Archivio annuale 2024

DiGiancarlo Paganini

Speranza di pace e tenerezza: La nuova Madonnina 0494 per festeggiare il Natale 2024

Natale 2024: Occorre affidarsi con fiducia alla nostra Madre del cielo, per ringraziare di ogni dono ricevuto e implorare per ottenere il dono della Pace, sperando contro ogni speranza.

Pace e tenerezza. Cioè il bisogno di sentirsi amati e liberi di potere ri-amare. Da tempo sentivo il bisogno di realizzare una nuova “Madonnina” (x noi milanesi è inevitabile chiamarla così!…) che esprimesse la pace e la tenerezza di cui il nostro mondo in guerra ha bisogno. Inoltre mi sarebbe piaciuto averne una pronta per ogni occasione (vendita o dono), visto che ho quasi finito le opere in “magazzino”. (Mi è rimasta solo la “Madonna di Gaza“).

Cercando tra le bozze e i progetti di papà ritrovo la Madonnina 0494, che avevo già realizzato in passato, nel 2021, proprio perché esprimeva quegli aspetti propri dello sguardo misericordioso: pace e tenerezza. Allora avevo usato colori a smalto molto squillanti e la tecnica dello sbalzo di pochi anni fa mi sembra un po’ grezza e un filo “volgare”. Cercherò stavolta di fare di meglio e di molto più sobrio. Innanzitutto modifico l’aureola e creo un fondo architettonico che non esisteva in quella prima versione.

Il disegno 0494 di Ettore Paganini, modificato per la nuova realizzazione a sbalzo
Il vecchio sbalzo della “Madonnina 0494” realizzato nel 2021.

Gli altri step della lavorazione

Questa volta scelgo di usare una lastra tipografica di alluminio. Approfitto qui per ringraziare la tipografia Cartotecnica Guglielmi di Buccinasco, (una delle poche che ho trovato ancora ad utilizzare le lastre in oggetto) che mi ha gentilmente regalato numerose lastre usate che altrimenti avrebbero preso la via della discarica. Se non è economia sostenibile e circolare questa!

Applico la stampata del disegno sulla lastra e inizio a “incidere”. Queste lastre sono un po’ più rigide di quelle che avevo in precedenza. Inoltre ho iniziato a trasferire il disegno su un piano di appoggio molto rigido e non sul “cuscinetto” di materiale spugnoso, quindi il tratto risulta molto più secco e faticoso da individuare una volta tolto il foglio col disegno.

Il disegno applicato alla lastra
Retro sbalzo in lavorazione
Retro dello sbalzo in lavorazione. Si noti il lato emulsionato della lastra di stampa
Fronte sbalzo in lavorazione
Fronte dello sbalzo in lavorazione. I primi volumi emergono.

Aumento dei volumi (aggetto) e piega delle alette ritagliate

Vista la durezza dell’alluminio di queste lastre devo proseguire il lavoro di sbalzo dal retro per aumentare i volumi delle figure, che mi piacciono per il disegno netto, ma necessitano di stagliarsi meglio rispetto al fondo. Lo faccio sul pannello dalla superficie spugnosa che non oppone troppa resistenza al passaggio dei legni che uso per calcare dal retro sui punti da far crescere.

Alla fine mi sembra che il risultato sia eccellente. Passo quindi alla segnatura e alla piegatura delle alette laterali che ingloberanno con la colla di montaggio la lastra di legno compensato che fa da supporto all’opera.

Sbalzo terminato con alette piegate
Sbalzo terminato con alette piegate. Fronte
Retro sbalzo terminato con alette piegate
Retro dello sbalzo terminato con alette piegate. All’interno verrà posizionata la formella di legno tagliata in misura sulla quale verranno ripiegate e incollate le alette.

Fasi finali, brunitura e doratura

A questo punto devo dire una cosa che non ho detto finora: la mia prima idea, che ho avuto mettendomi a creare questa icona sbalzata, per esprimere la pace e la tenerezza della Madonna, era di concludere la lavorazione resinando il tutto, dopo avere opportunamente colorato a smalto epossidico le campiture del fondo e le aureole. Però, man mano che il lavoro emergeva dalle mie mani, così bella precisa e con i toni caldi argentati ottenuti con una leggerissima brunitura fatta col mio solito intruglio alcoolico, mi convincevo sempre di più che sarebbe stato un peccato eccedere coi colori e rischiare di rovinare tutto con lo strato resina. (Qui potete leggere un articolo che racconta di un grosso problema con le resinature)

Purtroppo è un blocco, una paura, questa della resinatura, che prima o poi dovrò superare. Meglio poi. Inoltre sono rimasto senza alcun blu Glas Art della Marabu: la ditta non li fa più e i miei boccettini si sono tutti rovinati e rappresi. Ora la Marabu produce dei nuovi colori chiamati “Glas & Porcelain”, in flaconcini o pennarelli, che abbisognano però di una cottura in forno (30 min a 160°) da fare prima di montare l’anima di legno all’interno. (Li dovrò acquistare…) Un altro segno del cielo, un suggerimento, che mi conferma nel mio cambio di idea.

Madonnina 0494 sbalzo terminato e brunito
Madonnina 0494: lo sbalzo terminato e leggermente brunito.

Viste invece le buone prove ottenute ultimamente con la doratura a foglia d’oro (finto) decido che dorerò le aureole, non tutta la superficie, ma alcune zone per dare loro contrasto e ricchezza di toni. Stendo la missione ad olio DIVOLO e dopo tre ore applico la foglia d’oro. Operazione che non è mai proprio placida, c’è sempre qualche ritocco da fare, purtroppo. Su quella del Bambino stendo anche lo smalto giallo-arancio che mi è rimasto utilizzabile dei mei fidati Glas, e così pure all’interno dell’aureola della Madonna, in modo di avere diverse tonalità e lucentezze dorate. Beh, devo dire che fanno un figurone e contrastano bene col resto del tono dell’icona, no?

Madonnina 0494 aureola finita e fissata
Madonnina 0494 con le aureole finite e fissata col Macota 100

Verso la fine dell’opera

Finita la fase di doratura e smaltatura, dopo la verniciatura protettiva di Macota 100, è venuto il momento di confezionare e incorniciare l’icona della pace e tenerezza di Maria. Monto su un panno blu scuro l’icona e creo un passepartout di cartoncino bianco a più strati in modo che lo spessore eguagli quello dell’icona e monto il tutto in cornice sotto vetro (sintetico). Si può appendere alla parete o tenerla su un piano d’appoggio sorretta dal piedino sul retro. Pronta per prendere il volo.

Madonnina 0494 finita e incorniciata 2
Madonnina 0494 finita e incorniciata.
Il quadro col suo supporto.

Considerazioni finali

Carissimi, con questa icona sacra vorrei fare davvero gli auguri natalizi e di buon 2025 a tutti! Che la Madonna, la prima discepola di Gesù, suo figlio, ci doni pace e tenerezza, protegga il mondo, protegga i poveri e gli umili, gli innocenti, i bambini, i popoli che stanno soffrendo ingiustamente la guerra, la fame, le ingiustizie, la mancanza di libertà, la violenza che tanto facilmente ci procuriamo perché pensiamo di essere i padroni del mondo, della nostra e dell’altrui vita. Che il 2025, col Giubileo della Speranza, sia occasione di conversione. Per i potenti, certo, ma anche per ognuno di noi, ognuno nel suo piccolo. Buon Anno!

Aggiornamento del 24 gennaio 2026

Da oggi questo questo è il mio regalo di nozze per Antonella e Stefano.
Che la Madonna vi protegga sempre e vi aiuti con tenerezza materna nel cammino della vostra vita insieme e nei passi delle vostre libertà al Destino che è Misericordia: Gesù!

DiGiancarlo Paganini

codice Iubenda

<a href=”https://www.iubenda.com/privacy-policy/94524180″ class=”iubenda-black iubenda-embed ” title=”Privacy Policy”>Privacy Policy</a> <script type=”text/javascript”>(function (w,d) {var loader = function () {var s = d.createElement(“script”), tag = d.getElementsByTagName(“script”)[0]; s.src=”https://cdn.iubenda.com/iubenda.js”; tag.parentNode.insertBefore(s,tag);}; if(w.addEventListener){w.addEventListener(“load”, loader, false);}else if(w.attachEvent){w.attachEvent(“onload”, loader);}else{w.onload = loader;}})(window, document);</script>

DiGiancarlo Paganini

Auguri don Marino… e grazie!

Un’Icona della Madonna (0202) rifatta per una grande occasione

Un regalo per Don Marino Mosconi, anzi Mons. Marino, nominato Arciprete del Duomo di Monza. Auguri don Marino… e grazie! Grazie a te per aver risposto alla tua vocazione di padre e guida e grazie a Dio che ti ha scelto per accompagnare con sapienza, per trent’anni la nostra vita, quella della comunità di Gesù Buon Pastore e san Matteo Apostolo ed Evangelista in generale e in particolare la piccola comunità della messa quotidiana delle 7,30 che ha visto passare fedelmente e puntualmente nella cappellina del Crocifisso anche i nostri cari, Ettore e Caterina, Ilde e Michele, e tanti altri santi della porta accanto (Simonetta, Gildo, Renata, Giuliana, ecc).

Gratitudine e affidamento

Termini a settembre il tuo ministero qui da noi e contemporaneamente anche il tuo compito di Cancelliere all’avvocatura della Diocesi.

A destra, Mons. Marino in veste di Cancelliere, legge la procedura per l’apertura della fase testimoniale nel percorso di beatificazione del Servo di Dio don Luigi Giussani. 9-5-24. (© Foto: Pino Franchino/Fraternità CL – Tracce giugno 2024, Fraternità di Comunione e Liberazione)

La tua nuova missione in quel di Monza, come Arciprete del Duomo, non sarà prevedibilmente una passeggiata in discesa: in tutta la Chiesa ogni mandato o responsabilità, specie oggigiorno, sono gravosi fardelli, a volte croci. Dulce pondus. Ma in tutte le circostanze abbiamo non solo Uno da guardare, ma sappiamo di essere da Lui guardati e sostenuti.

E’ Lui che conduce, vittorioso, la storia; in Lui è la nostra forza, in Lui la nostra speranza, solo in Lui.

E, con Gesù negli occhi e nel cuore, non farti mancare il sostegno degli amici e della tua nuova comunità, ricercalo sempre, sia nei momenti faticosi che in quelli più lieti, che certamente non mancheranno. Fidati e affidati. (Tra l’altro, con la tua sapienza e la tua sensibilità umana, -non sono doti da poco- saprai farti voler bene!)

E poi abbiamo una avvocata potente

La Madonna. La cito qui per ultima solo perché mi dà l’aggancio per raccontare la vicenda di questa icona della Madonna con Bambino, tratta dal disegno 0202 dell’archivio dei bozzetti di mio papà Ettore. (Quindi è anche indirettamente un suo ricordo). Caro don Marino, ti affidiamo quindi totalmente alla nostra Avvocata e Madre che saprà illuminarti e sostenerti nel tuo nuovo compito.

La prima sventurata Icona 0202

Come raccontato alla fine di un precedente Post (vedi link), l’icona sbalzata e smaltata tratta dal disegno 0202 ha un precedente, che, ahimé, ha avuto una fine dolorosa e penosa. Dopo 10 mesi dalla fine della sua lavorazione, che prevedeva anche la resinatura finale, qualcosa si è inspiegabilmente “mosso” al suo interno, rovinandola in modo irreparabile. Peccato perché mi piaceva molto e ci ero davvero affezionato!

Il disastro dello smalto blu che si è “spantegato” allargandosi nella resina.

Non mi do per vinto. L’occasione per un regalo

Devo dire che ho vissuto questa débâcle come una sfida personale: allora devo rifarla! Questa volta non più su alluminio ma su ottone. Sì, perché contemporaneamente ho fatto 2+2=4: Pensavo ad un regalo per don Marino e l’occasione mi veniva offerta su un piatto “d’ottone”.

L’ottone assomiglia all’oro come tono, quindi ancora più preziosa della prima realizzazione.

E, stavolta, prima di combinare altri disastri, sicuramente non la resino, ma la incornicio e basta.

Siamo a fine Luglio 2024. Il 28 pomeriggio stampo la traccia del disegno (quella precedente l’avevo stampata un po’ più ridotta, ma va bene lo stesso), taglio una lastra in misura e inizio a riportare l’incisione.

Il disegno della Madonnina 0202 applicato sulla lastra di ottone

Sbalzo la lastra fronte e retro

Da buon toreuta inizio a incidere la lastra dal fronte per riportare il disegno, poi con pazienza, poco per volta sbalzo dal retro e cesello sul fronte con i miei strumenti ormai collaudati, punte di biro e di legno sagomato in vari modi.

Fronte e retro della lastra di ottone sbalzata

Poi passo a ritagliare le lastre in modo da poterle piegare sulla lastra di masonite che incollerò al suo interno per irrobustire l’opera e irrigidirla

La lastra con le “alette” ritagliate, pronte per essere piegate sulla masonite
La formella di masonite pronta ad essere incollata sul retro dello sbalzo, che la inscatolerà perfettamente.

Brunitura e smaltatura con sorpresa

Come oramai di prassi consolidata, una volta che la colla da montaggio tra sbalzo e masonite e l’Attack a serrare le alette sulla masonite han fatto il loro lavoro, pulisco lo sbalzo montato con la paglietta sottile e lo sgrasso con una passata di alcool isopropilico. In questo modo ho la base perfetta per passare il mio intruglio alcoolico nero da brunitura chimica e patinare l’ottone. Fase sempre molto delicata perché occorre rendere uniforme il velo di colore, con varie passate a spugnetta e ripulitura con carta da cucina. Un altro step è ripulire con l’alcool le sole aureole e sfrisarle a raggiera con una punta sottile. Immagino già l’effetto con la smaltatura di giallo arancio trasparente! Prima di smaltare però dò a tutta l’Icona una mano di vernice fissativa Macota 100, in modo da non smuovere la patinatura. Poi smalterò coi miei colori epossidici per vetro.

(Chi desiderasse scoprire di più sulle mie tecniche può sfogliare tutti i miei precedenti post sulle icone sbalzate)

La sorpresa sgraditissima è che in alcune boccette il colore liquido si è rappreso e raggrumato come un Gel densissimo e quindi i colori non sono più utilizzabili, accidenti! Sono costretto a usare i colori che ancora funzionano a dovere. Che panico, ogni volta c’è una sorpresa nuova!

Col nero metto a fuoco alcuni particolari. Stavolta, comunque, per evitare la fine della precedente Madonna 0202 non resino alcunché, ma ripasso solamente tutto con una mano di Macota 100.

Alla fine, a furia di sfidare la sorte, ottengo il risultato sperato!
L’icona terminata

Il tocco finale, la cornice

Alla fine il montaggio nella cornice di legno su velluto scuro. Bello, neh?! Spero che don Marino apprezzi! E soprattutto che la Madonna l’accompagni nella sua nuova missione!

L’Icona incorniciata
Firma logo

L’articolo su Don Marino Mosconi per l’Informatore Parrocchiale di Monza

Testata informatore parrocchiale Duomo di Monza
Testata informatore parrocchiale Duomo di Monza

Don Marino Mosconi.
Un cammino insieme di trent’anni, una vita, che continua ora in altro modo.

Dal mese di settembre 2024, don Marino Mosconi non abiterà più nella nostra parrocchia come vicario parrocchiale, non sarà cioè più presente fisicamente nella nostra comunità del Gesù Buon Pastore, che ha servito con paternità, cuore, intelligenza, umanità, sensibilità, preparazione teologica e scientifica, per trent’anni tondi tondi. Questa prima affermazione va chiarita, spiegata e dettagliata. Innanzitutto “don” è un diminutivo affettuoso, tra noi del GBP, che sta invece per “Mons.”, cioè monsignore, titolo onorifico conferitogli l’11 febbraio 2006 per sottolineare l’importanza e la nobiltà del suo incarico in Curia come Cancelliere della Diocesi di Milano e Giudice del tribunale ecclesiastico regionale e del tribunale metropolitano di Milano..

28-05-2006– La solenne cerimonia in parrocchia per festeggiare don Marino Mosconi insignito del titolo di monsignore. Al suo fianco il parroco del tempo, don Carlo Crotti, (+10/10/2022, anche lui curiosamente destinato, alla fine del suo mandato da noi, al Duomo di Monza, come canonico residente).

Insegnamento e impegno pastorale

Questi gravosi e delicatissimi compiti non sono mai stati disgiunti dall’insegnamento. È docente alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e alla Facoltà di diritto canonico San Pio X di Venezia. Questo per spiegare il suo titolo di Monsignore, ma il suo impegno sacerdotale è sempre stato anche orientato pastoralmente verso i giovani, seguendo gli Scouts (Gruppo Milano 97) e la vita della parrocchia, di cui ormai è la vera memoria storica: dalla liturgia ai sacramenti, dalla partecipazione ai Consigli Pastorali alla guida per famiglie e fidanzati, al sostegno e alla vicinanza ad anziani e ammalati della comunità.

Nato il 27-12-1964 a Milano don Marino Mosconi ha conseguito il baccellierato in teologia alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e la licenza e il dottorato alla facoltà di diritto canonico alla Pontificia università gregoriana. Viene ordinato sacerdote il 9-06-1990 per mano di S.E. il card. Carlo Maria Martini. Il primo Ottobre 1994 viene aggregato alla nostra comunità parrocchiale come vicario parrocchiale. Nel 2006, come già ricordato, gli viene conferito il titolo di Monsignore.

Monsignor Marino Mosconi Cancelliere (a dx). Dal canale YouTube “Chiesa di Milano“

Veniamo a oggi

A maggio 2024 viene nominato Arciprete del Duomo di Monza (a valere dalla data del 6 settembre 2024) e se ne dà annuncio con una lettera di monsignor Michele Elli, vicario episcopale di zona, che è stata letta ai fedeli al termine delle funzioni religiose di sabato 1 e domenica 2 giugno; nel mese di settembre prenderà ufficialmente il posto di monsignor Silvano Provasi e il 20 ottobre al pomeriggio, verrà celebrata la Messa solenne d’ingresso ufficiale in Duomo. Ora, quindi, la sua vocazione al sacerdozio, come prete diocesano, gli impone un cambio di direzione (lascerà la Cancelleria mantenendo gli studi) e di compiti, una nuova obbedienza, nuove responsabilità da assumere.

Chi ha figli che si sposano ed escono di casa per seguire la loro vocazione nel matrimonio può ben percepire i sentimenti che albergano nei cuori trepidanti dei genitori. Sono molto simili ai sentimenti che vivono oggi i parrocchiani del GBP. C’è un senso di gioia perché i figli, diventati grandi, (e lui è un grandissimo) intraprendono la loro strada di adulti, ma anche di mancanza, di un vuoto lasciato da chi esce di casa.

Ecco, oggi, insieme a questo passo che la sua vocazione gli richiede come obbedienza al suo Vescovo, per il maturare del suo cammino cristiano e umano, insieme a questo “strappo” che noi sentiamo per la sua partenza verso il Duomo di Monza e la nuova esperienza di Arciprete che lo attende, c’è anche la nostra affettuosa trepidazione per il suo futuro. Naturale, umana. Ma la fede in Gesù che tutti ci sostiene e la fiducia che la sua nuova comunità saprà accoglierlo e sostenerlo (forse anche meglio di quanto abbiamo saputo fare noi), ci rendono sereni.

Buona vita carissimo Mons. Marino!

Ci rivediamo tutti il 20 settembre, quando sarai al GBP per la messa di San Matteo, in cui potremo abbracciarti e salutarti. Ti auguriamo un abbandono totale e senza riserve alla volontà di Dio, unica speranza. E, da buon tralcio, un attaccamento incondizionato alla Vite, (sostenuto da tutti i viticci che Gesù non ti farà mancare), in modo da portare molto frutto. Non perdiamoci di vista!

DiGiancarlo Paganini

San Benedetto da Norcia

Il santo protettore della Fraternità di Comunione e Liberazione

La nascita di un’idea

Stiamo attraversando un cambiamento d’epoca, come accadde a San Benedetto da Norcia, con tutte le difficoltà, le angosce e le nuove prospettive che questo comporta. Agli inizi di Giugno, dopo gli Esercizi di Rimini e il memorabile intervento di Davide Prosperi all’Assemblea dei Centri Culturali ho pensato che non potevo più attendere ad esprimere il mio ringraziamento a lui e alla Fraternità per i passi che stiamo facendo con la sua guida.

Quale modo migliore per esprimere questo desiderio in modo personale e, se non artistico, almeno artigianale, con uno dei miei sbalzi? Magari raffigurante proprio San Benedetto da Norcia, il santo protettore della Fraternità di Comunione e Liberazione.

L’anno scorso c’era già stato il precedente del regalo dell’Icona con la scena della “Presentazione al tempio” fatto a Padre Lepori per ringraziarlo degli Esercizi del 2022-2023.

Una figura poco raffigurata

Mi metto a cercare in Internet qualche immagine di dipinti o affreschi che rappresentassero il santo. Strano!. Non ci crederete, ma non ho trovato molto e poche immagini mi sembravano belle e convincenti. Un paio di affreschi medievali soprattutto e due tavole: una di Mantegna e una di Daddi. Nell’archivio di bozzetti di mio papà Ettore, nulla… e inoltre volevo fare qualcosa di più originale. Farò dunque una sintesi di quelli più convincenti. Quindi parto innanzitutto dall’affresco e lo ridisegno apportando alcune modifiche (la mano destra, per esempio da dove sbuca? E il libro della Regola che diavolo di prospettiva ha?).

L’affresco prescelto come modello

Scoperte en passant

Cercando qua e là trovo sul sito www.acistampa.com anche un’interessante medaglia simbolica di san Benedetto, con degli acronimi che non conoscevo, e che metto qui: fanno pensare, no? Non lo sapevate? Sapevatelo!

La medaglia di San Benedetto, con tutti i suoi acronimi

Allora si inizia

Ridisegno al tratto il mio san Benedetto, lo scannerizzo e lo inquadro in Illustrator in una architettura dal sapore medievale. Lo stampo nella misura desiderata e lo applico su una lastra tipografica di alluminio (di recupero, contro lo spreco come al solito e opportunamente ripulita).

Il disegno applicato alla lastra

Con i miei attrezzi da toreuta (Punte di biro e bastoncini di bambù opportunamente modellati) inizio a sbalzare e cesellare sul fronte e sul retro la figura.

Prima “incisione” dello sbalzo da cesellare fronte e retro
A metà dell’opra

Sbalzo terminato in una giornata

Ed ecco allora lo sbalzo terminato, ancora da piegare e sagomare sul supporto di legno compensato dopo aver tagliato le parti di lastra in sovrappiù negli angoli.

Sbalzo terminato, da rifinire

Fatta questa operazione di taglio, riempimento con colla di montaggio e Attack per fissare sul retro le alette, lo sbalzo mi si presenta, come al solito bello lucido ma dall’effetto un po’ “piatto”.

Sbalzo montato sul supporto ligneo

Lo renderò più “anticato” e definito con la stesura della mia mistura nera da brunitura. Poi ripulisco l’aureola dalla tintura.

Lo sbalzo terminato e brunito, con l’aureola ripulita, pronto da dorare

Dorare, please!

Questa volta faccio un’operazione mai fatta da me in precedenza su questo genere di Icone: dorerò l’aureola con la foglia d’oro: stendo una mano di “missione” Divolo per fare aderire la foglia. L’attesa è di tre ore prima di poter dorare. (La parola “missione” mi colpisce ogni volta, …ok, è una vernice che serve per mettere la foglia d’oro, ma quanti altri significati molto più pregnanti ha, visto che qui si parla di un’Icona?)

La missione a vernice Divolo e le foglie d’oro da applicare all’aureola

Dopo, passo sopra tutto una mano di vernice Macota per fissare il risultato. (Purtroppo gli imprevisti con la doratura sono sempre dietro l’angolo, così dovrò riprendere, con lo stesso metodo, alla fine un segno che salta fuori sulla destra dell’aureola. Però, dài, l’effetto non è male. Potrei anche fermarmi qui. No?

L’icona brunita e con la doratura dell’aureola eseguita

Invece vado avanti

Decido di smaltare. Ma anche qui incontro dei problemi legati all’età degli smalti (un anno, mica secoli…), che evidentemente si asciugano un po’ nelle boccette. E non è che costino pochissimo… La cosa richiede quindi attenzione particolare. Faccio una prima stesura poi casomai andrò avanti. Col nero valorizzo alcuni dettagli della figura per dare ulteriore profondità.

Prima mano di smalti

Non mi basta e quindi passo la seconda mano

Seconda mano di smalti

Poi faccio una cosa di cui mi pento: passo una seconda mano di Macota per proteggere l’icona. Peccato che sul turchese faccia una reazione strana, raggrinzendo un po’ lo smalto. Mai fatto in vita sua. Sono gli imprevisti del mestiere. Non si può tornare indietro. Non c’è control Z o Undo. Le cose fatte a mano non perdonano…

Incorniciato

Incornicio l’Icona di san Benedetto da Norcia e lo accompagno poi con un biglietto per Davide e la Fraternità. Grazie, Davide!

L’icona finita, montata nella sua cornice e il fondo di velluto scuro

Un Post Scriptum

Ho consegnato l’Icona a Davide alla fine dell’ultima Diaconia diocesana del 18-6-24. Lui mi ha ringraziato ricordando che “Questo è il secondo regalo che mi fai quest’anno!”, alludendo alla registrazione di don Giussani che gli avevo spedito un paio di mesi prima (audio del 1979, col racconto vivacissimo agli studenti di GS del suo primo incontro ufficiale a Roma con Papa Giovanni Paolo II), dai quali aveva tratto spunto, facendolo anche ascoltare, per alcuni interventi epocali, come quello all’Assemblea dell’Associazione Italiana Centri Culturali del 18-5-24, pubblicato poi col titolo: “Cultura: essere per Cristo”.

Allora gli ho detto: “Sì, ma quello era un regalo “usato”, di seconda mano”. Perché già lo avevo inviato nel 2015, appena ritrovato sistemando degli armadi di casa, a don Julian Carròn e all’archivio del Movimento, (come gli avevo fatto presente quando gliel’ho fatto pervenire via mail per ispirazione “soprannaturale”). “Questo invece è inedito, solo per te, e attraverso te a tutta la Fraternità, per gratitudine al cammino che stiamo facendo insieme, con la tua guida”.

Considerazioni finali

Ho riincontrato Davide pochi giorni dopo, alla convivenza della Diaconia a La Thuile e mi aspettavo che mi dicesse se gli era piaciuto il regalo, come aveva reagito, insomma. Ero molto in dubbio se chiedergli qualcosa o no. Incrociatolo finalmente in fila a colazione gliel’ho chiesto e lui mi ha detto di sì, che gli era piaciuto tantissimo e, anzi, l’aveva appeso in ufficio in sede, e poi mi ha fatto i complimenti, volendo sapere come l’avevo fatto, ecc.

Leggendo l’altro giorno un passaggio degli Esercizi spirituali della Fraternità 2024 ho trovato questo testo a pagina 56: “… non è questione di misura, ma di compagnia e, ultimissimamente, di amore, cioè di abbandono di sé, di dono di sé. È meglio dire abbandono di sé perché chiarisce l’idea di dono; nel dono uno riserva sempre il diritto ad essere stimato perché ha dato, il diritto alla gratitudine, e questo fa perdere tutto; mentre nell’abbandono di sé, no, è puro. L’abbandono di sé: quanto più si ama tanto più uno abbandona sé stesso, afferma soltanto l’altro».109 Nel distacco della povertà si conosce e si ama. Nella povertà, dunque, non sei più attaccato alle cose, alle persone, per una tua sicurezza, ma solo in vista del loro destino, perciò del loro bene e della loro verità: «Quanto più si vuol bene, tanto più diventa lieve, leggero, libero il rapporto»,110 senza pretesa”. (109 e 110 da L. Giussani, Si può vivere così? p. 269 e 277).

Che dire? Touché! Quanta strada ho ancora da fare, no? Ma ogni passo, anche quello che dà la misura di un limite e di una meschinità, fa maturare un’esperienza e questo io desidero sopra tutto imparare: L’abbandono di sé, puro.

Avanti!

Firma logo
DiGiancarlo Paganini

Una confusione da chiarire: mappe 3D e plastici a rilievo

Forse c’è proprio una confusione da chiarire: mappe 3D e plastici a rilievo propriamente detti non sono la stessa cosa! Allora cerchiamo di chiarire: spesso mi vengono richieste mappe 3D, ma forse intendono richiedermi quelle carte geografiche che sono plastigrafie stampate a rilievo su celluloide o vinile (o plastica ottenuta da stampante 3D) e non le carte 2D con effetto a rilievo 3D che posso produrre io (puramente artistiche, oppure scientificamente georeferenziate).

Una delle mie Mappe 3D (un poster) realizzata per un lavoro di mia moglie Daniela Blandino x l’amministrazione comunale di Foiano val Fortore

Cosa faccio o non faccio io

Io realizzo carte geografiche (o storiche o tematiche, o quellochevoletevoi) solamente da stampare su carta. Foglio di carta, o altro supporto piano, liscio, senza corrugamenti. Nelle scale che volete (non esagerate col peso in pixel e le dimensioni, però…), ma pur sempre un supporto di stampa piano. Le realizzo dando un’effetto di ombreggiatura e rilievo o manuale/artistico o a partire da dati DEM.

Itinerari in 3D Cartografia 3D
I miei Itinerari in 3D con effetto a volo d’uccello (o di drone).
Esempio di Mappa 3D di Itinerari turistici

Non realizzo plastigrafie su un supporto che viene modellato in 3D in base all’altimetria fisica in scala. Non ho macchinari a caldo o a freddo che sciolgono il materiale stampato e lo adattano al modello fisico tridimensionale sottostante della zona geografica. E neppure ho una stampante 3D che possa ottenere questo risultato.

Quindi allora, come faccio? A chi mi devo rivolgere?

Se volete un prodotto come questi 2 che vi mostro:

Carte, o plastigrafie, dove si può “toccare con mano” il rilievo 3D

Beh, allora, mi spiace molto, ma dovete rivolgervi a qualcun altro.

Una volta avevo fatto un elenco degli editori o degli artigiani che potevano realizzare quel prodotto. Mi sono accorto che gli indirizzi che avevo sono ormai obsoleti o non corrispondono più ad alcuna azienda esistente. Ho fatto quindi una nuova ricerca e ho trovato pochissime editrici italiane che siano specializzate in plastigrafie in rilievo.

Ecco un elenco (forse parziale)

CARTEGEO

LA CASA DELLA CARTOGRAFIA ( GLOBALMAP )

MAPS STORE

Qui, per esempio trovate degli esempi molto significativi realizzati per aziende vitivinicole o consorzi del vino

DiGiancarlo Paganini

Imprevisti e tanto filo da torcere: la “Madonna della tenda rossa”.

Il sottotitolo è: «Quando un lavoro parte “storto” è difficile raddrizzarlo». Ma poi ce la si fa. Tranquilli.

Questa volta racconto di un lavoro appena terminato: “La Madonna della tenda rossa“. (Nulla a che vedere con la tragica impresa di Umberto Nobile al Polo Nord). Si tratta del disegno 0206: una Madonna con Bambino e una tenda alle spalle che colorerò di rosso). Ma racconto soprattutto di come mi hanno messo duramente alla prova i molti imprevisti e il tanto filo da torcere nella fase di resinatura che ha richiesto una serie infinita di correzioni e tentativi falliti su tentativi quasi riusciti, ma sempre da migliorare. Sono stremato. È stata una vera odissea. Proprio non bisogna mai dare nulla per scontato, ogni intrapresa ha i suoi rischi e imprevisti, ma stavolta si è un po’ esagerato! (Si può dire …”Accidenti!”?)

Il disegno di partenza
Il disegno di partenza

Il perché e il percome. Tutti i retroscena

Questa icona nasce come idea regalo e ha già anche un tempo previsto per la consegna: Settembre 2024 (La data esatta del 20° anniversario del nostro rapporto “sanitario” sarebbe Novembre ’24, ma… anticipiamo la consegna). A tempo debito, cioè dopo la scadenza di fine Settembre, espliciterò meglio il come e il perché, …se lo scrivo ora mi sembra di spoilerare il finale col rischio di rovinare la sorpresa alla persona che casualmente dovesse leggere questo post. Quindi, cari curiosi, fidatevi e attendete l’aggiornamento di questa parte.

Decido il soggetto e realizzo il disegno

Pensavo tra me e me: “Mi ci metto subito, così, via il dente, via il dolore!” Pensando che oramai, con tutta l’esperienza acquisita con queste icone sarebbe stato un gioco da ragazzi terminare l’opera in 4 e quattr’otto. Tronfio sbruffone che non sono altro! Ma non anticipiamo nulla; al momento ero molto sicuro di me e basta. Sfoglio nell’archivio di papà e trovo la “Madonna con la tenda” alle spalle, la numero 0206 dell'”Archivio di disegni e schizzi preparatori” di Ettore Paganini, che con le opportune modifiche si adatterebbe benissimo alle dimensioni (interne) della cassaforma: 12,7×19 cm. Preparo quindi il disegno in Illustrator e, per la prima volta ne faccio anche una versione a specchio, in modo che, montato il foglio anche sul retro della lastra da sbalzo, sarò facilitato nel cesello dei particolari dal dietro.

Il disegno nelle due versioni fronte e retro

Lastra e disegni applicati per lo sbalzo

Prendo una lastra di alluminio (me ne restano poche, ohibò,… dovrò provvedere a procurarmene altre in qualche tipografia) e la pulisco con tutti i detersivi, la paglietta e gli abrasivi di cui dispongo per eliminare le timbrature e la vernicetta maledetta di cui è rivestita.

La lastra ripulita (sotto) a confronto con quella “cruda” e verniciata

Poi applico, fronte e retro i disegni della Madonnina 0206 e inizio lo sbalzo, suddividendo già i tratti da sbalzare dal dritto da quelli da fare dal rovescio.

Il disegno del fronte, fissato sulla lastra, pronta per lo sbalzo

Uno sbalzo veloce, e… va tutto per il meglio

Il lavoro inizia il 16 gennaio e, senza lavorarci con continuità, lo sbalzo è terminato il giorno 20. Mi ha rallentato un po’ la complessità della cornicetta a figure geometriche. Per il resto, fila tutto liscio. Durerà?

Lo sbalzo terminato, ancora da fissare sulla masonite e da patinare

Fine dello sbalzo, incollaggio e chiusura delle alette

Si procede rapidamente anche nelle consolidate (per esempio in opere come questa) fasi successive qui documentate

Il retro della lastra, riempito di colla di montaggio per fissare la lastra di masonite, con le alette già tagliate.
Retro della formella. Le alette incollate sulla masonite. Poi verrà applicato il foglio di plastica dorata autoadesiva per chiudere e nobilitare anche il retro.
Sbalzo terminato

Patinatura con riserva

Come sempre mi sembra che lo sbalzo abbia bisogno di una patinatura che accentui e dia volume al cesello trasformandolo con un aspetto finale di argento antico. (Qui un altro esempio di finta argentatura) Anche in questa icona riservo la zona delle aureole ripulendole con l’alcool isopropilico, in modo di sfruttare la lucentezza del metallo bianco che viene anche sfrisato con una punta per accentuarne i riflessi cangianti. E siamo arrivati rapidamente alle ore 18 del 21 gennaio. Tutto senza intoppi.

Sbalzo brunito con aureole pulite. Senza imprevisti
Sbalzo brunito con aureole pulite

Smaltatura in più fasi

Parto dunque a smaltare con i miei colori epossidici per vetro, iniziando dalla cornicetta geometrica che riempio di rosa trasparente e turchese opaco e quindi passo alle aureole che riempio di una miscela di giallo e arancio molto bella e luminosa. Poi do una prima stesura di rosso alla tenda e al blu del fondo. Prima mano.

Smalto da finire. Fin qui senza problemi
Smalto da finire

Ma mi sembrano poco intensi sia il fondo che il rosso della tenda. Non ho mai il coraggio di fermarmi per tempo. Non era male la prima mano, ma proseguo con la seconda e aggiungo i brillantini rossi. Ecco il risultato

Smalto finito senza imprevisti
Smalto finito

Poi però aggiungo un’altra mano e alcuni particolari (occhi, ecc)

Smalto finito foto 2, senza imprevisti fin qui
Smalto finito foto 2

Adesso viene il… brutto

Adesso viene il bello, si dice di solito, invece da qui partono i problemi grossi. E viene il BRUTTO. (Ma perché non mi fermo qui??? Asino che sono! Non andava già bene così? Bastava una passata di vernice protettiva ed era tutto finito in bellezza! Accidenti a me!). No, oramai quest’Icona doveva essere resinata e che faccio? Mi fermo? NO. Non sia mai!

Sperimentare è il mio mestiere

Uno normale potrebbe fare come ha sempre fatto, visto che finora gli è andata piuttosto bene. Ma. C’è un ma, anzi più di un semplice “ma”:
1)– La misura della formella l’ho calcolata più piccola di 3mm per lato rispetto a quella dell’interno della cassaforma siliconica in modo da poter ricoprire in un’unica colata fronte e lati dell’icona. Ma la cassaforma è mollissima, non ha alcun nerbo e sui lati lunghi si deforma, così viene contenuta da un castelletto esterno di legno compensato in dotazione. Però ho dovuto comunque fissarla con delle mollette al legno perché non si deformasse verso l’interno.
2)– Per preservare quindi il retro della formella appoggiata sul fondo della cassaforma dalle incursioni inopportune della resina liquida, decido di spalmarlo di gomma liquida. Nuovo fantastico acquisto da sperimentare. Così, penso, una volta rappresa sarà semplicissimo staccare le sbavature di resina non desiderate.

Lattice sul retro. Ora inizia il filo da torcere
Lattice sul retro

Aggio comprato ‘na cassaforma…

Descrizione: la cassaforma di silicone è una cosa straordinaria perché su di essa la resina non attacca. Anzi non attacca proprio nulla sul silicone. Neanche la gomma. Avrei dovuto pensarci quando ho posizionato la formella sul fondo con l’impressione fantastica che aderisse proprio bene e che quindi non c’era bisogno di tenerla ferma in posizione. Primo gravissimo errore che ha innescato a catena tutti i successivi.

Infatti mescolo (col nuovo splendido attrezzo a elica di silicone) la resina (bicomponente iCrystal di Resin Pro), la colo nello stampo e attendo qualche secondo mentre buco con uno spillo alcune maledette bollicine che emergono e che vanno eliminate. Poiché le bollicine aumentano, decido che col phon le farò salire tutte, quelle maledette. Forse salgono le bolle, ma contemporaneamente girano …le balle. Sì, perché se parliamo di imprevisti e tanto filo da torcere iniziamo qui il lungo elenco: il calore fa salire in superficie tutto il lavoro, che inizia a galleggiare bellamente e fluttuare nella resina che nel frattempo inizia a reagire e rassodare. AAAAARRRGGGGGHHHHH!!!!! Che fare?

A galla nella cassaforma. Imprevisti del lavoro
A galla nella cassaforma

Tento più volte di respingerla sul fondo, ma non c’è nulla da fare. Inoltre si sposta anche lateralmente e devo ricentrarla più volte con un bastoncino con lo spillo. Si sta rassodando!!! Un pasticcio!!! Alla fine demordo: cerco di posizionarla comunque in centro e poi la lascio galleggiare, anche se brillanti rossi e parti più sporgenti saltano fuori irrimediabilmente.

Resina insufficiente. Filo da torcere
Resina insufficiente

Decido che, una volta indurita, farò una seconda colata supplettiva e per il retro spero che si possa staccare o che, se impossibile, sia comunque meglio di uno schifo.

Seconda colata, seconda porcata

Ovviamente comincio ad innervosirmi. Dopo una giornata, quando mi pare tutto rassodato, parto con la seconda colata di iCrystal. A proposito di imprevisti e tanto filo da torcere, eccoci al secondo tragico errore. Errore madornale. Al corso dicevano che occorrevano due, o meglio tre, giorni di intervallo tra una colata e l’altra. Ma la fretta di rimediare l’errore ne provoca uno peggiore, come nella parabola della pezza di rattoppo nuovo sul vestito vecchio. All’inizio sembra andar tutto benissimo. Il giorno dopo (il 26 gennaio) ho la sgraditissima sorpresa di notare che gli “otri vecchi se ne sono andati col vino nuovo”. Uno schifo inenarrabile. Che fare ora?

Disastro seconda resinatura. Filo da torcere
Disastro seconda resinatura
Particolare disastro seconda resinatura. Filo da torcere
Particolare disastro seconda resinatura

La resina è un materiale vivo, difficile controllarla

Vabbé, bisogna rimediare. Allora decido che quando sarà tutto asciutto dopo un paio di giorni dovrò levigare tutta la superficie arrivando fin sotto i corrugamenti e sperare che basti lucidare. Se no… boh, vedrò al momento e deciderò che fare.

In realtà il 27 sera inizio a levigare. Scava scava, iniziando dalle grane più aggressive (340) arrivo fino alla satinatura della 1500. SOB! Dopo ore di levigatura il corrugamento non accenna a scomparire e, soprattutto, sembra che la resina nella parte centrale non abbia fatto una reazione completa e rimanga sempre diversa dal resto. Siamo ad un nuovo capitolo del volume “imprevisti e tanto filo da torcere”. Arrivato ad un certo punto della levigatura mi fermo per non arrivare alla colata sottostante e rimetto il tutto, avvolto in una micro-cassaforma aderente di nastro di carta nella cassaforma di silicone.

Filo da torcere per difetto resinatura
Si intravvede ancora il difetto sulla satinatura.
Filo da torcere nella cassaforma di nastro adesivo
Qui di nuovo, smerigliato, nella cassaforma di nastro adesivo.

Una sottile ricopertura, quasi una verniciatura di resina

In chat con Resin Pro mi dicono che è un problema di umidità. Boh. Allora decido di fare una ulteriore sottile colata di resina per coprire le magagne. Ma questa volta di “Liquidissima” di Resin Pro, perché il problema potrebbe anche essere di spessore e di tempi di reazione.

Speriamo non ci siano più imprevisti
Ecco la colata leggera appena versata. 27-01-24. Speriamo bene…

Quello che si dice: una ciofeca

Ecco, appunto, una tragedia, una schifezza, una ciofeca. Stavolta, sempre della serie ” imprevisti e tanto filo da torcere”, la resina si rapprende male in modo diverso e creativo: comunque anche cambiando l’ordine dei fattori la schifezza non cambia… comincio a disperarmi, …non posso più fidarmi delle resine?

Filo da torcere: resina  rappresa male con difetti
Filo da torcere: effetto ragnatela di screpolature
Qui, ahimé, si vede molto bene l’effetto ragnatela, screpolatura o terra riarsa dello straterello di resina.

Non ne esco vivo? Che fare?

Evidente che così non può andare. Siamo al terzo tentativo e il risultato peggiora. Stop alle resine e cerchiamo di salvare l’icona ri-levigando ancora intensamente e dando un mano di vernice protettiva Macota KZ100. Speriamo di ottenere un risultato accettabile, anche se la verniciatura non è uguale alla pura superficie levigata e lucidata di una resina venuta come Dio comanda.

Filo da torcere: provo col Macota
Il 30-01 passo il Macota spray. Sembra decente, ma…
Filo da torcere? Potrebbe anche andare bene, ma...
Potrei tenerla così, no? Sarebbe finita. Ma non mi convince un certo effetto a buccia d’arancia della verniciatura. Poi c’è un pelucco e la superficie non è tutta lustra uguale. Cosa mi aspetta dietro l’angolo? Forse qualcosa della sezione ” imprevisti e tanto filo da torcere”?
La formella vista di profilo col supporto da scrivania

Il troppo stroppia? Sì, ma se uno è un perfezionista che ci può fare?

Ce l’ho lì sulla scrivania e l’occhio mi cade sempre su quelle maledette piccole imperfezioni: basterebbe una piccola leggerissima levigatura con un abrasivo sottilissimo e avrei trovato la quadra. Niente da fare: mi lascio prendere la mano, rovino la vernice e alla fine devo ri-grattare tutto e abbastanza in profondità. E poi riverniciare. Ci risiamo; eccoci agli imprevisti e tanto filo da torcere di cui parlavamo prima.

Filo da torcere: ripasso la vernice trasparente
7-2-24. Levigo e ri-vernicio. Ma si ricrea un altro effetto a buccia d’arancia peggiore del primo, anzi la vernice si mette a fare una quantità di bollicine che mai in passato aveva fatto…

Di male in peggio, dalla padella alla brace

Sono proprio un cretino, mi mangio le mani e mi prenderei a sberle. Ma oramai il danno è rifatto e devo insistere fino a che non ottengo qualcosa di accettabile. Se no devo buttare via la peraltro pregevole icona. Oramai è una sfida all’O.K. Corral. Thick as a brick.

Non mi dò pace e trascorre così una settimana senza prendere il coraggio di intervenire. Poi il 14-2-24 mi decido a ri-levigare per l’ennesima volta la superficie ripartendo dalle carte da 600 in su, in modo da eliminare anche una serie di bollicine e sporchini (che, ahimé, mi sembrava di saperlo perché oramai siamo nel mood ” imprevisti e tanto filo da torcere”, resteranno però imperterrite nella resina).

Poi ripasso il Macota per la terza volta. Viene abbastanza bene anche se non uniformemente lucido.

Filo da torcere: effetto buccia d'arancia
Si vedono bene i difetti a leggera buccia d’arancia della penultima verniciatura del 14-2-24

Allora il 15-2 taglio la testa al toro (che ringrazia per la fine gloriosa di un’epopea che è stata un macello e un bagno di sangue, peggio di una corrida) e do un’ulteriore ri-passata di Macota a riempire i difetti. Poi basta “imprevisti e tanto filo da torcere”, però!

Finalmente! Regalo a Settembre, caro il mio…

Spiace aver dovuto attraversare tutte queste traversie, ma alla fine tutto è bene ciò che finisce bene. Sicuramente ho imparato un sacco di nuove cose sulla resina e le casseforme di silicone. La colata deve andar bene al primo colpo se no sono casini inenarrabili e la cassaforma in silicone va usata solo se strettamente necessario e con la sicurezza (possibile?) di aver fissato bene la formella al fondo: ci lavoreremo.

Forse sono finiti gli imprevisti?
Finita!!!!!!!

Aggiornamento

E consegnata felicemente il 18/9/24.
E, a questo punto posso anche svelare l’arcano: il destinatario è il mio dentista di fiducia: “Grazie caro dottor Bonetti!”

Firma logo
DiGiancarlo Paganini

Il “fantomatico Dottor Cortese” e la Madonnina

Dal disegno preparatorio di un probabile regalo (uno smalto vero a gran fuoco su rame) di papà per un suo amico (il “fantomatico Dottor Cortese”) alla realizzazione di una nuova Madonnina con Bambino a sbalzo e smalti epossidici per mia nipote Tecla.

Stava lì, nell’archivio disegni e bozzetti di mio padre Ettore, e ogni tanto occhieggiava mettendosi in mostra per la sua bellezza. Numero d’archivio 0209. Mi piaceva molto quella Madonnina “per il Dottor Cortese” (il nome non mi era nuovo, in casa lo citavano qualche volta, ma per me è rimasto un personaggio poco definito, un Carneade, il “fantomatico Dottor Cortese”) e mi era venuta voglia di riprenderla facendone uno dei miei sbalzi, ma mi frenava la complessità della composizione e le dimensioni un po’ eccessive, eccedenti i miei piccoli standard. Poi un giorno di Novembre, il 20 per esattezza, decido di sfrondare la composizione eliminando gli angioletti (non me ne vogliano, niente di personale…) e ridurre le dimensioni, modificando il disegno paterno e inquadrando solo Madonna e Bambino.

Il disegno dell’archivio Ettore Paganini – 0209 originale
Il mio disegno modificato in Illustrator (aureole e fondo) e pronto per lo sbalzo

Orsù! All’opra, all’opra! Dàgli! Martella!

Il 2 dicembre stampo il disegno e inizio lo sbalzo su lastra di alluminio. Prima il solito processo di pulizia e preparazione, poi fisso il foglio alla lastra interponendo una carta carbone per facilitare l’individuazione dei tratti e con i miei sperimentati strumenti (penna e bastoncini di bambù forse per qualcuno risultano poco professionali per uno che vorrebbe fare il “toreuta”, ma niente martello e punte da cesellatore) e poco a poco la ex Madonnina per il “fantomatico Dottor Cortese” inizia a prender forma e volume.

La prima incisione sulla lastra. Già si intravede come potrebbe venire.

Il prosieguo dell’opera

Il 3 dicembre lo sbalzo è praticamente finito, ora rifinisco i particolari, taglio le alette e le segno per la piegatura.

Lo sbalzo, opportunamente lucidato con la paglietta sottile, è pronto per inserire la colla di montaggio sul retro ove sistemare la tavoletta di masonite che lo rende rigido.

Il retro dello sbalzo pronto a ricevere colla e tavoletta di masonite
La tavoletta di masonite inserita nel retro dello sbalzo.

Incollaggio e finitura

Inserita la masonite piego le alette e le sigillo con l’Attack, poi metto tutto sotto dei pesi per bloccare colla, alette e Attack al loro posto.

Il fronte dello sbalzo montato e lucidato con altra paglietta sottile, per tirar fuori tutto lo splendore del metallo. Però, come si vede l’effetto è poco contrastato, senza profondità.

La brunitura, un passaggio sempre molto delicato

Per dare profondità e nettezza al disegno occorre brunire la lastra. Il 4 dicembre sgrasso con alcool isopropilico la superficie, in modo da eliminare impronte o tracce grasse varie e poi con la mia spugnetta montata col manico stendo il mio intruglio alcoolico nero segreto e lo faccio essiccare. Ci vogliono due o tre passate perché la tintura strofinata penetri in tutti i luoghi che desidero e dia l’effetto brunito desiderato.

La lastra finalmente brunita a dovere

Però le aureole dovrebbero brillare molto di più, così mi risultano un po’ “spente”. Con cotton fiocc e straccetti di carta montati a punta su un bastoncino le ripulisco con alcool isopropilico stando attento a non sbordare. Faccio anche i due tondini superiori. Sembrano d’argento brillante. Per dare ancora più risalto e luce le sfriso radialmente con una punta. Ecco, così mi piace. Fisso il tutto con una buona passata di Macota KZ100 trasparente.

Le aureole ripulite e sfrisate

E ora ci vuole lo smalto

Nella stessa giornata, quando il Macota si è seccato, inizio la fase di smalto con i miei colori per vetro. Stavolta voglio cambiare il colore del fondo dietro la Madonna: basta col solito blu, voglio provare con un colore che non ho mai usato, un po’ coraggioso: il violetto 081 Amethyst. E’ sempre difficile e rischioso mescolare i colori per vetro, così lo uso puro. Un paio di mani danno saturazione adeguata alla stesura di colore.

Il violetto 081 Amethyst della GLAS Marabu
La smaltatura terminata, Amethyst e pochi colpi di giallo per le aureole mi sembrano sufficienti.
Smalto finito, con l’aggiunta di qualche dettaglio.

La resinatura

Siamo al solito dubbio: se resinare o no. Ma, a dare una svolta decisiva alla decisione, nella mente comincia ad affacciarsi l’idea che a quest’opera devo dare un fine preciso: Natale si avvicina e mi sovviene che Annamaria, mia sorella pianista, già da tempo mi aveva chiesto se potevo farle una Madonnina per sua figlia, mia nipote Tecla che ha da poco finito di ristrutturare la casa. E’ una casetta che affaccia con l’ingresso sul nostro cortile. Faccio 2+2=4. La Madonnina per il “fantomatico Dottor Cortese” sarà il mio regalo di Natale per Tecla e, se lo vorrà mettere all’ingresso, all’aperto, dovrà per forza essere resinata, per resistere alle intemperie. Quindi, avanti!, si resina. (Uso resine della Resin Pro: o la I-Crystal, o la Art Pro. Prossimamente proverò la “Liquidissima”).

Cassaforma e colatura

Il 6 dicembre preparo la cassaforma con i legni e il silicone, fissando nel mezzo la formella coi distanziatori (sul retro – già resinato – ho incollato un foglio di plastica adesiva su cui appoggiano le assi, in modo che la resinatura anteriore non lo rovini). Tutto è pronto per la colatura di resina, passaggio che riserva sempre sgradite sorprese, bolle, sporchini, imperfezioni nella reazione chimica, difformità nella mescola, ecc. (Non mi viene mai una colatura uguale all’altra). (Vedi in questo Articolo per maggiori dettagli)

La cassaforma coi distanziatori (che poi tolgo quando colo la resina)

Dopo la colatura occorre attendere almeno una giornata di 24 ore prima di sgusciare il manufatto, se no si rischia di segnare la resina ancora non pienamente solidificata. Basta un’impronta digitale per fare un patatrack. Ci vuol pazienza, ma alla fine, l‘8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione della Madonna, eccoci al dunque! Si sguscia!

La formella sgusciata. Il foglio rosso è l’adesivo messo sul retro, per proteggerlo dalla colata di resina sul fronte.

Fine? No, ora occorre rifilare e levigare le superfici

Pareggio i bordi e levigo e lucido tutta la superficie. Anche questo passaggio non è mai una passeggiata tranquilla, basta un nonnulla per rovinare tutto e costringere a ripassare le superfici ripartendo dalla grana di abrasivo che ha fatto il danno (le mie gradazioni vanno progressivamente da 40 a 10.000). Bene! alla fine, dopo un paio d’ore di levigatura, ecco qua il risultato! Finalmente davvero finito! Buon Natale cara Tecla!

Ecco pronta per il pacchetto natalizio per Tecla la Madonnina per il “fantomatico Dottor Cortese”, secondo la mia interpretazione, ovviamente.
Firma logo
DiGiancarlo Paganini

“Madonna di Gaza”, la protettrice degli innocenti

Una scelta ETICA, non ETNICA

Perché il titolo: “Madonna di Gaza”? È una provocazione? In un certo senso sì. Provocato dalle notizie che vengono dai fronti di guerra mondiale, dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin e dalla tragedia disumana della Guerra Israele-Hamas che, dopo l’assurdo attacco terroristico contro gli israeliani del 7 ottobre 2023, si è trasformata immediatamente nel genocidio indiscriminato del popolo palestinese, mi è stato chiaro che non c’è speranza di pace che possa procedere dalla sola volontà umana senza appellarsi con fede a Cristo, nostra pace. E quindi senza l’intervento materno di Maria, avvocata nostra, che ci porta a Lui. Da qui l’atteggiamento di preghiera e di intercessione. Ogni altra posizione tattica o strategica diventa schieramento di parte che porta solo nuova inimicizia, nuove divisioni, nuovo odio e nuovi conflitti. Sulla guerra mi sono già ampiamente espresso, peraltro.

L’ispirazione per una nuova icona della Madonna

L’ispirazione per questa nuova Icona della Madonna mi è venuta osservando una straordinaria foto di una madre palestinese col bambino in braccio, in atteggiamento protettivo, circolata sul web. L’ho chiamata “Madonna di Gaza” per una scelta Etica, non Etnica (“etnica” fa venire in mente la questione della razza, di hitleriana memoria… e le varie “pulizie” che vi si richiamano e che in realtà sono luride porcherie, ma la storia, ahimé, non insegna proprio nulla, evidentemente).
Mi è sembrato, cioè, che rappresentasse tutte le madri e i figli innocenti che patiscono tutti gli orrori di tutte le guerre. Niente di più e niente di meno. Una madre e un bambino israeliani, ucraini, armeni, yemeniti, ecc… avrebbero potuto fare da modello per il medesimo scopo. Ma questa foto, con gli sguardi così intensi dei due e il fondo di case bombardate, mi ha colpito nel profondo.
Ho pensato che Maria, Madre di Dio e nostra madre, abbia verso di noi, figli dell’umanità, gli stessi sentimenti, la stessa premura e lo stesso amore che ha avuto verso Suo Figlio. “Madre ecco tuo figlio; figlio, ecco tua Madre” le disse Cristo dalla croce indicandole il discepolo Giovanni.

La foto sul web che mi ha ispirato

Un’icona sbalzata in ottone

Nei giorni immediatamente dopo Natale capisco che è venuto il tempo di dar seguito a questa ispirazione. Si avvicinano i momenti degli auguri per il nuovo anno e intuisco che solo affidandosi a Maria come nostra protettrice, gli auspici di pace, che tutti abbiamo nel cuore come desiderio, possano non restare mere e ingenue illusioni sentimentali. Diciamo che l’eredità del 2023 e le premesse del 2024 non sono delle migliori…
Il 30 dicembre ridisegno al tratto la foto, cercando una difficile sintesi, e prolungo la parte inferiore dell’immagine, aggiungendo la parte del braccio che era tagliata e il piede del bambino, così come me lo immagino. So già che un conto è il disegno, un altro il risultato sbalzato sul metallo.

Il disegno da trasferire sulla lastra di ottone

Stampo il disegno della Madonna di Gaza, lo fisso sulla lastra di ottone e, da buon toreuta, (così, come me, avete imparato una parola nuova) inizio la fase di sbalzo e cesello.

Il retro dello sbalzo, da poco iniziato

Una lavorazione rapida

La sera del 30 ho già terminato la fase di sbalzo. Decido, durante la lavorazione, di non fare il fondo con i caseggiati bombardati in rovina, ma di lasciare il fondo liscio neutro. Temo infatti che la resa non sarebbe venuta bene, per cui mi fermo lì. Certe decisioni le prendo strada facendo, non sono previste fin dall’inizio: dipende da come procede il lavoro e da cosa mi lascio ispirare. In questo caso la figura molto umana della “Madonna di Gaza”, con tutti quei particolari dei vestiti e del volto, mi è sembrata sufficiente per rendere la concretezza dell’aspetto materiale. Le aureole sottolineano invece l’aspetto soprannaturale (e divino nel Figlio), per cui dopo la brunitura deciderò di valorizzarle.

Lo sbalzo senza effetto brunitura risulta splendente ma senza profondità.
Il retro della formella sbalzata col riempimento di colla da montaggio e carta (come antisfondamento dei volumi cesellati)
Ci ho messo una pietra sopra, in fase di asciugatura della colla, in modo da tenere in piano la lastra.

La fase di piegatura delle alette e la brunitura

Il 31-12 smonto l’ambaradan, traccio i segni per la piegatura delle alette, le piego sul supporto in masonite che ho tagliato in misura e le incollo sul suo retro (fase sempre molto ansiogena per me, c’è sempre qualcosa che può andare storto). A questo punto mi dedico alla brunitura dell’ottone con la stesa del mio intruglio segreto alcoolico nero. Lo scopo dell’operazione è aiutare a dare più profondità all’aggetto e al disegno e dare una patina di “antico” al manufatto.
Anche questa è una fase delicata: la resa su ottone o su alluminio è sempre diversa. L’ottone mi sembra un po’ più refrattario ad assorbire la colorazione, anche se la lastra viene sgrassata e “passata” a lungo con la paglietta sottile. In generale direi che alla fine il tono dell’ottone scurendosi si raffredda e viene ad assomigliare al bronzo patinato. Sull’alluminio invece avviene il contrario: si “scalda” fino ad assomigliare all’argento ossidato. Questo, comunque il risultato.

La lastra patinata con la brunitura. Le misure dell’icona sono 11×15 cm.

Le fasi finali. La doratura delle aureole

A questo punto dovrei dare una mano di vernice Macota spray trasparente, per fissare il risultato. Ma attendo. Poi dovrei decidere se e come dare eventuali colorazioni a smalto. Posticipo la scelta e, invece decido di ripulire subito con alcool isopropilico le aureole e poi sfrisarle a raggiera, in modo da far riemergere “l’oro” dell’ottone puro e pulito. La valorizzazione di questo particolare mi consente di evidenziare l’aspetto soprannaturale dell’immagine. Poi passo il Macota protettivo trasparente.

Le aureole dorate per “sottrazione” dalla brunitura.

Aggiunta di alcuni particolari

Devo dire che il risultato così come sta uscendo non mi dispiace affatto. Accantono perciò la scelta di colorare alcunché e, già che ci sono, anche l’eventualità di resinare tutta l’icona (qui un esempio di icona resinata), secondo i procedimenti già messi a punto con gli scorsi lavori.
Per due motivi:
1-perché “il troppo stroppia” e anche il tema esige sobrietà;
2- perché stavolta preferisco che il modellato sia palpabile anche col tatto, vista la ricchezza e la preziosità ottenuta.
Noto però che sarebbe d’uopo la sottolineatura di alcuni particolari, per dare il tocco finale. Pupille degli occhi, sopracciglia, alcune linee fondamentali che non sono state adeguatamente rimarcate dalla brunitura (e che invece nella foto erano importanti), andrebbero rinforzate con un sottile passaggio di smalto nero.
Qui alcune foto dell’icona terminata con un’ulteriore passata di Macota protettiva, da cui si evince che la luce determina moltissimo l’impressione che se ne ricava.
Ecco fatto, l’Icona della Madonna di Gaza è terminata:

Il tavolo di lavoro con l’icona finita
L’icona terminata
Finita e incorniciata, pronta per chi la desidera acquistare
Maria, Regina della pace, prega per noi!

A questo punto, Buon Anno nuovo a tutti! E che la Madonna di Gaza protegga tutti gli innocenti!

Aggiornamento del 17-05-25

Il 17 maggio del 2025 l’icona ha cambiato felicemente proprietari: l’hanno voluta i miei amici Francesco e Fiorenza, che mi hanno anche richiesto un’altra mia icona con lo stesso soggetto da donare ad un sacerdote loro amico. Di quest’ultima e delle successive e diversissime copie in resina che ho voluto sperimentare tratterò in un successivo post. Un grazie di tutto cuore!

Firma logo
seers cmp badge