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DiGiancarlo Paganini

San Francesco d’Assisi. Una nuova Icona sbalzata, smaltata e resinata

Una nuova scommessa con le resinature dei miei sbalzi

San Francesco d’Assisi. Perché questa scelta? Andiamo agli antefatti. Recentemente ho acquistato nuovi flaconi di resina iCrystal della ResinPro perché avevo il dubbio che le ultime incresciose performance nell’uso di questa tecnica fossero dipese in gran parte dall’età avanzata delle stesse (oltre che dalla mia età avanzata…). Anche nel terminare l’ultima icona della Madonna con Bambino, mi ero fermato prima della fase di resinatura, più che altro per paura di dover buttare via un’opera che mi piaceva molto, come già accaduto, o, nella migliore delle ipotesi, di dover sudare comunque sette camicie per salvarla.

Quindi sono partito con l’idea di creare stavolta un’icona espressamente da resinare, per vincere questa paura una volta per tutte, come si fa dopo un incidente d’auto, mettendosi al più presto di nuovo al volante.

Cercavo allora un soggetto che fosse adatto per dimensioni e per tipo di soluzioni estetiche a poter essere resinato a dovere. Perché allora non rappresentare San Francesco d‘Assisi, com-patrono dell’Italia (in questo momento del suo patrocinio particolare abbiamo bisogno eccome, per risollevarci da una crisi morale, religiosa, valoriale, economica, industriale, politica, sociale, educativa, ecc, senza precedenti. Ci manca solo la guerra a tutto tondo con la Russia e, per non farci mancare proprio nulla, con l’America di Trump (Quella commerciale con la Cina l’abbiamo già persa da mo’) e, perché no?, con l’infida e divisa Europa atea, razionalista e massonica. Che San Francesco d’Assisi ci guidi tutti quanti sulle vie della Pace che ci può donare solo se ci riconosciamo fratelli, figli di Dio e quindi dipendenti dal Padre nostro; sulla via della Giustizia e della Pace vera, non dell’irenismo banale e facilone). E’ anche un omaggio indiretto a Papa Francesco.

Un soggetto molto rappresentato nei bozzetti di mio padre

Bene, all’opra, allora! Siamo al 25 gennaio 2025. Trovo tanti bozzetti e disegni di mio padre (il pittore Ettore Paganini) che rappresentano san Francesco d’Assisi da solo o con altri santi. Scelgo il disegno d’archivio “0016-San Francesco e santa Chiara 22,2×38” e me lo rielaboro sia in photoshop che in Illustrator: tolgo santa Chiara (tranquilla, prima o poi verrà anche il tuo turno), sistemo le architetture e accorcio l’altezza delle gambe del santo che mi sembravano un po’ quelle di un giocatore di basket. Qui il bozzetto originale dal quale sono partito:

San Francesco e santa Chiara
San Francesco e santa Chiara – dis. di Ettore Paganini (1922-1986)

E qui ecco la mia elaborazione per farne l’icona resinata:

La mia elaborazione del disegno paterno

Passa qualche giorno per iniziare finalmente lo sbalzo, con sorpresa

Il 5 febbraio inizio lo sbalzo applicando e riportando, come sempre, il disegno stampato incidendolo sulla lastra. Decido subito che voglio ottenere una cosa preziosa e dorata, quindi la lastra scelta è di ottone. Fortunatamente lascio nella lastra molto margine esterno, non immaginando minimamente cosa accadrà di lì a breve. Infatti, andando a buttare la pattumiera, nel locale immondizie trovo abbandonato vicino ad un bidone un vecchio cerchio di alluminio su cui è saldato un bellissimo fregio di ottone (era forse il bordo di un vassoio o di uno specchio tondo) che mi sembra veramente fantastico e che subito fa scattare in me l’idea di usarlo in questa occasione, proprio per impreziosire l’icona appena iniziata. Lo pulisco a dovere, lo stacco dal rigido supporto di alluminio, lo spiano, lo lucido, ed ecco: un metro e mezzo di splendido ornamento metallico! Fantastico, che ne dite?

Calcolo lo spazio dove alloggiare la nuova bellissima cornice e in poche ore lo sbalzo è pronto, eccolo:

Lo sbalzo quasi terminato, con lo spazio predisposto per la grande cornice di ottone traforato.

Fasi preliminari prima della smaltatura

Prima di passare alla smaltatura devo piegare le alette sul retro della lastra di masonite che incollo con mastice da montaggio sul retro per irrobustire e irrigidire l’icona; cosa che faccio rapidamente. Dovrò poi lasciare asciugare la colla per un paio di giorni, perché mi si presenta già una difficoltà tecnica inedita per questo genere opere. Ma questo sarà oggetto del prossimo capitolo.

L’icona con la lastra piegata e incollata sul retro. In questa seconda immagine ho provato ad appoggiare il listello traforato della cornice per vedere come si adattava alla vista d’insieme. Direi bene, ma ci sarà bisogno, per avere un contrasto adeguato, di smaltare o il fondo della cornice o l’interno delle micro-campiture del listello.

La smaltatura. Ora sì che si balla!

Qui si aprono diverse fasi di questo capitolo. Innanzitutto, per non sapere né leggere né scrivere, decido che una leggerissima brunitura per dare volume allo sbalzo/cesello non posso esimermi dall’applicarla. Passo il mio intruglio alcolico segreto e… Bon, fatta!

In secondo luogo, e questa è la parte più problematica, mi rassegno al fatto che le mie vecchie amate boccette di smalti per vetro GLAS della Marabu sono quasi tutte cagliate e gelificate. In particolare mi mancano tutti i blu che sono inusabili. Anche i rossi non godono di buona salute: un patrimonio prezioso da “buttare nel cesso”. Mi interesso con mail e telefonate con la tedesca Marabu in persona di dove posso ritrovare le mie preziose boccette, ma mi rispondono che sono uscite di produzione (e quelle che si possono ancora trovare sono già vecchie…), visto che ora producono solo il prodotto PORCELAIN&GLAS o in versione pennarello o boccette (che però corrono sempre il rischio di rovinarsi).

Ah, dimenticavo: questa serie di colori per porcellana ha la caratteristica che per durare meglio vanno cotte nel forno di cucina per 30 minuti a 160°. Quindi dovrò pensare come e quando applicare i listelli della cornice, sperare che la lastra di masonite all’interno non bruci, che la colla sia sufficientemente seccata da non ribollire rigonfiando la lastra e che non potrò certo passare la vernice fissativa Macota 100 prima di smaltare, non sapendo che reazioni possa sviluppare nel forno. Bel casino, no?

Comunque…

Dopo lunghe ricerche e una visita a vuoto (per negozio chiuso di lunedì), approdo finalmente al Colorificio Pecchio vicino a Piazzale Loreto, molto professionale e ben fornito, dove acquisto 4 “pennarelli “di quella serie di smalti e due boccette di un altro prodotto liquido (DEKA, il migliore in commercio, sostengono in negozio. Vedremo) da testare prima con una prova, e poi, chissà, sulla prossima icona.

I nuovi smalti acquistati. Veramente il primo pennarello turchese a sinistra ce l’avevo già e l’avevo usato su un altro progetto molto impegnativo di cui vi scriverò quando sarà finito. A differenza degli altri 4 della Marabu è metallizzato coprente e non trasparente, ma ciò potrà dare varietà alle varie campiture del fondo.

La smaltatura inizia e procede bene

Sfriso l’aureola per dare lucentezza e inizio a colorare col giallo-arancio (mia mistura di GLAS), poi parto col saio e la chiesetta. Sul saio uso il nero molto trasparente della serie GLAS, uno dei pochi colori ancora usabili, perché sul giallo oro dell’ottone ottengo con alcune velature un bruno adattissimo, Poi col turchese già in mie mani inizio a riempire alcune campiture. Sono costretto a fermarmi un giorno per andare a comprare i restanti colori, che appena arrivano in casa, uso subito per integrare il fondo e la cornice dell’opera. Ficco tutto in forno e per mezz’ora spio che non avvenga nulla di irreparabile. Pare di no,… fiuuuut.

Aureola, saio e particolari dipinti e prime campiture del fondo riempite di turchese metallizzato.
La formella smaltata, passata in forno e con le cornicette di ottone incollate con punti di Attack Gel al fondo blu trasparente della cornice. Pronti per la fatidica fase di Resinatura.

La resinatura, fase sempre criticissima, ma orsù, ci vuole coraggio!

Le cornici così applicate non sono saldate a stagno ma solo incollate. Quindi se desidero che abbiano una durata lunga e certa dovrò per forza inglobarle nella resina. Mi faccio coraggio e stavolta però, per preparare bene la cassaforma di colata, uso due nuovi prodotti: un foglio di materiale plastico bianco sul fondo colata, adatto al distacco della resina e un nastro adesivo cinese (Cosa c’è ormai di non made in PRC?) verde, di un materiale analogo per qualità di distacco, da applicare alle barre di legno che creano l’alloggiamento della colata.

Stavolta decido di fare subito il fronte della colata con la resina iCrystal di ResinPro, senza preoccuparmi troppo del retro della formella, che, se venisse male, dovrò ritoccare. L’unico accorgimento per tenere la formella attaccata al fondo e staccata da esso di poco più di un millimetro per consentire alla plastica liquida di riempire anche lo spazio sul retro, è ritagliare 4 quadratini del fantastico nastro biadesivo trasparente e gommoso spesso 1,5mm, acquistato al Brico e applicarli al retro dell’icona. Et voilà!

La cassaforma con la colata. Dopo almeno 24 ore posso aprirla se si è solidificata. Quindi, pazienza!
Tolto il primo listello (li avevo fissati col silicone trasparente) posso sgusciare (a fatica!) il blocco con l’icona resinata. Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti.

La legge di Murphy non fallisce mai

Dicevamo: “Ora vediamo se il fondo è venuto senza difetti?” Ok vediamo:

Ta-daaaa! La grossa inevitabile bolla al centro e altri difetti sul retro. Sono visibili i 4 tasselli di biadesivo da togliere e riempire di resina. Me la sentivo, …vabbé… riempirò i difetti con altra colata a livello, ma almeno il fronte mi sembra ottimo e senza difetti.

Correzioni e finiture

Se riesco ad evitare di dover passare la levigatrice roto-orbitante su tutto il fronte, per abbassare e pareggiare i bordi di resina che si formano per risalita sulle barre della cassaforma, evito di rovinare la superficie che mi sembra già perfettamente lucida. Così applico una protezione di carta e scotch di carta sulla facciata lasciando scoperti solo i bordini, che ripasso con le carte e le tele abrasive (da grana 120 a grana 10.000 e poi finitura a Polish), a mano, con delicatezza e infinito olio di gomito, fino ad ottenerne un buon risultato di levigatura e lucidatura. E il fronte è a posto.

Poi applico sui bordi il nastro adesivo cinese, a mo’ di cassaforma leggera, per evitare che scendano nefaste colature sul fronte, e colo con una pipetta la quantità di resina che serve a riempire i difetti del retro, inserendo, già che ci sono, 4 fermagli pieghevoli nell’alloggiamento del biadesivo che ho rimosso, in modo da avere dei sostegni nel caso montassi in una cornice di un quadro l’opera. Ovviamente, per la legge di Murphy, la resina per capillarità risale tra i due peduncoli di ogni fermaglio, saldandoli… vabbé… me li terrò così.

Il retro sistemato. Si vedono ancora i tiri di scotch cinese x cassaforme sui bordi e i 4 fermagli

Ragazzi, sono veramente contento del risultato!

Siamo arrivati, tra fasi operative e fasi di attesa tecnica, al 16 febbraio 2025. Quasi un mesetto dall’inizio del lavoro. Devo dire che probabilmente san Francesco d’Assisi ci ha messo del suo per la buona riuscita di questa icona che lo rappresenta. Ora la predispongo anche per un uso “soprammobile” o per appenderlo ad una parete così com’è, in modo da lasciare aperta ogni possibilità di “ostensione”. Ovviamente l’Icona di san Francesco d’Assisi è (Aggiornamento del 15-3-25: Acquistata, insieme alla gemella santa Chiara). Alla prossima!

L’icona di san Francesco d’Assisi terminata. Misure: 11,4 x 23,4 cm
Logo Giancarlo Paganini

DiGiancarlo Paganini

Una crocefissione per Fabio

Dopo la santa Teresina un nuovo sbalzo smaltato del trittico per il mio amico Fabio: una crocefissione a sbalzo su alluminio e smalti

La richiesta di Fabio di inizio 2021 comprendeva 3 icone a sbalzo su alluminio e smalti: oltre alla santa Teresina del Bambin Gesù, una crocefissione e una resurrezione. Dopo aver sottoposto alla sua attenzione diversi originali di crocefissioni dei disegni di mio padre Ettore, la scelta è caduta su quella classificata come “0006-Crocifissione”, ma con alcune modifiche importanti come la cancellazione di Maria e san Giovanni dai lati della croce. (Io avrei preferito che rimanessero nella composizione, ma, si sa: il cliente ha sempre ragione, anche se ha torto).

Il disegno d’archivio di Ettore Paganini “0006-Crocifissione”, con la Madonna e san Giovanni ai piedi della croce

La bozza approvata

Parto dalla cornice della santa Teresina per reimpostare la bozza del nuovo lavoro e riconfermo quindi le misure di 150x197mm, isolo il crocifisso e lo “ingabbio” con un fondo astratto, scontornando le estremità della croce. Poi in Illustrator ipotizzo dei colori per gli smalti. Ecco la bozza approvata:

La bozza (in Illustrator) approvata. E’ il 14-6-21

Si parte con lo sbalzo!

Approfitto di una settimana di vacanza con mia figlia e la nipotina in Valsassina ai primi di Luglio, per portarmi dietro l’occorrente per procedere allo sbalzo nei momenti di tempo libero. Lo rifinisco poi al mio ritorno a Milano. Eccolo:

La lastra sbalzata, con i risvolti ancora aperti, pronta per essere montata e incollata alla sua masonite.
La lastra sbalzata e lucidata, montata sul suo supporto di masonite, pronta a ricevere la colorazione a smalto.
Il retro della lastra piegata e incollata sulla masonite, prima della nobilitazione del retro con l’adesivo oro e la personalizzazione.

Smalti impazziti

Con la stesura dei miei smalti liquidi per vetro della MARABU iniziano ovviamente i problemi. Come il latte quando inacidisce, ben sei colori fondamentali sono “cagliati”, addensati, viscosi e per nulla stendibili a pennello. Forse il caldo dei primi di luglio ha creato reazioni indesiderate, o forse le boccette hanno una data di scadenza? boh. Panico… uffa, mai una volta che vada tutto liscio? Provo con un colore (il blu genziana) a fare una diluizione col prodotto liquido apposito che dovrebbe fare da pulitore e diluente: avevo dei dubbi in proposito, purtroppo confermati dall’esperienza. Stesa una campitura col suddetto blu diluito, sembrerebbe a prima vista funzionare, ma appena si asciuga… disastro! Le crepe nel fango rinsecchito del deserto sono una pallida immagine di ciò che avviene. Devo ri-lavare tutto col cleaner e limitare la mia scelta cromatica o crearla con sovrapposizioni di velature dei colori ancora integri. Ordino poi i colori sostitutivi nuovi alla Hobbyland, che mi giungono in un paio di giorni (hanno ottimi articoli per hobby e belle arti, e i prezzi degli articoli sono più bassi rispetto a quelli del Brico sottocasa e hanno anche una gamma cromatica più ampia, quindi ne approfitto!). Alla fine, dopo la stesura di vernice protettiva MACOTA, come sempre, tra morti e feriti, portiamo a casa il risultato che qui vi mostro:

Il risultato finale
Il risultato finale con una luce più viva e radente
Il particolare del volto e del busto di Cristo crocefisso

Come sempre il “cliente” è soddisfatto e io lo sono ancor di più. Un’altra sfida superata. Ora mi attende il terzo soggetto del trittico per Fabio: la Resurrezione. È già pronta per lo sbalzo… ma di questo tratterò nel prossimo post! Ciao a tutti.

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