho dovuto eliminarla distruggendola molto faticosamente a colpi di sgorbia, martello e scalpello. (Detto tra noi il Pet è un materiale del Put).

Coppa sgusciata e nodo A
Coppa sgusciata e nodo A

Comunque questo è veramente solo un semilavorato: sia la sagoma che la finitura esterna lucidata (ora in foto è ancora leggermente satinata) hanno richiesto ulteriore lavoro, ma almeno il primo passo era stato fatto!

Allora, su questa base, progetto e realizzo lo sbalzo

Ora, infatti, ho le misure della circonferenza e dell’altezza utile. Parto da opere di mio papà, tutte formelle di “Vie Crucis” di varia provenienza, intervallate da simbologie inerenti alla passione di Cristo.

PROGETTO SBALZO CALICE
PROGETTO SBALZO CALICE

Le prime due immagini sono smalti che provengono dalla cappellina della Scuola Cantori del Duomo di Milano (stazioni 01 e 04), la terza è un disegno di archivio (0522 – Crocifissione da Via Crucis 25,5×29,5.JPG). La quarta è la quattordicesima stazione della Via Crucis di san Martino a Greco (MI).

Perché proprio queste quattro immagini?

Innanzitutto perché su 14/15 stazioni della tradizione dovevo sceglierne per ragione di spazio solo 4 e allora ho dovuto chiedermi quali fossero le 4 più “significative” per me, quelle che secondo me sono i cardini della Via Crucis, che dovevano assolutamente comparire sul calice.

1) Gesù condotto in giudizio di fronte a Pilato. Il giudice dell’universo portato di fronte a un vile funzionario burocrate pagano per essere giudicato a causa del tradimento del suo popolo (e dei suoi amici e seguaci). Che umiliazione e che spogliazione! E noi, col nostro peccato, ogni giorno lo riconsegniamo al potere ostile (anche il nostro…) per essere condannato a morte, all’eliminazione. Quanti livelli di lettura ha questo episodio! Non basterebbero volumi interi per toccarne solo qualcuno…

Poi due stazioni molto tradizionali

2) Gesù incontra la Madre lungo la via dolorosa: Quale dolore, per obbedienza alla missione di salvezza affidatagli dal Padre, ha dovuto infliggere al cuore di Sua mamma! Si avvera la profezia del vecchio Simeone: “Una spada ti trafiggerà l’anima!” Come sembra contraddittoria questa salvezza che per attuarsi pare condannare all’annientamento l’affetto più caro.

3) Gesù muore in croce per i nostri peccati: Il patibolo più ignominioso dei romani, degno solo della feccia dell’umanità, vilmente inflitto al Re dei re, al Signore dell’universo. E i carnefici siamo sempre noi, che ci facciamo signori di noi stessi e del mondo. Schiacciando gli altri. Pretesa autonomia luciferina la nostra: Lui porta sulle sue spalle anche questa nostra libertà che lo rinnega e perfino l’apparente abbandono del Padre. Ma nel dono sovrabbondante della Sua vita per noi, offerta al Padre per amore della nostra felicità eterna, riannoda il rapporto col Padre e i fili e i legami con la Madre, con l’amico (la Chiesa), e con tutta l’umanità. Ciò che sembrava il principio della dissoluzione è in realtà l’inizio dell’unità. Grande mistero insondabile!

L’ultima (vera) stazione. Non è la fine ma il nuovo inizio!

4) Gesù risorge e vince la morte e il peccato: La vita e la speranza vengono ridonate al mondo. Ma non è un volgare film americano, la favola col lieto fine buonista. Il sacrificio necessario alla giustizia e alla giustificazione è reale. L’agnello è stato veramente immolato, il sangue tragicamente versato. La passione, avvenuta una volta per sempre in Cristo, continua nella storia nella passione delle membra del Suo corpo mistico. Ma la vittoria è già stata conseguita e il nemico è già stato vinto. “Dov’è, o morte il tuo pungiglione?” Il nulla, il male, non è più l’ultima parola. Di questo siamo testimoni. Per questo la Resurrezione non poteva mancare su questo calice (anche se questa scena non compare quasi mai nelle Vie Crucis tradizionali, che terminano con la sepoltura di Cristo).

Sbalzo e smalto della fascia in ottone

Il 3 ottobre 2024, dopo aver verificato lo sviluppo del disegno sulla coppa di resina, trasferisco il disegno stampato sulla lastra, iniziando la fase di sbalzo. Sono scene davvero minuscole, delle vere miniature!

Sviluppo e inizio sbalzo fregio
Sviluppo del disegno sulla coppa e inizio del fregio sbalzato. In alto, il calice con elementi del gambo non definitivi.

Qui potete notare le dimensioni dello sbalzo e potete capire la difficoltà nel definire i particolari delle scene rappresentate.

Particolari dello sbalzo
Particolari e misure dello sbalzo

Smaltatura con simbologie a contrasto di blu e velature scure sulle scene

Terminata la fase di sbalzo passo a quella di smaltatura. L’idea è quella di stendere fondi blu scuri nelle fasce delle simbologie (Strumenti di tortura, corona di spine, chiodi, lancia). Poi riempire di rosso le gocce di sangue che separano le scene dalle fasce. Quindi fare leggere velature col nero trasparente, (che ancora non si è raggrumato come gli altri smalti per vetro Glas della Marabu), nella parte di fondo inferiore delle scene, in modo da far emergere al massimo le figure per contrasto.

Dovrà risultare una cosa preziosa, pacata e non pacchiana. Siamo al 22 ottobre e questa è la documentazione del risultato.

Sbalzo smaltato
Sbalzo smaltato e passato successivamente in forno per fissarlo

Un nota bene

N.B. Prima di smaltare, in vero, avevo fissato la lastra sbalzata alla coppa e fatto i forellini passanti per i chiodi di fissaggio, sia nella lastra che nella coppa. L’idea, infatti è che la lastra col fregio andrà sia incollata alla coppa con Attack gel, che fissata con chiodini di ottone a testa tonda. Alla fine della smaltatura spalmo il retro con colla da montaggio per riempire di materiale sufficientemente resistente alla compressione le cavità createsi con lo sbalzo.

Poi, una volta asciugata, ficco il tutto in forno per consolidare la smaltatura. Infatti non so ancora come reagirà la superficie smaltata al rivestimento protettivo di resina UV ed è meglio prevenire che curare (eh, sì, dovrò adottare per forza questa soluzione, perché dovrò stendere la resina sulla superficie curva di ogni scena della lastra già fissata alla coppa e ho bisogno che solidifichi in brevissimo tempo per evitare colature laterali…).

Ferma nel cassetto

Una volta terminata la lastra smaltata la ripongo in un cassetto, al sicuro. La tirerò fuori solo quando la monterò sulla coppa, a struttura del calice terminata, per poterla resinare, cosa che avverrà solo l’8 agosto del 2025.

Proseguo con le forme della struttura

Dal 22 ottobre 2024 ad agosto 2025, quando ho del tempo e buone idee e qualche forma valida a disposizione, porto avanti la formatura dei vari pezzi del calice (non mi corre dietro nessuno, non ho la commissione da nessuno): il nodo coi lapislazzuli che ho mostrato precedentemente, i piattelli del piede (in totale ne definisco 3), le parti del gambo (alla fine risulteranno vincenti i due semiconi stondati che prendono origine da una lampadina led smontata da cui ho fatto un calco siliconico).

Nel frattempo però modifico la sagoma della coppa stondando meglio la parte inferiore che mi sembrava troppo squadrata e rigida.

Modifica del profilo coppa
Modifica del profilo coppa (16-11-24) e poi ritocco con lucidatura del 28-11-24. N.B.: Nella foto tutte le parti del gambo e del nodo verranno eliminate a favore di altre più consone e proporzionate.

Ma, l’interno in argento o altro metallo dorato della coppa chi lo farà?

Solo una persona può venirmi incontro, come ha già fatto altre volte, per risolvere questo che non è un problema da poco: tornitura e formatura dell’interno coppa in metallo e successiva doratura: mio fratello Francesco naturalizzato fiorentino.

Approfitto della sua rimpatriata milanese per Pasqua per affibbiargli il gravoso compito, che mi mostrerà, in whatsapp, tornito il 1 luglio, dorato il 23 luglio e mi consegnerà finito quando risalirà a Milano per le vacanze il 31 luglio. (A quel punto, per poterlo montare definitivamente dovrò prima sostituire la vite metallica troppo corta che tiene legati tutti i pezzi, che nel frattempo avrò finito di creare).

Versione-struttura-semidefinitiva
Versione della struttura semidefinitiva. Nuovo piattello e nuovo anello tipo lapislazzulo blu con venature dorate. Il pezzo tra anello e coppa ora è troppo corto. Ne farò uno più alto e limerò invece una fetta del cono inferiore, in modo da ottenere una proporzione migliore tra le parti.
Prove proporzioni elementi nuovo gambo
Prove per proporzioni elementi nuovo gambo
Proporzioni definitive calice
Proporzioni definitive del calice, con anello tipo lapislazzulo

La resinatura UV dello sbalzo montato

Bene! Ora che c’è tutto l’occorrente devo crearmi una struttura che mi consenta di tenere sollevata la coppa in modo da poterla far rivoluzionare su se stessa mentre la resino, scena per scena, facendola rapprendere esponendo ogni settore spalmato di resina liquida alla luce del fornelletto di luce UV.

Et voilà!

Attrezzo per resinare in tondo
Attrezzo per resinare in tondo a 360°. All’interno della coppa ho dovuto riposizionare una nuova bottiglia in pet riempita di gesso (fermata con scotch di carta alla parte in resina) che potesse far passare il perno di rotazione negli alloggiamenti di legno.
Fornelletto UV per resinatura
Fornelletto UV per resinatura

Calice felicemente terminato

Il 12 agosto 2025 posso dire di aver felicemente terminato il “Calice della Passione” tanto sognato che QUI potete ammirare a 360° in un video realizzato per Youtube. Il calice sognato da molto tempo è divenuto realtà. La prossima puntata sarà relativa alla creazione della Pisside nello stesso stile.

Calice Passione lato Resurrezione

Cosa me ne farò?

Postscriptum: Questo calice non mi è stato commissionato da nessuno, come ho spiegato. Però se posso venderlo per ricavarci qualcosa e per far contenti un sacerdote o una comunità, sarò contento anche io. Quindi contattatemi. Se ci sarà insieme anche la pisside che sto portando a termine, meglio.

P.S. So che in internet si trovano calici e pissidi a prezzi stracciatissimi: sono fatti in serie, stampati e spesso sono realizzati con materiali di scarsa qualità. Il mio è un pezzo unico, fatto artigianalmente completamente a mano e i costi quindi ci sono tutti, compresi quelli della tornitura e doratura della coppa. Quindi chi fosse interessato mi contatti e troveremo certamente un accordo sul prezzo giusto (che sarà più alto dei soliti 500 euro di cui sopra). Se invece vi van bene quei prodotti, prego, non mi scandalizza la cosa.

Dimenticavo la custodia!

Un oggetto del genere merita la sua custodia, no? Fatta anche questa. Indovinate con cosa? Mia figlia stava buttando due belle scatole delle cuffie Apple che le erano state rubate. Ferma lì! so già come usarle. Misure perfette. Velluto rosso e gomma piuma. Et voilà!

Custodia Calice della Passione
Custodia del Calice della Passione
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